martedì 17 gennaio 2017

Il potere della nostra fede

Siamo uniti al Gohonzon grazie ai quattro poteri della fede, della pratica, della Legge e del Budda. I primi due sono propri dell'essere umano, mentre gli altri due appartengono al Gohonzon. Per noi è vitale comprendere come questi quattro poteri interagiscono fra di loro e quale risultato determinano.
Nel Gosho si legge che ottenere la Buddità vuol dire comprendere che non c'è differenza tra la nostra vita e la vita del Budda. Quando riusciremo a percepire questa identità, non ci sarà nessun karma negativo che ci potrà ostacolare nell'ottenimento della Buddità né alcun sentimento malvagio che ci farà condurre una vita disperata. Comprendere ciò significa sapere che la vita del Budda è Nam-myoho-renge-kyo e che anche la nostra vita è Nam-myoho-renge-kyo. Perciò, sebbene la nostra vita e quella del Budda possano sembrare diverse, sono un'unica cosa in quanto sono entrambe Nam-myoho-renge-kyo.
Come rendersi conto di questa identità? Dipende solo dai poteri della fede e della pratica. Anche un nuovo credente con scarsa conoscenza del Buddismo può fondere la sua vita e quella del Budda grazie a una fede ardente e a una pratica forte degli insegnamenti del Daishonin. È allora che i poteri della Legge e del Budda, cioè i poteri del Gohonzon, si riflettono chiaramente nella vita della gente comune.
Alcuni nuovi credenti si lamentano di non aver ancora sperimentato i benefici del Gohonzon e continuano a ricercarli ciecamente, senza considerare i poteri della fede e della pratica insiti in loro stessi. Come dice il proverbio: «Bussa e ti sarà aperto», questo principio vale anche per la relazione esistente tra i poteri della fede e della pratica e i poteri della Legge e del Budda.
Se ad esempio il potere della nostra fede e della nostra pratica è uguale a uno, i corrispondenti poteri della Legge e del Budda saranno uguali a uno; se il potere della pratica e della fede è uguale a cento produrrà un equivalente potere della Legge e del Budda. Se comprendiamo profondamente questa teoria, avremo necessariamente una pura fede nel Gohonzon.
Tuttavia è molto importante conoscere la grande differenza che esiste tra i benefici derivanti dalla pratica del Buddismo di Shakyamuni e quelli derivanti dalla pratica del Buddismo di Nichiren Daishonin.
I primi sono chiamati ken-yaku o benefici visibili (cospicui), gli ultimi sono myo-yaku o benefici invisibili (incospicui). Ken-yaku è il beneficio che il credente riceve immediatamente dopo la conversione, mentre myo-yaku è il beneficio graduale ma stabile di cui gode quasi a sua insaputa. Questo non indica necessariamente la mancanza di myo-yaku nel Buddismo di Shakyamuni, ma semplicemente che i ken-yaku sono predominanti. Allo stesso modo non si può dire che nel Buddismo di Nichiren Daishonin nell'Ultimo giorno della Legge non esistano ken-yaku, solo che i myo-yaku sono predominanti.
Per capire meglio il vero significato di myo-yaku possiamo immaginare la crescita delle piante e degli alberi. Proprio come i semi gettano le radici e gradualmente si sviluppano in grandi alberi, il seme prezioso di Nam-myoho-renge-kyo si svilupperà fino a divenire un albero alto e rigoglioso. Ci vogliono anni affinché un piccolo seme diventi un albero; non si nota nessunadifferenza di altezza in un albero, a distanza di uno o due giorni. Ma a distanza di uno, tre, dieci o quindici anni la sua crescita sarà ben evidente.
Tutto ciò vale anche per i benefici derivanti dall'abbracciare il Gohonzon. Questo è il senso di myo-yaku.
Se solo esiste un piccolo dubbio nel Gohonzon, sarà per noi impossibile ottenere la piena energia vitale necessaria per le nostre attività di propagazione. Un solo piccolo parassita può distruggere col tempo un enorme albero. Perciò la cosa di cui dovremmo sempre avere la massima cura è la nostra fede nel Gohonzon. Anche il più piccolo dubbio condurrà alla sofferenza.
Il Gohonzon è come l'acqua pura ed è naturalmente incompatibile con il veleno dell'incredulità. Se la fede pura è oscurata dal dubbio, il Gohonzon, cioè il Nam-myoho-renge-kyo nella nostra vita, sarà anch'esso oscurato e non potrà fondersi con la purezza del Dai-Gohonzon, il nostro fondamentale Oggetto di culto. Di conseguenza non potremo beneficiare appieno dei poteri della Legge e del Budda.
Per questo motivo dobbiamo sviluppare un grande potere della fede e nutrire la massima convinzione nel Gohonzon. Non dobbiamo mai vacillare nella nostra ferma convinzione che il Gohonzon ha l'illimitato potere di salvarci dalla sofferenza.
Ma nonostante una forte fede, chi non sviluppa il potere della pratica non potrà godere pienamente dei benefici derivanti dal potere della Legge e del Budda. Quando pratichiamo con costanza il Buddismo di Nichiren Daishonin, recitando Daimoku e facendo shakubuku con la massima fede, otteniamo immancabilmente gli immensi benefici derivanti dal potere della Legge e del Budda.

di Josei Toda - Buddismo e Società n.112 - settembre ottobre 2005

Frase dal Gosho - 17 gennaio 2017

"[...] le supposizioni arbitrarie [su come andranno le cose] non servono: se la tua preghiera avrà risposta oppure no, dipende dalla tua fede. Non è assolutamente colpa di Nichiren [se non ottieni risposta]. Quando l'acqua è limpida, la luna vi si riflette. Quando soffia il vento, gli alberi si agitano. La nostra mente è come l'acqua: una fede debole è come l'acqua torbida, una fede risoluta è come l'acqua limpida. Gli alberi sono come i princìpi e il vento che li agita è come la recitazione del sutra. Questo devi comprendere."

Dal Gosho "Risposta alla monaca laica Nichigon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 957)

17 gennaio

La persona che mantiene una promessa è ammirevole. Chi riesce a mantenere la parola data nonostante le difficoltà, sembra soffrire più degli altri, ma in realtà sta costruendo una felicità più grande.

dalla “Mappa della felicità” di Daisaku Ikeda

Giorno per giorno - 17 gennaio

Vi prego di ricordare che la pazienza è di per sè una grande sfida e che spesso è la chiave per farsi strada in una situazione apparentemente senza via d'uscita.

lunedì 16 gennaio 2017

Sassi con oro

Dedicando la vita al Sutra del Loto si "rinuncia" a molto meno di quello che si ottiene, in uno scambio incredibilmente vantaggioso.
C'è in ogni situazione di "scambio" - per definizione - una reciprocità: se voglio attingere l'oro del Sutra del Loto devo essere disposta a cedere i miei "sassi". Sembrerebbe dunque ch'io debba essere disposta a rischiare, a perdere qualcosa... Ma di che "sassi" si tratta? Vediamo. Cerchiamo di declinare questo "scambio" alla luce dell'esperienza che ci è dato farne in quanto discepoli di Nichiren Daishonin. Cosa significa per noi "dare la vita per il Sutra del Loto"?
Per attingere l'oro del Sutra del Loto devo essere disposta ad abbandonare i miei attaccamenti, di qualsiasi natura essi siano. Attaccamento a un'idea, a un punto di vista, a un pre-giudizio per quanto ben argomentato, ai miei beni materiali, al mio tempo prezioso, a tutto ciò che presumo di sapere, di aver già capito.
Ogni volta che riusciamo a sospendere il giudizio su noi stessi, su una persona o su una situazione e ci affidiamo totalmente al Gohonzon, sinceramente disposti a far emergere una verità ulteriore, anche molto diversa da quella alla quale siamo da tempo abbarbicati, stiamo scambiando sassi con oro. Ogni volta che iniziamo a recitare Daimoku veramente aperti - myo, appunto, "aprire" - predisponendoci a "sacrificare" di buon grado le nostre certezze acquisite, insomma onestamente disposti a metterci in gioco fino in fondo e a migliorare, anche se adesso ci sembra che a cedere su quel punto ne vada della nostra identità... In quel momento stiamo scambiando sassi con oro. Cosa perdiamo in questo "scambio"? Probabilmente la nostra arroganza, l'orgoglio, i giudizi arbitrari, la superficialità, la paura di metterci in discussione. Cosa conquistiamo? La serenità che deriva da una visione della realtà limpida, sorgiva, libera dagli attaccamenti, non velata dalle ombre dell'illusione e non deformata dalle lenti del karma. E così, Daimoku dopo Daimoku, impariamo a spingerci ancora un po' più in là, a spostare il limite attuale della nostra vita, magari ispirati da una frase di Gosho che un giorno prende a risuonarci dentro come un richiamo profondo, una frase ancora non del tutto decifrabile che pure sentiamo ci riguarda, come un invito ad approfondire, a cercare ancora, a recitare più Daimoku per trasformare un altro pezzettino, per comprendere meglio, per illuminare...

di Alessandra Fornasiero (BS n° 117 Lug-Ago 2006)

Frase dal Gosho - 16 gennaio 2017

"«Sia l'essere vivente sia il suo ambiente manifestano sempre Myoho-renge-kyo». [...] Spiegazioni così precise non lasciano spazio a dubbi. Quindi, l'intero regno dei fenomeni non è diverso dai cinque caratteri di Myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 339)

16 gennaio

Anche se hai tanti impegni quotidiani, ogni volta che stai per lamentarti cerca di trasformare la lamentela in un sorriso, e non perdere mai la capacità di rivolgere parole affettuose ai tuoi familiari e alle persone intorno a te.

dalla “Mappa della felicità” di Daisaku Ikeda

Giorno per giorno - 16 gennaio

E' importante assumere una visione ampia delle cose. Nessuna grande impresa può essere compiuta in una notte. Se si ottenessero benefici senza sforzo nella pratica buddista, probabilmente abbandoneremmo la nostra fede e, di conseguenza, finiremmo per essere infelici. Poichè non è facile essere ammessi in una scuola qualificata, gli studenti si impegnano con tutta la loro forza, acquisendo conoscenze e abilità. La fede segue la stessa formula: la pratica è essenziale per raggiungere la Buddità.

domenica 15 gennaio 2017

Frase dal Gosho - 15 gennaio 2017

"Potremmo chiederci perché mai ciò che avevano detto tardi ad avverarsi. Ma, anche se può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, non accadrà mai che la preghiera di un praticante del Sutra del Loto rimanga senza risposta."

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 306)

15 gennaio

Una famiglia non è qualcosa di già definito. E' un'entità che va creata e costruita insieme.

dalla “Mappa della felicità” di Daisaku Ikeda

Giorno per giorno - 15 gennaio

Recitare Gongyo ogni giorno è una sfida. Far conoscere la pratica ad altri è una sfida. Far sì che le persone si abbonino alle nostre pubblicazioni è una sfida. Partecipare agli incontri di discussione è una sfida.
A volte può succedere di esagerare e di provare una sensazione negativa e la voglia di riposarci! Poichè siamo essere umani, è naturale sentirci a volte in questo modo. La cosa importante è non allontanarsi dall'orbita della fede.
Spero che continuerete a seguire fermi e pazienti il cammino della Buddità, incoraggiandovi l'un l'altro in questo viaggio.

sabato 14 gennaio 2017

Frase dal Gosho - 14 gennaio 2017

"Non posso trattenere le lacrime quando penso alla grande persecuzione che ho di fronte adesso, né quando penso alla gioia di conseguire la Buddità nel futuro. Gli uccelli e i grilli gridano, ma non spargono mai lacrime. Io, Nichiren, non grido, ma le mie lacrime fluiscono ininterrotte. Non verso lacrime per cose mondane, ma unicamente per il Sutra del Loto. Si possono giustamente chiamare lacrime di amrita. Nel Sutra del Nirvana si legge che tutte le lacrime che un uomo versa nelle sue innumerevoli esistenze per la morte dei suoi genitori, fratelli, sorelle, mogli, figli e altri parenti, superano l’acqua contenuta nei quattro grandi mari, ma non versa una sola lacrima per gli insegnamenti del Budda. Si diviene devoti del Sutra del Loto in virtù della propria tendenza karmica passata. È la relazione karmica che determina quali fra i tanti alberi vengono scelti per farne immagini del Budda. Ed è sempre a causa del karma che alcuni diventano statue dei Budda degli insegnamenti provvisori."

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 342)

14 gennaio

Studentessa esemplare a scuola, figlia sincera in famiglia, moglie amorevole quando si sposa. Vivere seriamente ogni situazione, qui e ora, creando armonia intorno a sé: questo significa essere umile. Al contrario, essere arrogante significa inseguire i proprio desideri senza pensare agli altri. L'arroganza provoca infelicità. L'umiltà conduce alla felicità.

dalla “Mappa della felicità” di Daisaku Ikeda

Giorno per giorno - 14 gennaio

Chiunque prima o poi soffre per una malattia, in una forma o nell'altra. Il potere della Legge mistica, unito al coraggio e alla determinazione, ci rende capaci di far emergere la forza per sconfiggere il dolore e la sofferenza. Il Daishonin scrisse: "Nam myoho renge kyo è come il ruggito del leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo?"

venerdì 13 gennaio 2017

Ce la posso fare

«Smettila di pensare che non ce la puoi fare»: sembrava uno slogan politico in rima, invece era l'argomento di riunione del mio settore. La parola chiave della frase è "pensare". Se riflettiamo ci rendiamo conto che il nostro agire inizia dai pensieri. Nichiren Daishonin, consapevole di questo, cita nel Gosho il concetto espresso nel Sutra Ro­ku­ha­ra­mi­tsu: «diventare padroni della nostra mente e non lasciare che la mente sia la nostra padrona» (SND, 5, 4). A volte sembra che la mente vada per conto suo portandoci lontano dai nostri sogni e dai nostri desideri. Anche la mente e le sue dinamiche sono manifestazioni del karma accumulato, che a sua volta ne continua a generare. Le azioni che generano il karma possono essere mentali, verbali o fisiche. Praticare il Buddismo significa trasformare il karma e ciò riguarda anche la trasformazione del pensiero. Chi segue questo insegnamento da un po' di tempo ha sperimentato che innalzando il proprio stato vitale cambiano anche i contenuti del pensiero. È come imparare a osservare la propria vita a 360°. Quando le stesse situazioni tendono a ripresentarsi, magari dopo anni, o con protagonisti diversi, ma le dinamiche restano le stesse, significa che sta emergendo il karma accumulato nel passato, come cita Nichiren nell'Apertura degli occhi: «Se vuoi conoscere le cause del passato, guarda gli effetti del presente; se vuoi conoscere gli effetti del futuro, guarda le cause del presente» (SND, 1, 192). Ed è proprio l'azione che compiamo in quel momento a determinare il futuro. A partire dal pensiero con cui reagiamo a un evento. Quando pensiamo "non ce la farò mai" avvengono due azioni contemporanee: da una parte questo pensiero rappresenta il risultato, l'effetto del karma passato e dall'altra stiamo creando cause che influenzano l'esito del nostro futuro. 

(N R n° 375 Giu-2007)

Frase dal Gosho - 13 gennaio 2017

"Nel quarto volume del Sutra del Loto si legge: «La colpa di pronunciare una sola parola sprezzante contro chi abbraccia e predica il Sutra del Loto, che sia un monaco o un laico, è più grave della colpa di insultare direttamente il Budda Shakyamuni per un intero kalpa». [...]. Perciò tieni a mente queste parole e non dimenticare che coloro che abbracciano il Sutra del Loto non dovrebbero, per nessun motivo al mondo, insultarsi l’un l’altro, perché chi ha fede nel Sutra del Loto diventerà sicuramente un Budda e chi offende un Budda commette una grave colpa."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670-671)

13 gennaio

I genitori capaci di rispettare la personalità dei figli meritano la nostra ammirazione. Non v'è dubbio che genitori di questo tipo sono un tesoro per la società.
dalla “Mappa della felicità” di Daisaku Ikeda

Giorno per giorno - 13 gennaio

Un'esistenza vissuta senza scopo o valore, senza conoscere la ragione per cui si è nati, è triste e debole. Vivere, mangiare e morire senza un vero scopo rappresenta il mondo di Animalità.
Agire, creare o contribuire a qualcosa che sia di beneficio alla società e a noi stessi, dedicandoci con tutte le nostre forze a questa sfida, è un modo di vivere che genera soddisfazione e valore. E' un modo di vivere umanistico e nobile.

giovedì 12 gennaio 2017

Cosa vuol dire affrontare?

Affrontare una difficoltà. La paura non è un problema.
Cosa vuol dire affrontare? 
Anche se non ci si sente affatto coraggiosi davanti a un problema, si dice che il primo passo sia quello di recitare Nam-myoho-renge-kyo davanti al Gohonzon. Il coraggio è decidere di iniziare a trasformare un problema con il Daimoku. Innanzitutto, affrontare un problema vuol dire non cercare la causa fuori di sé. Se si vede la causa fuori non si può affrontare un problema seriamente, se invece si riconosce la causa dentro di sé, allora ci si assume la responsabilità. Certe volte, pur continuando nella pratica buddista, sorge il dubbio: sto affrontando veramente o non sto affrontando, riuscirò a farcela? Chi continua a lottare, anche con fatica, ha coraggio ha fede. È importante cercare di capire a fondo come insegnava Nichiren Daishonin, non teoricamente, ma sperimentandolo nelle situazioni concrete, affrontando la vita di momento in momento. È difficile avere coraggio.
Quindi è una fortuna non fermarsi, continuare a camminare... finché non ci si ferma, non si ha tempo di aver paura. Alcuni hanno paura di affrontare qualche problema. Come si affronta questa paura? Quel che è certo è che se si affronta il problema la paura è superata. Perché la paura di affrontare un problema appare quando si ha qualche scappatoia.
In ogni caso, la paura non si può mettere da parte. Ricordiamoci comunque che chi ha coraggio, ha avuto paura. A volte non si ha paura solo perché non ci si ferma. È facile quindi essere preda della paura, per questo è importante continuare.
Vincere o perdere.
In ogni momento si combatte dentro di sé in vari modi, perché ci sono sempre due punti di vista in competizione: la visione illuminata e quella oscura. E i casi sono due: o si va avanti e si vince o ci si ferma e si perde.

Tamotsu Nakajima (B. S. n° 104)

Frase dal Gosho - 12 gennaio 2017

""Per quanto riguarda il debito di gratitudine nei confronti dei genitori, per la loro affettuosa sollecitudine, nostro padre è paragonabile al cielo e nostra madre alla terra; è difficile dire con quale dei due genitori siamo più in debito, ma è particolarmente difficile ripagare il grande debito nei confronti di nostra madre. [...] Solo il Sutra del Loto rivela che una donna può conseguire la Buddità e perciò ho concluso che solo il Loto è il sutra della vera riconoscenza che permette di ripagare il debito di gratitudine nei confronti di mia madre e ho fatto voto di mettere in grado tutte le donne di recitare il daimoku di questo sutra"

Dal Gosho "Il sutra della vera riconoscenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 828)

12 gennaio

Tutto dipende da come indirizziamo il nostro cuore. Quando decidiamo di vivere con ottimismo, siamo in grado di affrontare serenamente ogni avversità e sofferenza, assaporando fino in fondo la vita. Spalanchiamo la finestra del nostro cuore e ammiriamo il cielo azzurro della speranza, con la fiducia che domani sarà un giorno migliore.

dalla “Mappa della felicità” di Daisaku Ikeda

Giorno per giorno - 12 gennaio

In un brano degli Insegnamenti Orali, il Daishonin osservò: "Quando ti inchini verso uno specchio, l'immagine riflessa si inchina a sua volta". Le persone che rispettano gli altri sono a loro volta rispettate. Coloro che nutrono una compassione senza riserve e si curano degli altri sono protetti e aiutati dagli altri. Il nostro ambiente è essenzialmente un riflesso di noi stessi.

mercoledì 11 gennaio 2017

Come si fa? #2/2

Nella nostra vita ci sono infinite potenzialità, questo ci dice il Buddismo. Siamo esseri umani, e possiamo essere assassini, ladri, vigliacchi, e poi possiamo essere anche generosi, altruisti, pieni di tenerezza e di amore. Quando decidiamo di cambiare marcia, di affrontare le sofferenze, di darci cose migliori, scopriamo risorse che non immaginavamo neppure di avere. In genere la nostra vita si muove in base a quello che pensiamo, a quello che sappiamo e alle idee apprese. Ma tutto questo è limitato. E così ci limitiamo. E necessario fare il salto, provare ad andare oltre la nostra comprensione abituale, oltre i nostri limiti soliti. Come si fa? C'è un atto di affidamento da fare a questo punto, di nuovo, un atto per andare oltre il nostro piccolo minuscolo io limitato, affidarsi a quello che ci dicono i maestri. Praticare. Aprire una sorta di dialogo con l'universo. Con le stelle e con il mare. Osare. Per togliere il limite bisogna diventare un po' creativi. Scavalcare i luoghi comuni e tutto quello che la maggior parte di noi pensa e fa. A volte, bisogna sapersi affidare alla profondità sconosciuta della vita.

E la pratica buddista non serve a metterci al riparo dal mondo. Nel Buddismo di Nichiren Daishonin per esempio non si parla di un Nirvana da raggiungere, di desideri da estirpare. Si dice anzi che I desideri terreni sono illuminazione e che Le sofferenze di nascita e morte sono Nirvana. La pratica è anche un allenamento. A stare col cuore aperto, ad affrontare le difficoltà e i dolori quando si presentano e a provare a dirci che anzi, proprio questo momento tosto, può essere l'occasione giusta, quella perfetta per cambiare. Per trasformare quello che non ci piace più. La grandezza del Buddismo è anche questa, che si impara a utilizzare la sofferenza. Non a reprimerla, non a spazzarla Sotto il tappeto e nemmeno a farne la nostra divinità segreta, ma ad affrontarla, a guardarla in faccia, ad attraversarla, con la certezza che ne veniamo fuori, che ne usciremo migliori, che non esiste inverno che non si trasformi in primavera.
Così ci capita di trovare la gioia, proprio là dove non ci saremmo mai neppure immaginati di trovarla.

da Felice per quello che sei di Rossana Campo - Ed. Giulio Perrone

Frase dal Gosho - 11 gennaio 2017

"Per valutare le dottrine buddiste, io, Nichiren, credo che i metodi migliori siano la ragione e la prova documentaria. Ma ancora migliore di queste è la prova concreta."

Dal Gosho "I tre maestri del Tripitaka pregano per la pioggia" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 532)

11 gennaio

“Non mi arrenderò mai!” Più di ogni altra cosa, felicità significa non arrendersi.

dalla “Mappa della felicità” di Daisaku Ikeda

Giorno per giorno - 11 gennaio

Il ruolo dei leader è importante. Tutto è determinato dal comportamento dei leader. Vi è un brano nel Romanzo dei Tre Regni in cui si afferma che solo coloro che possiedono saggezza e virtù ottengono il sommo rispetto da parte della gente. Questo vi riguarda da vicino. Dovete migliorarvi e svilupparvi. Se ci fossero responsabili nella fede che non vi piacciono, ciò che dovete fare è desiderare di non essere come loro. Dovete decidere di diventare responsabili che metteranno chiunque a proprio agio.

martedì 10 gennaio 2017

Principi fondamentali: Nam-myoho-renge-kyo

La recitazione di Nam-myoho-renge-kyo è la pratica buddista istituita dal Daishonin per condurre tutte le persone all'Illuminazione.
Dopo aver approfondito le diverse scuole buddiste dell'epoca alla luce della verità alla quale egli stesso si era risvegliato, Nichiren giunse alla conclusione che l'unico insegnamento in grado di far ottenere la Buddità alle persone comuni nell'Ultimo giorno della Legge era contenuto nel Sutra del Loto.
Il 28 aprile del 1253 proclamò per la prima volta la grande Legge di Nam-Myoho-renge-kyo di fronte a una piccola folla di persone riunite al tempio Seicho-ji. Da quel giorno la sua vita fu una lotta impavida per propagarne i sette caratteri, attraverso un succedersi ininterrotto di difficoltà e persecuzioni.
Ne Il conseguimento della Buddità in questa esistenza, inviato due anni dopo a un suo discepolo, Nichiren Daishonin scrive: «Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dal tempo senza inizio e ottenere sicuramente la suprema Illuminazione in questa esistenza, devi cogliere la mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi. Questa verità è Myoho-renge-kyo. Di conseguenza recitare Myoho-renge-kyo ti permetterà di cogliere questa mistica verità innata in tutti gli esseri viventi» (RSND, 1, 3; cfr. SND, 4, 3).
"Liberarsi dalle sofferenze di nascita e morte sopportate dal tempo senza inizio" è la questione centrale dell'esistenza umana e lo scopo originario di ogni religione. L'insegnamento istituito dal Daishonin si distacca da quelli precedenti perché rivela all'interno della vita dell'individuo l'illimitato potere per risolvere tutte le sofferenze al livello fondamentale.

Frase dal Gosho - 10 gennaio 2017

"Sulle Montagne Nevose vive un uccello chiamato uccello che soffre il freddo il quale, torturato dal freddo pungente, grida che la mattina seguente si costruirà un nido. Ma quando si fa giorno trascorre le ore dormendo, riscaldato dai tiepidi raggi del sole del mattino, senza costruirsi il nido. Così continua a lamentarsi vanamente per tutta la vita. Lo stesso è vero per le persone. Quando cadono nell’inferno e soffocano tra le sue fiamme, anelano a rinascere come esseri umani e fanno voto di mettere da parte tutto il resto per servire i tre tesori e ottenere l’illuminazione nella prossima vita. Ma, anche nelle rare occasioni in cui capita loro di rinascere sotto forma umana, i venti della fama e del profitto soffiano violenti e la lampada della pratica buddista si spegne facilmente. Senza scrupolo essi sperperano le loro ricchezze per cose inutili, ma lesinano anche il più piccolo contributo al Budda, alla Legge e all’ordine buddista."

Dal Gosho "Lettera a Niiike" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 911)

10 gennaio

Come si può trasformare la sofferenza in oro? Possiamo farlo amando la nostra vita, che è unica al mondo. Vivendo ogni giorno con estrema cura possiamo costruire l'esistenza che desideriamo. Una persona che vive in questo modo non si lamenta mai, rimane sempre giovane e vigorosa nel cuore. Questa condizione vitale aiuta a mantenerci in buona salute.

dalla “Mappa della felicità” di Daisaku Ikeda

Giorno per giorno - 10 gennaio

Il Buddismo è ragione: quindi è di estrema importanza che le nostre vite e le nostre azioni nella società siano in accordo con essa. Vi prego di manifestare il principio di "fede uguale vita quotidiana", così che gli altri si fidano di voi, vi rispettino e vi prendano come modello. Far fiorire la fiducia e l'umanesimo nella società è uno degli scopi del Buddismo. Comportarsi in modi strani o innaturali, che vanno contro il buon senso, contrasta con i principi fondamentali del Buddismo, ed equivale a offendere la legge.