martedì 30 settembre 2014

La rivoluzione della gioia


Ho iniziato a praticare il Buddismo nel 2001. Il primo meeting di discussione al quale presi parte fu molto difficile, mi sentivo spaesata in mezzo a persone che, con spirito gioioso, si raccontavano i loro "miracoli", così li chiamavo io. Rientrando a casa quella sera pensai: «Tanto, peggio di così non può andare!». E così decisi di continuare, anche se lo feci con molta diffidenza. Ben presto mi resi conto della serenità che mi nasceva dentro. Si fece strada nella mia vita una speranza che sembrava incredibile e dipendeva da me e non da circostanze esterne, tanto più che le cose non cambiavano affatto, i problemi erano sempre gli stessi. Io, però, iniziai a sentirmi più fiduciosa.
Il motivo che mi spinse a praticare questo Buddismo era la sofferenza che provavo per l'atteggiamento di mio padre nei miei confronti che mi provocava una grande insicurezza e, col tempo, una tendenza a fuggire di fronte alle situazioni difficili, poca autostima e incapacità di reagire per il mio bene e per quello della mia famiglia. Mio padre non mostrava alcuna considerazione per i miei desideri e, fino a quel momento, non ero mai riuscita a creare con lui un rapporto basato sull'affetto, sulla chiarezza e sul dialogo.

Frase dal Gosho - 30 settembre 2014

"Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dal tempo senza inizio e ottenere sicuramente la suprema illuminazione in questa esistenza, devi cogliere la mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi. Questa verità è Myoho-renge-kyo. Di conseguenza recitare Myoho-renge-kyo ti permetterà di cogliere questa mistica verità innata in tutti gli esseri viventi."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 1)

lunedì 29 settembre 2014

Il Sutra del Loto #191

Sorgi, sole dell'eterna gioia, sopra il mare della sofferenza!

Ancora una volta festeggiamo l’11 febbraio, anniversario della nascita del mio maestro Josei Toda. Ogni anno all’avvicinarsi di questa data, sento una grande commozione, e sapere che la ricorrenza è celebrata da molte persone sia in Giappone che nel resto del mondo mi procura una grande gioia.
In particolare, questo è il cinquantesimo anno da quando Toda iniziò a dare lezioni sul Sutra del Loto dopo la guerra. Tengo sempre a mente le sue lezioni, ed ho scritto ogni parola di questa serie con il desiderio di trasmettere alle generazioni future le lezioni del mio maestro, lezioni profonde e lucide che riflettevano il suo amore per il genere umano.
Queste lezioni sono una nuova opportunità per studiare la guida saggia e sicura del presidente Toda. Ispirazione e determinazione si diffondono. Questo è il modo migliore di celebrare la sua nascita. Mi sembra di vederlo sorridere al Picco dell’Aquila.
A proposito del Picco dell’Aquila abbiamo studiato il brano che dice: «Quando cominciano a credere sinceramente, con animo onesto integro e sensibile, con un unico ardente desiderio di vedere il Budda, senza risparmiare le loro vite per questo, allora io e l’assemblea dei monaci appariamo insieme sul Picco dell’Aquila».
Questo rivela la chiave della Buddità per le persone dell’Ultimo giorno: l’Illuminazione del presidente Toda in prigione, che divenne un punto focale per lo sviluppo della Soka Gakkai nel periodo del dopoguerra, significa che egli lesse questo brano del Jigage con la sua stessa vita.
Discuteremo adesso ancora più a fondo il significato di queste righe dal punto di vista del Buddismo del Daishonin. (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 29 settembre 2014

"[...] Ma c'è una differenza fra i benefici del daimoku recitato da un santo e i benefici del daimoku che recitiamo noi?. Per risponderti, nessuno dei due è in alcun modo superiore o inferiore all'altro. L'oro posseduto da uno stolto non è differente dall'oro posseduto da un sapiente; il fuoco acceso da uno stolto è uguale al fuoco acceso da un sapiente. Tuttavia c'è una differenza se si recita il daimoku e allo stesso tempo si va contro l'intento di questo sutra."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670)

domenica 28 settembre 2014

Frase dal Gosho - 28 settembre 2014

"Le sfortune di Kyo'o Gozen si trasformeranno in fortuna. Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora, che cosa non può essere realizzato? Credi nel Sutra del Loto quando dice: «Questo sutra può […] esaudirne i desideri, proprio come una fresca e limpida fonte può soddisfare tutti coloro che sono assetati» e: «Godranno di pace e sicurezza nell'esistenza presente e nasceranno in circostanze favorevoli nelle successive»"

Dal Gosho "Risposta a Kyo'o" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 366)

sabato 27 settembre 2014

Frase dal Gosho - 27 settembre 2014

"Per prima cosa, alla domanda di dove si trovino esattamente l'inferno e il Budda, un sutra afferma che l'inferno si trova sotto terra e un altro dice che il Budda risiede a occidente. Ma, a un attento esame, risulta che entrambi esistono nel nostro corpo alto cinque piedi; questo dev'essere vero perché l'inferno è nel cuore di chi interiormente disprezza suo padre e trascura sua madre. È come il seme del loto che contiene al tempo stesso il fiore e il frutto. Anche il Budda dimora nei nostri cuori, così come dentro la pietra focaia esiste il fuoco e dentro le gemme esiste il valore."

Dal Gosho "Gosho di Capodanno" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 1008)

venerdì 26 settembre 2014

Frase dal Gosho - 26 settembre 2014

"Più profonde sono le radici, più rigogliosi crescono i rami; più lontana è la sorgente, più lungo è il corso del fiume. Tutti gli altri sutra hanno radici poco profonde e corsi brevi, mentre il Sutra del Loto ha radici profonde e una sorgente lontana. Per questo il Gran Maestro T'ien-t'ai affermò che il Sutra del Loto sarebbe sopravvissuto e si sarebbe diffuso anche nella malvagia ultima epoca."

Dal Gosho "Più lontana la sorgente, più lungo il corso del fiume" (Raccolta degli scritti

Educare un figlio - I diritti dei bambini


È una questione di rispetto

Più o meno direttamente, tutti hanno a che fare con i bambini, sicuramente molte persone li amano, li hanno a cuore o sono a loro affezionate. Sicuramente molti si preoccupano della loro salute, di offrire loro un giusto modello di educazione, ma è proprio vero che tutti li rispettano? Quanti accettano sinceramente i bambini per quello che sono? Quanti li considerano «degli ottimi amici» e parlano con loro portando i propri occhi alla loro altezza? «L’amore da solo non basta ad accostarsi armonicamente ai bambini» spiega Françoise Dolto, specialista di psicoanalisi infantile. L’amore che gli adulti nutrono nei loro confronti spesso è intriso di narcisismo, poggia su aspettative che si radicano nella propria storia, che esprimono il proprio sistema di valori. Non sempre rispetta sufficientemente la loro unicità, il loro essere radicalmente “l’altro”, il loro «essere più piccoli ma di uguale grandezza».
Ogni piccolo d’uomo è portatore di un progetto di vita e in quanto tale ha il diritto di sviluppare le proprie risorse interiori, le proprie emozioni, la propria immaginazione. «Ci sono bambini con un raro dono d’espressione, altri sono particolarmente sensibili alla bellezza della natura; alcuni hanno la capacità di comprendere le delicate sfumature della psicologia degli altri...», ha detto una volta Daisaku Ikeda, presidente della SGI. Ognuno racchiude in sé un prezioso tesoro, un potenziale illimitato. Perciò prendersi cura di lui e accompagnarlo nella sua crescita ed esplorazione del mondo significa aiutarlo a partecipare attivamente alla vita e a sviluppare la sua identità, significa camminare al suo fianco con fiducia e con estremo rispetto.
Siamo alle soglie del ventunesimo secolo, tuttavia troppi bambini soffrono ancora in modo crudele nel mondo degli adulti: bambini abbandonati socialmente, bambini che vivono nelle strade, che subiscono violenza, esposti a fenomeni come droga, suicidio, sfruttamento. Molti non hanno speranza di ricevere un’istruzione scolastica, molti altri addirittura non superano i cinque anni di età a causa della denutrizione.
Tutto questo non può non far riflettere. Non si possono considerare questi fatti come eventi isolati o lontani dalla propria vita. Anche se i bambini del mondo non nascono tutti uguali, uguale è il loro diritto alla vita.

Dichiarazione dei Diritti del Bambino
(20 novembre 1959)

Articolo 1: Il diritto all’uguaglianza senza
distinzione o discriminazione di razza, religione,
origine e sesso.
Articolo 2: Il diritto ai mezzi che consentono lo
sviluppo in modo sano e normale sul piano
fisico, intellettuale, morale, spirituale e sociale.
Articolo 3: Il diritto a un nome e a una
nazionalità.
Articolo 4: Il diritto a un’alimentazione sana,
alloggio e cure mediche.
Articolo 5: Il diritto a cure speciali in caso di
invalidità.
Articolo 6: Il diritto ad amore, comprensione e
protezione.
Articolo 7: Il diritto all’istruzione gratuita,
attività ricreative e divertimento.
Articolo 8: Il diritto a soccorso immediato in
caso di catastrofi.
Articolo 9: Il diritto alla protezione contro
qualsiasi forma di negligenza, crudeltà e
sfruttamento.
Articolo 10: Il diritto alla protezione contro
qualsiasi tipo di discriminazione e il diritto a
un’istruzione in uno spirito di amicizia fra i
popoli, di pace e di fratellanza.

giovedì 25 settembre 2014

Frase dal Gosho - 25 settembre 2014

"I ruscelli si riuniscono per formare il grande mare e i granelli di polvere si accumulano per formare il monte Sumeru. Quando all'inizio io, Nichiren, presi fede nel Sutra del Loto, ero come un'unica goccia d'acqua o un singolo granello di polvere in tutto il Giappone. Ma poi, quando due, tre, dieci, cento, mille, diecimila, un milione di persone reciteranno il Sutra del Loto e lo insegneranno ad altri, formeranno un monte Sumeru di perfetta illuminazione, un grande mare di grande nirvana! Non cercare nessun'altra via per conseguire la Buddita`!"

Dal Gosho "La scelta del tempo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 520)

Il primo meeting non si scorda mai 4/4


Se ha funzionato meravigliosamente in quei giorni a maggior ragione deve funzionare nello stesso modo anche oggi. Dipende solo e esclusivamente da noi. E che dire poi delle riunioni buddiste? A chi ne ha fatte centinaia, può venire naturale pensare che una più una meno non cambia niente. Per fare un parallelo, un critico che per tanti anni ha assistito a spettacoli teatrali a causa del suo lavoro avrà più difficoltà a godere dello spettacolo in sé. La sua attenzione sarà sempre rivolta agli aspetti tecnici, di interpretazione, di lettura. Avrà sicuramente difficoltà a divertirsi o a cogliere i lati più stimolanti di un testo. Chi invece va a teatro per sua scelta e per suo diletto, saprà gioire al massimo dello spettacolo. La stessa cosa accade per noi. Ogni riunione può nascondere stimoli interessanti, non si può sempre dire: «Uffa, questa l’ho già sentita!». Ma forse non l’abbiamo capita. Chissà che a ripensarci e a recitare Daimoku, una cosa già sentita e risentita non sia la molla per tornare a ricevere benefici.
L’attività buddista non è un lavoro, quindi… Quello che ci vuole è uno spirito nuovo. Sempre. Come vuole il principio di honninmyo. Effettivamente con questo Buddismo niente è precluso, tutto è possibile. Anche per chi per anni si è trascinato stancamente in una pratica svogliata, può riscoprirsi vivo e vegeto, libero di affrontare le sue difficoltà come il primo giorno.
Qualche anno fa i bambini che facevano la prima elementare venivano chiamati “remigini”, perché la scuola iniziava il primo di ottobre, san Remigio secondo il calendario. Era l’entrata ufficiale in una nuova vita, quella scolastica, quella della formazione, l’inizio della conoscenza. Forse, con quello che ci succede intorno, saremmo molto utili al nostro paese e a noi stessi se tornassimo tutti a essere remigini della fede. (di Sergio Spadoni) (foto di Silvano Bottaro)

mercoledì 24 settembre 2014

Maria Rao ha detto...

dossier le storia del budda

Grazie per questo blog...
Ringrazio per l'oggi perché ho iniziato a piantare il "seme del riconoscimento del mio valore". 

Grazie a tutti.

(Commento del 8 novembre 2012)

Frase dal Gosho - 24 settembre 2014

"Il Sutra del Loto è il bastone che sostiene tutti i Budda delle tre esistenze quando decidono di aspirare all'illuminazione. Dovresti tuttavia affidarti a Nichiren e farne il tuo bastone e il tuo pilastro. Se usiamo un bastone non cadremo lungo gli scoscesi sentieri di montagna o sulle strade accidentate e se ci prendono per mano non inciamperemo. Nam-myoho-renge-kyo sarà il tuo bastone nella montagna della morte."

Dal Gosho "Le spade del bene e del male" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 400)

martedì 23 settembre 2014

Ritorno a un’altra vita


Quando la sofferenza non ti molla dalla nascita, un senso di fatalità oscura l’orizzonte: la morte diventa un’idea fissa, la droga una scappatoia come un'altra. Eppure, anche così, dentro al cuore c’è sempre una porta aperta. Che conduce dove non pensavi.

Mi ha sempre colpito la descrizione che mia madre fa dei nove mesi che precedettero la mia nascita: ero così poco vitale, completamente immobile, da portarla a pensare più volte che fossi morta. Nacqui per “testardaggine”: le sue sette precedenti gravidanze si erano concluse con la morte del feto. Manifestavo, fin d’allora, una grande paura di vivere che in seguito avrebbe condizionato completamente la mia esistenza e mi avrebbe condotto, durante l’adolescenza, a una profonda crisi esistenziale, che sfociò nella tossicodipendenza.
Ero completamente passiva nei confronti delle mie sofferenze, rispetto alle quali avevo un attaccamento quasi morboso. Mi chiudevo in casa per mesi rifiutandomi di uscire, sentivo una grande rabbia e non capivo perché avrei dovuto vivere. Più volte urlai ai miei genitori che in fondo erano loro e soltanto loro i responsabili della mia nascita e che a me era indifferente esserci o meno.

Frase dal Gosho - 23 settembre 2014

"Nel sutra si legge che il Budda sosterra` con la sua spalla e portera` sul suo dorso gli uomini e le donne che avranno una salda fede nel Sutra del Loto. Il sapiente Kumarayana fu trasportato da una statua di legno di Shakyamuni; quando Nichiren stava per essere decapitato, il grande illuminato prese il suo posto. Sara` cosi` nel presente come fu nel passato: tutti voi siete miei sostenitori, come e` possibile che non raggiungiate la Buddita`?"

Da "La supremazia della Legge" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 156)

lunedì 22 settembre 2014

Il Sutra del Loto #190

L’oggetto di culto della fede

Più avanti, quando dice «con un unico ardente desiderio di vedere il Budda, senza risparmiare le loro vite per questo» il brano del sutra indica l’atteggiamento corretto nella fede.
Questo è l’atteggiamento di desiderare dal profondo del cuore di vedere il Budda, anche a costo della vita. Quando pratichiamo con un tale atteggiamento nella fede, con spirito di ricerca, il Budda appare con tutti i suoi discepoli al Picco dell’Aquila. In altre parole, possiamo vedere il Budda in qualsiasi momento.
Una volta Toda dette la seguente spiegazione di questo brano: «Quando il Budda si manifesta solennemente nella nostra vita, siamo liberi da ogni tipo di sofferenza. Quando veneriamo il Gohonzon, anche se non ne siamo consapevoli, il Gohonzon appare dentro di noi. I nostri corpi diventano il Picco dell’Aquila, e il potere del Dai-Gohonzon, cioè il potere del Daishonin, ci riempie la vita».
Coloro che praticano «con un unico ardente desiderio di vedere il Budda senza risparmiare le loro vite per questo» possono sicuramente raggiungere lo stato vitale indicato nel brano «allora io e l’assemblea dei monaci appariamo insieme sul Picco dell’Aquila».
Questi due brani sono collegati dalla parola “allora”, a significare che quando i nostri cuori sono fermamente convinti di “vedere il Budda”, “allora, a quel tempo, saremo sicuramente abbracciati dall’infinita compassione del Budda”. “Allora” non significa “alla fine” o “in futuro”, indica il raggiungimento della Buddità attraverso il principio di “abbracciare la Legge è di per sé Illuminazione”. Quando sviluppiamo una forte fede nel Gohonzon, allora – in quel preciso istante – la vita del Budda emerge nella nostra vita, e il posto dove dimoriamo diventa il Picco dell’Aquila, la terra del Budda.
Nichikan Shonin dice: «Quando si recita Nam-myoho-renge-kyo con fede nel Gohonzon, la nostra vita diventa immediatamente l’oggetto di culto di ichinen sanzen: diventa la vita di Nichiren Daishonin».
La vita del Gohonzon, la vita di Nichiren Daishonin si manifesta istantaneamente nella nostra. Non esiste beneficio più grande.
Tutti, senza eccezioni, possediamo il supremo tesoro nascosto della Buddità. “Il cuore del Sutra del Loto” risiede in tale imparzialità. Ed è il “cuore del Daishonin” che ha permesso a tutte le persone dell’Ultimo giorno della Legge di aprire il “forziere” di questo tesoro, la cui chiave è una fede del tipo «con un unico ardente desiderio di vedere il Budda», una pratica «senza risparmiare le loro vite per questo». In altre parole, la base per ottenere l’Illuminazione è avere un sincero spirito di ricerca e una pratica corretta.
Tuttavia «senza risparmiare le loro vite per questo» non deve suggerire alcun disprezzo per la vita stessa, al contrario, considerare la vita in modo superficiale va contro lo spirito del Sutra del Loto. Il vero significato di questo brano è che dovremmo superare senza esitazioni il piccolo Io, e basare le nostre vite, invece, sul maestoso grande Io. «Senza risparmiare le loro vite per questo» è lottare per realizzare il proprio potenziale nella realtà di tutti i giorni, basandosi sulla Legge mistica.
Per chi ha fede nella Legge mistica, praticando con questo atteggiamento non c’è limite all’arricchire ed espandere la propria vita. La fede ci porta a vivere appieno e in modo brillante. L’aspetto focale della pratica di questo Buddismo è non trovarsi mai a un punto morto o vanamente intrappolati nella sofferenza. Il Gohonzon è un “cumulo di benefici”: contiene ogni tipo di beneficio. I nostri cuori, la nostra mente, la nostra pratica, sono la chiave per i benefici dell’intero universo. Il “vero oggetto di culto per osservare la propria mente” è l’oggetto di culto della fede. Niente è più grande della fede.
Pertanto, la vita di una persona di forte fede e spirito di ricerca splende come un gioiello. Questo è il beneficio del Buddismo del Daishonin.
Come ho detto prima, il Jigage è un canto che loda il grande Io. Siete voi stessi, è la vostra mente che apre l’oggetto di culto dall’interno della vostra vita. Quindi, finché possediamo un atteggiamento incrollabile nella fede possiamo costruire un io fiero e diventare come una montagna che nessuna tempesta può scuotere.
Come dice il Daishonin: «Considera entrambe, sofferenza e gioia, come fatti della vita e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 157). La vera fede, sostenendo sinceramente la Legge mistica, significa perseverare nella pratica sia quando soffriamo che quando siamo felici. (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 22 settembre 2014

"Voi due avete continuato ad aver fede nel Sutra del Loto e perciò vi state liberando delle gravi colpe commesse in passato. Forgiando il ferro, tutti i suoi difetti vengono in superficie. Una roccia messa sul fuoco si ridurrà in cenere, mentre l'oro diverrà oro puro.
Questa prova, più d'ogni altra cosa, dimostrerà l'autenticità della vostra fede e le dieci fanciulle demoni del Sutra del Loto vi proteggeranno."

Dal Gosho "Lettera ai fratelli" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 442)

domenica 21 settembre 2014

Frase dal Gosho - 21 settembre 2014

"Benché numerose, le persone del Giappone difficilmente realizzeranno qualunque cosa, poiché hanno uno stesso corpo, ma diversa mente. Al contrario, sebbene Nichiren e i suoi discepoli siano pochi di numero, poiché hanno lo spirito di "diversi corpi, stessa mente", realizzeranno sicuramente la loro grande missione di propagare ampiamente il Sutra del Loto. Un solo scroscio di pioggia spegne molti fuochi ruggenti, e una singola verità dissolve molte forze malvagie»"

Dal Gosho "Diversi corpi, stessa mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I,pag. 550)

sabato 20 settembre 2014

Frase dal Gosho - 20 settembre 2014

"Ma, anche se può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, non accadrà mai che la preghiera di un praticante del Sutra del Loto rimanga senza risposta."

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 283)

venerdì 19 settembre 2014

Frase dal Gosho - 19 settembre 2014

"Si dice che il leone, re degli animali, avanzi di tre passi, poi si raccolga su se stesso per saltare, sprigionando la stessa potenza nel catturare una piccola formica o nell'attaccare un animale feroce [...] Questo è ciò che intende il sutra «la potenza [dei Budda] simile a un leone all'attacco»"

Dal Gosho "Risposta a Kyo'o" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 365)

giovedì 18 settembre 2014

Frase dal Gosho - 18 settembre 2014

"Il mio cuore è dove tutti i Budda entrano nel nirvana; la mia lingua, dove essi mettono in moto la ruota della dottrina; la mia gola, dove nascono in questo mondo; la mia bocca, dove ottengono l'illuminazione. Poiché questo monte è il luogo in cui dimora il meraviglioso devoto del Sutra del Loto, come può essere meno sacro della pura terra del Picco dell'Aquila?
Questo è ciò che [Parole e frasi del Sutra del Loto intende quando] afferma: «Poiché la Legge è meravigliosa, la persona è degna di rispetto; poiché la persona è degna di rispetto, la terra è sacra»"

Dal Gosho "La persona e la Legge" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 972)

Il primo meeting non si scorda mai 3/4


Nel primo caso, prevenire è meglio che curare. Sapendo che il pericolo di praticare solo per una forma di abitudine o di superstizione (deprecabile retaggio di una cultura di misticismo e di una educazione prettamente occidentale: «Faccio Gongyo perché sennò chissà cosa mi succede») incombe costante sulla nostra testa, è necessario sviluppare tutte le tecniche e i trucchi possibili e immaginabili per non dover dire poi «Perbacco, ci sono cascato in pieno». Quando parliamo di tecniche e trucchi è evidente che ci riferiamo a tutti quei consigli che i membri più anziani ci danno. Scopi chiari, studio costante del Gosho e dei discorsi del presidente Ikeda, Gongyo vigoroso e motivato, eccetera, eccetera, eccetera. Con una pratica buddista costantemente vigile, è più difficile farsi prendere dalla malattia.
Nel secondo caso, dobbiamo suddividere ancora il discorso. C’è chi è consapevole dell’esistenza di questo pericolo e chi invece ne è dentro e non se ne accorge. Per evitare prediche fuori luogo sull’arroganza e per non cadere nel paternalismo, forse potremmo lanciare un appello: occhio a non essere costretti dalle situazioni a divorziare dal Gohonzon.
A volte il problema è: come se ne esce? Da una parte certamente è necessario un bagno di umiltà, ma può non bastare. E allora ecco il perché delle storie in queste pagine. Ritornare allo spirito del primo giorno di pratica. La scoperta o meglio la riscoperta di un Gongyo fatto con la voglia di cambiare sul serio, il desiderio di rinascere a nuova vita, così come accadde allora. Dicevamo poco sopra che il Gohonzon è sempre uguale. (continua)(foto di Silvano Bottaro)

mercoledì 17 settembre 2014

Frase dal Gosho - 17 settembre 2014

"Chi studia il Buddismo deve assolutamente ripagare i quattro debiti di gratitudine.
Secondo il Sutra dell'Osservazione della mente come la terra, il primo debito di gratitudine è quello verso tutti gli esseri viventi. Se non fosse per loro, non sarebbe possibile fare il voto di salvare innumerevoli esseri viventi. Inoltre, se non fosse per le persone malvagie che li perseguitano, come potrebbero i bodhisattva accrescere i loro meriti?"

Dal Gosho "I quattro debiti di gratitudine" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 38)

Adriana 75 ha detto...

dossier le storia del budda

Grazie.

(Commento del 8 novembre 2012)

martedì 16 settembre 2014

I miei tesori


Ho scoperto il vero valore della famiglia, che non conoscevo perché da piccolo i miei genitori erano troppo presi dal lavoro. Ho scoperto il vero valore della persona che si ama e con la quale si è deciso di condividere il sentiero del genitore.

Era il 27 aprile del 2007 quando decisi fermamente di percorrere la via di Nam-myoho-renge-kyo. Ricordo molto bene la data e il momento della mia decisione, perché per me fu una sorta di risveglio: il seme della Legge mistica che mi era stato svelato dieci anni prima, nel 1997, si era sviluppato per emergere dallo stagno del mio profondo io. Ma all'epoca non ero così maturo da decidere che questa fosse la pratica giusta per cambiare il mio carattere, e non avevo neanche percepito che avrei potuto raggiungere grandi obiettivi.
Tuttavia quel giorno, prima di incontrare una mia vecchia conoscenza che mi invitò a conoscere il Buddismo, pensavo alla vita piatta che stavo vivendo: ero un single con un lavoro, anche se insopportabile per via del rapporto difficile con i miei fratelli nonché soci, con tante attività sportive, con viaggi che mi avevano portato in giro per l'Europa e altrove, ma molto spesso con un'amica che amavo e odiavo: la solitudine.

Frase dal Gosho - 16 settembre 2014

"Per fare un altro esempio, in autunno e in inverno le piante e gli alberi sono secchi e spogli, ma, quando su di loro risplende il sole primaverile ed estivo, si coprono di rami, foglie, fiori e frutti. Prima della predicazione del Sutra del Loto, le persone dei nove mondi erano come piante o alberi in autunno e in inverno. Ma quando il singolo carattere myo del Sutra del Loto cominciò a risplendere su di loro come il sole primaverile ed estivo, sbocciò il fiore dell'aspirazione all'illuminazione e apparve il frutto della Buddità"

Dal Gosho "Il daimoku del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 128)

lunedì 15 settembre 2014

Il Sutra del Loto #189 (Seconda parte di due)

Lo spirito di Shakyamuni è materializzato nel Sutra del Loto, quello di Nichiren Daishonin nelle tre grandi Leggi segrete e nel grande scopo di kosen-rufu, che conduce tutte le persone alla felicità. Per noi adesso la frase: «Sentono un’immensa venerazione per le mie reliquie» significa recitare Daimoku al Gohonzon e fare attività per kosen-rufu. In fondo, fede significa dedicarsi con tutto il cuore al Gohonzon con spirito di ricerca.
In una lettera a Myoichi-ama, Nichiren Daishonin scrive: «Ciò che chiamiamo fede non è niente di straordinario. Come una donna ama il marito, come un uomo dà la vita per sua moglie, come i genitori non abbandonano i figli o come un figlio rifiuta di lasciare la madre, così aver fede significa riporre fiducia nel Sutra del Loto (il Gohonzon )… e recitare Nam-myoho-renge-kyo» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol 7, pag. 209).
L’amore fra marito e moglie, o fra genitori e figli, è un’espressione di pura e semplice umanità. Forse oggi anche questo tipo di amore si è indebolito, ma qualunque sia l’onore o la ricchezza che una persona può avere, se perde il senso dell’affetto umano sarà sempre infelice. Non c’è angoscia più grande.
Myoichi-ama, destinataria della lettera, serbava questo spirito come un tesoro. Sebbene le circostanze che doveva affrontare fossero drammatiche, possedeva un’immensa ricchezza interiore. Inoltre, queste parole del Daishonin erano per lei ben più che una semplice metafora.
Fra il turbinio degli attacchi contro i seguaci del Daishonin durante la persecuzione di Tatsunokuchi e l’esilio a Sado, Myoichi-ama e suo marito mantennero una fede incrollabile. Anche loro incontrarono serie difficoltà a causa della fede nel Sutra del Loto, inclusa quella della confisca del feudo. Il marito morì prima che giungesse la notizia che il Daishonin era stato perdonato dall’esilio. Inoltre i suoi figli erano malati, e anche la salute di lei era debole. Ciononostante, combatté eroicamente tenendo sempre viva la fiamma della fede, praticando sia per sé che per il defunto marito. Mentre stentava lei stessa, inviò i suoi servi a lavorare per il Daishonin a Sado e a Minobu. Lottò con tutte le sue forze, tenendo sempre a mente il messaggio di incoraggiamento che il Daishonin le aveva inviato: «Quelli che credono nel Sutra del Loto sono come l’inverno, che si trasforma sempre in primavera» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 209).
Il Daishonin le scrisse altre paroledi incoraggiamento:
«Tuo marito ha dato la vita per il Sutra del Loto… perciò i benefici che riceverà saranno sicuramente grandi quanto i loro [di Sessen Doji e del bodhisattva Yakuo]. È possibile che stia osservando giorno e notte sua moglie e i suoi figli negli specchi del sole e della luna. Dal momento che tu e i tuoi figli siete comuni mortali, non potete né vederlo né sentirlo… Siate certi che egli vi è vicino e vi protegge» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 209).
Quanto coraggio e quanta forza avranno dato queste parole a Myoichiama! La persona più infelice merita di diventare la più felice: questo è il Buddismo, questo è lo spirito del Daishonin.
Il Gosho citato prima, che inizia: «Ciò che noi chiamiamo fede non è niente di straordinario» fu inviato a Myoichi-ama dopo sette anni che lottava senza mai retrocedere di un passo. Ella si era sforzata sia per sé che per il marito, riuscendo a tirar su splendidamente i suoi figli. Il Daishonin la incoraggia a pregare al Gohonzon e recitare Daimoku con lo stesso amore che prova per il suo defunto marito e i suoi figli. Questo, le dice, è fede.
Il significato ultimo della fede è difficile e facile allo stesso tempo. In poche parole, è mantenere uno spirito di ricerca verso il Gohonzon e cercare di non scordarselo, in qualunque circostanza. Quando ricerchiamo il Budda con cuore puro – come quello di un bimbo che chiama la mamma, o di una madre che abbraccia il suo bambino – dentro di noi sorge un castello di gioia indistruttibile. Chi, invece, ha profondi dubbi e vive come dietro ad una cortina di fumo, sarà totalmente incapace di collegare la fede con la grande vita del Budda.
Questo è ciò che insegna il Jigage. Fede significa «con un unico ardente desiderio di vedere il Budda». Fede è «animo onesto, integro e sensibile», è essere onesti e sensibili nello spirito verso il Budda, verso il Gohonzon. Non dobbiamo mai avere l’atteggiamento rigido di chi ha un cuore arido e chiuso. (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 15 settembre 2014

Quando una persona è illusa è chiamata essere comune, quando è illuminata è chiamata Budda. È come uno specchio appannato che brillerà come un gioiello se viene lucidato. Una mente annebbiata dalle illusioni derivate dall'oscurità innata è come uno specchio appannato che, però, una volta lucidato, sicuramente diverrà limpido e rifletterà la natura essenziale dei fenomeni e il vero aspetto della realtà. Risveglia in te una profonda fede e lucida con cura il tuo specchio notte e giorno. Come dovresti lucidarlo? Solo recitando Nam-myoho-renge-kyo."

Dal Gosho: "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

domenica 14 settembre 2014

Frase dal Gosho - 14 settembre 2014

"Se il cielo è sereno, la terra è illuminata. Similmente, se si conosce il Sutra del Loto si può comprendere il significato degli affari di questo mondo."

Dal Gosho "L'oggetto di culto per l'osservazione della mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 336)

sabato 13 settembre 2014

Frase dal Gosho - 13 settembre 2014

"Più preziosi dei tesori di un forziere sono i tesori del corpo e prima dei tesori del corpo vengono quelli del cuore. Dal momento in cui leggerai questa lettera sforzati di accumulare i tesori del cuore!"

Dal Gosho "I tre tipi di tesori" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 755)

venerdì 12 settembre 2014

Frase dal Gosho - 12 settembre 2014

"Coloro che abbracciano il Sutra del Loto non dovrebbero, per nessun motivo al mondo, insultarsi l'un l'altro, perché chi ha fede nel Sutra del Loto diventerà sicuramente un Budda e chi offende un Budda commette una grave colpa"

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670)

giovedì 11 settembre 2014

Il primo meeting non si scorda mai 2/4


Quanti di noi, dopo i primi Daimoku, hanno sentito nascere qualcosa di bello dentro di sé! I primi sforzi per fare Gongyo anche se non proprio correttamente, fanno parte di un ricordo dopo qualche anno di pratica. E forse proprio questi sforzi erano le molle per ottenere i benefici più grandi. Poi piano piano, molte di queste cose diventano scontate. Nelle storie che si raccontano in queste pagine c’è molto di “primo amore” o “colpo di fulmine”. Quasi un senso di tenerezza. Ma se vogliamo essere onesti fino in fondo non possiamo fare a meno di fare una considerazione. Il Gohonzon è sempre lo stesso. Non è invecchiato, non si è mai ammalato, non ha subito traumi. In altre parole è sempre uguale a se stesso. «È per questo motivo che il Gohonzon è chiamato mandala. Mandala è una parola sanscrita che significa “perfettamente dotato” o “insieme di benefici”», dice Nichiren Daishonin. E allora dove sta il problema?
Domanda retorica e tutto sommato stupida. Ma forse ogni tanto vale la pena farsela. Non si può fermare il tempo, ovviamente. Non si può neanche far finta di essere ancora come eravamo. Si cambia, si invecchia. Ci si abitua a tutto. Anche a fare Gongyo. Il calo di tensione può diventare sempre più manifesto con il passare del tempo. Ma dicevamo: l’abitudine non è una malattia incurabile.
A questo punto il discorso si divide in due. Da una parte c’è chi non ha ancora dovuto affrontare questo problema. Dall’altra chi invece sa benissimo di cosa stiamo parlando per esserci passato e magari non ancora uscito. (continua)(foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 11 settembre 2014

"Il Buddismo insegna che la fragranza interna otterrà protezione esterna.
Questo è uno dei suoi principi più importanti"

Dal Gosho "I tre tipi di tesori" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 752)

mercoledì 10 settembre 2014

Frase dal Gosho - 10 settembre 2014

"Poiché non c'è cosa più preziosa della vita, se la si dedica a praticare il Buddismo, si consegue sicuramente la Buddità. Chi è pronto a dare la propria vita, perché dovrebbe lesinare altri tesori per la Legge buddista? D'altra parte, chi esita a offrire al Buddismo i propri beni materiali, come potrà dare la vita che ha un valore di gran lunga maggiore?"

Dal Gosho "Lettera da Sado" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 266)

Unknown ha detto...

dossier le storia del budda

Vivo anche io in Spagna. E per molto tempo ho praticato sola. 
Grazie per questa pagina, mi ha chiarito dubbi, mi ha permesso di studiare e mi ha sostenuta.

(Commento del 5 novembre 2012)

martedì 9 settembre 2014

Una gioia che nessuno può togliermi


Cadendo e rialzandomi mi sono liberata dall'attaccamento e dal bisogno di avere accanto mio marito, imparando ad amarlo come una parte della vita.

Ho incontrato il Buddismo nel 2006: da cinque anni ero ammalata di depressione, con attacchi d'ansia che mi paralizzavano, costringendomi a letto. L'energia rimasta si perdeva nella disperazione e nella rabbia verso me stessa e chi mi stava intorno. La "Sandra rivoluzionaria" che aveva lottato per cambiare il mondo era sopraffatta da qualcosa di profondo che non sapeva combattere. Nonostante i farmaci, non c'erano miglioramenti, così mio marito, dopo tensioni e litigi, nel dicembre del 2005 se ne andò. Le mie condizioni peggiorarono. Fu allora che Claudia, mia migliore amica e medico, tornò a parlarmi del Buddismo: iniziai a fare Daimoku sostenuta da lei e Rita.
Grazie al Daimoku recuperai l'energia per alzarmi e fare quei gesti quotidiani come lavarsi e vestirsi, per me stressanti e faticosi, complicati da fobie e riti estenuanti. Avevo anche problemi economici, l'assegno del mio ex marito e la pensione minima di mia madre erano le uniche entrate.

Frase dal Gosho - 9 settembre 2014

"Proprio mentre stavo pensando che, anche se non mi fossi ammalato, sarei sicuramente morto di fame, è arrivato il grano che tu hai mandato. È più meraviglioso dell'oro e più prezioso dei gioielli. Il miglio di Rida si trasformò in un uomo d'oro. Come potrebbe allora il grano di Tokimitsu non trasformarsi nei caratteri del Sutra del Loto? Questi caratteri del Sutra del Loto diventeranno il Budda Shakyamuni e poi un paio d'ali per il tuo defunto padre, che lo porteranno in volo fino alla pura terra del Picco dell'Aquila. Al ritorno, ricopriranno il tuo corpo e ti guideranno."

Dal Gosho "Risposta a Tokimitsu" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 824)

lunedì 8 settembre 2014

Il Sutra del Loto #188 (Parte prima di due)

Lo spirito di ricerca fa risplendere la nostra vita

Shu ken ga metsudo. Ko kuyo shari. Gen kai e renbo. Ni sho katsugo shin. Shujo ki shinbuku. Shichijiki i nyunan. Isshin yok-ken butsu. Fu ji shaku shinmyo. Ji ga gyu shuso. Ku shutsu ryojusen.

Quando le persone sono testimoni del mio trapasso, sentono un’immensa venerazione per le mie reliquie. Tutti nutrono pensieri nostalgici e nei loro cuori nasce un ardente desiderio di me. Quando cominciano a credere sinceramente, con animo onesto integro e sensibile, con un unico ardente desiderio di vedere il Budda, senza risparmiare le loro vite per questo, allora io e l’assemblea dei monaci appariamo insieme sul Picco dell’Aquila.

Preparando questa lezione, ho composto dei versi:

Ogni mattina e sera recitando i capitoli Hoben e Juryo intoniamo il canto dell’universo.

Gongyo, mattina e sera, è una cerimonia che fonde il microcosmo della nostra vita con il macrocosmo dell’universo in una melodia corale. Il suono della Legge mistica, il suono delle voci che recitano Daimoku, è “il canto dell’universo”.
Ogni mattina e ogni sera ci immergiamo nella sinfonia della mistica Legge che risuona in tutto l’universo. I Budda, i bodhisattva e gli dei buddisti che esistono nelle tre esistenze e nelle dieci direzioni ci lodano e ci proteggono.
Dal punto di vista del Budda, il nirvana è un espediente: in realtà egli è sempre al nostro fianco. Per la gente è difficile capire questo. Ma quando il Budda muore, in tutti cresce un grande desiderio di incontrarlo. Avendo cercato di calmare le sofferenze delle persone con la frase: «Ho reso gli uomini testimoni del mio nirvana», e rivelando così il significato della sua morte, il Budda ci offre adesso parole piene di profonda compassione.
Dice infatti: «Quando le persone sono testimoni del mio trapasso, sentono un’immensa venerazione per le mie reliquie. Tutti nutrono pensieri nostalgici e nei loro cuori nasce un ardente desiderio di me. Quando cominciano a credere sinceramente, con animo onesto, integro e sensibile, con un unico ardente desiderio di vedere il Budda, senza risparmiare le loro vite per questo, allora io e l’assemblea dei monaci appariamo insieme sul Picco dell’aquila».
Queste parole esprimono il suo profondo interessamento per tutte le persone dopo la sua morte. La relazione fra un Budda e i suoi discepoli non è limitata a una sola esistenza, il rapporto maestro discepolo esiste attraverso le tre esistenze di presente, passato e futuro, per l’eternità. Il presidente Toda è sempre con me; lo capisco da quanto ho lottato. Poiché, sebbene il Budda sia vicino a noi, non possiamo sentirci uniti a lui se stiamo in ozio. Questo brano del sutra ci spiega chiaramente l’atteggiamento che dovremmo tenere verso il Budda.
Esso dice: «Sentono un’immensa venerazione per le mie reliquie». Questo non deve sembrarci un incoraggiamento a fare offerte alle spoglie mortali in senso letterale, ma un segno dell’importanza di avere una diretta unione con il Budda attraverso la fede.
L’offerta suprema al Budda non è venerarne qualche reliquia, ma ereditarne lo spirito. In altre parole, è lottare per manifestare come propria anche solo una parte di quello spirito, che sostenne la filosofia che ognuno è un Budda, e che sempre si sfidò per salvare tutti dalla sofferenza. (Continua)(foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 8 settembre 2014

"Per chi raccoglie la propria fede e recita Nam-myoho-renge-kyo con la profonda consapevolezza che adesso è l'ultimo momento della sua vita, il sutra proclama: «Quando la loro vita giungerà al termine, esse saranno accolte dalle mani di mille Budda che le libereranno da ogni paura e impediranno loro di cadere nei cattivi sentieri dell'esistenza». Che felicità! È impossibile trattenere lacrime di gioia sapendo che non uno o due, non cento o duecento, ma mille Budda verranno ad accoglierci con le braccia aperte."

Dal Gosho: "L'eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 190)

domenica 7 settembre 2014

Frase dal Gosho - 7 settembre 2014

"«Sia l'essere vivente sia il suo ambiente manifestano sempre Myoho-renge-kyo». [...]
Spiegazioni così precise non lasciano spazio a dubbi. Quindi, l'intero regno dei fenomeni non è diverso dai cinque caratteri di Myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 339)

sabato 6 settembre 2014

Frase dal Gosho - 6 settembre 2014

"Non dovresti sentire la minima paura nel cuore. Sebbene una persona possa aver professato la fede nel Sutra del Loto molte volte sin dal remoto passato, è la mancanza di coraggio che gli impedisce di conseguire la Buddità."

Dal Gosho "I tre ostacoli e i quattro demoni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 568)

venerdì 5 settembre 2014

I pensieri che si leggono in faccia


Oggi, di fronte ad alcune malattie si usa dire che sono di origine psicosomatica, intendendo con questo termine, una relazione tra la mente e il corpo. Ma è forse qualcosa di più di una semplice relazione quella che esiste tra il corpo e la mente: è un’unità indivisibile. Infatti, cambiamenti anche minimi dello stato mentale o emotivo si riflettono immediatamente o nell’espressione del viso o in qualche altra parte del corpo. Un viso sorridente esprime un momento sereno, mentre un’espressione cupa riflette una sofferenza.

Per noi la consapevolezza di questa relazione è un concetto abbastanza recente, ma il Buddismo, già molto tempo fa aveva compreso questa relazione chiamandola shiki-shin funi.
Il concetto buddista è molto profondo. La parola shiki indica la materia o tutti i fenomeni fisici, compreso il corpo umano. Shin invece indica lo spirito, o meglio, i fenomeni spirituali come potrebbe essere la ragione, le emozioni, la volontà, ecc.
Infine funi letteralmente significa “due ma non due” intendendo due dal punto di vista fenomenico, ma non due nell’essenza. Corpo e mente, ad esempio, benché ci possano apparire come due cose diverse o distinte, in realtà nella loro essenza sono indivisibili. Sono due manifestazioni dell’essenza della vita la cui unità è rappresentata dall’uomo.
Se pensiamo a due gemelli perfettamente identici cos’é che ci spinge a riconoscere l’uno dall’altro? È qualcosa di invisibile che si sprigiona dall’uno o dall’altro, rendendoli unici.
Esteriormente sono identici, ma spiritualmente sono diversi. Le due manifestazioni, mente e corpo, sono entrambe importanti e ciò che le unisce è la forza vitale di Nam-yoho-rengekyo. L’aspetto spirituale e quello fisico tirano in due opposte direzioni come due cavalli che scalpitano. Nammyoho-renge-kyo è come un cavaliere che prende le redini e armonizza le due parti. Spesso la mente fa da padrona, invece siamo noi che, con la forza vitale di Nam-myoho-renge-kyo, dobbiamo essere padroni della nostra mente.
Nam-myoho-renge-kyo è l’essenza della vita, è ciò che fa funzionare il tutto, perché a livello fenomenico materia e spirito sono distinti, ma a livello di realtà fondamentale della vita sono una cosa sola.
Nichiren Dasihonin afferma nell’Ongi Kuden (Raccolta degli insegnamenti orali): «Il supremo principio rivela che materia e spirito sono inseparabili nella realtà fondamentale della vita». (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 5 settembre 2014

"Ciò che chiamiamo fede non è niente di straordinario. Aver fede significa riporre fiducia nel Sutra del Loto, in Shakyamuni e Molti Tesori, nei Budda e bodhisattva delle dieci direzioni, negli dèi celesti e nelle divinità benevolenti, e recitare Nam-myoho-renge-kyo, così come una donna ama il marito, come un uomo dà la vita per sua moglie, come i genitori rifiutano di abbandonare i figli o un figlio rifiuta di lasciare la madre."

Dal Gosho "Il significato della fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 920)

giovedì 4 settembre 2014

Il primo meeting non si scorda mai 1/4


C’è poco da fare. Con il passare del tempo tutto si stempera, tende a perdere colore, intensità. Basta pensare al primo amore. Quanto entusiasmo, quanta partecipazione! Tutta la vita si concentra in quei momenti che possiamo trascorrere con l’essere amato. Poi il tempo passa e la passione si trasforma, si intiepidisce. Diventa normale. Non è più tanto speciale, non ha più colori e sapori straordinari. I difetti tornano ad essere difetti e non più adorabili particolarità. La vita insieme diventa una costruzione difficile. Piano piano la passione e l’innamoramento diventano ricordi. Nei casi estremi subentra la sopportazione, talvolta il rifiuto. Ma ci sono pure tanti casi in cui si può ricominciare, riscoprire l’amore: ci si può rinnamorare anche della stessa persona. Ci vuole uno sforzo, la riscoperta di un desiderio. L’abitudine in fondo non è una malattia incurabile.
Se in tutto il discorso precedente togliamo la parola amore e la sostituiamo con Gohonzon, non cambia assolutamente niente. Anzi, le analogie diventano tali e tante da far pensare che effettivamente il rapporto con il Gohonzon sia proprio un rapporto d’amore. E dei più esclusivi. In tanti dicono di aver ricevuto i più grandi benefici proprio all’inizio della loro pratica. Con il passare del tempo, invece, c’è qualcuno che si è sentito tradito dal Gohonzon. Proprio come se quest’ultimo fosse un amante infedele. È evidentemente un paradosso, ma non c’è niente di peggio di un innamorato deluso.
Tante possono essere le cause di questa situazione. La più evidente e la più ricorrente è l’abitudine. (continua)(foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 4 settembre 2014

"Il sole è radioso e la luna è luminosa. Anche le parole del Sutra del Loto sono radiose e luminose, come l'immagine del viso in uno specchio limpido o l'immagine della luna sull'acqua pura. Perciò, come può la dichiarazione del Tathagata "nell'esistenza presente saranno ricompensati con la fortuna" e "nell'esistenza presente otterrà una ricompensa visibile per queste azioni" essere vera per tutti tranne che per te, Nanjo Shichiro Jiro? Il Budda dichiarò che le sue parole non si sarebbero mai rivelate false, neanche in un'era in cui il sole sorga ad ovest o in un tempo in cui la luna spunti dal suolo. Non può quindi esserci il minimo dubbio che lo spirito del tuo defunto padre sia ora in presenza del Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti, e che tu stesso riceverai grandi benefici in questa vita. Com'è meraviglioso, come è splendido!"

Dal Gosho "Fortuna in questa vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 583-584)

mercoledì 3 settembre 2014

Nico ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao, sono membro della Soka, vivo in Spagna da 10 anni, in Jerez de la Frontera. Un mio amico giapponese mi ha trasmesso la legge. Volevo fare i complimenti per questo blog, sicuro che è di molto aiuto per molta gente, come me, che lotta per la sua rivoluzione umana. Ormai già da tempo la mattina la prima cosa che faccio è entrare quì. 
Grazie di cuore.

(Commento del 24 ottobre 2012)

Frase dal Gosho - 3 settembre 2014

"Nessuna esistenza potrebbe essere più fortunata di questa, per quanto possa ripetere numerose volte il ciclo di nascita e morte. [Senza queste persecuzioni] sarei potuto rimanere nei tre o quattro cattivi sentieri, ma adesso, con mia grande gioia, sono certo di spezzare il ciclo delle sofferenze di nascita e morte e ottenere il frutto della Buddità."

Dal Gosho "Le illusioni e i desideri sono illuminazione" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 281)

martedì 2 settembre 2014

Il professore ribelle


"Prevenzione del disagio", anzi, "creazione di agio". Questo poteva essere il mio scopo nel lavoro. Così con piccole iniziative, culminate in un festival musicale aperto a tutte le scuole della provincia, avevo aperto una strada nuova.

Inverno scorso: sto uscendo a notte fonda dallo studio di registrazione che ho fondato sei anni fa. Sono con Paolo, il mio amico batterista toscano, che per primo mi ha parlato del Buddismo nel 1993, convincendomi a provare. Mi incoraggia, come sempre: «Cosa aspetti a scrivere la tua esperienza per il Nuovo Rinascimento, "egoistaccio"! Vuoi deciderti a raccontare anche agli altri i benefici che hai ricevuto o ti vuoi tenere tutto per te?».
Così stanotte inizio a scriverla.
Era il 1993 e mi ero appena separato dalla mia prima moglie. Non si poteva certo definire "una separazione tranquilla", anzi, piena di sofferenza per entrambi. Ospite di un mio amico, poi "randagio" di casa in casa, perfino denunciato per occupazione abusiva, mi svegliavo al mattino col cuscino ricoperto dai miei lunghi capelli che improvvisamente cadevano a ciocche.

Frase dal Gosho - 2 settembre 2014

"Un fuoco brucia più alto quando si aggiungono dei ceppi e un forte vento fa gonfiare il kalakula. Il pino vive diecimila anni, perciò i suoi rami si piegano e si contorcono. Il devoto del Sutra del Loto è come il fuoco e il kalakula, mentre le sue persecuzioni sono come i ceppi e il vento. Il devoto del Sutra del Loto è il Tathagata la cui durata della vita è incommensurabile; non c'è da stupirsi che la sua pratica sia ostacolata, proprio come i rami del pino sono piegati o spezzati. D'ora in avanti, ricorda sempre le parole: "Questo sutra è difficile da sostenere"."

Dal Gosho "La difficolta` di mantenere la fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 417)

lunedì 1 settembre 2014

Il Sutra del Loto #187

Il Budda è come un genitore amoroso che si prende cura dei figli (parte seconda di due)

Quanto a “insegnare la legge”, L'Ongi kuden dice: "Insegnare la Legge", è il suono delle parole di tutti gli esseri viventi che espongono la Legge attraverso la saggezza liberamente ricevuta e utilizzata, in quanto parte della loro natura originale. Adesso, nell’Ultimo giorno della Legge, predicare la Legge significa recitare Nam-myoho-renge-kyo» (Gosho Zenshu, pag. 756).
Il Budda della gioia infinita (il Budda di compassione unita alla saggezza, che riceve e utilizza liberamente il beneficio della Legge mistica), si manifesta nella vita di noi che recitiamo Daimoku al Gohonzon. In altre parole, il Daishonin ci insegna che, basandoci sulla fede, possiamo attingere alla saggezza del Budda e manifestare nella nostra vita il suo beneficio.
Quando confidiamo di poter superare qualsiasi sofferenza tramite la fede nel Gohonzon, la nostra vita risplende di speranza, da cui scaturisce una forza illimitata. Questo è il modo di vivere più forte e sicuro. Secondo Toda, il brano «Ho reso gli uomini testimoni del mio nirvana per salvarli» fa luce sulla questione del perché moriamo, anche se la vita è eterna. Egli diceva che, dal punto di vista di chi percepisce l’unicità di nascita e morte, la morte è solo un espediente e paragonava spesso la morte al sonno. Dopo essere stati svegli a lungo, siamo stanchi e andiamo a dormire, e quando dopo un profondo sonno ci risvegliamo, le nostre forze sono nuovamente fresche.
Dopo aver vissuto a lungo, ci stanchiamo e moriamo, per iniziare poi, con fresca vitalità, una nuova esistenza. La morte serve a ricaricarci per la nostra prossima vita. Coloro che si dedicano alla Legge mistica rinascono subito, ritrovando nella nuova esistenza i loro compagni per kosen-rufu. Possono condurre vite piene e soddisfacenti con un forte senso di missione, secondo i loro desideri.
Pertanto nel Buddismo la morte non ispira né paura né rassegnazione. Convincendoci che la morte è un espediente, possiamo affrontare tutto con tranquillità. Questo è il modo di vivere di un buddista che attraversa con forza ed entusiasmo sia questa che ogni altra vita lungo le tre esistenze. Tuttavia, come sottolineava Toda, benché la vita sia eterna, quella nuova non è slegata dalla vecchia. Dal passato al presente, e dal presente al futuro, è la nostra vita che continua. La Legge di causa ed effetto opera eternamente su passato, presente e futuro, e le cause positive e negative incise nelle nostre vite non scompaiono.
Toda diceva che dopo la morte, la vita si fonde con l’universo: «Le nostre vite, fondendosi con l’universo, non si mescolano con le vite degli altri. Ciascuna conserva la sua integrità e prova gioia o tristezza a seconda delle azioni della persona che è stata, come se ridesse o piangesse in sogno. Poi, come quando si è svegliati da un rumore o una luce, si rinasce in accordo con la causa esterna».
Pertanto non si deve mollare tutto in questa vita, pensando: «Tanto c’è la prossima», né tantomeno tenere un comportamento irresponsabile e nocivo perché «si vive una volta sola».
Le azioni delle esistenze precedenti sono tutte incise e contenute in questa vita. Le cause di sofferenza e gioia in questa vita, di felicità o tristezza, stanno tutte nelle nostre azioni passate. Ma il Buddismo del Daishonin ci permette di dare un nuovo corso al nostro destino. Quando ci basiamo sul punto di vista che la vita è eterna, la prima cosa da cambiare è il nostro attuale modo di vivere.
Quando preghiamo al Gohonzon, avvengono forti cambiamenti dentro di noi. Manifestiamo una forte e pura vitalità, le catene del nostro destino vengono spezzate e appare la nostra vera identità, il fresco e forte mondo della Buddità. Fare la rivoluzione umana significa mantenere sempre nella nostra vita questa rinnovata energia.

Frase dal Gosho - 1 settembre 2014

"Si verifica sempre qualcosa fuori dal comune all'alzarsi e all'abbassarsi delle maree, al comparire e scomparire della luna, al passaggio dalla primavera all'estate, dall'estate all'autunno e all'inverno; lo stesso avviene quando una persona comune consegue la Buddità. In quel momento i tre ostacoli e i quattro demoni invariabilmente appariranno: il saggio si rallegrerà, mentre lo stolto indietreggerà."

Dal Gosho "I tre ostacoli e i quattro demoni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 568)