mercoledì 31 dicembre 2014

Ila ha detto...

dossier le storia del budda

Sono grata a questo meraviglioso sito che mi permette di recitare sempre in compagnia e mi ha permesso di imparare in fretta Gongyo.
Grazie anche per tutte le testimonianze e lezioni che permettono a tutti quelli che come me hanno sete di imparare sempre più sul Buddismo di Nichiren.

GRAZIE, davvero col cuore GRAZIE

(Commento del 25 gennaio 2013)

Frase dal Gosho - 31 dicembre 2014

"Nel Significato profondo T'ien-t'ai stabilì i cinque princìpi maggiori di nome, entità, qualità, funzione e insegnamento e, alla luce di questi, spiegò il potere e l'efficacia dei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. Descrivendo il terzo dei cinque princìpi maggiori, la qualità del Sutra del Loto, egli scrive: "Quando si tira la corda principale di una rete, non c'è alcuna maglia che non si muova e,
quando si solleva un lembo del vestito, non c'è filo del vestito che non si sollevi".
Il significato di questo passo è che, con la sola pratica della fede in Myoho-renge-kyo, non ci sono benefici che non si ottengano, e non c'è buon karma che non cominci a operare. È come il caso della rete da pesca: benché la rete sia composta di innumerevoli piccole maglie, quando si tira la corda principale della rete, non c'è una maglia che non si muova. O come il caso di una veste: sebbene la veste sia fatta di innumerevoli fili sottili, quando se ne solleva un lembo, non ci sono fili che non siano sollevati."

Dal Gosho "Conversazione fra un santo e un uomo non illuminato" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 120)

martedì 30 dicembre 2014

Insieme per l'eternità

Ho conosciuto la pratica nel 2002 a Firenze. Lavoravo in una ditta di recupero crediti dove il 60% dei colleghi era membro della Soka Gakkai. Mi ero sposata da poco. Mio marito, da subito, aveva iniziato a recitare Daimoku partecipando agli zadankai.
Ogni volta che si parlava di Buddismo avevo sensazioni negative, non riuscivo a capire il significato della pratica. Ogni volta che Mario recitava in casa chiudevo la porta per non sentire. Provavo vergogna perché non comprendevo. Per iniziare volevo capire a cosa servisse. Quando eravamo a cena con i colleghi si parlava dei principi buddisti e facevo mille domande. Facevo finta di metabolizzare, o forse lo facevo in maniera inconscia. Soprattutto, trovavo sciocco dover recitare una frase per raggiungere degli obiettivi semplici. Tra me e me dicevo: "Ma io ho degli obiettivi da raggiungere?". La risposta era negativa. Pensavo di essere talmente realizzata da non dovermi porre domande. Questo mi allontanava dalla pratica buddista.
Dopo varie vicissitudini decidemmo con mio marito di trasferirci a Torino, la mia città natale, con qualche dubbio: stavo tornando sui miei passi? Trovammo subito la casa dei nostri sogni a un prezzo accettabile, mentre lui continuava a recitare in bagno e, giorno dopo giorno, mi dava prove concrete della sua pratica. Ogni giorno mi chiedeva se volevo recitare con lui, ma io rifiutavo. Io giustificavo tutto come destino.
A maggio del 2005 mio padre ebbe un incidente col motorino, nel quale restò gravemente ferito. Riportò un trauma cranico e venne portato in rianimazione. Al momento dell'incidente non ero a Torino. Quando mia madre mi chiamò presi la macchina e mi precipitai all'ospedale. Dal tono della telefonata avevo intuito la gravità della situazione.
Senza volerlo, in macchina, mentre correvo verso l'ospedale ho recitato per la prima volta Nam-myoho-renge-kyo.
Lo recitai a squarciagola. Avevo paura di non fare in tempo a rivedere mio padre vivo. Dopo una settimana di terapia intensiva si riprese per qualche giorno, giusto in tempo per dirgli che gli volevo un gran bene e di accudirlo per due notti. Rientrò in coma in seguito a una complicazione. In quei giorni recitai al suo fianco col desiderio che non mi lasciasse. Il 28 giugno si spense lentamente. Non riuscii a trasformare in quel momento la sofferenza e non fui in grado di sostenere chi mi era accanto. Credevo di non aver fatto il possibile. Sentirmi impotente non mi permise neanche di entrare nella camera mortuaria per dare l'ultimo saluto al mio babbo tanto amato. Da quel giorno smisi di recitare, avevo avuto la prova che la pratica non funzionava: avevo il desiderio che mio padre non morisse e invece, ormai, era morto.
Nel 2008 iniziai a lavorare in un call-center, dove condividevo la stessa stanza con 18 persone. Una sera, la mia vicina di tavolo, una ragazza che veniva da Alessandria, attirò la mia attenzione. Si girò verso di me, mentre eravamo al telefono con i clienti, mi guardò e, senza dire nulla, mi passò un biglietto con scritto Nam-myoho-renge-kyo. Rimasi senza fiato e la guardai facendo un cenno di approvazione con la testa. Da quel giorno lei è la mia migliore amica. Il suo modo di parlare di Buddismo e di capirmi mi faceva avvicinare sempre di più alla pratica, fino a quando una sera, andando a cena da lei, "mi presentò" il Gohonzon. Lì decisi di abbracciare la pratica per tutta la vita. Era il febbraio del 2009 e il 19 aprile 2009 ho ricevuto il Gohonzon  insieme a mio marito. Un'esperienza indimenticabile.
Ho ricevuto molti benefici dopo la decisione, anche se, secondo me, il beneficio più grande che ho ricevuto è stato quello dei compagni di fede di Terni, i quali mi hanno aiutato ad amare un po' di più la mia città.
In maniera particolare, mi hanno sostenuto per la morte di mia madre, avvenuta il 23 maggio di quest'anno. Ho recitato giorno e notte per la sua guarigione. Ho detto anche a lei di recitare per la sua salute e una o due volte l'ha fatto. Ho recitato con tutta me stessa, smettendo anche di lavorare per recitare più liberamente. Ho pianto davanti al Gohonzon quando dall'ospedale mi hanno chiamato per dirmi che non ce l'avrebbe fatta. Tutti i miei compagni di fede hanno recitato per lei in quei giorni. L'ultima notte di vita di mia madre, dopo aver sfogato con un interminabile pianto la mia disperazione, ho deciso di andare a casa di un membro a capire meglio i concetti buddisti e a recitare fino alle 2.30. Lei mi ha lasciato alle 4.35. Dopo notti insonni anche io mi ero rilassata e addormentata.
Grazie al Daimoku e alla decisione di abbracciare il Gohonzon per tutta la vita, ho trasformato la sofferenza della perdita di mia madre e anche quella vissuta per mio padre. Durante il funerale ho sostenuto mia sorella, mia nipote e i parenti di mia madre. Ho deciso subito, senza dubbi, di entrare in camera mortuaria per dare l'ultimo saluto a lei e per dedicarle il mio Daimoku. È stata un'emozione meravigliosa poter recitare il Daimoku liberamente a voce alta nella camera mortuaria mentre tutti i parenti ci guardavano fare Gongyo insieme a tutto il mio gruppo. Grazie alla pratica, grazie ai compagni di fede, grazie alla mia amica Alessia, grazie a mio marito che mi è stato sempre accanto, ma soprattutto grazie a me, che ho deciso per la mia vita.
Adesso, il suono di Nam-myoho-renge-kyo fa parte di me, mi dà gioia sentirlo recitare. Anche se sono passati pochi giorni dalla scomparsa di mia madre, sono serena, in pace con me stessa. Mi sento di aver fatto tutto il possibile per lei e di averla aiutata nel percorso, nel migliore dei modi, affinché non provasse dolore.
La sento vicina a me, anche se non fisicamente.
Quando il corpo fisico cessa di funzionare la nostra vita entra in una nuova fase, un periodo di latenza seguito dalla rinascita. Come scrive Daisaku Ikeda: "Secondo la visione buddista la vita è eterna e si reincarna continuamente, per cui il Buddismo considera la morte non tanto la fine della vita quanto l'inizio di una nuova esistenza (Il Budda nello Specchio, 139). (V.C.)(dati modificati)

Frase dal Gosho - 30 dicembre 2014

"Lo Yuga ron del bodhisattva Maitreya e il Dai ron del bodhisattva Nagarjuna affermano che, se la malattia di una persona è causata dal karma immutabile, la medicina si trasforma in veleno, ma che il Sutra del Loto trasforma il veleno in medicina"

Da "Il Generale Tigre di Pietra" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 182)

lunedì 29 dicembre 2014

Il Sutra del Loto #204 (prima parte di due)

Il Budda concentra la sua attenzione sul genere umano

Nyo i zen hoben. I ji oshi ko. Jitsu zai ni gon shi. Mu no sek-komo. Ga yaku i se bu. Ku sho kugen sha.

Egli è come l’abile medico che si serve di stratagemmi per curare i suoi figli illusi. Egli vive, ma dice loro che è morto. Nessuno può dire che il suo insegnamento sia falso. Io sono il padre di questo mondo, che salva chi è afflitto e soffre.

Il Jigage, la parte in versi del capitolo Rivelazione, comunica l’essenza della vita eterna del Budda per mezzo di una bella poesia. Dal punto di vista filosofico, il capitolo Rivelazione è pieno di principi importanti, messi chiaramente in luce dal cinese T’ien-t’ai e da altri studiosi. Ma, anziché esporre direttamente questi principi, Shakyamuni cercò di farli giungere al cuore delle persone attraverso il lirismo della poesia. Il suo è un grido “da cuore a cuore” e qui sta la sua grandezza.
Attraverso il ritmo del Jigage, che materializza l’essenza della condizione vitale del Budda, coloro venuti dopo Shakyamuni hanno senza dubbio percepito la sua voce e il suono del suo cuore al di là delle distanze spazio-temporali. Questa è sicuramente una delle ragioni per cui il Sutra del Loto è stato così ampiamente apprezzato e recitato dalle persone nelle varie epoche.
Anche i responsabili dovrebbero studiare la poesia e possedere uno spirito poetico. Chi manca di questo spirito non riuscirà a mantenere un contatto profondo con il cuore delle persone e condurle davvero alla felicità; perciò ho sottolineato ripetutamente l’importanza di questo punto. Siamo quasi alla fine del Jigage, e Shakyamuni ribadisce la conclusione della parabola dell’abile medico e dei figli malati. Per salvare i figli che hanno bevuto il veleno e, di conseguenza, hanno perso la ragione, il padre impiega uno stratagemma. Egli invia qualcuno ad annunciare ai figli la sua morte, inducendoli così a bere la medicina. Ma, come dice Shakyamuni: «nessuno può dire che il suo insegnamento sia falso».
Egli prosegue così: «Io sono il padre di questo mondo, che salva chi è afflitto e soffre». In questo modo proclama a gran voce di essere egli stesso il “padre” che conduce le persone all’Illuminazione. È una dichiarazione veramente grandiosa. La missione del Budda consiste nel grande compito di salvare tutte le persone, in modo radicale, dalle sofferenze che le tormentano.
Cosa significa “io sono il padre di questo mondo” dal punto di vista del Buddismo del Daishonin? Nell’Ongi kuden (Raccolta degli insegnamenti orali) Nichiren Daishonin spiega che il Jigage contiene le virtù di sovrano, maestro e genitore proprie del Budda dell’insegnamento essenziale. “Questa, la mia terra, rimane salva e illesa” attesta la virtù del sovrano; “sono sempre qui a insegnare la Legge” attesta la virtù del maestro e “io sono il padre di questo mondo” quella del genitore. Inoltre Nichiren Daishonin dichiara: «Ora Nichiren e i suoi discepoli che recitano Nam-myohorenge-kyo sono i padri di tutti gli esseri viventi, perché li salvano dai tormenti dell’inferno di incessante sofferenza» (Gosho Zenshu, pagg. 757-8). (dal Nuovo Rinascimento del Gennaio 1997)

Frase dal Gosho - 29 dicembre 2014

"Chi offre anche solo un fiore o un bastoncino di incenso a un sutra così meraviglioso ha fatto offerte a centomila milioni di Budda nelle sue precedenti esistenze."

Dal Gosho "Fortuna in questa vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 583)

domenica 28 dicembre 2014

Frase dal Gosho - 28 dicembre 2014

"Quando fra le persone prevale lo spirito di "diversi corpi, stessa mente", esse realizzeranno tutti i loro scopi, mentre se hanno uno "stesso corpo e diverse menti" non possono ottenere niente di notevole [...] Perfino una sola persona, se ha scopi contrastanti, finirà sicuramente per fallire."

Dal Gosho "Diversi corpi, stessa mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 550)

sabato 27 dicembre 2014

Frase dal Gosho - 27 dicembre 2014

"Ogni essere vivente, dal sommo saggio alla piu` piccola mosca o zanzara, considera la vita come il bene piu` prezioso. Privare un essere vivente della vita e` il peccato piu` grave.
Quando il Budda apparve in questo mondo, fece della compassione per gli esseri viventi il proprio fondamento. E come espressione di compassione per gli esseri viventi, il primo precetto e` non togliere la vita e provvedere al sostentamento degli esseri viventi.
Sostenendo la vita degli altri si ottengono tre benefici: primo, si sostiene la vita, secondo, si ravviva il volto e terzo, si acquista forza."

Da "Lettera a Myomitsu Shonin" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 7, pag. 178)

venerdì 26 dicembre 2014

Il Buddismo e le altre fedi 3/3

[...] L'idea centrale del Buddismo è che siamo totalmente responsabili per le cause poste - buone, cattive o neutre che siano - e anche totalmente responsabili per gli effetti - anche questi buoni, cattivi o neutri - che quelle cause inevitabilmente porteranno nella nostra vita. Prima o poi, nel modo e nel momento più adatto, quegli effetti si manifesteranno. Il Buddismo spiega che cause ed effetti sono legati a noi come la nostra ombra: proprio come non possiamo liberarci dell'ombra, non possiamo liberarci neanche di cause ed effetti.
Questo è sicuramente uno dei principi buddisti più difficili da accettare e comprendere. E' allo stesso tempo molto confortante, perché non stabilisce un codice comportamentale, e molto stimolante, perché riconosce la responsabilità individuale. Paradossalmente, è un insegnamento aperto alla speranza. per esempio, quando nella nostra vita le cose si mettono male, ci viene naturale cercare qualcuno o qualcosa cui attribuire la colpa. Lo facciamo tutti. Il Buddismo invece dice che dobbiamo cercare le cause dentro di noi perchè le troveremo certamente lì. Il punto cruciale è che se le cause sono dentro di noi, lo sono anche le soluzioni. [...]

da: Il buddista riluttante di William Woollard (ed. esperia)

Frase dal Gosho - 26 dicembre 2014

"Ogni fenomeno ha un nome e questo nome indica la particolare virtù o proprietà intrinseca di quella cosa. Per esempio, la persona nota come generale Tigre di Pietra fu chiamata così perché riuscì a trafiggere una tigre di pietra con una freccia. E il Ministro Che Perfora il Bersaglio ricevette questo nome perché riuscì a scagliare una freccia attraverso un bersaglio di ferro. In entrambi i casi il nome indica le qualità della persona. Nel caso del Sutra del Loto della Legge meravigliosa, le virtù e i benefici dei suoi otto volumi e ventotto capitoli sono tutti contenuti nei cinque caratteri che compongono il suo titolo; è come il gioiello che esaudisce i desideri, che contiene al suo interno diecimila gioielli. Questo è il significato della dottrina secondo la quale i tremila regni sono tutti contenuti in un singolo granello di polvere."

Dal Gosho "Cavalli bianchi e cigni bianchi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 942)

giovedì 25 dicembre 2014

La scelta possibile

[...] adesso abbiamo molto di più di quanto avessimo in passato: più comodità, più vacanze, più divertimenti, più partner, più cibo, più case, più salute - tutto tranne che una felicità maggiore. [...]
[...] Il Buddismo insegna che la felicità non si ottiene per caso, ma per scelta, e che tutti possiamo imparare a fare questa scelta.


da: Il buddista riluttante di William Woollard (ed. esperia)

Frase dal Gosho - 25 dicembre 2014

"Il Sutra di Vimalakirti afferma che, quando si ricerca l'emancipazione del Budda nelle menti degli esseri comuni, si scopre che gli esseri comuni sono le entità dell'illuminazione e che le sofferenze di nascita e morte sono nirvana. Afferma inoltre che, se la mente degli esseri viventi è impura, anche la loro terra è impura, ma se la loro mente è pura, lo è anche la loro terra; non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente."

Dal Gosho: "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

mercoledì 24 dicembre 2014

Unknown ha detto...

dossier le storia del budda

Grazie per questo meraviglioso sito.

(Commento del 25 gennaio 2013)

Frase dal Gosho - 24 dicembre 2014

"Se la compassione di Nichiren è veramente grande e omnicomprensiva, Nam-myoho-renge-kyo si diffonderà per diecimila anni e più, per tutta l'eternità, perché ha il benefico potere di aprire gli occhi ciechi di ogni essere vivente del Giappone e sbarrare la strada che conduce all'inferno di incessante sofferenza.
I suoi benefici superano quelli di Dengyo e di T'ien-t'ai e anche quelli di Nagarjuna e Mahakashyapa. I benefici di cento anni di pratica nella Terra della Perfetta Beatitudine non si possono paragonare ai benefici ottenuti in un solo giorno di pratica in questo mondo impuro."

Dal Gosho "Ripagare i debiti di gratitudine" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 658)

martedì 23 dicembre 2014

Un seme dopo l'altro

«Io non so come faccio ad arrivare al cuore delle persone, non ho una ricetta, ma sono certa che tutti abbiamo un grande talento da fare emergere. La molla deve essere il desiderio sincero di togliere sofferenza e dare gioia».

Ci vollero ben due anni perché mi decidessi a partecipare a un meeting ma sentii subito che il mio cuore rispondeva positivamente a quel suono ritmato e armonioso, anche se la mia mente si ribellava al pensiero che avrei potuto realizzare ciò che desideravo dalla vita.
Il mio atteggiamento iniziale fu di competitività, volevo dimostrare che era tutto un bluff. Non avendo desideri impellenti e credendo di avere tutto ciò che desideravo, volli sperimentare la veridicità del Buddismo e come obiettivo, decisi di dimostrarne l'inutilità. Come? Decisi che mio marito, ateo, ingegnere dalla mente matematica e persona razionale si mettesse a recitare Gongyo e Daimoku. Iniziai a recitare costantemente con un impegno incredibile. Il risultato? Una sconfitta al mio ego. Mio marito, da cui vivevo separata non legalmente, ma di fatto, giunse le mani con me e si mise a leggere Gongyo dopo solo quarantacinque giorni. Fu un colpo basso per le mie sicurezze, ma anche un grande stupore e una grande gioia perché avevo cominciato a sperimentare l'immenso potenziale che scaturisce dal profondo della nostra vita. Questa fu la molla per iniziare un cammino sulla strada della mia rivoluzione umana che mi ha portato ad abbandonare tanti atteggiamenti che credevo legittimi per addentrarmi nel profondo della mia vita alla ricerca di quei tesori del cuore che sono la chiave della nostra pratica buddista.
Sono sedici anni che pratico e cosa è cambiato in me? Quanti benefici ho ottenuto? Tantissimi. Non voglio soffermarmi sui benefici visibili, che sono stati innumerevoli, come conservare un aspetto giovanile, essere in buona salute, avere una mente attiva, la gioia di vivere ogni giorno con precisi obiettivi, il lavoro, tanti amici e la voglia di amare...

Frase dal Gosho - 23 dicembre 2014

"Il principio di causa ed effetto è come la relazione tra fiore e frutto. Una fiamma, non più grande della luce di una lucciola, se appiccata a una distesa d'erba secca di mille ri, nello spazio di un istante brucia prima un filo d'erba, poi due, poi dieci, cento, mille, diecimila, consumando in una sola volta tutta l'erba e gli alberi in un'area di dieci o venti cho. Un drago che pone nella sua mano una piccola goccia d'acqua e sale al cielo può far piovere su un sistema maggiore di mondi. Anche un piccolo atto di bontà, se offerto al Sutra del Loto, produce benefici di queste dimensioni."

Dal Gosho "L'insegnamento predicato in accordo con la mente del Budda" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 859)

lunedì 22 dicembre 2014

Il Sutra del Loto #203

Le parole del Budda sono vere, non false

La vita sconfinata del Budda fu il “risultato di una pratica incessante”.
Letteralmente Shakyamuni sta dicendo di aver acquisito la durata della sua esistenza come risultato di una lunga pratica buddista. Questo corrisponde al brano della parte in prosa che dice: “Un tempo anch’io ho praticato le austerità di bodhisattva e la condizione vitale che ho acquisito…”. Ma, come notava Toda: «Nei termini del suo implicito significato, non si tratta di qualcosa di acquisito attraverso una lunga pratica, ma qualcosa di originale ed eterno, innato nella vita». In altre parole, ognuno di noi possiede originariamente una vita eterna identica a quella del Budda. Shakyamuni proclama più avanti, “Voi, uomini di saggezza, liberatevi da ogni dubbio in proposito! Sradicatelo una volta per tutte. Le parole del Budda sono vere, non false”. Ci dice quindi che dovremmo essere fiduciosi che la vita eterna e immortale del Budda esiste anche dentro di noi! “Liberatevi da ogni dubbio in proposito!” sono parole molto forti, ma di una persona sincera; parole vigorose, ma che allo stesso tempo traboccano di compassione: il Budda non conosce falsità. I discepoli che lo seguono in modo corretto e senza distorsioni o esitazioni possono manifestare la sua stessa saggezza illimitata e la sua stessa forza vitale.
Non ci sono assolutamente dubbi al riguardo. Questo è quanto ci assicura il Budda in questo brano. (dal Nuovo Rinascimento del dicembre 1996)

Frase dal Gosho - 22 dicembre 2014

"Non c'è vera felicità se non quella di avere fede nel Sutra del Loto. Questo si intende con «pace e sicurezza nell'esistenza presente e nasceranno in circostanze favorevoli nelle successive». Non permettere mai che le avversità della vita ti preoccupino, nemmeno i santi o i saggi possono evitarle. Recita Nam-myoho-renge-kyo e bevi sakè solo a casa con tua moglie. Quando c'è da soffrire, soffri; quando c'è da gioire, gioisci.
Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo.
Come potrebbe non essere questa la gioia senza limiti della Legge?"

Dal Gosho "Felicità in questo mondo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 607)

domenica 21 dicembre 2014

Frase dal Gosho - 21 dicembre 2014

"Il precetto di non uccidere esseri viventi è il primo fra tutti i vari precetti. I cinque precetti iniziano da quello che proibisce di togliere la vita e anche gli otto precetti, i dieci precetti, i duecentocinquanta precetti, i cinquecento precetti, i dieci maggiori precetti del Sutra della Rete di Brahma, i dieci illimitati precetti del Sutra della Ghirlanda di fiori e i dieci precetti del Sutra della Collana di gioielli cominciano tutti con il precetto di non uccidere. E la prima delle tremila sanzioni proibite dal Confucianesimo è la pena capitale.
La ragione è che «persino i tesori di un intero sistema maggiore di mondi non valgono quanto il corpo e la vita», il che significa che nemmeno tutti i gioielli e i tesori che colmano un intero maggiore di mondi possono uguagliare il valore di una vita."

Dal Gosho: "Lettera ad Akimoto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 905)

sabato 20 dicembre 2014

Frase dal Gosho - 20 dicembre 2014

"Ne' la Pura Terra ne' l'inferno esistono al di fuori di noi; entrambi esistono nei nostri cuori. Chi si risveglia a questa verita` e` chiamato Budda, chi vive nell'illusione e` chiamato comune mortale. Il Sutra del Loto ci risveglia a questa verita` e, per chi abbraccia il Sutra del Loto, l'inferno diventa la terra illuminata."

Da "Inferno e Buddita`" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 196)

venerdì 19 dicembre 2014

Il Buddismo e le altre fedi 2/3

[...] Il secondo tratto distintivo, se così vogliamo chiamarlo, che su di me ha avuto un grande effetto, è stato comprendere che il Buddismo non è moralista, nel senso che non ci sono dogmi o comandamenti stilati da una autorità esterna per stabilire come si deve vivere. Questa è una differenza fondamentale perchè siamo abituati all'idea che tutte le religioni abbiano una serie di regole comportamentali da osservare. [...]

da: Il buddista riluttante di William Woollard (ed. esperia)

Frase dal Gosho - 19 dicembre 2014

"Tuttavia c'è una differenza se si recita il daimoku e allo stesso tempo si va contro l'intento di questo sutra. Nella pratica di questo sutra ci sono vari stadi [e di conseguenza varie forme di offesa]. Le riassumerò citando dal quinto volume di Annotazioni su "Parole e frasi del Sutra del Loto": «Illustrando i vari tipi di male, Parole e frasi del Sutra del Loto afferma concisamente: "Predica fra i saggi, non fra gli stolti".
Enumerando questi mali, uno studioso dice: "Prima elencherò le cattive cause, poi i loro effetti. Le cattive cause sono quattordici: 1) arroganza; 2) negligenza; 3) opinioni personali errate; 4) comprensione superficiale; 5) attaccamento alle illusioni e ai desideri; 6) non [voler] comprendere; 7) non credere; 8) mostrare ripugnanza aggrottando le sopracciglia; 9) covare dubbi; 10) offendere la Legge; 11) disprezzare; 12) odiare; 13) invidiare; 14) serbare rancore"». Queste quattordici offese si applicano sia al clero che ai laici, quindi devi guardarti da esse."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670)

giovedì 18 dicembre 2014

La vita è da vivere appieno


Il Dott. David W. Chappell - Studioso di Buddismo

La vita è da vivere appieno, con entusiasmo e vigore. Ciò che mi ha profondamente colpito quando ho incontrato il dottor David W. Chappell, studioso di Buddismo e professore del Dipartimento di Religione dell'Università delle Hawaii a Manoa, è stato il suo gradevole sorriso. La sua solarità è contagiosa. Nelle tre ore e mezzo in cui abbiamo dialogato, non ha mai smesso di sorridere. Quando parla, si percepisce la gioia sgorgare dal suo cuore.

Il dottor Chappell visitò il Giappone alla fine di aprile del 1996. Di solito in quel periodo i ciliegi sono coperti dalle prime foglie verdi, ma, essendo quella una primavera fredda, il dottor Chappell fu accolto dai boccioli ancora in fiore. "Forse sono stati così gentili da aspettarmi" disse, e il discorso si spostò sui fiori. Anche nella hall del Seikyo Shimbun c'era una composizione d'iris viola e di azalee scarlatte.
Il dottor Chappell fece notare che tra tutti i grandi testi religiosi del mondo, il Sutra del Loto si distingue per la presenza di un fiore nel titolo e per i molti riferimenti al mondo della natura. Secondo la sua opinione, il Sutra del Loto avrà un potenziale incredibile nel prossimo secolo, quando per l'umanità sarà importante riconquistare una relazione più profonda con la natura.
Dissi: "L'amore per i fiori è un amore per la pace. Se l'amore per i fiori e per la natura si diffonderà, nel mondo ci saranno più pace e più bellezza". Il dottor Chappell mi sorrise annuendo. "L'amore per la bellezza" disse "unisce il genere umano. Vari sono gli aspetti che costituiscono la vita e la società: il commercio, la politica e la religione. La bellezza, però, è ciò che unisce l'umanità in tutta la sua pluralità. Credo si possa dire che il loto del Sutra del Loto è un simbolo di tale bellezza, un simbolo dell'unità dell'intera umanità".
Il dottor Chappell continuò: "Il nome di Nichiren è costituito dalle parole "loto" e "sole". Si tratta della combinazione di un fiore unita all'energia che permette a quel fiore di sbocciare".
Il Sutra del Loto, il testo del fiore della Legge, è un'ode alla vita, il canto della gioia di vivere, un inno all'immensa fortuna di avere la vita. Il motto del dottor Chappell è: "Ogni giorno è un buon giorno". Egli crede che sia importante ricordarsi di avere gratitudine per tutte le forme di vita - l'erba e gli alberi, la terra e il cielo, il fuoco e l'acqua - e per tutte le piccole cose, ordinarie e quotidiane che tendiamo a non considerare o a dare per scontate. "Ogni giorno è meraviglioso. Ogni giorno mi sento felice. Ogni giorno mi sento fortunato".
Il dottor Chappell ha superato molte malattie. Già in giovane età dovette sottoporsi a un importante intervento chirurgico alla schiena. Inoltre vinse la sua battaglia contro un cancro maligno di grave entità per il quale le possibilità di sopravvivenza sono solo dell'1%. Lui stesso ricorda che nei tre mesi di radioterapia era diventato "come un anziano quasi privo di forza o energia per fare qualunque cosa". Egli ha anche affrontato una malattia al cuore. "Quindi" dice "so che tesoro meraviglioso è la vita. Ogni giorno è un buon giorno".
Il Buddismo insegna che un singolo giorno di vita è più prezioso di tutti i tesori dell'universo. Spesso le persone definiscono la gioia come qualcosa di meraviglioso ma ne avvertono un senso di mancanza nelle loro vite. Questa è un'affermazione molto triste. Il solo dono della vita dovrebbe darci gioia. Soltanto aprendo gli occhi possiamo vedere il verde brillante di fiori e alberi e il blu del cielo. Ascoltando, invece, possiamo sentire i passi di un amico. Possiamo sentire il cinguettio degli uccelli e le voci allegre dei bambini. Con le labbra possiamo dire "Grazie". Abbiamo gambe, con cui poter passeggiare sulla nostra magnifica terra. Abbiamo mani con cui stringere quelle degli altri, con cui scrivere lettere e condividere i nostri sentimenti.
E ancora, anche se non ci fosse possibile vedere, sentire, muovere braccia e gambe, i nostri cuori batterebbero comunque; si riempiono di speranza giorno e notte, splendendo per sempre, come il sole e la luna. Come potremmo sprecare questo tesoro prezioso della vita? Ecco perché dovremmo vivere ogni giorno con gioia e vitalità. Dovremmo completamente adempiere le nostre responsabilità e trarre il massimo da ogni singolo giorno.
Il dottor Chappell imparò il valore e la bellezza della vita attraverso la sua esperienza ravvicinata con la morte. L'inverno si trasforma sempre in primavera: questo è il messaggio del Sutra del Loto. Senza sopportare l'inverno delle sofferenze non si può assaporare la primavera della gioia. Gli alberi germogliano; eppure, sono le spaccature sulla corteccia a segnalarne la presenza di vita; per loro, rappresentano segni di sofferenza. Solo dopo che lacrime di linfa sono sgorgate negli alberi, il verde dei loro nuovi germogli appare.
La personalità stessa dello studioso è inseparabile dalla sua indagine empirica e dalle intuizioni che da essa ne trae. Il dottor Chappell, che ama moltissimo la vita, ha particolarmente a cuore l'ideale della molteplicità perché considera la vita un fenomeno di varia entità. Nel capitolo Parabola delle erbe medicinali del Sutra del Loto, la pioggia cade uniformemente sugli alberi, sui cespugli e sulle altre piante, così che ognuna di queste entità cresca e fiorisca secondo la sua natura. Allo stesso modo la Legge mistica piove su tutta l'umanità affinché ogni singolo individuo possa crescere e fiorire rivelando il proprio potenziale innato. Questo è il principio del ciliegio, del pruno, del pesco e del susino selvatico, ossia il principio buddista dell'unicità di tutte le entità viventi.
Il dottor Chappell si oppone a qualunque movimento che sopprime la libertà e la diversificazione. È un uomo combattivo che ha manifestato ripetutamente la sua preoccupazione in merito al crescente nazionalismo, così presente in Giappone oggi. David Chappell è un uomo conosciuto per i suoi studi sul Buddismo cinese e ha esposto un'interessante teoria sul tempio Guoqingsi situato ai piedi del monte Tien-tai in Cina: al tempio fu dato il nome di Guoqingsi "Tempio che purifica la nazione" per esprimere l'idea che il governo della nazione dovrebbe proteggere e difendere lo spirito religioso. Poco dopo quell'evento il governo cinese cominciò a perseguitare il Buddismo, tentando, così, di eliminare qualunque valore religioso. Il dottor Chappell ha evidenziato che i governi non sorretti da un sistema di valori religiosi sono destinati alla corruzione e alla regressione. L'oppressione del più forte verso il più debole si diffonde, ha aggiunto, dando così origine a una pericolosa tendenza verso il conflitto e il caos.
Il dottor Chappell ha affermato che nel ventunesimo secolo lo spirito del bodhisattva sarà un valore necessario e ha individuato nella Soka Gakkai ciò che permetterà di tradurre sul piano pratico quello spirito: "Il movimento della Soka Gakkai si propone di raggiungere le singole persone ovunque esse siano. Questo è l'atteggiamento di automotivazione proprio del bodhisattva, andare laddove c'è una condizione di necessità". Il dottor Chappell sottolinea che le scritture buddiste insegnano "la pratica del bodhisattva a livello individuale". Purtroppo la società di massa in cui viviamo oggi, sostiene, richiede una "pratica organizzata dei bodhisattva", che unisca e armonizzi il desiderio delle persone di contribuire alla società. Questa è un'osservazione estremamente perspicace.
Il Sutra del Loto è una scrittura della gioia di vivere. Noi, che conosciamo la vera essenza del Sutra del Loto, difenderemo sempre la causa della libertà. Lavoreremo per nutrire il bene e sradicare il male, dedicando le nostre vite a fare della Terra un giardino di "fiori umani" unici, ricchissimi e diversi tra loro. Quando raggiungeremo la fine del viaggio per la nostra missione in questa vita, mettiamoci in cammino verso quella che verrà con queste parole: "Ho vissuto una vita piena. Ho trionfato. Grazie vita! Grazie di tutto!".

Frase dal Gosho - 18 dicembre 2014

"Ogni cosa ha il suo punto essenziale e il cuore del Sutra del Loto è il suo titolo, o daimoku: Nam-myoho-renge-kyo. In verità, se lo reciti mattina e sera, stai leggendo correttamente l'intero Sutra del Loto. Recitare il daimoku due volte equivale a leggere due volte l'intero sutra, cento daimoku equivalgono a cento letture del sutra e mille daimoku a mille letture. Quindi, se reciti incessantemente il daimoku, leggerai incessantemente il Sutra del Loto."

Dal Gosho "L'unica frase essenziale" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 821)

mercoledì 17 dicembre 2014

Milena ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao, 
solo 4 giorni fa ho ricevuto il Gohonzon... credevo che la mia vita avesse già subito una notevole trasformazione... ma non sapevo quanto ancora sarebbe dovuto accadere...
grazie a tutti...
NMHRK

(Commento del 24 gennaio 2013)

Frase dal Gosho - 17 dicembre 2014

"Nel passato il ragazzo delle Montagne Nevose volle dare la sua vita per la metà di un verso. Quanto più dovremmo esser grati di poter ascoltare un capitolo o un volume del Sutra del Loto! Come potremo mai ripagare una cosa simile? Se ti preoccupi veramente della tua prossima vita, devi seguire l'esempio del ragazzo delle Montagne Nevose: anche se sei molto povero e non hai tesori da offrire, se si presenta l'occasione di offrire la tua vita per la Legge buddista, devi dare la vita per imparare la Legge buddista. Questo nostro corpo comunque diventerà nulla più del terreno delle colline e dei campi; è inutile lesinare la tua vita perché, per quanto lo desideri, non potrai continuare a farlo per sempre. Anche un uomo che vive a lungo, raramente vive oltre i cento anni e tutti gli eventi di una vita non sono che il sogno di un breve sonno."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 674)

martedì 16 dicembre 2014

Un granello di fiducia

Ogni pensiero che questo fosse un gesto inutile lo combattevo di fronte al Gohonzon, facendo leva in questi momenti soprattutto sulla gioia di contribuire, nel mio piccolo, a kosen-rufu.

Ho conosciuto questo Buddismo nel 1987, assieme a mia sorella; lei iniziò subito, io due anni dopo. Cominciai per affrontare la depressione che l'estate precedente mi aveva tenuto quasi sempre chiusa in casa. All'università dovevo per forza assistere alle lezioni, stare in mezzo agli altri e, nonostante mi sentissi male, non potevo scappare.
La prima sfida furono gli esami, la paura di fallire, la mancanza di fiducia nelle mie possibilità. Altro nodo doloroso era il rapporto con mio padre, fatto di liti, rancori e sfiducia.
Il 7 novembre 1990 ricevetti il Gohonzon e la responsabilità di gruppo e di nuovo affiorò la sensazione di non essere capace, adatta, ma decisi che mi sarei sfidata. Mi incoraggiava una frase di Gosho: «Una donna che si dedica al Gohonzon attira la felicità in questa vita e nella prossima il Gohonzon la proteggerà sempre. Come una lanterna nell'oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada. [...] Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te» (Il vero aspetto del Gohonzon, SND, 4, 203).
Nel 1992 Ikeda venne in Italia e determinai che mi sarei laureata entro giugno 1993 con non meno di cento e che, finita l'università, sarei tornata a lavorare con mio padre, con cui avrei instaurato un bellissimo rapporto, dimostrandogli il valore della pratica buddista. Mancavano ancora quattro esami.

Frase dal Gosho - 16 dicembre 2014

"Il Sutra di Virtù Universale, spiegando l'essenza del Sutra del Loto, afferma: "Anche senza estinguere i desideri e le illusioni e senza separarsi dai cinque desideri...". Il Gran Maestro T'ien-t'ai in Grande concentrazione e visione profonda afferma: "I desideri e le illusioni sono illuminazione e nascita e morte sono nirvana". Il Bodhisattva Nagarjuna spiegando nel Trattato sulla grande perfezione della saggezza che il Sutra del Loto supera tutti gli altri insegnamenti della vita del Budda, dice: "[Il Sutra del Loto è] come un grande medico in grado di trasformare il veleno in medicina". Ciò significa che un medico mediocre cura una malattia con una medicina, un grande medico cura una malattia grave con un potente veleno."

Dal Gosho "Il ricevimento di nuovi feudi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 840)

lunedì 15 dicembre 2014

Il Sutra del Loto #202

Avanzando alla luce del Gohonzon

Il potere della mia saggezza è tale da illuminare infinitamente lontano. Questa vita che dura da innumerevoli eoni l’ho conquistata come risultato di una pratica incessante. Voi uomini di saggezza, liberatevi da ogni dubbio in proposito! Sradicateli una volta per tutte: le parole del Budda sono vere, non false.

Il brano descrive l’infinita saggezza del Budda che, come il sole a primavera, rinvigorisce e nutre la vita. La primavera causa un’esplosione vitale di bellissimi fiori e fresche foglie, che, illuminati dalla luce del sole, sembrano fare a gara per superarsi l’un l’altro: allo stesso modo la grande luce della saggezza del Budda brilla e nutre il germoglio della Buddità nella vita di tutte le persone. Nel paragrafo precedente, “il potere della mia saggezza” descrive come il Budda usi la propria saggezza per guidare abilmente le persone a ottenere la Buddità, a volte predicando la verità e a volte utilizzando degli espedienti.
La saggezza del Budda è senza limiti e pertanto “le sue gemme risplendono senza pari”. La luce della saggezza del Budda disperde l’oscurità nella vita di innumerevoli persone di tutto il mondo. La grande luce del beneficio del Gohonzon, transcendendo vita e morte, brilla su di noi per sempre e in tutto l’universo. “Questa vita che dura da innumerevoli eoni” si riferisce alla vita eterna del Budda, fatta di infinita saggezza e compassione. Il suo più grande desiderio è che a tutti giunga la luce di questa saggezza, cosicché riconoscano che la loro vita è eterna. Ogni giorno incoraggiamo le persone affinché tramite i loro sforzi diventino felici. Ogni persona è diversa, la vita è complicata. Ci preoccupiamo di come incoraggiare ogni persona a seconda della sua situazione, e sforzandoci ogni giorno continuiamo a dare coraggio e speranza. Non esiste niente di più onorevole. Stiamo conducendo vite veramente nobili e mistiche; ogni giorno manifestiamo una saggezza infinita trasmettendo alla vita dei nostri amici la luce della speranza.
In tal senso “I suoi raggi sagaci risplendono senza fine”. Questa “esistenza di innumerevoli eoni” si riferisce a noi che, come dottori dell’umanità, illuminiamo una società confusa con uno stato vitale solare. Esprime anche la nobile funzione delle nostre vite nel ricevere in cambio dal Gohonzon una forza vitale incredibile e nell’inviare alla gente una corrente continua di felicità. (dal Nuovo Rinascimento del dicembre 1996)

Frase dal Gosho - 15 dicembre 2014

"...in Cina vissero due medici chiamati Huang Ti e Pien Ch'üeh e in India i medici Detentore d'Acqua e Jivaka. Essi furono i tesori dei loro tempi e i maestri dei medici delle epoche successive, ma non erano nemmeno lontanamente paragonabili alla persona che chiamiamo Budda, un medico straordinario.
Questo Budda rivelò la medicina dell'immortalità: gli attuali cinque caratteri di Myoho-renge-kyo.
Egli insegnò che questi cinque caratteri sono la buona medicina per le malattie della gente di Jambudvipa."

Dal Gosho "La buona medicina per tutti i mali" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 833)

domenica 14 dicembre 2014

Frase dal Gosho - 14 dicembre 2014

"Nel passato il Bodhisattva Mai Sprezzante sostenne che tutti gli esseri umani hanno la natura di Budda, che abbracciando il Sutra del Loto avrebbero conseguito sicuramente la Buddità e che disprezzare una persona è disprezzare il Budda stesso.
La sua pratica era di venerare tutti. Egli venerava anche coloro che non credevano nel Sutra del Loto perché anch'essi avevano la natura di Budda e un giorno avrebbero potuto credere nel sutra. A maggior ragione devi venerare i monaci e i laici che abbracciano il sutra."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670)

sabato 13 dicembre 2014

Frase dal Gosho - 13 dicembre 2014

"Che cosa ammirevole che tu abbia letto l'intero Sutra del Loto con il corpo e con la mente! Tu potrai salvare tuo padre e tua madre, i sei parenti e tutti gli esseri viventi. Gli altri leggono il Sutra del Loto solo con la bocca, leggono solo le parole, ma non leggono con la mente. Anche se lo leggono con la mente, non lo leggono con il corpo. Veramente lodevole e` leggerlo sia con il corpo che con la mente. Il Sutra del Loto dice: "I giovani figli delle divinita` celesti lo sorveglieranno e lo serviranno"."

Da "Lettera al prete Nichiro in prigione" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 7, pag. 175)

venerdì 12 dicembre 2014

Il Buddismo e le altre fedi 1/3

[...] Il Buddismo è ateo - o umanistico - nel senso che non prevede la figura di un dio creatore onnipotente comune invece a molte delle grandi religioni del mondo come il Cristianesimo, l'Islamismo, l'Induismo o l'Ebraismo. La forma precisa della natura divina varia ovviamente da una religione all'altra, ma in termini strutturali da una parte c'è Dio - o comunque una o più divinità responsabili della creazione che hanno quindi un ruolo importantissimo nella vita degli esseri umani - e dall'altra c'è tutta l'umanità. [...]

da: Il buddista riluttante di William Woollard (ed. esperia)

Frase dal Gosho - 12 dicembre 2014

"Domanda: Qual è il tempo per predicare i sutra hinayana e i sutra provvisori e quale quello per predicare il Sutra del Loto?
Risposta: Perfino per i bodhisattva, da quelli dei dieci stadi della fede fino ai grandi bodhisattva del livello di illuminazione quasi perfetta, è difficile riconoscere il tempo e la capacità; a maggior ragione sarà difficile per noi esseri comuni.
Domanda: In che modo dunque potremmo conoscerli?
Risposta: Prendiamo a prestito l'occhio del Budda per valutare il tempo e la capacità. Usiamo il sole del Budda per illuminare il paese."

Dal Gosho "La scelta del tempo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 481)

giovedì 11 dicembre 2014

Itai è il modo di vivere, doshin è la fede


Riferendosi a itai doshin Josei Toda disse: «Se ogni persona esibisce tutta la sua forza e avanza con fermezza verso la realizzazione dell’obiettivo comune, allora sorgerà automaticamente una profonda unità». È di estrema importanza per ognuno sviluppare al massimo il proprio carattere. Toda definì itai doshin dicendo: «Itai indica il modo di vivere personale, il diverso contesto che dà pieno significato all’individualità. Doshin indica la fede e la decisione di raggiungere l’obiettivo di kosen-rufu». Riconoscendo la profonda relazione tra itai e doshin, io spero che tutti noi avanzeremo sempre in splendida unità. La chiave dell’unità è profonda, è il legame tra vita e vita. Toda aggiunse: «Se c’è una qualche distanza tra voi e me, o un eccessivo attrito, l’asse portante della Soka Gakkai non produrrà frutti».

Durante il Festival Mondiale per la Pace, giovani di cinquantuno paesi differenti hanno ballato e cantato per la pace con grande gioia e in armonia. Il colore della loro pelle è diverso e parlano lingue differenti. Le loro tradizioni sono molte, così come i loro usi e costumi. Le loro menti, però, sono come una sola. Non è questa la fonte di bellezza e di ispirazione per un festival culturale? Non importa quanto siano diverse le nazionalità e le culture, la razza umana tutta può procedere verso la pace grazie ad “una sola mente”. Non è esagerato dire che, sebbene su piccola scala, questo festival è prova di una simile realtà.

«Shin di itai doshin - spiegava il presidente Toda - non significa solo “mente”. Quando si parla di “diversi corpi, un’unica mente” si intende “la mente che crede”, significa quindi “condividere una stessa fede”». Itai doshin non si riferisce semplicemente ad aspetti superficiali quali l’essere in buoni rapporti con gli altri o rendersi disponibili verso di loro, ma vuol dire fondare la propria esistenza sul Gohonzon: cioè non separarsi mai dalla vita di Nichiren Daishonin e continuare a progredire insieme a qualunque costo. Itai doshin si realizza unicamente in una fede individuale che non si arrende mai. Siccome tutti noi possediamo lo stesso ichinen e abbracciamo lo stesso obiettivo di kosen-rufu, siamo chiamati compagni di fede. Ma non lo si può essere veramente se la propria decisione oscilla e cambia di fronte ad ogni nuova svolta degli eventi. Per di più, così facendo, si è sconfitti nella vita. Spero che riusciate a imprimere nel vostro cuore le parole di Toda: «Fin tanto che la “mente che crede” sarà forte... non fallirete mai».

Frase dal Gosho - 11 dicembre 2014

"I domini del [tuo signore], il prete laico Ema erano vasti, ma ora si sono ridotti; egli ha molti figli e anche un gran numero di persone al suo servizio da lungo tempo.
Come i pesci si agitano quando l'acqua dello stagno diminuisce e come gli uccelli si contendono i rami degli alberi quando iniziano a soffiare i venti autunnali, così la gente del clan sarà invidiosa di te. Per di più, poiché varie volte hai disubbidito agli ordini del tuo signore e sei andato contro i suoi desideri, chissà quante calunnie sono state dette su di te! Tuttavia, dopo averti più volte privato del tuo feudo, mi dici che ora ti ha di nuovo assegnato delle terre. È straordinario! Questo precisamente vuol dire «virtù invisibili portano ricompense visibili». Ciò deve essere accaduto a causa della tua profonda sincerità nel cercare di condurre il tuo signore alla fede nel Sutra del Loto."

Dal Gosho "Più lontana la sorgente, più lungo il corso del fiume" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 835)

mercoledì 10 dicembre 2014

Carmelo Amores ha detto...

dossier le storia del budda

Silvano,
grazie per la possibilità che offri a chi come me sta iniziando a conoscere questa filosofia di vita.
Carmelo

(Commento del 20 gennaio 2013)

Frase dal Gosho - 10 dicembre 2014

"Miei discepoli, credete a ciò che dico e osservate ciò che succederà. Tutte queste cose accadono non perché io sia una persona venerabile, ma perché il potere del Sutra del Loto è supremo. Se io elogio me stesso, tutti penseranno che sono presuntuoso, ma, se mi umilio, disprezzeranno il sutra. Più alto è il pino, più lunghi sono i rami di glicine [che da esso pendono]. Più profonda la sorgente, più lungo il corso del fiume. Che fortuna, che gioia!
In questa terra impura io sono l'unico a godere di felicità e di gioia."

Dal Gosho "Il santo conosce le tre esistenze della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 572)

martedì 9 dicembre 2014

Quella donna sei tu

Sono attrice da quasi trent'anni. Ho lavorato con grandi maestri: Gassman, Eduardo, Ermanno Olmi, i fratelli Taviani, facendo una gavetta dura, lunga e piena di frustrazioni e qualche soddisfazione. Negli ultimi cinque anni la scontentezza e il malessere erano diventati i padroni della mia vita professionale. Mi lamentavo dell'ambiente di lavoro, facendo il confronto con l'estero, dove la qualità e il rispetto per la professionalità sono decisamente al primo posto. Il tutto era accompagnato da una situazione familiare disastrata: mia madre, essendo molto malata e bisognosa di assistenza continua, assorbiva tutte le mie poche energie residue che dovevo poi impiegare nella ricerca del lavoro e nel cercare di essere sempre all'altezza delle situazioni. La mia pratica buddista era faticosa e discontinua, mi lamentavo continuamente perché non vedevo risultati, cercavo sempre qualcuno che potesse darmi una soluzione: guardavo fuori anziché dentro di me. Tutto era diventato una serie di umiliazioni di cui mi sentivo vittima e di cui ero però l'artefice, visto che accettavo tutte le occasioni che mi capitavano pur di lavorare e pur di avere la scusa di abbandonare per qualche breve periodo mia madre e mio padre, dato che io sono l'unica a occuparmene.
Bevevo circa un litro e mezzo di vino al giorno e qualche volta a pasto; quando ero in tournée anche il grappino finale. Era chiaro che mi stavo facendo seriamente del male, tanto che il mio medico mi disse che se non riuscivo a smettere di bere da sola dovevo farmi aiutare dagli alcolisti anonimi. Fu un pugno nello stomaco sentirmi dire che ero alcolizzata, ma poi pensai: «Ma io ho la pratica buddista e tanti compagni di fede a cui poter chiedere consiglio!».

Frase dal Gosho - 9 dicembre 2014

"Saggio non è chi pratica il Buddismo prescindendo dalle questioni mondane, ma chi comprende perfettamente i princìpi che governano il mondo"

Dal Gosho "Il kalpa della diminuzione" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 995)

lunedì 8 dicembre 2014

Il Sutra del Loto #201 (seconda parte di due)

Dunque questo brano si riferisce a “Nichiren e i suoi seguaci che recitano Nam-myoho-renge-kyo”. La SGI è un corpo unico che si dedica al compimento della volontà e del mandato del Budda, fatto di persone che sinceramente mettono in pratica lo spirito del Buddismo. Ecco perché nella SGI regna il potere della Legge mistica e la forza della giustizia. Il Daishonin dice: «Quando il re leone ruggisce … i cento cuccioli si sentono incoraggiati» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 7, pag. 217).
Il Daimoku è il ruggito del leone, e tutti noi siamo dei leoni. Il beneficio che deriva dal nostro impegno per kosen rufu è immenso, il Gohonzon conosce tutti i nostri sforzi. La parte seguente: “Talvolta a quelle persone insegnerò l’incommensurabile durata della vita del Budda e a quelli che mi vedranno soltanto dopo un lungo periodo, spiegherò com’è difficile incontrare un Budda” di per sé rivela quanto sia immensa la saggezza del Budda per salvare la gente.
Dal punto di vista del Buddismo di Nichiren Daishonin indica il grande potere del beneficio del Gohonzon. Josei Toda diceva: «Quando leggiamo questo brano con mente pura, possiamo sviluppare una grande fiducia nella nostra vita».
Mentre alle persone “sensibili, pacifiche e rette” rivela che la vita del Budda è infinita, a coloro che invece lo vedono solo dopo molto tempo Shakyamuni insegna “come è difficile incontrare un Budda”. Il Budda esiste sempre, ma incontrarlo è cosa rara.
Anche se può sembrare contraddittorio è il tema centrale del Jigage, la sezione in versi del capitolo Juryo. Se Shakyamuni dicesse che il Budda esiste sempre, le persone nutrirebbero un senso di dipendenza da lui e ciò è una contraddizione per il Buddismo, che invece spinge ogni persona a diventare un Budda. Il Budda vuole che l’individuo si basi solo su se stesso. E così, come ultimo espediente, usa la sua morte per far capire alle persone che incontrarlo è assai difficile, facendo scaturire in loro un profondo spirito di ricerca.
La vera salvezza si può raggiungere solo tramite la percezione dell’eternità della propria vita: il Budda utilizza la saggezza e l’abilità per indurre tutti a questa consapevolezza.
Dire semplicemente che la vita del Budda è eterna non è altro che idealismo.
Dal punto di vista del Buddismo di Nichiren Daishonin il significato è che la nostra vita è eterna. L’importante è che noi ne diventiamo profondamente consapevoli.
Per guidare tutte le persone dell’Ultimo giorno della Legge alla Buddità, il Daishonin ha manifestato la sua vita eterna sotto forma del Gohonzon. Dal punto di vista del suo insegnamento, questo è il significato di “io descrivo la durata della vita del Budda come infinita”.
Con fede corretta, sensibile e pacifica veneriamo il Gohonzon come la manifestazione della vita suprema del Daishonin. Con questa fede e un forte spirito di ricerca, possiamo vedere il Gohonzon e la vita del Daishonin nella nostra vita, e sentire il nostro beneficio eterno ed indistruttibile. Se non creiamo una mente basata sulla fede, non riusciamo a vedere chiaramente il Gohonzon: questo è il significato implicito della frase “Spiego quanto sia difficile incontrare il Budda”. Toda spiegava: «Ci viene insegnato che la nostra vita è eterna. Ma quando realmente capiamo il significato di “eterno” ci rendiamo conto di quanto sia importante questa vita presente. Non dobbiamo sprecarla: ecco perchè recitiamo Daimoku e svolgiamo la nostra pratica di propagazione».
Poiché la nostra vita è realmente eterna, ecco che il momento presente è veramente prezioso. Sprecare questa esistenza significa trascurare la vita per sempre. Le nostre azioni basate sul concetto “da ora in avanti” hanno un grande significato.
La nostra vita è eterna e dotata di nobiltà indistruttibile come quella del Budda. I dieci mondi coesistono in ogni momento, il nostro potenziale è infinito. Questo è lo spirito fondamentale del Buddismo, che attribuisce una grande importanza al presente, base della santità della vita. (dal Nuovo Rinascimento del dicembre 1996)

Frase dal Gosho - 8 dicembre 2014

"È normale che, quando un'epoca inizia a declinare, tutti i santi e i saggi si ritirino dal mondo e che il paese sia pieno soltanto di calunniatori, di adulatori, di gente che ti sorride per poi pugnalarti alle spalle o che ti inculca idee distorte. Così si legge nei sutra. Per fare un esempio, se l'acqua cala, lo stagno rumoreggia e, quando soffia il vento, il mare non rimane calmo. Si legge inoltre che all'inizio dell'ultima epoca, poiché siccità, epidemie, grandi piogge e venti impetuosi si susseguiranno senza tregua, anche le persone di gran cuore diventeranno meschine e coloro che ricercano la via nutriranno opinioni errate. I sutra affermano che in tale situazione padre e madre, marito e moglie, fratello maggiore e fratello minore saranno in contrasto gli uni contro gli altri, come cacciatore e cervo, gatto e topo o falco e fagiano; per non parlare dei litigi fra estranei."

Dal Gosho "Un padre abbraccia la fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 749)

domenica 7 dicembre 2014

Frase dal Gosho - 7 dicembre 2014

"Oggi ci sono persone che credono nel Sutra del Loto; la fede di alcuni è come il fuoco, quella di altri è come l'acqua. Quando i primi ascoltano l'insegnamento, ardono di passione come il fuoco, ma, con il passare del tempo, tendono ad abbandonare la fede. Avere fede come l'acqua significa credere sempre, senza mai retrocedere."

Dal Gosho "I due tipi di fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 798)

sabato 6 dicembre 2014

Frase dal Gosho - 6 dicembre 2014

"La funzione del fuoco è bruciare e dare luce. La funzione dell'acqua è lavare la sporcizia. Il vento spazza via la polvere e infonde la vita nelle piante, negli animali e negli esseri umani. La terra produce le piante e gli alberi, e il cielo provvede all'umidità che reca nutrimento. Anche i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo operano così: sono le funzioni benefiche dei Bodhisattva della Terra, discepoli del Budda nella sua vera identità."

Dal Gosho "L'eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 191)

venerdì 5 dicembre 2014

E' facile...

Sei immerso, come tutti noi, in un mare di problemi, di sofferenza, di insoddisfazione. Hai cercato più volte una soluzione, credendo che essa consistesse nel risolvere quella o quell'altra situazione, nel liberarti di qualcosa o di ottenerne qualche altra. Talvolta sei riuscito nel tuo intento - oppure no - ma niente ha saputo risollevarti dallo stato di delusione, di frustrazione, di impotenza che, in fondo, sempre permane nel tuo cuore. Io non ho rimedi particolari, nessuna portentosa medicina che possa aiutarti: solo una piccola cosa, la mia esperienza. Posso condividerla con te. Ma anche così, è necessario un tuo cambiamento, una tua partecipazione, una tua sincera ricerca. Nessun rimedio agisce meccanicamente, né può sotituirsi a te, alla tua consapevolezza e alla tua forza. Allora, ascolta: la felicità è possibile, i Maestri dell'umanità ce la indicano da sempre. E' gioia di vivere, di percepire, di agire. E' gioia spontanea che fonda sulla sicurezza in sé stessi e sulla fiducia nella vita. Non è niente di speciale, ma è - al contempo - un gioiello prezioso, inestimabile, difficile da trovare. Sì, perché noi esseri umani complichiamo sempre le cose, abbiamo una grande attitudine in questo, una capacità di inasprire i conflitti, sia interni - in noi stessi - che esterni, con l'ambiente e con gli altri. Semplifichiamo, dunque. Certamente vogliamo essere semplici ma non semplicistici: insomma siamo determinati a raggiungere la profondità delle cose, la loro vera entità. Sì, intendiamo osare tanto. Desideriamo riappropriarci di ciò che abbiamo profondamente radicato nel cuore, ma che crediamo di avere perso oppure che non sia mai esistito. C'è uno stumento che puoi usare per recuperare quel potenziale, un veicolo sul quale puoi salire. Il Buddha ne ha approntato uno, l'ha fatto proprio per te. L'ha costruito perfettamente, l'ha perfettamente dosato. In esso c'è profondità di significato, ma anche facilità di apprendimento, di comunicabilità, di esecuzione. Ecco di che si tratta: devi soltanto ripetere una semplice frase, nella quale è espresso il tuo sentito affidamento alla magia della vita, al suo lato misterioso e miracoloso. Devi dire: Nam Myoho Renge Kyo. Fallo con convinzione, fallo con speranza, con la determinazione di trovare finalmente una soluzione vera, qualunque sia il tuo problema - e tutti i problemi meritano cura, rispetto: questo mantra ha il potere di indirizzarti nella giusta direzione. Non importa che tu capisca il significato letterale di questa frase. Puoi interessartene, ed è un bene che tu lo faccia, ma puoi occupartene in seguito. Ora ripeti semplicemente con me... Nam Myoho Renge Kyo, Nam Myoho Renge Kyo...

[via | Maurizio] (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 5 dicembre 2014

"Vi sono ombre nel buio, ma gli uomini non le distinguono. Vi sono rotte nel cielo lungo le quali volano gli uccelli, ma gli uomini non le riconoscono. Vi sono sentieri nel mare lungo i quali nuotano i pesci, ma gli uomini non possono percepirli. Tutti gli esseri e le cose dei quattro continenti senza eccezione sono riflessi nella luna, ma gli uomini non possono vederli. L'occhio celeste però li vede. Allo stesso modo le persone comuni non possono vedere il capitolo "Torre preziosa" che sta nel corpo di Nichinyo, ma Shakyamuni, Molti Tesori e i Budda delle dieci direzioni lo vedono. Anche io, Nichiren, lo intuisco. Che cosa sublime!"

Dal Gosho "Cenni sul capitolo "Affidamento" e su altri capitoli" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 815)

giovedì 4 dicembre 2014

Il racconto delle mille e una storia (Terza parte di tre)

Come si racconta, o meglio come si comunica un’esperienza?

Raccontare un risultato è di per sé fare una nuova esperienza. L’esperienza infatti si racconta “per gli altri”. Ne consegue che, al di là di ogni timidezza, paura o entusiasmo, dal punto di vista dei dieci mondi lo stato vitale ideale per farlo è quello di Bodhisattva. Non si tratta di “convincere” che il Gohonzon funziona, come tanti rappresentanti della Nichiren & Soci, quanto piuttosto di porgere sinceramente se stessi sulla base della compassione (jihi): sono felice e desidero che anche gli altri lo siano. Naturalmente, lo saranno a modo loro. E se io sono diventato astronauta, non vuol dire che necessariamente lo dovranno diventare anche tutti gli altri. Gli altri diventeranno ciò che vogliono. Quindi, piuttosto che elencare una successione di avvenimenti, è importante mettere in evidenza i punti di svolta che hanno permesso la realizzazione dell’obiettivo. Il quale, di sicuro, è un effetto del percorso evolutivo che ci ha sottratto dal ricadere nella circolarità degli errori ripetuti. Ovvero: un’azione nuova mai intrapresa prima o un insegnamento del Gosho che finalmente si è riusciti a trasferire dalla teoria alla pratica sono in genere ciò che permette di “svoltare”. Meglio, allora, cercare di comunicare questi punti chiave, prima ancora del risultato, anche stupefacente, che si è ottenuto.

Frase dal Gosho - 4 dicembre 2014

"Se non fai domande e non risolvi i tuoi dubbi, non puoi disperdere le oscure nuvole dell'illusione, così come non potresti percorrere mille miglia senza gambe."

Dal Gosho "Lettera a Niiike" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 915)

mercoledì 3 dicembre 2014

Antonella Vitale ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao Sono Antonella. Volevo ringraziare chi cura il sito. Leggo ogni giorno la frase del Gosho e la guida di Ikeda prima di fare Gongyo.
Grazie per il lavoro e la disponibilità.

(Commento del 20 gennaio 2013)

Frase dal Gosho - 3 dicembre 2014

"Si verifica sempre qualcosa fuori dal comune all'alzarsi e all'abbassarsi delle maree, al comparire e scomparire della luna, al passaggio dalla primavera all'estate, dall'estate all'autunno e all'inverno; lo stesso avviene quando una persona comune consegue la Buddità. In quel momento i tre ostacoli e i quattro demoni invariabilmente appariranno: il saggio si rallegrerà, mentre lo stolto indietreggerà."

Dal Gosho "I tre ostacoli e i quattro demoni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 568)

martedì 2 dicembre 2014

Quando meno te l’aspetti

Otto anni di pratica sperando nell’arrivo di un principe azzurro, come soluzione di tutti problemi. Ma è inutile illudersi: la chiave per superare le difficoltà della vita non si trova fuori di noi. Meglio cercarla, prima di tutto, dentro se stessi. Poi, possono anche arrivare delle belle sorprese.

Sono cresciuta in una famiglia con la quale ho iniziato presto ad avere forti contrasti. Soffrivo, più che altro, per il carattere di mio padre che spesso reagiva alla sua insicurezza assumendo atteggiamenti severi e autoritari. Io mi ribellavo facendo dell’aggressività nei suoi confronti la mia arma di battaglia e consumavo la mia energia in continui scontri, senza concedermi esperimenti e tantomeno sbagli.
All’età di venti-venticinque anni, dietro un aspetto sano e forte, nascondevo tutta la fragilità generata dal timore che la vita potesse essere così scialba e rigidamente inquadrata.
A poco a poco affrontare la routine della vita quotidiana cominciò a diventare molto faticoso; già a mezzogiorno ero sfinita e la voglia di non vivere stava diventando una vera e propria tendenza. Giunse il momento in cui non riuscii più ad uscire di casa. Affrontai l’umiliazione di farlo capire ai miei genitori, di far loro intendere che avevo bisogno di essere accompagnata al lavoro, a comprare le sigarette, dalla parrucchiera. Abituati come erano a vedermi forte e sicura, caddero dalle nuvole.

Frase dal Gosho - 2 dicembre 2014

"La vita passa in un lampo. Per quanti terribili nemici possiate incontrare, scacciate ogni paura e non pensate mai di retrocedere. Anche se qualcuno dovesse decapitarci con una sega, trafiggerci con lance o picche, incatenarci i piedi e perforarli da parte a parte con un punteruolo, finché siamo in vita, dobbiamo continuare a recitare Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo. Allora, se recitiamo fino al momento della morte, Shakyamuni, Molti Tesori e tutti gli altri Budda delle dieci direzioni verranno da noi immediatamente, proprio come promisero durante la cerimonia sul Picco dell'Aquila.
Prendendoci per mano e portandoci sulle spalle ci condurranno sul Picco dell'Aquila."

Dal Gosho "La pratica dell'insegnamento del Budda" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 351)

lunedì 1 dicembre 2014

Il Sutra del Loto #200 (prima parte di due)

Un grande beneficio è l'effetto di una pratica corretta

Sho u shu kudoku. Nyuwa shichijiki sha. Sokkai ken gashin. Zai shi ni seppo. Wakuji i shi shu. Setsu butsuju muryo. Ku nai ken bussha. I setsu butsu nan chi.

Ma tutti coloro che seguono strade meritorie, che sono sensibili, pacifici e retti, mi vedranno qui in persona mentre insegno la Legge. Talvolta a quelle persone insegnerò l’incommensurabile durata della vita del Budda e a quelli che mi vedranno soltanto dopo un lungo periodo, spiegherò com’è difficile incontrare un Budda.

“Sensibili e pacifici” significa avere una mente aperta. Mentre il brano precedente descrive gli esseri umani immersi nell’illusione che vedono il mondo come un abisso di sofferenza consumato da fiamme ardenti, questa parte ci insegna invece che, mantenendo una fede corretta, possiamo ricevere il grande beneficio della Legge mistica. Indica che chi ha accumulato tanti benefici ed è sensibile, pacifico e retto, riesce a vedere il Budda che sta propagando la Legge per la felicità delle persone.
“Sensibili e pacifici” significa avere una mente aperta, priva di ostinazione, ma non per questo irresoluta. È lo spirito di vedere la verità esattamente come è, senza essere sviati da pregiudizi, apparenze o altro.
“Pacifici e retti”, come suggeriscono le parole stesse, significa l’atteggiamento di accostarsi senza ostilità, ricercando ciò che è grande e giusto. Il Budda eterno è visibile agli occhi di coloro che sono “sensibili, pacifici e retti”: la vita del Budda è eterna e indistruttibile. Coloro la cui mente è sensibile, pacifica e corretta, possono vivere costantementte con un senso di pace assoluta, sentendosi sempre al fianco del Budda, liberi da solitudine e impazienza, ansia e disperazione. Il loro stato vitale sarà quello della felicità eterna. Per noi il significato di “sensibile, pacifico e retto” si riferisce al nostro atteggiamento di fede nel Gohonzon. Da un punto di vista letterale “seguire strade meritorie” significa accumulare benefici svolgendo le varie pratiche buddiste. Ma la nostra pratica non è altro che recitare Daimoku al Gohonzon per noi e per gli altri.
Nichiren Daishonin dice: «I cinque caratteri di Myoho-renge-kyo, il cuore dell’insegnamento Honmon del Sutra del Loto, contengono tutti i benefici delle pratiche e delle azioni meritorie di tutti i Budda nelle tre esistenze» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 6, pag. 219). Recitare Daimoku è la fonte di tutti i benefici. Questo brano del sutra ci insegna anche che dovremmo sempre invocare la Legge mistica con sincero spirito di ricerca verso il Gohonzon. Quando possediamo una fede così pura, dentro di noi si manifesta lo stesso identico stato vitale del Budda eterno.
Una mente aperta e retta ci unisce alla vita del Budda. Ciò è spiegato dalla frase “..mi vedranno qui in persona mentre insegno la Legge”. Il Budda è sempre qui a predicare la Legge, e in ogni momento siamo avvolti dalla sua compassione e in accordo con la sua saggezza. Quando siamo fortemente convinti che il Gohonzon e il Daishonin sono sempre con noi, niente ci può più fare paura.
Quando accade qualcosa possiamo sfidare con calma la situazione ed esercitare appieno la nostra saggezza recitando Daimoku. Se faremo in questo modo saremo sicuramente protetti, certi di realizzare una vita piena di vittorie. “Mi vedranno qui in persona” indica anche i principi del mutuo possesso dei dieci mondi e di ichinen sanzen, tremila regni in ogni singolo istante di vita. Gli esseri dei nove mondi percepiscono la Buddità e ne sono avvolti, poiché i nove mondi sono dotati del mondo di Buddità e il mondo di Buddità è dotato dei nove mondi. Nell’Ongi kuden (Insegnamenti Orali) Nichiren Daishonin dice: «Il capitolo Juryo chiarisce che la frase “Mi vedranno qui in persona” sta a indicare il principio di ichinen sanzen. Ora Nichiren e i suoi seguaci che recitano Nam-myoho-renge-kyo sono proprio le persone a cui si riferisce» (Gosho Zenshu, pag. 757). (dal Nuovo Rinascimento del Dicembre 1996)

Frase dal Gosho - 1 dicembre 2014

"Devadatta ebbe il posto supremo fra i buoni amici del Tathagata Shakyamuni. Anche in quest'epoca non sono gli alleati, ma i potenti nemici, coloro che aiutano una persona a progredire."

Dal Gosho "Le azioni del devoto del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 685)