sabato 31 gennaio 2015

Frase dal Gosho - 31 gennaio 2015

"Dobbiamo proclamare esplicitamente le virtu` di Myoho-renge-kyo! Cosi` come i composti velenosi si trasformano in medicina, i cinque caratteri di Myoho-rengekyo trasformano il male in bene. La Sorgente dei Gioielli si chiama cosi` perche' in essa le pietre si trasformano in gioielli. Allo stesso modo questi cinque caratteri possono trasformare i comuni esseri umani in Budda.
Percio`, poiche' il tuo amato padre ha recitato Nam-myoho-renge-kyo mentre era in vita, ha conseguito la Buddita` nella sua forma presente nello stesso modo in cui le pietre si trasformano in gioielli. Le azioni da te compiute rappresentano dunque il massimo dell'amore e della devozione filiale. "

Dal Gosho "Cavalli bianchi e cigni bianchi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 944)

venerdì 30 gennaio 2015

Le radici del Buddismo - Il Buddismo in Cina: T'ien-t'ai #4

Il Buddismo arrivò in Cina nel I° secolo d.C., probabilmente attraverso la via della seta, ma fu soltanto nel V secolo che, grazie all’opera di traduzione di Kumarajiva, la sua profonda filosofia fu disponibile senza distorsioni. Nacquerò così molte scuole. Fra queste, la scuola del Gran Maestro Chih-i (538-597), che prese il nome di T’ien-t’ai dalla montagna dove risiedeva, pose il Sutra del Loto al vertice di tutti gli insegnamenti di Shakyamuni. T’ien-t’ai lasciò tre importanti trattati sul Sutra del Loto: l’ Hokke mongiu, l’ Hokke gengi e il Maka shikan. Quest’ultimo, considerato il Sutra del Loto del Medio giorno della Legge, è di particolare importanza in quanto contiene il principio di ichinen sanzen, i tremila mondi in un singolo istante di vita.

Frase dal Gosho - 30 gennaio 2015

"Se vi preoccupate anche solo un po' della vostra sicurezza personale, dovreste prima di tutto pregare per l'ordine e la tranquillità in tutti e quattro i quadranti del paese."

Dal Gosho "Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 25)

giovedì 29 gennaio 2015

Più grandi sono i problemi, più felici si può diventare

“La cosa meravigliosa dell'aver fede nel Buddismo del Daishonin è la possibilità di poter condurre la vita delle persone dalla peggiore sofferenza alla più grande felicità possibile e di trasformare i problemi peggiori in fonte di crescita e di realizzazione.
I problemi si presentano sotto diverse forme e dimensioni. Potreste avere problemi personali o interrogarvi su come potreste aiutare i vostri genitori a vivere una vita lunga e realizzata; oppure potreste essere preoccupati per un amico malato o depresso desiderando che stia meglio. A un altro livello, potreste essere profondamente assorbiti dalla questione della pace mondiale e dalla sua realizzazione o dalla direzione che sta prendendo l'umanità, proprio al sorgere del nuovo secolo. Queste sono nobili preoccupazioni.
Con il daimoku potete trasformare tutte queste preoccupazioni e problemi in un combustibile che vi porterà lontano in termini di forza vitale, conducendovi ad una grande profondità di carattere e a godere di fortuna. Spero che vi interesserete in modo serio di molti problemi, recitando molto daimoku e sfidandovi nella vostra crescita personale.
Avere fede significa mettersi degli obiettivi, lavorarci sopra e sforzarsi di realizzarli tutti. Se immaginiamo ogni obiettivo e ogni sfida personale come una montagna, la fede è proprio quel processo attraverso il quale la nostra crescita è direttamente proporzionale alla montagna che abbiamo deciso di scalare.” 

(D. Ikeda: “Preghiera e azione” - pag. 17/18 - Esperia)
(foto e condivisione di Giulietta)

Frase dal Gosho - 29 gennaio 2015

"I ruscelli si riuniscono per formare il grande mare e i granelli di polvere si accumulano per formare il monte Sumeru. Quando all'inizio io, Nichiren, presi fede nel Sutra del Loto, ero come un'unica goccia d'acqua o un singolo granello di polvere in tutto il Giappone. Ma poi, quando due, tre, dieci, cento, mille, diecimila, un milione di persone reciteranno il Sutra del Loto e lo insegneranno ad altri, formeranno un monte Sumeru di perfetta illuminazione, un grande mare di grande nirvana! Non cercare nessun'altra via per conseguire la Buddita`!"

Dal Gosho "La scelta del tempo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 520)

mercoledì 28 gennaio 2015

Rosaria ha detto...

dossier le storia del budda

Grazie, grazie mille!
Per la prima volta leggo queste pagine, molto interessanti, veramente.
Sono membro della SGI e pratico per la mia felicità per portare felicità a tutti gli esseri viventi di questo mondo e di altri mondi.
Grazie mille.
Rosaria

(Commento del 14 febbraio 2013)

Frase dal Gosho - 28 gennaio 2015

"Se qualcuno disprezza me, Nichiren, e non recita Nam-myoho-renge-kyo, e` come un neonato che dubita del latte e rifiuta il seno materno, o come un malato che non si fida del medico e rifiuta la medicina che gli e` stata prescritta.
Nagarjuna e Vasubandhu conoscevano questo insegnamento, ma non lo propagarono forse perche' sapevano che non era il tempo giusto e le persone della loro epoca non avevano la capacita` di comprenderlo. Gli altri, molto probabilmente, non lo propagarono perche' lo ignoravano. Il Buddismo si propaga in accordo con il tempo e la capacita` della gente. Sebbene possa non esser degno di questo insegnamento, lo espongo perche' il tempo e` giusto. I nostri contemporanei considerano i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo solo come un titolo, ma sbagliano: quei cinque caratteri sono l'essenza, cioe` il cuore del Sutra del Loto."

Dal Gosho "Questo e` cio` che io ho udito" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 764)

martedì 27 gennaio 2015

Scrittrice per kosen-rufu

«Le persone di fede senza conoscenza, benché manchino di comprensione, hanno fede e otterranno l'illuminazione [...]. Con la fede e non con l'intelligenza si può entrare» (Lettera a Niike, SND, 4, 251).

L'ho sempre "saputo". Ho sempre pensato che intuizione, sapere e genio non bastano. Non per diventare felici. Pur perdutamente innamorata dei Leopardi e degli Hölderlin, delle Cvetaeve e delle Bachmann, dei Michaux e degli Ungaretti, dei Van Gogh e dei Modigliani, dei Mozart e dei Syd Barrett... non ne venivo mai del tutto conquistata. C'era dell'Altro, c'era un Oltre, soltanto non avevo le parole per dirlo.
Quando, sedici anni fa, iniziai a sillabare i miei primi Daimoku, sostituendo il mio Rilke del capezzale con il quarto volume del Gosho, che tuttora non so con quali soldi ho comprato, fu subito Giorno: ci sono! È il Sutra del Loto che mi mancava!
Ebbe inizio così (anche) per me l'Alba del Mondo. Primo Gongyo di Capodanno. Obiettivo zero: non smettere mai di praticare. Obiettivo 1: diventare una scrittrice per kosen-rufu. Provare con il mio lavoro che, come afferma il diciannovesimo capitolo del Sutra del Loto, «la cultura, il governo, il linguaggio e la vita quotidiana saranno in accordo con la vera Legge». Usare la parola scritta per trasmettere il senso della possibilità, la potenzialità assoluta, illimitata della vita, di cui io stessa mi stavo riappropriando. Ma se trasmettere, come insegna Ikeda, è "ricordare" e se «il ricordo è possibile perché la verità è sempre dentro di noi» (Saggezza, 1, 176) ciò che stavo per intraprendere comportava una rinuncia che neppure mi sognavo di poter fare.

Frase dal Gosho - 27 gennaio 2015

"Un singolo carattere del Sutra del Loto è come la grande terra che dà origine a tutte le cose. Un singolo carattere è come il grande mare che contiene l'acqua di tutti i fiumi. Un singolo carattere è come il sole e la luna che illuminano i quattro continenti."

Dal Gosho "Risposta a Onichi-nyo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 965)

lunedì 26 gennaio 2015

Il Sutra del Loto #208 (seconda parte di due)

La “pulsazione” del pensiero costante del Budda si può trovare solo nel legame vita a vita tra maestro e discepolo. Per questo il Daishonin chiese ai suoi discepoli di nutrire il suo stesso grande desiderio. «Miei discepoli – egli li esorta – dedicate le vostre vite alla realizzazione del grande voto del Budda. Mantenete lo spirito di unicità di maestro e discepolo».
Egli ci incoraggia a dedicare la nostra vita al Sutra del Loto, dicendo: «pensa a questa offerta come a una goccia di rugiada che si unisce di nuovo all’oceano, o come a un granello di polvere che ritorna alla terra» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 277). Quando ci basiamo su questo grande desiderio, le nostre stesse vite che potrebbero sembrare effimere e prive di sostanza come una goccia di rugiada o un granello di polvere, diventano concretamente una sola cosa con la vita del Budda, che è immensa e potente come l’oceano o la terra.
Il sentiero dell’unicità di maestro e discepolo, che praticamente significa basarsi sullo stesso desiderio del Budda, costituisce l’essenza più profonda del Buddismo. Il 3 maggio del 1951, giorno in cui Josei Toda diventò presidente, è un giorno indimenticabile per me; fu allora che si costituì l’eterno legame di maestro e discepolo. In quel giorno, venne inaugurata una nuova struttura organizzativa per la Soka Gakkai. Il Seikyo Shimbun che riferiva questa notizia titolava: «Una nuova organizzazione per condurre le persone alla felicità». Lavorare per la felicità di tutte le persone - questo era lo spirito del presidente Toda.
A quel tempo, i membri erano alcune migliaia; la società era ancora molto confusa per via delle conseguenze della guerra e la Soka Gakkai era, nel suo complesso, un insieme di persone afflitte da gravi problemi economici. Ma l’appassionato appello di Toda, in occasione della sua nomina, come il ruggito di un leone, accese nel cuore di ognuno l’aspirazione a condurre tutte le persone alla felicità. E così, praticando con lo spirito di “fede uguale a società” e “fede uguale a vita quotidiana”, ci imbarcammo nell’impresa di diventare una religione per tutta l’umanità. Nel breve arco di alcuni decenni, abbiamo costruito fondamenta senza precedenti per kosen-rufu nel mondo. Abbiamo piantato i semi della felicità nei cuori delle persone di tutto il mondo. Chi avrebbe potuto prevederlo? Nella storia popolare di quest’epoca potremmo certamente definirlo il “miracolo del ventesimo secolo”.
Ognuno era sincero e dava il massimo. Tutti combattevano con la determinazione che avrebbero realizzato a tutti i costi kosen-rufu, la volontà di Nichiren Daishonin. Il Gosho afferma che “il mio pensiero” nella frase “il mio pensiero costante” si riferisce specificamente al Budda Shakyamuni e più in generale agli esseri dei dieci mondi” (Gosho Zenshu, pag. 758). In quest’ultimo senso, si riferisce agli esseri dei dieci mondi, cioè a noi. I pensieri di coloro che mantengono il “pensiero costante” di kosen-rufu sono una sola cosa con quelli pieni di infinita compassione del Daishonin. Avanzare lungo la stessa “più alta via” del Budda significa condividere il “pensiero costante” di quest’ultimo, volto all’ottenimento dell’Illuminazione per tutte le persone. “Più alta via” si contrappone con “via limitata”. Significa un modo di vivere basato sulla più alta filosofia e permeato di suprema felicità.
L’Ongi kuden afferma: «Il termine “più alta via” si riferisce al Budda eternamente dotato delle tre proprietà illuminate che venne rivelato nel capitolo Juryo. Al di fuori di questo non vi è altro “corpo di Budda” da acquisire. Ora Nichiren e i suo discepoli che recitano Nam-myoho-renge-kyo riusciranno senza dubbio ad “acquisire rapidamente il corpo di un Budda”» (Gosho Zenshu, pag. 759). Il Daishonin sta dunque dichiarando che coloro che recitano Nammyoho-renge-kyo sono certi di “acquisire rapidamente il corpo di un Budda”, cioè essi diventeranno Budda che possiedono le tre proprietà illuminate ed acquisiranno il corpo di un Budda. “Rapidamente” significa che lo faranno così come sono - cioè come persone comuni. Questo perché le tre proprietà illuminate sono inerenti alle nostre vite.
In altre parole il Budda sta dicendo alle persone: “Diventate felici!” Egli promette la felicità a tutta l’umanità. La porta che conduce alla vera felicità è stata aperta per tutti ed è attraverso la fede che se ne può varcare la soglia. Niente colmava maggiormente di gioia il presidente Toda che sentire i membri raccontare i loro benefici. Ogni volta che udiva l’esperienza felice di qualcuno, egli si rivolgeva ai presenti dicendo: «Spero che rendiate ancor più salda la vostra fede così da poter assistere a sempre più testimonianze meravigliose come questa. Questo è il mio unico desiderio. Non desidero altro che voi tutti diventiate veramente felici». «Come presidente io mi alzo insieme a voi, mosso dal desiderio di aiutare tutte le persone a diventare felici. Questo è il mio unico desiderio».
Il mio spirito è lo stesso. Per questo motivo è preciso dovere dei figli del Budda affrontare chi, con cattive intenzioni, cerca di ostacolare la strada che conduce alla felicità delle persone. Sono ormai passati trentotto anni dal 16 marzo 1958, data della storica cerimonia della Divisione giovani quando il presidente Toda trasmise ai giovani successori la responsabilità della realizzazione di kosen-rufu.
L’ultima guida di Toda fu «Combattete risolutamente contro il male… Non dovete mai rilassarvi nella vostra lotta contro il male». Naturalmente coloro che con lo stesso spirito del Budda combattono per la felicità delle persone e per spezzare le forze che cercano di ostacolare la loro felicità sono certamente emissari e figli del Budda. Svolgere la pratica di “Questo è il mio pensiero costante. Come posso fare in modo che tutti gli esseri viventi possano conquistare l’accesso alla più alta Via e raggiungere rapidamente la Buddità” è il voto del Budda e anche la determinazione dei suoi discepoli.
Se facciamo della felicità delle persone il nostro scopo costante la SGI continuerà a prosperare eternamente.

Frase dal Gosho - 26 gennaio 2015

"Solo nel Sutra del Loto si legge che le donne che abbracciano questo sutra, non solo sono superiori a tutte le altre donne, ma eccellono su tutti gli uomini. [...] Lascia che gli altri ti odino, se vogliono. Di che cosa ti lamenti se sei apprezzata dal Budda Shakyamuni, dal Budda Molti Tesori, da tutti i Budda delle dieci direzioni, da Brahma, Shakra e dagli dèi del sole e della luna? Finché sei lodata dal Sutra del Loto, che motivo hai di lamentarti?"

Dal Gosho "L'unità di marito e moglie" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 410)

domenica 25 gennaio 2015

Frase dal Gosho - 25 gennaio 2015

"Oggi ci sono persone che credono nel Sutra del Loto; la fede di alcuni e` come il fuoco, quella di altri e` come l'acqua. Quando i primi ascoltano l'insegnamento, immediatamente s'infiammano, ma quando se ne allontanano tendono a dimenticare. Avere fede come l'acqua significa credere sempre, senza retrocedere."

Da "I due tipi di fede" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 212)

sabato 24 gennaio 2015

Frase dal Gosho - 24 gennaio 2015

"In un passo del Sutra del Loto si legge che e` "il piu` difficile da credere e il piu` difficile da comprendere". Molti vengono a conoscenza di questo sutra e lo accettano ma, quando sorgono grandi ostacoli, proprio come gli era stato annunciato che sarebbe accaduto, pochi lo ricordano e lo tengono bene in mente.
Accettare e` facile, continuare e` difficile. Ma la Buddita` si trova nel mantenere la fede. Colui che abbraccia questo sutra dovrebbe essere pronto a incontrare difficolta`."

Dal Gosho "La difficoltà di mantenere la fede " (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 417)

venerdì 23 gennaio 2015

Le radici del Buddismo - Il Sutra del Loto #3

Molti sudiosi di Buddismo considerano il Sutra del Loto (in sanscrito “Saddharma pundarika sutra, in cinese “Miao fa lien hua ching”, in giapponese “Myoho renge kyo””) l’insegnamento più alto fra tutti i sutra Mahayana. Il Sutra del Loto fu tradotto dal sanscrito in cinese nel 406 d.C. dal monaco Kumarajiva. Sicompone di 8 volumi e 28 capitoli. Questo sutra è molto importante per le seguenti ragioni:

1) afferma che tutti gli esseri viventi possiedono la natura del Budda e possono ottenere l’illuminazione, comprese le donne, gli animali, le piante e gli esseri malvagi;
2) rivela che il Budda era tale sin dal lontanissimo passato, e quindi che la natura essenziale della vita, la Buddità, esiste continuamente attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro. 

Nell’Ultimo giorno della Legge è proprio il Sutra del Loto l’unico mezzo che mantiene la capacità di salvare le persone, come fu rivelato da Nichiren Daishonin.

Frase dal Gosho - 23 gennaio 2015

"Vi sono due modi in cui un uomo usa la sua voce: uno e` quando parla ingannando gli altri, dicendo cose a cui lui stesso non crede: questa e` la voce "che si accorda con la mente altrui". L'altro e` quando dice cio` che ha veramente in mente, in modo che il suo pensiero si esprima nella sua voce. Il pensiero rappresenta l'aspetto spirituale, la voce l'aspetto fisico; lo spirituale si manifesta nel fisico. Ascoltando la voce si puo` conoscere la mente di una persona perche' l'aspetto fisico rivela quello spirituale. Spirito e materia sono in essenza una cosa sola, ma si manifestano in due fenomeni distinti. Cosi` la mente del Budda trova espressione nelle parole scritte del Sutra del Loto.
Queste parole scritte sono la mente del Budda in forma differente. Percio`, chi legge il Sutra del Loto non deve ritenere che sia fatto di mere parole scritte, perche' quelle parole sono la mente del Budda."

Dal Gosho: "L'apertura degli occhi di immagini dipinte o in legno" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 75)

giovedì 22 gennaio 2015

Divento quel che voglio essere

La realtà cambia, gli anni passano, tutto intorno a noi si trasforma. Eppure, per conoscere nel nostro cuore una sincera soddisfazione, non c’è forse niente di meglio che disegnare il grande progetto della nostra vita, fatto di piccole cose e di grandi ideali, e portarlo avanti. Fino alla felicità.

Anno nuovo, vita nuova. Il proverbio, per quanto gettonato quando la Terra si appresta a concludere quel suo lungo girovagare di 365 giorni intorno al Sole, ben difficilmente viene messo in pratica. A parte quel breve sussulto, quell’effimera voglia di cambiamento che si respira quando gli anni solari si danno il cambio, in genere gli esseri umani sembrano ancora troppo spesso incapaci di tenere in mano la propria vita: un po’ per colpa dell’abitudine, che offre sicurezze ma toglie inevitabilmente la voglia e la possibilità di osare. Un po’ perché non credono fino in fondo nelle proprie innate capacità. Eppure, il bello della vita sta proprio nel cambiare e nel rinnovarsi. E nello scoprire un giorno che si è esattamente quello che volevamo essere.
Tutto questo però, non può essere condotto a caso. Per tagliare il traguardo della realizzazione personale c’è bisogno di un progetto. C’è bisogno di sapere più o meno cosa io voglio o vorrò diventare. Che tipo di essere umano voglio essere. Che tipo di esistenza voglio condurre. Che tipo di cose voglio riuscire a fare e a saper fare. E guai a pensare che la nostra realizzazione personale dipenda soltanto dagli aspetti materiali della vita. Qui il Buddismo è chiarissimo: l’umana esistenza è composta di un aspetto fisico, di un aspetto mentale e di un aspetto esistenziale più profondo. Il cinema e la tivù ci propinano ancora modelli di felicità fatti di gente bella e ricca, ancorché malvagia e egoista. Ma se è vero che non si può essere felici nell’indigenza, è altrettanto vero che con i milioni di dollari non si compra la felicità. Discorsi ovvi? Mica tanto, se è vero che milioni di persone vivono ancora con questi sogni a occhi aperti.
La consuetudine (peraltro discutibile) assicura che per vivere tranquilli è necessario “puntare a sistemarsi” e in questo caso, salvo l’impegno minimo indispensabile, c’è chi lascia gran parte delle decisioni in mano alle circostanze: quel che sarà sarà. Intraprendere la professione di medico perché lo è già il proprio padre; fare il primo mestiere che capita perché bisogna pur mangiare, e continuare a farlo per tutta la vita; sposare la compagna di università perché lei è disponibile e quella è l’età giusta per il matrimonio; metter su famiglia con il primo “pollo” capitato a tiro per paura di rimanere soli. Esempi banali, ma molto, molto reali: non foss’altro perché appartengono tutt’oggi alle scale di valori di molta gente, anche giovane.
Ora, va detto che non c’è niente di male nella decisione di “sistemarsi”. A patto però che sia frutto di una scelta precisa, di un preciso progetto di vita, piuttosto che di un passivo abbandono alle circostanze. Progettare la propria vita equivale a scoprire se stessi, a conoscersi non solo sul piano interiore ma su quello pratico. Mentre con il “lasciarsi vivere” si rischia di arrivare in fondo senza aver mai scoperto – e forse neanche sospettato – chi siamo e quali sono le nostre capacità reali. Uno spreco, insomma.
Se continuo per tutta la vita a fare l’impiegato, non saprò mai se riuscirei anche a fare il capoufficio. O il pittore. O il suonatore di flauto. O magari ad essere un ottimo bottegaio. Se una madre di famiglia lascia che la sua esistenza sia scandita unicamente dal ritmo della crescita dei figli, avrà magari dei figli adulti, sani, ben educati, ma non potrà mai sapere se gli studi di lettere – abbandonati perché non c’era tempo – non le avrebbero aperto altri orizzonti.
Da un altro punto di vista, progettare la propria vita implica tirare fuori le potenzialità e muoversi per migliorarsi. La pratica buddista, in questo senso, si rivela fondamentale. Per sapere cosa fare di se stessi, ci vorrà una buona dose di saggezza; per farlo realmente, un’altrettanto buona dose di energia; e un pizzico della “famosa” fortuna, a questo punto, non farà altro che bene. Ma per godere appieno dei ben noti e benefici effetti, ci vorrà anche un bersaglio a cui mirare, se non altro per vedere se si colpisce nel segno. Progettare la propria vita non significa usare gli anni da trascorrere su questo globo terracqueo come se fossero le tappe di una carriera manageriale, e neanche stendere un preventivo con la pignoleria di un ragioniere troppo zelante. Semmai converebbe immaginarsi come “architetti della propria esistenza”. Magari un po’ arditi nel loro slancio progettuale.
D’altra parte, se è vero che il karma si crea attraverso il pensiero, le parole e le azioni, decisioni vaghe, dettate dall’abitudine o dalla poca fiducia, porteranno a risultati altrettanto vaghi, abitudinari e via dicendo. E figuriamoci poi le azioni... L’indecisione è una brutta bestia, si sa. Brutta, ma non invincibile. E se con una “una mente divisa” (come spiegava Nichiren Daishonin nel Gosho Itai doshin) è letteralmente impossibile arrivare a concludere qualcosa, è invece pur sempre possibile “riunificare” una mente ballerina tramite la pratica di Nam-myoho-renge-kyo.
Per imparare a decidere, un trucco può anche essere quello di partire dall’immediato: piccole decisioni a breve termine e, una volta che ci si è preso gusto, si allungano man mano le scadenze. Fino a diventare dei campioni e, se è vero che la vita è eterna, si potrebbe anche pensare di progettare la nostra prossima apparizione. Perché no? Ma anche solo limitandosi a questa, ogni buon progetto comporta una dose notevole di elasticità mentale, visto che durante il percorso al novanta per cento si dovrà aggiustare la mira ed essere pronti a rimettere in discussione il progetto iniziale. Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, parlava di “scopi da miopi” (troppo piccoli) o “da presbiti” (esagerati), e assicurava che dopo averci preso la mano, si arriva a mirare con esattezza.
Ma come stabilire che cosa includere nel nostro progetto o cosa lasciare in secondo piano? «Ciò che è per kosen-rufu – sostiene Daisaku Ikeda – è sempre per la vostra felicità; e ciò che è per la vostra felicità è anche per kosen-rufu». Questo può essere un buon metro di giudizio, da modellare di volta in volta sulle proprie esigenze individuali. Oppure, più in generale, si può ricorrere allo schema di valori indicato da Makiguchi, maestro dello stesso Toda, il quale sosteneva che «una persona trascorre la propria vita quotidiana in modo stabile quando si basa su di una precisa visione dell’esistenza, mentre chi non possiede una chiara visione delle cose vive precariamente ». La scelta, secondo Makiguchi, deve essere sottoposta ad una scala di valutazione che prevede nell’ordine: “bene-male”, “guadagno-perdita”, “bellezza-bruttezza”. A conti fatti, le tre categorie proposte da Makiguchi corrispondono a tre precisi criteri, adattissimi per valutare il nostro “progetto di vita”: l’etica, la crescita personale e l’estetica.
La questione etica è quantomai di attualità. Abbiamo già detto quanto il benessere materiale sia condizione forse necessaria ma senz’altro non sufficiente per la felicità. Eppure, la storia italiana degli ultimi decenni resterà macchiata dal comportamento di pochi uomini dal nome famoso che non hanno esitato di approfittare del potere per loro tornaconto personale. A questi, si affiancano migliaia il cui nome non sarà mai noto, i quali fanno sì che quel che ormai va sotto il nome di Tangentopoli sia un vero e proprio fenomeno di costume, di razzie e di furti generalizzati e deliberati. Detto questo, non vogliamo parlare qui di questioni politiche. Quanto ricordare che, nel nostro progetto per un’esistenza felice, la questione etica e morale non può che venire al primo posto. Qualsiasi decisione – dalla professione da svolgere ai desideri da coltivare – non può che arrivare dopo le personali scelte di carattere morale.
Il Buddismo, si sa, non propone rigidi schemi etici di comportamento. Da un lato ricorda che niente sfugge alla legge di causa ed effetto, in virtù della quale ognuno può liberamente fare le proprie scelte, pagando all’occorrenza di tasca propria. Dall’altro, se non proprio con la formula di un comandamento, il Budda raccomanda il massimo rispetto per la vita altrui. Così, anche senza dilungarci troppo negli esempi, è facile capire che il cliché hollywoodiano del manager che per la carriera calpesta parenti, amici e colleghi non è per niente incoraggiato. Chi si sente buddista, non potrà che poggiare sulle idee del Buddismo il proprio progetto di vita. E perseguirne fino in fondo gli ideali. Compilare questo megaprogetto però, può non essere facile.
Cominciamo col suggerire che, anche stavolta, ci vuole tanta decisione: se è vero che talvolta è difficile mantenere a febbraio le promesse fatte a noi stessi a Capodanno, com’è pensabile essere fedeli a un progetto di più lungo respiro? Ma è un gatto che si morde la coda: per essere felici, bisogna comunque essere fedeli a noi stessi. E anche questa è una delle tante cose della vita nella quale è necessario l’allenamento: chiunque di noi può imparare a non arrendersi e ad andare in fondo alle cose. Come al solito, basta volerlo.
Poi c’è bisogno della creatività. È buffo, ma non è raro trovare persone che – mentre sognano spesso ad occhi aperti un futuro da fumettone rosa – a confronto con la realtà non riescono nemmeno a immaginare qualcosa di nuovo, di fantasioso, o anche solo di stimolante, per il loro futuro. E invece la ricerca delle inclinazioni, delle capacità – lungi dall’esaurirsi nei primi anni della vita – dovrebbe essere continuata per esplorare fino in fondo i meandri della nostra vita. Fare tutto ciò con delle idee preconcette in testa – questo mi riesce, quest’altro non mi riuscirà mai – comporta la sostanziale impossibilità di scandagliare fino in fondo le risorse interiori del nostro essere.
Poi ci vuole anche un po’ di flessibilità. Sarebbe stupido immaginare di voler perseguire a tutti i costi un progetto anche quando non ci sono più le condizioni. Oppure dopo aver scoperto che è molto meglio intraprendere una strada invece di un’altra. Come si diceva, questo progetto di una vita non deve essere certo un’insensibile architettura fatta a tavolino, da perseguire aridamente senza tenere conto delle passioni individuali, della società e dei tempi che cambiano.
Dopo questi pochi, sin troppo semplici, consigli, una cosa appare chiara: nessuno potrà mai formulare il progetto per qualcun altro. Né tantomeno, nel redigerlo, si potrà tenere conto di una serie rigida di indicazioni. Ognuno di noi è diverso e il Buddismo incoraggia questa individualità. Incoraggia al tempo stesso il cambiamento, la riforma interiore e anche la capacità di ognuno di noi di coltivare le proprie potenzialità, tanto quelle apparenti che quelle più nascoste.
Tuttavia, un punto fermo c’è. Qualsiasi cosa noi vogliamo realizzare – sia esso un progetto a brevissima, media o lunga scadenza – c’è bisogno di un impegno quotidiano per realizzarlo.
Andrés Segovia, il celebre chitarrista, già in età avanzata disse che avrebbe avuto bisogno di un’altra vita per studiare la chitarra. Eppure, di tempo ne era passato, da quando aveva imbracciato per la prima volta lo strumento, senza neppure sapere cosa fosse un do o un fa diesis. Solo dopo un costante, spesso invisibile miglioramento, frutto di uno studio quotidiano, è arrivato a essere uno strumentista famoso al mondo. Esperto conoscitore di quelle sei corde, eppure così socraticamente cosciente («so di non sapere») dei propri limiti. La vita è un po’ la stessa cosa. Non c’è limite nell’esplorarla. Ma non c’è nemmeno limite alla felicità e al senso di realizzazione che si può ottenere nel valicare i piccoli problemi di tutti i giorni, nel dedicare tutti se stessi al benessere e alla felicità del genere umano come insegna Nichiren Daishonin, e infine nel colmare la nostra esistenza con questo senso di completezza che ne deriva.
L’importante è comprendere che la felicità non sta solo nel benessere materiale, solo nel lavoro o nelle piccole cose di tutti i giorni. La vera felicità – di qui parte il Buddismo – è dentro di noi.
Una vita realizzata è una vita che ricomincia ogni giorno da capo. Una vita che sa rinnovare. Che sa ricercare nuove strade. Che non si perde dietro gli errori commessi nel passato, ma che al contrario pensa a farne tesoro per costruire un altro futuro. Tutto questo è quello che intendiamo per il progetto di una vita: invece di vivere alla giornata, capire di cosa abbiamo bisogno per la nostra felicità, e architettare un disegno da portare avanti per tutta la vita. Proprio come è necessario praticare e abbracciare il Buddismo per tutta la vita, fino all’ultimo giorno.
È arrivato il 2015. Anno nuovo, vita nuova. Ma anche: giorno nuovo, esistenza nuova.

Frase dal Gosho - 22 gennaio 2015

"Certamente il re, i sudditi e tutti gli abitanti del paese desiderano la pace del mondo e la stabilita` del paese. Il paese puo` raggiungere la prosperita` attraverso la Legge buddista e la Legge si dimostra degna di rispetto in virtu` delle persone che l'abbracciano."

Dal Gosho: "Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 19)

mercoledì 21 gennaio 2015

Patrizia ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao sono Patrizia e pratico da quattro mesi ho imparato a pregare, ma non sono costante e dato che prego con il cuore... ho imparato a stare in sintonia con la mente infatti ora cuore e testa vanno insieme... sono uniti e molto felici!
Grazie!

(Commento del 13 febbraio 2013)

Frase dal Gosho - 21 gennaio 2015

"Nel presente, e` evidente che io sono il devoto del Sutra del Loto e che percio` nel futuro raggiungero` sicuramente il seggio dell'illuminazione. Giudicando il passato da questo punto di vista, io devo essere stato alla Cerimonia nell'aria. Non ci puo` essere discontinuita` fra le tre esistenze di passato, presente e futuro. Poiche' io vedo le cose in questo modo, provo una gioia senza limiti anche se adesso sono in esilio. Si piange sia per la gioia sia per il dolore. Le lacrime sono comuni al bene e al male. I mille arhat versarono lacrime ricordando il Budda e piangendo il Bodhisattva Manjushri pronuncio` Myoho-renge-kyo. [...] Anche io, Nichiren, mi sento come loro. Adesso sono in esilio per aver diffuso i cinque o sette caratteri di Myoho-renge-kyo e perche' "questo e` cio` che io ho udito", che i Budda Shakyamuni e Molti Tesori hanno lasciato Myoho-renge-kyo per il futuro e per tutti gli esseri viventi del Giappone. Non posso trattenere le lacrime quando penso alla grande persecuzione che ho di fronte adesso, ne' quando penso alla gioia di conseguire la Buddita` nel futuro. Gli uccelli e i grilli gridano, ma non spargono mai lacrime.
Io, Nichiren, non grido, ma le mie lacrime fluiscono ininterrotte. Non verso lacrime per cose mondane, ma unicamente per il Sutra del Loto."

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 342)

martedì 20 gennaio 2015

Persone speciali

Pratico il Buddismo di Nichiren Daishonin da cinque anni e sono un'assistente scolastica presso un centro di formazione professionale per allievi disabili.
All'inizio dell'anno scolastico 2003-2004, il coordinatore mi assegna Maria, una ragazza che oggi ha venti anni ed è affetta da una gravissima malattia genetica progressiva: la neurofibromatosi. Vengo così a conoscenza della sua storia: una vita normale fino a quindici anni e poi l'esplosione della malattia, con conseguenti frequenti ospedalizzazioni per interventi chirurgici. Conosco Maria già ipovedente e quasi completamente sorda, vive tra casa, ospedali e ristrette relazioni sociali. Però è una persona speciale: combattente, spiritosa e intelligente e da subito andiamo molto d'accordo.
Con una particolare lente d'ingrandimento Maria è in grado di leggere e scrivere SMS con il cellulare: così ci teniamo sempre in contatto. Il mio impegno con lei va ben oltre l'orario lavorativo previsto: andiamo insieme al ristorante cinese o in pizzeria e a fare shopping, e piano piano divento una figura d'appoggio per la famiglia.
Durante il secondo anno scolastico la sua salute peggiora: altro intervento agli occhi. Da questo momento Maria vede sempre peggio, perde peso e diventa più fragile e più insicura nel camminare. In équipe prendiamo la decisione di fornirle uno strumento che le possa permettere di mantenere un rapporto con il mondo, anche quando non vedrà più nemmeno le ombre: le proponiamo, infatti, di imparare la lettura e la scrittura Braille.

Frase dal Gosho - 20 gennaio 2015

"In definitiva, tutti i fenomeni, fino all'ultimo granello di polvere, sono contenuti nella nostra vita; le nove montagne e gli otto mari sono racchiusi nel nostro corpo; il sole, la luna e le miriadi di stelle si trovano nella nostra vita. Tuttavia noi siamo come il cieco che non vede le immagini riflesse in uno specchio o come il neonato che non teme l'acqua e il fuoco."

Dal Gosho "Gli inviati mongoli" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 561)

lunedì 19 gennaio 2015

Il Sutra del Loto #207 (prima parte di due)

Il grande voto del Budda di condurre tutte le persone alla felicità

Mai ji sa ze nen. I ga ryo shujo. Toku nyu mujo do. Soku joju busshin.

Questo è il mio pensiero costante. Come posso fare in modo che tutti gli esseri viventi possano conquistare l’accesso alla più alta Via e raggiungere rapidamente la Buddità.

Le parole conclusive del capitolo "Sulla durata della vita"

Questo brano esprime la determinazione eterna del Budda, il suo grande desiderio sin dal tempo senza inizio. C’è un’unica cosa che il Budda desidera ardentemente: aiutare le persone ad ottenere la massima felicità. Questo, afferma Shakyamuni, è il suo pensiero costante. Egli è in grado di vedere, con limpida chiarezza di pensiero e d’intento, il sentiero che le persone devono seguire per ottenere questa felicità e così spinge in quella direzione dicendo: «Vai avanti su questa strada». Leggendo questo brano ci accorgiamo che il meraviglioso sentiero che conduce direttamente ad una condizione di crescente felicità, è finalmente visibile, illuminato dal sole della compassione del Budda.
Con queste parole si concludono sia il Jigage che l’intero capitolo Rivelazione. È un brano sublime che costituisce la conclusione più adatta al poema epico per la salvezza dell’umanità che cristallizza il cuore del Sutra del Loto e lo spirito di Shakyamuni. Nichiren Daishonin parla del “compassionevole voto del Budda” il cui «“pensiero costante” è la nostra salvezza» (Gli scritti di Nichiren Daishonin,
vol. 7, pag. 19). Questo “pensiero costante”, questo “voto” costituisce l’entità essenziale del Budda eterno. L’eternità della sua vita è inseparabile da questo grande voto, a causa della quale egli appare in questo mondo. Nel capitolo Sul mezzo (secondo) si parla di questa come dell’“unica grande ragione” (per l’apparizione dei Budda nel mondo). Anche l’uso dell’espediente della sua morte è dovuto a questo grande voto, come suggerisce la frase del capitolo Rivelazione che dice «ho reso gli uomini testimoni del nirvana come mezzo per salvarli».
Sia l’apparizione che l’estinzione del Budda si accordano con questo grande voto. Sia la sua nascita che la sua morte sono contenute in questo “pensiero costante”. Nichiren Daishonin afferma: «I due fenomeni di nascita e morte sono entrambi frutto del mistico funzionamento dell’unica mente» (Gosho Zenshu, pag. 717). I versi conclusivi del Jigage chiariscano la natura di questa “unica mente”. A proposito del “pensiero” del Budda, nella frase “questo è il mio pensiero costante”, il Daishonin afferma: «si tratta del pensiero unico, o ichinen, che i Budda e tutti gli altri esseri posseggono originariamente» (Gosho Zenshu, pag. 1368). «Voglio diventare felice e far sì che lo diventino anche tutti gli altri». Questa è la “mente originale”, il desiderio puro che agisce nelle profondità della vita sin dal tempo senza inizio. Coloro che abbracciano totalmente questo spirito sono Budda. Inoltre, poiché si tratta del desiderio del Budda, un desiderio che comprende tutto, viene chiamato anche il “grande voto”. Nichiren Daishonin, il Budda dell’Ultimo giorno della Legge, visse la sua vita in accordo con questo grande voto. Nel suo storico trattato Rissho ankoku ron (Assicurare la pace nel paese attraverso la propagazione del vero Buddismo) egli comincia descrivendo le miserevoli condizioni della popolazione che veniva colpita da una calamità dopo l’altra. Lo sguardo del Daishonin era sempre concentrato sulle persone comuni.
In questo scritto egli si rivolge a Hojo Tokiyori, la persona più potente del paese, invitandolo ad unirsi a lui per decidere che cosa fare per alleviare le sofferenze delle persone. Sia che incoraggiasse calorosamente un credente sfortunato o che ammonisse severamente i governanti del paese, lo spirito del Daishonin era sempre concentrato sulla felicità delle persone. Egli scrive: «Da quando sono nato a oggi, io, Nichiren non ho avuto un momento di tregua: ho solo pensato a propagare il Daimoku del Sutra del Loto» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 227). La sua vita fu un susseguirsi di difficoltà che egli affrontava volentieri proprio per il desiderio di rendere felici tutte le persone. Questo era il “pensiero costante” nel profondo della sua vita.
Vivere per la grande promessa di realizzare kosen-rufu significa basare la propria vita sulla determinazione eterna del Budda. “Costante” non significa solo in questa vita. Il Daishonin afferma: «significa eternamente nelle tre esistenze» (Gosho Zenshu, pag. 840). Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, diceva: «significa attraverso passato, presente e futuro. “Questo è il mio pensiero costante” indica la preghiera costante di Nichiren Daishonin - fin dal remoto passato di kuon ganjo per la salvezza di ognuno di noi. È una frase molto importante». (continua)

Frase dal Gosho - 19 gennaio 2015

"Il capitolo "Devadatta" del Sutra del Loto rivela che Devadatta fu il maestro del Tathagata Shakyamuni in un'esistenza passata. Colui che fu maestro adesso è discepolo e colui che ora è discepolo fu maestro nel passato. Esaminando questo capitolo, io, Nichiren, ho compreso che con l'inseparabilità di passato e presente e di colui che insegna da colui che impara esso rivela il profondo significato del Sutra del Loto."

Dal Gosho "Persecuzione con spade e bastoni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 856)

domenica 18 gennaio 2015

Frase dal Gosho - 18 gennaio 2015

"Ora, all'inizio dell'Ultimo giorno della Legge, io, Nichiren, per primo ho propagato in tutto Jambudvipa i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo, che sono il cuore del Sutra del Loto e l'occhio di tutti i Budda. Durante gli oltre duemiladuecento anni passati dalla morte del Budda, nessuno li ha mai propagati, nemmeno Mahakashyapa, Ananda, Ashvaghosha, Nagarjuna, Nan-yüeh, T'ien-t'ai, Miao-lo o Dengyo. Miei discepoli, serrate le fila e seguitemi e sarete superiori a Mahakashyapa o Ananda, a T'ien-t'ai o Dengyo! Se tremate di fronte alle minacce dei padroni di queste isolette [e abbandonate la fede], come potrete affrontare la ben piu` terribile collera di Yama, re dell'inferno? Se vi proclamate messaggeri del Budda, ma lasciate spazio alla paura, nessuno sara` piu` disprezzabile di voi."

Dal Gosho "Le azioni del devoto del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 679)

sabato 17 gennaio 2015

Frase dal Gosho - 17 gennaio 2015

"[...] le supposizioni arbitrarie [su come andranno le cose] non servono: se la tua preghiera avra` risposta oppure no, dipende dalla tua fede. Non e` assolutamente colpa di Nichiren [se non ottieni risposta]. Quando l'acqua e` limpida, la luna vi si riflette. Quando soffia il vento, gli alberi si agitano. La nostra mente e` come l'acqua: una fede debole e` come l'acqua torbida, una fede risoluta e` come l'acqua limpida. Gli alberi sono come i princìpi e il vento che li agita e` come la recitazione del sutra. Questo devi comprendere."

Dal Gosho "Risposta alla monaca laica Nichigon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 957)

venerdì 16 gennaio 2015

Le radici del Buddismo - I tre periodi della legge #2

Il tempo che segue la morte di Shakyamuni viene suddiviso in tre periodi di mille anni ciascuno: il Primo giorno della Legge (Shoho), il Medio giorno della Legge (Zoho) e l’Ultimo giorno della Legge (Mappo). Fu senz’altro molto difficile per il Budda trasmettere la verità, ma è fuor di dubbio che la saggezza e la compassione permeavano ogni aspetto del suo comportamento, rendendo efficace la sua opera di insegnamento. Nelle epoche successive, del Budda rimanevano soltanto i discorsi codificati nei sutra e col passare del tempo, rimaneva sempre più difficile mantenere lo spirito originale del Buddismo. Questo declino naturale dell’insegnamento del Budda sembra fosse stato previsto dallo stesso Shakyamuni, come descritto nelle opere Mahayana. Il primo e Medio giorno della Legge sono suddivisi in due periodi di cinquecento anni, come indicato nel seguente schema:


L’avvento dell’Ultimo giorno della Legge o Mappo però non significa fine del Buddismo. Grandi Maestri buddisti tennero vivo l’insegnamento del Budda nei tre periodi. Per l’importanza che hanno per la nostra scuola, vanno ricordati: Nagarjuna e Vasubandhu nel Primo giorno della Legge, T’ien-t’ai e Dengyo nel Medio giorno della Legge, e Nichiren Daishonin nell’Ultimo giorno della Legge.

Frase dal Gosho - 16 gennaio 2015

""Con un'unica mente desiderano vedere il Budda" puo` essere letto cosi`: osservare il Budda con un'unica mente, concentrare la propria mente sul vedere il Budda e quando si guarda la propria mente, percepire che essa e` il Budda.
Avendo ottenuto il frutto della Buddita`, cioe` i tre corpi eternamente inerenti, potrei essere superiore persino a T'ient'ai e a Dengyo, e superare anche Nagarjuna e Mahakashyapa. Il Budda scrisse che si deve diventare maestri della propria mente e non lasciare che la mente sia la propria maestra. Per questo ti ho sempre esortato a essere disposto a dare anche il tuo stesso corpo e a non risparmiare mai la tua vita per il Sutra del Loto."

Dal Gosho "Lettera a Gijo-bo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 345)

giovedì 15 gennaio 2015

Ricordati che hai sempre una scelta

Ciao a tutti ragazzi!
In questo periodo sto riprendendo in mano "Il Budda Geoff e io" di Edward Canford-Dumas, soprattutto la prima parte, nella quale il protagonista che stava in una situazione devastante incontra Geoff che inizia a parlargli di Buddismo.
Trovo queste parole molto dirette e riescono sempre ad aiutarmi quando mi trovo davanti a qualcuno a cui voglio fare shakubuku, ma non so da che parte cominciare.
Per chi non l'avesse letto, ho trascritto un parte per condividerla con voi. Sperando possa essere d'aiuto a tutti noi per incoraggiare chi ci circonda, vi auguro un anno stupendo!
Laura

Per farla breve: Ed sta male, ha perso il lavoro e la sua ragazza l’ha lasciato. Incontra uno sconosciuto che si chiama Geoff al bar ed iniziano a parlare.

[...] "Per quanto riguarda le difficoltà Ed” disse mentre attaccavamo la prima pinta di birra, “non sono il vero problema.”
“Eh?”
Geoff fece un grande sorso. "Voglio dire che non sono ciò che realmente ci procura sofferenza. Siamo noi che ci procuriamo la sofferenza.”
Non riuscivo a seguirlo.
"In sostanza tutto dipende da come vediamo le cose, da cosa proviamo verso la vita in generale e verso noi stessi. E poi da quello che facciamo in proposito.”
“Ok…” Non ero del tutto d’accordo ma gli lasciai spazio - aveva appena cominciato.
“Diciamo che ti senti giù. Non hai fiducia in te stesso, e niente sembra andare per il verso giusto, pensi che resterai impantanato per sempre. E’ ciò che chiamerei uno stato vitale basso. Ti dice niente?”
“Sì, sì.”
“In questo stato vitale, quando arriva un problema, facilmente usciranno fuori tutte le sensazioni negative verso te stesso, giusto? “Oh no, non di nuovo. Perché succede sempre a me?” eccetera, eccetera.”
Annuii. “E’ la storia della mia vita.”
“Sì. Ma sentirsi così peggiora solo le cose. Pensi che non riuscirai mai a risolvere la situazione, quindi sei già sconfitto.”
Annuii di nuovo - esatto!
“Il vero problema non è il problema in sé” disse Geoff “ma come lo vedi e come reagisci”.
“Hm… ok.”
“Perchè se in fondo hai fiducia in te stesso - ciò che definirei uno stato vitale alto - lo stesso problema può farti arrabbiare, o anche darti un brutto colpo e confonderti, ma solo per un po’. Perché in fondo sai che, anche se è difficile, in un modo o nell’altro riuscirai a trovare la strada giusta, vero? E se hai uno stato vitale molto alto, sarai perfino contento del problema.”
Risi; questa non poteva bermela.
“Sì” insistette Geoff “perchè lo vedi come una sfida. Addirittura, con un ostato vitale molto alto finisci con l’andare in cerca delle difficoltà perché sai che sono ciò di cui hai bisogno per rendere la vita interessante. Quindi la domanda non è “Qual è il problema?” bensì “Qual è lo stato vitale?” Come fare per alzarlo?”
[…]
Si rendeva conto che ancora non ero convinto.
“Ok mettiamola in questo modo. Se ci sentiamo più forti e più grandi della difficoltà stessa, allora ce la facciamo. Se invece ci sentiamo più piccoli, soffriamo. La maggior parte delle volte le difficoltà ci mostrano le nostre debolezze, e son queste che non siamo in grado si affrontare. Quindi siamo infelici.”
“Giusto. Quindi, se sono avvilito, è perché sono un bastardo, debole e triste?”
“Più o meno.”
“Grazie.”
Geoff rise. “Non prendertela, siamo tutti nella stessa barca. E si può fare qualcosa per risolvere.”
“Questo mi conforta. Cosa?”
“Beh, il tuo stato vitale non è stabile. Cambia in continuazione. Quindi per quel che mi riguarda la domanda è: come faccio a mantenerlo elevato il più a lungo possibile? Per esempio, se sono esausto, il solo pensiero di quello che mi aspetta l’indomani mi deprime. Ma dopo una bella dormita, quello che devo fare la mattina dopo mi sembra almeno la metà rispetto al giorno prima. Le circostanze non sono cambiate - sono cambiato io.”
“Quindi si riduce tutto all’andare a dormire presto?”
Geoff non abboccò. “Dormire a sufficienza è sì importante - ma c’è anche qualcosa di più.” […] “Ritengo che tutto si riduca a tre cose: saggezza, coraggio e compassione. Se riesci a rafforzare queste tre cose dentro di te, puoi usare qualsiasi problema per creare qualcosa di meglio, come un pesista usa pesi sempre maggiori per diventare sempre più forte. […] Se vogliamo diventare veramente felici dobbiamo considerare i problemi in questo modo, come esercizi che ci mettono in forma per affrontare la vita.”
Lo guardai meravigliato. “Ma questa è una vera… stronzata.”
“E’ la secodna volta che lo dici.”
“Sì” dissi. “Perchè… perché lo è. La gente non è così.”
“Vero. La maggior parte non lo è. Ma alcuni invece sì. E tutti lo possono diventare. Beh, almeno io ritengo che sia possibile. E’ incredibile quello che la gente riesce a fare, se ci è costretta. Perché tutti hanno saggezza, coraggio e compassione dentro di loro. Semplicemente non sanno come tirarli fuori, tutto qui, o non sanno come rafforzarli. E’ questa l’origine di tutti i problemi!”
Stavolta non potei fare a meno di mostrare il mio scetticismo. “Questo è Buddismo, Giusto? Shirley mi ha detto che sei buddista.”
“Già. Noi descriviamo la capacità di usare i problemi in modo positivo come “cambiare il veleno in medicina”.” Sorseggiò la birra. “Ma questo non è prerogativa del Buddismo. Secondo me se ha una logica, perché se la merda arriva in ogni caso, prima la trasformi in concime, meglio è.”
[…]
Dissi a denti stretti “Comunque, la conclusione è che io non sono così. Per me i problemi sono una rottura di coglioni e preferirei non averne.”
“Va bene” disse, e sorseggiò la birra. “Allora?”
“Allora cosa?”
“Se ne sono andati? I problemi?”
Sospirai; certo che no.
[…]
Geoff non si impressionò. “Beh, per prima cosa ricordati che hai sempre una scelta. Quando senti che non ce la fai ad affrontare qualcosa, puoi sempre scegliere di sentirti depresso e impotente, o forse mettere la tua vita nella mani di qualcun altro per risolvere - ammettendo che se ne prenda la briga. Oppure puoi decidere di fartene carico, prenderti tutta la responsabilità di quello che sta accadendo, anche se non sembra colpa tua, e decidere di cambiare il veleno in medicina.”
“Sì, ma come praticamente?”
“Io userei la pratica buddista.”
“Religione.” Gemetti.
“E’ un problema?”
“Cazzo, sì. Non sopporto la religione.”
“Dove l’ho sentito?” Sorrise malinconico. “Alcuni preferiscono definire il Buddismo una filosofia di vita, se questo può esserti d’aiuto.”

Frase dal Gosho - 15 gennaio 2015

"Non credo che Shariputra, Maudgalyayana e gli altri grandi ascoltatori della voce abbandonerebbero i praticanti che lodano uno qualsiasi degli insegnamenti esposti dal Budda nella sua vita [...] Percio` non puo` esserci alcun dubbio che tutte le persone dei due veicoli proteggeranno i praticanti del Sutra del Loto.
Persino umili animali sanno ripagare i loro debiti di gratitudine. Un uccello, l'oca selvatica, adempie i doveri filiali verso la madre quando quest'ultima e` sul punto di morire. E la volpe non dimentica la sua collinetta. Se perfino gli animali agiscono cosi`, a maggior ragione devono farlo gli esseri umani."

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 298)

mercoledì 14 gennaio 2015

Ernestina ha detto...

dossier le storia del budda

Salve mi chiamo Ernestina, sono di passaggio sul tuo blog, é stato bello leggerti come una ventata di buon profumo.

(Commento dell' 11 febbraio 2013)

Frase dal Gosho - 14 gennaio 2015

"Come ti ho gia` detto in passato, tu che sei un credente laico devi recitare unicamente Nam-myoho-renge-kyo notte e giorno, mattina e sera e, all'ultimo istante della vita, vedi cosa accade! In quel momento, affrettati a salire sulla vetta della perfetta illuminazione e guardati intorno nelle quattro direzioni: l'intero regno dei fenomeni si sara` trasformato nella Terra della Luce Tranquilla, il terreno sara` fatto di lapislazzuli e gli otto sentieri saranno delimitati da cordoni dorati. Quattro tipi di fiori pioveranno dal cielo, una musica risuonera` nell'aria e tutti i Budda e i bodhisattva saranno carezzati dalle brezze di eternita`, felicita`, vero io e purezza. Anche noi saremo sicuramente insieme a loro. Il Sutra del Loto e` davvero cosi` splendido!"

Dal Gosho "Risposta a Matsuno" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 748)

martedì 13 gennaio 2015

Preziosa è la mia vita

Un giorno del 2008 incontrai Nam-myoho-renge-kyo. Fino ad allora ero una persona con gravi problemi. Soffrivo di una grave depressione e avevo tentato due volte il suicidio. Avevo "perso" mio figlio, che viveva con i miei genitori, convivevo con un uomo da cui avevo avuto un'altra figlia, ma era un inferno. Nonostante la sofferenza, sia fisica che psicologica, mi appoggiavo a lui perché ero convinta di non essere in grado di affrontare la vita da sola. Mi sentivo un vegetale, consideravo la vita un castigo divino. Da anni avevo anche perso ogni contatto con la mia famiglia d'origine a causa di banali litigi e per il mio carattere intrattabile, e io li odiavo per questo. Davo la colpa a tutti della mia infelicità, i problemi aumentavano di giorno in giorno fino a che, all'improvviso, successe qualcosa... mio figlio, mi telefonò e mi disse di recitare una frase: «Nam-myoho-renge-kyo». Lì per lì mi sembrò, in un momento di così grande sofferenza, una cosa banale e stupida. Ma decisi di provare e da quel momento iniziai la mia scalata verso la felicità. I benefici arrivarono subito e ripresi velocemente i rapporti con la mia famiglia scoprendo con gioia che anche mia sorella praticava questo Buddismo.
Il giorno in cui ricevetti il Gohonzon fu il più bel giorno della mia vita, anche perché in quell'occasione ebbi accanto tutte le persone più care. Da quel momento ho cominciato a pulire la mia vita attraverso la recitazione di tanto Daimoku forte e determinato, piano piano sentivo che qualcosa stava cambiando dentro di me. Cominciavo a non provare più quella forte sofferenza nei confronti del mio compagno. La mia pratica diventava sempre più assidua, e parlavo spesso di Buddismo agli altri. Mi fu proposto di entrare in un gruppo di protezione del Centro culturale, un'attività che feci per un anno e mezzo e che mi permise di sfidarmi in molti aspetti del mio carattere.

Frase dal Gosho - 13 gennaio 2015

"Le sfortune di Kyo'o Gozen si trasformeranno in fortuna. Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora, che cosa non può essere realizzato? Credi nel Sutra del Loto quando dice: «Questo sutra può […] esaudirne i desideri, proprio come una fresca e limpida fonte può soddisfare tutti coloro che sono assetati» e: «Godranno di pace e sicurezza nell'esistenza presente e nasceranno in circostanze favorevoli nelle successive»"

Dal Gosho "Risposta a Kyo'o" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 366)

lunedì 12 gennaio 2015

Il Sutra del Loto #206

La "Via" è il Sutra del Loto

I bonbu tendo. Jitsu zai ni gonme tsu. I jo ken ga ko. Ni sho kyoshi shin. Hoitsu jaku goyoku. Da o akudo chu. Ga jo chi shujo. Gyo do fu gyo do. Zui o sho ka do. I ses-shuju ho.
È a causa delle illusioni della gente comune che ho detto di essere morto benché in realtà io viva. Se essi mi vedessero costantemente, arroganza ed egoismo nascerebbero nei loro cuori. Abbandonandosi ai cinque desideri cadrebbero nei cattivi sentieri.
Io sono sempre cosciente di chi sta praticando la Via e chi no. E in risposta ai loro bisogni di salvezza insegno loro diversi tipi di dottrine. Il punto riguardante le “persone illuse” ribadisce quanto detto nella precedente sezione, cioè che le persone, pensando che il Budda sia sempre presente, possono cominciare a diventare arroganti o dipendenti da lui e infine cadere nei sentieri malvagi a causa dell’attaccamento ai cinque desideri.
In tal caso non potrebbero ottenere la Buddità. Come espediente, il Budda annuncia allora la sua morte. A causa della sua grande compassione, egli predica sempre la Legge in modo da far crescere le persone e far loro sviluppare fiducia in se stesse.
“Le illusioni della gente comune” descrive alla perfezione le sottigliezze della psicologia umana. Qui sta la grandezza della traduzione di Kumarajiva. Le persone, benché desiderino ardentemente vedere il Budda e ottenere la salvezza attraverso i suoi insegnamenti, possono diventare dipendenti da lui e gradualmente essere consumate e distrutte dalla propria debolezza interiore. Di conseguenza, trascureranno la propria pratica buddista e alla fine cadranno nei sentieri malvagi dell’esistenza. Sebbene siano state tanto fortunate da incontrare la Legge che esiste eternamente attraverso passato, presente e futuro, esse, accecate da interessi e desideri momentanei, si dibatteranno tra fede e dubbio.
Il presidente Toda disse: «Coloro che dubitano del Gohonzon a causa delle preoccupazioni per questioni mondane hanno una visione capovolta degli affari del mondo. E così pure è distorta la loro visione della vita; sebbene la vita sia eterna, essi vedono solo che c’è la morte».
Possiamo immaginare come il Budda, leggendo a fondo nella natura instabile del cuore umano, si sia sforzato per trovare la maniera di elevare le persone ad una condizione vitale illuminata come la sua.
Il Daishonin scrive ai fratelli Ikegami e alle loro mogli: «Tra coloro che hanno creduto per primi, molti hanno poi abbandonato la loro fede per paura della società. Tra queste persone ci sono alcuni che mi criticano più accanitamente di quelli che mi calunniarono sin dal principio» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 121). Egli afferma che le persone che hanno ceduto al dubbio e abbandonato la propria fede lo offendono in modo ancor più veemente di coloro che lo attaccavano fin dall’inizio.
Questo è un modo di agire tipico delle persone “illuse”. E a Shijo Kingo il Daishonin dice: «Non permettere mai che le avversità della vita ti preoccupino» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 157). L’importante è avanzare gioiosamente lungo la via diretta all’ottenimento della Buddità, senza badare a calunnie o critiche superficiali; questo significa costruire un io solido e incrollabile.
Il presidente Toda parlava di “ritornare al comune mortale di kuon ganjo”, e alludeva orgogliosamente a se stesso come a “un bel comune mortale”. Facciamo in modo di essere sempre “comuni mortali della Legge mistica”, “magnanimi campioni di umanità.” Il brano prosegue poi dicendo: «Io sono sempre cosciente di chi sta praticando la Via e chi no. E in risposta ai loro bisogni di salvezza insegno loro diversi tipi di dottrine». Il Budda sa sempre se le persone si stanno sforzando al massimo nella propria pratica buddista oppure no, ed espone la Legge usando liberamente i mezzi adatti per condurre le persone all’illuminazione. Riguardo alla frase “di chi sta praticando la Via e chi no” nell’Ongi kuden si legge: «Ora Nichiren e i suoi discepoli che recitano Nam-myohorenge-kyo sono coloro che “praticano la via” mentre quelli che non recitano sono coloro che non la praticano» (Gosho Zenshu, pag. 758). Nello stesso contesto è spiegato che “via” indica il “Sutra del Loto”. Il presidente Toda interpretava questo brano del sutra come una spiegazione dell’immenso potere del Gohonzon: «“Praticare la via” significa credere e propagare la fede nel Gohonzon; “non praticare la via” è esattamente il contrario. Il Gohonzon sa cosa le persone stanno facendo e considera la maniera migliore per salvarle, distribuendo punizioni e ricompense a seconda dei casi. Il Gohonzon non disapprova le persone meramente a causa della loro mancanza di fede, ma cerca un modo di condurle alla felicità partendo dalla loro condizione. Questo brano afferma che il Budda sa di certo chi sta praticando la Via e chi no». Chi sta sforzandosi al massimo? Chi invece si sta rilassando? Il Gohonzon sa tutto di noi fin nel profondo del nostro essere. Dobbiamo semplicemente continuare ad avanzare con determinazione, sicuri che il Gohonzon ci sta proteggendo. Questa è la “via”. Stiamo avanzando lungo la via della Legge mistica, la via di kosen-rufu, che consiste nel diffondere la fede nella Legge mistica in tutto il mondo. Questa è la via suprema, il glorioso cammino verso la felicità.
Mi sovvengono le strofe risonanti della Canzone della strada aperta di quel poeta della gente comune che è Walt Whitman. Whitman è nostro compagno nello spirito: A piedi e a cuor contento io scelgo la strada aperta,
Perché io non chiedo buona fortuna, io stesso sono la buona fortuna,
Basta con le lamentele domestiche, le biblioteche, le critiche lagnose, forte e contento io viaggio sulla strada aperta. Egli maledice “lamentele, biblioteche, critiche lagnose”. Un poeta conosce bene la natura del mondo degli esseri umani e ci spinge a prenderci gioco di tali infime questioni. La felicità non sta da qualche altra parte, «io stesso sono la buona fortuna» dice Walt Whitman. Con questo spirito avanziamo diritti sulla grande via del contributo al benessere dell’umanità, fischiettando allegramente canzoni di gioia e di amicizia.

Frase dal Gosho - 12 gennaio 2015


"Un fuoco brucia più alto quando si aggiungono dei ceppi e un forte vento fa gonfiare il kalakula. Il pino vive diecimila anni, perciò i suoi rami si piegano e si contorcono. Il devoto del Sutra del Loto è come il fuoco e il kalakula, mentre le sue persecuzioni sono come i ceppi e il vento. Il devoto del Sutra del Loto è il Tathagata la cui durata della vita è incommensurabile; non c'è da stupirsi che la sua pratica sia ostacolata, proprio come i rami del pino sono piegati o spezzati. D'ora in avanti, ricorda sempre le parole: "Questo sutra è difficile da sostenere"."


Dal Gosho "La difficolta` di mantenere la fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 417)

domenica 11 gennaio 2015

Frase dal Gosho - 11 gennaio 2015

"Se consideriamo che sicuramente diventeremo Budda, non c'e` niente di cui lamentarsi. Anche se tu diventassi la moglie dell'imperatore, a cosa ti servirebbe? Anche se rinascessi in cielo, che scopo ci sarebbe? Tu seguirai la strada della figlia del re drago, sarai pari alla monaca Mahaprajapati. Che felicita`! Che felicita`! Recita Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo."

Dal Gosho: "L'arco e la freccia" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 586)

sabato 10 gennaio 2015

Frase dal Gosho - 10 gennaio 2015

"E` mio desiderio che tutti i miei discepoli formulino un grande voto. Siamo molto fortunati a essere sopravvissuti alla diffusa epidemia dello scorso anno e dell'anno precedente. Adesso, tuttavia, con l'incombente invasione mongola, puo` darsi che saranno in pochi a sopravvivere. Alla fine, nessuno puo` sfuggire alla morte. Le sofferenze di quel momento saranno esattamente uguali a quelle che stiamo affrontando adesso. Poiche' la morte e` la stessa in entrambi i casi, dovresti essere disposto a offrire la tua vita per il Sutra del Loto. Pensa a questa offerta come a una goccia di rugiada che si unisce di nuovo al grande mare, o come a un granello di polvere che ritorna alla terra. Un passo del terzo volume del Sutra del Loto dice: "Ci auguriamo che i meriti ottenuti grazie a questi doni possano estendersi in lungo e in largo a tutti, cosi` che noi e gli altri esseri viventi possiamo conseguire tutti insieme la via del Budda"."

Dal Gosho "La Porta del Drago" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 891)

venerdì 9 gennaio 2015

Le radici del Buddismo - La storia di Shakyamuni #1

Gli studiosi ritengono che il principe indiano Siddhartha Gautama visse tra il V ed il IVsecolo a.C. Egli era il principe degli Shakya, una piccola tribù che viveva alle pendicidell’Himalaya, in una regione che oggi è situata nel Nepal centrale. Dopo l’illuminazione i suoi discepoli lo chiamarono Shakyamuni, che vuol dire “saggio degli Shakya”. La tradizione vuole che, poco dopo la nascita del figlio, Shakyamuni decidesse di abbandonare la casa paterna per dedicarsi alla ricerca spirituale, scelta che avvenne dopo quattro incontri particolari: con un vecchio, un ammalato, un funerale e, infine, un asceta. E’ assai probabile che i quattro incontri siano una leggenda, la quale tuttavia indica la forte motivazione di Shakyamuni indirizzata alla soluzione delle quattro sofferenze fondamentali della vita: nascita, vecchiaia, malattia e morte. Inizialmente, si dedicò alla via dell’ascesi, mortificando il corpo, ritirandosi nel bosco di Uruvela insieme ad altri asceti. Dopo alcuni anni, il suo corpo divenne martoriato, debole e malato. Si rese quindi conto che l’ascetismo era altrettanto inadeguato per raggiungere la verità e approdò alla visione della “Via di mezzo” che caratterizza il Buddismo. Dopo essersi riposato e nutrito, recuperate le forze, Shakyamuni si sedette sotto la chioma di un albero di pipal ed entrò in profonda meditazione, deciso a non alzarsi fino a quando non avesse ottenuto l’Illuminazione. Le scritture raccontano che, durante la meditazione, il demone dell’oscurità fondamentale che dimorava nella sua stessa vita, chiamato Mara, tentò con ogni mezzo di dissuaderlo. Ma la sua convinzione gli permise di affrontare le prove a cui fu sottoposto e di ottenere il risveglio allo stato di Budda. Così Shakyamuni decise di dedicare la sua vita a diffondere la Legge per il bene della gente. Le prime persone che ricevettero il suo insegnamento furono proprio gli asceti con i quali il Budda aveva condiviso la pratica, dalle parti di Varanasi (odierna Benares). Un giorno però Shakyamuni, sotto lo sguardo attonito dei suoi discepoli, chiese che ciascuno di essi partisse da solo per propagare la Legge tra la gente. Questo episodio importante rivela come il Buddismo non sia mai stata una religione da praticare isolati dal mondo, ma che richiede l’impegno di abbandonare la sicurezza di una vita comoda per il bene degli altri.
Shakyamuni fece poi ritorno a Rajagriha, e qui iniziò un’imponente opera di predicazione, raccogliendo in breve tempo attorno a sé una comunità (sangha) di migliaia di persone. Numerosi furono i casi di conversione di maestri che portavano un seguito di centinaia di discepoli, come avvenne per i brahmani Shariputra, Maudgalyayana e Mahakashyapa. Tutti avevano aderito al Buddismo proprio per la ragionevolezza del suo insegnamento e per la profonda saggezza e compassione che il Budda trasmetteva attraverso le sue parole ed il suo comportamento. In seguito Sahkyamuni tornò a Kapilavastu, dove convertì alcuni famigliari, tra cui due cugini, Ananda e Devadatta. Quest’ultimo, accecato dalla gelosia e dall’arroganza, cercò più volte di ucciderlo. Non riuscendo nell’intento, provò a rompere l’unità della comunità buddista con diversi mezzi, senza mai riuscirci. Infine, Devadatta concluse la sua vita miseramente. Per quarantacinque anni il Budda proseguì nelle sue predicazioni, interrompendole soltanto nella stagione delle piogge. Egli morì all’età di ottant’anni a Kushinagara.

Frase dal Gosho - 9 gennaio 2015

"Non c'è niente che superi la capacità della Legge di far nascere, far crescere, far maturare e far prosperare. [...] Concepire il desiderio di ricercare la via attraverso il potere della Legge equivale a nascere. Seguire la Legge dall'inizio alla fine equivale a essere allevato. Raccogliere il supremo frutto della Buddità equivale a raggiungere la maturazione. Apparire in diverse forme nel mondo fenomenico per la salvezza degli altri equivale a prosperare. Sebbene questi quattro stadi differiscano l'uno dall'altro, si basano tutti sulla Legge»."

Dal Gosho "Gli impareggiabili benefici della Legge" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 864)

giovedì 8 gennaio 2015

Il valore della gratitudine

di Giulietta

La mattina, quando c'è il sole, la stanza dove arriva per primo è quella del Gohonzon. Quando vi entro per recitare, mi si riempie il cuore di gioia: avverto l'intenso profumo di incenso, guardo subito come sta la pianta vicino al butsudan, una calathea le cui foglie si chiudono la sera. E' una pianta “mistica”, presa senza rifletterci troppo, che poi si è rivelata come la più adatta a questo luogo. Mi fa compagnia, si “muove” finchè recito, la mattina si apre piano piano, la sera si richiude.
Provo una profonda gratitudine per tutto quel benessere, per la fortuna di avere una stanza tutta per me per la recitazione, per essere riuscita a ricavare un posto così prezioso dove rifugiarsi a leggere, a pensare, a parlare con qualche amica.
Al primo zadankai, che ospitai a casa mia, ricordo ancora la profonda gioia e l'emozione nel sentire tutte quelle voci che per la prima volta riempivano la stanza con nam myoho renge kyo.
Prima di incontrare il buddismo, usavo la parola "grazie" per educazione e convenzione sociale. Il significato della gratitudine però è ben più profondo: dentro di sé contiene un valore straordinario, che deriva dalla consapevolezza che intorno a noi ci sono altri esseri umani e che manifestare gratitudine avvicina gli uni agli altri con forza. La gratitudine fa riflettere su se stessi, ci toglie ogni "delirio di onnipotenza" per farci capire come la relazione con tutti gli esseri viventi debba essere valorizzata e come questo atteggiamento conduca alla felicità.
Provate a pensare come la nostra vita può cambiare partendo dalle piccole cose, riflettendo sul fatto che la vita c'è sempre, anche quando sembra spenta, noiosa, poco interessante. Dipende da noi, dal fatto di ricordarsi che tutto è nam myoho renge kyo: allora anche la persona che ci passa accanto nel traffico della città può essere vista in modo diverso, non pensando più che si tratta di un incontro casuale. Può diventare parte della nostra vita, possiamo chiederci come sta quella persona, possiamo regalarle un sorriso incrociando i suoi occhi. Noi possiamo provare la felicità assoluta, quella che dipende dal fatto di sentire la gioia in ogni circostanza solo per il fatto di avere la vita. E quindi sentire nel profondo del cuore una immensa gratitudine per tutto questo!
Nella guida del primo novembre Daisaku Ikeda ci dice:”Il Daishonin ci ha insegnato che attraverso la recitazione di gongyo e daimoku possiamo raggiungere uno stato vitale elevato in cui, pur restando nella vita di tutti i giorni, viaggiamo attraverso l'intero universo. Quando lodate il Gohonzon, la porta del vostro microcosmo si apre all'universo e voi sperimentate un'infinita gioia. Proverete un senso di soddisfazione e saggezza, come se l'infinito universo fosse nelle vostre mani”.
Ecco quindi che si parla ancora di gratitudine: soffermarsi a pensare a ciò che abbiamo, ridimensiona ogni aspetto della nostra vita per ricordarci che apparteniamo ad un macrocosmo dove tutto ritorna. (foto di Giulietta)

Frase dal Gosho - 8 gennaio 2015

"La grande lanterna che rischiara la lunga notte delle sofferenze di nascita e morte, la spada affilata che spezza l'oscurità fondamentale inerente alla vita, non è altro che il Sutra del Loto."

Dal Gosho "Confronto fra il Sutra del Loto e gli altri sutra" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 922)

mercoledì 7 gennaio 2015

Sandra ha detto...

dossier le storia del budda

Buongiorno a tutti, vi ho scoperti per caso e ringrazio chi gestisce il blog e i suoi iscritti per la condivisione di esperienze, studio e per tutto ciò che ci è utile. Grazie ancora.

(Commento del 4 febbraio 2013)