sabato 28 febbraio 2015

Frase dal Gosho - 28 febbraio 2015

Shariputra, per esempio, pratico "le austerita" del bodhisattva per sessanta eoni allo scopo di raggiungere la Buddità, ma alla fine si arrese davanti agli ostacoli e cadde di nuovo nei sentieri dei due veicoli. Perfino alcuni dei discepoli diretti di Shakyamuni, ai tempi in cui era il sedicesimo figlio del Budda Daitsu, sprofondarono nel mondo delle sofferenze per la durata di sanzen-jintengo. [...] Tutte queste persone praticarono il Sutra del Loto, ma quando furono perseguitati dal Demone del sesto cielo nella forma dei sovrani o delle autorità, abbandonarono la loro fede e così vagarono per i sei sentieri, per innumerevoli eoni.
Fino a ora sembrava che questi eventi non ci riguardassero, ma adesso ci troviamo di fronte allo stesso tipo di persecuzioni. Qualunque cosa accada, tutti i miei discepoli devono serbare in cuore il grande desiderio di raggiungere l'Illuminazione.

Da "Il cancello del drago" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 276)

venerdì 27 febbraio 2015

Le due facce della spiritualità #4/4

Epilogo

Per un buddista, la Buddità è l’obbiettivo fondamentale. Ma senza nessuna distinzione fra la propria e quella degli altri, «perché la vita e il suo ambiente sono una cosa sola».
La Buddità si raggiunge attraverso un processo – interiore, ma anche fatto di azioni – che in una parola si può chiamare fede. Ma che, nella realtà dei fatti, comporta un complesso e serio lavoro nell’interezza della vita di tutti i giorni. Il più remunerativo dei lavori, però: forse non tutti lo sanno, ma chi cerca se stesso, trova se stesso e gli altri. Trova il senso universale della Vita. E quindi un tesoro.

(di Marco Magrini - ha collaborato Maddalena Bonaiuti - dal Nuovo rinascimento dell'Ottobre 1998)

Frase dal Gosho - 27 febbraio 2015

"Se non fai domande e non risolvi i tuoi dubbi, non puoi disperdere le oscure nuvole dell'illusione, così come non potresti percorrere mille miglia senza gambe."

Dal Gosho "Lettera a Niiike" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 915)

giovedì 26 febbraio 2015

Le due facce della spiritualità #3/4

Il fattore A

Il Budda – si legge nel sedicesimo capitolo del Sutra del Loto – ha un pensiero costante: come fare a salvare tutti gli esseri umani dalla sofferenza. Praticando il suo insegnamento però, prima ancora di diventare Budda, si può avvertire qualcosa di analogo. Quando uno scopre che dentro di sé c’è un mondo nuovo da esplorare, e che quest’esplorazione – per difficile che sia – porta lungo il cammino «soddisfazione e appagamento», cosa c’è di più naturale che condividerla con gli altri?
Gli altri sono il Fattore A. Può sembrare incredibile: ma senza la cosiddetta «pratica per gli altri», il cammino della ricerca spirituale diventa un vuoto esercizio egoistico. E non porta da nessuna parte.
Forse sarà il caso di sgombrare il campo dai dubbi. Nei suoi appassionanti e movimentati anni di storia, la ISG si è quasi sempre messa un obbiettivo di crescita numerica. Ma sarebbe sbagliato osservare questo fatto come un freddo
progetto di proselitismo. Se questi stessi anni sono stati appassionanti, è stato soltanto perché in tutt’Italia sono apparse persone comuni che, spinte da un personale desiderio di cambiamento, hanno trovato una risposta nel Buddismo. Immaginate migliaia di storie personali tutte diverse, che partivano da un passato a volte difficile, e che sono passate per cambiamenti profondi. C’è chi è uscito dalla tossicodipendenza. C’ è chi ha rimesso in sesto rapporti personali disastrati. C’è chi ha avuto la forza di superare malattie gravi. A volte solo psicologiche, come la solitudine, la paura o la già citata timidezza.
Ho visto gente piangere di felicità. Io stesso l’ho fatto. E qualche volta mi son chiesto: «E se questa persona non avesse incontrato il Buddismo? Se io non l’avessi incontrato?». È una di quelle domande stupide che ci poniamo a volte sulle coincidenze della vita. Ma la risposta è certa: sarebbe stato un vero peccato. Il Daishonin lo dice esplicitamente nel Gosho Lettera a Jakunichi-bo: «È estremamente raro nascere come essere umano. Non solo sei dotato della vita umana, ma hai avuto la rara fortuna di incontrare il Buddismo. Inoltre, dei molti insegnamenti del Budda, tu hai trovato il Daimoku del Sutra del Loto e ne sei diventato un devoto».
Ed eccoci al punto: il concetto stesso di proselitismo, fa venire alla mente un generico processo di reclutamento di esseri umani, forse addirittura senza più la loro identità di singoli. Al contrario, il punto di vista del Buddismo, è quello di offrire un’opportunità a tutti di cambiare, sapendo che il Budda esiste nel cuore di tutti. È in questa luce, che va visto il collettivo desiderio della ISG di allargare senza posa il raggio delle proprie amicizie.
Inutile dire che solo di opportunità si deve trattare. Quindi (nonostante i primi anni della Soka Gakkai siano stati caratterizzati da una forte spinta alla conversione, soprattutto per motivi connaturati ai dolori e alle ferite del Giappone del dopo Hiroshima) l’idea non è quella di “convincere” gli altri a tutti i costi. Lo stesso presidente Ikeda spiega che il punto cruciale sta nel diffondere il valore del Sutra del Loto. Una persona può anche decidere di non seguire la nostra strada. Ma il fatto importante è che sappia che questa strada esiste. E che è una cosa molto molto più seria, di quanto venga dipinto con la ricettina per il mal di testa e contro i vigili urbani.
Dentro il Sutra del Loto c’è un modo di intendere la vita piuttosto diverso, da quello che conosciamo noi europei. E lo scopo della SGI, qui nel Vecchio Continente, è sicuramente quello di diffondere questa cultura, sconosciuta alle orecchie dei più. Una cultura che mette al primo posto il valore assoluto della vita umana. E che rispetta fino in fondo tutte le altre culture.
Il Fattore A insomma, è una variabile determinante della pratica buddista. Eppure, anche in questo caso, non è troppo difficile metterlo sotto controllo. Anche in questo caso disponiamo di un monitor: basta chiedersi se desideriamo veramente la felicità degli altri, oppure no. «Anche quella di coloro che ci creano problemi», puntualizza Ikeda. Nel romanzo La nuova rivoluzione umana, lo stesso presidente della SGI spiega in poche parole perché quello che noi abbiamo battezzato per gioco Fattore A, è alla fine così importante: «Un uomo può essere considerato tale solo quando cerca di vivere per il bene degli altri esseri umani. Solo così è possibile rompere il guscio del proprio piccolo ego ed espandere senza limiti le proprie facoltà spirituali». (continua domani venerdi 27 febbraio)

Frase dal Gosho - 26 febbraio 2015

"La pianticella del riso fiorisce e produce i chicchi, ma il suo spirito rimane nel terreno. Per questo lo stelo nuovamente fiorisce e produce chicchi. I meriti che Nichiren ha acquisito propagando il Sutra del Loto ritorneranno sempre a Dozen-bo. Che cosa sublime! Si dice che se il maestro ha un buon discepolo, tutti e due otterranno il frutto della Buddita`, ma se il maestro alleva un cattivo discepolo, entrambi cadranno nell'inferno. Se maestro e discepolo non hanno la stessa mente, non realizzeranno nulla."

Dal Gosho "Fiori e frutti" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 808)

mercoledì 25 febbraio 2015

Lanfranco Pascucci ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao, sono Lanfranco di Macerata, pratico questo splendido gioiello di Insegnamento dal 1984, anno in cui ho ricevuto il Gohonzon, ed è iniziata questa meravigliosa rivoluzione umana, insieme ai tanti compagni nella fede. Grazie per questo blog, grazie per la vostra sincera dedizione e costante presenza. Nam Myo Ho Renghe Kyo.
Tutto il bene.
Lanfranco

(Commento dell' 8 marzo 2013)

Frase dal Gosho - 25 febbraio 2015

"Il più grande di tutti i mali produce conseguenze che non colpiscono solo chi l'ha commesso, ma si estendono ai suoi figli, nipoti e così via fino alla settima generazione.
E lo stesso vale per il più grande di tutti i beni. Poiché il Venerabile Maudgalyayana ripose fede nel Sutra del Loto che è il massimo bene che esista, non solo lui, ma anche suo padre e sua madre conseguirono la Buddità. E come se non bastasse, anche tutti i padri e le madri delle sette generazioni precedenti e delle sette generazioni successive, e in verità di innumerevoli vite precedenti e successive, furono in grado di conseguire la Buddità, per quanto incredibile possa sembrare."

Dal Gosho "Le offerte per gli antenati defunti" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 728)

martedì 24 febbraio 2015

Una strada in salita

Ho conosciuto il Buddismo nel 2000. In quel periodo frequentavo con alcuni amici un gruppo di Reiki. Le stavo provando tutte per uscire da un forte esaurimento nervoso che mi portava a rimanere a letto con le finestre rigorosamente chiuse per giornate intere. E così passava il tempo... alternavo psicofarmaci a droghe di diverso genere nel fine settimana, il tutto condito da cure omeopatiche, sedute dalla terapeuta, sfrenato consumismo per colmare i vuoti e liti giornaliere con mia madre. Mio padre mancava da quattro anni a causa di un tumore ai polmoni e io non sapevo più a chi dare la colpa, ero arrabbiata con il mondo intero.
Ma torniamo all'incontro "curioso" con il Buddismo. Un giorno la mia insegnante di Reiki mi mostrò un oggetto formato da un filo e tante palline, dicendomi: «Questo lo tengono tra le mani i buddisti mentre ripetono un mantra... una strana frase!». Fui subito incuriosita, ed è così che mi feci accompagnare a una riunione da un amico che da poco aveva iniziato a praticare questo Buddismo. Mi dissero di mettermi uno scopo per me impossibile e provare. Provai.

Frase dal Gosho - 24 febbraio 2015

"Per quanto riguarda il debito di gratitudine nei confronti dei genitori, per la loro affettuosa sollecitudine, nostro padre è paragonabile al cielo e nostra madre alla terra; è difficile dire con quale dei due genitori siamo più in debito, ma è particolarmente difficile ripagare il grande debito nei confronti di nostra madre. Se una persona cerca di ripagarlo seguendo le scritture non buddiste, per esempio le Tre cronache, i Cinque canoni o il Classico della pietà filiale, riuscirà ad assistere sua madre in questa vita, ma non potrà sperare di far niente per lei nella prossima. Si prenderà cura del suo corpo, ma non salverà il suo spirito. [...] Solo il Sutra del Loto rivela che una donna può conseguire la Buddità e perciò ho concluso che solo il Loto è il sutra della vera riconoscenza che permette di ripagare il debito di gratitudine nei confronti di mia madre e ho fatto voto di mettere in grado tutte le donne di recitare il daimoku di questo sutra"

Dal Gosho "Il sutra della vera riconoscenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 828)

lunedì 23 febbraio 2015

Quando praticare diventa difficile

di Giulietta

Nel gosho ”La difficoltà nel mantenere la fede” Nichiren scrive: “Accettare è facile, continuare è difficile. Ma la Buddità si trova nel mantenere la fede. Colui che abbraccia questo sutra dovrebbe essere pronto a incontrare difficoltà”.
Ed è quanto ci capita: le sfide a cui siamo chiamati ogni giorno ci mettono a dura prova, demoni ci attaccano in continuazione e di conseguenza la nostra fede rischia di indebolirsi, mentre dovrebbe essere “come l'acqua che scorre, non come un fuoco che divampa e poi sparisce”.
A volte mi accade di avvicinarmi al Gohonzon, aprire il butsudan, accendere la candela e l'incenso tenendo il juzu fra le mani, e iniziare a recitare. Mi accorgo però che la voce fatica ad uscire, è flebile; la concentrazione è instabile, non riesco a dominare la mente. Guardo lo scorrere dei minuti sull'orologio vicino alla campana, ma il tempo sembra non passare mai. Ed è allora che si affacciano pensieri già conosciuti, fatti di dubbi, domande, esitazioni...e sconforto.
Proprio quando realizziamo che il nostro stato vitale si sta abbassando, è il momento di non mollare, ricordando che l'unico modo per scacciare le nostre oscurità è quello di combatterle con il diamoku. Forse all'inizio la nostra voce sarà un po' debole, ma, persistendo nella pratica, riusciremo a ricordarci che siamo dei Budda e che il Gohonzon non ci abbandonerà mai.
Nei momenti di difficoltà mi piace ricordare il gosho “L'arco e la freccia”, nel quale Nichiren scrisse alla monaca laica Toki incoraggiandola e lodandola per quanto aveva fatto. Quando mi sento in crisi e la fede vacilla perché gli obiettivi sembrano non realizzarsi, la frase che preferisco ricordare è quando Nichiren raccomanda alla monaca:”Prenditi cura di te e non affliggere la tua mente”.
Ecco, pensiamo a tutte le volte che ci preoccupiamo inutilmente a causa della nostra poca fede, quando dubitiamo dell'efficacia della strategia del Sutra del Loto, quando la convinzione e la determinazione con cui pratichiamo si fanno incerte. Dovremmo riuscire a riconoscere questo stato d'animo e a dominarlo, contrastando le nostre oscurità e rinnovando così ogni giorno la fede nella strategia del Sutra del Loto.
Nella “Mappa della felicità”, il giorno 9 settembre si leggono queste parole: “Qualsiasi difficoltà si manifesti, sforzatevi con tenacia e pazienza. Mantenendo la speranza nel cuore, è importante comprendere il tempo, creare il tempo e attendere il tempo in cui raccoglierete il frutto dei vostri sforzi. Arriverà sicuramente il tempo della vittoria”. Ecco quindi evidenziata anche l'importanza della pazienza, che ci può aiutare a capire che cosa sia davvero giusto per noi, arrivando anche a rideterminare il nostro obiettivo, se necessario.
Nichiren ci dice di “soffrire per quel che c'è da soffrire e gioire per quel che c'è da gioire, considerando sofferenza e gioia come fatti della vita, senza mai smettere di recitare Nam myoho renge kyo, qualunque cosa accada”.
Affidiamoci dunque alla Legge mistica, col “cuore”, scacciando ogni dubbio.

Frase dal Gosho - 23 febbraio 2015

"Le sfortune di Kyo'o Gozen si trasformeranno in fortuna. Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora, che cosa non può essere realizzato? Credi nel Sutra del Loto quando dice: «Questo sutra può […] esaudirne i desideri, proprio come una fresca e limpida fonte può soddisfare tutti coloro che sono assetati» e: «Godranno di pace e sicurezza nell'esistenza presente e nasceranno in circostanze favorevoli nelle successive»"

Dal Gosho "Risposta a Kyo'o" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 366)

domenica 22 febbraio 2015

Frase dal Gosho - 22 febbraio 2015

"Quelli che credono nel Sutra del Loto sono come l'inverno, che si trasforma sempre in primavera. Non si è mai visto né udito, sin dai tempi antichi, di un inverno che si sia trasformato in autunno, né si è mai sentito di alcun credente del Sutra del Loto che sia diventato un essere comune. Un passo del sutra dice: «Fra coloro che ascoltano la Legge, nemmeno uno mancherà di conseguire la Buddità»"

Dal Gosho "L'inverno si trasforma sempre in primavera" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 547)

sabato 21 febbraio 2015

Frase dal Gosho - 21 febbraio 2015

"Perfino un devoto del Sutra che sia incapace, che manchi di saggezza, che abbia un corpo impuro o che non osservi i precetti, sara` sicuramente protetto finche` recita Nam-myoho-renge-kyo. Non gettare via l'oro perche` la borsa che lo contiene e` sporca; se gli alberi di eranda fossero detestati per il loro lezzo, non ci sarebbe il legno di sandalo. Chi evita lo stagno in fondo alla valle perche` e` melmoso, non puo` cogliere i fiori del loto. Se [coloro che promisero di proteggerli] respingessero i praticanti del Sutra del Loto, tradirebbero la promessa fatta."


Da "Sulle preghiere" (scritti di Nichiren Daishonin, vol. 9, pag. 183)

venerdì 20 febbraio 2015

Le due facce della spiritualità #2/4

La ricerca spirituale

«Esercitati nelle due vie della pratica e dello studio». «Rafforza la tua fede giorno dopo giorno». «Siediti e osserva la vera entità della vita». Quando Nichiren Daishonin incoraggiava i suoi discepoli, non proponeva obbiettivi da quattro soldi. È vero che talvolta suggeriva loro di “usare” la preghiera – ovvero la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo – per superare ostacoli concreti come la malattia. È anche vero che il Daishonin si rivolgeva ai suoi discepoli, nobili ma anche poveri contadini, incoraggiandoli a risolvere i loro problemi quotidiani. Ma la questione centrale del suo insegnamento – come testimoniano i citati brani del Gosho – è sempre la ricerca spirituale, l’Illuminazione, il raggiungimento dello stato di Buddità.
Tuttavia, va detto che, nonostante agli occhi occidentali il Buddismo paia tutto incentrato su pratiche ascetiche e meditative, l’insegnamento del Daishonin non suggerisce l’isolamento dalla società. «Un saggio – scrive in una lettera a un discepolo – non è colui che pratica il Buddismo separandolo dagli affari secolari ma, anzi, è colui che comprende a fondo i principi che regolano il mondo».
Il problema però, è che tuffandosi poi nella vita di tutti i giorni – coi suoi tempi indiavolati e le mille difficoltà – sofferenze e desideri sanno bene come prendere il sopravvento nella scala delle priorità. Tanto più che il Sutra del Loto non propone un atteggiamento passivo nei confronti dei problemi umani. Anzi, nel ventottesimo capitolo si legge testualmente: «I loro desideri non saranno mai vani e otterranno splendide ricompense nella vita presente». In altre parole, chi abbraccia questo insegnamento può ricevere come effetto un miglioramento visibile alla propria condizione di vita. Eppure, sarebbe assurdo immaginare che il messaggio del sutra si riduca a quest’affermazione.
Non a caso, i benefici che si ricevono dalla pratica buddista vengono divisi in due categorie: cospicui e incospicui (oppure visibili e invisibili). I primi sono quelli evidenti, che si toccano con mano, ma legati quindi a una felicità che potrebbe essere transitoria. I secondi sono quelli interiori. Sono il risultato impercettibile della pratica di tutti i giorni, della trasformazione interna. È il cammino verso la Buddità. È l’essere umano che ricerca il lato più profondo di se stesso. Sarà forse inutile aggiungere che Nichiren Daishonin – nello sgombrare definitivamente il campo dalle perplessità – afferma che i benefici invisibili sono di gran lunga i più importanti.
Nello scritto intitolato Lo spirito della rivoluzione umana, il secondo presidente Josei Toda chiarisce il discorso: «Nel portare avanti la propria vita quotidiana, ognuno di noi forma le proprie idee sulla vita e sulla società. Per un individuo cambiare la propria visione della vita, della società e del mondo è sinonimo di rivoluzione umana: in altre parole significa fare propria una nuova spiegazione della vita, assai diversa dalla precedente... Tuttavia cambiare il proprio destino nel tentativo di accrescere la propria ricchezza e la propria personalità esprime un desiderio di felicità relativa. Questo non può essere definito lo spirito della rivoluzione umana». Ovvero lo spirito della ricerca spirituale proposta da Nichiren Daishonin.
Quando si dice ricerca, si dice una cosa molto precisa. Lo stretto significato del termine implica almeno tre cose: uno sforzo, una concentrazione, una ripetizione nel tempo. E – per chi abbraccia questo insegnamento – la ricerca comincia dalla recitazione di Nam-myoho-renge-kyo. Che, anche quando fatta insieme ad altri, è pur sempre una questione personale, di un rapporto individuale col Gohonzon, con la Legge dell’universo, con la Buddità che è dentro noi stessi. E questo sforzo, fatto con concentrazione e ripetuto nel tempo, non produce risultati in un futuro ipotetico. Li produce nel presente. «Gongyo – scrive Daisaku Ikeda nella sua spiegazione sul sutra – è una cerimonia del “tempo senza inizio”, che ci rivitalizza dal più profondo del nostro essere. Pertanto è importante fare Gongyo ogni giorno con senso del ritmo e con cadenza. Spero che facciate Gongyo rilassati e freschi sia nel corpo che nello spirito, e che pratichiate in modo da poter sperimentare grande soddisfazione e appagamento».
Ed ecco un altro punto. Abitualmente, il concetto stesso di preghiera non richiama alla mente «soddisfazione e appagamento». Invece, nel caso della recitazione di Nam-myoho-ren-ge-kyo – quando è fatta come raccomanda il presidente della SGI – il risultato è quello. Il che, a ben pensarci, può alimentare qualche incomprensione da parte degli osservatori esterni, che osservano ma solo raramente sperimentano. Tuttavia il fatto curioso è che, come ammonisce spesso il Daishonin nelle sue lettere, anche a fronte di effetti sperimentati sulla propria pelle, c’è chi si infiamma quando inizia a praticare e un bel giorno si spegne. E smette. Questo vuol dire che le emozioni provate all’inizio della pratica erano tutte finte? Un semplice ripensamento? No, se la pratica buddista fosse solo benefici e appagamento, sarebbe un tantino irreale. Praticare vuol dire sforzarsi, controllare il proprio atteggiamento, e poi ripetere tutto daccapo. E quindi può rivelarsi difficile.
La questione non interessa solo quelli che hanno abbandonato la pratica. Ma anche coloro che hanno continuato. Perché – e chi scrive lo ha sperimentato personalmente – si può procedere sulla strada del Buddismo anche per molti anni, senza andare di fronte al Gohonzon con il necessario entusiasmo e quindi senza cogliere quell’ appagamento di cui parlava il presidente Ikeda. Magari si può anche fare tanta attività nella ISG, ma non concentrarsi abbastanza sulla propria ricerca spirituale. «Oggi ho fatto tanta attività buddista – ho pensato tante volte – quindi posso recitare poco». E sono francamente sicuro di non essere stato il solo.
Ma il bello è che, se da un lato la mente umana può essere sviata da tutte le sue debolezze, il fatto che la recitazione del Daimoku porti abitualmente con sé un effetto, rende piuttosto facile capire se la pratica è corretta o no. Un po’ come se disponessimo di un monitor sul quale, volendo, si può leggere il risultato. «Quando pratichi questo Buddismo con un positivo spirito di ricerca – spiega Ikeda – otterrai benefici e migliorerai la tua vita. Al contrario, se hai un atteggiamento passivo tenderai a sentirti oppresso e pieno di risentimenti. Perderai il desiderio di praticare, riceverai meno benefici e sarai guidato dalla forza dell’abitudine». Più chiaro di così...
La ricerca spirituale non è una cosa che si fa nel tempo libero. È una cosa che assorbe energie fisiche e mentali, magari anche ventiquattr’ore su ventiquattro. E soprattutto che richiede coraggio. Perché, come insegna il Buddismo, la causa di tutto va ricercata sempre dentro di noi. Ecco uno dei motivi che spinge Toda ad associare la rivoluzione umana a «una nuova spiegazione della vita, assai diversa dalla precedente...». Siamo tutti un po’ abituati a dare ad altri la colpa delle nostre infelicità. Oppure a cercare tante spiegazioni di comodo per giustificare quello che sta succedendo. Invece, tutto comincia fatalmente da noi stessi.
Così, la ricerca spirituale significa andare a fondo. Osservare quello che ci accade, dargli delle spiegazioni che risalgano a una qualche causa interna. E quindi agire: davanti al Gohonzon e non. Ma con un impegno totale. Il Daishonin assicura che ottenere la Buddità significa estinguere «le sofferenze di nascita e morte». Quanto basta per capire che non può essere un impegno part-time.
Fin qui però, il discorso che abbiamo fatto è incompleto. Perché a questo punto si potrebbe immaginare che la ricerca spirituale sia una cosa privata, individuale. E invece non è così. Alla nostra immaginaria operazione matematica manca ancora un fattore... (Continua giovedi 26 febbraio)

Frase dal Gosho - 20 febbraio 2015

"Nell'ottavo volume del Sutra del Loto si legge: «I loro desideri saranno appagati e nell'esistenza presente saranno ricompensati con la fortuna». Vi si afferma inoltre: «Nell'esistenza presente otterrà una ricompensa visibile per queste azioni» [...] Se ci fosse anche una sola menzogna nel Sutra del Loto, in cosa potremmo riporre fede?"

Dal Gosho "Fortuna in questa vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 583)

giovedì 19 febbraio 2015

Le due facce della spiritualità #1/4

La preghiera è la fonte dei benefici. E con la preghiera scopriamo il lato profondo della nostra vita. È con entrambi questi tesori che noi possiamo impressionare positivamente gli altri e comunicare senza forzature la validità del nostro insegnamento.

Prologo

«Tale preghiera, detta Daimoku, ha, secondo gli adepti, effetti miracolosi e immediati: può far passare il mal di testa, far trovare lavoro, evitare le contravvenzioni nel traffico, togliere la timidezza e i complessi di inferiorità». L’affermazione (pubblicata nel libro Le sette in Italia di Cecilia Gatto Trocchi) è forse un po’ troppo calcata. Esisterà davvero un tipo bizzarro che guida l’automobile in divieto d’accesso e intanto recita Daimoku per sfuggire alla vista dei vigili urbani? Ne esisterà un altro che ripete Nam-myoho-renge-kyo di fronte al telefono, sperando che squilli con un’offerta di lavoro? Tutto può essere. Ma c’è da dubitarne.
E allora? Su cosa si basa l’idea – forse non esattamente frutto di ricerca scientifica – descritta dall’antropologa Gatto Trocchi? Di sicuro, va messo in conto che qualcuno, come lei, può restare sorpreso, nel valutare un insegnamento religioso – come quello esposto nel Sutra del Loto e spiegato da Nichiren Daishonin – che non separa la vita di tutti i giorni dalla ricerca spirituale. Che insegna a vivere l’esistenza, anche di fronte alle sofferenze, con uno spirito positivo tutto rivolto al cambiamento, piuttosto che alla rassegnazione. Che, fra le righe, spiega che la guarigione da una qualsiasi malattia – cefalee incluse – può essere aiutata “da dentro”, per via spirituale (come peraltro assicurano molti medici).
E che per la stessa strada ogni individuo ha la possibilità di compiere una rivoluzione interiore, potenzialmente così forte da spazzare via spiacevoli difetti e debolezze che generano sofferenza.
Però c’è anche qualcos’altro. Il problema è già stato sollevato in un recente articolo di DuemilaUno («Fanatismo e integralismo, due pericoli in agguato», a pagina 40 del numero 57). «C’è qualcosa di vero dietro le annotazioni di qualcuno – si legge – che ci accusa di essere poco spirituali e troppo propensi all’ottenimento di risultati materiali. L’incomprensione non nasce certo dall’insegnamento: il Buddismo di Nichiren Daishonin non è assolutamente poco spirituale. L’errore, se di errore si può parlare, è che molto spesso si evidenzia il beneficio materiale, senza spiegare come ci si arriva, giungendo quasi a trasformare Nam-myoho-renge-kyo in una formuletta magica pronto-uso». 

Frase dal Gosho - 19 febbraio 2015

"Rafforza la tua fede ancora di più. Il ghiaccio è fatto di acqua, ma è più freddo dell'acqua; il colore blu si ottiene dall'indaco, ma, quando qualcosa viene ripetutamente tinta in questo, assume un colore più intenso di quello della pianta di indaco. Benché il Sutra del Loto sia sempre uguale, se tu continui a rafforzare la fede, il tuo colore più intenso di quello degli altri e riceverai più benefici di loro."

Dal Gosho "La supremazia della Legge" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 547)

mercoledì 18 febbraio 2015

Mary Armenise ha detto...

dossier le storia del budda

Sono grata immensamente al Buddha... mi ha illuminato la vita! Grazie! Mary

(Commento del 7 marzo 2013)

Frase dal Gosho - 18 febbraio 2015

"Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dal tempo senza inizio e ottenere sicuramente la suprema illuminazione in questa esistenza, devi cogliere la mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi. Questa verità è Myoho-renge-kyo. Di conseguenza recitare Myoho-renge-kyo ti permetterà di cogliere questa mistica verità innata in tutti gli esseri viventi."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 1)

martedì 17 febbraio 2015

Il match determinante

Fin dall'infanzia ero molto introverso, timido, insicuro, ma soprattutto ero pervaso da un profondo senso di angoscia, mista a una paura di cui non conoscevo l'origine. A ciò si aggiungeva una situazione familiare altrettanto poco piacevole. Fra mio padre e mia madre regnava la disarmonia più totale, il loro rapporto era pieno di rancori e conflitti, e i loro continui litigi non facevano che amplificare il mio disagio.
Nel marzo del 1994 frequentavo l'ultimo anno di ragioneria quando Carlo, un compagno di classe, ci parlò del Buddismo di Nichiren Daishonin. Un pomeriggio mi recai a casa sua, dove era in corso una recitazione; provai anch'io, con fatica, a pronunciare Nam-myoho-renge-kyo e a un tratto sentii una gioia indescrivibile che si insediava magicamente al posto di quell'angoscia e di quella paura di cui parlavo prima. Praticai circa tre mesi e poi mollai tutto. Nel frattempo avevo realizzato un desiderio per me "impossibile": mi ero fidanzato con una ragazza. Dopo circa due anni la storia finì e nella mia vita riapparve prepotentemente l'insicurezza e quella grossa paura di affrontare la vita. Ricominciai a praticare ad aprile del 1996 ed ebbi subito la sensazione di rinascere. Ma in quel periodo conobbi tantissime persone e purtroppo, tra queste, alcune poco raccomandabili. Così, per provare nuove esperienze, iniziai a fare uso di sostanze stupefacenti e smisi di praticare, illudendomi di risolvere con la droga i miei problemi. Dopo circa due anni, quella paura che tanto abilmente avevo nascosto, soffocato o meglio assecondato, esplose nella mia vita con la potenza devastante di un ciclone.

Frase dal Gosho - 17 febbraio 2015

"Ti insegnerò come diventare facilmente un Budda. Insegnare qualcosa a un altro è come oliare le ruote di un pesante carro così che possano girare, o come far galleggiare una barca sull'acqua così che possa procedere senza difficoltà. Il modo per diventare facilmente un Budda non è niente di straordinario: è come dare dell'acqua a un assetato in tempo di siccità, come dare del fuoco a una persona intirizzita dal freddo o come dare a un altro l'unico esemplare che si possiede di qualcosa, oppure offrire in elemosina ciò da cui dipende la propria vita."

Dal Gosho "Il ricco Sudatta" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 963)

lunedì 16 febbraio 2015

Cosa significa vivere come discepoli del Daishonin?

risponde Tamotsu Nakajima

Solo quando preghiamo con il grande desiderio di realizzare kosen-rufu stiamo vivendo veramente in accordo con lo spirito con il quale Nichiren iscrisse il Dai-Gohonzon per il bene dell'umanità (cfr. Il Mondo del Gosho, vol. 1, p. 37).
Siamo buddisti nella misura in cui ragioniamo e ci comportiamo da buddisti mettendo al centro solo l'insegnamento del Daishonin. Sul Buddismo non ci può essere un punto di vista personale: il Budda ha già detto tutto, il Gosho contiene tutto. La cosa fondamentale è utilizzare l'insegnamento del Daishonin nella vita quotidiana, e questo comporta la difficoltà di considerare ogni cosa dal punto di vista della Legge universale, dal punto di vista del Buddismo di Nichiren. Per non distorcere l'insegnamento del Gosho e poterlo interpretare correttamente c'è bisogno del maestro. Il nostro maestro Ikeda ci aiuta ad approfondire l'essenza dell'insegnamento del Daishonin e ci indica come "viverlo" nella nostra vita, concretamente.

Ciascuno cerca di capire come comportarsi e qual è l'atteggiamento corretto per un buddista, partendo dal proprio punto di vista e considerando la propria cultura, le proprie condizioni di vita, il proprio karma ecc. Ma non si tratta di capire. Non si può capire con la ragione la compassione che aveva Nichiren verso tutti gli esseri viventi; semplicemente, bisogna fare come lui, con lo stesso cuore, con la stessa intenzione, sforzandosi di mantenere vivo e realizzare concretamente il suo grande desiderio.

Qual è il cuore di Nichiren? Lo ripeto: il suo cuore è diretto fin dall'inizio verso la felicità di tutti gli esseri viventi in tutto l'universo. Recitare Daimoku è semplice, ma bisogna recitare con la consapevolezza che il Daimoku di Nichiren è "per sé e per gli altri"

Se non diffondiamo il Daimoku tra la gente, non stiamo praticando il Buddismo di Nichiren Daishonin.

Essere buddisti non è una formalità. Non è un insieme di regole da seguire. Significa semplicemente sforzarsi di vivere in ogni momento in accordo con il cuore di Nichiren Daishonin.

Frase dal Gosho - 16 febbraio 2015

"Le radici della fortuna non dipendono dal fatto che le offerte siano grandi o piccole. I meriti acquisiti differiranno in vari modi a seconda del paese, della persona e del tempo. Per esempio, se qualcuno essicca del letame, lo sbriciola, lo setaccia e lo modella a forma di albero di sandalo, di donna, di dea celeste o di Budda, quando lo brucerà non emanerà altra fragranza che la puzza del letame. Allo stesso modo, se una persona uccide o ruba per impadronirsi delle primizie del raccolto altrui e le offre per acquisire merito e fortuna, vedrà quell'offerta trasformarsi in una cattiva azione."

Dal Gosho "Le radici della fortuna" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 978)

domenica 15 febbraio 2015

Frase dal Gosho - 15 febbraio 2015

"Credi nel Gohonzon, il supremo oggetto di culto in tutto Jambudvipa. Rafforza costantemente la tua fede e ricevi la protezione di Shakyamuni, di Molti Tesori e dei Budda delle dieci direzioni. Impegnati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio non può esservi Buddismo. Devi non solo perseverare tu, ma anche insegnare agli altri. Sia la pratica che lo studio sorgono dalla fede. Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o un solo verso"

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 342)

sabato 14 febbraio 2015

Frase dal Gosho - 14 febbraio 2015

"L'uomo saggio merita di esser chiamato tale perché non si lascia sviare dagli otto venti: prosperità, declino, onore, disonore, lode, biasimo, sofferenza e piacere. Non si esalterà nella prosperità né si lamenterà nel declino. Gli dèi celesti sicuramente proteggeranno chi non si piega di fronte agli otto venti, ma se tu nutri un irragionevole rancore per il tuo signore, per quanto tu possa pregarli, essi non ti proteggeranno."

Dal Gosho "Gli otto venti" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 705)

venerdì 13 febbraio 2015

Il rispetto in pratica

di Gianna Mazzini

Ciò che impedisce di rispettare una persona è non vederla per quello che è. E' catalogarla, giudicarla, farne un'astrazione riconducibile a un modello sulla base del quale costruire regole. Ma il vero rispetto si basa sull'eccezione

Quel ponte tra realtà e immaginazione

Quando ho iniziato a praticare ero incapace di concepire obiettivi. Non sentivo neppure i miei desideri. Figurarsi arrivare a "progettare". Ero totalmente passiva. Come se la mia vita non mi appartenesse. Troppa paura per poter scegliere, troppa insicurezza per determinare. Poiché non mi muovevo non mi conoscevo. Non avevo idea a cosa volessi dedicare la mia vita. E a forza di non agire la mia vita si era completamente bloccata.
La realtà era qualcosa di separato, lontana e impenetrabile come un macigno. Quanto a me, tanto la mia vita scorreva altrove, proiettata sullo schermo della mia immaginazione.
La verità è che soffrivo terribilmente. Di una rabbia feroce contro me stessa, e di impotenza. Mi odiavo per non avere la forza di reagire, di salvarmi, di uscire. Jigoku è il termine giapponese che esprime lo stato vitale di Inferno: una "gabbia". Quando l'ho letto per la prima volta sono rimasta folgorata dall'esattezza della definizione.
Poi, un giorno, ho iniziato a praticare. Fin da subito recitando molto Daimoku. Avidamente. Come una medicina che ho sentito mi avrebbe salvata. Senza disporre di una mappa. Senza una meta precisa. Spinta da un istinto quasi cieco di sopravvivenza. Navigando a vista. Guidata dal filo di quell'unico disperato desiderio di uscire dal buio, di guarire, di smettere semplicemente di soffrire. Pezzi di mondo cominciavano a sgretolarsi, dentro e fuori di me, come un cristallo che si incrina. Il potere di Nam-myoho-renge-kyo esplodeva dentro la mia vita. A volte mi sembrava di impazzire. Eppure continuavo a praticare.
«Vi siete persi nella giungla - scrive il presidente Ikeda - e volete trovare un sentiero per raggiungere l'oceano, ma non sapete quale direzione scegliere. Che fare? La cosa giusta è continuare ad avanzare seguendo il corso del fiume fino a valle. Alla fine si raggiunge il mare» (D. Ikeda I protagonisti del XXI secolo, Esperia, p. 4).
La mia esperienza è stata così. La perseveranza nello sforzo come unica misura del mio avanzare. Fino ad accorgermi un giorno di aver aperto un sentiero nella giungla. Fino a scoprire che anni di perseveranza nel Daimoku e nell'attività - tanta, sempre tanta attività: ciò che chiamiamo "pratica per gli altri", ed è la cura più efficace per la nostra vita - mi avevano condotta fuori. Come quella mosca bianca che monta sulla coda di un cavallo lanciato al galoppo.
Grande, grandissimo è stato il mio sollievo nel verificare che la compassione del Budda era tale da poter abbracciare anche me, così com'ero. Sfocata, ondivaga e indeterminata. Perché la mia natura è anche questo. Impaziente, versatile e indecisa. E ogni volta proprio questa è la mia lotta. La mia sfida.
Ne vale la pena. Perché è vero che determinare è un atto di fede nel potere infinito della nostra vita. Che porsi un obiettivo è un impegno ad agire. Che andare fino in fondo richiede coraggio. Che fino a che non decido tutto sembra inutile. Ma nel momento esatto in cui decido l'universo si spalanca, e ogni cosa diventa possibile.
Nella profondità insondabile del Gohonzon si rimargina la mia antica ferita. I miei desideri non sono più una fuga. Sono la chiave che trasforma il mondo. Costruiscono ponti tra realtà e immaginazione. Ponti per poterci realmente camminare. Bonno soku bodai...
Come nella favola della lepre e della tartaruga. Alcuni sono lepri, altri tartarughe. Ma i veri vincitori sono coloro che avanzano con coerenza per la propria strada finché non arrivano a tagliare la linea del traguardo.

(Alessandra Fornasiero)

Frase dal Gosho - 13 febbraio 2015

"Alcuni hanno moglie, figli, seguito, possedimenti, oro, argento o altri tesori, a seconda della loro condizione. Altri non possiedono nulla. Comunque, che uno sia ricco o no, niente è più prezioso del tesoro che chiamiamo vita. Per questo motivo gli uomini del passato che furono chiamati santi e saggi offrirono la loro vita al Budda, e in seguito divennero Budda."

Dal Gosho "L'offerta del riso" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 997)

giovedì 12 febbraio 2015

Senza pensiero di me e degli altri

I tre regni

Esperimenti nucleari in India. Un’esplosione di sofferenza improvvisa, muta, mi assale; dal teleschermo rimbalza dentro il mio ventre, in cui proteggo e nutro la vita che sta per nascere. È un colpo improvviso, inaspettato, inflitto a un paese così distante dal mio, eppure provoca in me un’angoscia profonda, proprio mentre il mio corpo si sta adoperando per dare alla luce un nuovo individuo. In un attimo percepisco l’impatto violento tra la vita e la morte. Sono così fragile? Che potere ho io per superare questo conflitto? Che cosa posso fare? Il Buddismo mi viene in aiuto: la mia vita è parte dell’universo, la mia vita è l’universo. Il principio dei tre regni dell’esistenza chiarisce qual è la linea di continuità tra me e tutto il resto al di fuori. I tre regni dell’esistenza sono: il regno delle cinque componenti (go’on seken), il regno degli esseri senzienti (shujo seken) e il regno dell' ambiente (kokudo seken). Essi corrispondono all’ essere umano, alla società e all’ambiente fisico. Il principio dei tre regni dell’ esistenza completa la teoria di ichinen sanzen (tremila condizioni in un solo istante di vita).
Quando un individuo nasce, le cinque componenti (percezione, concezione, volizione, coscienza e forma) si uniscono, quando muore esse si disgregano. Il modo di interagire delle cinque componenti tra loro fa sì che ogni individuo percepisca se stesso e il mondo in un modo soltanto suo e sia per questo unico e diverso da ogni altro.

Frase dal Gosho - 12 febbraio 2015

"Il sole è radioso e la luna è luminosa. Anche le parole del Sutra del Loto sono radiose e luminose, come l'immagine del viso in uno specchio limpido o l'immagine della luna sull'acqua pura. Perciò, come può la dichiarazione del Tathagata "nell'esistenza presente saranno ricompensati con la fortuna" e "nell'esistenza presente otterrà una ricompensa visibile per queste azioni" essere vera per tutti tranne che per te, Nanjo Shichiro Jiro? Il Budda dichiarò che le sue parole non si sarebbero mai rivelate false, neanche in un'era in cui il sole sorga ad ovest o in un tempo in cui la luna spunti dal suolo. Non può quindi esserci il minimo dubbio che lo spirito del tuo defunto padre sia ora in presenza del Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti, e che tu stesso riceverai grandi benefici in questa vita. Com'è meraviglioso, come è splendido!"

Dal Gosho "Fortuna in questa vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 583-584)

mercoledì 11 febbraio 2015

Francesco ha detto...

dossier le storia del budda

Domenica 17.02.13 ho ricevuto il Gohonzon. Da tempo leggevo qui la Frase Giorno per Giorno... e anche ora che mi hanno regalato il libro continuo a seguirvi continuate cosi!

(Commento del 21 febbraio 2013)

Frase dal Gosho - 11 febbraio 2015

"Le dieci direzioni sono l'"ambiente" e gli esseri viventi sono la "vita". L'ambiente è paragonabile all'ombra e la vita al corpo. Senza il corpo non può esistere l'ombra e senza vita non c'è ambiente. Inoltre, la vita è modellata dall'ambiente. Gli occhi sono plasmati dall'oriente, la lingua dal meridione, il naso dall'occidente, gli orecchi dal settentrione, il corpo da tutte e quattro le direzioni e la mente dal centro. Perciò quando i cinque organi di senso degli uomini si guastano, scuotono le quattro direzioni e il centro e, come sintomo della conseguente distruzione della terra, per prima cosa le montagne franano, l'erba e gli alberi appassiscono e i fiumi si prosciugano. Quando gli occhi, gli orecchi e gli altri organi di senso delle persone sono scossi e turbati, si verificano strani fenomeni nel cielo; quando la loro mente è turbata, la terra trema."

Dal Gosho "Sui presagi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 574)

martedì 10 febbraio 2015

Il beneficio della protezione

Ho sessant'anni e pratico questo Buddismo dal 2005. Ho iniziato perché avevo delle gravi difficoltà sul lavoro, così mia sorella, che già praticava, approfittando di questo mio momento di "debolezza", mi disse: «Mettiti davanti a un muro e recita Nam-myoho-renge-kyo!». Così feci, e dal quel momento non ho più smesso.
Sono diventato responsabile di squadra del gruppo Prometeo (attività di protezione) circa due anni fa. Avevo avuto l'esempio di un grande amico, Alessio, che quando facevo i turni mi era sempre vicino, ci sentivamo spesso, parlava con noi insegnandoci il profondo senso di questa attività e gli atteggiamenti da tenere con le persone che arrivano al Centro. Quando ho accettato la responsabilità di squadra ho cercato di portare avanti lo stesso tipo di dialogo, cercando di conoscere ogni persona e facendo in modo che ognuno avesse l'opportunità di svolgere questa attività nel modo più gioioso possibile.

Frase dal Gosho - 10 febbraio 2015

"Sto pregando con tanta convinzione come se dovessi accendere il fuoco con legna bagnata o estrarre l'acqua dal terreno riarso, affinché, nonostante questa sia un'epoca di disordini, il Sutra del Loto e le dieci fanciulle demoni proteggano ciascuno di voi."

Dal Gosho "Rimproverare l'offesa alla Legge e cancellare le colpe" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 395)

lunedì 9 febbraio 2015

Compagno di vita

Quando conobbi il Buddismo di Nichiren Daishonin mi “innamorai” del Gohonzon: il mio cuore mi diceva che finalmente avevo trovato un punto fermo nella mia vita. E come una perfetta innamorata percorrevo ogni giorno parecchia strada o compivo sforzi incredibili incurante di tutto e di tutti, pur di poter recitare davanti al Gohonzon. Ero contenta sia della cosa in sé, sia perché mi avevano detto che que- sta era la forma migliore per iniziare a praticare il Buddismo. Perciò di questo “sentimento” non mi vergognavo, anzi era un motivo per trasmettere agli altri la mia gioia.
In seguito, quando il Gohonzon entrò nella mia casa, io, separata da molti anni, in segreto lo sentivo come il compagno della mia vita con cui finalmente dividere sofferenze, ansie, progetti, gioie. Ma questo mio sentire, questa volta non lo comunicai, temendo di essere considerata fanatica e forse matta.
Un bel giorno, mentre leggevo alcune considerazioni del presidente Ikeda, sobbalzai. Ritornai a leggere, era chiaro, era scritto proprio così: «Considera il Gohonzon come tuo marito». Allora io non ero proprio matta, il mio cuore, sorretto da una fede pulita aveva sentito in modo esatto!
E così nel silenzio notturno (solo a tarda sera potevo fare Daimoku) abbiamo intessuto un fittissimo dialogo, io e il Gohonzon, sul filo ritmato di Nam-myoho-renge-kyo. Inginocchiata davanti al Gohonzon talvolta confusa, altre ridendo e con senso di sfida, ho scoperto il mio valore e la mia dignità di essere umano. Davanti al Gohonzon ho compreso come potevo da sola seguire al meglio i miei figli, allora adolescenti e bambini, adesso uno notaio, l’altro procuratore legale della Banca d’Italia a Roma, l’altra brava studentessa in architettura.
Al Gohonzon confidavo le mie preoccupazioni per mio figlio poco più che diciottenne solo a Roma a studiare; al Gohonzon recitavo Daimoku perché mia figlia maggiore non soffrisse e quando ero presa dal desiderio di affetto, molte volte recitando vedevo il Gohonzon con un velo di lacrime. Adesso capita spesso che conoscenti mi chiedano con meraviglia dei risultati raggiunti: la mia serenità e la famiglia unita e felice pur senza “un uomo in casa”.
Per me il Gohonzon è una presenza sacra che mi comunica fiducia, calma, rispetto, gioia e inoltre guardandolo e ricordando alcuni Gosho avverto la compassione di Nichiren, la sua attenzione lieve, la sua preoccupazione paterna verso le donne, e in particolare le vedove.
E così, io che ho avuto un padre padrone, un marito “non marito”, adesso mi sento come avvolta da attenzione e protezione e perciò sono sicura di me e felice. (A. P. I.)

Frase dal Gosho - 9 febbraio 2015

"Com'e` straordinario che Nichiren sia stato il primo a iscrivere questo grande mandala come il vessillo della propagazione del Sutra del Loto, mentre anche grandi maestri come Nagarjuna, Vasubandhu, T'ien-t'ai e Miao-lo non furono in grado di farlo! Questo mandala non e` in alcun modo un'invenzione di Nichiren. E` l'oggetto di culto che descrive perfettamente il Budda Shakyamuni nella Torre Preziosa e tutti gli altri Budda che erano presenti, cosi` fedelmente come la stampa riproduce la matrice"

Da "Il vero aspetto del Gohonzon" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 202)

domenica 8 febbraio 2015

Frase dal Gosho - 8 febbraio 2015

"Un tralcio di glicine, avvolgendosi intorno a un pino, può salire nell'aria fino a mille hiro e un airone può viaggiare diecimila ri perché può contare sulle proprie ali. Non è con le loro sole forze che sono in grado di compiere queste imprese. Ciò si applica allo stesso modo al caso del prete Jibu-bo. Anche se egli è come un tralcio di glicine, poiché si arrampica sul pino del Sutra del Loto può scalare la montagna della perfetta illuminazione. Poiché può fare affidamento sulle ali dell'unico veicolo, può librarsi nel cielo della Luce Tranquilla.
Con simili ali è un prete che può recare conforto non solo ai suoi genitori e nonni ma anche ai suoi parenti fino alla settima generazione! Che donna fortunata sei a possedere questo splendido gioiello!"

Dal Gosho: "Le offerte per gli antenati defunti" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 729)

sabato 7 febbraio 2015

Frase dal Gosho - 7 febbraio 2015

"Per tutti coloro che credevano nel Sutra del Loto ma non riuscivano a credere del tutto, il quinto volume espose il cuore dell'intero sutra, la dottrina del conseguimento della Buddità nella propria forma presente. Era come se un oggetto nero fosse diventato bianco, come se la lacca nera fosse diventata simile a neve, come se una cosa sporca fosse diventata pulita e pura o il gioiello che esaudisce i desideri fosse stato gettato nell'acqua torbida [per renderla limpida]. Vi si narra di come la fanciulla drago divenne Budda nella sua forma di serpente. E a quel punto nessuno poteva più dubitare che tutti gli uomini potessero conseguire la Buddità. Per questo affermo che l'illuminazione delle donne viene esposta come modello ."

Dal Gosho "Il sutra della vera riconoscenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 827)

venerdì 6 febbraio 2015

Le radici del Buddismo - Il Buddismo in Giappone: Dengyo #5

In Giappone il Buddismo arrivò dalla Corea, probabilmente intorno al 538 d.C. ed ebbe, alla fine dello stesso secolo, una grande espansione ad opera del principe Shotoku Taishi. In seguito si svilupparono diverse scuole. Il Gran Maestro Dengyo (767-822), il cui vero nome era Saicho, fondò in Giappone lascuola Tendai fondata sugli insegnamenti di T’ien-t’ai, alla cui base vi era il Sutra del Loto. Tuttavia, la difficoltà degli insegnamenti e delle pratiche della scuola Tendai unite alla tendenza dei monaci della scuola stessa di isolarsi sul monte Hiei, fecero sì che ilBuddismo si allontanò gradualmente dalla realtà della vita quotidiana e fu impotente contro la corruzione, l’ignoranza e la miseria. Inoltre, il clero Tendai non fu in grado di contrastare il coinvolgimento delle autorità religiose nella vita politica. Come predetto dai sutra, l’epoca in cui l’insegnamento del Budda era andato perduto e laconfusione regnava sovrana, l’Ultimo giorno della Legge, era iniziato. Fu in questo scenario che, nel 1222 d.C.,  Nichiren Daishonin fece la sua apparizione.

Frase dal Gosho - 6 febbraio 2015

"La grande lanterna che rischiara la lunga notte delle sofferenze di nascita e morte, la spada affilata che spezza l'oscurità fondamentale inerente alla vita, non è altro che il Sutra del Loto."

Dal Gosho: "Confronto fra il Sutra del Loto e gli altri sutra" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 922)

giovedì 5 febbraio 2015

Ognuno di noi può fare la differenza

Vorrei parlarvi di un episodio corso al grande scrittore e poeta francese Victor Hugo (1802-85) che aveva un amico caduto preda di un esaurimento nervoso. Svolgendo la sua funzione di ministro dell’Istruzione, l’ amico aveva lavorato alla riforma del sistema educativo, tuttavia, aspramente criticato da ogni dove, sprofondò in uno stato di grande prostrazione; mi pare comprensibile. Gli attacchi feroci simili a quelli sopportati anche da me, potrebbero causare instabilità psichica, condurre alla malattia e persino al suicidio.
Sopraffatto dalla pressione, l’amico di Hugo si dimise e si rinchiuse in casa. Quando Hugo gli andò a far visita, lo trovò con un aspetto emaciato e coi capelli spettinati; era talmente depresso da non riuscire neppure a sorridere al suo ospite.
Hugo cercò di tirarlo su di morale, ma l’altro riuscì solo a replicare: «Se solo tu sapessi quali cose hanno inventato; sono inconcepibili ... Queste cose, queste infamie sono raccontate segretamente e apertamente credute ... nessuno mi difende ... Victor, giurami che non crederai ad alcuna calunnia».

Frase dal Gosho - 5 febbraio 2015

"Quando fra le persone prevale lo spirito di "diversi corpi, stessa mente", esse realizzeranno tutti i loro scopi, mentre se hanno uno "stesso corpo e diverse menti" non possono ottenere niente di notevole"

Dal Gosho "Diversi corpi, stessa mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 550)

mercoledì 4 febbraio 2015

Laura Balsan Borro ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao a tutti, sono Laura, vivo in Lituania da 6 mesi e ho 17 anni, conoscevo già il buddismo da quando ne avevo 12 ma è grazie a questa splendida esperienza qui che ho iniziato a praticare. Dico splendida perchè nonostante tutti intorno a me parlino il russo (sto in un college per ragazzi extracomunitari) la pratica mi ha regalato una forza e una gioia di vivere talmente forti da non essere condizionati dalle condizioni esterne (la lingua e i differenti modi di ragionare). Recito  un'ora al giorno da un mese e mezzo, sono ancora agli inizi ma non vedo l'ora di scoprire, giorno per giorno, quali saranno gli altri benefici che porterà la pratica nella mia vita. Sono davvero felice di aver scoperto questo sito! Mi sta aiutando tantissimo. Grazie di cuore, Laura.

(Commento del 19 febbraio 2013)

Frase dal Gosho - 4 febbraio 2015

"La vita passa in un lampo. Per quanti terribili nemici possiate incontrare, scacciate ogni paura e non pensate mai di retrocedere. Anche se qualcuno dovesse decapitarci con una sega, trafiggerci con lance o picche, incatenarci i piedi e perforarli da parte a parte con un punteruolo, finché siamo in vita, dobbiamo continuare a recitare Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo. Allora, se recitiamo fino al momento della morte, Shakyamuni, Molti Tesori e tutti gli altri Budda delle dieci direzioni verranno da noi immediatamente, proprio come promisero durante la cerimonia sul Picco dell'Aquila. Prendendoci per mano e portandoci sulle spalle ci condurranno sul Picco dell'Aquila."

Dal Gosho: "La pratica dell'insegnamento del Budda" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 351)

martedì 3 febbraio 2015

Il paradiso non può attendere

La vita di Daniele, un chilo e cento grammi alla nascita, appesa a un filo. Luisa non si arrende e decide di vincere la battaglia usando il Gohonzon. Un’esperienza che ha incoraggiato tanti altri genitori a non smettere mai di sperare.

Ho aspettato di salire su un treno per prendere finalmente carta e penna e raccontare la mia esperienza, dopo quasi due anni che penso di farlo. Quando viaggio tutto mi sembra più fluido e più chiaro, è come se mi mettessi al passo con i miei pensieri, contemporaneamente in questi anni qualcosa di più è maturato dentro di me.
Pratico il Buddismo dal 2007 e in questi sette anni, le cose, una dopo l’altra, si sono rapidamente messe in movimento, non che prima non lo fossero, ma ora ho come l’impressione che ci sia un filo conduttore in ciò che vivo: nuovi orizzonti si aprono e mi sento più protagonista della mia vita.
Ho sempre amato viaggiare, il difficile era piuttosto posare le valigie e, sicuramente, non è un caso se mi trovo a vivere all’estero da quasi tre anni. Più il tempo passa e più sento che il Gohonzon è come una bussola che ci orienta verso il nostro vero io, in un modo spesso difficile da percepire nel momento presente, ma visibile nel corso degli anni, in un processo che via via va compiendosi.

Frase dal Gosho - 3 febbraio 2015

"Immagina che ci sia una nave in mare aperto. Per quanto possa essere costruita solidamente, se viene allagata a causa di una falla, tutti i passeggeri annegheranno sicuramente. Per quanto l'argine tra i campi di riso possa essere solido, se c'è anche solo una minuscola fessura scavata da una formica, è certo che a lungo andare l'acqua non potrà essere trattenuta. Svuota la nave della tua vita dall'acqua del dubbio e dell'offesa e consolida gli argini della tua fede."

Dal Gosho "Gli argini della fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 558)

lunedì 2 febbraio 2015

Il Sutra del Loto #209

Le preghiere silenziose

Alla fine di queste lezioni vorrei accennare alle preghiere silenziose che offriamo durante Gongyo. Esse vengono offerte nel nostro cuore. Di conseguenza, anche se magari stiamo leggendone le parole, è ciò che stiamo davvero pensando – i pensieri che ci attraversano la mente – a diventare la nostra preghiera. Toda disse: «Dato che siamo umani, è naturale che mentre stiamo recitando ci passino per la mente i pensieri più disparati. Ma, se recitiamo sinceramente, gradualmente riusciremo a concentrarci completamente sul Gohonzon. Se recitiamo con atteggiamento sincero, le varie preoccupazioni inerenti alla nostra vita quotidiana si risolveranno. Ad un certo punto, per esempio, le lamentele del coniuge ci sembreranno dolci come una ninna nanna.
«Ma dobbiamo stare attenti quando offriamo le preghiere silenziose, perché i pensieri che abbiamo nel cuore arrivano direttamente al Gohonzon. Se pensiamo “Quel tipo è una vera canaglia” allora, anche se stiamo leggendo le parole della preghiera silenziosa, sarà il pensiero nel nostro cuore “Quella persona è una canaglia” che diventerà la nostra preghiera al Gohonzon».
Offrire correttamente le preghiere silenziose è una lotta di importanza cruciale. Le preghiere che si offrono riflettono il proprio stato vitale. Le preghiere devono essere concrete e devono essere anche sincere e determinate. Sia che stiamo recitando Daimoku oppure offrendo le preghiere silenziose, la cosa più importante è pregare con mente risoluta. Le preghiere non devono essere astratte. I Budda e gli dei buddisti rispondono alle preghiere sincere che sorgono dal profondo della nostra vita. Per quasi un anno ho parlato dei capitoli Sul mezzo e Rivelazione che chiariscono la vera essenza del Sutra del Loto, la scrittura dell’umanità. Nel mio cuore vedo Toda che discute sull’essenza del Buddismo mentre affronta con calma le tempeste della società. Maestro e discepolo sono sempre insieme. «Oggi, ancora una volta, posso lottare. Oggi, ancora una volta, posso far progredire kosen-rufu». Comincio ogni giornata con questo entusiasmo. Nel mio cuore saluto il presidente Toda e intraprendo una lotta senza quartiere. Per me ogni giorno è come un mattino gioioso.

Frase dal Gosho - 2 febbraio 2015

"Un albero che è stato trapiantato non crollerà, anche in presenza di forti venti, se vi è un solido palo che lo sostiene. Ma anche un albero cresciuto nella sua sede naturale può crollare se le sue radici sono deboli. Anche una persona debole non cadrà se coloro che la sostengono sono forti, ma una persona di notevole forza, se si trova sola, potrebbe cadere lungo un sentiero accidentato."

Dal Gosho "I tre maestri del Tripitaka pregano per la pioggia" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 531)

domenica 1 febbraio 2015

Senzatomica

Frase dal Gosho - 1 febbraio 2015

"Domanda: Perche' non sei a favore della meditazione sui tremila regni in un singolo istante di vita e invece incoraggi semplicemente la recitazione del daimoku? Risposta: I due caratteri che compongono il nome Giappone contengono tutte le persone, gli animali e i beni delle sessantasei province del paese senza eccezione alcuna. E i due caratteri che formano il nome India non contengono forse alla stesso modo tutti i settanta stati dell'India? Miao-lo dice: "Quando per brevita` si menziona il daimoku, o titolo, in esso e` profondamente racchiuso l'intero sutra". E anche: "Quando per brevita` parliamo dei Dieci mondi e dei dieci fattori, in essi sono dettagliatamente rappresentati i tremila regni""

Dal Gosho: "Sui quattro stadi della fede e i cinque stadi della pratica" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 700-701)