martedì 31 marzo 2015

Lavoro di squadra

Con i giovani abbiamo creato un "lavoro di squadra" in cui ognuno è sullo stesso piano, per lottare insieme, pur con le nostre diversità, avendo un solo obiettivo: kosen-rufu.

Ho iniziato a praticare il Buddismo di Nichiren Daishonin a ventitré anni. La mia infanzia era stata segnata dalla separazione dei miei genitori, avvenuta quando avevo quattro anni. Mio padre era in carcere, dove è stato i primi quindici anni della mia vita, e mia madre, allora ventenne, mi affidò alla nonna paterna, che da Milano mi portò a Roma.
Con mia madre i rapporti si chiusero all'età di sette anni, mentre quello con mio padre fu sempre un rapporto difficile e tormentato. In quegli anni mia nonna cercò di sostituire i miei genitori dandomi tanto amore e sostegno. Mi fece studiare nelle migliori scuole, ma a sedici anni decisi di lasciare la scuola per diventare estetista. Fu proprio nel mio posto di lavoro che incontrai Lucia, la persona che mi ha parlato di questo Buddismo, e che ringrazierò per l'eternità.
Iniziai a praticare subito con costanza e i primi benefici furono quelli di sentirmi meglio con me stessa e di percepire una grande serenità. Un giorno leggendo il Gosho di Capodanno, mi colpì una frase: «L'inferno è nel cuore di chi interiormente disprezza suo padre e trascura sua madre». (NR, 350, 18). Mi crollò il mondo addosso e pensai subito che dovevo risolvere questo problema presente nella mia vita.

Frase dal Gosho - 31 marzo 2015

"Se cerchi l'illuminazione al di fuori di te, anche eseguire diecimila pratiche e diecimila buone azioni sarà inutile, come se un povero stesse giorno e notte a contare le ricchezze del suo vicino, senza guadagnare nemmeno mezzo centesimo."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

lunedì 30 marzo 2015

Gongyo

La parola "Gongyo" significa in giapponese "pratica costante", e allude genericamente al complesso delle pratiche buddiste sottolineandone le necessarie costanza e assiduità. Tale perseveranza è considerata indispensabile in quanto la possibilità di sfuggire al Samsara - cioè ad una visione del mondo condizionata - esige sicuramente un'attenzione e uno studio di sé stessi sempre rinnovati. In senso più specifico la recitazione di "Gongyo" allude alla lettura mantrica e ritmica di una parte del Sutra del Loto, di cui l'altro lato della medaglia è l'invocazione, cioè la recitazione del "Daimoku", ovvero del mantra Nam-Myoho-Renge-Kyo. Si insegna, inoltre, che il Daimoku è la pratica primaria perché in esso è contenuto il senso profondo dell'illuminazione buddista, mentre Gongyo è la pratica secondaria, perché ne è il soltanto il completamento: esso, infatti, ripropone alcuni importantissimi passi dottrinali del Sutra citato - cioè specificazioni e chiarimenti di Myoho-Renge-Kyo, della Legge del Loto, e quindi già in essa presenti. Secondo la mia opinione, volendo fare riferimento all'antica classificazione estremo-orientale dello Yin-Yang, direi che il Daimoku è Yin, perché il suo effetto è più spirituale, dispone all'apertura del cuore, porta l'energia individuale a fondersi con quella universale e ad abbandonarsi in essa; viceversa Gongyo è Yang, perché accresce la concentrazione, la puntualizzazione concettuale, la focalizzazione sulla concretezza e sul particolare. Si dice, infatti, che Gongyo serva a materializzare gli effetti del Daimoku, cioè che ne aiuti la manifestazione fisica, evidente.

[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 30 marzo 2015

"Il quinto volume di Grande concentrazione e visione profonda afferma: «Quando la pratica progredisce e aumenta la conoscenza, i tre ostacoli e i quattro demoni emergono in maniera disorientante, facendo a gara per interferire». Afferma inoltre: «Sarà solamente come un cinghiale che si sfrega contro una montagna d'oro, come i vari fiumi che si riversano nel grande mare, come i ceppi che ravvivano il fuoco e come il vento che gonfia il corpo dell'insetto kalakula». Questi passi significano che se una persona comprende e pratica il Sutra del Loto come esso stesso insegna, in accordo col tempo e le capacità delle persone, allora questi sette ostacoli e demoni appariranno per affrontarla."


Dal Gosho "Le azioni del devoto del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 684)

domenica 29 marzo 2015

Frase dal Gosho - 29 marzo 2015

"Non c'è vera felicità se non quella di avere fede nel Sutra del Loto. Questo si intende con «pace e sicurezza nell'esistenza presente e nasceranno in circostanze favorevoli nelle successive». Non permettere mai che le avversità della vita ti preoccupino, nemmeno i santi o i saggi possono evitarle. Recita Nam-myoho-renge-kyo e bevi sakè solo a casa con tua moglie. Quando c'è da soffrire, soffri; quando c'è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Come potrebbe non essere questa la gioia senza limiti della Legge?"


Dal Gosho "Felicità in questo mondo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 607)

sabato 28 marzo 2015

Frase dal Gosho - 28 marzo 2015

"I pesci dimorano nell'acqua e considerano l'acqua il loro tesoro. Gli alberi crescono sulla terra e considerano la terra il loro tesoro. Gli esseri umani vivono grazie al cibo e considerano il cibo il loro tesoro. Il primo di tutti i tesori è la vita stessa. È scritto che nemmeno i tesori dell'intero sistema maggiore di mondi possono uguagliare il valore del proprio corpo e della propria vita. Persino tutti i tesori di un intero sistema maggiore di mondi non possono sostituire la vita."


Dal Gosho "L'offerta del riso" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 997)

venerdì 27 marzo 2015

La vita di Nichiren Daishonin - Il ritiro a Minobu e l'iscrizione del Dai-Gohonzon #4

Nel febbraio 1274, ottenuto il perdono, il Daishonin tornò a Kamakura. L’8 aprile fuconvocato dalle autorità, che lo trattarono con rispetto. Il Daishonin predisse che i mongoli avrebbero attaccato entro l’anno, poi ammonì ancora un volta le autorità a non contare sulle preghiere dei preti Shingon e di altre sette per scongiurare il pericolo. Ma ancora una volta non fu ascoltato.
Seguendo l’antica consuetudine cinese secondo la quale se un saggio ammonisce il sovrano tre volte e non è ascoltato, deve ritirarsi fra le montagne, decise di ritirarsi in una gola presso il monte Minobu, lungo il corso superiore del fiume Fuji.
Nell’ottobre del 1274, come era stato predetto, le forze mongole invasero il Giappone.
Nel distretto di Fuji, sotto la guida di Nikko Shonin ed altri collaboratori, nella pianura di Atsuhara, il movimento di propagazione progredì rapidamente, facendosi strada fra molti contadini del luogo.
Nel settembre del 1279, venti contadini di Atsuhara vennero arrestati, sotto la falsa accusadi furto, e condotti in carcere a Kamakura. Qui furono minacciati di tortura e di morte se non avessero abiurato la loro fede. Ma i contadini resistettero coraggiosamente anche alla tortura. Hei no Saemon fece allora decapitare i capi del movimento, i fratelli Jinshiro, Yagoro e Yarokuro; gli altri diciassette furono banditi da Atsuhara.
La persecuzione di Atsuhara non aveva colpito personalmente il Daishonin, bensì i suoi discepoli. Ma la prova di una pura e incrollabile fede offerta dai contadini convinse Nichiren Daishonin che il tempo per realizzare lo scopo della sua vita era maturo: il 12ottobre 1279 iscrisse il Dai-Gohonzon, l’oggetto di culto per tutta l’umanità.
La salute del Daishonin, già compromessa con l’esilio di Sado, andava peggiorando rapidamente. Nell’estate del 1282 accettò il consiglio di recarsi alle terme di Hitachi. Prima di partire, redasse l’Atto di trasmissione della Legge insegnata da Nichiren in tutta la sua vita, conosciuta come Atto di successione di Minobu, con cui nominava Nikko Shonin suolegittimo successore.
Durante il viaggio, presentendo la fine imminente, si fermò nella residenza dei fratrelli Ikegami. Qui diede le ultime disposizioni per assicurare la continuità dei suoi insegnamenti e nominò i “Sei preti anziani”: Nissho, Nichiro, Nikko, Niko, Nitcho e Nichiji.
Il 13 ottobre 1282, dopo aver compilato l’Atto di trasferimento del tempio di Minobu, o Atto di successione di Ikegami, morì all’età di 61 anni.

Frase dal Gosho - 27 marzo 2015

"«I sapienti sanno percepire l'origine delle cose, come i serpenti conoscono la via dei serpenti». Se il cielo è sereno, la terra è illuminata. Similmente, se si conosce il Sutra del Loto si può comprendere il significato degli affari di questo mondo."


Dal Gosho "L'oggetto di culto per l'osservazione della mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 336)

giovedì 26 marzo 2015

Il viaggio

Viaggiando si esce fuori dalla propria condizione abituale, si cambiano panorami e situazioni. Ogni ricerca è anche così. Possono esservi disagi, difficoltà, strade più o meno ostacolate. Talvolta si può rimpiangere quanto s’è lasciato, ma andando avanti ci si avvicina alla meta. Esiste, poi, la meta? C’è un luogo dove la diversità esterna possa essere segnale della trasformazione interna? Certamente il viaggio, se vissuto pienamente, trasmuta: dobbiamo adattarci al mutamento delle condizioni che incontriamo, disporci all’osservazione, dobbiamo – per così dire – uscire da noi stessi per imparare. Quand’anche ritornassimo, dopo un certo tempo, al punto di partenza, quel punto non sarebbe più uguale a prima, soprattutto perché siamo mutati noi. Nel senso più alto proseguire nel cammino, sulla via, conduce oltre: usciamo dai quattro cattivi sentieri e sperimentiamo i nobili sentieri dell’Illuminazione. I percorsi inferiori naturalmente non vengono rifiutati, fanno sempre parte di noi, della crescita, dell’esperienza, del mondo in cui viviamo, degli altri, dell’esistente. Cambia soltanto la nostra percezione di essi. I cattivi sentieri, in definitiva, sono l’essenza stessa della compassione e delle Paramita, le pratiche del Bodhisattva. Senza cattivi sentieri la consapevolezza del Bodhisattva - e anche del Budda - non avrebbe fondamento. Forse un’importante differenza fra la buddità e l’illusione è che la prima riconosce il Samsara come interno a sé, parte di sé, la seconda è sicura che sia esterno. La prima lo abbraccia, offre ad esso una prospettiva evolutiva, un senso, e dunque gli assegna il giusto posto; la seconda – sia accettandolo che rifiutandolo - lo disconosce come parte di sé, non lo comprende e, quindi, ne è dominata.

[fonte | Maurizio]

Frase dal Gosho - 26 marzo 2015

"In questa epoca impura e malvagia, Nam-myoho-renge-kyo del capitolo "Durata della vita", il cuore dell'insegnamento originale, deve essere piantato come seme della Buddità per la prima volta nel cuore delle persone che commettono i cinque peccati capitali e offendono il corretto insegnamento. Questo indicano le parole del capitolo "Durata della vita": «Adesso lascerò qui questa buona medicina. Prendetela, e non temete che non vi guarisca»"

Dal Gosho "L'insegnamento, la pratica e la prova" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 419)

mercoledì 25 marzo 2015

Ernestina ha detto...

dossier le storia del budda

"IO CI SONO" anche se mi sono trasferita in Francia e ho impiegato un anno per avere contatti piu' vicini alla citta' in cui vivo.
"IO CI SONO" anche se non parlo quasi per niente il francese e non ho capito granché al meeting.
"IO CI SONO" anche se le tendenze negative in questo anno mi hanno sopraffatta.
Grazie ai colori della vita e all'amore che l'universo ha per me. Con gratitudine e rispetto.

(Commento del 21 marzo 2013)

Frase dal Gosho - 25 marzo 2015

"Riguardo alle preghiere, vi sono preghiere visibili con risposte visibili, preghiere visibili con risposte invisibili, preghiere invisibili con risposte invisibili e preghiere invisibili con risposte visibili. Tuttavia, la cosa essenziale è che, se hai fede in questo sutra, tutti i tuoi desideri si realizzeranno nell'esistenza presente e in quella futura."

Dal Gosho "Lettera al prete laico Domyo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 665)

martedì 24 marzo 2015

A scuola di vita

Ero veramente stupito di me stesso: io che avevo sempre odiato lo studio ora l'amavo tanto e leggevo non solo il Gosho, ma anche la letteratura, la storia, l'astronomia e la filosofia. Il Buddismo aveva fatto emergere una parte di me che non conoscevo, ma che era dentro di me, come la Buddità.

La pratica buddista mi ha insegnato che dentro di noi c'è un potenziale grande come l'universo: io l'ho sperimentato di persona facendo dei cambiamenti impensabili per me e per chi mi conosceva.
Ho incontrato il Buddismo nel 1982. Ero appena uscito da problemi con la droga molto pesanti ed ero riuscito a smettere con la mia sola forza di volontà, ma non avevo la minima idea di cosa fare sia riguardo al lavoro sia a tutto il resto. Gli anni passati a drogarmi mi avevano allontanato da tutto e da tutti. Quando partecipai alla prima riunione rimasi subito affascinato dal Daimoku e il mio amico, che mi aveva parlato del Buddismo, mi convinse facilmente perché anche lui aveva avuto i miei stessi problemi e li aveva risolti grazie alla pratica buddista.
L'impatto con il Daimoku fu bellissimo, questo suono mi sembrava un richiamo e fu la prima lezione della mia vita. Alla fine della recitazione feci molte domande sulla pratica buddista; non ho mai creduto in un Dio creatore di tutto, anzi mi venivano in mente le parole di Socrate, che diceva: «Sono gli dèi che hanno creato l'uomo o l'uomo che ha creato gli dèi?». Perciò quando mi spiegarono che per il Buddismo non c'era un Dio al di fuori di noi, che la vita è sempre esistita e sempre esisterà, che la morte e la vita sono un susseguirsi di manifestazioni, mi accorsi che era quello che pensavo anch'io. Chiesi cosa significasse la parola Budda e mi dissero che in sanscrito significa "il risvegliato", una persona che ha compreso questa verità, che ognuno di noi possiede la natura di Budda.

Frase dal Gosho - 24 marzo 2015

"Un fuoco brucia più alto quando si aggiungono dei ceppi e un forte vento fa gonfiare il kalakula. Il pino vive diecimila anni, perciò i suoi rami si piegano e si contorcono. Il devoto del Sutra del Loto è come il fuoco e il kalakula, mentre le sue persecuzioni sono come i ceppi e il vento. Il devoto del Sutra del Loto è il Tathagata la cui durata della vita è incommensurabile; non c'è da stupirsi che la sua pratica sia ostacolata, proprio come i rami del pino sono piegati o spezzati. D'ora in avanti, ricorda sempre le parole: "Questo sutra è difficile da sostenere"."

Dal Gosho "La difficolta` di mantenere la fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 417)

lunedì 23 marzo 2015

Anche la sofferenza si trasforma

Il termine giapponese hendoku iyaku, (trasformare il veleno in medicina) indica la trasformazione dei desideri terreni in Illuminazione attraverso la mistica Legge. Nel Daichido ron, lo studioso indiano Nagarjuna paragona il Sutra del Loto a «un abile medico che trasforma il veleno in medicina», in quanto il Sutra del Loto è l’unico ad affermare che anche le persone dei due Veicoli (che vivevano nei mondi di Studio e Illuminazione parziale) possono raggiungere la Buddità, a dispetto degli insegnamenti provvisori che li definivano come «coloro che hanno distrutto i semi della Buddità».
Le medicine che prendiamo quando siamo malati sono composte spesso da elementi che, presi singolarmente e in dosaggi diversi possono anche uccidere, ma che in quella precisa soluzione servono a curare la malattia. È importante considerare, tuttavia, che l’effetto di una medicina dipende in gran parte dalla forza vitale della persona che la prende. L’espressione metaforica, “cambiare il veleno in medicina”, mette quindi in evidenza l’importanza di rafforzare la propria energia vitale.
Nichiren Daishonin, interpretando l’affermazione di Nagarjuna in senso più ampio, definisce “veleno” i desideri terreni, il karma negativo e le sofferenze, e “medicina” la Legge, la saggezza e l’Illuminazione. La legge mistica (myo-ho), infatti, ha il potere di trasformare quegli elementi negativi nelle virtù della Legge, della saggezza e dell’Illuminazione in quanto myo significa rivivere.
Quando recitiamo Daimoku di fronte al Gohonzon, dalle profondità della nostra vita emerge forza vitale, operando così quella trasformazione del “veleno” (desideri, karma negativo e sofferenza) nella “medicina” di uno stato vitale illuminato. (S. N.)

Frase dal Gosho - 23 marzo 2015

"Proprio le persone che mi hanno falsamente accusato e il governante che mi ha esiliato sono le persone con le quali ho il piu` profondo debito di gratitudine"

Da "Quattro debiti di gratitudine" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 7, pag. 134)

domenica 22 marzo 2015

Frase dal Gosho - 22 marzo 2015

"È stata una gioia per me sapere che la tua consueta prudenza e il tuo coraggio, così come la tua salda fede nel Sutra del Loto, ti hanno permesso di uscirne illeso. Quando una persona ha esaurito la propria fortuna, qualsiasi strategia sarà inutile. Quando avrà esaurito le proprie ricompense karmiche, neanche i suoi uomini la seguiranno più. Tu sei sopravvissuto perché possiedi ancora sia fortuna che ricompense. Inoltre, nel capitolo "Affidamento" gli dèi celesti e le divinità benevolenti promisero di proteggere i devoti del Sutra del Loto."

Dal Gosho "La strategia del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 888)

sabato 21 marzo 2015

Frase dal Gosho - 21 marzo 2015

"Il potente guerriero, il generale Li Kuang, la cui madre era stata divorata da una tigre, scaglio` una freccia contro una pietra, scambiandola per la tigre, e la freccia vi si conficco` fino alle piume. Ma quando si rese conto che si trattava di una pietra, non riusci` piu` a perforarla. In seguito a cio` divenne noto come il generale Tigre di Pietra. Lo stesso e` successo a te: sebbene i nemici siano in agguato, forse la tua risoluta fede nel Sutra del Loto ha sventato le loro persecuzioni prima ancora che si verificassero? Comprendendo questo, devi rafforzare la tua fede piu` che mai."

Dal Gosho "Il generale Tigre di Pietra" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 846)

venerdì 20 marzo 2015

La vita di Nichiren Daishonin - Esilio a Sado #3

Fallito il tentativo di giustiziarlo, fu esiliato a Sado, un luogo dal quale era difficile tornare.
Giunse a Sado il primo novembre e fu confinato a Tsukahara, nella cappella diroccata (Sanmai-do) di un cimitero, accompagnato da Nikko Shonin. Non avevano né fuoco, né coperte, né vesti, né cibo. Inoltre, era proibito parlare con gli esiliati, fornire loro cibo e aiutarli in qualunque modo. Ma Abutsu-bo e sua moglie, che si erano convertiti, a rischio della propria vita li rifornirono dei generi di prima necessità.
I preti delle altre sette, non soddisfatti dell’esilio, meditavano di uccidere il Daishonin, e si rivolsero a Homma Shigetsura, il governatore di Sado, ma questi li dissuase e li convinse a confrontarsi con lui in un dibattito. Il 16 gennaio 1272 si svolse il dibattito di Tsukahara, in cui il Dashonin ridusse al silenzio tutti i suoi oppositori.
Un mese dopo, nel febbraio 1272, fu scoperto un complotto ordito dal fratellastro del reggente: si era verificata la profezia delle guerre intestine contenuta nel Rissho ankoku ron e le autorità presero a considerare il Daishonin con maggior rispetto. Nell’aprile fu trasferito a Ichinosawa, una residenza abbastanza confortevole.
A Sado, il Daishonin dedicò tutto il suo tempo a scrivere e porre le basi dottrinali del suo insegnamento. Vi è una grande differenza tra gli scritti precedenti: prima di allora aveva insegnato solo il Daimoku, Nam-myoho-renge-kyo, ma non aveva accennato alle tre grandi Leggi segrete, né alla sua vera identità di Budda originale di Mappo. A Sado iniziò anche a scrivere dei Gohonzon personali per i discepoli più fedeli.

Frase dal Gosho - 20 marzo 2015

"Una donna che fa offerte a questo Gohonzon attira la felicità in questa vita, e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà da ogni lato, a destra e a sinistra, davanti e dietro. Come una lanterna nell'oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti circonderà e ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada."

Dal Gosho "Il reale aspetto del Gohonzon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 738)

giovedì 19 marzo 2015

Per un pugno di pagine in più

Tutti d’accordo sulla grande apertura dei nuovi orizzonti che leggere, studiare, informarsi possono portare nella vita di ognuno. Eppure, sono troppo pochi quelli che lo fanno poi realmente. Cerchiamo di capire il perché.

Se provassimo a chiedere a degli studenti di scuola superiore se amano studiare, otterremmo una risposta in molti casi scoraggiante. Forse perché lo studio è spesso vissuto come dovere, o perché si pensa che solo i “bravi” siano ammessi al di là delle porte del Sapere o della Cultura, o perché ancora non troviamo, guarda caso, mai il tempo per leggere, fatto sta che questa attività intellettuale, che è sforzo ma anche piacere, è in molti casi affrontata in modo conflittuale.

Frase dal Gosho - 19 marzo 2015

"Non trascorrete questa vita invano o avrete dei rimpianti per i prossimi diecimila anni"

Da "Il problema da meditare giorno e notte" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 6, pag. 96)

mercoledì 18 marzo 2015

Armanda de scalzi ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao sono Mandy... ho 23 anni e sono nata e cresciuta a "suon di daimoku "...Io ci sono!

NMRK sempre per me e per tutti


(Commento del 16 marzo 2013)

Frase dal Gosho - 18 marzo 2015

"Se la compassione di Nichiren è veramente grande e omnicomprensiva, Nam-myoho-renge-kyo si diffonderà per diecimila anni e più, per tutta l'eternità, perché ha il benefico potere di aprire gli occhi ciechi di ogni essere vivente del Giappone e sbarrare la strada che conduce all'inferno di incessante sofferenza. I suoi benefici superano quelli di Dengyo e di T'ien-t'ai e anche quelli di Nagarjuna e Mahakashyapa. I benefici di cento anni di pratica nella Terra della Perfetta Beatitudine non si possono paragonare ai benefici ottenuti in un solo giorno di pratica in questo mondo impuro."

Dal Gosho "Ripagare i debiti di gratitudine" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 658)

martedì 17 marzo 2015

Un granello di fiducia

Ogni pensiero che questo fosse un gesto inutile lo combattevo di fronte al Gohonzon, facendo leva in questi momenti soprattutto sulla gioia di contribuire, nel mio piccolo, a kosen-rufu.

Ho conosciuto questo Buddismo a Ferrara nel 2002, assieme a mia sorella; lei iniziò subito, io due anni dopo a Urbino. Cominciai per affrontare la depressione che l'estate precedente mi aveva tenuto quasi sempre chiusa in casa. All'università dovevo per forza assistere alle lezioni, stare in mezzo agli altri e, nonostante mi sentissi male, non potevo scappare.
La prima sfida furono gli esami, la paura di fallire, come era successo a Ferrara, la mancanza di fiducia nelle mie possibilità. Altro nodo doloroso era il rapporto con mio padre, fatto di liti, rancori e sfiducia.
Il 7 novembre 2005 ricevetti il Gohonzon e la responsabilità di gruppo e di nuovo affiorò la sensazione di non essere capace, adatta, ma decisi che mi sarei sfidata. Mi incoraggiava una frase di Gosho: «Una donna che si dedica al Gohonzon attira la felicità in questa vita e nella prossima il Gohonzon la proteggerà sempre. Come una lanterna nell'oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada. [...] Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te» (Il vero aspetto del Gohonzon, SND, 4, 203).

Frase dal Gosho - 17 marzo 2015

"La funzione del fuoco è bruciare e dare luce. La funzione dell'acqua è lavare la sporcizia. Il vento spazza via la polvere e infonde la vita nelle piante, negli animali e negli esseri umani. La terra produce le piante e gli alberi, e il cielo provvede all'umidità che reca nutrimento. Anche i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo operano così: sono le funzioni benefiche dei Bodhisattva della Terra, discepoli del nella sua vera identità."

Dal Gosho "L'eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 191)

lunedì 16 marzo 2015

Innocenza o responsabilità?

Per gli occidentali l'idea di essere tutti nati con un preciso karma è veramente difficile da accettare, specie se si tratta di un karma che fa soffrire. A parte la difficoltà di credere di essere già vissuti (non ne abbiamo memoria), è ancora più arduo concepire che tutto ciò che appartiene alla nostra vita, persino i nostri genitori, sia stabilito in base a cause che noi stessi abbiamo posto in passato.
La prima fondamentale obiezione che la cultura occidentale muove al concetto di karma nasce da una specifica concezione di innocenza, con particolare riferimento all'idea di giustizia e alla purezza dei bambini.
La società democratica occidentale è progredita passando dal mondo di Animalità, in cui i forti controllavano i deboli, a quello di Umanità, in cui certe regole vengono riconosciute, anche se non sempre applicate. Attraverso secoli di evoluzione culturale, i diritti umani e la protezione dei deboli sono diventati istituzionali, e sono penetrati nella nostra coscienza sociale per aiutarci a riconoscere ciò che è giusto e legittimo. In Occidente, dunque, la giustizia si basa sulle idee di uguaglianza e di responsabilità personale, da cui scaturisce la nozione di colpevolezza o innocenza. Appare poi addirittura grottesco il pensiero di un bambino che nasce già macchiato di un karma negativo, avendo egli stesso stabilito le cause della sua futura sofferenza.
La maggior parte delle società dedica particolare attenzione ai bambini, ma la società occidentale attribuisce all'immagine del bambino un ulteriore significato: la speranza di un domani migliore, in senso sia materiale sia spirituale. Quindi l'Occidente oppone al concetto di karma una precisa idea di giustizia (sei innocente finché non è dimostrato che hai trasgredito la morale sociale) e una radicata concezione dell'innocenza della “nuova vita”e di ciò che essa rappresenta: purezza, ottimismo e progresso.
A questo punto però dobbiamo desumere che i motivi per cui le persone subiscono sofferenze apparentemente immeritate possono essere soltanto tre: il volere di un Dio o di un altro essere supremo, il puro caso, oppure il karma creato da esse stesse.
Se è solo il caso che conduce le persone alla sofferenza, queste non possono che risentirsi se il fato infierisce contro di loro, o essere contente se non lo fa. Comunque sono incapaci di cambiare le cose. Credere nel caso è logico se si nega l'eternità della vita e la continuità di causa ed effetto attraverso il passato, il presente e il futuro.
Dunque, sebbene il concetto di karma possa a prima vista apparire ingiusto o addirittura disumano, da un'altra prospettiva è estremamente positivo, perché offre l'eterna possibilità di migliorare la nostra condizione. Afferma Arnold Toynbee:”Le azioni producono conseguenze, e tali conseguenze sono inevitabili. Non sono, però, inalterabili. Azioni successive possono migliorarle o peggiorarle”.
In altre parole, il karma riguarda sia il passato sia, forse in maggior misura, il futuro. Il Buddismo del Daishonin insegna che creiamo continuamente la nostra realtà futura: recitando Nam myoho renge kyo possiamo elevare la nostra condizione fondamentale e ricominciare da questo preciso momento a stabilire buone cause, basate sulla Buddità, per la nostra felicità futura.
Un simile comportamento può sembrare poco a risolvere problemi come la guerra o la fame nel mondo, ma se verrà adottato da un numero sempre maggiore di persone si potrà, secondo il Buddismo, trasformare il karma collettivo che l'umanità stessa ha creato e che ha provocato l'odierna sofferenza nel mondo. Dice Nichiren Daishonin:”I ruscelli si riuniscono per formare il grande mare e i granelli di polvere si accumulano per formare il monte Sumeru. Quando all'inizio io, Nichiren, presi fede nel Sutra del Loto ero come un'unica goccia d'acqua o un singolo granello di polvere il tutto il Giappone. Ma poi, quando due, tre, dieci cento, mille, diecimila, un milione di persone reciteranno il Sutra del Loto e lo insegneranno ad altri, formeranno un monte Sumero di perfetta illuminazione, un grande mare di grande nirvana! Non cercate nessun'altra via per conseguire la Buddità!” 

(Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, vol. I, pagg. 520-521).
(R. Causton: ”La legge meravigliosa” - Esperia - pag. 86/87/88)
(a cura di Giulietta)(foto di Giulietta)

Frase dal Gosho - 16 marzo 2015

"Il Sutra di Virtù Universale, spiegando l'essenza del Sutra del Loto, afferma: "Anche senza estinguere i desideri e le illusioni e senza separarsi dai cinque desideri...". Il Gran Maestro T'ien-t'ai in Grande concentrazione e visione profonda afferma: "I desideri e le illusioni sono illuminazione e nascita e morte sono nirvana". Il Bodhisattva Nagarjuna spiegando nel Trattato sulla grande perfezione della saggezza che il Sutra del Loto supera tutti gli altri insegnamenti della vita del Budda, dice: "[Il Sutra del Loto è] come un grande medico in grado di trasformare il veleno in medicina". Ciò significa che un medico mediocre cura una malattia con una medicina, un grande medico cura una grave con un potente veleno."

Dal Gosho "Il ricevimento di nuovi feudi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 840)

domenica 15 marzo 2015

Frase dal Gosho - 15 marzo 2015

"Si verifica sempre qualcosa fuori dal comune all'alzarsi e all'abbassarsi delle maree, al comparire e scomparire della luna, al passaggio dalla primavera all'estate, dall'estate all'autunno e all'inverno; lo stesso avviene quando una persona comune consegue la Buddità. In quel momento i tre ostacoli e i quattro demoni invariabilmente appariranno: il saggio si rallegrerà, mentre lo stolto indietreggerà."

Dal Gosho "I tre ostacoli e i quattro demoni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 568)

sabato 14 marzo 2015

Frase dal Gosho - 14 marzo 2015

"Recitare Myoho-renge-kyo con la consapevolezza che non esiste alcuna differenza fra Shakyamuni che ottenne l'illuminazione nel lontano passato, il Sutra del Loto che e` la strada dell'illuminazione di tutti gli esseri, e noi persone comuni, significa ereditare la Legge fondamentale di vita e morte. Questo e` per i discepoli, preti e laici, di Nichiren: questo e` il significato di abbracciare il Sutra del Loto."

Dal Gosho "L'eredita` della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 189)

venerdì 13 marzo 2015

La vita di Nichiren Daishonin - Le persecuzioni #2

Il 16 luglio 1260 il Daishonin inviò a Hojo Tokiyori, ex reggente che godeva di grande autorità, un trattato intitolato Rissho ankoku ron (assicurare la pace al paese attraverso l’adozione del vero Buddismo), in cui è spiegata la causa di tutti i disastri: la vera causa di tutto era l’offesa alla vera Legge da parte del popolo e la credenza in dottrine che contraddicono l’insegnamento del Budda. Come maggiore fonte di eresia veniva segnalatala setta Nembutsu. Se si fosse abbandonato questo “unico male”, il paese si sarebbe salvato, altrimenti sarebbe stato colpito da due calamità che ancora non si erano verificate: la guerra civile e l’invasione straniera.
Hojo Tokiyori non prese in considerazione l’ammonimento del Daishonin. Poco dopo, il 27agosto, un gruppo di seguaci Nembutsu assalì il rifugio del Daishonin con l’intento diucciderlo. Questo episodio è noto come la persecuzione di Matsubagayatsu. Il Daishonin riuscì a sfuggire all’agguato.
Ma i preti Nembutsu, presentando false accuse a Hojo Shigetoki, figlio del reggente incarica Nagatoki, riuscirono a far condannare il Daishonin all’esilio sull’isola di Izu (12 marzo 1261). Questa è la seconda persecuzione, la persecuzione di Izu.
Nikko Shonin accorse subito al fianco del suo maestro per servirlo.
Nel febbraio del 1263 Nichiren Daishonin ottenne il perdono e tornò a Kamakura.
L’11 novembre 1264, mentre il Daishonin a alcuni suoi discepoli erano in viaggio verso la residenza di Kudo Yoshitaka, gli uomini di Kagenobu gli tesero un’imboscata. Kyonin-bo e Kudo Yoshitaka morirono per difendere il maestro e il Daishonin fu ferito. Questa è la terza persecuzione, la persecuzione di Komatsubara.
Nel gennaio del 1268 giunsero a Kamakura messaggeri di Kubilai Kan per intimare al Giappone di sottomettersi all’impero mongolo e di pagare il tributo, pena l’invasione.
Nel 1271 una lunghissima siccità colpì il paese.
Il 10 settembre 1271, Hei-no Saemon convocò il Daishonin, il quale ribadì le sue ammonizioni contro la condotta del governo. Due giorni più tardi, il 12 settembre 1271, il Daishonin fu arrestato come ribelle e condotto a Tatsunokuchi per essere decapitato. Ma Nichiren Daishonin non poté essere decapitato: quando già il carnefice aveva sollevato la spada, una sfera brillante attraversò il cielo illuminando vividamente la scena e terrorizzando i soldati. Questa è nota come la persecuzione di Tatsunokuchi.
A Tatsunokuchi egli, abbandonando l’identità transitoria di bodhisattva Jogyo, manifestò la sua vera natura di Budda originale di kuon ganjo; quest’evento viene definito col termine di hossaku kenpon, che significa “abbandonare il transitorio e rivelare il vero”.

Frase dal Gosho - 13 marzo 2015

"Quando una persona è illusa è chiamata essere comune, quando è illuminata è chiamata Budda. È come uno specchio appannato che brillerà come un gioiello se viene lucidato. Una mente annebbiata dalle illusioni derivate dall'oscurità innata è come uno specchio appannato che, però, una volta lucidato, sicuramente diverrà limpido e rifletterà la natura essenziale dei fenomeni e il vero aspetto della realtà. Risveglia in te una profonda fede e lucida con cura il tuo specchio notte e giorno. Come dovresti lucidarlo? Solo recitando Nam-myoho-renge-kyo."

Dal Gosho: "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

giovedì 12 marzo 2015

Il significato della Torre Preziosa

Nichiren scrisse:” Noi usiamo gli aspetti di nascita, vecchiaia, malattia e morte per adornare la torre che è il nostro corpo”. La torre preziosa cui si riferisce questo passo è menzionata per la prima volta nell'undicesimo capitolo del Sutra del Loto, L'Apparizione della torre preziosa. Nel suo complesso questo capitolo può essere interpretato come una metafora della nascita e della vita umana. Il testo descrive un'enorme torre che emerge da sotto la terra e si libra nell'aria. La torre si erge al centro dell'universo e le sue immense dimensioni simbolizzato la verità che la vita di ogni persona è vasta come l'universo. I sette tipi di tesori - oro, argento, lapislazzuli, madreperla, agata, perla e corniola - di cui la torre è adornata, indicano che ogni vita individuale è un cumulo di di gioielli. All'interno della torre è seduto il Budda Molti Tesori che viene dal mondo della purezza preziosa.
Benché le interpretazioni del significato della torre preziosa siano molteplici, Nichiren spiega che essa “indica i nostri corpi”. Paragonando l'apparizione della torre preziosa alla nascita afferma che “il mondo della purezza preziosa è l'utero materno” e che “l'uscita dall'utero materno è chiamata “emergere ed apparire”.
Il mondo della purezza preziosa non indica dunque una terra fantastica o un mondo ideale. Nessun tesoro è più prezioso della vita, perciò l'utero materno, nel quale la vita prende forma e dal quale nasce, è esso stesso il più sacro dei mondi, il mondo della purezza preziosa.
La torre preziosa è il simbolo dell'identità della nostra vita con l'universo. Tuttavia questa profonda verità spesso ci sfugge. Comprenderla significa vedere noi stessi come la torre preziosa, ovvero risvegliarci alla nostra natura buddica.

(D. Ikeda: ”I misteri di nascita e morte” - Esperia - Pag. 23/24)
  (a cura di Giulietta)(foto di Giulietta)

Se...

[...] Se intendete sfidare qualcosa, fatelo anche con atteggiamento brillante e positivo, altrimenti non vi divertirete. 
Quando vi sforzate di vostra iniziativa e perseguite i vostri obiettivi gioiosamente e con vigore, vi sentirete scoppiare di felicità, energia ed entusiasmo. 
L'importante è affrontare gli ostacoli con spirito vivace e vigoroso, perchè chi avanza energicamente accumula buona fortuna.
Il Buddismo esiste per vincere, per lottare senza tregua: chi combatte con spirito gaio alla fine risulta vincitore. 
Chi basa la propria vita sulla fede e sul Daimoku alla fine trionferà di sicuro... (D. I.)

Frase dal Gosho - 12 marzo 2015

"Devadatta ebbe il posto supremo fra i buoni amici del Tathagata Shakyamuni. Anche in quest'epoca non sono gli alleati, ma i potenti nemici, coloro che aiutano una persona a progredire."

Dal Gosho "Le azioni del devoto del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 685)

mercoledì 11 marzo 2015

Patrizia ha detto...

dossier le storia del budda

Pregare ti aiuta a conoscerti e alla fine a scoprirti come sei realmente... grazie al buddismo adesso vivo in pace!
Patrizia

(Commento del 14 marzo 2013)

Frase dal Gosho - 11 marzo 2015

"Al momento l'intero corpo dell'Onorevole Abutsu è composto dei cinque elementi di terra, acqua, fuoco, vento e spazio. Questi cinque elementi sono anche i cinque caratteri del daimoku. Perciò Abutsu- bo è la torre preziosa stessa, e la torre preziosa è Abutsu-bo stesso. Al di fuori di questa consapevolezza tutto il resto è inutile. È la torre preziosa adornata dai sette tipi di gemme: ascoltare l'insegnamento corretto, credere in esso, osservare i precetti, meditare, praticare assiduamente, rinunciare ai propri attaccamenti e riflettere su se stessi. Potresti pensare di aver fatto offerte alla torre preziosa del Tathagata Molti Tesori, ma non è così. Le hai offerte a te stesso. Tu stesso sei un Tathagata sempre illuminato e dotato dei tre corpi. Dovresti recitare Nam-myoho-renge-kyo con questa convinzione."

Dal Gosho "La torre preziosa" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 264)

martedì 10 marzo 2015

Cambio di prospettiva

Quando ti aggredisce una malattia grande come una montagna, rimane un’unica alternativa: o ti arrendi o “prendi il badile e sposti la montagna”. E diventando più forti della malattia diventa facile sconfiggerla, come eseguire un passo di danza.

Dario, dài recita un po’ con me». «Non ci penso neppure, cara Maria. Mi sembrate un branco di pecoroni».
«Dai, dillo almeno tre volte».
«OK, Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo, Nammyoho-renge-kyo”. Adesso sei contenta?»
«Si, forse un giorno anche tu praticherai il Buddismo».
«Si, si, aspetta e spera».

A distanza di tre anni dovetti ammettere che aveva ragione lei. A Salermo, dove venni scritturato come ballerino, mi ritrovai davanti a un muro a recitare Daimoku e alle prese con il libretto di Gongyo, proprio come aveva detto Maria. Recitavo da pochi mesi, ma dopo un primo frettoloso bilancio, dovetti constatare che dei “miglioramenti” c’erano stati: non stavo lavorando per una compagnia di balletto prestigiosa, ero abbastanza a “secco” di soldi e Ilaria, la mia ragazza, cominciava a diventarmi antipatica.
«Ma allora a che cosa serve questa pratica se non succede niente?» Non l’avessi mai detto! Mi ritrovai nel bel mezzo di una crisi economica e la mia capacità ad accumulare debiti era diventata tale che, pur lavorando, riuscivo a malapena a pagare gli interessi. Perciò mi posi subito l’obiettivo di superare al più presto questa crisi.

Frase dal Gosho - 10 marzo 2015

"Non mi sembra vero che ti sia stato concesso un feudo dal tuo signore. E` una cosa cosi` straordinaria che mi chiedo se non stia sognando. Sono senza parole! [...] Rafforza sempre piu` il tuo spirito di ricerca e ottieni la Buddita` in questa esistenza. A nessuno dei preti o laici del clan Ema era mai capitata una cosa cosi` bella. Parlando cosi`, possiamo sembrare avidi di beni terreni, ma per noi comuni mortali i desideri sono naturali e, inoltre, esiste una strada per conseguire la Buddita` senza eliminarli."

Da "Gosho del feudo" (gli scritti di Nichiren Daishonin vol. 8, pag. 75)

lunedì 9 marzo 2015

Dire GRAZIE fa star bene (tutti)…

La gratitudine è un’emozione positiva che si manifesta nel momento in cui si riceve qualcosa di positivo dall’esterno.

Per alcuni studiosi la gratitudine è un’attitudine del carattere, una delle 24 risorse da individuare dentro se stessi e sviluppare con costanza nel corso della propria vita, per accrescere il proprio benessere. Studi empirici hanno dimostrato le conseguenze positive di questo atteggiamento generale che non significa soltanto dire grazie agli altri ma anche (e soprattutto) nell’attivare un’intima risorsa in grado di far percepire la realtà come una serie di eventi non scontati.

La capacità di essere consapevoli della generosità della vita, anziché ostinarsi a porre l’accento solo sulle cose che mancano, aiuta più di ogni altra cosa a fronteggiare le difficoltà in modo più funzionale. Nel campo della salute, per esempio, un equilibrato benessere psicologico è in grado di influenzare positivamente la longevità e la salute fisica. È stato inoltre dimostrato che le donne dotate di un elevato senso di gratitudine, misurato proprio come un atteggiamento nei confronti delle opportunità offerte dalla sola circostanza di essere al mondo, si siano dimostrate capaci di gestire molto di altre meno “positive”, malattie tumorali: secondo gli studi effettuati, tra l’altro, ci si è resi conto che esse riescono non solo a reagire meglio alla chemioterapia, ma anche a intrattenere rapporti personali più distesi e a ottenere un più solido supporto sociale. È un percorso difficile, ma non impossibile, che le tendenze genetiche influenzano in misura inferiore al 50%.

Il resto è legato all’apprendimento, alle proprie esperienze di vita ma, soprattutto, ai propri comportamenti e alla propria volontà di evolvere. E se è vero che l’ambiente in cui si cresce da piccoli può favorire lo sviluppo di un atteggiamento positivo oppure ostacolarlo, è bene ricordare sempre come non ci sia nulla (o quasi) in noi, che non possa essere plasmato o migliorato. Coltivare la gratitudine è un esercizio da ripetere quotidianamente. Alcuni esperti, in proposito, consigliano di scrivere lettere di ringraziamento a persone a cui non si è mai detto grazie in modo esplicito.

Un gesto che rende consapevoli e permette di rafforza re i legami. Attenzione, però: non è corretto crearsi eccessive aspettative, pretendendo che ogni atto di gentilezza venga puntualmente ed equamente ricambiato. Sono tutte le principali filosofie e religioni, ad affermare quanto sia opportuno spezzare questo meccanismo buona azione-ricompensa: il buddismo, l’induismo e il cristianesimo insegnano ad amare incondizionatamente, evitando così delusioni derivate dall’umana ingratitudine.

Impariamo a dire grazie alla vita più che alle persone. A noi stessi per quelli che siamo e che possiamo essere grati a tutto quello che ci è accaduto. Dirci grazie ci insegna ad accettarci per quello che siamo. Inutile porre l’accento su ciò che manca. Crucciarsi per non essere abbastanza belli, competitivi, ricchi, non serve proprio a niente. Andare oltre è il primo e più importante passo per il raggiungimento di un’autentica e solida felicità.

di Enza Iozzia (Fonte)

Frase dal Gosho - 9 marzo 2015

"Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te. Il Gohonzon esiste solo nella carne di noi persone comuni che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo"

Dal Gosho "Il reale aspetto del Gohonzon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 738)

domenica 8 marzo 2015

Frase dal Gosho - 8 marzo 2015

"In quest'epoca, per una donna, cambiare il karma immutabile con la pratica del Sutra del Loto è naturale, come per il riso maturare in autunno e per il crisantemo fiorire in inverno. Quando io pregai per mia madre, non solo ella guarì dalla sua malattia, ma la sua vita fu prolungata di quattro anni. Ora anche tu ti sei ammalata e, come donna, è più che mai opportuno che tu cerchi di credere fermamente nel Sutra del Loto e vedere cosa farà per te."

Dal Gosho "Il prolungamento della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 848)

sabato 7 marzo 2015

Frase dal Gosho - 7 marzo 2015

"Domanda: Che cos'è l'entità di Myoho-renge-kyo?
Risposta: Tutti gli esseri e i loro ambienti in ciascuno dei Dieci mondi sono le entità di Myoho-renge-kyo.
Domanda: Se è così, allora possiamo dire che anche tutti gli esseri viventi, come noi, sono entità della Legge mistica nella sua interezza?
Risposta: Certamente. Il sutra afferma: «Questa realtà [il vero aspetto di tutti i fenomeni] consiste di aspetto, natura [...] e della loro coerenza dall'inizio alla fine»1 e il Gran Maestro Miao-lo commenta: «Il vero aspetto si manifesta invariabilmente in tutti i fenomeni e tutti i fenomeni si manifestano invariabilmente nei dieci fattori. I dieci fattori si manifestano invariabilmente nei Dieci mondi e i Dieci mondi si manifestano invariabilmente in "corpo e terra"»"

Dal Gosho "L'entità della Legge mistica" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 370)

venerdì 6 marzo 2015

La vita di Nichiren Daishonin - La proclamazione della Legge #1

Nichiren Daishonin nacque il 16 febbraio 1222 a Kominato, una località sulle coste della penisola di Boso che delimita ad est la baia di Tokyo. 
Alla nascita ricevette il nome di Zennichi-maro e a dodici anni entrò nel tempio Seicho-ji per ricevere un’istruzione religiosa e generale. Si dice che avesse un grande desiderio di apprendere a che al tempio pregò davanti alla statua del bodhisattva Kozuko di poter diventare l’uomo più saggio di tutto il Giappone.
A sedici anni fu ordinato prete dall’abate Dozen-bo, il suo maestro, e prese il nome di Zesho-bo Rencho. Da quel momento si dedicò a studiare approfonditamente le scritture e le dottrine delle varie scuole. Da queste esperienze si convinse che l’insegnamento fondamentale di Shakyamuni fosse il Sutra del Loto e che nella profondità di questo Sutra fosse nascosta la grande Legge di Nam-myoho-renge-kyo.
A trentadue anni tornò al Seicho-ji. A mezzogiorno del 28 aprile 1253 tenne il suo primo sermone e, davanti a Dozen-bo, agli altri preti ed a numerosi ascoltatori laici proclamò che Nam-myoho-renge-kyo kyo, la grande Legge nascosta nella profondità del capitolo Juryo del Sutra del Loto, è la sola che può condurre all’illuminazione l’umanità nell’epoca di Mappo.
In questa occasione si dette il nome di Nichiren (Sole-loto).
Nel suo primo sermone egli affermò che le principali sette del tempo, basate su insegnamenti non più validi per quell’epoca, non portavano alla salvezza ma alla rovina.Tali affermazioni suscitarono l’ira di Tojo Kagenobu, signore del luogo e fervente seguace Nembutsu, che ordinò di arrestarlo. Ma Dozen-bo incaricò due preti, Gijo-bo e Joken-bo, di condurlo in salvo.
Durante il soggiorno del Daishonin nel tempio di Jisso-ji, a Iwamoto, Nikko Shonin divenne suo discepolo.

Frase dal Gosho - 6 marzo 2015

"Non dovresti sentire la minima paura nel cuore. Sebbene una persona possa aver professato la fede nel Sutra del Loto molte volte sin dal remoto passato, è la mancanza di coraggio che gli impedisce di conseguire la Buddità."

Dal Gosho "I tre ostacoli e i quattro demoni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 568)

giovedì 5 marzo 2015

L' atteggiamento fondamentale davanti al Gohonzon

di Eichi Yamazaki

L' atteggiamento fondamentale davanti al Gohonzon deve essere come se si fosse in vacanza; fare uno stacco dal lavoro, dalla vita quotidiana, è importante recuperare. Siate distesi, non preoccupati; se la pratica è il prolungamento della vita sociale non è efficace. La Cerimonia nell'Aria significa: staccarsi dalla terra, innalzarsi. Se siete dominati dai vostri problemi davanti al Gohonzon, non apparirà niente di buono. Bisogna andare più in alto, fare di questo momento un momento unico, disteso e la causa e l'effetto appariranno simultaneamente.
E' la cerimonia di Ku: Io sono il Budda davanti al Gohonzon. Il Gohonzon è come uno specchio; non dobbiamo essere né prigionieri, né pieni di attaccamento, né dominati, né colpevoli, né inferiori, né orgogliosi per entrare nel mondo del Gohonzon. Bisogna essere indifferenti ai propri pensieri, non si combatte davanti al Gohonzon, si è distesi come nell'aria senza limiti. Se mantieni questo ichinen davanti al Gohonzon, 15 minuti sono sufficienti, fin dal primo daimoku, per cambiare il mondo e sentire l'Universo.
Ku = il mondo di Budda
Ke = Il sè
Chu = tutte le forze dell'universo e della saggezza
Perciò recuperiamo tutte le forze dell'universo. Saggezza significa: ascoltare, credere, meditare, decidere. Bisogna eliminare tutto l'orgoglio per permettere alla saggezza di manifestarsi. Superare il tempo, lo spazio, disintossicarsi davanti al Gohonzon: Niente è lontano, è al mattino e alla sera che noi siamo Budda. Dobbiamo aver fiducia, trovare il senso della Cerimonia dell'Aria. E' la dichiarazione della nostra convinzione di essere il Budda della Vita Eterna, il Budda di Ichinen Sanzen.

E. Yamazaki (primo presidente della SG europea dal 1973 al 29 giugno del 2000, giorno della sua morte) (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 5 marzo 2015

"Come ho già affermato varie volte, si dice che dove c'è una virtù invisibile ci sarà una ricompensa visibile. I tuoi colleghi samurai hanno parlato male di te al tuo signore ed egli ha anche dubitato che dicessero il vero, ma, poiché per molti anni hai nutrito il forte e sincero desiderio di salvare il tuo signore nella prossima vita, hai ottenuto questo beneficio. E questo non è che l'inizio: sii sicuro che la ricompensa grande deve ancora venire."

Dal Gosho "Virtù invisibile e ricompensa visibile" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 806)

mercoledì 4 marzo 2015

Maria ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao sono Maria... sono entrata questa sera per la prima nel vostro blog. Ho conosciuto una persona che pratica questo buddismo e mi sono innamorata di questa religione... Abito a Udine e mi piacerebbe sapere se c'è qualche gruppo nella zona... Grazie

(commento del 10 marzo 2013)

Frase dal Gosho - 4 marzo 2015

"La fede è dunque il requisito fondamentale per entrare nella via del Budda. Fra i cinquantadue stadi [della pratica del bodhisattva], i primi dieci stadi, che riguardano la fede, sono fondamentali e il primo di questi consiste nel risvegliare una fede pura. Anche se una persona non comprende affatto il e per quanto ottusa possa essere, se ha fede dev'essere considerata una persona di vedute corrette"

Dal Gosho "Il daimoku del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 124)

martedì 3 marzo 2015

La mia arma contro il naufragio

Una risata: il modo migliore per seppellire la tentazione di lasciarsi naufragare. Ovvero, come trasformare il faticoso peso di un’esistenza infelice in una corsa, a volte frenetica, ma sempre esaltante, verso la realizzazione dei propri sogni.

La mia infanzia è stata assai poco spensierata a causa di una situazione familiare difficile. Il mio papà infatti, pur avendo un grande talento artistico – era un poeta – non era capace di mantenere un lavoro per più di qualche giorno e in più aveva il brutto vizio di giocare a carte. Così, sin da piccoline, io e mia sorella abbiamo respirato un’atmosfera fatta di urla, liti, scenate, ufficiali giudiziari alle porte e via dicendo a causa della costante mancanza di denaro per poter condurre una vita normale. Tutto questo durò fino ai miei otto anni, periodo in cui mia mamma, costretta dalle circostanze, decise di separarsi da papà che poco dopo tornò nella città che gli aveva dato i natali: Milano.
Le cose certo da quel giorno non migliorarono e in più gli incontri con mio padre divennero sempre più rari e difficili, seppur intensi. Già da tempo si insinuava in me uno strano senso di sofferenza che si manifestava in continue crisi di pianto e stati di ansia con i quali avevo imparato a convivere da sola. Condussi una vita apparentemente normale con ottimi risultati scolastici grazie a una forte e costante applicazione. Tutto andò bene fino all’università, quando mi iscrissi alla facoltà di fisica, un sogno che coltivavo sin dalla terza elementare. L’impatto fu catastrofico, di fronte alle lavagne piangevo, non capivo niente e soprattutto non riuscivo a studiare, cosa che era sempre stata il mio punto di forza. A diciannove anni ebbi un’interruzione di gravidanza e quel mio stato di malessere si cementò al punto che, per la prima volta in vita mia, mi resi conto che neanche con la forza di volontà ce l’avrei fatta a superare i miei ostacoli. Ero arrivata a un punto di sofferenza talmente insopportabile che decisi che qualunque cosa mi si fosse presentata con un copione diverso da quello che ero solita vivere, l’avrei intrapresa. Presi un appuntamento con una psicologa: una telefonata che durò un’eternità a causa del fatto che il mio pianto disperato e i singhiozzi mi impedivano di spiegarmi.