giovedì 30 aprile 2015

Un carburante inesauribile

Esiste una forza invisibile che possiedono tutti gli esseri umani. Con la caratteristica che, come tutte le qualità, deve essere ricercata e allevata per non restarne mai senza.

Energeticamente parlando, sembra che gli esseri umani, a differenza delle risorse naturali presenti sulla Terra (che si stanno pian piano esaurendo) siano potenzialmente illimitati. Questo, almeno, è quanto sostiene il Buddismo.
Nel libro La vita, mistero prezioso Ikeda fornisce una definizione estremamente precisa di ciò che il Buddismo intende per “forza vitale”: «…è questa forza che mette in armonia le parti del corpo e permette all’uomo di assorbire dall’esterno quello che gli è necessario al mantenimento della vita. Questa forza vitale attiva e positiva all’interno del corpo è l’essenza fondamentale della vita ed è un tutto unico con la forza vitale dell’universo».
Dunque, parlare di “forza vitale” nel Buddismo equivale a parlare dell’essenza fondamentale degli esseri umani e dell’intero universo. Non c’è nessuna differenza fra l’energia che sostiene il nostro corpo e quella che permea l’universo: è la stessa energia che noi consumiamo vivendo e con la quale influenziamo il nostro ambiente. Ed è sempre questa stessa energia che, a seconda della sua intensità, fa sì che una persona riesca o meno a vincere la sfida col proprio destino. È naturale, chi è pieno di energia non ha paura di niente: le sofferenze che hanno origine dalle difficoltà quotidiane, dalla peggiore malattia, perfino dalla morte, vengono comprese, accettate e trasformate come parte integrante della vita.

Frase dal Gosho - 30 aprile 2015

"Ogni fenomeno ha un nome e questo nome indica la particolare virtù o proprietà intrinseca di quella cosa. Per esempio, la persona nota come generale Tigre di Pietra fu chiamata così perché riuscì a trafiggere una tigre di pietra con una freccia. E il Ministro Che Perfora il Bersaglio ricevette questo nome perché riuscì a scagliare una freccia attraverso un bersaglio di ferro. In entrambi i casi il nome indica le qualità della persona. Nel caso del Sutra del Loto della Legge meravigliosa, le virtù e i benefici dei suoi otto volumi e ventotto capitoli sono tutti contenuti nei cinque caratteri che compongono il suo titolo; è come il gioiello che esaudisce i desideri, che contiene al suo interno diecimila gioielli. Questo è il significato della dottrina secondo la quale i tremila regni sono tutti contenuti in un singolo granello di polvere."

Dal Gosho "Cavalli bianchi e cigni bianchi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 942)

mercoledì 29 aprile 2015

Ipse dixit

Il pessimismo si basa principalmente sui sentimenti, mentre l'ottimismo si basa solo sulla volontà o determinazione. Coloro che, schiavi del loro destino, lasciano che le cose vadano solo per il loro verso, sono infelici.

(cit.)

Patrizia ha detto...

dossier le storia del budda

Prima di iniziare a pregare Nam myoho renge kyo ero totalmente scaricata, svuotata avevo bisogno di riprendermi, ho incontrato Daniela, la mia amica, è così ho iniziato. Mi sento bene, sono fiera e contenta, ho riempito quel vuoto che ho portato per tanti anni, adesso ho voglia di andare avanti di confrontarmi con i miei amici di preghiera. Il percorso è un po' faticoso ma molto interessante!
Nam myoho renge kyo
Patrizia.

(commento del 16 luglio 2013)

Frase dal Gosho - 29 aprile 2015

"La vita in ogni singolo istante permea l'intero regno dei fenomeni e si manifesta in ognuno di essi. [...] Tuttavia, se reciti e credi in Myoho-renge-kyo, ma pensi che la Legge sia al di fuori di te, stai abbracciando non la Legge mistica, ma un insegnamento inferiore."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 3)

martedì 28 aprile 2015

Le tempeste della vita

Per me essere buddista non significa far finta di non soffrire, ma è sedermi davanti al Gohonzon in lacrime, piena di rabbia e rimpianti e cercare dentro di me una spiegazione al mio dolore.

Avevo sedici anni quando incontrai mio marito: facevo la parrucchiera nel negozio di sua madre. Lui di anni ne aveva diciotto, bravissimo nel suo lavoro, mi conquistò subito. Decidemmo di vivere insieme e ci sposammo: eravamo innamorati e pieni di speranze.
Dopo due anni nacque Elio e ci sconvolse la vita perché, essendo sottopeso, aveva bisogno di controlli pediatrici tutti i giorni. Ma la nostra volontà superò ogni limite. Aprimmo un negozio di parrucchiere per signora vicino a casa. Eravamo orgogliosi di dimostrare ai nostri genitori che ce la stavamo facendo da soli. Elio cresceva bene, ma a quindici anni scoprimmo che soffriva di crisi epilettiche e la sua vita subì molte limitazioni. All'ultimo anno di liceo decise di smettere di studiare perché voleva fare il nostro lavoro. Fu una grande delusione, ma convinsi suo padre a prenderlo con noi in negozio e dopo un anno di gavetta decidemmo di mandarlo all'Accademia di Parigi. Diventò maestro di taglio e noi, felici, lo seguivamo in tutte le sue sfilate.

Frase dal Gosho - 28 aprile 2015

"Ciò che chiamiamo fede non è niente di straordinario. Aver fede significa riporre fiducia nel Sutra del Loto, in Shakyamuni e Molti Tesori, nei Budda e bodhisattva delle dieci direzioni, negli dèi celesti e nelle divinità benevolenti, e recitare Nam-myoho-renge-kyo, così come una donna ama il marito, come un uomo dà la vita per sua moglie, come i genitori rifiutano di abbandonare i figli o un figlio rifiuta di lasciare la madre."

Dal Gosho "Il significato della fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 920)

lunedì 27 aprile 2015

Felice e a mio agio

Quando questo mondo ti fa tribolare, recita Nam-myoho-renge-kyo ricordando che, se le sofferenze in questa vita sono penose, quelle nella prossima vita possono essere molto peggiori; quando sei felice, recita Nam-myoho-renge-kyo ricordando che la felicità in questa vita non è che un sogno dentro un sogno, e che la vera felicità è quella che si trova nella pura terra del Picco dell’Aquila. (...)
Quando salirai alla montagna dell’Illuminazione e ti guarderai intorno, con tua grande meraviglia vedrai che tutto l’universo è la terra della luce tranquilla: il terreno è fatto di lapislazzuli, gli otto sentieri sono delimitati da corde dorate, dal cielo piovono quattro tipi di fiori e una musica risuona nell’aria. Tutti i Budda e i bodhisattva si dilettano carezzati dalle brezze di “eternità, felicità, vero io e purezza”.

Dal Gosho Le quattordici offese

Prima di praticare il Buddismo avevo la tendenza vitale alla sfiducia in me stessa, negli altri in ogni cosa. Non riuscivo ad avere rapporti d’amicizia con nessuno.
«Perché cercare di aprire il mio cuore e la mia sofferenza a qualcuno? – pensavo – Nessuno può capirmi. Tutto è inutile!». E così rimanevo sempre più sola. È ancora vivo il ricordo del calore umano e dell’amicizia sincera della persona che mi ha avvicinato al Buddismo; le sono grata per la sua grande pazienza e disponibilità ad ascoltare tutte le mie lamentele.
Quando iniziai a recitare Nammyoho-renge-kyo avevo un unico desiderio: non soffrire più. «Se le sofferenze in questa vita sono penose, quelle nella prossima vita possono essere molto peggiori», dice il Gosho. Leggevo e rileggevo queste parole e il mio dolore si ridimensionava: «Soffro, è vero! ma potrei stare peggio! – pensavo – Le mie figlie godono di ottima salute, ma se si ammalassero? Se morissero? Cosa ne sarebbe di me?»
Nel Gosho si dice: «La felicità in questa vita non è che un sogno dentro un sogno». «La gioia dura un attimo – pensavo – non è possibile trattenerla. Tutto cambia continuamente, questa è la legge della vita. Ma se è così, anche la sofferenza, come la gioia, viene e va: oggi c’è, domani può cambiare. Sarà mai possibile alleggerire il mio dolore?».
«La vera felicità è quella che si trova nella pura terra del Picco dell’Aquila». Continuavo a leggere queste frasi tutti i giorni, con ostinazione, mentre recitavo, nonostante la mia vita fosse dominata dal dolore. Oggi, dopo tredici anni, posso affermare senza alcun rimpianto che per me la vera felicità è stata recitare Nam-myoho-renge-kyo.
La mia vita era come il tronco di un albero a cui era stata strappata via la corteccia. Ero sempre indifesa verso l’esterno, tutto poteva essere causa di sofferenza; anche un evento banale bruciava come un granello di sabbia su una ferita aperta.
Con la forza rigeneratrice di Nammyoho-renge kyo piano piano la corteccia si è ricostituita e l’albero della mia vita è ora sano e forte.
Nel Gosho, più avanti si legge: «Tutto l’universo è la terra della luce tranquilla: il terreno è fatto di lapislazzuli, gli otto sentieri sono delimitati da corde dorate, dal cielo piovono quattro tipi di fiori e una musica risuona nell’aria». Quando leggevo queste frasi pensavo di poter provare simili sensazioni solo dopo la morte. Piano piano col passare degli anni ho scoperto invece che non è necessario morire per vivere l’emozione del paradiso, la serenità e la gioia di sentirsi completamente appagati.
In vari momenti durante la giornata mi sento felice di godere la vita anche nelle cose più semplici: il cielo limpido, il mare, il vento caldo, il sole cocente del Sud.
Ho ritrovato anche la fiducia negli esseri umani e nel grande potere delle parole e del dialogo sincero, cuore a cuore. Fiducia, amicizia, sincerità, come la luce del sole danno calore e colore alla vita; allora, di che cosa avere paura? Come dice il Gosho: «Tutto l’universo è la terra della luce tranquilla».

di Elvira Ortale

Frase dal Gosho - 27 aprile 2015

"Più le autorità governative si accaniscono contro di me, più grande è la mia gioia. Per esempio, vi sono alcuni bodhisattva hinayana non ancora liberati dalle illusioni, che assumono volontariamente un cattivo karma [per adempiere al loro voto di compassione]. Così se uno di essi vede sua madre e suo padre caduti nell'inferno e in grande sofferenza, deliberatamente creerà il karma appropriato nella speranza di poter anch'egli cadere nell'inferno, condividere le loro sofferenze e assumerle su di sé; per lui sarà una gioia e per me è lo stesso. Sebbene io adesso debba affrontare prove che posso a malapena sopportare, gioisco quando penso che nel futuro eviterò di nascere nei cattivi sentieri."

Dal Gosho "L'apertura degli occhi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 216)

domenica 26 aprile 2015

Frase dal Gosho - 26 aprile 2015

"Benché numerose, le persone del Giappone difficilmente realizzeranno qualunque cosa, poiché hanno uno stesso corpo, ma diversa mente. Al contrario, sebbene Nichiren e i suoi discepoli siano pochi di numero, poiché hanno lo spirito di "diversi corpi, stessa mente", realizzeranno sicuramente la loro grande missione di propagare ampiamente il Sutra del Loto. Un solo scroscio di pioggia spegne molti fuochi ruggenti, e una singola verità dissolve molte forze malvagie»"

Dal Gosho "Diversi corpi, stessa mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 550)

sabato 25 aprile 2015

Frase dal Gosho - 25 aprile 2015

"Poiché non c'è cosa più preziosa della vita, se la si dedica a praticare il Buddismo, si consegue sicuramente la Buddità. Chi è pronto a dare la propria vita, perché dovrebbe lesinare altri tesori per la Legge buddista? D'altra parte, chi esita a offrire al Buddismo i propri beni materiali, come potrà dare la vita che ha un valore di gran lunga maggiore?"

Dal Gosho "Lettera da Sado" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 266)

venerdì 24 aprile 2015

I Principi fondamentali: Il Gohonzon

Il  Gohonzon è l’oggetto di culto che concretizza l’illuminazione del Budda Originale. Scrive il Daishonin: “Questo màndala non è in alcun modo un’invenzione di Nichiren. E’ l’oggetto di culto che descrive perfettamente il Budda Shakyamuni nella Torre Preziosa e tutti gli altri Budda che erano presenti, così fedelmente come la stampa riproduce la matrice”. Il Gohonzon è quindi la rappresentazione fedele della Cerimonia nell’Aria descritta nel Sutra del Loto. In esso sono rappresentati tutti i dieci mondi, illuminati da Nam-myoho-renge-kyo, la Legge mistica iscritta al centro del Gohonzon, e in tal modo rivelano la loro intrinseca natura illimitata.
L’iscrizione “Nam-myoho-renge-kyo Nichiren” al centro del Gohonzon indica l’unicità di persona e Legge (ninpo ikka). I Budda Shakyamuni e Taho rappresentano la fusione di realtà e saggezza (Kyochi myogo).
Nichiren spiega: “Non cercare mai questo Gohonzon all’infuori di te. Il Gohonzon esiste solo nella carne mortale di noi, persone comuni, che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo”. Il Gohonzon rappresenta quindi la causa esterna per far emergere la Buddità da dentro noi stessi. Non è un talismano e non ha alcun potere autonomo di irradiare benefici; possiede i poteri del Budda e della Legge, ma per attivarlo sono necessari i poteri della fede e della pratica.

La mappa della vita

Cosa c'è scritto nel Gohonzon?
«Questo mandala non è in alcun modo un'invenzione di Nichiren. È l'Oggetto di culto che descrive perfettamente il Budda Shakyamuni nella Torre Preziosa e tutti gli altri Budda che erano presenti, così fedelmente come la stampa riproduce la matrice.
I cinque caratteri del Sutra del Loto sono iscritti al centro della Torre preziosa, mentre i quattro Re celesti sono seduti ai quattro angoli. I Budda Shakyamuni e Taho e le quattro guide dei Bodhisattva della Terra sono allineati in alto. Seduti sotto di loro sono i bodhisattva Fugen e Monju e gli uomini di Studio, inclusi Shariputra e Maudgalyayana. A fianco di questi stanno gli dèi del sole e della luna, il Demone del sesto cielo, il Re Drago e Ashura; Fudo e Aizen si collocano rispettivamente a sud e a nord. Ci sono anche il perfido traditore Devadatta e l'ignorante figlia del Re dei Naga. Il demone Kishimojin appare con le sue dieci figlie, che succhiano la linfa vitale delle persone in tutto l'universo. Sono presenti anche le divinità guardiane del Giappone: Tensho Daijin e il bodhisattva Hachiman in rappresentanza dei sette ranghi di dèi celesti, dei cinque ranghi di dèi terreni e di tutte le altre divinità maggiori e minori. Dal momento che tutti gli dèi appaiono nella loro essenza, devono apparire anche nelle loro manifestazioni. Il capitolo Hoto afferma: "Tutta l'assemblea stava sollevata in aria". Nel Gohonzon dimorano tutti i Budda, bodhisattva e grandi santi, come pure gli otto gruppi di esseri senzienti dei due regni che appaiono nel primo capitolo del Sutra del Loto. Illuminati dai cinque caratteri della Legge mistica, rivelano la natura illuminata che possiedono intrinsecamente. Questo è il vero Oggetto diculto» (Il vero aspetto del Gohonzon, SND, 4, 202).

Un'immagine da leggere con il cuore, più che con gli occhi. Anzi, concentrarsi sul significato di ogni singolo ideogramma può addirittura allontanarci dal sentire quella profonda relazione con la vita del Budda che Nichiren voleva esprimere iscrivendo il Gohonzon.

La Torre preziosa
Questa è allora la scena che abbiamo davanti agli occhi: in alto Shakyamuni e Taho, l'uno che espone il Sutra del Loto, l'altro che ascolta rapito e beato ed esclama: «Eccellente, eccellente! [...] tutto ciò che hai esposto è la verità!» (SDL, 222). Di lato, di sotto, a destra e a sinistra, Budda, bodhisattva, re, divinità protettrici, esseri divini ma anche demoniaci.
Tutti "seduti" intorno a Namu-myoho-renge-kyo e a Nichiren, come se rendessero omaggio a questa Legge universale, come se partecipassero a una cerimonia il cui centro, Nam-myoho-renge-kyo, risuona e risplende. E in effetti partecipano davvero a una cerimonia.
La cerimonia dell'apparizione della Torre preziosa, che emerge dalla terra e si libra in cielo, raccontata nell'undicesimo capitolo del Sutra del Loto. Una scena di grande meraviglia, di infinita magia, che rende con parole poetiche e toccanti quello che si riesce a percepire sedendosi di fronte al Gohonzon e recitando Nam-myoho-renge-kyo. Così si sente che la vita è infinita. Che è un accumulo di gioielli. Che è vasta come l'universo. Che si innalza nel cielo e affonda le radici nella terra. Che proprio lì, proprio dove queste radicisi ramificano, diventano forti, crescono e si nutrono, proprio lì dove ci sono la sofferenza e l'arroganza, il dolore e la gioia, proprio lì, si trova anche uno stato perfetto, come un fiore di loto che emerge candido dalla melma dello stagno. «Nello specchio della Torre preziosa (cioè del Gohonzon) - dice Daisaku Ikeda nella Saggezza del Sutra del Loto - vediamo la Torre preziosa che esiste dentro di noi, percepiamo che noi stessi siamo la Torrepreziosa» (La saggezza del Sutra del Loto, Esperia, vol. 2, p. 105). Dice anche: «La nostra vita è una maestosa Torre preziosa, ma è una verità che ci sfugge. Vedere la Torre preziosa significa vedere questa verità. La cerimonia della Torre preziosa è lo specchio che ci rivela la vera entità della nostra vita. Anche il Gohonzon iscritto da Nichiren Daishonin ispirandosi a questa cerimonia è il limpido specchio in cui possiamo scorgere il nostro vero io» (Ibidem, p. 98). E infatti Nichiren nel Gosho scrive: «Ora, quando Nichiren e i suoi seguaci recitano Nam-myoho-renge-kyo, vedono e comprendono tutti i fenomeni come riflessi in un limpido specchio. Questo limpido specchio è il Sutra del Loto e, specificamente, è il capitolo L'apparizione delle Torre preziosa» (GZ, 763).

Frase dal Gosho - 24 aprile 2015

Porta avanti la tua fede nel Sutra del Loto. Se ti fermi a metà strada non potrai mai far scaturire il fuoco dalla pietra focaia. Fai sgorgare il potere della fede così che tutti gli abitanti di Kamakura, umili e potenti, e tutta la gente del Giappone, parlino di te come di «Shijo Kingo, Shijo Kingo della scuola del Loto».
Una cattiva fama si diffonderà in lungo e in largo, ma una buona reputazione andrà anche più lontano, specialmente se è una reputazione di devozione al Sutra del Loto."

Dal Gosho "Le illusioni e i desideri sono illuminazione" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 283)

giovedì 23 aprile 2015

Auto guarigione

Ora esaminiamo cosa si intende parlando del bodhisattva Re della Medicina nel proprio cuore o del Re della Medicina che appare osservando la propria mente.
Tutto il Sutra del Loto è la cerimonia che ha luogo nel nostro cuore.
Il bodhisattva Re della Medicina nel proprio cuore può essere visto come la funzione che cura le malattie spirituali e fisiche e ristabilisce la buona salute. Questa funzione ha origine dalla Legge mistica e dal mondo di Buddità. La grande forza della Buddità che cura le sofferenze della vita è chiamata Re della Medicina.
Perciò quando recitiamo Daimoku davanti al Gohonzon attiviamo il bodhisattva Re della Medicina nella nostra vita.
Toda sosteneva: ”Quando andate da un medico, anche se è un ciarlatano, dal momento che il bodhisattva Re della medicina sta funzionando nella vostra vita, il medico naturalmente non potrà fare a meno di trovare la cura”.
Questo non vuol dire che non dobbiamo cercare un bravo medico, ma che, in ultima analisi, siamo noi a guarire noi stessi. La nostra forza vitale e il nostro innato potere di autoguarigione sono i poteri fondamentali per curare le malattie. Il medico aiuta semplicemente lo svolgimento del processo.
La fonte da cui scaturisce il potere di guarigione è il mondo di Buddità.
Toda diceva:”La vostra malattia guarirà solo se continuerete a praticare sinceramente. Se avete il dubbio di riuscire a guarire, le vostre preghiere non avranno risposta.
Toda correggeva l'atteggiamento della fede di chi si limitava a pretendere benefici senza praticare seriamente o di chi era solito lamentarsi di non essere completamente guarito pur avendo visto qualche miglioramento.
“Non è una questione di forma-diceva-Dobbiamo riversare la nostra vita nella preghiera al Gohonzon, dobbiamo incidere il Gohonzon nella nostra vita.
Se recitiamo Daimoku con vera determinazione, possiamo superare qualsiasi malattia. Non potete pretendere di guarire da una malattia che nemmeno i medici dei migliori ospedali sono in grado di curare, senza dedicarvi completamente al Gohonzon.
Il Budda non è obbligato a guarirvi!
Quante centinaia di persone avete convertito a questo Buddismo? Dovete riflettere su questo. Se voltate pagina e vi dedicate veramente a kosen rufu anima e corpo, allora vi posso garantire che guarirete.
Se le vostre condizioni migliorano anche di poco, dovete apprezzarlo dal profondo del cuore. Se, viceversa, anziché essere grati, siete delusi perchè non siete migliorati maggiormente e trattate il Gohonzon come se avesse un debito nei vostri confronti, le cose non andranno per il verso giusto.
Se dimenticate il vostro debito di gratitudine, allora anche i miglioramenti che avete ottenuto regrediranno.
Dovete praticare pieni di gratitudine, apprezzando profondamente anche il più piccolo miglioramento.
Se avete la pretesa di guarire velocemente, limitandovi a chiedere senza dedicarvi realmente al Gohonzon, questi sarà sordo alle vostre preghiere.”
In questo modo Toda insegnava lo spirito di Re della Medicina: “Dobbiamo pregare con una determinazione tale da stimolare ogni singola cellula del nostro corpo a rinnovarsi. Dobbiamo spronare all'azione tutti i sessanta trilioni di cellule che formano il nostro corpo”.

(D. Ikeda: ”La saggezza del Sutra del Loto” vol. 4)(foto e contributo di Giulietta)

Frase dal Gosho - 23 aprile 2015

"Ti affido un Gohonzon per la protezione del tuo figlioletto. [...] Quando portiamo con noi questo mandala, tutti i Budda e tutti gli dèi si radunano attorno a noi per vegliarci, proteggendoci come un'ombra, giorno e notte, come i guerrieri proteggono il loro sovrano, come i genitori amano i loro figli, come i pesci dipendono dall'acqua, come gli alberi e le piante bramano la pioggia, come gli uccelli si affidano agli alberi. Devi aver fiducia in esso con tutto il tuo cuore"

Dal Gosho "Abbracciare e mantenere la fede nel Gohonzon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 556)

mercoledì 22 aprile 2015

Ricostruire

Non puoi ricostruire il mondo senza ricostruire te stesso.
Ogni nuova era inizia dall’interno.
È un evento intimo, con sorprendenti possibilità per una liberazione interiore.

Ben Okri (scrittore nigeriano)

Francesca Mazzoni ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao a tutti. Volevo chiedere se conoscete qualche persona di Padova o Mestrino e dintorni che pratica buddismo di Nichiren, perchè avrei bisogno di aggregarmi ad un gruppo.
Grazie :)
Nam myoho renge kyo

(commento del 10 maggio 2013)

Frase dal Gosho - 22 aprile 2015

"«Sia l'essere vivente sia il suo ambiente manifestano sempre Myoho-renge-kyo». [...]
Spiegazioni così precise non lasciano spazio a dubbi. Quindi, l'intero regno dei fenomeni non è diverso dai cinque caratteri di Myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 339)

martedì 21 aprile 2015

Anche al di là dell’orizzonte

Sentirsi “luminosi” e pieni di forza anche al capezzale di una persona cara che ci sta lasciando. Aiutarla ad affrontare la morte con speranza. Trasmettere solo tranquillità. E scoprirsi, alla fine, pieni di fiducia e coraggio.

Anche per lui tre anni fa ho ricominciato a praticare il Buddismo. Lui, Mauro, mio fratello, volevo aiutarlo a guarire. Il nostro è stato un rapporto particolarmente profondo, segnato da dolorose esperienze comuni: un’infezione da tifo contratta da piccoli, un’epatite, anni di tossicodipendenza. Negli ultimi anni abbiamo lottato insieme, anche se con metodi diversi, per “recuperarci alla vita”. Mauro ha affrontato l’esperienza della comunità ed è uscito dalla tossicodipendenza un anno prima di me. Io, che anni prima avevo già praticato, sono entrata in comunità dopo di lui, anch’io sono riuscita a uscire dal tunnel della droga e dopo quest’esperienza ho ricominciato a praticare.

Frase dal Gosho - 21 aprile 2015

"«Sia l'essere vivente sia il suo ambiente manifestano sempre Myoho-renge-kyo». [...] "Quindi, quando invochi la Legge e reciti il Sutra del Loto, devi essere profondamente convinto che Myoho-renge-kyo e` la tua stessa vita. Non cercare mai nessuno degli ottantamila insegnamenti di Shakyamuni e nessuno dei Budda e bodhisattva delle tre esistenze e delle dieci direzioni al di fuori della tua mente. La padronanza degli insegnamenti buddisti non ti sollevera` affatto dalle sofferenze di nascita e morte fino a che non percepirai la natura della tua vita. Se cerchi l'Illuminazione al di fuori della tua mente, qualsiasi disciplina o buona azione sara` priva di significato. Per esempio, un povero non potra` guadagnare un centesimo contando le ricchezze del suo vicino, anche se lo fa continuamente giorno e notte. Miao-lo afferma: "Se non si percepisce la natura della propria mente, non si puo` sradicare il cattivo karma". Questo significa che finche' non percepisci la natura della tua mente, la tua pratica sara` un'infinita e dolorosa austerita`."

Da "Il raggiungimento della Buddita` in questa esistenza" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 4)

lunedì 20 aprile 2015

C‘è un limite alla tolleranza?

Uno dei motivi che ci ha spinto a scegliere la Thailandia per le nostre vacanze estive è stata la prospettiva di visitare un paese buddista. E proprio per questo nel nostro itinerario era prevista la visita di vari templi.
Abbiamo avuto così l’occasione di parlare con alcuni monaci e con uno di questi di approfondire le differenze esistenti tra il Buddismo ed il Cristianesimo del quale aveva delle conoscenze molto vaghe.
Alla nostra affermazione che forse la diversità più eclatante fra le due fedi consisteva nella promessa, da parte del Cristianesimo, di un paradiso ultraterreno, il monaco ci guardò con stupore sostenendo che anche lui credeva in un paradiso da raggiungere dopo la morte: il nirvana.
Ci crollarono addosso molte delle nostre convinzioni dettate forse dall’aver studiato esclusivamente il Buddismo di Nichiren Daishonin. Il nostro interlocutore, seguace del Buddismo Theravada, non conosceva granché di altre scuole buddiste e non aveva mai sentito parlare della SGI. Strano perché ci disse di essere uno studente in sociologia della locale università.
Forse la sua ignoranza era legata al fatto che in Thailandia, sino a qualche anno fa, le scuole erano completamente gestite dai monaci e le materie insegnate riguardavano quasi esclusivamente la dottrina buddista.
Una scuola laica sta sviluppandosi solo in questi ultimi anni anche se, per tradizione, è sempre il clero a rappresentare il grosso del corpo docente.
Certamente questa situazione ha permesso di creare una rete di protezione intorno alle tradizioni religiose, ma ha senz’altro contribuito a determinare una sorta di chiusura intellettuale dei giovani nei confronti delle altre culture.
Durante la nostra permanenza in Thailandia ci ha colpito la cordialità e la disponibilità delle persone, il loro viso sempre sorridente ci aveva fatto pensare ad una sorta di kosen-rufu realizzato, ma contemporaneamente ci aveva stupito il fatto che accettassero tranquillamente un regime politico militare incentrato sulla figura dell’imperatore, venerato quasi come un dio.
In effetti la tolleranza è uno dei capisaldi della filosofia buddista. Galtung, stesso, ne parla nel suo libro sul Buddismo considerandola da un lato un punto forte che permette il dialogo tra culture diverse e, quindi, pluralismo; dall’altro un punto debole, in quanto può condurre ad accettare qualsiasi regime, anche totalitario, pur di salvaguardare la propria libertà di culto. La Thailandia è un esempio di “tolleranza debole”.
Esempi di tolleranza debole li possiamo ritrovare anche nella vita quotidiana in cui, pur di evitare il conflitto o un eventuale scontro, tendiamo a non prendere posizione e ad accettare situazioni che contrastano con le nostre convinzioni e vanificano i nostri sforzi. Questo avviene anche talvolta nella nostra organizzazione: con la scusa che l’altro, grazie alla pratica, cambierà, non ci assumiamo la responsabilità di fargli notare atteggiamenti scorretti e talvolta finiamo per diventare un suo complice, piuttosto che aiutarlo.
Se ognuno di noi non fa lo sforzo di chiarire cosa veramente significa tolleranza, si espone al rischio di cedere alla passività. L’effetto può essere quello di non rispettare né se stessi, né gli altri.

Mimmo e Mariella Filippone

Frase dal Gosho - 20 aprile 2015

"L'uomo saggio merita di esser chiamato tale perché non si lascia sviare dagli otto venti: prosperità, declino, onore, disonore, lode, biasimo, sofferenza e piacere.
Non si esalterà nella prosperità né si lamenterà nel declino. Gli dèi celesti sicuramente proteggeranno chi non si piega di fronte agli otto venti, ma se tu nutri un irragionevole rancore per il tuo signore, per quanto tu possa pregarli, essi non ti proteggeranno."

Dal Gosho "Gli otto venti" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 705)

domenica 19 aprile 2015

Frase dal Gosho - 19 aprile 2015

"Il Budda Shakyamuni, che ha ottenuto la perfetta illuminazione, è la nostra carne e il nostro sangue; le sue pratiche e i benefici che come conseguenza egli ottenne sono le nostre ossa e il nostro midollo. [...] Shakyamuni, Molti Tesori e i Budda delle dieci direzioni rappresentano il mondo di Buddità dentro di noi e rintracciandoli [al nostro interno] possiamo ricevere i loro stessi benefici."

Dal Gosho "L'oggetto di culto per l'osservazione della mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 325)

sabato 18 aprile 2015

Antonello Dose e “Il Ruggito del… Buddismo”

Intervista di Valentina Gravina

Tra i varietà radiofonici è il più longevo, per non dire (affettuosamente) vecchio, dopo Black Out di Enrico Vaime in onda dal 1978. È Il Ruggito del Coniglio, la trasmissione satirica che ogni mattina su Radio 2, dalle 7.50 alle 10, porta una ventata di buonumore a suon di satira e risate. Protagonisti sono i radioascoltatori, con le loro telefonate, commenti, i loro problemi e soluzioni (e non ne mancano di stravaganti). E poi ci sono loro, i due matador Marco Presta e Antonello Dose, amici da una vita e colleghi affiatatissimi capaci di rinnovarsi, senza stravolgimenti, dal 1995, anno della prima messa in onda.

Vent’anni da conigli con centinaia di migliaia di colonie sparse per la penisola che proliferano alla velocità di un like o di un tweet. Attorno al programma è infatti nato un “mondo coniglio”, composto dal corposo gruppo social e da rubriche entrate nella storia come ”I Cavalieri del Livore” (dedicata alle cose che più non si sopportano), il “Libro Coniglio” (è il pubblico a riscrivere il finale dei romanzi), fino al “Coniglio da Camera” con il pubblico in studio. A completare il tutto le telefonate dei radioascoltatori, l’imprevedibilità delle reazioni, l’improvvisazione dei conduttori e il resto del cast: Giancarlo Ratti, Max Paiella, Attilio Di Giovanni, Alfredo Agli, Francesco Redig de Campos, Paola Minaccioni, Roberto Corradi, Ilaria Della Bidia e Francesco Giannelli.

In occasione di SenzAtomica, la mostra sul disarmo nucleare allestita a Roma (fino al 30 aprile allo Spazio Factory – La Pelanda in Piazza Orazio Giustiniani, 4) dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, abbiamo incontrato proprio Antonello Dose, che ha aderito al progetto per la creazione di un movimento di opinione volto all’eliminazione completa e definitiva delle armi nucleari.

Vent’anni del Ruggito del Coniglio, come si è evoluto il programma e qual è il segreto di tanta longevità?

Frase dal Gosho - 18 aprile 2015

"Il cuore di tutti gli insegnamenti della vita del Budda è il Sutra del Loto e il cuore della pratica del Sutra del Loto si trova nel capitolo "Mai Sprezzante".
Cosa significa il profondo rispetto del Bodhisattva Mai Sprezzante per la gente?
Il vero significato dell'apparizione in questo mondo del Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti, sta nel suo comportamento da essere umano."

Dal Gosho "I tre tipi di tesori" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 756)

venerdì 17 aprile 2015

I Principi fondamentali: la Legge

La recitazione di Nam-myoho-renge-kyo è la pratica principale del Buddismo di NichirenDaishonin.
Myoho-renge-kyo è il titolo (Daimoku) del Sutra del Loto, al quale il Daishonin ha aggiunto il prefisso Nam, che significa “dedicare la vita”. Il significato letterale di Nam-myoho-renge-kyo è quindi il seguente: “dedico la mia vita alla mistica Legge del loto” o “dedico la mia vita alla mistica Legge di causa ed effetto”.
In pratica, recitare Nam-myoho-renge-kyo risveglia il mondo di Buddità inerente alla nostra vita e lo fa risuonare con la Buddità dell’universo.
Di seguito vengono analizzati uno ad uno i differenti ideogrammi ed i loro principali significati.

Frase dal Gosho - 17 aprile 2015

"Più preziosi dei tesori di un forziere sono i tesori del corpo e prima dei tesori del corpo vengono quelli del cuore. Dal momento in cui leggerai questa lettera sforzati di accumulare i tesori del cuore!"

Dal Gosho "I tre tipi di tesori" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 755)

giovedì 16 aprile 2015

Tornare a casa, finalmente

Un bambino talvolta può non riconoscere sua madre, ma una madre non dimentica mai suo figlio. Il Budda Shakyamuni può essere paragonato alla madre e la donna al bambino. Se due persone si desiderano ardentemente, allora non si separeranno mai. Ma se una persona ne desidera ardentemente un'altra e l'altra non prova la stessa cosa allora esse saranno unite in certi momenti, ma separate in altri. Il Budda può essere paragonato a colui che desidera sempre l'altro ardentemente e la donna a colui che non prova questo desiderio. Ma se desideriamo davvero ardentemente il Budda Shakyamuni, come potrebbe mai non rivelarsi a noi?

Dal Gosho La legge causale della vita

Qualche anno fa mi è capitato di sperimentare parola per parola questo brano.
Credo che "desiderare ardentemente" una persona che invece non prova la stessa cosa sia un'esperienza decisamente molto comune – oltre che molto dolorosa. L'innamoramento è meraviglioso quando è corrisposto: sprigiona energie che non sospettavamo di avere; ci fa diventare più belli e più vivi; ci rende felici. Inoltre, sotto questo tipo di incantesimo il nostro spazio vitale raddoppia: i confini del nostro corpo e della nostra anima si aprono e si allargano fino ad arrivare a identificarsi con quelli dell'altro corpo e dell'altra anima. Atroce, invece, è innamorarsi senza essere corrisposti. La sofferenza consiste nel fatto che non si può né annullarsi nell'altro, né tantomeno "possederlo". Possedere l'oggetto del desiderio: ecco la trappola in cui cadiamo tutti, indistintamente.
In quell'occasione, sono riuscita a salvarmi da quella trappola soltanto rinnamorandomi del Gohonzon. Fino a quando il "filtro d'amore" agiva su di me, facendomi addirittura godere della mia stessa infelicità, mi sono tenuta lontana dal Gohonzon. Ma poi, quando la sofferenza è diventata davvero troppo forte, sono tornata a lui con tutta l’umiltà e l’abbandono di cui siamo capaci soltanto quando abbiamo l’acqua alla gola. Così, offrendo al Gohonzon una sofferenza diventata insostenibile, sono riuscita a scioglierla e a rendermi conto che si trattava di una semplice illusione, sostituendo un amore fasullo con un rinnovato e immenso amore per la vita.
Anche quando ci si innamora del Gohonzon accade che i confini del proprio spazio vitale si allarghino. In questo caso, però, non si allargano soltanto fino a inglobare lo spazio vitale di un altro essere vivente, ma finiscono per coincidere con i confini stessi dell’universo. E noi siamo liberi, non più di annullare la nostra identità o di fagocitare quella altrui, bensì di rafforzare il nostro “vero io”, percependone l’eternità e la bellezza, gioendo della consapevolezza che la nostra felicità non dipende da nessun altro all’infuori di noi stessi, finalmente liberi da qualsiasi bramosia di possesso. Il nostro desiderio abbandona infatti il tormentato mondo di Avidità per trasformarsi nella compassione del Bodhisattva, che è la forma di amore allo stesso tempo più disinteressato e più gratificante, proprio perché consiste nella capacità di amare tutto ciò che ci circonda senza smettere di amare noi stessi, che sappiamo essere parte integrante del tutto.
È a questo punto che ci rendiamo conto che «il Budda può essere paragonato a colui che desidera sempre l’altro ardentemente». Per me, questo ha significato percepire chiaramente che il Gohonzon (“il Budda”) è la mia vita più vera e più profonda e che non potrà mai tradirmi perché è dentro di me, non come l’amante che può abbandonarmi in ogni momento.
Un’ultima considerazione su questo brano di Gosho. Visitare il Dai-Gohonzon qualche anno fa, per me ha significato vivere esattamente la prima frase del brano. Mi sono sentita proprio come un bambino che «talvolta può non riconoscere sua madre» al cospetto della madre che «non dimentica mai suo figlio». Contemporaneamente ho vissuto l’intensa sensazione di essere di nuovo nel grembo – non di una madre-donna, ma della madre-universo. È stato come tornare finalmente a casa.
La casa della mia vita meravigliosa, indistruttibile ed eterna.

(di Lorena Camerini)

Frase dal Gosho - 16 aprile 2015

"Il precetto di non uccidere esseri viventi è il primo fra tutti i vari precetti. I cinque precetti iniziano da quello che proibisce di togliere la vita e anche gli otto precetti, i dieci precetti, i duecentocinquanta precetti, i cinquecento precetti, i dieci maggiori precetti del Sutra della Rete di Brahma, i dieci illimitati precetti del Sutra della Ghirlanda di fiori e i dieci precetti del Sutra della Collana di gioielli cominciano tutti con il precetto di non uccidere. E la prima delle tremila sanzioni proibite dal Confucianesimo è la pena capitale.
La ragione è che «persino i tesori di un intero sistema maggiore di mondi non valgono quanto il corpo e la vita», il che significa che nemmeno tutti i gioielli e i tesori che colmano un intero sistema maggiore di mondi possono uguagliare il valore di una vita."

Dal Gosho "Lettera ad Akimoto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 905)

mercoledì 15 aprile 2015

Cambiare

Se vuoi cambiare il mondo devi cambiare l’essere umano.
Se vuoi cambiare l’essere umano devi far sì che voglia cambiare.



Esther Gress (1921-2002)

Andrea ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao.
(commento del 3 maggio 2013)

Frase dal Gosho - 15 aprile 2015

"Si dice che il leone, re degli animali, avanzi di tre passi, poi si raccolga su se stesso per saltare, sprigionando la stessa potenza nel catturare una piccola formica o nell'attaccare un animale feroce [...] Questo è ciò che intende il sutra «la potenza [dei Budda] simile a un leone all'attacco»"

Dal Gosho "Risposta a Kyo'o" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 365)

martedì 14 aprile 2015

Niente è come prima

Come un fulmine a ciel sereno, un giorno le comunicano che le resta solo un mese da vivere. La disperazione dapprima li avvolge con i suoi mille tentacoli, ma poi tutto si capovolge: l’estenuante corpo a corpo con la malattia diventa il punto di svolta di un’intera vita.

Sonia: fin dall’infanzia ero una persona triste, solitaria e malaticcia. A sette anni persi mio nonno, l’unica persona con cui mi sentissi veramente bene: morì a causa di un tumore e con lui si spense una parte di me.
Nell’96, in seguito a un incidente stradale, diventai epilettica, e questo fatto mi fece chiudere ancora di più. Fortunatamente, tre anni dopo conobbi Renato, un ragazzo meraviglioso con il quale finalmente mi sentivo a mio agio, accettata e amata per quella che ero. Mi innamorai subito di lui: avevo scelto, cosa fino a quel momento impensabile per me, il classico bravo ragazzo con la stessa pettinatura di quand’era bambino, la camicina a righe e i pantaloni non troppo classici e non troppo sportivi, e che per di più non mi aveva nemmeno fatto la corte, mandato fiori o lettere d’amore!

Frase dal Gosho - 14 aprile 2015

"I ruscelli si riuniscono per formare il grande mare e i granelli di polvere si accumulano per formare il monte Sumeru. Quando all'inizio io, Nichiren, presi fede nel Sutra del Loto, ero come un'unica goccia d'acqua o un singolo granello di polvere in tutto il Giappone. Ma poi, quando due, tre, dieci, cento, mille, diecimila, un milione di persone reciteranno il Sutra del Loto e lo insegneranno ad altri, formeranno un monte Sumeru di perfetta illuminazione, un grande mare di grande nirvana! Non cercare nessun'altra via per conseguire la Buddita`!"

Dal Gosho "La scelta del tempo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 520)

lunedì 13 aprile 2015

La filosofia della vita

Toda descrisse le sensazioni che seguirono la sua illuminazione in carcere con queste parole: ”E' come giacere supini in un grande spazio aperto, con le braccia e le gambe distese, e guardare il cielo sovrastante. Tutto ciò che desideri immediatamente appare. Per quanto tu possa donarne agli altri, non si esaurisce mai. Prova a vedere se riesci a raggiungere questa condizione vitale. Se lo desideri veramente, ti suggerisco di passare un po' di tempo in prigione, per il bene del Sutra del Loto, per il bene della propagazione del Buddismo di Nichiren Daishonin”. Poi aggiunse: ”I tempi sono cambiati, non c'è bisogno di finire in galera per raggiungere l'illuminazione. Ma devi combattere con ogni oncia della tua forza, affinché il Buddismo di Nichiren Daishonin possa diffondersi”. [...]
“La filosofia della vita” descritta da Toda non è frutto di una speculazione teoretica, né frutto di ripetute analisi e sintesi razionali e scientifiche. Allo stesso tempo non è in contraddizione con la scienza e la ragione. Egli la estrasse dalle profondità del Sutra del Loto impegnando ogni energia nell'accanita ricerca della verità. La filosofia di Toda rappresenta la “saggezza del Sutra del Loto”: non ci informa soltanto della natura della vita, ma ha il potere di cambiare il nostro modo di pensare, di indurre nella nostra quotidianità un senso di speranza, di disporci all'azione. E' una filosofia pragmatica che fa scaturire la nostra forza vitale. Quando la traduciamo in pratica, iniziamo un percorso di autoriforma e da quel momento il senso di impotenza e di disperazione comincia a trasformarsi in soddisfazione e felicità. La riforma dell'individuo è il primo passo in ogni tipo di rivoluzione, il primo giro di ruota nel processo che renderà l'umanità forte, ricca e saggia”.

(Daisaku Ikeda:”La saggezza del Sutra del Loto”- Vol.1- pag.25/27)
a cura di Giulietta

Frase dal Gosho - 13 aprile 2015

"Chi studia il Buddismo deve assolutamente ripagare i quattro debiti di gratitudine.
Secondo il Sutra dell'Osservazione della mente come la terra, il primo debito di gratitudine è quello verso tutti gli esseri viventi. Se non fosse per loro, non sarebbe possibile fare il voto di salvare innumerevoli esseri viventi. Inoltre, se non fosse per le persone malvagie che li perseguitano, come potrebbero i bodhisattva i loro meriti?"

Dal Gosho "I quattro debiti di gratitudine" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 38)

domenica 12 aprile 2015

Frase dal Gosho - 12 aprile 2015

"Ma, anche se può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, non accadrà mai che la preghiera di un praticante del Sutra del Loto rimanga senza risposta."

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 283)

sabato 11 aprile 2015

Frase dal Gosho - 11 aprile 2015

"Il Buddismo insegna che la fragranza interna otterrà protezione esterna.
Questo è uno dei suoi principi più importanti"

Dal Gosho "I tre tipi di tesori" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 752)

venerdì 10 aprile 2015

Storia della Soka Gakkai #2/2

Toda procede a gettare le basi organizzative della Soka Gakkai, preoccupandosi di far crescere e formare nuovi responsabili per il futuro del movimento.
Nel 1952, in occasione del 700° anniversario della nascita del Buddismo di Nichiren, Toda promuove la pubblicazione della raccolta completa degli scritti di Nichiren Daishonin (il Gosho).
Nel 1957 Toda lanciò il suo proclama contro le armi nucleari, chiedendo ai giovani di diffondere questo messaggio e gettando le basi dell’impegno pacifista della Soka Gakkai.
Il 16 marzo dell’anno seguente, pochi giorni prima di morire, Toda lascia in eredità ai giovani dell’organizzazione il compito di realizzare kosen-rufu nel futuro (kosen rufu è la diffusione della legge mistica nel mondo per una società più pacifica in cui gli esseri umani possano manifestare appieno le loro potenzialità).
Una volta stabilite le basi in Giappone, sarà Daisaku Ikeda che diffonderà il movimento buddista in tutto il mondo. Diventato il 3° presidente il 3 maggio 1960, il giovane Ikeda inizierà a viaggiare in ogni angolo del pianeta per portare il messaggio del Buddismo.
Oggi, dopo più di 40 anni, la Soka Gakkai è presente in circa 192 paesi. Il 26 gennaio1975 viene fondata a Guam, nell’arcipelago delle Marianne, la Soka Gakkai Internazionale, alla quale fanno riferimento tutte le associazioni nazionali.
La rivoluzione umana avvenuta nel cuore dei tre presidenti ha innestato una rivoluzione a catena di amore e compassione (jihi) che da oltre settant’anni raggiunge e riscalda il cuore di un numero sempre maggiore di persone.

“Tutti i discepoli di Nichiren [...] dovrebbero recitare Nan-myoho-renge-kyo uniti nello spirito (itai doshin), superando tutte le differenze che esistono tra di loro, per divenire inseparabili come i pesci e l’acqua in cui nuotano. Questo legame spirituale è la base per la trasmissione universale della Legge fondamentale di vita e morte. Quando siete così uniti, anche il grande desiderio di kosen-rufu può essere realizzato senza alcun dubbio.
Tuttavia se anche uno solo dei discepoli di Nichiren non condivide l’unità di itai doshin, egli distruggerà il suo stesso castello dall’interno.” 

(Nichiren - Dal Gosho: L’eredità della legge fondamentale della vita).

Frase dal Gosho - 10 aprile 2015

"Anche se una persona dovesse cadere nell'inferno, poiché ha ascoltato il Sutra del Loto che conduce alla Buddità, ha ricevuto il seme e sicuramente diventerà un Budda."

Dal Gosho "Come coloro che inizialmente aspirano alla via possono conseguire la Buddità attraverso il Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 748)

giovedì 9 aprile 2015

Un flusso eterno

La sfida della morte è sempre stata considerata dal Buddismo come un mezzo per rivelare il vero valore della vita. Vi ricorderete che Shakyamuni lasciò gli agi del suo palazzo per cercare una risposta alle quattro sofferenze dell'umanità - nascita, malattia, invecchiamento e morte - per poter poi insegnare alle persone come sconfiggerle. Anche Nichiren Daishonin, mosso da un'immensa compassione per l'umanità, volle arrivare a capire la vera natura della morte: “Sin dall'infanzia - egli afferma - ho studiato il Buddismo con un solo pensiero nella mente. La vita dell'essere umano è fugace. Ogni respiro può essere l'ultimo. Nemmeno la rugiada asciugata dal vento è tanto effimera. Nessuno, saggio o sciocco, giovane o vecchio, può sfuggire alla morte. Per questo il mio unico desiderio fu di risolvere questo eterno mistero. Il resto era secondario” (The Writings of Nichiren Daishonin, vol. II, pag. 759). Così egli sottolinea quanto sia importante essere consapevoli dell'eternità della vita.
Questo concetto non va però confuso con l'idea cristiana del Paradiso e dell'Inferno, dove l'anima vivrà in eterno. Secondo il Buddismo la vita di ogni essere vivente è eterna perché fa parte dell'intero universo che esiste eternamente. Sempre per questa ragione, nessuna cosa vivente può essere creata oppure distrutta. Creazione e distruzione sono in realtà momenti del processo di rinnovamento universale che, secondo la Legge di Nam myoho renge kyo, percorre un ciclo ininterrotto di nascita, crescita, declino e morte. Il concetto buddista dell'eternità della vita anticipa di circa duemila anni le leggi della fisica sulla ”indistruttibilità” dell'energia e della materia, secondo cui queste ultime non si “disperdono” mai, ma si convertono in forme diverse.
Anche la nostra vita, composta di energie fisiche e “spirituali”, segue queste leggi. Come spiega Daisaku Ikeda: ”Le nostre vite esistono, sono sempre esistite ed esisteranno sempre insieme all'universo. Non hanno avuto origine prima dell'universo, né sono apparse per caso, o sono state create da un'entità soprannaturale. Nichiren Daishonin ha insegnato che nell'alternanza di vita e morte si manifesta il nostro vero io, e ambedue questi aspetti sono parte dell'esistenza cosmica”.

(R. Causton: “La legge meravigliosa” - Esperia - pag. 56/57)
a cura di Giulietta

Frase dal Gosho - 9 aprile 2015

"Credere nel mutuo possesso dei Dieci mondi è difficile quanto credere che il fuoco esista in una pietra o i fiori all'interno di un albero, eppure nelle giuste condizioni questi fenomeni si manifestano, e allora ci crediamo. La cosa più difficile da credere è che il mondo di Buddità esista nel mondo umano, com'è difficile credere al fuoco dentro l'acqua o all'acqua dentro il fuoco. Tuttavia, si dice che il drago produca il fuoco dall'acqua e l'acqua dal fuoco e, benché non lo capiamo, ci crediamo quando lo vediamo accadere. Tu ormai credi che il mondo umano contiene gli altri otto mondi, perché dunque non riesci a includervi anche la Buddità?"

Dal Gosho "L'oggetto di culto per l'osservazione della mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 318-319)

mercoledì 8 aprile 2015

Perchè... Grazie

Quando pronunciamo o udiamo questa parola il cuore lascia cadere le difese e cominciamo a comunicare a un livello più profondo.
GRAZIE contiene il rispetto per l'altra persona, nasce dal coraggio e dall'umiltà.
Possiede ottimismo. Possiede forza.
Quando non sappiamo dire GRAZIE la nostra crescita personale si ferma e vediamo solo le colpe degli altri.
Quando invece decidiamo di dirlo ritroviamo grandezza e dignità, in noi e in ogni altra persona.
GRAZIE è l'essenza della nonviolenza.

Loredana ha detto...

dossier le storia del budda

Mi sono trasferita dalla Sicilia a Bergamo dove non conoscevo nessuno... io mio marito e i miei 2 bimbi... questo a luglio 2012, chiedendomi chissà se incontrerò qualcuno che conosce la pratica e recitando anche per questo. A settembre inizia la scuola di uno dei miei piccoli, li' conosco Elena, una mamma, ci mettiamo a parlare del più e del meno... finchè non mi dice che lei è buddista... ancora ricordo l'abbraccio forte che le ho fatto dicendole "finalmente ti ho trovata" ...se lo ricorda anche lei... grazie Loredana
(commento del 17 aprile 2013)

Frase dal Gosho - 8 aprile 2015

"Voi due avete continuato ad aver fede nel Sutra del Loto e perciò vi state liberando delle gravi colpe commesse in passato. Forgiando il ferro, tutti i suoi difetti vengono in superficie. Una roccia messa sul fuoco si ridurrà in cenere, mentre l'oro diverrà oro puro.
Questa prova, più d'ogni altra cosa, dimostrerà l'autenticità della vostra fede e le dieci fanciulle demoni del Sutra del Loto vi proteggeranno."

Dal Gosho "Lettera ai fratelli" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 442)

martedì 7 aprile 2015

Straniera alla vita

Un volo dal Giappone e un viaggio dentro se stessa alla ricerca delle sue radici. Caduta la maschera comincia la costruzione di un’esistenza autentica. Da quel momento la sua diversità diventa la sua fortuna e la precarietà lascia il posto ad una vita stabile e realizzata.

Le nuvole sembravano quasi tangibili, visti dal finestrino appannato dell'aereo che da Tokyo mi riportava a Oristano. I pensieri sfilavano veloci come le mie lacrime durante quella traversata che in 23 ore mi avrebbe ricondotto a casa. Prima di partire per il Giappone l’entusiasmo era alle stelle, ma temevo che l’equilibrio familiare faticosamente ricostruito sarebbe stato intaccato dall’incontro col Dai-Gohonzon: se un mezzo è così potente da farti arrivare fino in fondo a te stessa, pensavo, allora anche il contraccolpo non può essere da meno. Ma altro e ben diverso fu l’effetto. Con la testa abbandonata allo schienale ricordavo mio padre dopo tanti anni. Ora il desiderio di ritrovarlo si faceva incalzante. L’incontro con il presidente Ikeda aveva rievocato la sua figura e riaffioravano gli anni della mia infanzia. Soffrivo, ma quel pianto liberatorio mi permetteva di leccarmi le ferite e di ricostruirmi tutta daccapo.
Mia madre mi abbandonò che avevo solo sei mesi, per iniziare una nuova vita dove per me non c’era posto. Ci eravamo appena trasferiti a Manchester da Londra, dove sono nata. Mio padre era soltanto un ragazzo e non sapeva come comportarsi con una neonata, ma ce la mise tutta. Ogni giorno mi portava con sè al lavoro nella culla, mi sistemava sotto il bancone della trattoria, per rientrare a casa solo a tarda notte. Ma la nostra avventura non durò molto, qualcuno infatti avvisò le assistenti sociali e fui data in affidamento. Iniziò così un estenuante balletto, ogni anno prendevo armi e bagagli e cambiavo famiglia, scuola e amici. Dovevo sempre ricominciare daccapo con una nuova situazione. I figli delle famiglie cui venivo affidata poi non mancavano l’occasione per ricordarmi che ero solo di passaggio e che non avevo i loro stessi diritti, ma finivo ugualmente per affezionarmi a loro e soffrivo nel doverli lasciare. Con le lacrime agli occhi salutavo la mia compagnetta di banco mentre ci scambiavamo i ricordini. Mio padre quando poteva veniva a trovarmi. Io l’adoravo. Era il mio eroe, l’unica certezza nella mia vita vagabonda, l’unica persona veramente “mia” nel mio deserto affettivo. Al momento di salutarci erano scene strazianti, dovevano strapparmi da lui perché non lo volevo lasciare. Fu per questo che quando una famiglia mi adottò definitivamente, le assistenti sociali decisero di fargli perdere le mie tracce per aiutarmi a inserirmi meglio. Ora finalmente avevo anch’io la “mia famiglia”. Fu allora che inconsciamente decisi di rifiutare il mio passato, costruendomi una maschera da “bambina normale” come tutte le altre. «It’s all right, now».

Frase dal Gosho - 7 aprile 2015

"Se non fai domande e non risolvi i tuoi dubbi, non puoi disperdere le oscure nuvole dell'illusione, cosi' come non potresti percorrere mille miglia senza gambe"

Da "Lettera a Niike" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 252)

lunedì 6 aprile 2015

Una coerenza invisibile

La vita possiede una capacità intrinseca di rinnovamento che l’essere umano non è in grado di concepire al di fuori di una dimensione logica di spazio-tempo: tutti i fenomeni dell’ universo sono in costante mutamento e interdipendenti fra loro.
Il secondo capitolo del Sutra del Loto, il capitolo Hoben, si sofferma su questi concetti e li rappresenta negli ideogrammi Shoi Shoho – Nyo ze so..., i dieci fattori. Recitando per tre volte di seguito questi versi, si lodano le tre proprietà del Budda – la Legge, la Saggezza, l’Azione – e si esprime il desiderio di manifestarle nella propria vita. Ma cosa diciamo esattamente?

Frase dal Gosho - 6 aprile 2015

"Domanda: Possiamo dire: «Fuoco, fuoco», ma finché non ci mettiamo la mano sopra, non ci bruciamo. Possiamo dire: «Acqua, acqua», ma finché non la beviamo veramente non soddisfiamo la sete. Allora come si può sfuggire ai cattivi sentieri dell'esistenza solamente recitando il daimoku di Nam-myoho-renge-kyo senza capirne il significato?
Risposta: Si dice che suonando un koto le cui corde sono fatte con tendini di leone, tutti gli altri tipi di corde si spezzino, e che basta sentir nominare le parole "prugne in salamoia" perché la bocca si riempia di saliva. Se persino nelle questioni secolari si verificano tali prodigi, quanto più grandi saranno i prodigi del Sutra del Loto!"

Dal Gosho "Il daimoku del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 128)

domenica 5 aprile 2015

Frase dal Gosho - 5 aprile 2015

"Nessuna esistenza potrebbe essere più fortunata di questa, per quanto possa ripetere numerose volte il ciclo di nascita e morte. [Senza queste persecuzioni] sarei potuto rimanere nei tre o quattro cattivi sentieri, ma adesso, con mia grande gioia, sono certo di spezzare il ciclo delle sofferenze di nascita e morte e ottenere il frutto della Buddità."

Dal Gosho "Le illusioni e i desideri sono illuminazione" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 281)