domenica 31 maggio 2015

Frase dal Gosho - 31 maggio 2015

"Ma, anche se può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, non accadrà mai che la preghiera di un praticante del Sutra del Loto rimanga senza risposta."

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 306)

sabato 30 maggio 2015

Frase dal Gosho - 30 maggio 2015

"il Sutra dell’Osservazione della mente come la terra afferma: «Se vuoi conoscere le cause del passato, guarda gli effetti del presente; se vuoi conoscere gli effetti del futuro, guarda le cause del presente»."

Dal Gosho "L'apertura degli occhi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 252)

venerdì 29 maggio 2015

Fede e comprensione

I sutra insegnati secondo la capacità degli ascoltatori erano facili da credere e da comprendere. Ma il mondo della Buddità è al di là della capacità di immaginazione delle persone comuni; perciò per credere e comprendere è necessaria la fede.
Trattando delle differenze tra il Sutra del Loto e tutti gli altri sutra del passato, del presente e del futuro, il Daishonin cita un passo dagli Eminenti Principi del Sutra del Loto del Gran maestro Dengyo: ”Tutti i sutra dei primi quattro periodi predicati in passato, il Sutra degli Innumerevoli significati, predicato ora, il Sutra del Nirvana che sarà predicata in futuro, sono facili da credere e facili da comprendere, perché sono insegnamenti predicati secondo la capacità degli ascoltatori. Il Sutra del Loto è il più difficile da comprendere perché è un insegnamento in cui il Budda rivelò direttamente ciò che aveva conseguito”.
Il Sutra predicato secondo l'intento del Budda va oltre le capacità intellettuali delle persone ordinarie. Solo tramite la fede e la comprensione possiamo accedervi.
Il “segreto” della mistica legge, che ci permette di vivere liberamente in comunione con l'universo, va oltre la normale comprensione, così come una persona che non abbia una conoscenza specifica non può capire il funzionamento di un missile spaziale, per quante spiegazioni le si possono dare. Per questo motivo, il solo modo di entrare nel sentiero della mistica Legge è attraverso il potere di una forte fede.
Ma non sto parlando di una fede cieca, bensì di una fede basata sulla prova documentaria, sulla prova teorica e sulla prova concreta. Come diceva Makiguchi: ”Anche senza avere conoscenze mediche, possiamo guarire una malattia affidandoci a un dottore. In questo caso cerchiamo, più o meno inconsciamente, un dottore che soddisfi le tre condizioni seguenti: 1) teniamo conto della sua laurea, dei suoi titoli e del suo curriculum; questa è la prova documentaria; 2) un'altra condizione è se ha curato con successo un gran numero di persone, cioè vogliamo una prova concreta delle sue capacità; 3) infine, se il suo metodo di cura è ragionevole da un punto di vista medico, non abbiamo più dubbi; questa è la prova teorica”. [...]
La ragione per cui il Sutra del Loto dà tanta importanza alla fede è che lo scopo del sutra è quello di eliminare l'ignoranza fondamentale della vita, che il buddismo chiama oscurità fondamentale, e di permettere a tutti gli esseri di risvegliarsi alla loro illuminazione fondamentale, la saggezza originale inerente alla vita di ciascuno. Questa illuminazione fondamentale può anche essere definita come natura di Budda o mondo di Buddità.
Ma questa illuminazione fondamentale esiste a un livello profondo e l'intelletto, o ragione, che opera a un livello più superficiale, è incapace di manifestarla. La natura di Budda si manifesta solo quando apriamo tutta la nostra vita, facoltà intellettuali comprese, affidandoti alla mistica Legge.
Il Daishonin scrive: ”Questa parola “fede” è una spada affilata che taglia l'oscurità fondamentale o ignoranza”. La fede apre, il dubbio chiude. Quando ci apriamo alla mistica Legge, essa a sua volta si apre a noi. Questo è il significato dell'affermazione di Nichikan Shonin: ” Una forte fede nel Sutra del Loto è di per sé Buddità”.
La legge fondamentale dell'universo non può essere afferrata dalla piccola mente dell'uomo; perché la mistica Legge si manifesti nella nostra vita dobbiamo coltivare il corpo e la mente. Questo si ottiene con la fede e la devozione rivolte alla mistica Legge.
Il Daishonin scrive: ”La fede corrisponde al principio della verità eterna e immutabile. [...] Comprensione corrisponde [alla saggezza] che funziona in accordo con le circostanze mutevoli”. Quando la legge mistica si manifesta nella nostra vita, la nostra esistenza si accorda con essa, e la prova della funzione della legge mistica è la saggezza che funziona in accordo con le circostanze, è la comprensione di “fede e comprensione”.

(D. Ikeda: La saggezza del Sutra del Loto  –  vol.1 - pag. 267/268/269/270)
a cura di Giulietta (foto di Giulietta)

Frase dal Gosho - 29 maggio 2015

"Noi esseri comuni siamo incatenati dal karma negativo, da illusioni e desideri, e dalle sofferenze di nascita e morte. Ma grazie alle tre potenzialità innate della natura di Budda – la Buddità innata, la saggezza per percepirla e le azioni per manifestarla – noi possiamo rivelare senza dubbio i tre corpi del Budda: il corpo del Dharma, il corpo di ricompensa e il corpo manifesto. Il Gran Maestro Dengyo afferma: «Grazie al potere del Sutra del Loto della Legge meravigliosa, essi possono farlo nella loro forma presente». Si sta riferendo all’esempio della figlia del re drago, che conseguì la Buddità mantenendo la sua forma di rettile attraverso il potere del Sutra del Loto. Non dubitare minimamente di ciò."

Dal Gosho "L'unica frase essenziale" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 821-822)

giovedì 28 maggio 2015

"La vita quotidiana e la morte” nella visione buddista


I principi buddisti nei temi bioetici di fine vita
Il Buddismo non si fonda sull’idea di un Dio creatore che “dona la vita” e, non essendo un dono di entità superiori la vita richiede di essere vissuta con impegno e libertà, nella consapevolezza che è frutto di un’infinità di azioni passate (Karma) che ogni singola persona o entità di vita ha compiuto e che eternamente compirà.
Il concetto di karma, di eternità della vita e al tempo stesso della sua impermanenza sono tra i concetti fondamentali della filosofia buddista come pure quelli di sacralità e dignità della vita che non sono mai disgiunti.
Per il Buddismo, quindi, la vita è eterna nel senso che si manifesta alternativamente in una forma fisica concreta come la possiamo osservare e in una forma latente, nascosta, non visibile che si ripresenta nuovamente in un’altra forma fisica secondo le leggi del karma. Il ciclo di vita e morte può essere paragonato all’alternarsi del sonno e della veglia. Proprio come il sonno ci prepara alle attività del giorno successivo, la morte è lo stato in cui ci riposiamo e ci rigeneriamo per una nuova vita. Dal momento che, secondo la visione buddista la vita è eterna, la morte non è tanto la fine della vita, quanto l’inizio di una nuova esistenza. Il punto in comune è che né il sonno né la morte distruggono la nostra identità, come una persona che va a dormire rimane la stessa quando si sveglierà, così un’entità vitale che muore sarà la stessa quando rinascerà.
Altri principi fondamentali sono quelli di sacralità e dignità della vita non disgiunti dalla compassione.
Muovendo dai concetti che sono alla base del pensiero filosofico e religioso del Buddismo di Nichiren Daishonin si comprende perché si pensi che il Buddismo possa costituire un momento di sintesi in cui la sacralità e la qualità della vita si incontrano per realizzare vite dignitose e di valore.
Sacralità per il Buddismo è il rispetto per la propria vita e per la vita di ogni essere senziente.
Sacralità è il rispetto per la dignità della vita, che è preziosa, perché ogni uomo è dotato di un’essenza immanente che è condizione vitale di Buddità.

La posizione buddista sui temi di accanimento, eutanasia, cure palliative
Le riflessioni recenti del fine vita, o meglio del morire, in un momento storico di grandi progressi della medicina e della ricerca, vengono affrontati dal Buddismo con un principio di grande cautela.
Il Buddismo ha una posizione contraria all’accanimento terapeutico, perché ciascuno ha diritto di morire con dignità ed è anche tendenzialmente contrario all’eutanasia attiva proprio in virtù di quella sacralità della vita che ci porta ad affermare che la vita sia il bene più prezioso.
Riconosce al contrario l’importanza delle cure palliative nella lotta contro il dolore fisico, inutile e crudele e il malessere che accompagna il deterioramento del corpo umano negli ultimi momenti della malattia.
”A mio avviso, dice il presidente Ikeda, si deve ricorrere con ogni mezzo per tentare di mitigare le sofferenze. A questo fine vanno compiuti tutti gli sforzi possibili. “Costruirsi una buona vita, prepararsi ad una buona morte” dice il Buddismo. Dunque vivere vite degne fino al nostro ultimo istante”.
E’ questa dunque la direttrice che ci deve aiutare ad orientarci nelle scelte bioetiche.

Il Buddismo non fornisce risposte su ogni aspetto che attenga alle sfere della Bioetica. Laddove esistano “zone grigie” da colmare con scelte individuali, siamo chiamati ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte basandoci sulla saggezza, sulla solidarietà e sul sincero e profondo dialogo paziente-medico e familiari per individuare caso per caso una soluzione che rispetti la dignità del morente, i suoi valori, le sue scelte, le relazioni che ha costruito nel corso della propria esistenza.
In uno scritto del presidente Ikeda si trova: ”Dobbiamo fondare le nostre decisioni su canoni etici che comprendono la responsabilità individuale e la solidarietà con il prossimo.
Quando un praticante è posto di fronte ad una scelta etica, quando è chiamato a rispondere e prendere posizione in prima persona, potrà ricercare le parole del maestro, il conforto del suo insegnamento, la lezione buddista; ma dovrà essere consapevole che la decisione finale spetterà a lui.
Nel Buddismo l’uomo è artefice del proprio destino e della direzione della sua vita; l’uomo ha in sé un potenziale infinito per costruire una vita di valore e per morire senza rimpianti.
E’ questo l’umanesimo buddista che mette al centro l’uomo e la sua possibilità di riscrivere la propria vita trasformando il proprio karma.
Non deve stupire quindi se il Buddismo, per sua natura lontano da posizioni dogmatiche e pregiudiziali non si faccia portavoce di una posizione ufficiale e precettiva, ma suggerisca piuttosto l’importanza di una riflessione attenta su temi che riguardano così da vicino la vita e la morte così come l’integrità della vita umana.

Vorrei concludere con una citazione di un filosofo francese André Comte-Sponville scritta in una postfazione al libro “Mourir dans la dignitè”di Catherine Leguay: “L’ultima parola di un libro fa parte del libro. Nello stesso modo l’ultimo momento di una vita fa parte di quella vita. Quale scrittore non cura in modo particolare il finale della propria opera? “.

Frase dal Gosho - 28 maggio 2015

"Anche se una persona non legge né studia il sutra, recitarne il titolo soltanto è la sorgente di un’immensa fortuna. Il sutra insegna che le donne, gli uomini malvagi e coloro che vivono nei regni degli animali e dell’inferno – di fatto tutti gli esseri dei Dieci mondi – possono conseguire la Buddità nella loro forma presente. [È un prodigio incomparabilmente più grande del] produrre il fuoco da una pietra raccolta dal fondo di un fiume, o di una lanterna che rischiara un luogo rimasto buio per cento, mille o diecimila anni. Se persino le cose più comuni di questo mondo sono così stupefacenti, quanto è dunque più mirabile il potere della Legge buddista!"

Dal Gosho "L'unica frase essenziale" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 821)

mercoledì 27 maggio 2015

Convinzione

Così come insegna Nichiren, anche noi non siamo risparmiando la nostra vita per il progresso di Kosen-Rufu. 
Sono convinto che il Budda originale sia pienamente consapevole della nostra fede sincera. D. I.

Elisa ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao! Complimenti per il blog, è veramente ben curato e fatto con il cuore per cui passo spesso e volentieri! 
Pratico da tre mesi, ho un karma non dico pesante ma pestifero (so che l'ho scelto, ma tant'è :) eppure da quando recito e ho incontrato il Gohonzon è cambiato tutto, le giornate hanno un altro ritmo e un altro sapore, come le sfide quotidiane, che da schiaccianti sono diventate stuzzicanti!
Voi tutti siete nam myoho renge kyo, recitarlo non è altro che far riemergere la buddità che già possediamo, godere di un potenziale di energia supplementare, vivere con uno spazio mentale in più :)
Grazie del blog, e ciao a tutti



(commento del 15 agosto 2013)

Frase dal Gosho - 27 maggio 2015

"Perciò si dice che il sole e la luna non sono apprezzati da chi è cieco, e che un uomo saggio è detestato da un sovrano stupido. [...] Il cuore del Sutra del Loto è esattamente come ho spiegato. Non dovete considerarlo diversamente. Un grande male preannuncia l’arrivo di un grande bene. Se tutta Jambudvipa dovesse cadere nel caos, non c’è dubbio che [questo sutra] «sarà propagato in tutto Jambudvipa»."

Dal Gosho "Il kalpa della diminuzione" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 995)

martedì 26 maggio 2015

La vita, che scoperta!

Nel periodo in cui ho iniziato a sentir parlare di Buddismo ero una giovane donna con grandi ambizioni. Le mie mansioni lavorative in un contesto aziendale mi davano molte soddisfazioni, non mi mancava nulla di ciò che era concretamente realizzabile, e sentivo di poter instaurare importanti rapporti di lavoro, soprattutto perché questi si consolidavano per lo più attraverso il computer, meraviglioso mezzo telematico, risparmiandomi così il rapporto diretto con le persone e il dovermi esporre.
Nello stesso periodo ho sposato l'uomo che ho sempre amato e insieme abbiamo condiviso gli anni più belli. Nonostante fossi benestante e godessi della possibilità di coltivare molti rapporti sociali, ero sempre stata una persona chiusa, piena di pregiudizi su me stessa. Pensavo di non parlare abbastanza bene, mi disturbava la mia camminata goffa, mi sembrava di agire sempre fuori luogo, mi terrorizzava il fatto che qualcuno si fermasse a guardarmi per qualche minuto in più. Quando parlavo alle persone non le guardavo mai negli occhi; qualche volta mi capita ancora adesso ma, se ci penso con la consapevolezza di oggi, mi viene da sorridere.

Frase dal Gosho - 26 maggio 2015

"Per chi raccoglie la propria fede e recita Nam-myoho-renge-kyo con la profonda consapevolezza che adesso è l’ultimo momento della sua vita, il sutra proclama: «Quando la loro vita giungerà al termine, esse saranno accolte dalle mani di mille Budda che le libereranno da ogni paura e impediranno loro di cadere nei cattivi sentieri dell’esistenza». Che felicità! È impossibile trattenere lacrime di gioia sapendo che non uno o due, non cento o duecento, ma mille Budda verranno ad accoglierci con le braccia aperte."

Dal Gosho "L’eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 190)

lunedì 25 maggio 2015

La qualità della vita #4

La seconda parte dell'Apertura degli occhi dice: “I bodhisattva Aryadeva e Aryasimha sacrificarono i loro corpi.”

Inoltre, Nichiren afferma anche: “Io, Nichiren, ero pronto ad essere decapitato a Tatsunokuchi, seguendo la via del martirio, che non era stata più percorsa dai tempi di Arysimha, e superando così T'ient'ai o Dengyo per quanto riguarda la condotta meritoria.”

Non risparmiare mai la propria vita per la propagazione della Legge è lo spirito che un vero credente dovrebbe avere. Senza una tale profonda determinazione, non potremo continuare a percorrere la vera via della fede. Sin da quando sono entrato nella via del Buddismo, sotto la guida del presidente Toda, io ho agito e lottato per kosen rufu con la decisione di continuare a combattere instancabilmente per il bene della Legge anche quando avrei potuto collassare da un momento all'altro. Questo perchè sono sempre stato convinto che combattere con uno spirito simile fosse il modo corretto di mettere in pratica gli insegnamenti del primo presidente Makiguchi e del secondo presidente Toda, che dedicarono la loro vita a diffondere la Legge, e che agire così incarni lo spirito della Soka Gakkai. (21-3-1988)

“Alcuni proprietari di migliaia di decine di migliaia di cho di terra sono stati messi a morte sommariamente o sono stati privati dei loro feudi per cose di poco conto.”

Anche oggi possiamo osservare questo genere di cose. Basta sfogliare un quotidiano per leggere storie di uomini e donne che si sono rovinati, o sono caduti in disgrazia, o addirittura hanno perso la vita a causa di qualche evento inatteso.

Nichiren continua: “Se ora dai la tua vita per il Sutra del Loto, che cosa avrai da rimpiangere? Il bodhisattva Re della Medicina si bruciò il corpo per milleduecento anni e divenne un Budda. Per mille anni il re Suzudan fece del proprio corpo un letto per il maestro, rinascendo così come Budda Shakyamuni.”

La cosa importante nella vita è ciò per cui si vive. Ognuno di noi ha la propria vita e la vive in un determinato modo. E' importante avere una meta e vivere fedeli a se stessi fino alla fine.

Ma dobbiamo riconoscere una cosa. Anche se arriviamo ai vertici del nostro campo d'azione, ciò non basta a permetterci di trascendere quel campo. Per esempio, potreste diventare presidente di una grande azienda, ma se questo è tutto ciò che ottenete, la vostra vita sarà limitata. Oppure potreste esservi laureati in un'università prestigiosa, ma se questo è ciò che più vi importa della vita, allora la vostra vita sarà limitata a quel titolo. Lo stesso vale per i politici, gli scienziati, gli educatori.

Dalla prospettiva delle tre esistenze di passato, presente e futuro, nessuna gloria, nessuna ricchezza, nessuna posizione sociale dura in eterno. Non è possibile che queste cose possano sfuggire al cambiamento, all'impermanenza.

Ma la Legge mistica è eterna. Perciò quelli che vivono in accordo con la Legge mistica sono eterni. La Legge mistica è vasta e illimitata. Perciò la condizione vitale di coloro che vivono in accordo con la Legge mistica è vasta e illimitata come l'universo.

Kosen rufu è una battaglia per il bene di tutta l'umanità. E' per questo che la vita di chi si dedica a kosen rufu è aperta all'intero mondo e a tutta l'umanità. Kosen rufu è una sacra impresa eterna e imperitura, e di conseguenza quelli che si dedicano a kosen rufu brillano di una luce eterna e imperitura. (17-2-1991)

(da: Il Gosho quotidiano di D. I.)

Frase dal Gosho - 25 maggio 2015

"[...] nel Sutra del Loto è scritto: «Senza curarci dei nostri corpi o delle nostre vite, avremo a cuore solo la via suprema», e il Sutra del Nirvana ammonisce: «[Un inviato del re] preferirebbe perdere la vita, piuttosto che nascondere anche una sola delle parole del suo sovrano». Se ora mi preoccupassi di risparmiare la mia vita, in quale futura esistenza conseguirei la Buddità? In quale futura esistenza sarei mai in grado di salvare i miei genitori e il mio maestro? Con questo pensiero costante, decisi d’iniziare a parlare chiaramente. E, proprio come mi aspettavo, venni scacciato, diffamato, attaccato e ferito."

Dal Gosho "Ripagare i debiti di gratitudine" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 650)

domenica 24 maggio 2015

Frase dal Gosho - 24 maggio 2015

"Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dal tempo senza inizio e ottenere sicuramente la suprema illuminazione in questa esistenza, devi cogliere la mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi. Questa verità è Myoho-renge-kyo. Di conseguenza recitare Myoho-renge-kyo ti permetterà di cogliere questa mistica verità innata in tutti gli esseri viventi."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

sabato 23 maggio 2015

Frase dal Gosho - 23 maggio 2015

"Se non sei disposta a fare sforzi per guarire, sarà molto difficile curare la tua malattia. Un giorno di vita è molto più prezioso di tutti i tesori del sistema maggiore di mondi, quindi, prima di tutto, devi dimostrare la volontà [di guarire]. Questo è il significato del passo del settimo volume del Sutra del Loto nel quale si afferma che bruciarsi un dito in offerta al Budda e al Sutra del Loto è meglio che donare tutti i tesori del sistema maggiore di mondi."

Dal Gosho "Il prolungamento della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren
Daishonin, volume I, pag. 848)

venerdì 22 maggio 2015

Lo scopo della fede


La Soka Gakkai è un'assemblea di gente comune. Per far sì che le persone non vengano prese in giro, ma diventino forti e saggi, stiamo portando avanti un movimento per la pace e la cultura, impegnandoci in maniera particolare nel campo dell'educazione.
Gli esseri umani sono per loro natura forti, saggi, allegri e cordiali. La fede religiosa ha il potere di portare alla luce queste qualità; lo scopo della fede non è quello di ridurre le persone a un gregge di pecore, ma ti renderle sagge. La saggezza non è un tipo di conoscenza che può causare sofferenza agli altri, ma intuizione illuminata che mira a migliorare la propria vita e quella degli altri.
Penso che le distorsioni della società odierna derivino dal confondere la saggezza, che è olistica, con la conoscenza, che è frammentaria, e dall'incapacità di distinguere la fede autentica della cieca credulità.
Nichiren dice: ”Il carattere myo significa aprire”. La funzione della Legge mistica, la funzione di una vera religione, è favorire la tendenza naturale della vita a migliorarsi e la fede è la chiave per aprire il potenziale della vita e sviluppare la saggezza. Come scrive il Daishonin: ”Aprire” [...] è un altro termine per la mente che crede”.
Kumarajiva traduce questa continua ricerca dell'auto miglioramento con “fede e comprensione” quindi quella insegnata del Sutra del Loto non è una fede cieca.

(D. Ikeda: La saggezza del Sutra del Loto - vol. 1 - pag. 241/242)
a cura di Giulietta (foto di Giulietta) 

Frase dal Gosho - 22 maggio 2015

"Più l'oro viene scaldato tra le fiamme e più vivo sarà il suo colore; più una spada viene affilata, più tagliente diventerà. Più una persona loda le virtù del Sutra del Loto, più i suoi benefici aumenteranno. Ricorda che i ventotto capitoli del Sutra del Loto contengono solo pochi passi che esprimono verità, ma moltissime parole di lode."

Dal Gosho "I benefici del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 601)

giovedì 21 maggio 2015

Energia da vendere

Ci sono persone a cui basta dormire cinque ore per alzarsi pieni di energia e di buon umore, e altri che anche dopo otto ore sono stanchi e nervosi. La “forza spirituale” è un dono che sembra esserci o non esserci, che magari si tramanda da genitore a figlio, come una caratteristica individuale che affonda le radici nel patrimonio genetico. Ma può svilupparla anche chi non ne ha?
Uno dei primi risultati positivi riscontrabili all’inizio della pratica buddista è, per esempio, quello di guardarsi allo specchio e di scoprirsi più belli: occhi splendenti, pelle liscia e distesa, sorriso contagioso. Il corpo in fondo è un termometro della situazione interiore: anche una stretta di mano di una persona gracile o minuta può essere decisa e trasmettere quella forza invisibile. Avere forza vitale è come possedere una marcia in più, è quell’alone che naturalmente attrae gli altri, è insomma un attributo a cui non si dovrebbe rinunciare perché permette di affrontare con semplicità la vita. Ritorniamo allora alla domanda iniziale: la forza vitale è coltivabile? Secondo il Buddismo sì.
«Come può la fede nel Buddismo influenzare la salute?», si chiede Victor Bloom, in un articolo pubblicato dall’Uk Express, il Nuovo Rinascimento britannico, tanto per intendersi. «Molto semplicemente, recitare Nam-myo-ho-renge-kyo con una forte fede aumenta la nostra forza vitale, cioè l’energia disponibile per affrontare le attività giornaliere. Avere sufficiente energia per far fronte alle sfide della vita è un fattore importante per mantenersi sani, poiché il flusso della forza vitale attraverso il corpo determina la nostra buona salute. Perciò in qualsiasi modo lo si faccia, essere in grado di rinnovare costantemente la forza vitale è la cosa più importante per prevenire le malattie e mantenersi in buona salute. Secondo la mia esperienza, recitare Nam-myo-ho-renge-kyo significa creare sicuramente una forza vitale positiva in modo molto più semplice che con qualsiasi altro metodo».
“Misurare” l’energia vitale umana sta diventando una branca in via di sviluppo della medicina moderna. «Avere scarsa energia è un male dei tempi – afferma Letizia Livi, endocrinologa – la gente spesso è stanca, sovraffaticata e non si spiega il perché. Nella cura di un paziente si parte dall’individuare il ritmo della sua vita, al controllo della tiroide fino a individuare se siste una carenza di sali minerali o di vitamine. L’aspetto più negativo di tutto questo è che gli scaffali dei grandi supermercati sono pieni di confezioni di sali minerali. Ma delegare al magnesio la soluzione dei propri problemi vitali sarebbe un grosso errore». (R. S.)

Frase dal Gosho - 21 maggio 2015

"La grande lanterna che rischiara la lunga notte delle sofferenze di nascita e morte, la spada affilata che spezza l'oscurità fondamentale inerente alla vita, non è altro che il Sutra del Loto."

Dal Gosho: "Confronto fra il Sutra del Loto e gli altri sutra" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 922)

mercoledì 20 maggio 2015

L'ascolto

Si può ottenere l'Illuminazione tramite l'ascolto. 
L'ascolto ha un impatto molto più profondo della lettura. 
E' importante parlare agli altri dell'insegnamento di Nichiren, permettendo loro di ascoltarlo. D.I.

Cinzia1877 ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao, sono Cinzia... non sono una praticante... per il momento sto cercando una soluzione al mio male di vivere... non sto passando un bel periodo e sono convinta che solo se cambio il mio modo di pensare allora può cambiare la mia vita. Una collega mi ha parlato di nam myoho renge kyo... non lo recito... per il momento... magari un giorno... chissà...
intanto mi acculturo leggendo il tuo blog...
Speriamo sia la retta via per uscire da questo empasse.
Grazie
Cinzia

(commento del 6 agosto 2013)

Frase dal Gosho - 20 maggio 2015

"Tuttavia c'è una differenza se si recita il daimoku e allo stesso tempo si va contro l'intento di questo sutra. Nella pratica di questo sutra ci sono vari stadi [e di conseguenza varie forme di offesa]. Le riassumerò citando dal quinto volume di Annotazioni su "Parole e frasi del Sutra del Loto": «Illustrando i vari tipi di male, Parole e frasi del Sutra del Loto afferma concisamente: "Predica fra i saggi, non fra gli stolti".
Enumerando questi mali, uno studioso dice: "Prima elencherò le cattive cause, poi i loro effetti. Le cattive cause sono quattordici: 1) arroganza; 2) negligenza; 3) opinioni  personali errate; 4) comprensione superficiale; 5) attaccamento alle illusioni e ai desideri; 6) non [voler] comprendere; 7) non credere; 8) mostrare ripugnanza aggrottando le sopracciglia; 9) covare dubbi; 10) offendere la Legge; 11) disprezzare; 12) odiare; 13) invidiare; 14) serbare rancore"». Queste quattordici offese si applicano sia al clero che ai laici, quindi devi guardarti da esse."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin,
volume I, pag. 670)

martedì 19 maggio 2015

Una storia in Comune

Quattromila candidati, poca voglia di impegnarsi a fondo per quel concorso o forse solo una grande indecisione. Eppure, nel superare una dopo l'altra tutte le tappe necesssarie, oltre all’impiego sicuro Isabella ha trovato il punto di equilibrio della sua vita.

Quando sono arrivata a Prato, ero in piena crisi esistenziale. Mi ero appena diplomata e non riuscivo a capire che cosa volessi fare della mia vita. Mi ero iscritta prima alla facoltà di economia poi a quella di filosofia senza dare nessun esame. Il mio problema non era, comunque, lo studio ma il mio stato interiore alquanto irrequieto. A Prato non conoscevo nessuno e passavo giornate intere in casa, cosa difficile da accettare per me che ho sempre dato all’amicizia enorme importanza. Questo stato di apatia e di conflitto con me stessa è andato avanti per molto tempo, quando Clara decise di farmi iniziare a praticare il Buddismo, infatti si ostinava nel venirmi a trovare, sebbene non volessi vedere nessuno; ma alla fine ce l’ha fatta. Sono diventata anch’io buddista. Cercando la mia dimensione la prima cosa da fare era trovare il mio lavoro. Da allora la mia “carriera” è stata una lunga lotta, fra aziende fallimentari e varie altre sfortune. Nel luglio del 2003 per l’ennesima volta mi sono ritrovata disoccupata perché l’azienda per cui lavoravo era in crisi e doveva ridurre il personale.

Frase dal Gosho - 19 maggio 2015

"E` mio desiderio che tutti i miei discepoli formulino un grande voto. Siamo molto fortunati a essere sopravvissuti alla diffusa epidemia dello scorso anno e dell'anno precedente. Adesso, tuttavia, con l'incombente invasione mongola, puo` darsi che saranno in pochi a sopravvivere. Alla fine, nessuno puo` sfuggire alla morte. Le sofferenze di quel momento saranno esattamente uguali a quelle che stiamo affrontando adesso. Poiche' la morte e` la stessa in entrambi i casi, dovresti essere disposto a offrire la tua vita per il Sutra del Loto. Pensa a questa offerta come a una goccia di rugiada che si unisce di nuovo al grande mare, o come a un granello di polvere che ritorna alla terra. Un passo del terzo volume del Sutra del Loto dice: "Ci auguriamo che i meriti ottenuti grazie a questi doni possano estendersi in lungo e in largo a tutti, cosi` che noi e gli altri esseri viventi possiamo conseguire tutti insieme la via del Budda"."

Dal Gosho "La Porta del Drago" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 891)

lunedì 18 maggio 2015

La qualità della vita #3

La qualità della vita è determinata dal proprio stato mentale. Nichiren scrive: «Nell'Ultimo Giorno della Legge il devoto del Sutra del Loto apparirà senza dubbio. Quanto più grandi saranno le difficoltà che incontrerà, tanto più grande la gioia che egli proverà grazie alla sua forte fede. Un fuoco non brucia forse più ardentemente quando vi si aggiungono dei ceppi? Tutti i fiumi si versano nel grande mare, ma il grande mare fa rifluire indietro l'acqua dei fiumi? Le correnti delle difficoltà si riversano nel grande mare del Sutra del Loto e si scagliano contro il suo devoto. Il fiume non viene respinto dal grande mare, ne il devoto biasima la sofferenza. Se non fosse per lo scorrere dei fiumi, il grande mare non esisterebbe. Senza grandi difficoltà non esisterebbe il devoto del Sutra del Loto. Come afferma T'ien-t'ai: “Tutti i fiumi si riversano in mare e i ceppi fanno ardere maggiormente il fuoco.”»

In questo brano, Nichiren ci insegna chiaramente che dovremmo gioire di qualunque difficoltà possa presentarsi. Questo, dice, è ciò che significa avere una forte fede. E' un modo in cui dovremmo sforzarci di vivere, il tipo di fede che dovremmo cercare di sviluppare. Coloro che lo fanno otterranno la vittoria e potranno conseguire la Buddità.

Talvolta, accadono degli eventi che possono suscitare dubbi facendoci pensare: "Perché questo è accaduto di nuovo?" oppure "E' davvero scoraggiante". Ma permettere a noi stessi di farci sviare da ciò che ci succede non farà che rendere depresse e sfiduciate anche le persone che ci circondano. Non giova a nessuno. Invece, è proprio in questi momenti che dobbiamo raccogliere il potere della fede per riuscire a "trasformare il veleno in medicina".

Nel mezzo della nostra determinazione interiore basata sulla fede, possiamo trasformare la sofferenza in gioia, i problemi in felicità, il karma negativo in benefici. Possiamo trasformare ogni cosa in un mondo splendente di eterna felicità. E' proprio grazie alle difficoltà che possiamo crescere e svilupparci. Spero che persevererete coraggiosamente nella fede, mantenendo una grande fiducia e una salda convinzione. (27 - 2 - 1992)

(da: Il Gosho e la vita quotidiana di D. I.)

Frase dal Gosho - 18 maggio 2015

"Come ti ho gia` detto in passato, tu che sei un credente laico devi recitare unicamente Nam-myoho-renge-kyo notte e giorno, mattina e sera e, all'ultimo istante della vita, vedi cosa accade! In quel momento, affrettati a salire sulla vetta della perfetta illuminazione e guardati intorno nelle quattro direzioni: l'intero regno dei fenomeni si sara` trasformato nella Terra della Luce Tranquilla, il terreno sara` fatto di lapislazzuli e gli otto sentieri saranno delimitati da cordoni dorati. Quattro tipi di fiori pioveranno dal cielo, una musica risuonera` nell'aria e tutti i Budda e i bodhisattva saranno carezzati dalle brezze di eternita`, felicita`, vero io e purezza. Anche noi saremo
sicuramente insieme a loro. Il Sutra del Loto e` davvero cosi` splendido!"

Dal Gosho "Risposta a Matsuno" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 748)

domenica 17 maggio 2015

Frase dal Gosho - 17 maggio 2015

"È normale che, quando un'epoca inizia a declinare, tutti i santi e i saggi si ritirino dal mondo e che il paese sia pieno soltanto di calunniatori, di adulatori, di gente che ti sorride per poi pugnalarti alle spalle o che ti inculca idee distorte. Così si legge nei sutra. Per fare un esempio, se l'acqua cala, lo stagno rumoreggia e, quando soffia il vento, il mare non rimane calmo. Si legge inoltre che all'inizio dell'ultima epoca, poiché siccità, epidemie, grandi piogge e venti impetuosi si susseguiranno senza tregua, anche le persone di gran cuore diventeranno meschine e coloro che ricercano la via nutriranno opinioni errate. I sutra affermano che in tale situazione padre e madre,  marito e moglie, fratello maggiore e fratello minore saranno in contrasto gli uni contro gli altri, come cacciatore e cervo, gatto e topo o falco e fagiano; per non parlare dei litigi fra estranei."

Dal Gosho "Un padre abbraccia la fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 749)

sabato 16 maggio 2015

Frase dal Gosho - 16 maggio 2015

C'era una volta in India un re chiamato Ashoka il Grande che governava su un quarto del paese di Jambudvipa. [...] Indagando sulle vite passate di questo grande sovrano, scopriamo che all'epoca del Budda Shakyamuni, vivevano due ragazzi chiamati Virtù Vittoriosa e Invincibile, i quali offrirono al Budda una torta di fango. [Grazie a quest'azione, Virtù Vittoriosa, il maggiore dei due,] rinacque nell'arco di cento anni come un grande sovrano. Benché il Budda sia degno di rispetto, paragonato al Sutra del Loto è come una lucciola accanto al sole o alla luna.
La superiorità del Sutra del Loto rispetto al Budda Shakyamuni è grande quanto la distanza fra il cielo e la terra. Se fare offerte al Budda produce tali benefici, fare offerte al Sutra del Loto ne produrrà di ben più grandi."

Dal Gosho "I due tipi di fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 798)

venerdì 15 maggio 2015

I Principi fondamentali: Fede, Pratica e Studio

I cardini del Buddismo di Nichiren Daishonin sono la fede (shin), la pratica (gyo) e lo studio (gaku).
Se manca anche uno solo di questi tre elementi non può esserci una pratica buddista corretta. Nel Gosho Il vero aspetto di tutti i fenomeni il Daishonin spiega: «Credi nel Gohonzon, il supremo Oggetto di culto in tutto Jambudvipa. Rafforza costantemente la tua fede e ricevi la protezione di Shakyamuni, di Molti Tesori (giapp. Taho) e dei Budda delle dieci direzioni. Impegnati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio non può esservi Buddismo. Devi non solo perseverare tu, ma anche insegnare agli altri.
Sia la pratica che lo studio sorgono dalla fede. Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o una sola parola» (WND, 386; cfr. SND, 4, 235).

La Fede
La base fondamentale del Buddismo di Nichiren è credere profondamente che il Gohonzon è l'Oggetto di culto per manifestare la Buddità. Nel momento in cui ci sforziamo di recitare Daimoku con fede nel Gohonzon, possiamo "aprire" la nostra natura di Budda e manifestare nella nostra vita il meraviglioso potere della Legge.
La fede è l'unica strada per entrare nella Buddità e per manifestare la saggezza, la forza e la compassione del Budda.
Una fede pura, libera dal dubbio, consente di affrontare qualsiasi difficoltà e trasformare l'impossibile in possibile. «Avere fede è la base del Buddismo» afferma Nichiren Daishonin nel Gosho “Il vero aspetto del Gohonzon” e questo principio parla di una fede libera dai dubbi. Non si tratta, come a prima vista si potrebbe pensare, di una fede cieca, di rinunciare alle proprie capacità di giudizio o reprimere sistematicamente qualsiasi dubbio sorga nella nostra mente. Avere dubbi non significa che stiamo praticando male o non otterremo alcun beneficio e nemmeno che la nostra fede non è sincera.
Richard Causton spiegava che in questo brano di Gosho il Daishonin non dice di “non avere dubbi” ma di “non nutrire dubbi”. C’è una bella differenza! Avere dubbi è naturale, quello che non si deve fare è crogiolarsi nel dubbio permettendogli di corrompere la nostra fede.

La Pratica
Lo scopo della pratica buddista è manifestare lo stesso stato vitale del Budda insito nella nostra vita; per realizzare ciò è necessario perseverare ogni giorno.
La pratica consiste di due aspetti indissolubili: la pratica per sé e la pratica per gli altri (giapp. jigyo keta). Queste sono come le due ruote di uno stesso asse, se ne manca una la pratica non è completa.
La "pratica per sé" consiste nel recitare quotidianamente, mattina e sera (ossia fare Daimoku, la pratica fondamentale, e Gongyo, i due capitoli del Sutra del Loto, la pratica di supporto) per realizzare il grande desiderio di kosen-rufu e la nostra rivoluzione umana.
La "pratica per gli altri" consiste nel fare shakubuku, cioè propagare il Buddismo del Daishonin per far sì che anche le altre persone possano ottenere i benefici della Legge.
Nichiren Daishonin scrive: «Adesso, nell'Ultimo giorno della Legge, il Daimoku che recita Nichiren è diverso da quello delle epoche precedenti. È Nam-myoho-renge-kyo che comprende la pratica per sé e la pratica per gli altri» (Le tre grandi Leggi segrete, GZ,1022). Le varie attività alle quali ci dedichiamo per kosen-rufu rientrano nella pratica per gli altri.
Sia la recitazione di Daimoku e Gongyo, che lo shakubuku costituiscono la grande forza per trasformare la nostra vita, perché fanno emergere in noi la stessa compassione, la stessa saggezza e lo stesso coraggio di Nichiren Daishonin.
Nel Vero aspetto di tutti i fenomeni il Daishonin afferma: «Devi non solo perseverare tu ma anche insegnare agli altri. [...] Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o una sola parola» (WND, 386; cfr. SND, 4, 245).
È importante trasmettere anche una sola parola o una sola frase di Buddismo agli altri, ricercando non solo la felicità per sé, ma anche per tutte le altre persone.

Lo Studio
Lo studio consiste nell'apprendere gli insegnamenti buddisti e i principi fondamentali basandosi sulla lettura dei Gosho, gli scritti del Daishonin. In questo modo possiamo approfondire la nostra fede e praticare correttamente. Studiare il Buddismo non serve per raggiungere un determinato livello di conoscenza, ma per sviluppare la fede e metterla inpratica nella vita quotidiana con più consapevolezza. Significa ascoltare ciò che Nichiren vuole dirci, cercando di cogliere lo spirito, il cuore che lo animava, per superare i dubbi e per non abbandonare la fede nei momenti cruciali della vita. Se non si studia, facilmente sipuò cadere in una interpretazione del tutto personale delle dottrine. Come scrive il Daishonin: «Se non fai domande e non risolvi i tuoi dubbi, non puoi disperdere le oscurenuvole dell'illusione» (Lettera a Niike, SND, 4, 253).
Nella Nuova rivoluzione umana Daisaku Ikeda scrive: «Dovreste tener presente che per quanto la fede corretta permetta di ottenere grandissimi benefici, è anche irta di ostacoli e difficoltà. A meno che non abbiate delle solide basi dottrinali, quando sorgeranno dei problemi comincerete a dubitare. [...] Grazie allo studio, inoltre, quando parliamo agli altri del Buddismo possiamo far capire la grandezza degli insegnamenti del Daishonin e spiegare chiaramente, logicamente e persuasivamente le basi portanti che una religione corretta dovrebbe avere. È per questi motivi che il Daishonin sottolineò che la pratica deveandare di pari passo con lo studio» (vol. 7, pp. 100-101).

Il significato del juzu
Fino dalle origini, il juzu ha accompagnato la pratica buddista. Ricco di significati simbolici, può essere considerato soprattutto un valido supporto durante la recitazione al Gohonzon.
A seconda della setta, si trovano juzu di varie forme e dimensioni e diverso numero di grani; le origini di questa tradizione sono da rintracciare nel Sutra Mokugenshi, dove si narra che una volta il re Haruri chiese aiuto al Budda Shakyamuni perché il suo paese era devastato dalla carestia e dalle epidemie. Allora il Budda chiese che i suoi fedeli portassero un rosario di 108 sfere ricavate dal legno dell’albero mokugenshi con lo scopo di aiutare gli abitanti del paese a esprimere la profonda devozione ai tre tesori (il tesoro del Budda, della Legge e del Prete).
Il juzu nel Buddismo di Nichiren Daishonin contiene 108 grani tutti uguali, numero che rappresenta i desideri terreni, più altri quattro più piccoli che simboleggiano le quattro guide dei Bodhisattva della Terra; in legno o in plastica, sono infilati nel cordoncino principale.
Le due palline più grosse che sono diametralmente opposte sono dette grani "genitori". Il grano "madre", quello unito a tre nappine, significa mistico (myo oppure invisibile); il grano"padre", quello legato a due nappine significa Legge (ho o anche visibile). Rappresentano i regni oggettivo (kyo) e soggettivo (chi) della vita, o, in altri termini, la realtà oggettiva dell'esistenza e la saggezza necessaria per percepirla.
I due cordoncini che si staccano dal grano "padre" rappresentano il Budda e la Legge, sono annodati perché la Persona e la Legge sono la stessa cosa. Le altre tre nappine stanno a significare i tre tesori: i due cordoncini uguali rappresentano il Budda e la Legge, quello più corto il Prete. Sono detti tesori perché conducono tutte le persone all'Illuminazione. Le quattro palline di forma allungata che si trovano nelle nappine rappresentano i vasi contenenti i benefici che sgorgano dal Gohonzon tramite le nostre preghiere.
Tra i quattro grani a forma di piccolo vaso e i grani "genitori" ci sono altri trenta grani che rappresentano i tremila mondi di ichinen sanzen, cioè i tremila potenziali stati vitali contenuti in un singolo istante di vita. Tutti i grani, a eccezione dei quattro a forma di vaso, sono rotondi a significare che l'insegnamento del Daishonin è armonico, completo e comprende tutto. Quindi impugnare il juzu significa prendere in mano la nostra vita e decidere dal profondo del cuore di alzarsi da soli e cambiare il proprio destino.
Per quanto interessante tutto questo possa essere, è importante non lasciarsi distrarre dal simbolismo del juzu o forzarsi in atteggiamenti innaturali durante la recitazione di Gongyo e Daimoku. È meglio recitare con gioia, vigore e un profondo senso di gratitudine.

Frase dal Gosho - 15 maggio 2015

"Proprio mentre stavo pensando che, anche se non mi fossi ammalato, sarei sicuramente morto di fame, è arrivato il grano che tu hai mandato. È più meraviglioso dell'oro e più prezioso dei gioielli. Il miglio di Rida si trasformò in un uomo d'oro. Come potrebbe allora il grano di Tokimitsu non trasformarsi nei caratteri del Sutra del Loto? Questi caratteri del Sutra del Loto diventeranno il Budda Shakyamuni e poi un paio d'ali per il tuo defunto padre, che lo porteranno in volo fino alla pura terra del Picco dell'Aquila. Al ritorno, ricopriranno il tuo corpo e ti guideranno."

Dal Gosho "Risposta a Tokimitsu" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 824)

giovedì 14 maggio 2015

Stima ...

[...] Ma cosa significa fede, in una religione che non ha divinità in cui credere? [...] bisogna credere in se stessi. 
Questa fede in se stessi è connessa alla forza del desiderio, ovvero alla determinazione esistente nella propria vita di agire e vivere in un particolare modo. 
Dunque la fede, in termini buddisti, non è diversa dalla determinazione o stima in se stessi con cui si può raggiungere qualsiasi obiettivo nella propria vita, per esempio sul lavoro, o nella carriera artistica o sportiva. 
La differenza fondamentale, ed è veramente fondamentale, è che in questo caso la stima in se stessi è saldamente legata a una serie di insegnamenti nati da Shakyamuni, e sviluppati da una serie di grandi filosofi e maestri negli ultimi 2500 anni. [...] 
da: Il buddista riluttante di William Woollard (ed. esperia)

Frase dal Gosho - 14 maggio 2015

"Il Buddismo e` come il corpo e la societa` come l'ombra. Quando il corpo si piega, si piega anche l'ombra. Come sono fortunati i miei discepoli che, seguendo la vera intenzione del Budda, entreranno naturalmente nel grande mare della saggezza omnicomprensiva!"

Dal Gosho "Confronto fra il Sutra del Loto e gli altri sutra" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 923)

mercoledì 13 maggio 2015

La voce

"La voce compie il lavoro del Budda". In generale, la voce e le parole hanno un grande potere. La voce di una persona coraggiosa ha il potere di incoraggiare gli altri e di aiutarli a superare le proprie difficoltà.

D. Ikeda

Seadreamer ha detto...

dossier le storia del budda

Un'immensa gratitudine per la luce che donate ogni giorno.

(commento del 4 agosto 2013)

Frase dal Gosho - 13 maggio 2015

"La carestia si verifica come conseguenza dell'avidità, la pestilenza come effetto della stupidità e la guerra come risultato della collera."

Dal Gosho "Re Rinda" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 880)

martedì 12 maggio 2015

La voce svolge il lavoro del budda

Come novelli Kumarajiva, i membri del gruppo interpreti traducono per la Sgi dal giapponese all'italiano. Un compito difficile per la distanza culturale tra i due paesi, ma portato avanti con grande passione. L'entusiasmo per questa attività un po' speciale ci viene raccontato da Marcella Morganti, giunta a Tokyo da San Marino diciotto anni fa, e da altri membri del gruppo.

Sono approdata nel Paese del Sol Levante nell'ottobre del 1989, dopo tre anni di pratica buddista e una laurea in traduzione e interpretariato francese e giapponese. Ho cominciato quasi subito a far parte del gruppo di traduzione per la lingua italiana. Pur avendo avuto qualche esperienza come interprete e traduttrice, nei primi tempi sentivo che le mie capacità erano molto al di sotto di quelle necessarie per affrontare un tale ruolo. Comunque ce la mettevo tutta, aiutata in particolare da Kaoru Hada [scomparsa il 25 dicembre 2002, è stata per molti anni l'interprete ufficiale in italiano, n.d.r.], che mi ha insegnato a non dimenticare mai lo scopo fondamentale dell'attività, trasmettere "il cuore di sensei".
Il primo incontro con il presidente Ikeda è stato qualche mese dopo il mio arrivo in Giappone, a uno dei miei primi corsi SGI a Nagoya. Quella mattina non avevo sentito la sveglia, presi il treno in ritardo e arrivai in fretta e furia in cabina, poco prima che il corso iniziasse. Il presidente Ikeda quel giorno aveva deciso di venire a salutare gli interpreti, e io, appena arrivata, vedendolo passare dalla cabina in plexiglas, inchinai la testa in segno di rispetto, come si usa fare in Giappone, ma anche perché mi sentivo parecchio imbarazzata. Restai con la testa giù qualche secondo e l'alzai, sicura che fosse già passato. Invece mi stava fissando con occhi sorridenti, come se mi volesse incoraggiare. Mantengo ancora vivo il ricordo di quello sguardo radioso, per me espressione di altissimo rispetto e di grande umanità. Da allora decisi di impegnarmi a fondo in quest'attività, cercando di dimostrare lo stesso rispetto a coloro con cui lavoro.

Frase dal Gosho - 12 maggio 2015

"In quest'epoca, per una donna, cambiare il karma immutabile con la pratica del Sutra del Loto è naturale, come per il riso maturare in autunno e per il crisantemo fiorire in inverno. Quando io pregai per mia madre, non solo ella guarì dalla sua malattia, ma la sua vita fu prolungata di quattro anni. Ora anche tu ti sei ammalata e, come donna, è più che mai opportuno che tu cerchi di credere fermamente nel Sutra del Loto e vedere cosa farà per te."

Dal Gosho "Il prolungamento della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 848)

lunedì 11 maggio 2015

La qualità della vita #2

“Quando c'è la sofferenza illuminati rispetto alla sofferenza e quando c'è la gioia apriti alla gioia. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam myoho renge kyo. Come potrebbe non essere questa la gioia senza limiti della Legge. Rafforza il potere della tua fede più che mai.”

La lettera da cui è tratto questo brano fu spedita a Shijo Kingo nel 1276, in un periodo in cui Shijo Kingo aveva perso il favore del suo signore e contro di lui era esplosa l'inimicizia dei suoi colleghi samurai.

Per quanto breve, questo brano insegna quello che in un certo senso è per noi il punto più importante della fede: basandoci sugli insegnamenti di Nichiren e sulle buone intenzioni – ed evitando qualunque azione basata su intenzioni disoneste – possiamo assaporare la più grande di tutte le gioie, la gioia che deriva dalla Legge mistica. La felicità esiste nello stato di vita di chi sviluppa il grande potere della fede.

“Pace e sicurezza in questa vita” non implica l'assenza di problemi. Piuttosto, la vera pace e la vera sicurezza si possono trovare solo nell'incrollabile stata di vita di chi può sfidare con compostezza ogni ostacolo che gli si para di fronte.

Vivere dominati dagli altri o dall'ambiente, sentendosi talvolta felici e talvolta tristi, non è certo vera felicità. Spero che diventerete individui coraggiosi che – continuando a recitare vigorosamente, con una forte determinazione e una prospettiva ampia – incanalano ogni situazione sfavorevole verso il beneficio e la vittoria, e verso kosen rufu.

Siamo tutti compagni di kosen rufu, perciò dovremmo sempre avanzare in armonia, basandoci su quel tipo di fede che ci permette di considerare sia la sofferenza che la gioia come aspetti della vita e di continuare a recitare Nam myoho renge kyo. Credo che solo avanzando con questo genere di unità possiamo vivere all'altezza dello spirito del Budda originale, che stabilì l'obiettivo di kosen rufu mondiale. (18-1-1991)

(da: Il Gosho e la vita quotidiana di D. I.)

Frase dal Gosho - 11 maggio 2015

"Vivi in modo che tutte Ie persone di Kamakura lodino Shijo Kingo per la devozione al suo signore, al Buddismo e per la bonta` d'animo verso gli altri. Piu` preziosi dei tesori di un forziere sono i tesori del corpo, e prima dei tesori del corpo vengono quelli del cuore. Dal momento in cui leggerai questa lettera sforzati di accumulare i tesori del cuore."

Da "I tre tipi di tesori" (gli scritti di Nichiren Daishonin vol. 4, pag. 177)

domenica 10 maggio 2015

Frase dal Gosho - 10 maggio 2015

"Grandi eventi non sono preceduti da piccoli presagi. Quando accade un grande male, seguira` un grande bene. Poiche' la grande offesa alla Legge esiste gia` nel paese, la grande Legge corretta si diffondera` sicuramente. Che motivo avete di lamentarvi? Benche' non siate il Venerabile Mahakashyapa, dovreste tutti mettervi a ballare! Benche' non siate Shariputra, dovreste balzare in piedi e danzare. Quando il Bodhisattva Pratiche Superiori emerse dalla terra, non lo fece forse danzando?"

Dal Gosho "Grande male e grande bene" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 992)

sabato 9 maggio 2015

"Decidere di sentire" di Riccardo Ambrosi


Frase dal Gosho - 9 maggio 2015

"Le sfortune di Kyo'o Gozen si trasformeranno in fortuna. Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora, che cosa non può essere realizzato? Credi nel Sutra del Loto quando dice: «Questo sutra può […] esaudirne i desideri, proprio come una fresca e limpida fonte può soddisfare tutti coloro che sono assetati» e: «Godranno di pace e sicurezza nell'esistenza presente e nasceranno in circostanze favorevoli nelle successive»"

Dal Gosho "Risposta a Kyo'o" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 366)

venerdì 8 maggio 2015

I Principi fondamentali: Le Offerte al Gohonzon

Nel Gosho Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza è scritto: «Sia che tu invochi il nome del Budda, che reciti il sutra o che semplicemente offra fiori e incenso, tutte le tue azioni virtuose costituiranno la causa per i benefici e per la fortuna nella tua vita.
Con questa convinzione devi mettere la tua fede in pratica» (SND, 4, 5). In questo brano "il nome del Budda" è Nam-myoho-renge-kyo, e recitare il sutra vuol dire leggere mattina e sera il libretto di Gongyo, quindi ogni azione basata sul Gohonzon porta benefici e fortuna, perciò recitare Gongyo e Daimoku sono le basi della pratica, le altre sincere offerte al Gohonzon sono un mezzo per mostrare la nostra fede e ottenere benefici. Per prima cosa dobbiamo avere la "convinzione" che fare offerte al nostro oggetto di culto equivale a farle a noi stessi, ad apprezzare e stimare la nostra vita per quella che è e per quella che diventerà, illuminata dai caratteri di Nam-myoho-renge-kyo, per cui ogni azione deve essere sincera, spontanea e non formale: anche il semplice offrire l'acqua ogni mattina è un gesto che racchiude molti significati. Ma cerchiamo di saperne di più. Per prima cosa quando riceviamo il Gohonzon, una volta a casa lo appendiamo nel butsudan, un armadietto, da tenere sempre ben spolverato, che serve a contenerlo e a proteggerlo, e che andrà collocato nel posto migliore della casa, qualunque sia il tipo di casa, ovviamente agendo con buon senso e nel rispetto dei familiari o amici che dividono l'abitazione con noi. Il Gohonzon deve essere ben illuminato senza zone d'ombra, in modo da poterlo vedere chiaramente ed essere così più concentrati nella recitazione di Gongyo e Daimoku.

Quali sono le offerte che generalmente dedichiamo al Gohonzon?
L'offerta dell'acqua: il suo contenitore può essere di varie forme, lo mettiamo davanti al Gohonzon prima della recitazione di Gongyo mattina e lo togliamo prima del Gongyo serale. Questa tradizione ha radici che si perdono nella notte dei tempi e nasce in India, la culla del Buddismo. Offrire acqua, in un paese così torrido e siccitoso era considerato un gesto di grande riguardo e rispetto verso gli ospiti, e in seguito nacque l'usanza di donarla anche davanti alle tombe e nei templi buddisti. Essa rappresenta la purificazione della propria vita ogni giorno e anche il desiderio di mantenere una fede pulita e costante come l'acqua che scorre e non ristagna.
L'offerta delle candele, un tempo unica fonte di luce per illuminare l'oggetto di culto e non solo, la ritroviamo in molte religioni e riti e anche in vari sutra è citata l'azione di offrire al Budda la luce di lampade a olio. Generalmente sono due le candele che offriamo al Gohonzon, ma non è una regola; ne possiamo mettere anche una soltanto, basta attenersi a dei semplici accorgimenti, per esempio non facendole bruciare troppo vicino al butsudan. Più profondamente le candele stanno a significare la verità di non sostanzialità o potenziale della vita latente ma rappresentano anche la proprietà della saggezza o la proprietà spirituale illuminata del Budda e la potenziale saggezza di risvegliarci alla nostra innata natura di Budda.
L'incenso, posto orizzontalmente nel bruciaincenso o in altro contenitore di fronte al Gohonzon, una volta acceso, serve a creare un profumo fragrante e un'atmosfera accogliente e serena in tutta la stanza mentre recitiamo Gongyo e Daimoku. Anche questa offerta, come le candele è comune a molte religioni. Però anche se presente in svariate fragranze non è gradito da tutti ed è quindi bene bruciarlo solo se i presenti sono d'accordo. Nel Buddismo rappresenta la verità della Via di mezzo, la proprietà essenziale del Budda o della proprietà della Legge e il potenziale della nostra innata natura di Budda.
I sempreverdi che adornano lo spazio laterale o antistante il butsudan stanno a simboleggiare l'eternità, la permanenza e la purezza della vita; esprimono anche vitalità perché le loro foglie, come l'alloro, possono perdurare anche per qualche anno di seguito.
Oggi i sempreverdi sono l'offerta più usata, ma non esiste una prescrizione che impedisca di offrire fiori o altri tipi di piante, infatti in svariati Gosho il Daishonin cita le offerte di fiori.
Le piante, con il loro colore e profumo, hanno la funzione di rendere più piacevole e rilassante l'ambiente dove si svolge la pratica buddista.
Il suono della campana durante Gongyo serve per offrire un piacevole suono al Gohonzon e per armonizzare la recitazione; significa anche lodare il Budda. Il suo suono non deve essere forte o stridente, ma piacevole all'ascolto. Ovviamente dobbiamo fare attenzione a non disturbare i vicini o chi divide l'appartamento con noi.
Offrire del cibo al Gohonzon è un gesto di profonda gratitudine e generalmente si usa offrire frutta fresca. Dal Giappone deriva la tradizione di offrire il riso bollito, che come afferma il Gosho: «[...], offrire al Budda l'unica ciotola di riso da cui dipende la sopravvivenza è dedicare la propria vita al Budda» (L'offerta del riso bianco, SND, 4, 286).
Rappresenta quindi il nutrimento e la forza vitale dell'esistenza.

Perché fare offerte al Gohonzon?
Innanzitutto è importante ribadire che le offerte che i credenti fanno al Gohonzon non devono essere una rigida formalità: ogni persona donerà quello che le sembra più opportuno. L'azione dell'offrire può contribuire a migliorare la nostra relazione con il Gohonzon; è un momento per dimostrare a noi stessi prima di tutto, il desiderio di fondere la nostra vita con quella del Budda originale. Questi gesti sinceri produrranno un sentimento e un legame più profondo verso il Gohonzon, proprio come quando facciamo un regalo a una persona cara, e accresceranno anche il rispetto per la nostra vita, che è la cosa più preziosa e nobile che esiste. Ma la cosa fondamentale è la sincerità delle nostre offerte qualsiasi esse siano!

«Nel passato Tokusho Doji offrì una torta di fango al Budda e rinacque come re Ashoka che regnò su tutta Jambudvipa. Una povera donna si tagliò i capelli e li vendette per comprare l'olio e nemmeno i venti che soffiano impetuosi dal monte Sumeru poterono estinguere la fiamma della lampada alimentata da quell'olio» (Risposta a Onichinyo, SND,9, 145).

Frase dal Gosho - 8 maggio 2015

"Come i fiori sbocciano e producono frutti e la luna appare e invariabilmente diventa piena, come la lampada diventa più luminosa quando vi si aggiunge olio e le piante e gli alberi prosperano con la pioggia, così gli esseri umani prosperano immancabilmente se pongono buone cause."

Dal Gosho "Il terzo giorno dell'anno nuovo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 899)

giovedì 7 maggio 2015

Il dolore di chi reprime il dolore

Cercare a tutti i costi di dimenticare il dolore aggiunge altro dolore, verso il proprio sé e la propria identità che risulta, così, mancante. Estirpare la sofferenza per una perdita, per la nostalgia di una presenza, per un’angoscia improvvisa e lancinante, per uno stillicidio sottile e continuato, tutto questo serve quando siamo troppo deboli (o troppo piccoli) per affrontare il sovrappiù di dolore, ma nel tempo toglie spazio alla nostra interiorità, lasciando spazio al vuoto.

Il dolore a cui non abbiamo dato espressione sonnecchia dentro le nostre viscere, ci toglie fiato ed energia, sottrae creatività e voglia di fare. Il dolore a cui diamo parole ed espressione e di cui piano piano diventiamo consapevoli rischia di sconvolgere le nostre certezze, ma può apportare nuove forze e nuova progettualità. Consente di recuperare quelle parti di noi che abbiamo perso nell’oblio nel momento stesso in cui abbiamo represso o rimosso il dolore. Parti di noi restano attaccate al dolore che rimuoviamo dalla coscienza, e le perdiamo. Le perdiamo come possibilità viva e presente di dare linfa e significato al nostro essere.

Il vuoto esistenziale è un vuoto, artificiale, di dolore. Il vuoto esistenziale è non avere accesso al dolore vero, autentico, quello che, quando non potevamo sopportarlo, abbiamo cancellato. Avere accesso al proprio profondo dolore rischia di sconvolgere le esistenze, rischia di disintegrare l’essere. Avere accesso al proprio, senza voce, dolore, può d’altro canto consentire di ricongiungerci al sé, di riscoprire le sfaccettature dell’essere, di vivere più pienamente. (S. B.)

Frase dal Gosho - 7 maggio 2015

"Se qualcuno risveglia la fede degli uomini in un insegnamento come questo, è il loro padre e la loro madre, è il loro buon amico. Quest'uomo è una persona dotata di saggezza. Poiché corregge le vedute errate e i pensieri perversi e fa sì che le persone intraprendano la vera via, egli possiede una fede pura nei tre tesori e le sue azioni virtuose conducono gli altri all'illuminazione"

Dal Gosho: "Il problema da meditare notte e giorno" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 553)

mercoledì 6 maggio 2015

Limiti...

La vita è dotata di un potenziale incalcolabile. Per questo motivo non dovremmo giudicare mai nessuno come irrecuperabile. In particolare non dobbiamo mai porre limiti alle nostre possibilità. Nella maggior parte dei casi, i nostri cosiddetti limiti ce li siamo posti noi stessi.

da La saggezza del Sutra del Loto, vol. 1, pag. 112

Mara ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao sono Mara da Palermo. Ho iniziato a praticare cinque mesi fa in seguito ad un grande dolore, sto imparando attraverso la pratica a trasformare il mio dolore in medicina. Grazie a tutti e alle mia amiche di fede...
(commento del 18 luglio 2013)

Frase dal Gosho - 6 maggio 2015

"Myo è il nome dato alla misteriosa natura della vita e ho quello attribuito alle sue manifestazioni. Renge, che significa fiore di loto, simboleggia la meraviglia e il mistero di questa Legge. Se comprendiamo che la nostra mente, o vita, in questo istante è myo, allora comprenderemo che essa è la Legge mistica anche negli altri istanti. Tale
comprensione è il mistico kyo, o sutra."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

martedì 5 maggio 2015

Sono entrata al Daiseido, il Palazzo del Grande Voto di Kosen Rufu!

Da quando sono diventata buddista, ho sentito il desiderio di visitare il Giappone. Mi emozionavo al solo pensiero che avrei potuto un giorno trovarmi nello stesso posto in cui Nichiren era vissuto e dove vive tuttora Sensei.
Mi piace molto viaggiare e da quando non sono più legata ai ritmi lavorativi, mio marito ed io abbiamo partecipato a molti viaggi. Il mese scorso stavamo pensando a una meta da scegliere, ma, pur avendo considerato varie proposte da amici e agenzie, non avevamo preso alcuna decisione.
Ed ecco che è arrivato un incontro “casuale”, che ovviamente non ho vissuto come tale. Mentre in bici stavo pedalando verso il centro, ho incontrato una persona, con la quale ho condiviso esperienze di viaggio. Quando mi sono fermata per fare due chiacchiere, mi ha subito comunicato di aver aderito ad una proposta di viaggio in Giappone, proprio nel periodo della fioritura dei ciliegi! Sono subito andata in agenzia per prendere informazioni e un paio d'ore dopo ero a casa con il programma di viaggio in mano e il mio desiderio che stava prendendo forma!
Nel programma di quei dieci giorni in Giappone, non era però prevista la visita alla Soka Gakkai e una cosa di cui fui subito certa è che là ci sarei voluta andare “a tutti i costi”.

Frase dal Gosho - 5 maggio 2015

"Immagina che ci sia una nave in mare aperto. Per quanto possa essere costruita solidamente, se imbarca anche solo un po' d'acqua, tutti i passeggeri annegheranno sicuramente. Per quanto l'argine tra i campi di riso possa essere solido, se c'e` anche solo una minuscola fessura scavata da una formica, l'acqua non potra` essere trattenuta. Svuota la nave della tua vita dall'acqua del dubbio e dell'offesa e consolida gli argini della tua fede."


Da "Gli argini della fede" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 218)