martedì 30 giugno 2015

Frammenti di attività

Vorrei spezzare una lancia in favore dell'attività Prometeo. Quando me la proposero, sulle prime non volevo accettarla perché non mi ci vedevo a stare sotto il sole, l'acqua e il vento per delle ore... mi dava un senso di monotonia. Ma ora che ho sperimentato di cosa si tratta non è affatto così. Questa attività mi ha dato la possibilità di creare tanti nuovi legami con membri provenienti da tutta Italia e da altre nazioni, di fare esperienze e di avere la possibilità di parlare di Buddismo con persone che si soffermano all'ingresso del Centro culturale anche solamente per curiosità o perché attirati dalla bellezza del nostro parco, curato da Sergio, coordinatore dei giardinieri volontari, provenienti da tutta Italia.
Di tutte le esperienze che ho fatto grazie a questa attività, ne voglio brevemente raccontare tre, per me molto significative.

La signora dei fiori

Un giorno si fermò una signora, con un piccolo mazzetto di fiori in mano, la quale mi chiese se poteva coglierne alcuni nel prato del Centro. Al mio rifiuto, spiegandole che anche noi non lo facevamo, mi raccontò il motivo della sua richiesta.

Frase dal Gosho - 30 giugno 2015

"Il sole è radioso e la luna è luminosa. Anche le parole del Sutra del Loto sono radiose e luminose, come l'immagine del viso in uno specchio limpido o l'immagine della luna sull'acqua pura. Perciò, come può la dichiarazione del Tathagata "nell'esistenza presente saranno ricompensati con la fortuna" e "nell'esistenza presente otterrà una ricompensa visibile per queste azioni" essere vera per tutti tranne che per te, Nanjo Shichiro Jiro? Il Budda dichiarò che le sue parole non si sarebbero mai rivelate false, neanche in un'era in cui il sole sorga ad ovest o in un tempo in cui la luna spunti dal suolo. Non può quindi esserci il minimo dubbio che lo spirito del tuo defunto padre sia ora in presenza del Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti, e che tu stesso riceverai grandi benefici in questa vita. Com'è meraviglioso, come è splendido!"

Dal Gosho "Fortuna in questa vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pagg. 583-584)

lunedì 29 giugno 2015

La qualità della vita #9

“Tutti gli esseri dei nove mondi e dei sei sentieri differiscono l’uno dall’altro per la loro mente. E’ come il caso di due , tre, cento o mille persone: benchè tutti abbiano facce larghe un piede, non ce n’è una eguale all’altra. Le loro menti sono diverse e perciò anche le loro facce diferiscono. Quanto maggiore sarà la differenza della mente di due persone, di dieci persone e di tutti gli esseri viventi nei sei sentieri e nei nove mondi! Alcuni amano i ciliegi in fiore, altri la luna, alcuni preferiscono le cose agre, altri le amare, ad acuni piacciono le cose piccole, ad altre quelle grandi. I gusti variano e vi sono vari tipi di persone: alcuni amano il bene, altri il male. Ma, benchè vi siano tutte queste differenze, quando entrano nel Sutra del Loto diventano come una singola persona nel corpo e una singola persona nella mente. E’ come la miriade di fiumi differenti che entrando nell’oceano assumono tutti lo stesso sapore salato, o come i vari uccelli che avvicinandosi al monte Sumeru assumono tutti lo stesso colore [dorato].”
Il Sutra del Loto espone una filosofia che rispetta, coltiva e armonizza al massimo grado la diversità umana. La Legge mistica è la fonte che ci permette di manifestare il nostro particolare splendore, su uno sfondo di comprensione e apprezzamento reciproci delle differenze, per creare un rigoglioso giardino adorno dei “fiori di ciliegio, di susino, di pesco e di pruno selvatico”.

I tempi e la società cambiano in vari modi, ma in definitiva la felicità e l’infelicità dipendono da noi.
Negli scritti di Nichiren si riafferma che “gli ottantaquatromila insegnamenti sono il diario del proprio essere”.
Nichiren sta dicendo che ognuna delle numerosissime scritture - definite nel loro complesso “gli ottantaquattromila insegnamenti” - sono il diario della vita di ogni individuo.
Gli eventi che accadono giorno dopo giorno, ora dopo ora, nel mondo reale che ci circonda, possono essere tutti interpretati come la documentazione diaristica tenuta dal vostro essere.
Che tipo di diario state scrivendo nel regno interiore della mente, che è più vasto dell’universo? Che tipo di “annotazioni viventi” sta registrando nel suo diario il vostro essere, che continua a esistere attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro? Il diario è venato di felicità o di tristezza? Le sue pagine sono dense di fortuna o di sfortuna? Ciò non è determinato dai tempi o dalla società. Siete voi a deciderlo.
Voi della Divisione giovani state forse vivendo un periodo pieno di preoccupazioni e di problemi, state attraversando un periodo di prove nella vita. Ma è mia profonda speranza che, nel mezzo di questa difficile lotta, porterete avanti le vostre attività per il nobile scopo di kosn rufu, annotandole nell’eterno e libero “diario” della vostra vita.

Frase dal Gosho - 29 giugno 2015

È impossibile sondare il proprio karma. Una bella spada si ottiene battendo il ferro incandescente. I santi e i saggi sono messi alla prova dagli insulti. Il mio attuale esilio non è dovuto ad alcun crimine mondano; è per permettermi di espiare in questa esistenza le mie gravi offese passate ed essere libero dai tre cattivi sentieri nell'esistenza futura."

Dal Gosho "Lettera da Sado" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 269)

domenica 28 giugno 2015

Firmato l'intesa con i Buddisti della Soka Gakkai

27 Giugno 2015 - La Repubblica Italiana ha sottoscritto l’intesa con L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. La cerimonia di firma si è svolta a Firenze, presso il Centro Culturale italiano dell’Istituto (Villa Di Bellagio) alla presenza dei rappresentanti provenienti da tutta Italia e delle istituzioni. Il documento, che verrà presto trasmesso al Parlamento per la sua definitiva approvazione, è stato firmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi e dal Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai Tamotsu Nakajima.

L’Intesa viene stipulata ai sensi dell’articolo 8 della Carta Costituzionale e rappresenta il pieno riconoscimento dello Stato Italiano della fede Buddhista della Soka Gakkai.
Questo riconoscimento delinea tutti i diritti ad esprimere l’attività religiosa dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai individuando speciali prerogative. E’ ovvio che questo patto influenzerà la vita dei fedeli buddisti in ogni ambito dell’attività sociale. Ne sintetizziamo alcuni elementi essenziali.

ASSISTENZA SPIRITUALE:

I Ministri di culto possono prestare assistenza spirituale per i fedeli buddhisti che si trovano in istituti di cura, nelle carceri o che prestino servizio militare, consentendo loro di poter avere accesso a questi luoghi qualora il credente ne faccia richiesta. Servizio totalmente a carico dell’Istituto.

ISTRUZIONE SCOLASTICA:

Per quanto riguarda l’insegnamento religioso nella scuola pubblica viene ribadito il diritto a non frequentare l’insegnamento della religione. Utilizzando la legislazione vigente l’ Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, provvede invece a rispondere alle richieste provenienti dagli alunni e dalle loro famiglie in ordine alla conoscenza e allo studio della dottrina religiosa della Soka Gakkai . A questo servizio è a carico dell’Istituto.
Viene riconosciuto il diritto all’Istituto di istituire liberamente e a suo carico scuole di ogni ordine e grado e istituti di educazione.

LA SEPOLTURA:

Possono essere previsti nei cimiteri aree riservate alla sepoltura dei fedeli dell’Istituto ai sensi della normativa vigente.
Le dichiarazioni rilasciate all’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai con le quali i suoi membri esprimono la volontà di essere cremati sono valide per gli effetti previste dalle vigenti leggi.

DETRAZIONE FISCALE:

I contributi volontari dei propri fedeli possono essere detratti fino all’importo di euro 1032,91. A decorrere dal periodo di imposte in corso alla data di entrata in vigore della legge di approvazione della presente intesa le persone fisiche possono dedurre dal proprio reddito complessivo, agli effetti dell’IRPEF i propri contributi economici volontari fino a 1032,91 euro.

8x1000
L’ Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai concorrerà alla ripartizione della quota dell’8x1000 delle entrate IRPEF destindando tali somme aoltre che ai fini istituzionali, ad interventi sociali e umanitari in Italia e all’estero, nonché ad iniziative per la promozione della pace, del rispetto e difesa della vita in tutte le sue forme esistenti nonché per la difesa dell’ambiente. L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è obbligato a trasmettere annualmente al Ministero dell’Interno un rendiconto della effettiva utilizzazione dell’8X1000.

I MINISTRI DI CULTO
Sono per lo stato i responsabili dei riti e delle cerimonie religiose, curano l’assistenza spirituale dei fedeli. Essi non percepiscono nessun compenso per la loro attività che è gratuita e volontaria.

BACKGROUND:

L'insegnamento e la pratica religiosa professati dalla Soka Gakkai derivano dall’antica e grande tradizione Mahayana, riscoperta e rielaborata nel XIII Secolo dal grande riformatore del Buddhismo giapponese Nichiren Daishonin. Peculiarmente, l’attuale modello organizzativo della scuola nasce negli anni venti con Tsunesaburo Makiguchi, un pedagogo e insegnante che aveva abbracciato il buddismo di Nichiren Daishonin.

Gli anni ’30 videro la nascita del nazionalismo militarista in Giappone che culminò con l’entrata nella seconda guerra mondiale. Il governo impose lo shintoismo di stato. Numerosi templi Buddhisti vi aderirono. Il rifiuto di Makiguchi e di Josei Toda (1900-58), suo discepolo più devoto, portò al loro arresto nel 1943. Makiguchi morì in prigione dopo circa un anno e mezzo, Toda ne uscì nel luglio del 1945.

Dopo la guerra, Josei Toda decise di ricostruire la Soka Gakkai, promuovendo un Buddhismo attivo e socialmente impegnato come mezzo di empowerment personale, attingendo alla speranza, alla fiducia, al coraggio e alla saggezza interiori di ogni essere umano. In poco tempo fu seguito da più di 700.000 famiglie giapponesi. Toda muore nel 1958 ed a succedergli fu il suo discepolo ed attuale leader spirituale Daisaku Ikeda. Sotto la sua guida la Soka Gakkai ha continuato a crescere raggiungendo in poco tempo i 12 milioni di fedeli e diventando uno dei maggiori movimenti buddhisti laici del mondo. Il Buddhismo della Soka Gakkai è attualmente professato in 192 paesi e territori del pianeta.

La Dottrina: NAM MYO HO RENGE KYO

Tra i fondamenti della dottrina vi è il Sutra del Loto, uno degli insegnamenti del Buddha Shakyamuni che è anche base per numerose altre scuole della corrente Mahayana. Esso stesso rappresenta ancora oggi un inno alla meraviglia del cosmo e alla sacralità della vita di ogni essere vivente. L’ordine fondamentale dell’universo fornisce la base su cui una persona può costruire la sua vita seguendo il ritmo della legge universale di causa ed effetto. Il loto è il più appropriato dei simboli, poiché allo stesso tempo fiorisce e mostra la capsula con i semi, stando così a significare la simultaneità di causa ed effetto.
La pratica liturgica buddhista professata dai fedeli della Soka Gakkai si ispira proprio alla tradizione del Sutra del Loto così come fu codificata ed elaborata dal Buddha Nichiren (1222-1282), tramandata dal discepolo Nikko (1246-1333) e successivamente riformata da Nichikan (1665-1726). La preghiera è basata sulla recitazione costante dell' invocazione Nam-Myoho-Renge-Kyo (« Dedico la mia vita alla Mistica Legge della Simultaneità di Causa ed effetto attraverso la voce») detta Daimoku e sulla pratica di Gongyo che viene effettuata al mattino ed alla sera. Si tratta della lettura in giapponese antico di alcuni capitoli del Sutra del Loto e precisamente la sezione in prosa del secondo (Hoben) e la sezione in versi del sedicesimo (Juryo) seguita dalla recitazione del Daimoku. Daimoku e Gongyo vengono recitati davanti al Gohonzon, l'oggetto di culto iscritto su carta di riso, davanti al quale quotidianamente contemplano la propria mente i fedeli della Soka Gakkai.

L’attività religiosa:

L’attività religiosa comune si svolge due volte al mese in migliaia di gruppi disseminati in tutta Italia ed ospitati in case private. 17 sono i centri culturali aperti in tutta Italia per le attività che coinvolgono un numero più vasto di fedeli.

La missione del Buddhismo è promuovere lo sviluppo del più alto potenziale umano. Ecco perché le scritture buddiste ci stimolano a permettere alla nostra coscienza più profonda di motivarci ed agire per vivere una vita felice e piena di significato.

Frase dal Gosho - 28 giugno 2015

"Vi siete intrattenuto con un amico nella stanza delle orchidee e vi siete raddrizzato come l’artemisia che cresce fra la canapa. Se vorrete riflettere seriamente su questi problemi e porrete fede unicamente in queste mie parole, allora i venti soffieranno gentilmente, le onde saranno calme e ben presto godremo di raccolti generosi. «Ma il cuore di una persona con il tempo può mutare, e la natura di una cosa può alterarsi con ciò che la circonda. Proprio come l’immagine della luna nell’acqua viene scossa dalle onde, o come i soldati all’avanguardia sono impauriti dalle spade del nemico, così, sebbene in questo momento diciate di credere nelle mie parole, ho paura che poi finirete per dimenticarle. «Ora, se prima di tutto vogliamo garantire la sicurezza del paese e pregare per le nostre esistenze, presenti e future, dobbiamo affrettarci a esaminare la situazione e porvi rimedio il più presto possibile."

Dal Gosho "Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 24)

sabato 27 giugno 2015

Frase dal Gosho - 27 giugno 2015

"«Esaminando questa grande varietà di sutra, troviamo che tutti sottolineano la gravità dell’offesa alla Legge. Com’è triste che tutti gli uomini escano dalla porta dell’insegnamento corretto per sprofondare nella prigione di queste dottrine errate! Com’è sciocco che essi cadano uno dopo l’altro nelle spire delle dottrine malvagie e rimangano a lungo impigliati nella rete degli insegnamenti che offendono la Legge! Essi si smarriscono in queste nebbie e precipitano in basso fra le fiamme dell’inferno. Quanto devono affliggersi! Quanto devono soffrire! «Perciò affrettatevi a cambiare i princìpi su cui si basa il vostro cuore e ad abbracciare l’unico vero veicolo, la sola buona dottrina [del Sutra del Loto]. Se lo farete, il triplice mondo diverrà la terra del Budda, e come potrà mai declinare una terra del Budda? Tutte le regioni nelle dieci direzioni diventeranno terre preziose, e come potrà mai essere distrutta una terra preziosa? In un paese che non conosce declino, in una terra che non conosce distruzione, il vostro corpo troverà pace e sicurezza e la vostra mente sarà calma e indisturbata. Dovete credere alle mie parole e rispettarle»."

Dal Gosho "Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 26)

venerdì 26 giugno 2015

Il sociale politico

Come obiettivo sociale, il Buddismo si propone la realizzazione di kosen-rufu, una profonda riforma che muove da un presupposto antitetico rispetto ai grandi mutamenti sociali registrati dalla storia. Dal momento che è l’uomo stesso a costruire il suo destino al di là delle circostanze esterne, anche creare un ordinamento sociale capace di garantire a tutti una vita dignitosa e per quanto possibile felice, rimarrà un obiettivo utopistico e destinato al naufragio, se non si è capaci di intervenire prima di tutto sull’individuo. E sull’individuo, spiega ancora il Buddismo, può intervenire soltanto l’individuo stesso: affrontando il suo destino, prendendolo in mano con decisione e perseveranza, trasformandolo in un destino – per usare le parole del Daishonin – di «pace e sicurezza in questa vita».
Questa prima affermazione sembrerebbe caldeggiare un disimpegno dei buddisti dalla res publica, confinandoli davanti ai loro Gohonzon a cambiare il proprio destino. Il potere della preghiera non deve essere sottovalutato, ma il Buddismo spiega anche che senza una conseguente azione la preghiera è inutile. E l’azione, nel caso di una società civile e democratica, si esprime in molti modi. Per prima cosa, senza dubbio, cercando di tenersi aggiornati attraverso i mezzi d’informazione, ascoltando opinioni diverse e formandosi le proprie. In secondo luogo, chi lo desidera può scegliere fra innumerevoli modi di partecipare alla vita sociale.
Qualcuno potrebbe desiderare di prendere parte attiva in prima persona alla vita politica del Paese. E perché no? Anche se oggi il termine “politica” viene considerato dalla gente sinonimo di “sporco intrallazzo”, non è detto che tutta la politica debba essere così. Politica deriva dal greco polis (città) e indica l’occuparsi degli affari della comunità in nome e per conto della comunità stessa. Si può farlo male, preoccupandosi solo del proprio tornaconto, e si può farlo bene. In ogni caso, l’Italia non può cambiare se non dal basso. I guai nazionali non dipendono solo dalle tangenti, ma anche da un diffuso malcostume che va - tanto per fare qualche esempio - dal dipendente pubblico che lavora poco e male al manager che sfrutta la sua posizione per arricchirsi, dall’evasione fiscale alla diffusa pratica della raccomandazione per via politica, talvolta nota come lottizzazione.
Però c’è anche l’esercizio del diritto di voto, dal quale l’Italia si attende le indicazioni necessarie per voltare pagina. Un diritto che è corretto esercitare, al di là delle ideologie, avendo a cuore le sorti del Paese. Lo stesso Daishonin, in molti dei suoi scritti, mostra una grande partecipazione ai destini della sua terra, sia come entità a sé stante, sia come espressione di una moltitudine di esseri umani accomunati da un medesimo destino.
E per il futuro del Paese offre le sue preghiere e i suoi consigli. Pensare che l’Italia dei misteri di Stato, l’Italia dei corrotti e dei tangentisti, l’Italia della mafia e della politica “sporca” non cambi proprio mai, significa deporre le armi prima di combattere. (Nuovo Rinascimento)

Frase dal Gosho - 26 giugno 2015

"Credi nel Gohonzon, il supremo oggetto di culto in tutto Jambudvipa. Rafforza costantemente la tua fede e ricevi la protezione di Shakyamuni, di Molti Tesori e dei Budda delle dieci direzioni. Impegnati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio non può esservi Buddismo. Devi non solo perseverare tu, ma anche insegnare agli altri. Sia la pratica che lo studio sorgono dalla fede. Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o un solo verso"

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 342)

giovedì 25 giugno 2015

Perché il Buddismo divenne una religione mondiale

Simard: Fin dall'inizio, nel v secolo a. C., il pensiero e la fede buddista hanno esercitato un influsso enorme sull'umanità, espandendosi in molte parti del pianeta. Perché? Quali fattori hanno determinato questo sviluppo?

Ikeda: Esistono numerose spiegazioni. Il buddismo divenne una religione a diffusione mondiale in parte perché affronta un problema fondamentale, di cui tutti hanno fatto esperienza: la salvezza dal dolore.

Simard: Si riferisce forse alle quattro sofferenze della nascita, dell'invecchiamento, della malattia e della morte, che ha nominato prima?

Ikeda: Sì, ma in realtà il buddismo ne annovera otto: le quattro che lei ha citato, più quelle di doverci separare dei nostri cari, di dover incontrare persone che odiamo, di non poter ottenere ciò che desideriamo, nonché quella che ha origine dalle cinque componenti della mente e del corpo.
La sfida di Shakyamuni a questi dolori e la sua certezza che fosse possibile superarli sono il punto di partenza del Buddismo. Per anni Shakyamuni si sottomise a una vita di ascetismo e di rigorosa disciplina, e alla fine meditò e raggiunse l'illuminazione seduto sotto l'albero della bodhi. Illuminazione significa ridestarsi alla legge fondamentale dell'universo, che è universale proprio perché pulsa nelle profondità dell'esistenza dell'uomo e di tutti gli esseri viventi.
La seconda ragione per la quale il Buddismo è divenuto una religione universale è che Shakyamuni giunse all'illuminazione e comprese la legge dell'universo. Infatti, dal momento che trascendeva razza, etnia, nazionalità e cultura, la dottrina buddista si diffuse nel suo Paese e altrove, indifferente alle barriere che dividono questo nostro mondo fenomenico.
In terzo luogo, Shakyamuni si ridestò a una legge che, lungi dall'essere un'arida astrazione, irradia compassione e saggezza su ogni elemento dell'universo, uomo incluso. Il sapere buddista ha ispirato le straordinarie opere di innumerevoli studiosi, che hanno collaborato per sviluppare un sistema filosofico estremamente raffinato. Vorrei ricordare Nagarjuna, un saggio Mahayana dell'India meridionale, vissuto fra il III e il II secolo a. C., celebre per la classificazione della dottrina della non sostanzialità, o latenza; Vasubandhu, un filosofo indiano del V - IV quarto secolo a. C. ampiamente conosciuto per il suo insegnamento dell'Unica Coscienza. E, infine il cinese T'ieni t'ai che proponeva la dottrina dei tremila regni in un singolo istante, sulla base del Sutra del Loto. Il complesso sistema e la rigorosa logica di questi raffinati insegnamenti furono accolti con favore dalle popolazioni, diventando così il fulcro della loro fede.

Simard: Suppongo che lei si riferisca al concetto della natura di Budda e alla teoria dell'origine dipendente di cui ha discusso in precedenza.

Ikeda: Sì. Inoltre, dato che il sapere buddista affonda le sue radici nel potere della compassione che sta al cuore dell'universo, di qui prese le mosse la via del Bodhisattva, dell'altruismo e della lotta per eliminare le sofferenze altrui. Praticare la via del Bodhisattva significa rifiutare rigorosamente ogni violenza ed essere fautore della nonviolenza. Questa è la quarta ragione della diffusione del Buddismo del mondo intero. [....]
Nel III secolo a. C. l'indiano Ashoka iniziò il suo regno da tiranno, ma in seguito si convinse ad applicare al suo governo lo spirito di Shakyamuni. Il mutamento ebbe luogo nel 559 a. C. quando il sovrano aveva da poco conquistato un territorio noto come Kalinga: constatando la miseria del popolo vinto, aprì gli occhi sulla propria crudeltà, e sviluppò una fervida fede buddista. Rinunciò alla guerra e alla conquista per istituire la pace, inviando emissari della Legge buddista in tutti gli Stati e i territori vicini. Sotto il suo governo fiorirono svariate culture: per quanto fosse buddista, Ashoka garantì infatti la libertà religiosa dei giainisti, degli induisti e gli altri gruppi etnici.
La sua tolleranza, unita alla nonviolenza, é il quinto motivo per cui il Buddismo si è diffuso il lungo e il largo. Lo spirito buddista ha coltivato il rispetto per i diritti, la dignità e la diversità dell'uomo, incoraggiando così la creatività culturale. Tali atteggiamenti gli hanno reso più facile trovare posto nella già raffinata cultura cinese e nei ricchi contesti culturali di altre regioni dell'Asia.

(D. Ikeda - Renè Simard - Guy Bourgeault: ”L'essenza dell'uomo” Esperia, pag. 302/303/304)
(Contributo testuale e fotografico di Giulietta)

Frase dal Gosho - 25 giugno 2015

"Porta avanti la tua fede nel Sutra del Loto. Se ti fermi a metà strada non potrai mai far scaturire il fuoco dalla pietra focaia. Fai sgorgare il potere della fede così che tutti gli abitanti di Kamakura, umili e potenti, e tutta la gente del Giappone, parlino di te come di «Shijo Kingo, Shijo Kingo della scuola del Loto». Una cattiva fama si diffonderà in lungo e in largo, ma una buona reputazione andrà anche più lontano, specialmente se è una reputazione di devozione al Sutra del Loto."

Dal Gosho "Le illusioni e i desideri sono illuminazione" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 283)

mercoledì 24 giugno 2015

Fare

"Un’azione invisibile produrrà un beneficio visibile», scrive il Daishonin. Tutto ciò che si fa per la Legge, per la gente e per gli amici, impegnandosi con tutto il cuore, alla fine torna a noi come beneficio.
Nel mondo di kosen-rufu, chi compie un’azione, per quanto piccola e poco evidente, con la massima sincerità e forza, godrà sempre della massima felicità.
Questa è la Legge buddista e la fede in essa. (D. I.)

Gigi ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao a tutti, sono Gigi e pratico da tre anni. Devo ammettere che la mia vita è cambiata in modo radicale soprattutto nel modo di affrontare le vicissitudini dell'esistenza. Quest'ultima segue sempre il suo inesorabile corso ma la vera rivoluzione è stata quella di vivere ogni esperienza, bella o brutta che sia, con animo e spirito diversi.
Felicità a tutti
(commento del 16 settembre 2013)

Frase dal Gosho - 24 giugno 2015

"Solo nel Sutra del Loto si legge che le donne che abbracciano questo sutra, non solo sono superiori a tutte le altre donne, ma eccellono su tutti gli uomini. [...] Lascia che gli altri ti odino, se vogliono. Di che cosa ti lamenti se sei apprezzata dal Budda Shakyamuni, dal Budda Molti Tesori, da tutti i Budda delle dieci direzioni, da Brahma, Shakra e dagli dèi del sole e della luna? Finché sei lodata dal Sutra del Loto, che motivo hai di lamentarti?"

Dal Gosho "L'unità di marito e moglie" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 410)

martedì 23 giugno 2015

Socialmente desiderato

Ho vissuto un'infanzia felice, primo di tre figli, una famiglia modesta, una buona educazione, genitori che non ci hanno mai fatto mancare nulla.
Avevo fretta di crescere, una fretta che condizionò il mio futuro. Ho avuto due storie importanti, e da ognuna di queste ho avuto un figlio. Ma non avevo la maturità giusta per assumermi queste responsabilità, quindi fuggii in entrambi i casi, sconfitto, affranto e divorato dai sensi di colpa. Mi lasciai andare completamente. Una vita senza regole. Non una storia, ma due, tre. Senza fine, senza freni.
Nel 1995 il brusco risveglio. Dopo un lungo periodo di febbre senza una comprensibile causa, curata con i farmaci prescritti dal medico di base, decisi di ricoverarmi in ospedale. Era l'agosto del 1995. Ero molto preoccupato. Reparto infettivi. Si percepivano nell'aria la sofferenza e l'impotenza. Mentre percorrevo il lungo corridoio mi accompagnava il canto di un ragazzo. La voce non più chiara, affaticata. Una vecchia canzone di Battisti. Metteva una grande tristezza, morì due giorni dopo.

Frase dal Gosho - 23 giugno 2015

"In definitiva, tutti i fenomeni, fino all'ultimo granello di polvere, sono contenuti nella nostra vita; le nove montagne e gli otto mari sono racchiusi nel nostro corpo; il sole, la luna e le miriadi di stelle si trovano nella nostra vita. Tuttavia noi siamo come il cieco che non vede le immagini riflesse in uno specchio o come il neonato che non teme l'acqua e il fuoco."

Dal Gosho "Gli inviati mongoli" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 561)

lunedì 22 giugno 2015

La qualità della vita #8

Inutile dire che il denaro è una cosa imprevedibile e fugace, su cui non si dovrebbe basare la propria vita. In altre parole , il denaro non garantisce la felicità. Per di più, ci sono molti casi in cui una persona diventa infelice a causa della propria ricchezza. Davvero, come dice Nichiren, “Recita Nam myoho renge kyo con un’unica mente ed esorta gli altri a fare la stessa cosa; questo resterà il solo ricordo della tua vita presente in questo mondo umano.”
Con queste auree parole in mente, noi stiamo ora avanzando nella fede verso kosen rufu. Il nostro stile di vita garantisce la più grande felicità. Avendo fiducia in ciò, spero che continueremo ad andare avanti coraggiosamente e con gioia.

Il Sutra del Loto afferma “… gli esseri viventi sono felici e a proprio agio”. E Nichiren dice” “Nam myoho renge kyo è la più grande di tutte le gioie.”
Continuare ad avanzare senza temere nessuna difficoltà, continuare a recitare costantemente la Legge mistica, questo è il sentiero della più grande felicità della vita. Questo è il sentiero della SGI.
E davvero “non avanzare vuol dire retrocedere”. Coloro che avanzano sono pieni di speranza e di coraggio. Vivono positivamente e conoscono la vera soddisfazione. Inoltre, sono capaci di ottenere risultati significativi. E’ per questa ragione che sono felici.
I periodi stagnanti determinano una vita di regresso. Col passare del tempo, chi conduce una vita del genere è sempre più sopraffatto da un senso di solitudine e di rimpianto.
La fede sta precisamente nel costruire un’esistenza in cui si è personalmente soddisfatti, stabilendo una condizione vitale ricca di speranza e di gioia che permetta di vivere energicamente.
Io dichiaro con la presente convinzione che noi che ci sforziamo di avanzare coltivando lo spirito della fede nella profondità della nostra vita, siamo i diretti discepoli e i seguaci di Nichiren. La storia è l’alleata della verità. Come veri discepoli di Nichiren, insieme viviamo le nostre vite con allegria e con gioia.

“Se una persona costruisce una strada e qualcuno si perde su di essa, è forse colpa del costruttore?”
Questa frase è la risposta alla domanda “Se qualcuno insegna la grande Legge a chi non ha la capacità di capirla, gli stolti la offenderanno sicuramente; se allora cadranno nei cattivi sentieri, la colpa non è di chi ha esposto l’insegnamento?”
In ogni circostanza e in ogni epoca ci saranno sempre individui arroganti che, dandosi delle arie, si limitano ad approfittare del sentiero che i loro predecessori hanno costruito col duro lavoro, senza avere per essi alcun senso di apprezzamento. Simili individui presuntuosi tendono ad attribuire agli altri la colpa dei propri errori. Questo modo di vivere è del tutto meschino, stupido e vuoto.
Non dovete mai condurre un’esistenza irresponsabile in cui date la colpa agli altri quando, sotto la vostra supervisione, accade qualcosa di negativo. Spero che per tutta la vita sarete un grande esempio per i posteri, tracciando un cammino sulla base del vostro profondo senso di missione e di responsabilità.

Frase dal Gosho - 22 giugno 2015

"Per prima cosa, alla domanda di dove si trovino esattamente l’inferno e il Budda, un sutra afferma che l’inferno si trova sotto terra e un altro dice che il Budda risiede a occidente. Ma, a un attento esame, risulta che entrambi esistono nel nostro corpo alto cinque piedi; questo dev'essere vero perché l’inferno è nel cuore di chi interiormente disprezza suo padre e trascura sua madre. È come il seme del loto che contiene al tempo stesso il fiore e il frutto. Anche il Budda dimora nei nostri cuori, così come dentro la pietra focaia esiste il fuoco e dentro le gemme esiste il valore. "

Dal Gosho "Il gosho di capodanno" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 1008)

domenica 21 giugno 2015

Frase dal Gosho - 21 giugno 2015

"Per tutti coloro che credevano nel Sutra del Loto ma non riuscivano a credere del tutto, il quinto volume espose il cuore dell’intero sutra, la dottrina del conseguimento della Buddità nella propria forma presente. Era come se un oggetto nero fosse diventato bianco, come se la lacca nera fosse diventata simile a neve, come se una cosa sporca fosse diventata pulita e pura o il gioiello che esaudisce i desideri fosse stato gettato nell’acqua torbida [per renderla limpida]. Vi si narra di come la fanciulla drago divenne Budda nella sua forma di serpente. E a quel punto nessuno poteva più dubitare che tutti gli uomini potessero conseguire la Buddità. Per questo affermo che l’illuminazione delle donne viene esposta come modello."

Dal Gosho "Il sutra della vera riconoscenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 827)

sabato 20 giugno 2015

Frase dal Gosho - 20 giugno 2015

"«Quando la pratica progredisce e aumenta la conoscenza, i tre ostacoli e i quattro demoni emergono in maniera disorientante, facendo a gara per interferire. […] Non dovete farvi influenzare né spaventare da loro. Se vi fate influenzare da loro, sarete trascinati nei sentieri del male. Se vi fate spaventare, vi sarà impedito di praticare il corretto insegnamento». Questa spiegazione non si applica solo a Nichiren, ma è anche una guida per i suoi discepoli. Imparatela rispettosamente e trasmettetela come verità di fede alle generazioni future."

Dal Gosho "Lettera ai fratelli" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 446)

venerdì 19 giugno 2015

La parabola dei tre tipi di erbe medicinali e dei due tipi di alberi

“La predicazione del Budda è imparziale
come una pioggia che ha un unico aroma,
tuttavia, a seconda della natura degli esseri viventi,
varia il modo in cui viene recepita,
proprio come le diverse piante e gli alberi
assumono l'acqua ognuno in maniera differente.
Il Budda usa questa parabola
come un espediente per svelare ed esporre l'argomento
e con diverse parole e frasi
espone l'unica Legge,
ma, rispetto alla saggezza del Budda,
questo non è che una goccia dell'oceano.
Io faccio cadere la pioggia del Dharma
bagnando il mondo intero,
e questo Dharma dall'unico aroma
viene praticato da ciascuno secondo le capacità individuali.
Accade come ai boschi e ai cespugli,
alle erbe medicinali e gli alberi
i quali, secondo che siano grandi e piccoli,
crescono poco a poco lussureggianti”.

(Sutra del Loto, La parabola delle erbe medicinali, pag. 161)

La parabola delle erbe medicinali dice che la grande nube della compassione del Budda copre l'intero sistema maggiore di mondi, ovvero l'intero universo. Come possiamo far sì che la compassione immensa del Budda “piova” su tutto il mondo? Questo è l'unico pensiero che occupa la mia mente. La missione della Soka Gakkai è svolgere “il lavoro del Budda” e questo è il momento di iniziare la nostra lotta: stiamo finalmente entrando nella fase decisiva del movimento per kosen rufu.
Io ritengo che per rivitalizzare la società odierna oggi chiusa in un vicolo cieco bisogna cominciare ad avere una visione universale della vita: riconoscendo l'unità della propria vita con l'universo, si potrà percepire anche l'unità con la natura e con il pianeta. Anche le opinioni riguardo alla società, alla nazionalità e alla razza subiranno una naturale revisione. Fintanto che le finestre del cuore umano rimarranno sbarrate non potrà esservi un grande futuro. Queste finestre vanno spalancate. Quando lo faremo non vi saranno più ostacoli alla pace.
Gli essere umani sono una cosa sola con l'universo. Tutti i fenomeni dell'universo contribuiscono all'individualità di ogni persona. In altre parole, ogni persona è un microcosmo che riflette il macrocosmo. La grande e imparziale saggezza del Budda intuisce gli aspetti universali e individuali dei fenomeni e percepisce che ogni persona e ogni essere vivente sono ugualmente preziosi e insostituibili. Sono convinto che l'umanesimo del Sutra del Loto sia l'umanesimo universale necessario per il prossimo millennio.
Il grande poeta indiano Rabindeanath Tagore scrisse: "Notte e giorno nelle mie vene scorre lo stesso flusso vitale che attraversa il mondo intero intrecciando ritmiche danze.
È la stessa vita che gioiosamente germoglia dalla polvere della terra con innumerevoli fili d'erba ed esplode in tumultuose onde di fiori e foglie.
E' la stessa vita che è cullata dal flusso e dal riflusso dell'oceano di vita e morte.
Sento che le mie membra sono glorificate dal tocco di questo mondo di vita. E sono orgoglioso che il palpito vitale dei secoli danzi in questo momento nel mio sangue”.

Avanziamo sempre con gioia ed esuberanza al ritmo dell'universo che scorre nelle nostre vene.

(D. Ikeda, La saggezza del Sutra del Loto, vol.1, pag. 276, 300, 301)
(Condivisione e foto di Giulietta)

Frase dal Gosho - 19 giugno 2015

"Nessuno di voi che vi dichiarate miei discepoli deve essere codardo. Non preoccupatevi per i genitori, le mogli e i figli, non temete per le vostre terre. Da innumerevoli kalpa avete sacrificato la vostra vita un numero di volte superiore ai granelli di polvere della terra per i genitori, i figli o le terre, ma non una sola volta avete dato la vita per il Sutra del Loto. Forse qualche volta avete cominciato a praticare il Sutra del Loto, ma, quando siete stati perseguitati, siete caduti e avete smesso di vivere secondo il sutra. È come bollire acqua solo per versarla nell’acqua fredda o come cercare di accendere un fuoco e rinunciare a metà strada. Ognuno di voi deve esser certo nel profondo del cuore che sacrificare la vita per il Sutra del Loto è come scambiare sassi con oro o immondizia con riso."

Dal Gosho "Le azioni del devoto del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 678)

giovedì 18 giugno 2015

Luminosità

Talvolta la pratica buddista si apre ad un sentimento solare, luminoso e saldo. Non nego che vi siano momenti difficili, in cui anche una pratica come la nostra - semplice ed essenziale - possa apparire pesante e priva di significato. La vita stessa, in quei momenti, generalmente è su un tono minore, oppure è oppressa dalle difficoltà - e allora recitare Gongyo diventa veramente qualcosa di faticoso: sembra un di più, un artificio inutile e superfluo rispetto ad periodo oscuro che si affronta - dove possono esservi problemi di vario genere ma, in sintesi, si ha a che fare con una o più delle otto sofferenze: nascita, malattia, vecchiaia, morte, essere lontani da ciò che si ama, essere vicini a ciò che si detesta, non ottenere ciò che si desidera, disordine delle "cinque componenti". Proprio in questi momenti, tuttavia, se il disagio diventa veramente forte, se la sofferenza diviene lacerante, la sincerità della pratica si manifesta: il rapporto con il Gohonzon trova una essenzialità, ritorna ai suoi fondamenti, alla sua verità. E' così che mi sento ora: nelle difficoltà attraversate percepisco di aver purificato la mia pratica, di averla resa più salda e più vera. Non che prima non lo fosse, però mi pare che essa, per sua natura, negli anni, tenda ad evolvere, a mutare, a penetrare più a fondo, magari abbandonando con naturalezza aspetti che - pur essendo serviti al tempo opportuno - adesso risultano non più utili. Ecco allora che scaturisce quel sentimento luminoso, quell'apertura di cui parlavo all'inizio. Insieme a tanta gratitudine per aver incontrato, apprezzato e mantenuto la fede nel Gohonzon: non è cosa da poco in un mondo così complesso e problematico. E' un grande beneficio, una vera fortuna.


[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 18 giugno 2015

"Recitare Myoho-renge-kyo con la consapevolezza che non esiste alcuna differenza fra Shakyamuni che ottenne l’illuminazione nel lontano passato, il Sutra del Loto che è la strada dell’illuminazione di tutti gli esseri, e noi persone comuni, significa ereditare la Legge fondamentale di vita e morte. Questo è essenziale per i discepoli, preti e laici, di Nichiren: questo è il significato di abbracciare il Sutra del Loto."

Dal Gosho "L’eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 190)

mercoledì 17 giugno 2015

Lasciare

Dopo che si è nati come essere umani, che cosa si dovrebbe lasciare alla posterità? Alcuni potrebbero pensare: la ricchezza. [...] L'eredità che splende eternamente e possiede un potenziale illimitato non è altro che la fede nella legge mistica. (D. I.)

Mara ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao, mi chiamo Mara e recito da pochissime settimane, saprò dirvi di più fra qualche tempo... buon Nam Myo Renge Kio a tutti voi.



(commento del 16 settembre 2013)

Frase dal Gosho - 17 giugno 2015

"Tuttavia, se reciti e credi in Myoho-rengekyo, ma pensi che la Legge sia al di fuori di te, stai abbracciando non la Legge mistica, ma un insegnamento inferiore. “Insegnamenti inferiori” sono quelli diversi da questo sutra, che sono tutti espedienti e insegnamenti provvisori. Nessun espediente o insegnamento provvisorio conduce direttamente all’illuminazione e, senza la diretta via all’illuminazione, non si può conseguire la Buddità, neanche praticando vita dopo vita per innumerevoli kalpa. Conseguire la Buddità in questa esistenza sarebbe dunque impossibile. Perciò, quando invochi myoho e reciti renge devi sforzarti di credere profondamente che Myoho-renge-kyo è la tua vita stessa."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 3)

martedì 16 giugno 2015

La quiete dopo la tempesta

Un’esistenza burrascosa fatta di malattie e storie con uomini sempre violenti. Poi l’Aids, la manifestazione fisica di una profonda sofferenza spirituale. Ma, come recita una poesia del presidente Ikeda, «più buia è la notte, più vicina è l’alba». E, proprio nel momento più difficile, è spuntata l’aurora.

Dall’agosto del 1999 che so di essere malata di Aids. Poco tempo prima, ero arrivata al punto di essere proprio stufa di sopportare le continue malattie che mi accompagnavano fin dalla nascita. Per una coincidenza mi è capitato di andare ad un corso della Divisione donne e così ho deciso di chiedere un consiglio al direttore della ISG, che era lì con noi. Tra le cose che mi disse, una mi entrò nel cuore come una freccia. Dedicare ogni istante della vita a kosen-rufu... Cercai di capire il significato di questa frase concentrandomi soprattutto sul verbo dedicare. Non è stato facile capire cosa vuol dire dedicare, ma alla fine ho capito una cosa molto semplice che non mi ha più abbandonato e che ho cercato di trasmettere agli altri: dedicarsi al Gohonzon è il vero scopo e la vera gioia della vita. Sinceramente. Con fiducia. È stato come riemergere alla luce dopo una lunga immersione. E dopo cinque mesi mi è esplosa la malattia, l’Aids.

Frase dal Gosho - 16 giugno 2015

"Dopotutto, anche se cerchiamo l’inferno in qualche luogo remoto, le mazze di ferro delle sue guardie e le grida accusatorie dei demoni guardiani non esistono separatamente da noi. Questo è un insegnamento di fondamentale importanza, tuttavia io lo impartirò a te così come il Bodhisattva Manjushri espose per la figlia del re drago l’insegnamento segreto del conseguimento della Buddità nella forma presente. Dopo averlo udito, impegnati ancor più diligentemente nella fede. Colui che udendo l’insegnamento del Sutra del Loto compie sforzi ancor maggiori nella fede è un vero ricercatore della via. T’ien-t’ai disse: «Dall’indaco, un blu ancora più blu». Il significato di queste parole è che una cosa tinta nell’indaco diventa più blu delle stesse foglie di indaco. Il Sutra del Loto è come l’indaco e la forza della pratica è come il blu che diventa sempre più intenso."

Dal Gosho "L’inferno è la Terra della Luce Tranquilla" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 404)

lunedì 15 giugno 2015

La qualità della vita #7

“Non agire sconsideratamente. Se ora abbandoni la fede, diventi soltanto lo zimbello dei tuoi nemici. Fingendosi amici, ti ammoniranno ripetutamente per indurti ad abbandonare la fede con lo scopo di beffarsi di te di farti beffare dagli altri. Lascia che dicano quello che vogliono. Poi dì loro : “Invece di ammonire una persona davanti agli altri, dovreste prima ammonire voi stessi”. Detto questo, alzati e allontanati.”
Coloro che abbandonano la fede con leggerezza finiranno per essere scherniti dagli altri. Anche se dovessero adeguarsi alla società, gli altri continuerebbero a tenerli in scarsa considerazione e ad approfittarsi di loro. Benché tali individui possano pensare di essere stati scaltri a ottenere dal mondo ciò che volevano, in realtà stanno solo rotolando sulla china della sofferenza incessante.

Che tipo di persona è felice? In una parola, una persona forte. E quale è infelice? Una persona debole. Una persona forte può godere di ogni cosa nella vita, e qualunque ostacolo sorga davanti a lei non farà che rafforzarla ancora di più.
Nel Gosho Lettera ai fratelli Nichiren scrive: “Una roccia messa sul fuoco si ridurrà in cenere, mentre l’ora diverrà oro puro.”
Questa è la verità, ed è una verità che si applica anche alle persone.

“L’oro non può essere bruciato dal fuoco né corroso o spazzato via dall’acqua, mentre il ferro è vulnerabile da parte di entrambi. Una persona saggia è paragonabile all’oro, uno sciocco al ferro. Tu sei come l’oro puro perché abbracci “l’oro” del Sutra del Loto.
Nel corso di una vita possono succedere tante cose. Vi sono giorni in cui dovete affrontare l’alta marea col rischio di un’inondazione, e altri in cui la marea rimane bassa. E possono esservi anche dei momenti in cui non c’è alcuna marea. Alle volte, a causa della profonda angoscia, potreste sentirvi come se foste nel mezzo di un incendio. Ma la cosa importante è vivere risolutamente un’esistenza in cui potete dire con convinzione e senza alcun rimpianto che avete fatto abbastanza. Se siete in grado di vivere in questo modo, siete una persona saggia, vittoriosa e felice.
Non importa quello che gli altri possono dire di voi, e non importa il modo in cui vi vedono, tutto ciò che dovete fare è persistere nelle vostre convinzioni. Fin quando era vivo, dialogavo spesso con Konosuke Matsushita, il fondatore della Panasonic. Alla fine delle nostre conversazioni concludevamo sempre che la cosa realmente importante è se alla fine della vita possiamo dire con orgoglio: “Questo è il modo in cui ho vissuto la mia vita!”

Frase dal Gosho - 15 giugno 2015

"Nel Sutra del Loto si afferma: «Se dopo la mia morte uno fra questi uomini o donne devoti sarà in grado di trasmettere segretamente il Sutra del Loto a una sola persona, anche solo una frase, allora sappi che egli o ella è l’inviato del Tathagata. È stato inviato dal Tathagata a proseguire la sua opera». Chi recita anche una sola parola o una sola frase del Sutra del Loto e ne parla a un’altra persona è l’inviato del Budda Shakyamuni, signore degli insegnamenti."

Dal Gosho "La voce pura e risonante" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 294)

domenica 14 giugno 2015

Frase dal Gosho - 14 giugno 2015

"Non devono esserci discriminazioni fra coloro che propagano i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo nell’Ultimo giorno della Legge, siano essi uomini o donne: se non fossero Bodhisattva della Terra, non potrebbero recitare il daimoku. Dapprima solo Nichiren recitò Nam-myoho-rengekyo, ma poi due, tre, cento lo seguirono, recitando e insegnando agli altri. La propagazione si svilupperà così anche in futuro. Non vuol dire ciò “emergere dalla terra”?"

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 341)

sabato 13 giugno 2015

Frase dal Gosho - 13 giugno 2015

"La saggezza del Budda è talmente meravigliosa che egli può sapere quante gocce di pioggia cadono in questo sistema maggiore di mondi, per esempio, in un periodo di sette giorni o di due volte sette giorni, eppure è scritto che i benefici ottenuti da una persona che reciti anche una sola parola del Sutra del Loto sono l’unica cosa che non può conoscere. Come possiamo conoscere tali benefici noi, persone ordinarie che hanno commesso gravi colpe?"

Dal Gosho "La recitazione dei capitoli “Espedienti” e “Durata della vita”" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pagg. 60-61)

venerdì 12 giugno 2015

Dal tempo senza inizio


I bodhisattva della Terra appaiono nel capitolo Jujutsu del Sutra del Loto (quindicesimo), in cui innumerevoli bodhisattva di altri mondi si offrono di diffondere il Sutra del Loto nel mondo di saha.
Il Budda Shakyamuni vi si oppone affermando che questo mondo ha già i suoi bodhisattva, in grado di portare a termine il compito della propagazione. È a questo punto che la terra trema e una folla di bodhisattva – uguali in numero ai granelli di sabbia di 60.000 fiumi Gange – emergono, ciascuno accompagnato dai suoi seguaci. I loro corpi sono dorati e tutti posseggono le trentadue caratteristiche buddiche. Sono guidati dai quattro bodhisattva Jogyo, Muhengyo, Jyogyo, Anryugyo.
Nel capitolo Jinriki (ventunesimo) Shakyamuni trasmette loro l’essenza del Sutra del Loto e affida loro la missione di propagarla nell’Ultimo giorno della Legge.
Del luogo da cui emergono i bodhisattva, il capitolo Jujutsu dice solo che vengono dallo «spazio sotto la terra »: T’ien-t’ai interpreta questa frase come «la profondità della vita, la realtà assoluta», e Nichiren Daishonin la definisce Nam-myoho-renge-kyo.
In quanto fu la prima persona a rivelare Nam-myoho-renge-kyo e a cominciarne la propagazione nell’Ultimo giorno, il Daishonin si identificò con il bodhisattva Jogyo, guida dei bodhisattva della Terra.
Negli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto Shakyamuni assunse l’identità di un Budda provvisorio affermando, in accordo con le capacità delle persone del Primo e del Medio giorno della Legge, di aver ottenuto l’Illuminazione in quella vita, senza rivelare che la sua Illuminazione originaria era avvenuta nel remoto passato di gohyaku-jintengo. I bodhisattva suoi seguaci in questa identità provvisoria, sono detti bodhisattva dell’insegnamento teorico (Monju, Fugen, Kannon, Yakuo e altri); appaiono nel Primo e nel Medio giorno della Legge per diffondere gli insegnamenti del Mahayana provvisorio e la parte teorica del Sutra del Loto.
I bodhisattva della Terra, invece, appaiono nell’Ultimo giorno della Legge e si dedicano a propagare la Legge mistica, l’essenza del Sutra del Loto, perché a loro Shakyamuni aveva rivelato la Legge nel remoto passato senza inizio di gohyaku-Jintengo, quando aveva ottenuto l’Illuminazione per la prima volta. Ed è per questo che sono chiamati bodhisattva dell’insegnamento essenziale. (da: Nuovo Rinascimento)

Frase dal Gosho - 12 giugno 2015

"Masakado era conosciuto come un coraggioso generale esperto nell’arte della guerra, tuttavia fu sconfitto dalle truppe comandate dall’imperatore. Anche Fan K’uai e Chang Liang ebbero i loro fallimenti. È il cuore che è importante. Non importa quanto forte Nichiren possa pregare per te, se manchi di fede sarà come tentare di accendere il fuoco con un’esca bagnata. Sforzati di raccogliere il potere della fede. Considera prodigiosa la tua sopravvivenza. Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra. Allora «riuscirai […] a sconfiggere tutti gli altri nemici». Queste auree parole non saranno mai contraddette. L’essenza della strategia e dell’arte della spada derivano dalla Legge mistica."

Dal Gosho "La strategia del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 889)

giovedì 11 giugno 2015

Morte ed eternità

S'è detto più volte che quella sulla morte è l'unica vera grande inchiesta, alla radice di ogni impostazione filosofico-religiosa. Riflettendo sulla morte ci chiediamo, di rimando, che cos'è la vita, qual è il suo significato e se ne ha uno. Come praticanti, ci chiediamo quale sia la posizione del buddhismo sull'argomento, perché ci sembra a volte ambigua: sopravviviamo oppure no? Si parla anche nel buddhismo di 'eternità della vita', ma come potrebbe essere eterna se non ci fosse la continuità dell'identità individuale fra una rinascita e l'altra, se il karma fosse soltanto una valigia che cambia di mano? Che cosa sarebbe dunque eterno, il karma forse? Allora sarebbe meglio parlare di 'eternità del karma', non della vita. E se il karma - la legge di causa ed effetto - fosse eterno, quindi 'assoluto', come potrebbe essere possibile il suo superamento, scopo principale del buddhismo? E il Nirvana, è 'estinzione' come annullamento e negazione, oppure si tratta di uno stato di coscienza superiore, al di là del tempo e - quindi - della morte? Dal canto mio ho elaborato alcune risposte a partire dagli insegnamenti buddhisti. Non so quanto siano realmente sostenibili dal punto di vista dottrinario, ma a me 'tornano', cioè mi soddisfano. Poi, è chiaro che bisogna lasciare sempre la porta aperta al dubbio, alla possibilità di riformulare tutto. Secondo me un 'quid' che sopravvive e che non è identificabile con il solo karma esiste, e credo che si tratti di una identità più profonda di quella che la nostra autopercezione ci suggerisce normalmente. Ciò che comunemente chiamiamo 'noi stessi' è qualcosa di piuttosto superficiale, è la nostra 'persona'. Ricordiamo che il termine 'persona' è mutuato dal teatro greco e significa 'maschera'. Credo che essa sia il 'ruolo' che ricopriamo come attori in ogni singola vita, ma che viene abbandonato al momento della morte o poco dopo. Sicuramente la persona 'Maurizio' con cui attualmente mi identifico non sopravviverà alla morte: si tratta, come dice il buddismo, di un insieme di aggregati. Tuttavia credo che il karma, i ruoli, le parti, abbiano uno scopo: quello della crescita della coscienza individuale. Che cosa rimarrebbe se dimenticassimo tutto di noi stessi? Rimarrebbe la nostra coscienza, il nostro sentirci di esistere. L'identità dell'io, del 'piccolo io', si basa sulla memoria. Senza di essa l'io non avrebbe sostanzialità. Svanisce con la memoria e, quindi, alla morte del corpo. Esistono poi livelli di memoria più profondi, non legati al cervello fisico: il karma, l''ottava coscienza', l''inconscio'. Anch'essi sono destinati a sciogliersi, a risolversi. Dove? Nella 'nona coscienza', che non è un 'magazzino' e, al contempo, è il trait-d'union che rappresenta il senso di ogni esperienza e di ogni serie di esperienze. Senza la nona coscienza esisterebbe soltanto il meccanismo universale. L'ingranaggio. E basta. Con la nona coscienza esiste l'origine e lo scopo del meccanismo e la garanzia che ogni percorso, pur sfociando in una consapevolezza unitaria e totalizzante, conservi la storia e la dignità di ogni passo, di ogni fase e, quindi, la particolarità individuale.

[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 11 giugno 2015

"Nel Gohonzon dimorano, senza eccezione alcuna, tutti i Budda, i bodhisattva e grandi saggi, tutti i vari esseri dei due mondi e degli otto gruppi che appaiono nel capitolo “Introduzione” del Sutra del Loto. Illuminati dalla luce dei cinque caratteri della Legge mistica, rivelano i nobili attributi che possiedono intrinsecamente. Questo è l’oggetto di culto. È quello che indica il sutra con l’espressione «il vero aspetto di tutti i fenomeni»."

Dal Gosho "Il reale aspetto del Gohonzon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 738)

mercoledì 10 giugno 2015

Potreste

Potreste dover affrontare periodi burrascosi, malattie o un senso di solitudine. Potreste vacillare nella vostra determinazione, chiedendovi perchè mai avete scelto una strada così dificile. Ma non dovete mai arrendervi. (D. I.)

Annamaria - La Spezia ha detto...

dossier le storia del budda

Stasera ho partecipato ad una riunione Buddista della Soka Gakkai per la prima volta e, ritornata a casa ho voluto documentarmi un po' sulle origini di questa religione o filosofia di vita e girando qua e là ho trovato il vostro bellissimo sito che ho aggiunto subito ai preferiti per rileggermi tutto con calma (dato che ormai sono le 23 e domattina dovrò alzarmi prestissimo, non posso godermi al meglio le informazioni che il sito offre).
Grazie per dare a tutti la possibilità di leggervi.
Un caro saluto
Annamaria-La Spezia

(commento del 5 settembre 2013)

Frase dal Gosho - 10 giugno 2015

"Il primo volume di Grande concentrazione e visione profonda afferma inoltre: «Come può uno ascoltare, credere e praticare il perfetto insegnamento in modo da ottenere la perfetta illuminazione?». Il primo volume di Su “Grande concentrazione e visione profonda” dice: «Credere nel perfetto insegnamento significa risvegliare la fede attraverso la dottrina e fare della fede la base della pratica»."

Dal Gosho "Il reale aspetto del Gohonzon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 739)

martedì 9 giugno 2015

La pazienza coltivata

Avevo a che fare coi bambini sia a scuola che coi miei figli, ma il rapporto con l'infanzia si mostrava difficile. Scoprii che la pazienza era la mia più grande sfida, non mi sembrava di essere portata per l'insegnamento ma, come dice il mio maestro volevo vincere, proprio là dove mi trovavo!

Pratico il Buddismo dal 2002, anno in cui frequentavo l'università. Prima di allora avevo sofferto di disturbi alimentari e di depressione. Ero in conflitto con i miei genitori, che litigavano fin da sempre, e sentivo persistere un vuoto profondo causato dalla relazione con mia madre. Cercavo di attenuare il dolore ma vivevo momenti di disperazione. Nello stesso anno la mia famiglia precipitò in una situazione economica molto difficile: papà fu costretto a chiudere la sua attività e liquidare il personale, ipotecando la casa in cui vivevano i suoi genitori. Dopo più di dieci anni di psicoterapia continuavo a sentirmi triste e a pensare di sottrarmi alla vita. Intanto l'università era il raggio di luce che mi rasserenava. Mi ero anche fidanzata, ma questa unione mi creava solo disagio a causa della gelosia che provavo verso il mio compagno e per la costante paura di essere tradita.

Frase dal Gosho - 9 giugno 2015

"Fai ogni possibile sforzo in previsione della tua prossima vita. La cosa più importante è che, recitando soltanto Nam-myoho-renge-kyo, puoi conseguire la Buddità. Tutto dipenderà indubbiamente dalla forza della tua fede. Avere fede è la base del Buddismo. Per questo il quarto volume di Grande concentrazione e visione profonda afferma: «Il Buddismo è come un mare in cui si può entrare solo con la fede»."

Dal Gosho "Il reale aspetto del Gohonzon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 739)

lunedì 8 giugno 2015

La qualità della vita #6

Nel Gosho Il vero aspetto di tutti i fenomeni, scritto sull'isola di Sado, Nichiren dice: "Per quanto la gente possa odiarmi, non può cambiare la realtà della mia illuminazione".
Questo è un brano famosissimo in cui Nichiren evidenzia la supremazia della sua illuminazione di Budda originale, che resta immutabile in mezzo a qualunque persecuzione. E' come il ruggito del re leone che dichiara che la sua condizione vitale illuminata è invincibile.
Noi siamo tutti degni discepoli del Budda originale, Nichiren Daishonin. Perciò non dobbiamo dare minimamente retta alle parole di quegli individui perversi che ululano come sciacalli selvaggi, ma dovremmo invece continuare ad avanzare trepidamente, come il re leone. Possiamo capire il corretto modo di vivere come esseri umani attraverso l'esempio di Nichiren e continuare a percorrere con coraggio il sentiero di kosen rufu.

Nichiren osserva che quando dopo la morte si cade in uno stato di sofferenza infernale, "un trono o un titolo di generale non valgono nulla: tormentati dai guardiani dell'inferno non si è diversi da scimmie ammaestrate che devono obbedire al padrone".
Con queste parole compassionevoli ma severe, Nichiren ci sta raccomandando di sforzarci nella fede così da non andare incontro a una fine così pietosa.
La posizione sociale e la fama sono illusioni. Inseguire queste cose pensando che ci renderanno felici è come inseguire un miraggio.
Per contro, quanto sono nobili le vite di coloro che, pur non essendo famosi e non godendo forse di alcun riconoscimento da parte della società, dedicano la loro vita alla felicità e al benessere degli altri per amore della Legge! Quanto sono felici coloro che vivono con convinzione e che alla fine dei loro giorni possono dichiarare "Sono soddisfatto di ciò che ho realizzato!" e "Ho fatto del mio meglio!"
Siamo tutti esseri umani, perciò siamo tutti uguali. L'unica vera differenza tra gli individui sta nella loro condizione vitale. La nostra condizione vitale dura oltre la morte, nell'eternità. Perciò, come dice Nichiren, "è il cuore che è importante".

Frase dal Gosho - 8 giugno 2015

"Dove c’è acqua vi dimorano i pesci e dove ci sono boschi, si radunano gli uccelli. La montuosa isola di P’eng-lai è colma di pietre preziose, sul monte Malaya crescono gli alberi di sandalo e l’oro si può trovare sui monti dai quali sgorga il fiume Lishui. Così è per questo luogo. È il luogo del “cumulo di benefici” dove dimorano Budda e bodhisattva. I benefici del Sutra del Loto che recito da tanto tempo devono essere più vasti del cielo. Quindi, poiché tu sei venuto spesso qui, anno dopo anno, è certo che estinguerai in questa vita gli impedimenti karmici accumulati sin dal passato senza inizio. Devi sforzarti sempre più."

Dal Gosho "Il luogo del cumulo di benefici" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 949)

domenica 7 giugno 2015

Frase dal Gosho - 7 giugno 2015

"Nel passato il Bodhisattva Mai Sprezzante sostenne che tutti gli esseri umani hanno la natura di Budda, che abbracciando il Sutra del Loto avrebbero conseguito sicuramente la Buddità e che disprezzare una persona è disprezzare il Budda stesso. La sua pratica era di venerare tutti. Egli venerava anche coloro che non credevano nel Sutra del Loto perché anch’essi avevano la natura di Budda e un giorno avrebbero potuto credere nel sutra. A maggior ragione devi venerare i monaci e i laici che abbracciano il sutra."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670)

sabato 6 giugno 2015

Frase dal Gosho - 6 giugno 2015

"Quando una persona è illusa è chiamata essere comune, quando è illuminata è chiamata Budda. È come uno specchio appannato che brillerà come un gioiello se viene lucidato. Una mente annebbiata dalle illusioni derivate dall’oscurità innata è come uno specchio appannato che, però, una volta lucidato, sicuramente diverrà limpido e rifletterà la natura essenziale dei fenomeni e il vero aspetto della realtà. Risveglia in te una profonda fede e lucida con cura il tuo specchio notte e giorno. Come dovresti lucidarlo? Solo recitando Nam-myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

venerdì 5 giugno 2015

Pratica

L'adesione del cuore e della mente ad una particolare impostazione filosofica o religiosa è estremamente importante, ma senza praticare quell'idea viene a mancare qualcosa di fondamentale. Dico questo perché, specialmente nell'occidente odierno, ci si è abituati a credere che basta il pensiero: se mi piace qualcosa, se sono d'accordo con un'idea, per ciò stesso la sto sostenendo, mi ci posso riconoscere ed è parte integrante di me. In una certa misura è vero, però realizzare significa far entrare nel corpo, rendere carne e sangue quello che invece potrebbe rimanere un fatto astratto o soltanto teorico. Per questo motivo il buddismo insiste tanto sulla pratica. L'azione per gli altri è un importante elemento di essa, così come anche l'etica del comportamento in tutte le situazioni che la vita propone: nella sua antica formulazione - secondo l'insegnamento del Buddha Shakyamuni - il buddismo è retta azione, retta parola, retto sforzo, retti mezzi di sussistenza. Però, sempre nella stessa elencazione dell'ottuplice sentiero, il Buddha parla anche di retta motivazione, retta comprensione, retta consapevolezza, retta concentrazione. In altre parole la pratica consiste nel rettificare, e quindi purificare, sia le manifestazioni esteriori che quelle interiori della nostra vita, e fra queste svolge un ruolo molto importante la meditazione. Nella nostra forma di buddismo tale pratica si identifica con la recitazione di Gongyo e Daimoku, effettuata generalmente la mattina e la sera. Particolarmente al mattino bisognerebbe recitare una buona quantità di Daimoku, cioè Nam Myoho Renge Kyo, ma le regole non sono rigide e ognune decide secondo i suoi impegni, i suoi ritmi, le sue possibilità. Tuttavia, come praticante, ho notato che ci sono dei periodi della vita in cui la recitazione, la meditazione, la poniamo in secondo piano, come un optional, rispetto a tutte le cose che abbiamo da fare quotidianamente e che ci assorbono. Finiamo gradualmente per recitare sempre meno e, magari, con sempre maggiore sforzo - come se perdessimo la sintonia con la pratica. Ebbene, ho potuto constatare personalmente che esiste una grande differenza fra il modo in cui mi sento quando recito giornalmente almeno un'ora di Daimoku e quando non lo faccio, magari facendo soltanto un Gongyo a-tirar-via, alla meno peggio! Invece lo sforzo di alzarsi un pò prima e rinunciare ad un poco di sonno per praticare il buddismo produce grandi risultati e risulta energetico, ci si sente meglio, anche le circostanze difficili diventano più affrontabili - da tutti i punti di vista. Quindi, lo ripeto, non basta un'adesione ideale alle dottrine buddiste senza che ci sia un adeguato supporto meditativo, una giusta pratica, che costituisce quindi proprio la chiave concreta per realizzare, per inverare l'insegnamento del Buddha.

[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 5 giugno 2015

"Le gocce di rugiada si accumulano per formare un ruscello e i ruscelli si accumulano per formare il grande mare. I granelli di polvere si accumulano per formare una montagna, e le montagne si accumulano per formare il monte Sumeru. Allo stesso modo questioni di poca importanza si accumulano fino a diventare questioni serie."

Dal Gosho "Il corpo e la mente delle persone comuni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 1005)

giovedì 4 giugno 2015

Propagazione

A mio parere esiste una sfumatura di significato differente, anche molto differente, fra le parole 'propagazione' e 'propaganda'. Mi sembra che il problema delle organizzazioni religiose stia in gran parte qui: aver frainteso questo significato, aver confuso la propagazione con la propaganda. La propagazione, mi piace immaginare, è come quella di un'onda sonora, di un diapason. Il diapason coglie una vibrazione, ne risuona e, per ciò stesso, la propaga, la diffonde. Nel mondo dell'Illuminazione di cui parla il buddismo dovrebbe essere lo stesso: vibrare su una certa lunghezza d'onda. Se lo si fa davvero, è naturale che si diffonda nell'ambiente intorno l'emanazione del proprio 'stato vitale'. Ma non si tratta di uno 'stato vitale' tipo 'fitness', uno star bene di tipo salutista. Si tratterebbe, invece, di una 'sintonia' con il Gohonzon, cioè - appunto - con il mondo d'Illuminazione, con la parte profonda dell'esistenza, con il Senso, con la Vera Entità, con la Consapevolezza, con Nam-Myoho-Renge-Kyo (non soltanto la mera ripetizione, ma il significato). Se la vibrazione è quella 'giusta', è naturale che la nostra 'pratica', cioè il nostro cammino evolutivo, costituisca un richiamo, un messaggio anche per gli altri. Se accendiamo una fiamma, per quanto piccola essa sia, anche una fiammella, essa rischiara l'oscurità intorno. E' nella natura della luce farlo. Non credo che la luce debba preoccuparsi di diffondere la luce. Se è luce... diffonde! In un modo o nell'altro. Tutt'al più ci si può preoccupare di accendere davvero la fiammella, di ingenerare un processo di combustione reale (che bruci il karma, cioè i nostri limiti) e non soltanto immaginario. Cioè di lavorare davvero su sé stessi (non sugli altri...). Propaganda, invece, significa 'vendere' qualcosa. Significa prospettare soluzioni precostituite, indurre bisogni, sensi di colpa, comportamenti. Tutto, però, si risolve nello smercio di un prodotto, di un 'oggetto', quindi - tutto sommato - di qualcosa di esterno all'individuo, talvolta addirittura di estraneo. Può capitare di convincersi della bontà di un prodotto al punto da desiderare di diffonderne l'uso, di estenderne la commerciabilità, l'emergenza, il gradimento collettivo rispetto ad altri prodotti consimili. Si può essere anche molto sinceri in questo. Però si sta solo smerciando qualcosa: in ambito spirituale il cambiamento non riguarda il 'cosa', forse neanche il 'come'. Non è la tecnica che può. Nel migliore dei casi la tecnica rappresenta un aiuto, un supporto, per una rivoluzione che, comunque, bisogna compiere dentro di sé e 'alzandosi da soli'. Si può propagandare l'Illuminazione come se fosse un oggetto, un ulteriore prodotto della nostra società dei consumi, di qualche multinazionale? Secondo me no. Chi lo fa, anche con le migliori intenzioni, è destinato a fallire: il suo 'prodotto' costituisce quasi per definizione una sovrastruttura che, presto o tardi, risulterà oppressiva, ingombrante, superata o superabile da un nuovo ritrovato tecnico. La propagazione è diversa. Forse prescinde dal metodo e arriva subito all'essere, alla realtà interiore, a ciò che c'è di eterno dentro. Mi sembra molto giusta la locuzione 'da cuore a cuore'. Si propaga la luce, non il modo in cui si è acceso lo stoppino, che può anche variare. La luce è la rivelazione, il fatto che esista, che sia possibile, che non sia una vana fantasticheria. Se nella mia vita realizzo anche una piccola parte di luce, lo faccio anche per gli altri, ciò avrà un'effetto anche sugli altri. Perché siamo tutti collegati e perché è quello che tutti - in modo più o meno consapevole - cerchiamo: 'bodhicitta', il 'pensiero dell'illuminazione', l'unico 'vero' e fondamentale desiderio. La verità non ha bisogno di alfieri, di difensori, di combattenti. Si propaga da sé, perchè tutti la percepiscono e la cercano. Un piccolo fiammifero, quindi, può generare un grande incendio, quello di una foresta. Accendere, dunque, la propria luce: questa è l'essenza. Si diffonderà. Questo non significa essere dei solitari, non voler partecipare isolandosi sulla montagna. E' normale e auspicabile interagire, cercare di capirsi, di aiutarsi, persino di organizzarsi. Però bisognerebbe organizzarsi e proporsi come organizzazione quasi chiedendone scusa, con levità, con la capacità di lasciar andare, di proporre ma sempre con la costante preoccupazione di non imporre e di non 'vendere' nulla. Come dice il Budda nel Sutra del Loto: "Questo è il mio pensiero costante..."

[via | Maurizio]