venerdì 31 luglio 2015

Il buddismo della rivoluzione umana


di Giovanna Mangiaracina

In Occidente vengono chiamati Buddismo gli insegnamenti di Shakyamuni e tutte le loro successive elaborazioni. Il buddismo è una religione ‘vivente’ e non una semplice adesione intellettuale ad un sistema di pensiero: non ci si può definire buddisti senza praticarlo. Insieme all’Islam, al Cristianesimo, all’Induismo e all’Ebraismo è una della grandi religioni mondiali. Nato in India, si è in seguito sviluppato con le tre principali tradizioni (Mahayana, Theravada e Vajrayana) in Cina, Tibet, nel sud-Asiatico e in Giappone. Più recentemente si è affermato anche nei Paesi occidentali. La pratica del Buddismo è basata sulla compassione che si identifica nello sforzo sublime di condividere le sofferenze degli altri partendo dalla comune umanità e di creare ed espandere una rete di autentica amicizia e fiducia. La Soka Gakkai Internazionale è una organizzazione impegnata a sviluppare attività nell’ambito della pace, della cultura e della educazione basate sull’umanesimo buddista. Fondamento dell’umanesimo buddista sta nell’immenso rispetto per ogni forma di vita che ci permette di percepire e riconoscere la “natura di Budda” – così incomparabilmente preziosa – inerente non solo agli esseri umani, ma ad ogni essere vivente. Nel Sutra del Loto, la scrittura buddista più conosciuta nel mondo, Shakyamuni chiarisce “l’unica grande ragione” della sua apparizione in questo mondo: aprire la porta della saggezza del Budda a tutti gli esseri viventi e mantenere la sua promessa di condurre loro alla sua stessa condizione di illuminazione. Nichiren Daishonin, monaco di straordinaria cultura, apparve nel Giappone del XIII secolo e fondò un buddismo accessibile alla gente comune, e, secondo la tradizione mahayana, cercò di realizzare lo stesso obiettivo di Shakyamuni: mettere ogni persona in grado di aprire da sola le porte della saggezza del Budda. Anche se colpito da durissime persecuzioni governative, Nichiren non smise mai di inviare lettere ai suoi seguaci dove spiegava i fondamenti del suo buddismo applicati alla vita quotidiana. Nel 1279, tre anni prima di morire, iscrisse il Dai-Gohonzon, che lui stesso definì “l’oggetto di culto per osservare la propria mente”.

Frase dal Gosho - 31 luglio 2015

"«I sapienti sanno percepire l’origine delle cose, come i serpenti conoscono la via dei serpenti». Se il cielo è sereno, la terra è illuminata. Similmente, se si conosce il Sutra del Loto si può comprendere il significato degli affari di questo mondo."

Dal Gosho "L’oggetto di culto per l’osservazione della mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 336)

giovedì 30 luglio 2015

Osservazioni su mantra e daimoku

Valutazioni personali sui mantra in generale e il daimoku in particolare:
1. la recitazione di un mantra e, comunque, la pratica di una tecnica meditativa, tendono ad allentare i vincoli con i quali l'io imprigiona la capacità percettiva e l'intuizione profonda. Il mono-tono del mantra favorisce un certo rilassamento, anche fisiologico, e una certa pacificazione mentale, permettendo l'emersione di contenuti di solito nascosti alla coscienza ordinaria. La situazione formale della recitazione assomiglia ad una condizione di 'deprivazione sensoriale', cioè non sono presenti particolari stimoli sensori e distrazioni e, quindi, il mondo esterno perde una parte della sua presa sull'esperienza vigile. Al contempo la vigilanza rimane - se non si cade in uno stato di sonno - e quindi l'osservazione tende a focalizzarsi sui contenuti interiori piuttosto che su quelli esteriori. Questo spiega l'emersione che talvolta si verifica anche di contenuti spiacevoli, di attacchi di panico o altro: venendo meno il controllo cosciente, viene fuori quello che c'è immediatamente sotto, nelle zone sub-coscienti, altrimenti nascosto o coperto per motivi difensivi o di 'rimozione'. Possono rendersi evidenti anche emozioni positive, ricordi, pensieri, qualche volta sogni ad occhi aperti oppure, se si va abbastanza nel profondo, piccole o grandi 'illuminazioni' nello stile dei Pratyekabuddha: cioè intuizioni più o meno parziali o ampie sulla natura del reale e su sé stessi.
2. Ogni tecnica meditativa e ogni mantra hanno un significato e privilegiano una particolare visione del mondo, del divino, dell'illuminazione: è come se si trattasse di farmaci diversi, di medicine differenti, con indicazioni e posologie specifiche. Qui rientriamo nel discorso sugli Upaya, gli 'espedienti', ripreso anche dal Buddha quale 'bravo medico' in grado di prescrivere la giusta medicina. Tenuto fermo quanto anzidetto sull'effetto fisiologico e psichico delle tecniche di meditazione in generale, dunque, dobbiamo anche tener conto del proposito e dell'effetto della singola tecnica per cercare di comprenderne il significato specifico. Il discorso sarebbe lungo, ma potremmo analizzare lo slancio devozionale del mantra "Hare Krishna", il desiderio di vedere oltre l'illusione delle forme implicito in "Om Mani Padme Hum", oppure l'affidamento al divino quali creature piccole e insufficienti espresso nel mantra esicastico cristiano "Kyrie Eleison". Nel nostro caso potremmo dire che "Nam Myoho Renge Kyo" indica la dedizione e la sintonia con la Legge Mistica e Misteriosa dell'Esistente come lo scopo stesso della vita, il più profondo, il più ampio, il più reintegrativo, quello alla base di tutti gli altri.
3. Secondo me non bisogna, recitando il Daimoku, cercare di avere un atteggiamento piuttosto che un altro al di là delle semplici regole di base: voglio dire che il mono-tono, la concentrazione sul mandala e l'immobilità della posizione a mani giunte - anche se imperfette e non osservate con estremo rigore - tendono comunque a produrre gli effetti accennati al punto 1. Non si tratta di effetti difficilissimi da raggiungere, tutti li abbiamo sperimentati. L'importante è accettare e osservare quanto accade: talvolta si è concentrati, talaltra distratti, annoiati, smaniosi, angosciati, duri, aperti, felici, illuminati, sereni e via dicendo. Tutto questo fa parte di 'Kanjin', l'osservazione di noi stessi proprio come siamo. Secondo me non dovremmo cercare di essere diversi o di seguire un modello ideale di recitazione. Se ci 'guardiamo allo specchio' non dovremmo interporre maschere.
4. Più difficile è recitare realizzando consapevolmente il 'significato' di Nam Myoho Renge Kyo, cioè la sintonia con il Mistero della Vita. Qui entriamo nel senso mistico vero e proprio della nostra tecnica, connesso con l'altro scopo di Kanjin: osservare sé stessi non soltanto per vedere il trambusto e l'alternarsi dei 'nove mondi' e delle 'otto coscienze', ma riuscire a scorgere il 'decimo mondo', la buddhità, e la 'nona coscienza', quella Amala, cioè l'Incontaminata. Il punto è che l'osservazione del 'piccolo io' dovrebbe permettere la sua purificazione, l'autoconoscenza e il distacco dalla mutevolezza dei 'cinque aggregati', dando la possibilità di scorgere il fondamento, eterno e immutabile, il Vero Io, il Sé. Normalmente invece ci si ferma ai primi effetti della tecnica e si viene attaccati dai 'demoni': cioè quanto emerge tende ad avere il sopravvento sulla qualità della pratica. Per esempio una paura, una rabbia o un desiderio di potere, cioè il 'mondo di animalità', di 'collera' o quello di 'avidità' venuti alla luce durante la recitazione vengono a colorarne l'intenzionalità, coprendo il vero significato di Nam Myoho Renge Kyo. E' per questo che il buddhismo deve poter viaggiare sui tre binari di pratica, fede e studio, così che il corpo, il cuore e la mente si sostengano e si bilancino l'un l'altro nel cammino evolutivo della conoscenza di sé e del Sé. E' per questo che è anche importante il confronto con gli altri, con il Sangha, la comunità di chi condivide gli stessi intenti o interessi. Da soli spesso si rischia di perdere l'obiettività della visione oppure si diventa unilaterali, come talvolta fanno gli auto-didatti.

[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 30 luglio 2015

"I ruscelli si riuniscono per formare il grande mare e i granelli di polvere si accumulano per formare il monte Sumeru. Quando all’inizio io, Nichiren, presi fede nel Sutra del Loto, ero come un’unica goccia d’acqua o un singolo granello di polvere in tutto il Giappone. Ma poi, quando due, tre, dieci, cento, mille, diecimila, un milione di persone reciteranno il Sutra del Loto e lo insegneranno ad altri, formeranno un monte Sumeru di perfetta illuminazione, un grande mare di grande nirvana! Non cercare nessun’altra via per conseguire la Buddità!"

Dal Gosho "La scelta del tempo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pagg. 520-521)

mercoledì 29 luglio 2015

Gratitudine


Non dimenticare i debiti di gratitudine verso coloro che ci hanno protetto nei tempi difficili è l'essenza del comportamento umano. Nichiren insegna che per un essere umano è il corretto modo di vivere. (D. I.)

Mattia Caputo ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao a tutti! Il buddismo è favoloso! Adoro pregare ogni giorno! :) Grazie alla pratica giornaliera ogni giorno è sempre bello, nuovo, diverso. Ma non faccio chissà cosa :). Lo sento dentro di me che ogni giorno è speciale! 

Questo blog è molto bello e lo vedo ogni giorno!
Spero di raccontarvi più presto possibile una mia esperienza! concreta! Vi voglio tanto bene! Spero in un modo o nell'altro di conoscervi tutti! Chissà! 
Ciao

(commento del 13 novembre 2013)

Frase dal Gosho - 29 luglio 2015

"Il Budda Shakyamuni, che ha ottenuto la perfetta illuminazione, è la nostra carne e il nostro sangue; le sue pratiche e i benefici che come conseguenza egli ottenne sono le nostre ossa e il nostro midollo. [...] Shakyamuni, Molti Tesori e i Budda delle dieci direzioni rappresentano il mondo di Buddità dentro di noi e rintracciandoli [al nostro interno] possiamo ricevere i loro stessi benefici."

Dal Gosho "L’oggetto di culto per l’osservazione della mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 325)

martedì 28 luglio 2015

Due ma non due

D. e Y. raccontano il cammino che hanno seguito e che le ha portate a scoprire che le loro storie, benché diverse, in comune avevano parecchio. Primo fra tutti, l'entusiasmo che ha contagiato l'intero settore.

Sono D. e ho iniziato a praticare il Buddismo nel 2002. Sono di Fondi, un paese in provincia di Latina, ma nel momento in cui mi hanno parlato della pratica lavoravo a Modena. Uno dei primi benefici, oltre al potermi risollevare da una sensazione interiore di impotenza, dolore e morte in seguito alla scomparsa di mia madre, fu il mio trasferimento in provincia di Latina. Ero di nuovo a casa! Andavo alle riunioni di discussione a Latina (a circa 60 km dal mio paese), cominciando da subito una pratica corretta: Daimoku, Gongyo e attività per gli altri. Tutto nella mia vita iniziò a muoversi velocemente. A seguito di una difficoltà con la responsabile di gruppo, decisi di partecipare alle attività per gli altri nel mio paese. Lì c'erano solo due gruppi: uno di quattro persone (a cui poi mi sono aggiunta io) e uno di tre, tutte accomunate da storie di vita pesantissime. Quando mi offrirono la corresponsabilità di gruppo cominciai a chiedermi perché mi trovavo in quel luogo, con pochi compagni di fede e tutti con gravi problemi. Mi resi conto che quello era il mio ambiente e che, in base al principio di non dualità della vita e del suo ambiante (esho funi), per trasformare quella situazione dovevo guardare dentro di me, cioè approfondire la mia fede.

Frase dal Gosho - 28 luglio 2015

"Un uomo arrogante sarà sopraffatto dalla paura di fronte a un forte nemico, come il superbo asura che si rimpicciolì e si nascose in un fiore di loto nel lago della Frescura quando fu redarguito da Shakra. Persino una sola parola o frase dell’insegnamento corretto, se è adatta al tempo e alle capacità delle persone, permetterà di raggiungere la via mentre, anche studiando mille sutra o diecimila trattati, non si conseguirà la Buddità se questi insegnamenti non si accordano con il tempo e le capacità delle persone."

Dal Gosho "Lettera da Sado" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 267)

lunedì 27 luglio 2015

Cambiare il proprio destino #2

La fede nella Legge mistica è come un paio di ali con cui volare nel cielo della felicità eterna. A ogni difficoltà che superiamo attraverso la fede, eleviamo il nostro stato vitale e accumuliamo fortuna. Conseguendo la Buddità in questa vita, ci innalziamo nel cielo dell’eternità dove tutti i nostri desideri sono realizzati. Questo è il principio del Buddismo e il ritmo della vita.
In una lettera indirizzata a Shijo Kingo e a sua moglie, Nichiren scrive: “La realizzazione del vostro desiderio adesso è completa, come la marea quando raggiunge il suo livello massimo o lo sbocciare dei fiori nel prato in primavera.
Come raccomanda Nichiren, basandoci su Nam myoho renge kyo sforzandoci di portare a piena fioritura il nostro cuore e la nostra vita, affrontando coraggiosamente l’inverno delle difficoltà e conducendo così un’esistenza di vera soddisfazione e di vittoria.
Pertanto, fra le persone che sacrificano la loro vita per la fede, alcune non si ammalano, altre, anche se si ammalano, guariscono e altre ancora possono perdere la vita incontrando un grande demone.
Qui Nichiren sta ammonendo la destinataria della lettera, Nichinyo, a essere sempre mentalmente preparata a ogni evenienza.
Sulla base della mia personale esperienza di fede di oltre quarant’anni, posso dire che, nella nostra organizzazione per kosen rufu , coloro che hanno lavorato con impegno e diligenza per lo sviluppo della Soka Gakkai, quando ne hanno avuto bisogno hanno sempre ricevuto protezione. Per esempio, se qualcuno si ammalava, la sua malattia non era grave o non metteva a rischio la sua vita. E in ogni caso viveva più a lungo.
Anche chi alla fine moriva, godeva di un periodo di remissione della malattia e poi, dopo avere dimostrato di avere effettivamente assunto il controllo del proprio destino, moriva coraggiosamente e pacificamente, senza soffrire. Non è forse questo un esempio della verità insegnata nel Sutra del Loto?
Questo genere di morte è colmo di benefici e di meriti, e costituisce una gloriosa partenza verso una prossima vita altrettanto felice. Inoltre, i familiari del defunto vengono protetti. La pratica buddista arreca benefici sostanziali come questi.
E’ questa la ragione per cui, ora che siete giovani e sani, dovete sforzarvi di dedicarvi sinceramente alla pratica buddista. Sarebbe un peccato se consideraste con leggerezza la vita e il Buddismo, rilassandovi e prendendovela comoda, per poi trovarvi a rimpiangerlo nel futuro. E’ per impedire questo che ora vi sto parlando così severamente.

Frase dal Gosho - 27 luglio 2015

"Oggi ci sono persone che credono nel Sutra del Loto; la fede di alcuni è come il fuoco, quella di altri è come l'acqua. Quando i primi ascoltano l'insegnamento, ardono di passione come il fuoco, ma, con il passare del tempo, tendono ad abbandonare la fede. Avere fede come l'acqua significa credere sempre, senza mai retrocedere. "

Dal Gosho "I due tipi di fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 798)

domenica 26 luglio 2015

Frase dal Gosho - 26 luglio 2015

"Per fare un altro esempio, in autunno e in inverno le piante e gli alberi sono secchi e spogli, ma, quando su di loro risplende il sole primaverile ed estivo, si coprono di rami, foglie, fiori e frutti. Prima della predicazione del Sutra del Loto, le persone dei nove mondi erano come piante o alberi in autunno e in inverno. Ma quando il singolo carattere myo del Sutra del Loto cominciò a risplendere su di loro come il sole primaverile ed estivo, sbocciò il fiore dell'aspirazione all'illuminazione e apparve il frutto della Buddità"

Dal Gosho "Il daimoku del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 128)

sabato 25 luglio 2015

Frase dal Gosho - 25 luglio 2015

"Benché numerose, le persone del Giappone difficilmente realizzeranno qualunque cosa, poiché hanno uno stesso corpo, ma diversa mente. Al contrario, sebbene Nichiren e i suoi discepoli siano pochi di numero, poiché hanno lo spirito di "diversi corpi, stessa mente", realizzeranno sicuramente la loro grande missione di propagare ampiamente il Sutra del Loto. Un solo scroscio di pioggia spegne molti fuochi ruggenti, e una singola verità dissolve molte forze malvagie»"

Dal Gosho "Diversi corpi, stessa mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 550)

venerdì 24 luglio 2015

Regole...

Una persona sola su un’isola deserta è libera di comportarsi come vuole. In fondo, l’unico a cui può creare problemi è se stesso. Ma quando anche solo due persone devono vivere, lavorare insieme –o anche per esempio suonare o fare sport insieme – immediatamente nasce l’esigenza di un sistema di regole che permetta loro di fare quello che devono fare in armonia.
Se al partner dà fastidio trovare il tubetto del dentifricio aperto, le regole di una buona convivenza insegnano a fare un piccolo sforzo per ricordarsi di chiuderlo dopo averlo usato, mentre le regole del mondo del lavoro vogliono che chi si assume un compito lo porti fino in fondo per non creare problemi ai suoi collaboratori e contribuire allo scopo comune. Le regole sono necessarie e non sono sempre e soltanto dei limiti alla libertà individuale.

Tutti abbiamo il diritto di vivere in una società ben strutturata, ben “regolata”, nella quale sappiamo esattamente su cosa poter contare e quali sono le cose da non fare per non recare danno ai vicini. L’assenza di regole garantisce la massima libertà solo al più forte, al più prepotente, al più arrogante.
Grazie alle regole, possiamo pretendere che un altro non calpesti un nostro sacrosanto diritto e che venga punito se lo fa. Quanto è fastidioso l’atteggiamento di chi, sentendosi superiore alle norme della civile convivenza (“io faccio quello che mi pare”), parcheggia l’auto in doppia fila, su un passo carrabile o – peggio – in un posto riservato ai portatori di handicap. Per non parlare di abusi ben più gravi che ognuno può facilmente immaginare. Avere delle regole certe è un diritto, prima ancora che un dovere. (G. L.)

Frase dal Gosho - 24 luglio 2015

"Se davvero temi il regno di nascita e morte e brami il nirvana, se mantieni la fede fino in fondo e aneli alla via, le sofferenze del mutamento e dell’impermanenza non saranno altro che il sogno di ieri, e il risveglio dell’illuminazione diverrà la realtà di oggi. Se solo reciti Nam-myoho-renge-kyo quale colpa non potrà essere cancellata? Quale fortuna non verrà concessa? Questa è la verità ed è estremamente profonda. Devi credervi e accettarla"

Dal Gosho "Conversazione fra un santo e un uomo non illuminato" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 117)

giovedì 23 luglio 2015

Disattendere le aspettative

Shakyamuni, dopo aver lasciato la sua reggia, cioè la visione limitante del mondo in cui era vissuto fino a quel momento, s'inoltrò nella foresta, nei villaggi, nel variegato disordine della vita, per cercare di scoprire il perché della sofferenza, per conoscere meglio sé stesso e la Legge che regola l'esistenza. Era un principe e agli occhi del re suo padre avrebbe dovuto essere il futuro sovrano, ma egli rifiutò di identificarsi in quel ruolo e smise di praticare lo stile di vita di corte in cui era nato e cresciuto. In breve tradì le aspettative che gli altri avevano su di lui. Nella sua ricerca incontrò dapprima due, tre Maestri. Ognuno di loro sembrava essere il detentore della Verità. Ognuno di essi si era spinto fino a vertici filosofici ed esperienziali mai raggiunti prima. Conoscevano la mente concettuale e ciò che va oltre la concettualizzazione, le regioni della forma e della non-forma. Siddharta studiò diligentemente le loro dottrine e si immerse negli stadi meditativi da loro indicati fino a diventare il migliore allievo in ognuna di quelle scuole. Però, ogni volta, ritenne di non aver trovato le risposte che cercava, di non aver veramente conosciuto sé stesso. Pertanto smise di praticare quelle discipline e continuò il pellegrinaggio interiore. Andò a vivere nella foresta insieme agli asceti. Condivise con loro l'idea che il maggior ostacolo alla comprensione fosse il corpo fisico con le sue limitazioni. Pertanto cercò insieme ai suoi compagni di dominare ogni istinto fisiologico, di fiaccare gli impulsi naturali, di far tacere ogni brama. Anche in quel caso il suo desiderio di conoscenza lo portò molto lontano e divenne pressocché un Maestro, un esempio per gli altri asceti. Quando decise che anche con quei sistemi non si poteva raggiungere ciò che cercava, partì dalla foresta e smise di praticare la mortificazione ascetica. I suoi compagni, che fino a quel momento lo avevano ammirato, pensarono che avesse disatteso e tradito il comune ideale. Secondo me Shakyamuni non tradì mai nulla, proseguì semplicemente una indagine che andava oltre tutte le concezioni e le tecniche della sua epoca. La sua vera pratica consisteva principalmente nel non fermarsi alle verità precostituite, nel cercare costantemente di aprire la sua vita al nuovo, all'ulteriore, alla conoscenza di sé e del Sé. Sia pure nel suo stile immaginifico e mitologico, penso che il Sutra del Loto dica una grande verità: che negli ultimi anni della sua vita il Buddha continuò a mettere tutto in discussione, compreso il suo stesso messaggio. Dichiarò che quanto era andato insegnando per quasi quarant'anni non era che un insieme di verità provvisorie, di punti-di-passaggio, di espedienti. Disse che la sua intenzione non era mai stata davvero compresa, e che non era comprensibile se non fra Buddha, cioè fra persone che vivevano e sentivano profondamente la sua stessa ricerca, il suo "volo continuo". Pertanto, con il Sutra del Loto, Shakyamuni disattese il suo stesso insegnamento - la sua forma esteriore - per cercare di indicare qualcosa di più profondo e vissuto, oltre ogni dottrina codificata. Anche Nichiren smise di praticare il buddhismo della sua epoca scandalizzando i contemporanei e, probabilmente, in tal modo dimostrò di aver compreso l'intenzione e la "vera pratica" di Shakyamuni. Il Daishonin disse infatti che quest'ultima non consisteva in nessuna tecnica o esperienza prestabilita, in nessuno degli espedienti del Buddha, piuttosto era definibile come "Nam Myoho Renge Kyo", cioè come una costante, incessante e libera dedizione alla ricerca della Legge Mistica e Misteriosa che sottende la manifestazione dell'Universo.

[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 23 luglio 2015

"Il Sutra delle Sei paramita dice che si deve diventare maestri della propria mente e non lasciare che la mente sia la propria maestra. Qualunque difficoltà possa sorgere, considerala passeggera come un sogno e pensa solo al Sutra del Loto."

Dal Gosho "Lettera ai fratelli" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 447)

mercoledì 22 luglio 2015

Sicerità


Nella fede la sincerità è vitale. Il proprio cuore sincero è un requisito per conseguire la Buddità. Allo stesso tempo, però, è assolutamente necessaria anche la saggezza che permette alla sincerità di diventare una causa per il conseguimento della Buddità. (D. I.)

Federica Baccaglini ha detto...

dossier le storia del budda

Con il cuore GRAZIE!

(commento del 11 ottobre 2013)

Frase dal Gosho - 22 luglio 2015

"Non c'è vera felicità se non quella di avere fede nel Sutra del Loto. Questo si intende con «pace e sicurezza nell'esistenza presente e nasceranno in circostanze favorevoli nelle successive». Non permettere mai che le avversità della vita ti preoccupino, nemmeno i santi o i saggi possono evitarle. Recita Nam-myoho-renge-kyo e bevi sakè solo a casa con tua moglie. Quando c'è da soffrire, soffri; quando c'è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Come potrebbe non essere questa la gioia senza limiti della Legge?"

Dal Gosho "Felicità in questo mondo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 607)

martedì 21 luglio 2015

Arrendermi? Mai

La sofferenza della morte è sicuramente, tra tutte, quella più difficile da affrontare e superare. Ma anche in questo caso il Buddismo permette di ricominciare da capo, di ricostruirsi un futuro, di non fermarsi, e di continuare a cambiare la propria vita. Ma soprattutto permette di essere felici a dispetto degli eventi, anche dei più negativi.

Ho conosciuto il Buddismo nel 1997 grazie a un collega che mi invitò a una riunione a casa sua. Non ero alle prese con particolari problemi da risolvere, avevo un ottimo lavoro e vivevo da qualche anno una bella relazione sentimentale. Cominciai a praticare perché, nonostante apparentemente mi sentissi bene, ero in fondo insoddisfatta: sentivo che la mia vita mancava di uno scopo e che, benché avessi molti amici, i rapporti con loro erano superficiali. Ciò che sentii subito alla prima riunione buddista fu di avere incontrato finalmente delle persone con le quali avrei potuto costruire un legame profondo.

Frase dal Gosho - 21 luglio 2015

"Sulle Montagne Nevose vive un uccello chiamato uccello che soffre il freddo il quale, torturato dal freddo pungente, grida che la mattina seguente si costruirà un nido. Ma quando si fa giorno trascorre le ore dormendo, riscaldato dai tiepidi raggi del sole del mattino, senza costruirsi il nido. Così continua a lamentarsi vanamente per tutta la vita. Lo stesso è vero per le persone. Quando cadono nell’inferno e soffocano tra le sue fiamme, anelano a rinascere come esseri umani e fanno voto di mettere da parte tutto il resto per servire i tre tesori e ottenere l’illuminazione nella prossima vita. Ma, anche nelle rare occasioni in cui capita loro di rinascere sotto forma umana, i venti della fama e del profitto soffiano violenti e la lampada della pratica buddista si spegne facilmente. Senza scrupolo essi sperperano le loro ricchezze per cose inutili, ma lesinano anche il più piccolo contributo al Budda, alla Legge e all’ordine buddista."

Dal Gosho "Lettera a Niiike" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 911)

lunedì 20 luglio 2015

Cambiare il proprio destino #1

Possiamo trasformare qualunque cosa ci accada nella vita in un fattore positivo o negativo a seconda del modo in cui la percepiamo. La stesso vale per la fede.
“Tutte le tue azioni virtuose creeranno nella tua vita buone radici che produrranno benefici. Abbi questa profonda convinzione.”
Sia che recitiate il sutra o semplicemente offriate “fiori e incenso”, o andiate a trovare i membri per incoraggiarli e consigliarli, tutte queste azioni virtuose produrranno benefici. In altre parole, quando basiamo la nostra vita sulla Legge mistica, tutto ciò che ci accade, sia triste o felice, diventerà nutrimento per il nostro sviluppo e per il cambiamento del nostro karma.
Anch’io ho sofferto tutti i tipi di critiche e di persecuzioni a causa della fede. Tuttavia sono riuscito, grazie ai benefici derivanti dalle mie azioni in difesa della Legge, a servire Nichiren e la Soka Gakkai in buona salute. Benché la mia debolezza fisica facesse dubitare che sarei arrivato ai trent’anni, ho avuto il beneficio di godere di buona salute. Attualmente, sono in grado di propagare la Legge mistica nel mondo e anche di sforzarmi di tramandare ai posteri la filosofia del Buddismo. Sono estremamente grato quando penso che tutto ciò è stato possibile grazie ai benefici che derivano dai nostri sforzi di affrontare le critiche e le persecuzioni che ci colpiscono.
In una lettera alla monaca laica Myoho, Nichiren chiarisce il principio che chiunque abbracci la Legge mistica diventerà felice, senza alcuna eccezione. “Il sutra insegna che le donne, gli uomini malvagi e coloro che vivono nei regni degli animali e dell’inferno - di fatto tutti gli esseri dei dieci mondi – possono raggiungere la Buddità”.
Nichiren poi fa la seguente analogia: “[E’ un prodigio incomprensibilmente più grande del] produrre il fuoco da una pietra raccolta dal fondo di un fiume, e di una lanterna che rischiara un luogo rimasto buio per cento, mille o diecimila anni.“ E poi conclude: “Se persino le cose più comuni di questo mondo sono così stupefacenti, quanto è dunque più mirabile il potere della Legge buddista! ”
Risvegliando una fede sincera nel Gohonzon inscritto da Nichiren e sforzandosi di recitare Nam myoho renge kyo e di propagare la Legge, si possono attingere i poteri del Budda e della Legge inerenti nel Gohonzon e trasformare il proprio karma negativo. In questo modo, tutti possono conseguire la Buddità.
Nichiren afferma: “Se non fosse per lo scorrere dei fiumi, il grande mare non esisterebbe. Senza grandi difficoltà non esisterebbe il devoto del Sutra del Loto.“
In questo brano Nichiren si sta riferendo a se stesso. Tuttavia, come sui discepoli, dovremmo applicare le sue parole anche a noi. Desidero che sviluppiate una condizione vitale vasta come l’oceano Pacifico, la cui vista si domina qui a Izu.
Qualunque difficoltà possiate incontrare, non sarà mai così grande come quelle affrontate da Nichiren. Al confronto, le difficoltà che sperimentiamo sono relativamente minori, e sarebbe presuntuoso da parte nostra paragonarle a quelle di Nichiren. Ogni ostacolo che incontrate nel corso della vostra pratica buddista è connesso a un cambiamento nel vostro destino. Tutto sommato, tutti gli ostacoli che incontrate nella vostra pratica operano a vostro favore.
Dopo tutto, ogni ostacolo è una fonte di nutrimento che ci permette di innalzare e perfezionare la nostra vita. Gli ostacoli sono gli impulsi che ci spingono lungo un corso di vita risoluto e vittorioso. Questo beneficio appartiene di diritto a tutti voi, che abbracciate la Legge mistica. Dovreste sfidarvi per tutta la vostra vita per dimostrare la verità di questo principio.

Frase dal Gosho - 20 luglio 2015

"Si dice che il leone, re degli animali, avanzi di tre passi, poi si raccolga su se stesso per saltare, sprigionando la stessa potenza nel catturare una piccola formica o nell'attaccare un animale feroce [...] Questo è ciò che intende il sutra «la potenza [dei Budda] simile a un leone all’attacco»"

Dal Gosho "Risposta a Kyo’o" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 365)

domenica 19 luglio 2015

Frase dal Gosho - 19 luglio 2015

"Ognuno di voi deve raccogliere il coraggio di un leone e non soccombere di fronte alle minacce di chicchessia. Il leone non teme nessun altro animale e così neppure i suoi cuccioli. Quelle persone [che offendono la Legge] sono come sciacalli ululanti, ma i seguaci di Nichiren sono come leoni ruggenti. [...] Rafforzate la vostra fede giorno dopo giorno e mese dopo mese. Se la vostra determinazione cala anche solo un po’, i demoni prenderanno il sopravvento."

Dal Gosho "Le persecuzioni che colpiscono il santo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 885)

sabato 18 luglio 2015

Frase dal Gosho - 18 luglio 2015

"Una donna che fa offerte a questo Gohonzon attira la felicità in questa vita, e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà da ogni lato, a destra e a sinistra, davanti e dietro. Come una lanterna nell’oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti circonderà e ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada."

Dal Gosho "Il reale aspetto del Gohonzon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 738)

venerdì 17 luglio 2015

La scoperta della libertà


Un’interpretazione arbitraria può distorcere il significato di un testo, tuttavia queste citazioni significano in sostanza che le pratiche di Shakyamuni e le virtù che ne derivarono sono tutte contenute nei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. Se noi crediamo in questi cinque caratteri ci saranno concessi naturalmente gli stessi benefici delle sue pratiche.

Dal Gosho Il vero Oggetto di culto

Studiare Il vero Oggetto di culto è stata per me un’esperienza straordinaria. Nichiren Daishonin dedica quasi metà del Gosho a una questione fondamentale: la Buddità è in ogni persona.
È un concetto semplicissimo da comprendere ma difficilissimo da percepire. Talmente difficile da richiedere tante pagine e l’ammissione esplicita di tutti i maggiori studiosi di Buddismo che si tratta dell’insegnamento più difficile da credere e da capire. Talmente difficile che solo Shakyamuni, T’ien-t’ai e Dengyo l’hanno percepito, insieme a Nagarjuna e Vasubandhu, i quali però non l’hanno rivelato.
In più di duemila anni solo i più grandi studiosi di Buddismo, attraverso le loro pratiche e conoscenze, sono arrivati a questo traguardo, senza riuscire però a comunicare agli altri come raggiungere lo stesso risultato. La Buddità era considerato poi un attributo legato a Shakyamuni e quindi lontanissimo dalla vita delle persone comuni. Per raggiungerla era necessario dedicarsi vita dopo vita a pratiche oggi per noi improponibili, ma attualissime ancora all’epoca di Nichiren Daishonin.
In questo quadro la sua impresa è davvero straordinaria: fare in modo che ogni persona di qualunque epoca, condizione sociale e culturale possa percepire la natura illuminata della sua vita senza fare ricorso a pratiche di meditazione o ad austerità inaccessibili, ma semplicemente recitando e credendo nei cinque caratteri di Myoho-Renge-kyo.
Nel periodo in cui visse, questa affermazione doveva essere così incredibile da spingerlo a suffragarla con tutte le prove dottrinali di cui disponeva. Per questo forse i Gosho nei quali espone le sue dottrine più importanti sono così densi di quelle citazioni che nella lettura e nello studio noi spesso tralasciamo alla ricerca di incoraggiamenti più diretti ed efficaci. Invece, proprio queste puntualizzazioni ci aiutano a ad apprezzare con maggiore gratitudine ciò che Nichiren Daishonin ha fatto per ognuno di noi.
Per me personalmente questa frase di Gosho è stata la fonte di una grande emozione che mi ha permesso di recitare Daimoku con una forza nuova. Recitando con la fiducia che avrei ottenuto tutti i benefici che il Budda Shakyamuni e tutti i Budda dall’infinito passato hanno ottenuto attraverso innumerevoli vite dedicate alla ricerca della Buddità, mi sono sentita leggera di fronte agli effetti del karma negativo e libera rispetto al futuro. Ciò mi ha permesso di realizzare un obiettivo al quale tenevo moltissimo e di apprezzare il Buddismo di Nichiren Daishonin con un’intensità rinnovata. 
(di Laura Barbieri)

Frase dal Gosho - 17 luglio 2015

"«Dopo la mia estinzione, nell’ultimo periodo di cinquecento anni, dovrai diffonderlo in tutto Jambudvipa e non permettere mai che [la sua diffusione] sia interrotta, né dovrai permettere ai demoni malvagi, alla gente demoniaca, agli esseri celesti, ai draghi, agli yaksha, o ai demoni kumbhanda di prendere il sopravvento!» [...] Dal momento che la predizione del sutra non fu fatta invano, è certo che tutto il popolo del Giappone reciterà Nam-myoho- renge-kyo!"

Dal Gosho "Ripagare i debiti di gratitudine" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 659)

giovedì 16 luglio 2015

La trasformazione del karma

Ikeda: Il punto di vista del Sutra del Loto sulla espiazione delle offese è sostanzialmente diverso da quello degli insegnamenti che lo precedono.
Abbiamo già ribadito che il riconoscimento del ruolo del libero arbitrio è una caratteristica propria solo della visione buddista dei karma. Non si può negare però che, nell'evoluzione del pensiero buddista successiva alla morte di Shakiamuni, le basi dottrinali originali furono dimenticate e l'idea di un karma che vincola la vita delle persone divenne dominante. Alle persone veniva detto che dalle vite precedenti fino a quella presente avevano accumulato un numero incalcolabile di offese. Ciò le faceva sentire impotenti e senza speranza di sradicare una mole così imponente di karma

Saito: Si supponeva che fosse impossibile in una sola esistenza espiare e cancellare tutte le azioni negative accumulate in infiniti kalpa e che al massimo si poteva sperare di ridurre, anche in minima parte, questo saldo negativo nella profondità della vita. Nel frattempo però noi continuiamo ad accumulare karma negativo e, finché saremo bloccati in questo ciclo, finiremo solo con l'essere afflitti da una sensazione di impotenza.

Ikeda: La vera essenza del buddismo, la via interiore, è considerare il karma come una propria responsabilità. Ma gli insegnamenti provvisori precedenti al Sutra del Loto l'avevano interpretato nel modo sbagliato.

Morinaka: Mi chiedo se ciò non fosse dovuto in parte all'intervento di preti dalle opinioni distorte. Affermando che le persone erano prigionieri del proprio karma e che solo il clero aveva il potere di cancellare le loro offese passate, essi sfruttavano la propria autorità religiosa a scopo intimidatorio. Senza dubbio quei preti calcavano la mano sul fatto che le persone erano pieni di colpe, ma in realtà erano loro che si rendevano colpevoli delle più gravi offese.

Ikeda: Il buddismo di Nichiren corregge questi insegnamenti buddisti errati. Esso insegna che si può, senza alcun dubbio, trasformare il proprio karma. Per questa precisa ragione il Daishonin affronta l'argomento del karma.

Saito: Esatto. Porre l'accento sul karma senza spiegare con chiarezza che può essere espiato significherebbe non lasciare alle persone altra scelta che rimanere mute e inermi di fronte alle insondabili profondità del proprio karma.

Ikeda: È la rivelazione del principio di trasformazione del karma che può liberare le persone dal proprio destino. Il Buddismo parla del karma per spiegare come trasformarlo. In altri termini, esporre alle persone la teoria del karma senza spiegare fino in fondo i mezzi per trasformarlo significa interpretare erroneamente il Buddismo. Simili insegnamenti fanno soltanto sì che le persone rimangono prigionieri delle pastoie del fato.
Un'altra caratteristica distintiva del concetto di karma del Daishonin è la severa attenzione che riserva all'analisi di se stessi. Ci insegna a riflettere più attentamente sul nostro karma e sulle nostre azioni per trasformarlo, usando il potere della Legge che la nostra vita possiede.

Mokinaka: Dunque per trasformare il karma dobbiamo guardare bene in faccia la nostra vita.

Ikeda: Esatto. Fronteggiando direttamente il nostro karma così com'è, affrontandolo a testa alta, possiamo far sgorgare lo stato vitale della Buddità. Immergendoci nella profondità della nostra vita costruiamo il “palazzo della nona coscienza, l'immutabile realtà che regna su tutte le funzioni della vita”. Solo così si realizza la purificazione dei sei organi di senso e la propria rivoluzione umana, cioè si affina la propria umanità. Inoltre non dobbiamo limitarci a riflettere sul nostro karma personale. Una volta che ci siamo liberate dalle catene del karma dobbiamo adoperarci per liberare le altre persone che soffrono per lo stesso motivo. Questa è la strada per il conseguimento della Buddità propria e degli altri.
Mentre lottiamo per trasformare il nostro karma, ci sforziamo di aiutare gli amici a trasformare il loro. Questo è significato di tutte le attività della SGI, la strada della pratica buddista corretta.

(D. Ikeda: ”Il mondo del Gosho”, pag. 445, 446, 447- Esperia)
(contributo e foto di Giulietta)

Frase dal Gosho - 16 luglio 2015

"Come ho già affermato varie volte, si dice che dove c’è una virtù invisibile ci sarà una ricompensa visibile. I tuoi colleghi samurai hanno parlato male di te al tuo signore ed egli ha anche dubitato che dicessero il vero, ma, poiché per molti anni hai nutrito il forte e sincero desiderio di salvare il tuo signore nella prossima vita, hai ottenuto questo beneficio. E questo non è che l’inizio: sii sicuro che la ricompensa grande deve ancora venire"

Dal Gosho "Virtù invisibile e ricompensa visibile" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 806)

mercoledì 15 luglio 2015

Realtà


Il mondo di Buddità colmo di felicità non deve essere cercato lontano; esso esiste nel regno pieno di problemi dei nove mondi. Un principio insegnato dal Daishonin è che è proprio la sofferenza, in sè e per sè, che ci permette di costruire lo stato di felicità caratterizzato dalla completa libertà. (D. I.)

Anonimo ha detto...

dossier le storia del budda

Io pellegrino nel tempo, oggi a Pozzuoli, felice di avervi incontrato, saluto tutti voi.
Grazie

(commento del 27 settembre 2013)

Frase dal Gosho - 15 luglio 2015

"Quindi il miglior modo per conseguire la Buddità è quello di incontrare un buon amico. Dove può condurci la nostra saggezza? Se abbiamo abbastanza saggezza da distinguere il caldo dal freddo, dovremmo cercare un buon amico. Ma incontrare un buon amico è la cosa più difficile. Per questo il Budda l’ha paragonata alla probabilità per una tartaruga con un occhio solo di trovare un tronco galleggiante con una cavità della misura giusta per contenerla, o alla difficoltà di calare un filo dal cielo di Brahma e farlo passare attraverso la cruna di un ago posto sulla terra. Inoltre, in quest’ultima epoca malvagia, i cattivi compagni sono più numerosi dei granelli di polvere della terra, mentre i buoni amici sono meno del terriccio che può stare su un’unghia."

Dal Gosho "I tre maestri del Tripitaka pregano per la pioggia" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 531)

martedì 14 luglio 2015

No, non mi arrendo

Una diagnosi tempestiva ha permesso l'individuazione di una grave malattia che ha colpito il marito. Un'esperienza che l'ha costretta ad affrontare le sue paure e i suoi limiti e ad "attingere al potere del Daimoku a piene mani".

Ho vissuto per sedici anni la pratica buddista all'insegna della "parsimonia", dei timori e dei dubbi. La mia profonda insicurezza e le mie incertezze erano sempre in agguato a sbarrarmi la strada.
Ma ho continuato a praticare "diligentemente" per tutti questi anni, consapevole dei benefici che ricevevo: una serena vita affettiva e di relazione, una discreta situazione materiale... ma anche (vigliaccamente) delle sfide che lo sperimentare fino in fondo il potere del Gohonzon avrebbero comportato. «Speriamo che la vita non si accorga troppo di me», mi ripetevo mentalmente cercando di prolungare il più possibile questo stato di equilibrio, non desiderando di elevarmi troppo oltre il mondo di Umanità nel quale mi ero adagiata così bene.

Frase dal Gosho - 14 luglio 2015

"Il cuore di tutti gli insegnamenti della vita del Budda è il Sutra del Loto e il cuore della pratica del Sutra del Loto si trova nel capitolo "Mai Sprezzante". Cosa significa il profondo rispetto del Bodhisattva Mai Sprezzante per la gente? Il vero significato dell'apparizione in questo mondo del Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti, sta nel suo comportamento da essere umano."

Dal Gosho "I tre tipi di tesori" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 756)

lunedì 13 luglio 2015

La qualità della vita #11

Miei discepoli, praticate la Legge mistica esattamente come faccio io. Anche se diventaste un grande saggio o un grande studioso, a chi servirebbe se poi doveste cadere nell’inferno? In ogni caso recitate Nam myoho renge kyo attimo dopo attimo.
Chi rincorre solo le cose materiali spesso è impaziente di ottenere onori. Perciò sarà facilmente sviato dalla vanità e dalle formalità.
La determinazione nelle profondità della propria vita non può essere vista, tuttavia si manifesterà chiaramente in tremila modi diversi, chiarendo la vittoria o la sconfitta della propria esistenza. Questa è la severa legge buddista di causa ed effetto. Una persona che mantiene la fiducia in questa verità, alla fine diventerà un eterno vincitore nella vita.
[Questo incidente] è un tentativo di allontanare le persone dall’insegnamento di Nichieren. Ma dato che è così eclatante, le loro manovre stanno per essere smascherate. Per favore, aspettate pazientemente un altro poco e vedrete. Se le radici vengono messe a nudo, i rami avvizziranno. Se la sorgente si inaridisce, il torrente cesserà di fluire.
La sfortuna non continuerà a lungo. Il male non dominerà eternamente. Nel corso del tempo la verità diventerà sicuramente chiara. Qui Nichiren rassicura i suoi seguaci che la giustizia alla fine prevarrà sicuramente.
La fede e la vita dovrebbero essere considerate in una prospettiva a lungo raggio. Dovreste avere l’apertura mentale di aspettare il tempo giusto, e di creare il momento propizio. Spero che, con spirito profondo e magnanimo, vivrete le vostre vite con saggezza e adempirete la vostra missione di leader di kosen rufu.
Nel Gosho La pratica dell’insegnamento del Budda, Nichieren parla di “indossare l’armatura della perseveranza”.
Una battaglia si vince attraverso la perseveranza e la tenacia. Coloreo che indossano l’armatura della perseveranza e lottano tenacemente, alla fine sono certi di trionfare. I veri vincitori nella vita sono colore che ottengono la vittoria finale.
Ciò che conta è la vittoria finale: le vittorie e le sconfitte momentanee sono di secondaria importanza. La cosa importante è la vittoria finale nella vita, ed è per questo che noi pratichiamo il Buddismo. Non importa quanto sia potente o famoso o privilegiato un individuo, dice Nichiren, “da una prospettiva buddista non è altro che un sogno, un piacere illusorio; la vera felicità può essere raggiunta solo rivelando lo stato di Buddità nella nostra vita.
Noi siamo tutti Bodhisattva della Terra. Perciò i Budda e i bodhisattva delle dieci direzioni e delle tre esistenze di passato, presente e futuro – cioè tutte le funzioni protettive dell’universo – ci sosteranno e ci proteggeranno dal male,incitandoci ed applaudendo i nostri sforzi. Continuiamo ad avanzare insieme coraggiosamente lungo questo eterno sentiero di gloria.
In effetti, ogni cosa nella vita è una lotta. Gli individui, i gruppi o le nazioni prosperano solo quando sono vittoriosi. Se vengono sconfitti, cadono in rovina. Questa regola può sembrare crudele, ma è ferrea e immutabile. Nichiren dice: “Realizzare e comprendere a fondo che tutti gli affari del mondo secolare sono di per sé Buddismo è lo stadio di myoji-soku (lo stadio in cui si ascoltano il nome e le parole della verità)
Se il vero aspetto della vita in questo mondo è la lotta, il Buddismo non può in alcun modo estraniarsi da questa realtà. Il Buddismo non è assolutamente un mondo di futile sentimentalismo. Piuttosto, esso esiste nella continua e rigorosa battaglia per kosen rufu e nel conseguimento della Buddità in questa esistenza. Inoltre, nel corso della nostra vita dobbiamo vincere in tutto ciò che facciamo. Dobbiamo diventare più forti e più saggi degli altri per ottenere una splendida vittoria dopo l’altra. La fonte illimitata di forza per queste vittorie è la nostra fede.
Sebbene possiate soffrire per qualche tempo, in futuro la sofferenza si trasformerà senza dubbio in felicità. Siate certi di questo; come potrebbe l’unico figlio di un re non accedere al trono?
Nichiren qui rassicura un suo giovane seguace che la sua ascesa al trono – cioè il conseguimento della Buddità – è già una certezza; senza dubbio egli godrà di un’enorme felicità e di grande fortuna. Tutto ciò che deve fare, gli spiega Nichiren, è perseverare un po’ più a lungo.
Il vero vincitore è chi vince alla fine. La Legge mistica esiste per permetterci di realizzare la vittoria finale.

Frase dal Gosho - 13 luglio 2015

"Domanda: Nel capitolo “Espedienti” del primo volume del Sutra del Loto si legge: «Il vero aspetto di tutti i fenomeni può essere compreso e condiviso solo tra Budda. Questa realtà consiste di: aspetto, natura, […], e della loro coerenza dall’inizio alla fine». Cosa significa questo passo? Risposta: Esso significa che gli esseri viventi e i loro ambienti nei Dieci mondi, dall’inferno, il più basso, alla Buddità, il più elevato, sono tutti, senza eccezioni, manifestazioni di Myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 339)

domenica 12 luglio 2015

Frase dal Gosho - 12 luglio 2015

"Fra i miei discepoli, quelli che credono di conoscere bene il Buddismo sono quelli che sbagliano. Nam-myoho-renge-kyo è il cuore del Sutra del Loto, è come l’anima di una persona. Paragonare un altro insegnamento a questo sarebbe solo causa di disastri, [...] Ora, nell’Ultimo giorno della Legge, né il Sutra del Loto né gli altri sutra sono più efficaci, solo Nam-myoho-renge-kyo lo è."

Dal Gosho "L’insegnamento per l’Ultimo giorno della Legge" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 802)

sabato 11 luglio 2015

Frase dal Gosho - 11 luglio 2015

"Se comprendiamo che la nostra mente, o vita, in questo istante è myo, allora comprenderemo che essa è la Legge mistica anche negli altri istanti. Tale comprensione è il mistico kyo, o sutra. Il Sutra del Loto è il re dei sutra, la diretta via all’illuminazione, poiché spiega che l’entità della nostra mente o vita in ogni singolo istante, dalla quale sorgono sia il bene che il male, è in realtà l’entità della Legge mistica. Se reciti Myoho-renge-kyo con una profonda fede in questa verità, sicuramente conseguirai la Buddità in questa esistenza."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

venerdì 10 luglio 2015

Far girare la Ruota della Legge

Quando il Buddha Shakyamuni, Siddharta, dopo aver conseguito l'Illuminazione iniziò ad insegnare agli altri, si dice che cominciò a "far girare la Ruota della Legge". Poiché in India l'altra "Ruota" conosciuta è quella del Samsara, cioè quella del flusso delle esistenze condizionate, della sofferenza, della morte, girare la Ruota del Dharma ha esattamente il valore opposto: favorire la liberazione, l'affrancamento dai condizionamenti, dal dolore, dall'illusione fondamentale che oscura l'esistenza. Questo, difatti, era proprio lo scopo del Buddha. Nichiren Daishonin, altro Illuminato di altra epoca e localizzazione culturale-geografica, sintetizzò la sua comprensione dell'insegnamento buddhista nel mantra Nam Myoho renge Kyo, che per lui rappresentava il nucleo principale, l'essenza di ogni cammino di consapevolezza e liberazione. Ebbene, recitando il Daimoku - cioè l'invocazione Nam Myoho renge Kyo ripetuta per un certo tempo e con una certa intonazione - è possibile percepire come un movimento rotatorio, cioè il suono - per così dire - ruota, ritorna continuamente su sè stesso e riparte, configura un ciclo ascendente e discendente, verso l'esterno e verso l'interno: praticando in questo modo l'accostamento con l'insegnamento del Buddha e con il ruotare la Ruota del Dharma, mi è risultato facile, spontaneo. Fare Daimoku, dunque, significa sostanzialmente proseguire - qui ed ora - quell'antico gesto, sintonizzarsi con quell'antica risonanza dell'Illuminato, con quel suo tentativo di sciogliere il ciclo del Karma, di trasformarlo, di generare in sé stessi, negli altri e nel proprio ambiente un circolo virtuoso, una ruota evolutiva. Recitando Nam Myoho Renge Kyo si fa procedere la Ruota della Legge, si viaggia allora, si sale sull'Unico Veicolo - come suggerito nel Sutra del Loto - che prosegue la metafora del movimento, della partenza, del viaggio, del mutamento e della scoperta di nuovi paesaggi e orizzonti.
[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 10 luglio 2015

"In generale, che i discepoli di Nichiren, preti e laici, recitino Nam-myohorenge- kyo con lo spirito di “diversi corpi, stessa mente”, senza alcuna distinzione fra loro, uniti come i pesci e l’acqua, questo si chiama eredità della Legge fondamentale della vita. In ciò consiste il vero scopo della propagazione di Nichiren. Se è così, anche il grande desiderio di un’ampia propagazione potrà realizzarsi. Ma se qualcuno dei discepoli di Nichiren distrugge l’unità di “diversi corpi, stessa mente” sarà come chi distrugge il proprio castello dall’interno."

Dal Gosho "L’eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 190)

giovedì 9 luglio 2015

Dio e Buddismo

Naturalmente sulle questioni che riguardano l'essenza della vita, sul divino, ognuno ha un'idea personale che collima con la sua sensibilità, evoluzione, intuizione, logica, eccetera. Sospetto che anche all'interno delle singole religioni - che rappresentano delle risposte 'collettive' alle grandi domande - ci sia una grande varietà di punti di vista individuali. Considero ciò un bene, perché ognuno deve potersi dare una risposta da solo su questi temi così importanti, e per farlo deve scavarsi dentro. I punti di vista sulla Realtà Ultima sono infiniti, perché questa è un "Sutra dagli infiniti significati", e ognuno elabora quello che gli serve. Sono d'accordo con chi dice che esistono tante religioni quanti sono gli individui, soprattutto quelli che si fanno domande e non accettano passivamentele risposte già pronte.
Il concetto di Dio si riferisce generalmente ad un aspetto 'personale' del divino, per lo più antropomorfo, cioè a somiglianza dell'uomo. Come se il piano divino fosse uno specchio e l'uomo, guardandovi dentro, vedesse sé stesso; quindi come se, in un certo senso, operasse una 'proiezione' di sé, del suo carattere, della sua cultura e anche dei suoi limiti. Tuttavia, pur ritirando la proiezione, credo che comunque rimanga qualcosa, una 'superficie riflettente' che è l'essenza della vita stessa. Molte religioni, soprattutto orientali, non hanno voluto speculare sulle caratteristiche di questo 'Qualcosa'. Per esempio il Taoismo. Anche il Buddhismo. Però hanno comunque dato un nome all'essenza percepita, indicandola parzialmente: Tao, cioè la Via, Dharma, la Legge. Le Upanishad usano spesso il termine 'Tat', cioè... 'Quello', rimarcandone così la non-definibilità. Forse sembrerà strano, ma perfino certe frange del misticismo ebraico abbandonano la 'personalizzazione' di Dio quando intendono indicare l'essenza più alta, profonda, nascosta, riferendosi ad essa come 'Esistenza negativa', cioè cui ci si può riferire solo con la negazione di quanto la mente riesce a concettualizzare. Per ciò che riguarda il famoso ateismo buddhista, non sono per niente d'accordo: non capisco come si possa anche solo affermare. Il Buddhismo, originario dell'India, non ha mai negato l'esistenza degli dei di quella cultura, assimilandoli pienamente. Al punto che persino nel Gohonzon giapponese abbiamo Bonten, che è Brahma. Chi è Brahma? Il Creatore. Nichiren Daishonin credeva negli dei indù e anche nelle divinità nipponiche, come Amaterasu - dea della Luce - e via dicendo. Se il Buddhismo fosse nato in occidente, oppure se fosse stato qui praticato già da centinaia di anni, probabilmente avremmo un oggetto di culto contenente il Dio della Bibbia, Gesù, Maria e qualche Santo. La rivoluzione del Buddha non sta nella negazione della divinità, ma nel riconoscere una Legge Mistica, misteriosa e imperscrutabile, di cui gli 'dei-persona' non sono che aspetti. Questa Legge più che impersonale, secondo me, sarebbe meglio definibile come sovra-personale. Stando al Sutra del Loto e alle filosofie derivate, poi, non possiamo definirla 'insenziente', perché essa sembra identificarsi con il Buddha Eterno, cioè con una sorta di Coscienza Cosmica. Sicuramente siamo lontani dal concetto di Dio come ci è stato proposto dalla nostra cultura, ma possono esserci anche delle affinità. Sicuramente ci sarebbe molto ancora da discuterne, ma concludo con un brano di Daisaku Ikeda che ho avuto la gradita sorpresa di leggere nel suo libro di dialoghi con Gorbaciov: "Ma l'uomo non può comprendere il senso della sua vita se prima non ha compreso il significato di Dio. Il senso di qualsiasi religione è ricordare all'uomo che esiste qualcosa che va al di là della sua vita terrena, che esiste unità fra la vita e la morte. Proprio i tormenti della coscienza ricordano all'uomo che esiste l'Eternità, un valore ben più alto e prezioso dell'effimero interesse egoistico. (Da "Le nostre vite si incontrano all'orizzonte" - Esperia, pag. 101). Cito anche un altro passo (stesso libro, stessa pagina): "Ritengo molto difficile che la morale disgiunta dalla religione possa esprimersi compiutamente. La morale senza una religione che spieghi il ruolo dell'uomo nell'universo è come un albero che non affonda le sue radici nella terra. In questo caso io attribuisco alla parola 'religione' un ampio significato, che non è legato ad una particolare confessione. La si può considerare un nucleo di valori universali che consentono di distinguere il bene dal male."
Non per nulla Ikeda è un maestro. E un maestro di pace.

[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 9 luglio 2015

"Quando una persona riceve grandi lodi dagli altri, sente che non esiste difficoltà impossibile da affrontare. Tale è il coraggio che generano le parole di lode. I devoti che nascono nell’Ultimo giorno della Legge e propagano il Sutra del Loto incontreranno i tre tipi di nemici, che li faranno esiliare e persino condannare a morte. Ma il Budda Shakyamuni avvolgerà nella sua veste coloro che, nonostante tutto, persevereranno nella propagazione. Tutti gli dèi celesti faranno loro offerte, li sosterranno con le spalle e li porteranno sul dorso. Essi posseggono grandi radici di bontà e meritano di essere le grandi guide di tutti gli esseri viventi."

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 341)

mercoledì 8 luglio 2015

Sostegno


Non c'è nessuno che sia diventato ciò che è oggi solo grazie ai propri sforzi. Tutti noi viviamo con l'aiuto e il sostegno di molte altre persone. Un buon ambiente produce buone persone. (D. I.)

Catya Menichelli ha detto...

dossier le storia del budda

Il buddismo mi ha salvato la vita. Che altro dire se non NAM MYOHO RENGE KYO per sempre? grazie!

(commento del 25 settembre 2013)

Frase dal Gosho - 8 luglio 2015

"Sappi che è il potere della Legge buddista quello che permette alle divinità del sole e della luna di ruotare intorno ai quattro continenti. I sutra della Luce dorata e dei Sovrani sono espedienti che conducono al Sutra del Loto. In confronto al Sutra del Loto sono come il latte di fronte al ghee o come il metallo di fronte a pietre preziose. Ma, pur essendo inferiori, essi permettono alle divinità celesti di ruotare intorno ai quattro continenti. Quanto maggiore sarà il potere di queste divinità se assaggiano il dolce ghee del Sutra del Loto!"

Dal Gosho "Consacrazione di una statua del Budda Shakyamuni fatta da Shijo Kingo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 611)

martedì 7 luglio 2015

Il pezzo di cuore ritrovato

I figli so' un piezz'e core, detto del Sud che mi batteva in testa in un periodo in cui le cose con Gioia, mia figlia, non andavano bene: era il 2004 e il nostro rapporto non funzionava, si era solo trovato un precario equilibrio.
Nel 2002 ho dovuto affrontare una seconda separazione coniugale da un uomo che avevo amato e che amavo moltissimo per il quale, sedici anni prima, avevo disfatto la mia famiglia e avevo costretto Gioia, a soli cinque anni a subire la separazione da suo padre. Nessun ragionamento, consiglio di amici e parenti, nessun mio tentativo di "resistere" a quella follia del cuore, aveva avuto la meglio sul sentimento che provavo per lui e io mi ero sentita finalmente amata, al primo posto nella vita di qualcuno. Dopo quattro anni di relazione e due di convivenza era nato Fulvio, il mio secondo figlio, voluto con tutta l'anima a quarantun'anni.
Gioia, all'eta di dieci anni aveva dovuto accettare un altro uomo, al posto del suo amato padre, e un fratellastro. Capivo e sentivo il suo disagio ma non riuscivo a starle vicino come aveva bisogno, avevo un bimbo piccolo e già molti problemi col nuovo compagno, uomo che peraltro lei non sopportava perché lo percepiva ostile, nei suoi confronti e nei miei, e aveva ragione.

Frase dal Gosho - 7 luglio 2015

"In Cina c’è una cascata chiamata la Porta del Drago. Le sue acque precipitano da un’altezza di cento piedi, più rapide di una freccia scagliata da un forte arciere. Si dice che un gran numero di carpe si raccolgano nel bacino sottostante sperando di risalire la cascata e che quella che riuscirà nell’impresa si tramuterà in un drago. Tuttavia, non una sola carpa su cento, su mille o anche su diecimila riesce a risalire la cascata, nemmeno dopo dieci o venti anni. Alcune sono trascinate via dalle forti correnti, altre cadono preda di aquile, falchi, nibbi e civette, e altre ancora vengono pescate con le reti, con i cesti e a volte perfino con i dardi, dagli uomini che si allineano su entrambe le rive della cascata larga dieci cho. Tale è la difficoltà per una carpa di diventare un drago. [...] Conseguire la Buddità non è più facile che per gli uomini di basso rango accedere ai circoli di corte o per una carpa risalire la Porta del Drago. "

Dal Gosho "La Porta del Drago" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 890)

lunedì 6 luglio 2015

La qualità della vita #10

“La legge del Budda riguarda principalmente la vittoria e la sconfitta.”
Senza vittoria, non c’è felicità. La vera vittoria è la vittoria come esseri umani.
Il debole versa lacrime di impotenza mentre il forte volge tutto a proprio vantaggio. Sono i coraggiosi, quelli che ribaltano una condizione primitiva e animalesca, a essere i veri vincitori. Essi sono i bodhisattva, sono i guerrieri della cultura e della pace che meritano di venire definiti esseri umani. Sono i veri sapienti della vita.
Coloro che, dalla loro posizione di potere e di autorità, hanno l’arroganza di sfruttare costantemente i deboli, degradano la propria umanità. Costoro devono sapere che questa è la prova della loro sconfitta come esseri umani.
Non si devono mai guardare gli altri dall’alto in basso, disprezzarli e rimproverarli in preda all’emotività. Credo che tutte le persone, chiunque esse siano, sono eguali, e noi dovremmo abbracciare tutti magnanimente allo stesso modo perchè allora, e solo allora, siamo individui dal carattere veramente nobile.
La nostra vita è una bataglia con la realtà e nella realtà. La vita è vittoria o sconfitta. Per questo Nichiren afferma: “La legge del Budda riguarda principalmente la vittoria e la sconfitta”.
La Legge mistica è la forza motrice che ci permette di essere vincenti in qualunque impresa. Chi abbraccia questo insegnamento essenziale del Buddismo deve vincere sempre. Solo attraverso la vittoria possiamo diventare veri leader in grado di difendere la pace e la felicità delle persone e di salvarle dalla sofferenza. Le persone non seguiranno un generale debole o sconfitto. Solo la vittoria proverà la giustezza della nostra lotta per kosen rufu, salvaguardando ilpuro flusso della Legge buddista e permettendo a tutti i membri di diventare felici. Perciò, qualunque cosa accada, non possiamo permetterci di venire sconfitti. Io continuerò a combattere col mio intero essere, proprio come ho fatto fino ad ora.
Vincere o perdere è una questione vitale non solo nel mondo secolare ma anche nel mondo del Buddismo. La cosa più importante è chiarire ciò che è superiore e ciò che è inferiore sia nel regno secolare che in quello buddista.
Dobbiamo chiarire ciò che è superiore e ciò che è inferiore sia nelle questioni secolari che nel mondo del Buddismo. L’insegnamento corretto non deve mai essere sconfitto dagli insegnamenti erronei.
Vincere o perdere è una questione fondamentale sia nel Buddismo che nella società. L’importanza di vincere e di non essere sconfitti si applica a ogni individuo, a ogni famiglia a ogni organizzazione. La vita è una battaglia. Perciò il messaggio che Nichiren ci ha lasciato attraverso i suoi scritti è: “Dovete vincere nel regno degli affari secolari, e dovete vincere anche nel regno del Buddismo.”
La felicità si trova nella vittoria. La speranza esiste nella vittoria. Anche kosen rufu sta nella vittoria. Se venite sconfitti sarete infelici, per quante scuse possiate trovare alla vostra sconfitta. Se venite sconfitte soffrirete, e anche le persone che vi circondano soffriranno. Sconfitta vuol dire infelicità. Perciò noi, onorabili compagni che siamo direttamente legati a Nichiren, non dobbiamo mai perdere. Dobbiamo vincere a qualunque costo!
Poiché la Soka Gakkai ha portato avanti lo spirito di vincere a qualunque costo, ha potuto riportare grandi vittorie, l’una dopo l’altra, e ottenere un miracoloso sviluppo superando ogni ostacolo sorto nel corso del suo progresso.

Frase dal Gosho - 6 luglio 2015

"Poiché il Buddismo è stato gradualmente sovvertito, anche il mondo secolare è precipitato nella corruzione e nel caos. Il Buddismo è come il corpo e la società come l’ombra. Quando il corpo si piega, si piega anche l’ombra. Come sono fortunati i miei discepoli che, seguendo la vera intenzione del Budda, entreranno naturalmente nel grande mare della saggezza omnicomprensiva!"

Dal Gosho "Confronto fra il Sutra del Loto e gli altri sutra" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 923)