sabato 31 ottobre 2015

Frase dal Gosho - 31 ottobre 2015

"«I sapienti sanno percepire l’origine delle cose, come i serpenti conoscono la via dei serpenti». Se il cielo è sereno, la terra è illuminata. Similmente, se si conosce il Sutra del Loto si può comprendere il significato degli affari di questo mondo."

Dal Gosho "L’oggetto di culto per l’osservazione della mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 336)

venerdì 30 ottobre 2015

Il Gohonzon 2/5

È l’oggetto di culto per chi pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin. Quale è il suo significato? Che funzione ha? Perché serve un oggetto di culto? Perché si custodisce con tanta devozione?

Perfettamente dotato
Come è possibile che in un mondo in continuo mutamento esista qualcosa con queste caratteristiche? In altre parole che cos’è il Gohonzon?
In varie lettere e trattati Nichiren ha cercato di rispondere a questo interrogativo. Scrive ad esempio: «Io, Nichiren, ho iscritto questo Gohonzon in sumi (inchiostro cinese, n.d.r.) trasfondendovi la mia anima, perciò credi in esso» (ibidem, p. 150). Il Gohonzon rappresenta quindi la vita del Budda Nichiren e mandala, il termine che usa il Daishonin per descriverlo, in sanscrito vuol dire “perfettamente dotato”, perfettamente dotato della condizione vitale della Buddità. Qual è la differenza tra la vita descritta nel Gohonzon e la nostra? Nel Gohonzon tutte le caratteristiche e le funzioni che noi stessi possediamo sono ordinate, anzi illuminate, dalla Buddità, in perfetta armonia con la Legge mistica, la Legge universale della vita. Possiamo dire che il Daishonin si è illuminato a questa Legge universale e ha concretizzato questa perfetta fusione tra la persona e la Legge (o, se vogliamo, tra la realtà oggettiva e la sua saggezza) in un mandala. Al centro dell’Oggetto di culto infatti appare la scritta Nam-myoho-renge-kyo Nichiren.
Quando pensiamo all’iscrizione del Gohonzon da parte di Nichiren non dobbiamo pensare a una semplice copiatura o a un’operazione tecnica. Nel Gohonzon egli trasfuse tutta la sua forza, la sua convinzione, la sua determinazione: «Si dice che il leone, re degli animali, avanzi tre passi poi si raccolga su se stesso per saltare, sprigionando la stessa potenza nel catturare una piccola formica o nell’attaccare un animale feroce. Nell’iscrivere questo Gohonzon per la sua protezione, Nichiren è uguale al re leone. Questo è ciò che intende il Sutra con “la forza di un leone all’attacco”» (ibidem, p. 149). 

(di Lodovico Prola)

Frase dal Gosho - 30 ottobre 2015

"Il Sutra delle Sei paramita dice che si deve diventare maestri della propria mente e non lasciare che la mente sia la propria maestra. Qualunque difficoltà possa sorgere, considerala passeggera come un sogno e pensa solo al Sutra del Loto."

Dal Gosho "Lettera ai fratelli" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 447)

giovedì 29 ottobre 2015

Maestro-discepolo

Proprio oggi ho letto una frase molto interessante sull'ultimo numero (n. 440) del Nuovo Rinascimento, una delle riviste della Soka Gakkai italiana. Alla domanda sul suo legame con il maestro, Jasmina (responsabile nazionale giovani) risponde: "Il presidente Ikeda è la persona che crede in me e questo mi ispira e mi incoraggia a fare sempre meglio." Sono rimasto veramente toccato da questa affermazione, perché mi ha rivelato un aspetto del principio maestro-discepolo a cui, personalmente, penso molto raramente o, forse, addirittura non ho mai pensato coscientemente. Per quanto mi riguarda ho sempre un atteggiamento molto prudente con i maestri di qualsiasi disciplina e genere. Accetto senz'altro la guida di chi, magari, ha più esperienza di me o è in grado di insegnare su argomenti che mi interessano, e di questo sono riconoscente. Però dal punto di vista del maestro spirituale la situazione mi si fa più complicata, perchè non mi piacciono le dipendenze e, talvolta, eccedo in diffidenza. Anche per questo apprezzo il buddismo: in generale in esso si tende a far affidamento soprattutto su sé stessi, sulla propria capacità di auto-determinarsi, sulla propria forza interiore. Tuttavia anche nel buddismo il maestro ha una grande importanza, però come parte di uno scambio maestro-discepolo in cui esiste collaborazione e, in definitiva, anche parità. Si dice addirittura che nel ciclo delle rinascite, di vita in vita, le funzioni del maestro e del discepolo possano ribaltarsi e i ruoli invertirsi - proprio a sottolineare che non si tratta di un rapporto superiore-inferiore, quanto di una complementarietà finalizzata al perseguimento di un obiettivo: l'evoluzione della consapevolezza. Detto questo, la frase citata mi ha sorpreso affermando che il maestro è colui che ha fiducia nel discepolo, nelle sue capacità di essere umano, nelle sue potenzialità. Di solito sono io che mi chiedo se dare fiducia al maestro e che mi faccio anche dei problemi, che ho delle resistenze... e invece è proprio il contrario: è il maestro che mi da fiducia, mi sostiene, mi incoraggia a credere in me stesso!!! Seguire il maestro, dunque, non consiste tanto nel credere in lui, quanto in me (!), perché sostanzialmente è questo che mi insegna e in questo mi sostiene. Non so se mi spiego, ma ciò mi sembra veramente fantastico e perfino rivoluzionario! Per quanto mi riguarda personalmente è un passo in più verso la comprensione del principio maestro-discepolo in chiave buddista.
[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 29 ottobre 2015

"Budda rivelò che aveva ottenuto l’illuminazione nel remoto passato e gli ascoltatori ne furono sconcertati come se avesse detto che un vecchio di cent’anni era figlio di un uomo di venticinque. Egli espose anche la dottrina dei tremila regni in un singolo istante di vita, secondo la quale i nove mondi possiedono la Buddità e la Buddità possiede i nove mondi. Perciò una sola parola di questo Sutra del Loto è come il gioiello che esaudisce i desideri e una sua singola frase è il seme di tutti i Budda."

Dal Gosho "La scelta del tempo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 480)

mercoledì 28 ottobre 2015

I discepoli


I discepoli che aspettano che sia il maestro a fare qualcosa per loro in realtà stanno seguendo gli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto. I veri discepoli del Sutra sono coloro che si impegnano esattamente quanto il maestro. (D.I.)

Fabrizio ha detto...

dossier le storia del budda

Non so se è giusto postare in questo spazio, mi auguro di si. 
Dopo 10 anni di pratica mi trovo, travolto da tutta una serie di problemi che toccano tutte le aree della vita, salute, figlia, relazione sentimentale, problemi economici, genitori malati e tutto insieme! Non riesco a fare più di dieci minuti di Daimoku al giorno e sento che mi manca. So quale sono le mosse giuste da fare diciamo così, ma troppo spesso sono travolto dalla rabbia o dalla paura di non farcela. Non mi era mai capitato così. Un vostro consiglio. Un grande saluto a tutti voi. 
Fabri.

(commento del 27 agosto 2014)

Frase dal Gosho - 28 ottobre 2015

"Sviluppa sempre più la tua fede fino all’ultimo momento della tua vita, altrimenti avrai dei rimpianti. Per esempio, il viaggio da Kamakura a Kyoto dura dodici giorni: se viaggi per undici giorni e ti fermi quando ne manca uno solo, come puoi ammirare la luna sopra la capitale? Qualunque cosa accada, rimani vicino al prete che conosce il cuore del Sutra del Loto, continua a imparare sempre più da lui i princìpi del Buddismo e prosegui il viaggio della fede."

Dal Gosho "Lettera a Niiike" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 911)

martedì 27 ottobre 2015

Fiamme d’amore

Focoso di carattere, un giorno fece un errore: attizzare il caminetto con una bottiglia di alcool. All’ospedale di Genova, però, il colpo della sua vita: un colpo di fulmine con l’infermiera - buddista anche lei - che lo accudiva. Storia a lieto fine con fiori d’arancio.

Ho trentaquattro anni e conosco il Buddismo dall’aprile 1999. Prima di praticarlo ero molto insicuro, aggressivo, angosciato, chiuso. I rapporti interpersonali erano praticamente inesistenti. Ero quello che si potrebbe dire un asociale. Inoltre la mia salute generale non era davvero buona, direi anzi instabile. Soffrivo molto, infatti, per tanti piccoli disturbi che mi tormentavano da anni. Ero sovrappeso, e questo mi aveva provocato affaticamento, trigliceridi alle stelle, sudorazione abbondantissima e così via.
Sul piano affettivo la mia vita era sempre stata più che un assoluto disastro: assenza totale di rapporti sentimentali. Un vero deserto! Terribile...!
Mi accostai alla pratica poco dopo che mia madre (che adoravo) era prematuramente morta, proprio quando la mia vita per tanti versi sembrava aver toccato veramente il fondo. Tra l’altro avevo rapporti difficilissimi con mio padre.
Praticando assiduamente decisi di cambiare i tratti della mia vita che mi davano maggiore sofferenza, ovvero: la solitudine, l’assenza totale di una vita sentimentale, la difficoltà di relazione con gli altri (a causa della mia aggressività) e la salute sempre cagionevole. Così nacquero nuove amicizie e la mia vita cominciò a muoversi. Ebbi alcuni brevi flirt e risolsi alcuni problemi di salute. Non ero più solo, anch’io avevo degli amici, finalmente!

Frase dal Gosho - 27 ottobre 2015

"Perciò la preghiera di un praticante del Sutra del Loto [otterrà risposta] come l’eco risponde al suono, come l’ombra accompagna il corpo, come la luna si riflette sull’acqua limpida, come uno specchio raccoglie la rugiada, come un magnete attira il ferro, come l’ambra attrae la polvere, come uno specchio limpido riflette il colore delle cose"

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 302)

lunedì 26 ottobre 2015

La fede è uguale alla vita quotidiana #1

Diventare una persona che gode della fiducia, del rispetto e dell’amore degli altri, una persona indispensabile di cui gli altri non possono fare a meno sia a casa che al lavoro o nella propria comunità, significa mostrare la validità della fede nella Legge mistica e far avanzare il movimento di kosen rufu.
In una lettera al suo discepolo Shijo Kingo Nichiren lo istruisce dicendogli: “Vivi in modo che tutte le persone di Kamakura lodino Nakatsukasa Sanburo Saemon-no-jo [i.e. Shijo Kingo, ndt] per la devozione al suo signore, al Buddismo e il suo rispetto e attenzione nei confronti degli altri.”
In quel periodo Shijo Kingo stava affrontando grandi difficoltà, essendo caduto vittima di false accuse, mossegli da colleghi gelosi, in conseguenza delle quali aveva perso il favore del suo signore, che agli aveva addirittura confiscato alcuni dei suoi feudi.
Nichiren insegna che nei momenti di avversità non dovremmo lamentarci ma invece perfezionarci e crescere come esseri umani – perché questo è il modo corretto in cui gli esseri umani dovrebbero vivere, il sentiero che i buddisti dovrebbero seguire.
Anche se doveste essere colpiti da critiche infondate o da persecuzioni, è cruciale che non vi facciate sviare da questi fenomeni ma viviate nel modo corretto in cui devono vivere gli esseri umani. Se lo fate, alla fine conquisterete senza dubbio il rispetto e l’ammirazione degli altri.
Il bodhisattva Percettore dei Suoni del Mondo si manifesta in accordo con la diversità degli individui. La sua versatilità è caratterizzata dai suoi trentatré corpi. E’ scritto che egli si manifesta in varie forme per salvare le persone; può manifestarsi come Budda, come risvegliato all’origine dipendente, come ascoltatore della voce, come Brahma, come Shakra, come divinità buddista, come generale, come re, come uomo ricco, come ministro, come laico o laica, come ragazzo o ragazza, e così via. Perciò questo bodhisattva, largamente venerato dalla gente, è stato raffigurato nei dipinti e nelle sculture con un’espressione particolarmente compassionevole.

Frase dal Gosho - 26 ottobre 2015

"Tra tutti coloro che sin dall'inizio del nostro attuale kalpa sono incorsi nella disapprovazione dei propri genitori e dei propri sovrani e sono stati esiliati in terre lontane, nessuno può traboccare di gioia quanto noi. Per questo, ovunque dimoriamo praticando l’unico veicolo, quel luogo sarà la capitale della Luce Eternamente Tranquilla. E, senza dover muovere un passo, i nostri discepoli e sostenitori laici possono vedere il Picco dell’Aquila in India e, giorno e notte, andare e venire dalla Terra della Luce Eternamente Tranquilla che esiste originariamente. Quando ci penso, provo una gioia inesprimibile!"

Dal Gosho "Risposta a Sairen-bo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 278)

domenica 25 ottobre 2015

Frase dal Gosho - 25 ottobre 2015

"Un commentario [della scuola] T’ien-t’ai afferma: «È come chi cade al suolo, che si rialza appoggiandosi al suolo stesso». Chi cade al suolo si rialza appoggiandosi a esso e le persone che hanno insultato il Sutra del Loto, benché cadano sul suolo dei tre cattivi sentieri o dei mondi umano e celeste, possono alla fine conseguire la Buddità con l’aiuto del Sutra del Loto."

Dal Gosho "La conferma del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 983)

sabato 24 ottobre 2015

Frase dal Gosho - 24 ottobre 2015

"I ruscelli si riuniscono per formare il grande mare e i granelli di polvere si accumulano per formare il monte Sumeru. Quando all’inizio io, Nichiren, presi fede nel Sutra del Loto, ero come un’unica goccia d’acqua o un singolo granello di polvere in tutto il Giappone. Ma poi, quando due, tre, dieci, cento, mille, diecimila, un milione di persone reciteranno il Sutra del Loto e lo insegneranno ad altri, formeranno un monte Sumeru di perfetta illuminazione, un grande mare di grande nirvana! Non cercare nessun’altra via per conseguire la Buddità!"

Dal Gosho "La scelta del tempo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pagg. 520-521)

venerdì 23 ottobre 2015

Il Gohonzon 1/5

È l’oggetto di culto per chi pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin. Quale è il suo significato? Che funzione ha? Perché serve un oggetto di culto? Perché si custodisce con tanta devozione?

L’esigenza, spesso inconscia, di avere qualcosa verso cui dirigere i propri sforzi, la propria ambizione, è qualcosa di innato negli esseri umani. È del tutto naturale, entro certi limiti, desiderare, ad esempio, una buona carriera lavorativa o una sicurezza economica. Le cose si complicano quando denaro, successo, cultura o quant’altro finisce per occupare il centro dell’esistenza e tutti i valori della nostra vita si strutturano in base a questo obiettivo supremo, legando a esso tutta la nostra felicità. In un certo senso, stiamo creando un oggetto di culto. Scriveva a proposito Richard Causton: «L’esigenza di avere un oggetto di culto non è tipica soltanto della religione. Ciascuno di noi, in modo più o meno consapevole, se ne crea uno che, anche se astratto e personale, assolve la stessa funzione dell’oggetto di culto religioso: fornire cioè un punto di riferimento verso cui indirizzare le proprie ambizioni, le speranze, i desideri. Per molti la famiglia viene posta al di sopra di tutto, altri mettono al primo posto la carriera, il denaro, i beni materiali, la cultura, un cantante, un divo del cinema, gli animali. Un oggetto di devozione è ciò per cui viviamo, su cui basiamo la nostra felicità, e che influenza ogni aspetto della nostra vita. Spesso capiamo quale sia questo oggetto solo nel momento in cui lo perdiamo: quando il nostro compagno o compagna ci lascia, quando ci viene rubata la macchina, quando la nostra promettente carriera si blocca».
Il punto è allora: su che cosa stiamo basando la nostra vita? O ancora, a che cosa ci stiamo appoggiando?
Finché ci ancoriamo a qualcosa di esterno a noi, qualcosa di mutevole come tutto ciò che ci circonda, saremo come una banderuola in balia dei venti.
Nichiren Daishonin iscrivendo il Dai-Gohonzon fornì il corretto oggetto di culto a tutta l’umanità: perfetto, puro e immutabile. E dentro la vita: «Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te…» scrive a una sua seguace (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, p. 203).
E continua: «Una donna che si dedica al Gohonzon attira la felicità in questa vita e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà sempre. Come una lanterna nell’oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti proteggerà, signora Nichinyo, ovunque tu vada».
Quindi l’unica cosa a cui conviene “appoggiarsi” è il Gohonzon. 

(di Lodovico Prola)

Frase dal Gosho - 23 ottobre 2015

"In generale, che i discepoli di Nichiren, preti e laici, recitino Nam-myohorenge- kyo con lo spirito di “diversi corpi, stessa mente”, senza alcuna distinzione fra loro, uniti come i pesci e l’acqua, questo si chiama eredità della Legge fondamentale della vita. In ciò consiste il vero scopo della propagazione di Nichiren. Se è così, anche il grande desiderio di un’ampia propagazione potrà realizzarsi. Ma se qualcuno dei discepoli di Nichiren distrugge l’unità di “diversi corpi, stessa mente” sarà come chi distrugge il proprio castello dall’interno."

Dal Gosho "L’eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 190)

giovedì 22 ottobre 2015

La via del bodhisattva

Nel Gosho Il prolungamento della vita leggiamo che «la vita è il più prezioso di tutti i tesori». È una frase che riusciamo a comprendere molto bene razionalmente, oppure di fronte ad avvenimenti straordinari quali il manifestarsi di una malattia che colpisce noi stessi o i nostri cari, o la perdita improvvisa e inaspettata di un amico.
Riuscire a sentire che la nostra vita è sempre preziosa, ogni giorno, ogni attimo, in ogni sua manifestazione, non è facile. Tuttavia il Buddismo si basa proprio sul concetto della sacralità della vita stessa e sul fatto che solo partendo da questo presupposto possiamo costruire la nostra felicità ed aiutare gli altri a trovare la loro. Quella che viene chiamata “la lotta tra l’oscurità innata e la natura illuminata” può anche essere definita la lotta per combattere la sfiducia, il senso di impotenza, la mancanza di amore e di profonda dignità per la nostra vita.
Quanti di noi devono fare i conti ogni giorno con la loro insicurezza? Oppure con le paure più recondite? O ancora con la timidezza, o l’incapacità di sentirsi all’altezza delle situazioni? Possiamo dire che la pratica buddista consiste in realtà nella costante ricerca della propria identità. Si parla spesso di concetti quali “volersi bene”, “rispettare la propria vita”, “avere più considerazione per se stessi”, “non annullarsi nel rapporto con qualcun altro” e così via. Tutte belle paro- le, ma come facciamo a metterle in pratica?
Nel libro La vita mistero prezioso il presidente Ikeda spiega molto bene il significato del termine “bodhisattva”: «L’altruismo – dice – è il mezzo più efficace per la realizzazione e il perfezionamento di se stessi. Fare del bene agli altri è il modo migliore per perfezionare il proprio carattere e per trovare una maggiore felicità per se stessi».
Molti di noi ricorderanno come, all’inizio della pratica, ci veniva detto che parlare di Buddismo agli altri portava benefici. Penso che sia importante, anche per chi pratica da tempo, continuare a rinnovare questo concetto di “pratica per sé e pratica per gli altri” cercando di approfondirlo costantemente e di comprendere con sempre maggior chiarezza quanto le due cose siano inscindibili.
«La compassione del bodhisattva – dice il presidente Ikeda – è una forza attiva e reale». In realtà solo facendo scaturire la compassione del bodhisattva possiamo attivare contemporaneamente quella forte energia, quella grande pulsazione vitale che dà valore alla nostra stessa vita. Il concetto di “pratica per gli altri” va continuamente rinnovato perché, spesso, con il passare degli anni, anche l’attività buddista diventa per così dire “un’abitudine”. Chi di noi non ha passato periodi, più o meno lunghi, nei quali fare attività, soprattutto se investiti di una responsabilità – magari alta – nell’organizzazione era diventata una “routine”? A volte ci ritroviamo a correre, dimenticando il motivo per cui stiamo correndo, oppure ci facciamo prendere dal vortice delle “urgenze” e cominciamo a comportarci come dirigenti di una grande azienda, dimenticando le basi, cioè il contatto umano, il calore, il legame individuale. In questo modo la “pratica per gli altri” diventa uno sforzo enorme, quasi una grande sofferenza o una privazione, e sfocia alla fine in un senso di insoddisfazione o di frustrazione. È importante in questi momenti ritornare a sé, ritrovare la motivazione iniziale per la quale abbiamo deciso di praticare, per la quale abbiamo deciso di aiutare gli altri, ritrovare in modo più profondo il nostro senso di missione che significa anche la nostra decisione di diventare felici.
Dedicarsi agli altri non vuol dire, quindi, dimenticarsi di se stessi. Non esiste nel Buddismo questo concetto di “sacrificio” o di “annullamento della propria vita”. Lottare per la felicità degli altri, per costruire un mondo migliore, sforzarsi ogni giorno di sentire e alleviare le sofferenze di chi ci è vicino trasmettendogli il potere della pratica buddista, vuol dire in realtà esaltare la nostra stessa vita, trovare man mano quella sicurezza che ci mancava, quell’apprezzamento per noi stessi, quella capacità di sentirci in grado...
Contemporaneamente alla “pratica per gli altri”, è importante rivedere sempre la “pratica per sé”. Questo significa ritornare davanti al Gohonzon con senso di rispetto e gratitudine, facendo scaturire la consapevolezza che Gongyo e Daimoku costituiscono la parte più importante della nostra giornata, il momento in cui possiamo far emergere la nostra Buddità, in cui lodiamo la nostra vita. Inginocchiarci davanti al Gohonzon dovrebbe essere sempre per noi “una cerimonia”, la cerimonia della dignità, della forza, dell’amore per noi stessi.
«Facevo molta fatica a sentire il senso della mia missione» ha raccontato Sakae Takahashi, ex-vice responsabile della divisione donne della SGI. «Certo, pensavo, la Soka Gakkai è meravigliosa, fa delle cose grandiose, ma cosa c’entro io con tutto questo? Come può la mia vita, così piccola, così insignificante, essere utile a qualcuno? Tuttavia, dopo aver ripetutamente letto il Gosho La Torre Preziosa ho profondamente percepito che la mia vita era in realtà la Torre Preziosa stessa e che lo era anche la vita di tutti coloro che mi circondavano».
Solo la consapevolezza che la nostra vita e la vita degli altri sono “la Torre Preziosa” ci permette di lottare con gioia e con determinazione. (Cinzia Tosi)

Frase dal Gosho - 22 ottobre 2015

"Ma c’è una differenza fra i benefici del daimoku recitato da un santo e i benefici del daimoku che recitiamo noi?. Per risponderti, nessuno dei due è in alcun modo superiore o inferiore all'altro. L'oro posseduto da uno stolto non è differente dall'oro posseduto da un sapiente; il fuoco acceso da uno stolto è uguale al fuoco acceso da un sapiente. Tuttavia c'è una differenza se si recita il daimoku e allo stesso tempo si va contro l'intento di questo sutra."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670)

mercoledì 21 ottobre 2015

Dedicarsi


Quando ci dedichiamo a Kosen Rufu, superando dolorose sofferenze e perseverando nella fede, anche noi possiamo concretizzare il principio di "scartare il transitorio e rivelare il vero", cioè da persone comuni possiamo manifestare la stessa vita del Budda. (D. I.)

Giuseppe Ardito ha detto...

dossier le storia del budda

Anche qui a Belfast ho trovato una bellissima comunità Buddista entro la quale sostenere gli altri ed essere sostenuto!
Sono felicissimo di tornare quasi giornalmente su questo Blog per i miei incoraggiamenti quotidiani... e mantenere un contatto con gli amici praticanti italiani! :)

Un ringraziamento a chi porta avanti questo blog!
Nam myo ho renghe kyo

(commento del 23 luglio 2014)

Frase dal Gosho - 21 ottobre 2014

"Le sfortune di Kyo’o Gozen si trasformeranno in fortuna. Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora, che cosa non può essere realizzato? Credi nel Sutra del Loto quando dice: «Questo sutra può [...] esaudirne i desideri, proprio come una fresca e limpida fonte può soddisfare tutti coloro che sono assetati» e: «Godranno di pace e sicurezza nell’esistenza presente e nasceranno in circostanze favorevoli nelle successive»."

Dal Gosho "Risposta a Kyo’o" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 366)

martedì 20 ottobre 2015

Torna a casa, Cenerentola

Nessuno scoglio particolare da superare, al tempo dell’incontro col Buddismo. Poi, insieme agli anni sono arrivati i problemi, su tutti i fronti. Solo quando è riuscita ad allontanare Cenerentola dalla sua vita, e ad accettare la sfida, le cose sono cambiate davvero.

Ho iniziato a praticare il Buddismo nel 1998, a diciannove anni. Non avevo problemi particolari, ma dopo vari inviti mi era sembrato educato partecipare a una di quelle riunioni sulla filosofia buddista di cui tanto gli amici mi parlavano. E avevano ragione, a insistere tanto. L’atmosfera era piacevole, le persone gentili e disponibili.
Mi venne spiegato il principio di unicità di uomo e ambiente e anche che l’essere umano è l’artefice del proprio destino, non il padrone del mondo ma colui che meglio di ogni altro poteva goderne o distruggerlo. Questo era sufficiente: ho iniziato subito a praticare regolarmente recitando molto Daimoku e facendo ogni giorno Gongyo con gli altri.
Non avevo problemi concreti da risolvere, data la mia giovane età, ma più che altro dei malesseri interiori. I cambiamenti sono arrivati subito: ho iniziato a pensare che esistevo anch’io, che potevo interagire con gli altri, non ero “trasparente” come mi sentivo così spesso; una nuova e piacevole sensazione di forza e sicurezza cresceva di giorno in giorno, traducendosi in voglia di vivere.

Frase dal Gosho - 20 ottobre 2015

"Ciò che chiamiamo fede non è niente di straordinario. Aver fede significa riporre fiducia nel Sutra del Loto, in Shakyamuni e Molti Tesori, nei Budda e bodhisattva delle dieci direzioni, negli dèi celesti e nelle divinità benevolenti, e recitare Nam-myoho-renge-kyo, così come una donna ama il marito, come un uomo dà la vita per sua moglie, come i genitori rifiutano di abbandonare i figli o un figlio rifiuta di lasciare la madre."

Dal Gosho "Il significato della fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 920)

lunedì 19 ottobre 2015

Affrontare le difficoltà e le malattie #7

Nel lungo corso della vita ci si può ammalare o possono capitarci degli incidenti. E per tutti, alla fine la morte è inevitabile. Le quattro sofferenze di nascita, vecchiaia, malattia e morte sono intrinseche alla vita. E oltre a queste quattro sofferenze fondamentali, la vita è costellata di vari altri problemi. La cosa importante è superare tutte queste sofferenze e difficoltà sulla base della fede. Fin quando persevererete nella fede a dispetto di qualsiasi ostacolo, potrete dirigere la vostra vita nel modo più positivo in virtù dell’assoluto potere della Legge mistica.
Siamo tutti fatti di carne. Tutti prima o poi soffriamo di qualche forma di malattia. Il potere della Legge mistica ci permette di tirar fuori la forza per superare il dolore e la sofferenza della malattia con coraggio e determinazione. Nichiren scrive: “Nam myoho renge kyo è come il ruggito del leone. Quale malattia può essere quindi un ostacolo?”.
Solo perché crediamo nel Gohonzon non vuol dire che saremo liberi da preoccupazioni. Fin quando siamo vivi, siamo destinati a lottare con i nostri problemi. Ammalarsi gravemente o affrontare la gelida paura della morte sono aspetti inevitabili della vita.
All’età di circa cinquantacinque anni Nichiren scrive: “Poiché sono vicino ai sessant’anni, ho già affrontato la vecchiaia ma devo ancora affrontare la malattia e la morte.”
Le quattro sofferenze di nascita, vecchiaia, malattia e morte sono una parte inevitabile della nostra vita.
La vita è eterna e si estende attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro. Per questa ragione, anche se una persona è ammalata o ha altri problemi, finchè pratica la fede al meglio delle proprie capacità i problemi diventeranno la forza motrice per rivitalizzare la sua vita. Nichiren scrive: “La malattia stimola lo spirito di ricerca della Via.”
La malattia è spesso la molla che spinge le persone a praticare questo Buddismo. L’angoscia che si sperimenta a causa della malattia perfeziona il carattere e genera uno spirito di empatia e di compassione verso gli altri. Dovremmo avere la decisione di non rassegnarci mai alle sofferenze della malattia. Sfidando e superando il dolore, diventa possibile usare la malattia come mezzo per espandere il proprio stato vitale.
Un giovane medico osservò: “ Non sono né il cancro né la leucemia che le persone dovrebbero temere. Piuttosto, bisognerebbe temere più di ogni altra cosa l’indebolimento della propria forza vitale. Credo, perciò, che sia essenziale che le persone adottino una visione della vita che permetta loro di superare la paura della morte e di affrontare coraggiosamente qualunque malattia mentre sono ancora in forze.”
Queste parole si concentrano sul problema essenziale della vita umana, e vengono da un medico che è stato testimone di numerose nascite e morti. Nichiren afferma: “Pensai che dovevo prima imparare la verità sulla morte, e poi tutte le altre cose.
E’ di estrema importanza che ci formiamo una corretta visione della vita e della morte attraverso la nostra pratica buddista così da potere, quando verrà il momento, superare i problemi della malattia e della morte. Sviluppare questo genere di prospettiva dovrebbe costituire il fondamento del nostro modo di vivere, e noi siamo fortunatissimi a possedere il mezzo per farlo.

Frase dal Gosho - 19 ottobre 2015

"Prima di tutto, fare una domanda sul Sutra del Loto e` per te una rara sorgente di fortuna. In questa epoca dell'Ultimo giorno della Legge, coloro che fanno domande sul significato anche di una sola frase o verso del Sutra del Loto sono molti meno di quelli che possono scagliare il grande monte Sumeru sopra un'altra terra come se fosse un sasso, o di quelli che possono calciare lontano l'intera galassia come se fosse una palla."

Da "L'unica frase essenziale" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 237)

domenica 18 ottobre 2015

Il boom dei buddisti Soka Gakkai, sono 75mila in Italia

La carica di Soka Gakkai in Italia e nel mondo. Sono ormai 75mila nel nostro Paese i fedeli di questa scuola religiosa buddista, in crescita esponenziale rispetto ai 30mila censiti nel Duemila e forte dell'intesa con lo Stato italiano sancita nel giugno scorso. Ormai è la quinta minoranza religiosa in Italia. Le altre scuole buddiste presenti in Italia, circa una ventina, contano tutte insieme circa 70mila fedeli.

E' una confessione 'famosa' perché annovera tra i fedeli molti personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo (Roberto Baggio, Sabina Guzzanti, Carmen Consoli), "ma non è affatto elitaria. In Italia -spiega all'Adnkronos Enzo Cursio, portavoce e responsabile per i media- sono in attività più di ottomila gruppi che si riuniscono in case private il primo e il terzo giovedì di ogni mese. Sono riunioni aperte, inclusive e non settoriali, dove si possono trovare insieme tutte le persone che sono animate da curiosità intellettuale, voglia di spiritualità e desiderio di conoscenza di sé".

Sono 12 le sedi regionali della Soka Gakkai, i centri culturali più seguiti sono a Roma, Milano e Firenze, con Bari e Napoli in forte crescita. La presenza ai 'kaikan', centri di studi, educazione, meditazione e dialogo, è assolutamente trasversale: si va dall'operaio ai professori universitari, tutti accomunati dalla volontà di impostare la vita in un senso più spirituale". Nessun saio arancione o particolare segno di riconoscimento per i fedeli. "Si tratta di una scuola laica, assolutamente non clericalista, nessuna moda new age", viene precisato.

Per quanto riguarda la diffusione nel mondo, la Soka Gakkai è attualmente il primo gruppo religioso buddista del Giappone, con 12 milioni di aderenti. E' particolarmente radicato in Corea, in Brasile ha più di un milione di praticanti, va forte anche negli Stati Uniti. In Europa i fedeli sono circa 170mila.

Il 27 marzo 1998 nasce l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ente religioso riconosciuto con decreto del Presidente della Repubblica del 20 novembre 2000. L'insegnamento e la pratica religiosa professati dalla Soka Gakkai derivano dall’antica e grande tradizione Mahayana, riscoperta e rielaborata nel XIII Secolo dal grande riformatore del Buddismo giapponese Nichiren Daishonin.

Il Buddismo della Soka Gakkai è attualmente professato in 192 Paesi. Tra i fondamenti della dottrina vi è il Sutra del Loto, uno degli insegnamenti del Buddha Shakyamuni che è anche base per numerose altre scuole della corrente Mahayana. Rappresenta un inno alla meraviglia del cosmo e alla sacralità della vita di ogni essere vivente. L’ordine fondamentale dell’universo fornisce la base su cui una persona può costruire la sua vita seguendo il ritmo della legge universale di causa ed effetto. Sono 17 i centri culturali aperti in tutta Italia.

Frase dal Gosho - 18 ottobre 2015

"Che cosa ispirò Shakyamuni a dedicarsi per un numero di kalpa equivalenti ai granelli di polvere alla pratica religiosa nell’intento di conseguire la Buddità? Nient’altro che la devozione filiale. Tutti gli esseri viventi dei sei sentieri e delle quattro forme di nascita sono nostri padri e madri. Per questo Shakyamuni, finché non fu in grado di trattarli con devozione filiale, si astenne dal diventare un Budda. [...] Tra gli esseri viventi dei sei sentieri e delle quattro forme di nascita vi sono uomini e donne. In qualche punto delle nostre passate esistenze, tutti questi uomini e donne sono stati nostri genitori e perciò finché anche uno solo di loro manca di conseguire la Buddità, anche noi non possiamo diventare Budda."

Dal Gosho "Lettera a Horen" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 456)

sabato 17 ottobre 2015

Frase dal Gosho - 17 ottobre 2015

"Né la pura terra né l’inferno esistono al di fuori di noi; entrambi si trovano soltanto nel nostro cuore. Chi è risvegliato a questo è chiamato Budda, chi è illuso è chiamato persona comune. Il Sutra del Loto ci risveglia a questa verità e chi abbraccia il Sutra del Loto comprenderà che l’inferno stesso è la Terra della Luce Tranquilla."

Dal Gosho "L’inferno è la Terra della Luce Tranquilla" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 403)

venerdì 16 ottobre 2015

Osservare la propria mente

Recitare Nam Myoho Renge Kyo senza poggiare su nulla, senza illusioni. Perché? Perché man mano che l'esperienza si raffina, man mano che si matura e, in fondo, si invecchia, la consapevolezza dei limiti di tutte le cose si fa sempre più estesa e coinvolgente. Per esempio nell'organizzazione buddhista, nel Sangha, che pure apprezzo molto, riscontro nelle persone - e in me stesso - i sempre presenti limiti umani. Credo nel buddhismo, ma con la prudenza di uno sguardo disincantato. Inoltre, sembra paradossale, mi capita di diffidare anche del 'non-credere', cioè della disillusione, del cinismo, dell'ironia sagace, dell'intelligenza critica. Francamente comincio ad essere commosso dalle cose semplici, quelle che una volta avrei guardato con distacco. Provo compassione per gli errori delle persone, per i miei errori, per questa esistenza sempre limitata, sempre sofferente, senza sicurezze e con il disperato bisogno di stabilità, riconoscimento e amore. E allora qual è oggi il senso del 'recitare' Daimoku davanti al Gohonzon? Ho scoperto una cosa: in realtà mi sembra di aver fede. Recito perché ho fede. Ma che significa? In poche parole: ho maturato uno sguardo prudente e disincantato su tutte le cose ma, contemporaneamente, ho fede! Penso che mi possa capitare di tutto e so di non essere immune da nascita, malattia, vecchiaia e morte, ma ho fede che tutto abbia un senso. Non esalto particolarmente le qualità della mia pratica e della recitazione del Daimoku, però ho fede in esso come in uno strumento di lavoro, in un amico, in un compagno di viaggio: limitato come tutte le cose e tuttavia affidabile, giustamente dosato per la mia vita, dotato di valore perché parte della mia storia. Un pò di tempo fa, una mattina, nel pieno delle consuete attività, ho avuto un momento di distacco interiore: ho percepito chiaramente che tutto quello che avevo intorno - strutture architettoniche, persone, eventi esterni ed eventi interiori, pensieri, emozioni - tutto ciò era ed è come una scena teatrale, un set cinematografico, una maschera, una finzione, un allestimento transitorio e in costante cambiamento. Ma sotto il 'palco' della vita esteriore, dietro la scena, ho sentito che c'era e c'è un livello profondo, unitario, significativo, completo in sé, non-transitorio, ulteriore. La presenza di questo livello profondo rende l'altro livello - quello superficiale della scena 'teatrale' - degno di comprensione, di amore. Recitare Nam Myoho Renge Kyo è parte della recita della vita, ne condivide la limitazione, la transitorietà. Tuttavia non posso dire che sia soltanto questo: proprio nella consapevolezza del suo limite, accettandolo interamente e non pretendendo nulla, mi sembra di amarlo, di rispettarlo, di poter considerare in esso l'esistenza di quel livello profondo e significativo di cui parlavo prima. E' forse questa la meditazione? Questo percepire contemporaneamente - per così dire - il transitorio e l'eterno, la limitazione e l'infinito, l'inutilità e il valore, è forse proprio 'kanjin', 'osservare la propria mente'?
[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 16 ottobre 2015

"Il mezzo meraviglioso per porre veramente fine agli ostacoli fisici e spirituali di tutti gli esseri viventi non è altro che Nam-myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "Il meraviglioso mezzo per superare gli ostacoli" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 747)

giovedì 15 ottobre 2015

Se non ora, quando?

Se avvertiamo un senso di appartenenza nei confronti del movimento per kosen-rufu dovremmo almeno riflettere sui nostri spazi purgatoriali, su tutte quelle zone d’ombra in cui viviamo illudendoci di essere al riparo dalla legge di causa ed effetto e quindi ci concediamo le nostre tendenze a piene mani con la speranza però che intanto sia in preparazione un futuro migliore. Pensiamo anche a tutti gli sforzi che compiamo ogni giorno per realizzare i nostri obiettivi. Credere fermamente nel funzionamento della legge di causa ed effetto significa, in questi casi, non dubitare della sicura realizzazione dei nostri obiettivi, anche se nella superficie delle cose non si manifestano subito gli effetti da noi desiderati. In sostanza si tratta di costruire una condizione vitale che ci faccia sentire nella terra di Budda anche quando stiamo attraversando momenti di grande sofferenza.
Pensiamo all’esempio di Josei Toda che, nella situazione di massima costrizione fisica e spirituale, il carcere, percepisce la vera entità della sua vita e decide di dedicarsi completamente alla realizzazione di kosen-rufu.
L’elevata condizione vitale di Makiguchi nelle stesse circostanze è testimoniata da una lettera che scrisse alla famiglia: «A differenza di quando ero sotto la sorveglianza del dipartimento di polizia cittadina, adesso sto da solo in una stanza di tre tatami, e finché posso leggere mi sento a mio agio e soddisfatto. Per favore tranquillizzatevi e non preoccupatevi per me. [...] In questa cella solitaria, ciò che veramente conta, posso dedicarmi alla contemplazione. Osservo strettamente la pratica di Gongyo mattina e sera. La fede prima di tutto sia per me che per voi. Anche se questa è una durissima prova, perde di significato in confronto a quelle di Nichiren Daishonin. Forgiate la vostra fede più forte che potete. Penso che sia del tutto inopportuno lamentarsi delle presenti difficoltà, poiché viviamo immersi in grandissimi e infiniti benefici. Come ci insegnano i sutra e il Gosho, sicuramente sperimenteremo che “il veleno non manca mai di trasformarsi in medicina”» (Daisaku Ikeda, spiegazione de Il vero oggetto di culto, Esperia 1986, pag. 11).
Toda e Makiguchi ci insegnano come le persone comuni possano sentirsi libere e serene nelle circostanze più avverse, attingendo la forza vitale necessaria dal potere della fede e della pratica. Ognuno di noi ha sicuramente sperimentato la gioia di sentirsi libero dalla sofferenza at- traverso la recitazione del Daimoku, si tratta quindi di ricercare questa condizione con energia ogni volta che qualcosa ci disturba, ci affligge o ci preoccupa, senza rimandare e senza sottrarci alla sfida che il momento presente ci propone.
Commentando questa frase di Gosho: «Quando concentrate gli sforzi di cento milioni di eoni in un singolo istante, le tre proprietà del Budda si manifesteranno in ogni vostro pensiero e azione» Daisaku Ikeda afferma che l’espressione “gli sforzi di cento milioni di eoni” «è una metafora per significare la capacità di affrontare ogni problema con il nostro intero essere e con piena consapevolezza senza lasciare nessuna risorsa interiore inutilizzata» (Daisaku Ikeda, Il Buddismo Mahayana e la civiltà del XXI secolo, DuemilaUno, n. 43, pag. 18). Il direttore generale ci sta guidando da tanti anni in questa direzione, sia attraverso l’ormai celebre consiglio di “impegnarsi in ogni cosa al cento per cento”, sia attraverso le lezioni sul significato di Niji, che apre il nostro Gongyo quotidiano. Niji significa da ora in poi e indica l’atteggiamento necessario per vivere una vita serena e realizzata, che è quello di inserire la propria determinazione in ogni istante della nostra esistenza, di impegnarsi al massimo, di non retrocedere, di non scappare, di non rimandare o evadere, ma di affrontare il presente utilizzando al massimo corpo, mente e cuore.
Certo non è facile, a volte troviamo subito questo atteggiamento e altre volte ci concediamo dei periodi di purgatorio prima di cercarlo. C’è anche chi ritiene di non essere in grado di farlo perché sprovvisto di coraggio e determinazione. Interpellato a questo proposito, Kaneda ha spiegato: «Allenarsi significa non evitare, ma affrontare le difficoltà. Bisogna sfruttare al massimo ogni difficoltà e sofferenza per migliorare se stessi. Se si risparmiano gli sforzi, non c’è crescita. Di fronte alle difficoltà non lamentarsi né scappare, ma ringraziare». È un percorso in salita, ma allenandoci così impariamo a godere della nostra vita. Viceversa la politica del risparmio porta a risultati poco soddisfacenti. Si rischia di attraversare la vita rimandando l’impegno e la felicità, facendo della vita stessa una sala d’attesa, un ininterrotto periodo purgatoriale.
Vorrei concludere con un detto talmudico che ci può aiutare con la sua energica semplicità: «Se non sono per me stesso, chi sarà per me? Se sono per me stesso soltanto, che cosa sono? Se non ora, quando?»
Laura Barbieri

Frase dal Gosho - 15 ottobre 2015

"Il Buddismo insegna che la fragranza interna otterrà protezione esterna. Questo è uno dei suoi princìpi più importanti. Il Sutra del Loto dice: «Nutro per voi un profondo rispetto» e il Sutra del Nirvana dice: «Tutte le creature viventi possiedono la natura di Budda». Il risveglio della fede nel Mahayana di Ashvaghosha afferma: «Poiché la Legge vera e costante permea continuamente la sua stessa vita esercitandovi la sua influenza, le illusioni spariscono istantaneamente e il corpo del Dharma si manifesta». Il Trattato sugli stadi della pratica dello Yoga del Bodhisattva Maitreya contiene un’affermazione simile. Ciò che è nascosto si trasforma in virtù manifesta."

Dal Gosho "I tre tipi di tesori" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 752)

mercoledì 14 ottobre 2015

La mente

La mente umana è sottile e cambia secondo i momenti e in risposta alle varie condizioni. Se facciamo della mente che cambia in continuazione il nostro maestro, sarà difficile progredire in maniera certa e costante. Invece dovremo fare affidamento sulla legge. (D. I.)

A. E. ha detto...

dossier le storia del budda

Dopo mesi e mesi e mesi di ossessione (2 anni) per un legame d'amore, ho deciso di iniziare la Pratica, (che già conoscevo).
Ho subito chiesto di liberare la mia mente da questa ossessione e ho chiesto di poter incontrare una persona con cui stabilire un buon rapporto basato sulla stima, il rispetto, sull'amore.
Bene, è successo, davvero è successo. Sapete in quanto tempo? in tre settimane. Io sono felice, ringrazio la Pratica e tutti i praticanti...

 A. E.

(commento del 19 luglio 2014)

Frase dal Gosho - 14 ottobre 2015

"Qui io faccio un grande voto. Anche se mi offrissero il governo del Giappone a patto che aneli a rinascere nella Pura terra abbandonando il Sutra del Loto e aderendo alle dottrine di un sutra come quello della meditazione o simili, anche se minacciassero di decapitare mio padre e mia madre se non recito il Nembutsu, qualunque difficoltà possa incontrare, a meno che uomini sapienti non provino che i miei insegnamenti sono falsi, io non accetterò mai! Tutti gli altri problemi per me non sono altro che polvere al vento. Io sarò il pilastro del Giappone. Io sarò gli occhi del Giappone. Io sarò il grande vascello del Giappone. Questo è il mio voto, e io non lo infrangerò mai!"

Dal Gosho "L’apertura degli occhi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 254)

martedì 13 ottobre 2015

“Cibo” italiano in Australia!

Una vita “tranquilla”, con poche aspirazioni, un orizzonte che non andava al di là della punta del proprio naso e poi... chi lo avrebbe mai detto? Imprenditore con decine di dipendenti, a gestire un grande ristorante dall’altra parte della terra, libero di coltivare sogni sempre più grandi.

Lavoravo come cameriere in un ristorante a Barberino del Mugello, dove vivevo da circa cinque anni, emigrato dalla Sicilia, quando un giorno, nel 2002, la mia ragazza mi raccontò di aver partecipato a una riunione buddista e di aver deciso di cominciare a praticare.
Questo discorso mi irritò non poco: prima pensai che era diventata pazza, poi decisi che, probabilmente, aveva fatto questa scelta... non avendo niente di meglio da fare. Insomma, non mi andava giù. Dopo un po’ di tempo che lei frequentava le riunioni, cominciò a diventarmi insopportabile addirittura sentirla pronunciare la parola “Buddismo”, al punto che le proibii di parlarne quando eravamo insieme. Passarono un paio di mesi e tra di noi le cose cominciarono a mettersi male. Lei infatti pensava al futuro, faceva progetti, mentre io vivevo alla giornata, senza preoccuparmi di nulla; era inevitabile che ci lasciassimo. Però restammo amici. Rividi Gioia dopo un po’ di tempo, e non so come, contrario come ero alla cosa, mi fece promettere che sarei andato a un meeting. Così alla fine dovetti mantenere la promessa, e partecipai – incredibile, prima di tutto per me – alla mia prima riunione buddista. A parte lo stupore iniziale nel vedere tutta quella gente recitare la stessa frase in continuazione, mi resi conto subito che in realtà quello di cui si parlava non era “roba da matti”, come mi aspettavo. Scoprii di avere tante domande da fare ai “buddisti”, così tornai alla riunione successiva e poi a quella dopo, finché, visto che non seguivo nessun’altra religione o filosofia, decisi di provare seriamente a praticare il Buddismo.

Frase dal Gosho - 13 ottobre 2015

"Poiché il Buddismo è stato gradualmente sovvertito, anche il mondo secolare è precipitato nella corruzione e nel caos. Il Buddismo è come il corpo e la società come l’ombra. Quando il corpo si piega, si piega anche l’ombra. Come sono fortunati i miei discepoli che, seguendo la vera intenzione del Budda, entreranno naturalmente nel grande mare della saggezza omnicomprensiva!"

Dal Gosho "Confronto fra il Sutra del Loto e gli altri sutra" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 923)

lunedì 12 ottobre 2015

Affrontare le difficoltà e le malattie #6

Un famoso brano degli scritti di Nichiren afferma: “La malattia di tuo marito forse è dovuta al volere del Budda; infatti il Sutra Vimalakirti e il Sutra del Nirvana parlano di persone malate che raggiungono la Buddità, poiché la malattia stimola lo spirito di ricerca della Vita”.
In questo modo Nichiren incoraggia con calore una donna il cui marito era malato. Nel suo consiglio possiamo percepire chiaramente la sua apertura mentale, la sua vasta saggezza e la sua grande compassione.
Anche una persona che non prega con sincerità, quando si ammala gravemente inizierà sicuramente a farlo. E’ proprio nei periodi di disperazione che una persona accende la fiamma della fede.
Ciò che conta è se lasciate che la malattia diventi la causa della vostra infelicità o se la fate diventare il punto di partenza per arrivare a conquistare una felicità ancora maggiore. Anche se di solito è una malattia del corpo che fornisce lo stimolo per approfondire la propria fede, la pratica buddista cura simultaneamente anche le malattie dello spirito. Non solo la recitazione di Nam myoho renge kyo ha il potere di far emergere la forza vitale necessaria per sconfiggere la malattia, ma mette anche in grado la persona malata di cambiare il karma negativo accumulato nella profondità della sua vita. Elevando il proprio “io” verso la Buddità – la condizione di felicità assoluta e indistruttibile – la malattia apre la vita a una fortuna illimitata.
In altre parole, grazie alla fede non si ritorna semplicemente a “zero”, cioè allo stato di salute precedente la malattia, ma si riesce a trasformare lo stato “negativo” della malattia nello stato “positivo” di una maggiore felicità. Con una fede salda si può raccogliere il coraggio per trasformare le difficoltà in un trampolino di lancio per la propria crescita.
“Anche tu pratichi il Sutra del Loto e la tua fede è come la luna crescente o la marea che si alza. Sii profondamente convinta che la tua malattia non può durare e che non è possibile che la tua vita non venga prolungata! Prenditi cura di te e non affliggere la tua mente.”
Nel lungo corso della vita ci si può ammalare o possono capitarci degli incidenti. E per tutti, alla fine la morte è inevitabile. Le quattro sofferenze di nascita, vecchiaia, malattia e morte sono intrinseche alla vita. E oltre a queste quattro sofferenze fondamentali, la vita è costellata di vari altri problemi. La cosa importante è superare tutte queste sofferenze e difficoltà sulla base della fede. Fin quando persevererete nella fede a dispetto di qualsiasi ostacolo, potrete dirigere la vostra vita nel modo più positivo in virtù dell’assoluto potere della Legge mistica.

Frase dal Gosho - 12 ottobre 2015

"Una donna che fa offerte a questo Gohonzon attira la felicità in questa vita, e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà da ogni lato, a destra e a sinistra, davanti e dietro. Come una lanterna nell’oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti circonderà e ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada."

Dal Gosho "Il reale aspetto del Gohonzon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 738)

domenica 11 ottobre 2015

I buddisti emiliani «La nostra strada verso la felicità»

La Soka Gakkai qui conta oltre tremila membri metà dei quali modenesi. E ogni anno aumentano
di Felicia Buonomo

«Finché le persone condividono lo stesso scopo di lavorare per la felicità e per una pace duratura di tutta l’umanità, noi possiamo invariabilmente arrivare a comprenderci l’uno con l’altro come esseri umani e scoprire una solidarietà basata sull'amicizia e la fiducia».

Lo scrive Daisaku Ikeda nel presentare la Soka Gakkai Internazionale, di cui è presidente. Lui è il Sensei, il maestro, quello che ha diffuso il buddismo di Nichiren Daishonin in tutto il mondo, raccogliendo l'eredità del suo maestro Josei Toda, che a sua volta aveva seguito il suo maestro Tsunesaburo Makiguchi. Oggi la Soka Gakkai Internazionale conta oltre 12 milioni di membri in 192 nazioni del mondo. In Italia tra i membri si contano anche “vip” come Roberto Baggio e Carmen Consoli, ma la comunità buddista è ampia. Solo in Emilia Romagna sono 3mila i membri, di cui la metà nel modenese. E ogni anno circa un centinaio di persone sceglie di diventare buddista.

Quando un buddista parla della sua pratica non mancherà di pronunciare la parola felicità. «Noi pratichiamo per essere felici, in questa esistenza», ci si sentirà dire, per invitarci ad abbracciare la pratica, attraverso la quale manifestare la natura illuminata che esiste in ognuno di noi. «Per il buddismo dentro ogni persona esiste la natura di Budda – spiega Andrea Campagna, referente regionale dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai – Con la pratica è possibile manifestare la profonda unione della nostra vita con la vita dell'universo. La felicità che propone il buddismo parte da dentro, ha a che fare con la vita stessa e si può manifestare anche nelle condizioni apparentemente peggiori. Non è un caso che proprio nei momenti di difficoltà si riesca proprio a provare questa sensazione di profondo valore della propria vita. Lo sforzarsi di cercare questo valore ci trasforma, la nostra vita cambia in una dimensione profonda, è quello che noi chiamiamo rivoluzione umana. E così la nostra trasformazione si rifletterà nell'ambiente. Questa è la nostra idea di cambiamento della società, che parte dal cambiamento di ogni singola persona».

Nel buddismo (come del resto in altre religioni) l'idea di compassione è centrale: si diventa felici solo che si comprende la felicità degli altri. E questo si manifesta in una dimensione ampia. Dal 1983, ad esempio, Daisaku Ikeda invia una proposta di pace alle Nazioni Unite e a personalità di tutto il mondo, con riflessioni sulla pace, la convivenza degli esseri umani nel pianeta, il rispetto per l’ambiente e per ogni forma di vita, l’abolizione delle armi nucleari, della guerra e della violenza. Si tratta, dunque, di un tipo di buddismo che si concentra non solo sulla speculazione filosofica, ma sulla possibilità concreta di trasformare la società in cui viviamo. Sono sempre più numerosi i fedeli membri, quelli che hanno ricevuto il Gohonzon, l'oggetto di culto davanti al quale viene recitato il mantra "Nam Myoho Renge Kyo". E non parliamo di persone che vestono d'arancione (come i monaci buddisti tibetani), sono uomini e donne che praticano nella propria casa e nei meeting che si svolgono due volte al mese nelle abitazioni private, a cui si aggiungono altre attività, anche nei centri culturali, i kaikan (in Emilia Romagna il kaikan è a Lavino di Mezzo, nel Bolognese) dove si approfondisce la filosofia buddista e ci si scambia esperienze di vita quotidiana.

Si tratta di una religione vera e propria, anche se non esiste un clero e anche se - e questo per noi occidentali è l'aspetto più ostico da comprendere - non esiste una divinità. I partecipanti alle riunioni di discussione buddista in Emilia Romagna sono circa 3mila (circa la metà solo a Modena), cui si aggiungono un migliaio di simpatizzanti e principianti. Di questi il 60% sono donne, il 20% giovani, anche giovanissimi. La crescita è costante: 100-150 persone ogni anno diventano membri della Soka Gakkai in tutta la regione. Ma a cosa si deve questa diffusione?
I motivi sono i più disparati, ognuno si avvicina alla pratica per cause e circostante differenti. Certo per molti il carattere laico tranquillizza, la proposta meno dogmatica spaventa meno. E poi c'è la componente di condivisione comunitaria. La causa principe: scegliere di essere felici.

Fonte | Gazzetta di Modena - Foto di Fiulietta

Frase dal Gosho - 11 ottobre 2015

"Il Sutra di Vimalakirti afferma che, quando si ricerca l’emancipazione del Budda nelle menti degli esseri comuni, si scopre che gli esseri comuni sono le entità dell’illuminazione e che le sofferenze di nascita e morte sono nirvana. Afferma inoltre che, se la mente degli esseri viventi è impura, anche la loro terra è impura, ma se la loro mente è pura, lo è anche la loro terra; non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

sabato 10 ottobre 2015

Frase dal Gosho - 10 ottobre 2015

"Sulle Montagne Nevose vive un uccello chiamato uccello che soffre il freddo il quale, torturato dal freddo pungente, grida che la mattina seguente si costruirà un nido. Ma quando si fa giorno trascorre le ore dormendo, riscaldato dai tiepidi raggi del sole del mattino, senza costruirsi il nido. Così continua a lamentarsi vanamente per tutta la vita. Lo stesso è vero per le persone. Quando cadono nell’inferno e soffocano tra le sue fiamme, anelano a rinascere come esseri umani e fanno voto di mettere da parte tutto il resto per servire i tre tesori e ottenere l’illuminazione nella prossima vita. Ma, anche nelle rare occasioni in cui capita loro di rinascere sotto forma umana, i venti della fama e del profitto soffiano violenti e la lampada della pratica buddista si spegne facilmente. Senza scrupolo essi sperperano le loro ricchezze per cose inutili, ma lesinano anche il più piccolo contributo al Budda, alla Legge e all’ordine buddista."

Dal Gosho "Lettera a Niiike" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 911)

venerdì 9 ottobre 2015

La riunione di discussione

La riunione di discussione è come un grande fiume in cui si riversano gli affluenti di tutte le altre attività, quelle volte ad allargare la cerchia dei nostri amici e quelle che servono ad approfondire la fede e la conoscenza del buddismo. Questo fiume ampio e profondo, creato dalla confluenza di una miriade di corsi d'acqua, avanza verso l'oceano del secolo dell'umanesimo. Sulle sue rive si apriranno vaste e fertili pianure di cultura umana.
Le riunioni di discussione sono il cuore della Soka Gakkai. [...]
Una volta il presidente Toda disse: “Anche se dovesse partecipare una sola persona, va bene lo stesso. Spieghiamo le più precisamente possibile i principi buddisti, raccontiamo le nostre esperienze e discutiamo con calore della vita e della pratica di kosen rufu.
Anche se sono venute solo due persone ed entrambe tornano a casa con un senso di gioia e soddisfazione per aver parlato del Gohonzon ed essersi reciprocamente incoraggiate, sarà stato un successo. Se tre persone vengono alla riunione, dovete considerarla una buona partecipazione”. [...]
Non insistiamo con le persone perché partecipano alle riunioni soltanto per avere una maggiore affluenza; colleghiamoci con loro a livello empatico. Nelle riunioni di discussione non ci sono imposizioni, deve essere una chiacchierata tra amici in cui si dà valore a ogni partecipante. In questo modo le riunioni saranno gioiose e i partecipanti saranno sempre più numerosi. [...]
La riunione di discussione è un' oasi di persone che esprimono la loro risoluzione e la loro gratitudine, un luogo in cui la sofferenza si trasforma in coraggio e la stanchezza in soddisfazione. Queste piccole riunioni sono l'immagine in miniatura dell'armonia che dovrebbe esserci tra gli essere umani, sono un modello di democrazia. Sono sostenute dell'ideale della propagazione della fede nella famiglia nella comunità, e animate dal desiderio che i figli del Budda e loro amici diventino felice. E lo spirito del Sutra del Loto. [...]
È una reazione a catena spirituale, un meraviglioso scambio da cuore a cuore.

(D. Ikeda: ”La saggezza del Sutra del Loto” - Vol. I, pag. 303/304/305/306)
Contributo e foto di Giulietta

Frase dal Gosho - 9 ottobre 2015

"Nell’Ultimo giorno della Legge il devoto del Sutra del Loto apparirà senza dubbio. Quanto più grandi saranno le difficoltà che incontrerà, tanto più grande la gioia che egli proverà grazie alla sua forte fede. Un fuoco non brucia forse più ardentemente quando vi si aggiungono dei ceppi? Tutti i fiumi si riversano nel grande mare, ma il grande mare fa rifluire indietro l’acqua dei fiumi? Le correnti delle difficoltà si riversano nel grande mare del Sutra del Loto e si scagliano contro il suo devoto. Il fiume non viene respinto dal grande mare, né il devoto biasima le avversità. Se non fosse per lo scorrere dei fiumi, il grande mare non esisterebbe. Senza grandi difficoltà non esisterebbe il devoto del Sutra del Loto."

Dal Gosho "Una nave per attraversare il mare della sofferenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 29)

giovedì 8 ottobre 2015

Se non ora, quando?

Tutto ha avuto inizio con una feroce antipatia nei confronti di una collega. Data la negatività dei miei sentimenti non mi consentivo alcuna esternazione, ma dentro di me producevo continuamente giudizi negativi che, anche se destinati a una circolazione esclusivamente interna, mi avvelenavano la vita. Intanto recitavo per trasformare il veleno in medicina e leggevo avidamente il Gosho alla ricerca di aiuto, di qualcosa che mi spingesse a una svolta. I giorni passavano, io recitavo e leggevo, ma non riuscivo a cambiare. La soluzione al mio problema si è presentata mentre studiavo il Gosho I desideri terreni sono Illuminazione. La spiegazione precisava infatti che il carattere soku, in termini di tempo, significa “immediatamente”. Ho sentito subito il desiderio di recitare Daimoku in quel modo, per trasformare immediatamente il mio stato d’animo. Così è stato e dopo tanto tempo la mia sofferenza si è dissolta lasciando spazio a un rapporto sereno e senza ombre.
Ciò che mi aveva impedito di realizzare fino a quel momento era stato un Daimoku debole, recitato come se la sua efficacia fosse dovuta all’accumulo più che all’intensità. Allora ho cominciato a riflettere su questo atteggiamento da purgatorio, ovvero la condizione mentale in cui, soffrendo per un problema, viviamo il presente come tempo di transizione e di espiazione, un tunnel al termine del quale ci attende la situazione desiderata. In queste circostanze attraversiamo il presente completamente condizionati dai nostri problemi e dalle nostre sofferenze, rimandando al futuro la serenità e la gioia. «Ci vuole tempo» è la frase che accompagna i periodi di purgatorio e, quindi, a questi giorni vengono sottratte le nostre energie, conservate per tempi migliori. Se il lavoro non ci soddisfa e ne vorremmo uno migliore, se le nostre relazioni sono difficili, se per qualunque motivo avvertiamo un forte senso di pesantezza o costrizione, cominciamo a immaginare una realtà più soddisfacente, un lavoro migliore, una relazione facile e leggera, e queste immagini ci portano a distogliere le nostre energie dal presente, vissuto come tempo privo di significato, a risparmiarci per spenderci poi nel futuro, quando ne varrà la pena. Recitiamo un Daimoku che non ci dà sollievo, che ci lascia distratti e inquieti, con un senso di viva amarezza e frustrazione, e viviamo allo stesso modo, passivamente, nell’attesa che qualcosa accada e ci liberi dalla sofferenza. Questo porta a rifugiarci nel pensiero che si tratti di un Daimoku efficace alla distanza, per lento accumulo, così come raccogliendo i punti al supermercato siamo certi di avere diritto al premio finale.
Senza averne coscienza, insieme alla separazione fra presente e futuro stiamo separando le cause dagli effetti. Ci illudiamo che vivere stancamente il presente conduca comunque a un brillante futuro. Gli esempi sono numerosissimi: da domani mi metto a dieta, quindi oggi mangio a più non posso; voglio un lavoro migliore che mi gratifichi da ogni punto di vista, quindi trascuro di impegnarmi in quello, tanto peggiore, che svolgo attualmente; il mio matrimonio sta andando a rotoli, quindi recito per avere una vita sentimentale felice mentre colgo tutte le occasioni di lite, rimprovero e lamentela che si presentano.
Paradossalmente, mentre ci comportiamo così, siamo convinti assertori dell’inesorabile funzionamento della legge di causa ed effetto perché consideriamo efficace, al fine della riscossione dei benefici, solo la nostra regolarissima pratica del Buddismo e non i pensieri, le parole e le azioni che contemporaneamente stiamo producendo. Eppure il Sutra Shinjinkan descrive con straordinaria chiarezza il funzionamento della legge di causa ed effetto: «Se vuoi conoscere le cause passate guarda i risultati che si manifestano nel presente, se vuoi conoscere gli effetti che si manifesteranno nel futuro guarda le cause che stai ponendo nel presente» - senza distinguere fra cause “buddiste” e cause di altro genere.
Nei dialoghi La saggezza del Sutra del Loto, Takanori Endo si rivolge infatti a Daisaku Ikeda con queste parole: «Abbiamo un’immagine di kosen-rufu come se fosse il momento in cui saremo riusciti a convertire numerose persone alla pratica corretta della Legge. Ma, superando questa immagine, lei ci ha insegnato che kosen-rufu esiste nella pratica stessa della trasmissione della Legge. Ci ha anche spiegato la sua decisione di convertirsi dopo aver incontrato il presidente Toda, citando Goethe: “Non è sufficiente camminare passo dopo passo sulla via che porterà un giorno alla meta. È necessario che ognuno di questi passi sia la meta e che ognuno di questi passi abbia un valore”». (Dal NR di Agosto 1998)

Frase dal Gosho - 8 ottobre 2015

"Sia che tu invochi il nome del Budda, che reciti il sutra o semplicemente offra fiori e incenso, tutte le tue azioni virtuose metteranno nella tua vita buone radici e benefici. Pratica la fede con questa convinzione. Il Sutra di Vimalakirti afferma che, quando si ricerca l’emancipazione del Budda nelle menti degli esseri comuni, si scopre che gli esseri comuni sono le entità dell’illuminazione e che le sofferenze di nascita e morte sono nirvana."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

mercoledì 7 ottobre 2015

Il Sutra


Il Sutra del Loto è un insegnamento che rende possibile l'impossibile. La condizione vitale che si sviluppa grazie al potere della legge mistica è il massimo valore spirituale che gli esseri umani possono manifestare in quanto tali. (D. I.)

Isabella ha detto...

dossier le storia del budda

Spero di trovare una risposta a questa situazione che si è manifestata insieme a tante altre difficoltà . Mi hanno detto che posso, lavorando su di me, modificare anche il Karma di mio Padre Natale che dopo aver curato come un oracolo non meritava di finire i suoi ultimi mesi di vita lontano da casa e forse anche maltrattato.
L'unica cosa che mi consola è averlo assistito in ospedale già privo di conoscenza e aver pregato e meditato per il suo dolce trapasso.
Ma il dolore per la sua scomparsa è ancora fortissimo e la mia fede ancora troppo debole.
Isabella

(commento del 19 giugno 2014)

Frase dal Gosho - 7 ottobre 2015

"Un uomo arrogante sarà sopraffatto dalla paura di fronte a un forte nemico, come il superbo asura che si rimpicciolì e si nascose in un fiore di loto nel lago della Frescura quando fu redarguito da Shakra. Persino una sola parola o frase dell’insegnamento corretto, se è adatta al tempo e alle capacità delle persone, permetterà di raggiungere la via mentre, anche studiando mille sutra o diecimila trattati, non si conseguirà la Buddità se questi insegnamenti non si accordano con il tempo e le capacità delle persone."

Dal Gosho "Lettera da Sado" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 267)

martedì 6 ottobre 2015

Due mesi lunghi una vita

La diagnosi non concedeva speranze. Ma Alba non si è persa d’animo e ha deciso addirittura di usare per gli altri i due preziosi mesi che le restavano da vivere. Oggi racconta la sua esperienza. Cinque anni dopo.

Quando guardo i fiori, oggi, li trovo meravigliosi, se penso alla mia vita mi rendo conto che essa è una cosa preziosa per me e per i miei numerosi amici, ma non è sempre stato così. Può sembrare strano, ma questa nuova consapevolezza è esplosa in me proprio nel momento in cui, secondo i medici, mi restavano soltanto due mesi di vita.
Fino a pochi anni fa la mia esistenza era solitaria, vivevo la tipica vita della “casalinga isolata”, che non osava comunicare con le altre persone perchè si sentiva poco colta.
La preoccupazione che mi dominava era il benessere della mia famiglia che, all’inizio del 1998, viveva un momento di particolare difficoltà: mio figlio, Piero, che non aveva avuto una grande fortuna nella vita e che a trentun anni era ancora disoccupato, si era allontanato da casa per andare a vivere a Parma e mio marito soffriva di una forma di emicrania cronica di cui non si riusciva a scoprire l’origine.