lunedì 30 novembre 2015

Fede e lavoro #2

Nichiren spiega che, fin quando manteniamo una fede sincera, la nostra vita quotidiana di comuni mortali è il vero campo d’azione della nostra pratica buddista.
Credo che la grandezza di questo Buddismo stia nel fatto che apre una via all’illuminazione che può essere percorsa da chiunque. Non è una pratica per conseguire la Buddità che solo pochi possono intraprendere.
Nichiren osservava compassionevolmente ma severamente, con l’occhio del Budda e l’occhio della Legge, l’andamento della società. Era sempre premuroso con i suoi seguaci, e cercava di mettersi nei loro panni. In questo modo conquistava il cuore di molte persone, credenti e non credenti.
Il Sutra del Loto parla del Bodhisattva Percettore dei Suoni del Mondo. Percepire i suoni del mondo significa distinguere “la voce delle persone” e osservare i mutamenti della società. Il nostro compito di responsabili buddisti è quello di manifestare la nostra innata capacità di percepire i suoni del mondo e di prendere le misure adeguate, aumentando il numero dei nostri sostenitori e rinforzando così i ranghi di chi lotta per la giustizia e per kosen rufu.
Nichiren afferma: “Se il cielo è sereno, la terra è illuminata. Similmente, se si conosce il Sutra del Loto si possono comprendere gli affari di questo mondo”.
Spero che voi incidiate queste parole nel vostro cuore e diventiate dei responsabili eccellenti.
Non dovete dimenticare, inoltre, di sforzarvi di forgiare profondi legami di fiducia con i vostri superiori, con i vostri subordinati e con i vostri colleghi nel lavoro e nella società. Attraverso il vostro comportamento e i legami di amicizia che create, dovete diventare persone amate dagli altri e di cui gli altri si fidano. Queste sono caratteristiche importanti per avere successo nella società.
Nichiren scrive: “Considera il servizio al tuo signore come la pratica del Sutra del Loto.” Tutta la vita sociale fa parte della Legge del Budda, ed è in essa che vanno trovate le chiavi per approfondire la vostra comprensione del Buddismo e imparare a vivere in accordo con esso.

Frase dal Gosho - 30 novembre 2015

"Il Budda scrisse che dobbiamo diventare padroni della nostra mente e non lasciare che la mente sia la nostra padrona. E` questo che intendo quando ti spingo a rinunciare persino al tuo corpo e a non risparmiare mai la tua vita per il Sutra del Loto"

Da "Lettera a Gijo-bo" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 4)

domenica 29 novembre 2015

Frase dal Gosho - 29 novembre 2015

"Se la compassione di Nichiren è veramente grande e omnicomprensiva, Nam-myoho-renge-kyo si diffonderà per diecimila anni e più, per tutta l’eternità, perché ha il benefico potere di aprire gli occhi ciechi di ogni essere vivente del Giappone e sbarrare la strada che conduce all’inferno di incessante sofferenza. I suoi benefici superano quelli di Dengyo e di T’ien-t’ai e anche quelli di Nagarjuna e Mahakashyapa. I benefici di cento anni di pratica nella Terra della Perfetta Beatitudine non si possono paragonare ai benefici ottenuti in un solo giorno di pratica in questo mondo impuro."

Dal Gosho "Ripagare i debiti di gratitudine" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 658)

sabato 28 novembre 2015

Frase dal Gosho - 28 novembre 2015

"In che modo bisogna prendere fede nel Sutra del Loto? Praticare gli insegnamenti di questo sutra senza fede è come entrare in una montagna piena di tesori senza mani [per raccoglierli] o come cercare di compiere un viaggio di mille miglia senza gambe. Afferra la fede che è ti lontana attraverso la prova concreta che ti è vicina."

Dal Gosho "Lettera a Horen" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pagg. 454-455)

venerdì 27 novembre 2015

Quell’isola dove nacque un sogno

Nell’ottobre del 1960 Daisaku Ikeda avvia la propagazione della Legge mistica fuori dal Giappone. Come è narrato nella Nuova rivoluzione umana Shin’ichi arrivò dapprima alle isole Hawaii, per dirigersi poi negli Usa e fino a oggi ha continuato a promuovere la propagazione in tutto il mondo.

Guam, gennaio 1975. Nel mezzo dell’Oceano Pacifico, praticanti del Buddismo di Nichiren Daishonin da tutto il mondo si danno appuntamento per dare vita alla Soka Gakkai Internazionale. Da allora, molte cose sono cambiate e molte altre ne cambieranno. Ma senza deviare dall’obiettivo originale: promuovere la pace nel mondo, promuovendo la pace nel cuore degli individui.

Il Buddismo di Nichiren Daishonin inizia a diffondersi in Europa nei primi anni Sessanta principalmente in Francia, Gran Bretagna e Germania. Nel 1963 vengono aperti due centri, uno a Parigi e l’altro a Düsseldorf e si formano una dozzina di settori in vari paesi tra i quali la Svizzera, l’Italia e altri nella regione scandinava. Questi sono i primi passi del cammino di kosenrufu in Europa Occidentale. Alla prima conferenza mondiale per la pace a Guam nel 1975, sono rappresentati ben tredici paesi europei: Gran Bretagna, Germania Occidentale, Italia, Olanda, Belgio, Spagna, Danimarca, Svezia, Svizzera, Austria, Grecia, Francia e Norvegia. Nel settembre dello stesso anno si svolge il primo corso europeo nel centro di Trets appena inaugurato. Nel corso degli ultimi vent’anni la Soka Gakkai europea si rafforza sia quantitativamente che qualitativamente. Nuovi centri culturali vengono inaugurati a Londra, Francoforte, Copenhagen, Stoccolma, Madrid, Firenze, Roma, Milano. Nel 1990, dopo la caduta del muro di Berlino sorgono nuovi capitoli nell’Europa orientale, e in questi ultimi cinque anni crescono inaspettatamente. Il 5 giugno 1994 si svolge, per la prima volta nel vecchio continente, il XII Festival Mondiale dei Giovani per la Pace.

Dall’Italia volano a Guam in due: Mitsuhiro Kaneda e Amalia Miglionico. Ma di fatto, nel lontano 1975, gli italiani che si avvicinano al Buddismo di Nichiren Daishonin non sono certo molto più numerosi. Si trovano principalmente nella città di Roma e tengono due riunioni di discussione la settimana, il mercoledi e il venerdi, e ancora nessuna di studio. In un clima estremamente familiare si riuniscono italiani, giapponesi e americani, accomunati dal primo giornale – il Seikyo Italia – che viene interamente redatto e stampato in tiratura molto limitata con il ciclostile in un’abitazione privata, nei ritagli di tempo. Tuttavia, proprio dopo la riunione di Guam, cominciano a spuntare – per poi moltiplicarsi con crescita esponenziale – gruppi di giovani praticanti, un po’ in tutta Italia. Pian piano, dopo Roma, il numero dei praticanti cresce vistosamente anche a Milano, a Bergamo, Napoli, Torino, Firenze e in molte altre città, con una particolare accelerazione dopo la visita del presidente Daisaku Ikeda nel 1981. La vivace crescita dei seguaci del Buddismo in Italia ha fatto sì che oggi siano presenti Centri culturali della ISG a Firenze (sede del Centro culturale italiano), Roma, Milano, Bologna, Torino e Genova. Gruppi di associati che svolgono le periodiche riunioni di discussione sono oggi presenti in tutte le regioni italiane.

Frase dal Gosho - 27 novembre 2015

"Più l’oro viene scaldato tra le fiamme e più vivo sarà il suo colore; più una spada viene affilata, più tagliente diventerà. Più una persona loda le virtù del Sutra del Loto, più i suoi benefici aumenteranno. Ricorda che i ventotto capitoli del Sutra del Loto contengono solo pochi passi che esprimono verità, ma moltissime parole di lode."

Dal Gosho "I benefici del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 601)

giovedì 26 novembre 2015

Attaccamenti e liberazione

Il Buddismo è un insegnamento di emancipazione, volto a liberare le persone dalle inevitabili sofferenze della vita, perciò i primi insegnamenti buddisti si focalizzarono sulla caducità di tutte le cose. Il Budda si rese conto che nulla resta uguale in questo mondo, tutto è in uno stato di costante cambiamento. Ogni senso di benessere e sicurezza che deriva da situazioni piacevoli o circostanze favorevoli – relazioni con chi amiamo, salute – viene continuamente minacciato dal fluire incessante della vita e, infine, dalla morte, il cambiamento in assoluto più radicale e profondo di tutti.
Il Budda vide che la causa della sofferenza stava proprio nell’ignoranza della natura del cambiamento stesso. Desideriamo restare attaccati a ciò che per noi ha valore, e soffriamo quando l’inevitabile processo di cambiamento della vita ci separa da queste cose. Dunque, egli pensò, ci si libera dalla sofferenza quando si elimina l’attaccamento alle cose transitorie di questo mondo.
In questa prospettiva, la pratica buddista è orientata verso un allontanamento dal mondo: se la vita è sofferenza e il mondo è un luogo pieno d’incertezza, l’emancipazione risiede nel liberarsi dall’attaccamento alle cose e alle preoccupazioni mondane, conseguendo un’Illuminazione trascendente.
Il Sutra del Loto, sul quale si basa l’insegnamento di Nichiren Daishonin, è rivoluzionario perché ribalta quest’orientamento, capovolgendo le premesse alla base degli insegnamenti iniziali del Budda, puntando invece l’attenzione sulle infinite potenzialità della vita in sé e sulla gioia di vivere proprio in questo mondo. Laddove altri insegnamenti avevano mirato all’Illuminazione o all’emancipazione finale (Buddità) come a una meta da raggiungere in un imprecisato momento nel futuro, negli insegnamenti del Sutra del Loto ogni individuo è intrinsecamente e originariamente un Budda. Attraverso la pratica buddista sviluppiamo le nostre qualità illuminate e le esercitiamo nel mondo qui e ora, per il bene degli altri e con l’intento di trasformare positivamente la società. La vera natura della nostra vita è di libertà e potenzialità infinite ora.
Questo sensazionale cambiamento di direzione, compiuto dal Sutra del Loto, è racchiuso nel concetto chiave, apparentemente paradossale, del Buddismo di Nichiren Daishonin secondo cui “i desideri terreni sono Illuminazione” e “le sofferenze di nascita e morte sono nirvana”. L’immagine del puro fiore di loto che sboccia nello stagno fangoso è una metafora che racchiude questa visone: libertà, emancipazione, Illuminazione vengono forgiate ed espresse nel bel mezzo del sudicio pantano della vita, con i suoi problemi, sofferenze e contraddizioni. È impossibile vivere senza attaccamenti o eliminarli: l’affetto per gli altri, il desiderio di riuscire negli sforzi fatti, gli interessi, le passioni, l’amore per la vita, tutti questi sono attaccamenti e potenziali fonti di delusione e sofferenza, ma sono anche la sostanza stessa della nostra umanità e gli elementi per una vita impegnata e realizzata.

Frase dal Gosho - 26 novembre 2015

"Per chi raccoglie la propria fede e recita Nam-myoho-renge-kyo con la profonda consapevolezza che adesso è l’ultimo momento della sua vita, il sutra proclama: «Quando la loro vita giungerà al termine, esse saranno accolte dalle mani di mille Budda che le libereranno da ogni paura e impediranno loro di cadere nei cattivi sentieri dell’esistenza». Che felicità! È impossibile trattenere lacrime di gioia sapendo che non uno o due, non cento o duecento, ma mille Budda verranno ad accoglierci con le braccia aperte."

Dal Gosho "L’eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 190)

mercoledì 25 novembre 2015

Parlare


In qualsiasi situazione il dialogo è uno sforzo positivo, che crea solidarietà e costruisce unità. Rifiutare gli altri provoca solo ripercussioni negative, invita alla divisione e conduce alla distruzione. Il punto è incontrarsi e parlare. (D. I.)

Vanessa ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao sono Vanessa. Pratico il buddismo del Daishonin da sette anni e credo fortemente nel valore e nell'azione della Soka Gakkai per diffonderlo e per sostenere chi lo pratica. Ci sono momenti della vita nei quali tutto sembra esplodere: non dobbiamo spaventarci perché siamo noi a chiamare un cambiamento forte nella nostra vita. Mantenendo salda la fede in nam myoho renge kyo riusciamo a creare valore da tutte le situazioni, anche dalle più brutte e a trasformare il veleno della sofferenza in medicina di gioia e libertà. Proprio in questi giorni sto trasformando una grande sofferenza e improvvisamente, dopo tanti anni, mi sento leggera e serena. Non essendo abituata a ciò, mi sento strana, strana ma felice. Dico a me stessa: allora è questo il paradiso!!! E' proprio in questa vita!!! Grazie a tutti. Non smettete mai, qualunque cosa accada.

(commento del 10 novembre 2014)

Frase dal Gosho - 25 novembre 2015

"La funzione del fuoco è bruciare e dare luce. La funzione dell’acqua è lavare la sporcizia. Il vento spazza via la polvere e infonde la vita nelle piante, negli animali e negli esseri umani. La terra produce le piante e gli alberi, e il cielo provvede all’umidità che reca nutrimento. Anche i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo operano così: sono le funzioni benefiche dei Bodhisattva della Terra, discepoli del Budda nella sua vera identità."

Dal Gosho "L’eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 191)

martedì 24 novembre 2015

L'alloro della vittoria

Di nuovo, corsie d'ospedale, medici, interventi. In quel momento, vista la sofferenza di mia madre pensai che l'università avrebbe aspettato. Ma fu proprio lei, con un filo di voce, a dirmi: «Vai Elisa! E portami l'alloro della vittoria!».

Ho iniziato a praticare nel 1995. A quel tempo, mi sentivo molto sicura di me, avevo già affrontato a testa alta un divorzio, avevo un lavoro, due splendide ragazze adolescenti e una situazione economica tranquilla. Dissi a tutti che avrei provato per un mese e che, se la cosa non dava un risultato tangibile, avrei smesso. Ma solo dopo quindici giorni, al ritmo di un'ora di Daimoku al giorno, sentii fiorire una forza nuova. Decisi di continuare. Il Gongyo e il Daimoku rigeneravano la mia vita: erano momenti preziosi e solo miei. Poco alla volta venivo a scoprire, e non senza dolore, chi ero veramente e dietro al paravento di una donna forte si nascondeva in realtà tanta fragilità e insicurezza.
Nell'agosto del 2010 vivevo da qualche tempo un momento di profonda insoddisfazione. Mi lamentavo in continuazione ma non facevo niente per cambiare le cose, anzi non riconoscendo che il problema era in me, proiettavo tutto all'esterno. Tutto ciò era ben nascosto da un atteggiamento "buonista", frutto di una cultura cattolica che mi portavo dietro. Continuavo però a recitare Daimoku con l'obiettivo di uscire da quel pantano e sentivo che ciò avrebbe portato a un cambiamento: era con me stessa che dovevo fare i conti.
Questa mia insoddisfazione si manifestò anche nel fisico: testa e collo iniziarono a irrigidirsi, senso di nausea e incapacità di reggermi in piedi. Andai all'ospedale dove dopo una TAC mi diagnosticarono un... bel niente! Un medico mi disse che avevo solo bisogno di lasciarmi andare, di far fluire la mia vita. Ma non era quello che stavo facendo? In realtà vivacchiavo, tiravo avanti. Benefici visibili ne avevo avuti tanti, ma era come se tutto ciò non contasse più, e non si trattava di ingratitudine. Sapevo che solo ricercando un atteggiamento sincero davanti al Gohonzon, avrei trovato la chiave per aprire le porte alla gioia di vivere, cosa che non avevo. Mi ero adagiata su ciò che avevo realizzato e sentivo che ciò non mi bastava più.
Cominciai a osservare la mia vita accorgendomi che avevo paura di mettermi in gioco e di misurarmi con me stessa; anzi, più vivevo nell'ombra, meglio era. Mi accorsi che mi accontentavo delle briciole. Inutile dire i fiumi di lacrime che ho versato di fronte a questa consapevolezza, ma di rimando mi prese una voglia irresistibile di recitare Daimoku e di approfondire le parole del presidente Ikeda con uno spirito rinnovato. Quelle parole che leggevo da tanto tempo, d'improvviso mi comunicavano qualcosa di diverso: possibile? Le avevo lette non so quante volte eppure ora mi sembravano diverse, sentivo la vita fluire e di essere un tutt'uno con lui. Le parole come coraggio, sfida, lotta, compassione, ora per me avevano un senso.
Tra le varie cose che lessi, ne ricordo in particolare una, tratta dalla Saggezza del Sutra del Loto, in cui Ikeda riporta l'esperienza di una donna che non aveva potuto studiare a causa della sua condizione economica. Ma quando le condizioni migliorarono, questa donna decise di mettersi a studiare arrivando infine a iscriversi all'università. Ella raccontava del periodo universitario come di un periodo di lotte incredibili e mi colpì molto pensare come questa sessantenne si fosse lanciata in una sfida del genere.
Quel racconto mi ispirò a tal punto che mi dissi: «E perché non io?». Gli studi non erano mai stati il mio forte, ma uno straccetto di diploma l'avevo. Ma cosa avrei potuto mettermi a studiare?
Visto che da tempo desideravo saperne di più sulla cultura e la storia del Giappone, all'età di cinquantaquattro anni, mi iscrissi alla facoltà di Lingue orientali di Venezia, con l'obiettivo di laurearmi entro il mio sessantesimo compleanno.
Naturalmente la mia decisione coinvolse tutto il mio ambiente: mia madre ottantaquattrenne mi scaraventò addosso tutta la sua disapprovazione accusandomi di abbandonare la famiglia per una cosa che non sarei mai riuscita a concludere. In passato fra me e lei c'erano stati grossi conflitti, questa volta capii che il motivo delle nostre dispute era che io ricalcavo esattamente i suoi passi. Mia madre era il mio specchio, per questo il confronto con lei mi faceva male. Mi accorsi che la mia non era ribellione nei suoi confronti, ma desideravo solo seguire la mia vita, provai una compassione senza fine per mia madre.
Presi in affitto un mini appartamento a Venezia. Per la prima volta ero sola, in una città diversa, con la difficoltà di ricominciare a studiare dopo trentacinque anni e con la complessità della lingua giapponese. Ho conosciuto anche momenti di depressione e la voragine dell'inutilità di tutto, quella che ti porta a pensare che niente ha senso, tanto alla fine si muore, e allora: perché sforzarsi tanto? Meno male che tre piani sopra di me c'era un Gohonzon e Andrea, il mio vicino, puntualmente tutte le mattine scendeva per recitare Gongyo insieme a me. Grazie a lui e all'attività che avevo messo in piedi nella mia casa a Venezia, riuscivo ad avere l'energia per partecipare alle lezioni e sostenere gli esami. Non dimenticherò mai i miei compagni di fede veneziani. E poi potevo parlare di Buddismo ai giovani! Ricordo che a una riunione eravamo in diciannove: quasi mezza facoltà.
Nel 2012 il mio compagno ebbe un infarto, per fortuna preso in tempo. Cambiarono gli impegni e nella mia vita entrarono corsie d'ospedale, medici, interventi e così via. Ma la mia determinazione non cambiò. Mi feci in quattro per stare dietro a tutto; stavo iniziando l'ultimo anno e dovevo frequentare i corsi di lingua cinese, mentre il giapponese l'avevo già concluso e anche con un bel ventisette! Facevo la spola tra Verona, l'ospedale di Brescia e Venezia. Non avevo più dimora, un giorno qua e uno là, incastrando misticamente orari di lezione con orari di ospedale e visite alla mia anziana madre, che ora mi incoraggiava ad andare avanti.
Arrivò il 2013 e l'obiettivo era di laurearmi entro ottobre: avevo ancora sei esami da sostenere e ce la potevo fare. Ma a giugno mia madre cadde e si fratturò femore e braccio destro. Di nuovo, corsie d'ospedale, medici, interventi operatori e in quel momento, vista la sua sofferenza e il parere negativo dei medici sulla sua capacità di ripresa, pensai che l'università avrebbe aspettato. Ma fu proprio lei, con un filo di voce, a dirmi: «Vai Elisa! E portami l'alloro della vittoria!».
E fu così che ripartii tra le lacrime, ma determinando ancora più forte di prima. Dal giorno della caduta di mia madre, avevo praticamente smesso di studiare e mi sembrava di non ricordare niente. I test d'esame si riempivano poco alla volta di reminiscenze che affioravano non so da dove e non so come. In quei momenti sentivo di essere sostenuta dalla Legge mistica: tutto ciò che avevo dato in termini di studio e attività buddista mi ritornava centuplicato.
Superai cinque esami su sei e lasciai l'ultimo per la sessione autunnale assieme alla tesi. Avevo deciso di portare come argomento la Proposta di pace del 2012 di Daisaku Ikeda.
Il 18 settembre superai l'ultimo esame, mia madre intanto migliorava anche se non camminava ancora. Il 17 ottobre mi sono laureata tre giorni dopo il mio cinquattottesimo compleanno. Ce l'avevo fatta, avevo vinto. Fidandomi dei consigli del mio maestro e con una preghiera costante, l'attività per gli altri e un severo impegno negli studi universitari, avevo potuto realizzare il mio grande progetto.
A proposito del Daishonin, Ikeda scrive: «Egli rincuora i discepoli che erano perseguitati a causa del Sutra del Loto dicendo loro in pratica di dedicare ancor più sinceramente la propria vita a kosen-rufu. Insegna che, indipendentemente dalle difficoltà piccole o grandi che possiamo incontrare, se continuiamo a seguire la via suprema potremo trionfare su qualsiasi cosa» (MDG, 2, 14).
Ora sono una donna felice, ma non è per la laurea conseguita: ho imparato che la gioia di vivere risiede nella lotta. Sensei dice che nella fede non esiste età di pensionamento e che chi si impegna per la Legge rimane giovane. La promessa che gli faccio è di vivere per kosen-rufu fino all'ultimo istante. (E. M.)(dati modificati)

Frase dal Gosho - 24 novembre 2015


"Il Sutra di Virtù Universale, spiegando l'essenza del Sutra del Loto, afferma: "Anche senza estinguere i desideri e le illusioni e senza separarsi dai cinque desideri...". Il Gran Maestro T'ien-t'ai in Grande concentrazione e visione profonda afferma: "I desideri e le illusioni sono illuminazione e nascita e morte sono nirvana". Il Bodhisattva Nagarjuna spiegando nel Trattato sulla grande perfezione della saggezza che il Sutra del Loto supera tutti gli altri insegnamenti della vita del Budda, dice: "[Il Sutra del Loto è] come un grande medico in grado di trasformare il veleno in medicina". Ciò significa che un medico mediocre cura una malattia con una medicina, un grande medico cura una malattia grave con un potente veleno."

Dal Gosho "Il ricevimento di nuovi feudi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 840)

lunedì 23 novembre 2015

Fede e lavoro #1

“La seconda virtù, la lealtà al tuo signore, significa che nella mente non dovresti nutrire la minima infedeltà nei suoi confronti. Anche se dovessi essere ucciso, pensa che ciò andrà a suo beneficio. Come dice il proverbio, la fede invisibile produce virtù visibili.”
Non si deve essere minimamente infedeli al “signore” che si serve. Sia che i propri sforzi siano riconosciuti oppure no, Nichiren ci insegna che il sincero accumulo di virtù invisibili finirà per risplendere come ricompensa visibile.
Per esempio, forse vi state sforzando duramente nel vostro lavoro e tuttavia i vostri sforzi non vengono apprezzati e ricompensati adeguatamente. Ma se perseverate nel vostro impegno per migliorarvi, basandosi sempre sulla fede, e continuate ad ottenere buoni risultati, svilupperete una maggiore capacità di conquistare la fiducia degli altri. Forgerete i “tesori del corpo”. Se combattete le vostre preoccupazioni con la fede, si trasformeranno in fortuna, nei “tesori del cuore”.
Vincete dove site ora. Sviluppatevi nel contesto della vostra vita quotidiana. Questo è il vero significato del principio che “la fede si manifesta nella vita quotidiana”.
Il presidente Toda una volta disse: “ Nichiren Daishonin afferma: “Se si conosce il Sutra del Loto si possono comprendere gli affari di questo mondo”. In altre parole, questo brano indica che tutti coloro che abbracciano il Gohonzon dovrebbero sapere come migliorare la propria vita e i propri affari. Ciò nonostante, ci sono membri che trascurano di sforzarsi di acquisire questa conoscenza, che non studiano e non si spremono le meningi per capire il funzionamento della vita quotidiana. Se a causa di ciò che essi non capiscono, pensano o fanno pensare agli altri che la ragione del cattivo andamento dei loro affari è il Gohonzon, che non funziona, non stanno facendo altro che offendere la Legge”.
Dobbiamo vincere nella società, in famiglia e nella vita in generale. Questo è il trionfo della fede. Il signor Toda ci insegnava severamente che praticare la fede senza sforzarsi di vincere equivale a offendere la Legge.
Nichiren va avanti dicendo che fare distinzione tra le questioni mondane e la Legge buddista è un insegnamento superficiale, precedente al Sutra del Loto. Spiega invece che il profondo insegnamento del Sutra del Loto chiarisce che tutte le faccende umane sono di per sé Buddismo.
Afferma infatti che “il vero sentiero consiste negli affari di questo mondo” e che “il Sutra del Loto spiega che in fin dei conti le cose del mondo sono la totalità del Buddismo”.

Frase dal Gosho - 23 novembre 2015

"In definitiva, tutti i fenomeni, fino all'ultimo granello di polvere, sono contenuti nella nostra vita; le nove montagne e gli otto mari sono racchiusi nel nostro corpo; il sole, la luna e le miriadi di stelle si trovano nella nostra vita. Tuttavia noi siamo come il cieco che non vede le immagini riflesse in uno specchio o come il neonato che non teme l'acqua e il fuoco."

Dal Gosho "Gli inviati mongoli" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 561)

domenica 22 novembre 2015

Frase dal Gosho - 22 novembre 2015

"Non pensare mai che qualcuno degli ottantamila sacri insegnamenti di Shakyamuni o qualcuno dei Budda e bodhisattva delle tre esistenze e delle dieci direzioni sia al di fuori di te. La pratica degli insegnamenti buddisti non ti solleverà affatto dalle sofferenze di nascita e morte a meno che tu non percepisca la vera natura della tua vita. Se cerchi l’illuminazione al di fuori di te, anche eseguire diecimila pratiche e diecimila buone azioni sarà inutile, come se un povero stesse giorno e notte a contare le ricchezze del suo vicino, senza guadagnare nemmeno mezzo centesimo."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 3-4)

sabato 21 novembre 2015

Frase dal Gosho - 21 novembre 2015

"Cio` che chiamiamo fede non e` niente di straordinario. Aver fede significa riporre fiducia nel Sutra del Loto, in Shakyamuni e Molti Tesori, nei Budda e bodhisattva delle dieci direzioni, negli de`i celesti e nelle divinita` benevolenti, e recitare Nam-myoho-renge-kyo, cosi` come una donna ama il marito, come un uomo da` la vita per sua moglie, come i genitori rifiutano di abbandonare i figli o un figlio rifiuta di lasciare la madre."


Dal Gosho n. 147 "Il significato della fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 920)

venerdì 20 novembre 2015

Il Gohonzon 5/5

È l’oggetto di culto per chi pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin. Quale è il suo significato? Che funzione ha? Perché serve un oggetto di culto? Perché si custodisce con tanta devozione?

Fede e comprensione
Il Budda Shakyamuni espresse la sua Illuminazione nel Sutra del Loto rappresentando la sacralità della vita, cioè la suprema condizione della Buddità, con una torre preziosa, uno straordinario e gigantesco edificio ricoperto di gioielli che emerge dalla terra e si solleva in aria assieme a tutta l’assemblea.

Il saggio cinese T’ien t’ai rivelò la sua Illuminazione, cioè la stessa perfetta comprensione della vita, nel Maka Shikan, in particolare attraverso il principio di ichinen sanzen, dove i fondamenti del Sutra del Loto assumono forma organica.
L’illuminazione di Nichiren è espressa nel Gohonzon, che raffigura la torre preziosa e il principio di ichinen sanzen: «Questo mandala – spiega il Daishonin – non è in alcun modo un’invenzione di Nichiren … È l’Oggetto di culto che descrive perfettamente il Budda Shakyamuni nella torre preziosa e tutti gli altri Budda che erano presenti, così fedelmente come la stampa riproduce la matrice».
Ma non stiamo parlando di luoghi fantastici o paradisi lontani: «Non esiste altra torre preziosa che gli uomini e le donne che abbracciano il Sutra del Loto» scrive Nichiren a un credente che aveva spedito delle offerte. «Abutsu-bo è la torre preziosa stessa, e la torre preziosa è Abutsu-bo stesso. Senza questa consapevolezza tutto il resto è inutile… Potresti pensare di aver fatto offerte alla torre preziosa del Budda Taho, ma non è così. Tu stesso sei un vero Budda che possiede le tre virtù dell’illuminazione. Recita Nam-myoho-renge-kyo con questa convinzione. Allora il luogo dove reciti Daimoku è il luogo della torre preziosa» (ibidem, vol 4, pag. 212).
Così, condotti da Nichiren, siamo giunti al punto cruciale: occorre una “consapevolezza” senza la quale «tutto il resto è inutile», è necessaria una “convinzione” per innescare il processo verso la Buddità, per fare del luogo dove conserviamo il Gohonzon il «luogo della torre preziosa».
In effetti, parlando del Gohonzon, abbiamo finora cercato di spiegare qualcosa che è per sua natura difficile da spiegare e difficile da comprendere proprio perché è l’essenza dell’illuminazione di Nichiren. Abbiamo cercato di far diventare comprensibile qualcosa che sfugge alla comprensione logico-razionale: il Gohonzon si comprende solo con la fede. Il Gohonzon si attiva solo con la fede. «Credi in questo mandalaibidem, pp. 149-150).
Addirittura la sua iscrizione, avvenuta il 12 ottobre del 1279, è stata possibile solo dopo che i discepoli avevano dimostrato una fede incrollabile, mostrandosi pronti a sacrificare la propria vita pur di non abbandonare la fede.
Senza questa fede il Gohonzon sarebbe stato (e sarebbe tutt’ora) del tutto inutile. 

(di Lodovico Prola)

Frase dal Gosho - 20 novembre 2015

"Il denaro serve per vari scopi, a seconda delle nostre necessità. Lo stesso vale per il Sutra del Loto: esso sarà una lanterna nell’oscurità o una barca per una traversata. A volte sarà acqua e a volte fuoco. Per questo il Sutra del Loto ci assicura «pace e sicurezza nell’esistenza presente e […] circostanze favorevoli nelle successive»"

Dal Gosho "Le spade del bene e del male" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 401)

giovedì 19 novembre 2015

Adattare il Buddismo ai costumi locali

Il Buddismo insegna che una Legge o principio universale sottostà a tutti i fenomeni e si applica a ogni popolo, indipendentemente dal tempo, dall’etnia, dalla diversità culturale e dal luogo. Però, la modalità specifica con cui il Buddismo viene espresso e propagato è relativa alla società, alla cultura e ai costumi della regione in cui si pratica.
Il Buddismo rispetta profondamente la diversità culturale, nella misura in cui gli aspetti della cultura non siano in contrasto con lo spirito del Buddismo come insegnato nel Sutra del Loto, il cui nucleo essenziale è la fede che nella vita di ogni persona sono presenti una dignità e un potenziale illimitati. Nichiren, fondatore nel tredicesimo secolo del Buddismo praticato dai membri della SGI, scrive: «Esaminando attentamente i sutra e i trattati, scopriamo che esiste una dottrina che corrisponde a questo, quella che riguarda il precetto chiamato “seguire i costumi del luogo”. In sostanza questo precetto insegna che, a meno che ciò non implichi una grave mancanza, bisognerebbe seguire gli usi e costumi del paese anche se si discostano leggermente dagli insegnamenti buddisti» (La recitazione dei capitoli “Espedienti” e “Durata della vita”, RSND, 1, 65).
Quando il Buddismo si diffuse dall’India attraverso l’Asia, adottò molte pratiche culturali, usanze e tradizioni delle varie regioni in cui giunse, spesso incorporando concetti, osservanze e perfino divinità che aiutarono a integrare gli insegnamenti Buddisti con la vita spirituale e le tradizioni delle popolazioni locali. Quest’atteggiamento di comprensione e rispetto, valutato e apprezzato in diverse culture quale componente del processo di diffusione corretta del Buddismo, viene indicato in Giapponese col termine zuiho bini. Esso dimostra la flessibilità e la tolleranza del Buddismo; lo scopo del Buddismo non è quello di costringere la vita dei popoli con dogmi e osservanze religiose, bensì quello di consentire loro di raggiungere un senso di libertà spirituale tramite il quale possano anche aiutare altri popoli e contribuire positivamente alle comunità e alle società in cui vivono.
Comunque, pur osservando lo spirito di adattarsi ai costumi locali e al tempo, è importante mantenere l’essenza e gli aspetti fondamentali della fede e della pratica buddiste. Per quanto riguarda la SGI, i membri di tutto il mondo seguono la stessa pratica di recitare due estratti del Sutra del Loto e di recitare Nam-myoho-renge-kyo davanti al Gohonzon, o oggetto di culto. C’è uniformità pure nello studio degli scritti di Nichiren e nel tenere incontri mensili di discussione per condividere la comprensione del Buddismo; ma la forma e lo stile di questi incontri variano da paese a paese, secondo il contesto culturale. Il Sutra del Loto, la scrittura buddista su cui è basato l’insegnamento di Nichiren, chiarisce che lo spirito essenziale del Buddismo è il profondo rispetto per la vita umana. Ogni individuo è un essere indispensabile e degno di rispetto, dotato di un potenziale illimitato. Il Buddismo ci incoraggia a impegnarci per costruire una società in cui le persone si sostengano a vicenda nei loro sforzi per realizzare quel potenziale.
Attraverso la lente di questo ideale ogni altro insegnamento assume la giusta prospettiva. Quando il Buddismo si volge da una cultura ove è ormai radicato verso altre culture, i praticanti non devono preoccuparsi eccessivamente di assumere espressioni che sono innaturali per la cultura in cui vivono. Ad esempio, in Giappone è costume sedere durante la recitazione in una formale posizione inginocchiata (seiza), che è familiare e usuale al popolo giapponese ma può essere disagevole e perfino dolorosa per chi non vi è abituato. Non è necessario inginocchiarsi per svolgere la propria pratica Buddista ma è consigliabile stare eretti e attenti, per la qual cosa sedere su una sedia può essere pratico e appropriato in molte culture.
Il messaggio basilare del Buddismo, così come espresso nel Sutra del Loto, è lo sviluppo della felicità e del benessere dell’essere umano. Nella misura in cui il Buddismo mette radici nella vita di popoli appartenenti a una grande varietà di culture sparse nel mondo, il concetto di zuiho bini aiuta i praticanti a distinguere chiaramente fra i mezzi dell’insegnamento religioso e il suo scopo ultimo e fondamentale.

Frase dal Gosho - 19 novembre 2015

"Myo significa perfettamente dotato. [...] Nell'espressione "perfettamente dotato", "dotato" si riferisce al mutuo possesso dei Dieci mondi, mentre "perfetto" significa che, dal momento che c'è il mutuo possesso dei Dieci mondi, allora ciascuno dei mondi contiene tutti gli altri mondi, il che indica che è "perfetto""

Dal Gosho "L’apertura degli occhi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 224)

mercoledì 18 novembre 2015

Determinazione


Essere sconfitti dalla sofferenza e pieni di lamentele significa essere prigionieri del proprio karma. E' affrontando direttamente le nostre sofferenze che siamo in grado di trasformarle nella nostra missione. Tutto dipende dalla nostra determinazione. (D. I.)

Elisa ha detto...

dossier le storia del budda

@fabrizio Ciao, mi colpisce quello che dici perchè comincio a vedere un pò di luce dopo un periodo nero nero che non è ancora concluso; non posso darti un consiglio preciso, perchè non riesco a definirmi una buona praticante e pratico da poco più di un anno, non frequento gli zadankai da tempo e sento che al momento ho bisogno di questo e sicuramente è contraddittorio ma non voglio ragionarci troppo. ho continuato a cercare nello studio e nella preghiera e sento che la vita ricomincia a scorrere, o meglio non ha mai smesso, e finalmente comincio a percepire il cuore di sensei, pur con tanti nodi nel percorso. però ho fiducia che passando la spazzola, non con violenza, ma passandola e passandola i nodi piano piano si sciolgono e succedono cose inaspettate, insomma, l'unica cosa che mi sento di dirti è di continuare a pettinare, credi in te, hai la chiave e riuscirai ad afferrarla.

(commento del 12 settembre 2014)

Frase dal Gosho - 18 novembre 2015

"Coloro che abbracciano il Sutra del Loto non dovrebbero, per nessun motivo al mondo, insultarsi l'un l'altro, perché chi ha fede nel Sutra del Loto diventerà sicuramente un Budda e chi offende un Budda commette una grave colpa"

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670)

martedì 17 novembre 2015

Mai smettere di ricercare

Le grandi sfide che affrontai rappresentano ancora le solide basi della mia vita. Mi considero molto fortunata ad aver passato la mia gioventù allenandomi alla creazione di valore.

Ho recitato Nam-myoho-renge-kyo per la prima volta a Firenze, durante una gita scolastica, e ritornata a Cagliari, dove abitavo, iniziai ad andare alle riunioni. Avevo diciannove anni e soffrivo per la recente perdita di mia madre; il rapporto con mio padre non era mai stato dei migliori per il suo carattere collerico. Recitando Daimoku, sin dalla prima volta, avevo sentito allontanarsi dalla mia vita quella tremenda sofferenza che non mi abbandonava mai, e quel senso di morte che si era impossessato di me era scomparso. Sentivo una grande gioia e fu per questo che dopo un mese andai da mio padre con il libretto di Gongyo per spiegargli che anche lui, proprio perché soffriva tanto, avrebbe fatto bene a seguirlo. Questo segnò l'inizio di una lunghissima guerra. Lui non capiva perché avessi cambiato religione e perché fossi così gioiosa, tanto da dirmi che "questo non andava bene, visto che la mamma non c'era più".
Ma più recitavo Daimoku e più diventavo felice e più mi attaccava fino a che mi proibì di praticare, di ospitare i compagni di fede a casa, di frequentare le riunioni. Partecipare ai corsi d'approfondimento era poi difficilissimo perché si tenevano a Roma o a Firenze, e partire per me era davvero come morire, ma andavo ugualmente. Lui con me era spietatissimo, un persecutore, e fu questo che mi portò a studiare costantemente un passo di un Gosho che dice: «Non dovete dubitare di aver offeso la Legge nel passato. Se dubitate, non riuscirete ad affrontare le avversità minori di questa vita e potreste cedere all'opposizione di vostro padre e abbandonare il Sutra del Loto anche contro la vostra volontà. Se ciò dovesse accadere, non solo voi cadreste nell'inferno di incessante sofferenza, ma vi trascinereste anche i vostri genitori, causando a voi tutti grandi sofferenze. Non dubitare di ciò richiede una salda fede» (Lettera ai fratelli, SND, 4, 111).
Ero giovane e gravava sulle mie spalle una responsabilità immensa: salvare la mia vita e quella di mio padre. Se non avessi fatto scorrere dentro di me questo insegnamento non ce l'avrei fatta. Era molto dura pregare per la sua felicità, soprattutto quando ero lontana da casa e non sapevo dove andare: allora sentivo nuovamente la mancanza di mia madre, mi sentivo un puntino nell'universo e riemergeva il senso di morte, piangevo per strada e recitavo Daimoku. Sono state esperienze durissime e i miei responsabili sono stati fondamentali perché pregavano per me e mi accoglievano a casa loro nei momenti difficili. Inutile dire che non mi è mai stato possibile ricevere il Gohonzon. Tutto questo è durato circa sei anni, finché mio padre, vista la mia testardaggine, finalmente depose le armi. La guerra pian piano lasciò il posto a una nuova fase della mia vita: quella del matrimonio. Ero fidanzata con Guido, ci amavamo e così decidemmo di sposarci e fu una vittoria su tutti i fronti. Potevo accogliere i compagni di fede a casa e finalmente recitare davanti a un Gohonzon, quello di Guido, partecipare ai corsi sul Buddismo con la certezza di poter rientrare a casa senza traumi. Eravamo felici di essere diventati indipendenti. E poi nacque Federica. La gioia fu immensa, condivisa anche da tutti i parenti perché era la prima nipotina. Un aspetto che però non andava bene c'era, quello economico: i lavori di Guido erano sempre precari e io ero disoccupata. C'era poi un altro aspetto della nostra vita insieme che mi preoccupava: Guido aveva spesso incidenti stradali, li aveva sempre avuti fin dai tempi del suo primo motorino, ma per fortuna negli ultimi anni, pur avendo distrutto più di una macchina, era sempre rimasto illeso. Purtroppo pian piano lui cominciò ad allontanarsi da me e dalla pratica e il nostro rapporto entrò in forte crisi. Ci sentivamo sempre più lontani e anche i problemi economici si aggravavano. L'unica cosa bella che avevamo ancora in comune era la nostra bambina. Io recitavo Daimoku e soffrivo molto, ma nulla cambiava. Una sera Guido fu vittima di un gravissimo incidente stradale, le sue condizioni risultarono subito disperate ed entrò in coma profondo, per i medici non c'erano speranze. Da quel momento senza esitare, dimenticando la mia vita e tutto il passato con i suoi dissapori e incomprensioni mi dedicai a salvare la sua vita. Recitavo costantemente Daimoku come una leonessa all'attacco: «Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito di un leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo?» e poi: «Le sfortune di Kyo'o Gozen si trasformeranno in fortuna. Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora che cosa non può essere realizzato?». (Risposta a Kyo'o, NR, 348, 18). Per me "raccogli tutta la tua fede" voleva dire far tesoro dell'esperienza precedente vissuta con mio padre, che ora si stava rivelando necessaria per questo momento difficilissimo. E c'era anche il sostegno dei compagni nella fede, senza il loro aiuto non ce l'avrei fatta.
Guido uscì dal coma e per tantissimo tempo siamo stati in vari centri di riabilitazione lontano dalla Sardegna. Le conseguenze fisiche e psichiche di un coma del genere sono da immaginarsi: in principio le sue funzioni vitali erano ridotte al minimo, non parlava, non camminava, la sua vita era tornata indietro di almeno vent'anni e lui non era più la stessa persona che avevo sposato. Negli anni i miglioramenti ci sono stati, ma sicuramente molti meno di quelli che ci aspettavamo. Infine Guido venne trasferito presso un centro di riabilitazione a lunga degenza vicino a casa perché ormai il suo stato di salute generale risultava stazionario. Sono certa che tutto il Daimoku dedicato a lui sia gelosamente custodito dentro la sua vita come un grande tesoro per la prossima, che sarà degna di valore, lo stesso valore che permea quella attuale, pur in condizioni di disabilità. Io iniziai e dedicarmi a nostra figlia, che per tanti anni aveva vissuto lontano da me e poi anche... a me stessa!
Nel frattempo mio padre diventò come lo avevo sempre sognato: premuroso, accomodante e presente. Mi sosteneva anche economicamente, arrivando a regalarmi persino una casa, con la quale arrivò il tanto sospirato (e mai ricevuto a nome mio) Gohonzon e infine anche mio padre iniziò a frequentare le riunioni: l'impossibile si era trasformato in possibile.
Inizialmente fu molto complicato cominciare a pensare a me stessa, ero troppo abituata a curare il prossimo e l'esperienza con Guido aveva rafforzato questa mia tendenza. Era difficile specchiarmi nel Gohonzon per capire chi ero e cosa desideravo, ma infine emerse un sogno che avevo da quando avevo vent'anni: studiare psicologia all'università. Iniziai a frequentare la facoltà con tanto entusiasmo e davo esami uno dietro l'altro con ottimi voti, ero felice come non mai: anche io tornavo alla vita.
A questa gioia si affiancò un forte desiderio, represso a causa delle vicissitudini della mia vita: trovare un compagno. Di fronte al Gohonzon la lotta è stata grande: nella mia mente c'erano pensieri contrastanti, tante illusioni e tante resistenze, e il dubbio doloroso che potesse accadermi veramente. Ma il Budda emerse toccando i tesori dell'esistenza. Conobbi Renato e tra noi nacque subito un sentimento delicato e profondo. Egli accolse me e Federica come due principesse, amandoci e proteggendoci. Sua figlia Cecilia e tutta la sua meravigliosa famiglia ci dimostrarono subito l'amore di cui noi avevamo bisogno. Poi la cosa più bella: è nato Niccolò.
Ogni anno ritorno in Sardegna a trovare Guido, parliamo di Buddismo e lui esprime il desiderio di fare Gongyo, che tra l'altro ricorda benissimo a memoria. Siamo stati al Centro culturale di Cagliari e spesso organizzo per lui degli incontri con i nostri amici.
Questo mio percorso nella fede buddista mi ha insegnato ad affidarmi al Gohonzon sempre e per qualunque difficoltà e a lottare perché il mio prossimo diventi ancora più felice. (F. S.) (dati modificati)

Frase dal Gosho - 17 novembre 2015

"Il mio cuore è dove tutti i Budda entrano nel nirvana; la mia lingua, dove essi mettono in moto la ruota della dottrina; la mia gola, dove nascono in questo mondo; la mia bocca, dove ottengono l’illuminazione. Poiché questo monte è il luogo in cui dimora il meraviglioso devoto del Sutra del Loto, come può essere meno sacro della pura terra del Picco dell’Aquila? Questo è ciò che [Parole e frasi del Sutra del Loto intende quando] afferma: «Poiché la Legge è meravigliosa, la persona è degna di rispetto; poiché la persona è degna di rispetto, la terra è sacra»"

Dal Gosho "La persona e la Legge" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 972)

lunedì 16 novembre 2015

La fede è uguale alla vita quotidiana #4

In ogni caso, voi siete importantissimi per kosen rufu. Siete importantissimi anche per la vostra famiglia. E’ un peccato contrarre malattie seccanti come il diabete a causa del sovrappeso. Spero che viviate giorno dopo giorno una vita piacevole, mangiando sempre con intelligenza. Avete la responsabilità di prendervi cura del vostro corpo e di tenerlo sotto controllo.
Quando Nichiren aveva quarantotto anni (quarantanove secondo alcuni resoconti) scrisse una lettera a Ota Kingo che aveva la sua stessa età. In questa lettera si legge: “Anch’io presto compirò cinquant’anni. Non mi restano molti anni da vivere. Dato che, in ogni caso, i miei resti mortali saranno abbandonati inutilmente in un campo, offrirò la mia vita al Sutra del Loto. Il ragazzo delle Montagne Nevose offrì la sua vita per cercare la Legge e il bodhisattva Re della Medicina bruciò il suo gomito e lo offrì al Sutra del Loto. Il Re Sen’yo e il re Possessore di Virtù lottarono magnificamente per proteggere la Legge. Anch’io lascerò il mio nome alle future generazioni [di credenti], proprio come loro. Quando il Sutra del Loto e il Sutra del nirvana verranno predicati di nuovo, spero che verrà incluso il mio nome.
Potrebbe esservi onore più grande che avere il proprio nome ricordato nella grande storia di kosen rufu? Vivere in una bella casa, ricevere un ricco stipendio e avere accanto un partner attraente sono di certo cose che portano gioia nella vita. C’è anche un indiscutibile valore nel comporre una bella musica o creare un’opera d’arte. Tuttavia, questo genere di gioia e di felicità cesserà, svanendo nel nulla. Solo la Legge mistica è essenzialmente eterna. Quando si vive secondo questa Legge, si sta percorrendo il sentiero supremo che conduce alla felicità eterna. Non c’è nessun onore più grande per noi che siamo nati come esseri umani.
In virtù del principio di “sostituire la saggezza con la fede”, la nostra fede funge da fonte fondamentale di saggezza. Più forte è la nostra fede, maggiore sarà la saggezza che starà alla base delle nostre azioni. E’ questo modo in cui si sforzano di vivere le persone di vera fede.
Non si può dire che una persona stia praticando correttamente se gli altri possono dire di lei: “Per quanto preghi costantemente, le sue azioni sono sempre prive di buon senso”. E’ importante sviluppare la saggezza necessaria per condurre una vita felice. Il potere della fede ci permette di realizzare per noi stessi proprio ciò di cui abbiamo bisogno per accrescere il più possibile la nostra felicità.
Tra conoscenza e saggezza c’è una bella differenza. Essere estremamente colti ed eruditi non è una garanzia di felicità. Molte persone sono infelici pur avendo studiato nelle migliori università.
D’altro canto, la saggezza ha il potere di rendere felici – nella realtà quotidiana e in tutti gli aspetti della vita – sia noi stessi sia le nostre famiglie, e tutte le persone che ci circondano. La fede è la fonte della saggezza.

Frase dal Gosho - 16 novembre 2015

"In sostanza, l’apparizione della torre preziosa indica che quando udirono il Sutra del Loto i tre gruppi di ascoltatori della voce percepirono per la prima volta la torre preziosa dentro la loro vita. Adesso i discepoli e i seguaci laici di Nichiren stanno facendo lo stesso. Nell’Ultimo giorno della Legge, non esiste altra torre preziosa che gli uomini e le donne che abbracciano il Sutra del Loto. Perciò ne consegue che coloro che recitano Nam-myoho-rengekyo, qualunque sia la loro condizione sociale, sono essi stessi la torre preziosa, e allo stesso modo sono essi stessi il Tathagata Molti Tesori. Non esiste altra torre preziosa che Myoho-renge-kyo. Il daimoku del Sutra del Loto è la torre preziosa e la torre preziosa è Nam-myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "La torre preziosa" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 264)

domenica 15 novembre 2015

Frase dal Gosho - 15 novembre 2015

"Sto pregando con tanta convinzione come se dovessi accendere il fuoco con legna bagnata o estrarre l’acqua dal terreno riarso, affinché, nonostante questa sia un’epoca di disordini, il Sutra del Loto e le dieci fanciulle demoni proteggano ciascuno di voi."

Dal Gosho "Rimproverare l’offesa alla Legge e cancellare le colpe" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 395)

sabato 14 novembre 2015

Frase dal Gosho - 14 novembre 2015

"Non dovresti sentire la minima paura nel cuore. Sebbene una persona possa aver professato la fede nel Sutra del Loto molte volte sin dal remoto passato, è la mancanza di coraggio che gli impedisce di conseguire la Buddità."

Dal Gosho "I tre ostacoli e i quattro demoni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 568)

venerdì 13 novembre 2015

Il Gohonzon 4/5

È l’oggetto di culto per chi pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin. Quale è il suo significato? Che funzione ha? Perché serve un oggetto di culto? Perché si custodisce con tanta devozione?

Dentro la vita
Il Gohonzon da un lato è un oggetto, e quindi fuori di noi, ma rappresenta qualcosa che ognuno, in maniera più o meno manifesta e consapevole, possiede nel proprio intimo. Ed è questa preziosa gemma che ciascuno possiede, la vita del Budda, il nostro vero oggetto di culto. Quando si parla di religione o di oggetto di culto si è naturalmente portati a pensare a una relazione con un essere superiore, ma questa relazione di subalternità è assolutamente estranea al Buddismo di Nichiren Daishonin. Ottenendo la Buddità non riceviamo qualcosa dall’esterno ma risvegliamo qualcosa che dormiva dentro di noi, proprio come leggendo un racconto allegro risvegliamo la gioia o leggendo una lettera della persona amata ci si infiamma il cuore. Chiarisce difatti Nichiren: «Il Gohonzon esiste nella carne di noi persone comuni che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo» (ibidem, pp. 203-204).
Quando riveriamo e riponiamo fede in questo oggetto di culto, quando rispettiamo la vita, quella nostra e quella altrui, e la consideriamo il bene più prezioso, il Gohonzon la protegge, proprio come una persona che inchinandosi verso uno specchio vede l’immagine riflessa che si inchina verso di lei. «Quando uno abbraccia questo mandala, tutti i Budda e tutti gli dèi si raduneranno intorno a lui accompagnandolo notte e giorno, come i guerrieri proteggono il loro signore, come i genitori amano i loro figli, come i pesci dipendono dall’acqua, come gli alberi e le piante desiderano la pioggia, come gli uccelli si affidano agli alberi. Devi riporre la tua fiducia in esso» (ibidem, vol. 7, pag. 245). 

(di Lodovico Prola)

Frase dal Gosho - 13 novembre 2015

"In questa epoca impura e malvagia, Nam-myoho-renge-kyo del capitolo “Durata della vita”, il cuore dell’insegnamento originale, deve essere piantato come seme della Buddità per la prima volta nel cuore delle persone che commettono i cinque peccati capitali e offendono il corretto insegnamento. Questo indicano le parole del capitolo “Durata della vita”: «Adesso lascerò qui questa buona medicina. Prendetela, e non temete che non vi guarisca»"

Dal Gosho "L’insegnamento, la pratica e la prova" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 419)

giovedì 12 novembre 2015

Il suono del Daimoku

Perché recitiamo ad alta voce e la nostra pratica non è silenziosa?

In questa maniera rispettiamo gli intendimenti del fondatore della nostra scuola, Nichiren Daishonin. Egli infatti riteneva che la verità del Sutra del Loto andasse manifestata, pronunciata, espressa, e non mantenuta nel segreto della propria realizzazione individuale.

Pronunciare il suono di Nam Myoho Renge Kyo e non soltanto meditarci sopra o ripeterlo mentalmente significa dare al concetto un'espressione concreta, udibile, percepibile e condivisibile anche con altri. L'intento è quello di superare la separazione fra mondo interiore (la propria mente, la percezione silenziosa di essa) e mondo esteriore (gli altri, il corpo, l'azione, la parola pronunciata).

Inoltre la produzione di un suono, sempre secondo le tecniche dell'Oriente relative ai mantra, è creativa e influenza l'ambiente. Gli antichi indiani, infatti, pensavano che il suono fosse il primo elemento, connesso con la sostanza eterica, dal quale discendono tutti gli altri (aria, fuoco, acqua, terra) che da esso vengono generati.

In altre parole, è come dire che tutta la realtà è ricettiva al suono, è influenzabile dal suono. Con il suono si può creare...
[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 12 novembre 2015

"Nell’ottavo volume del Sutra del Loto si legge: «I loro desideri saranno appagati e nell’esistenza presente saranno ricompensati con la fortuna». Vi si afferma inoltre: «Nell’esistenza presente otterrà una ricompensa visibile per queste azioni» [...] Se ci fosse anche una sola menzogna nel Sutra del Loto, in cosa potremmo riporre fede?"

Dal Gosho "Fortuna in questa vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 583)

mercoledì 11 novembre 2015

Ascoltare


Il Budda è una persona che con cuore puro ascolta la voce dello spirito sublime dentro di lui e, guidato da essa, sfida ogni difficoltà e si sforza di concretizzare questo nobile ideale nel corso della sua vita, dando speranza e coraggio a tutti. (D. I.)

Ilenia ha detto...

dossier le storia del budda

Io ci sono! Non smetterò mai di praticare... anche se in alcuni momenti non si riesce ad andare avanti perchè le cose sembrano troppo difficili da superare, perchè credi di essere troppo debole e di non avere la forza, io pratico proprio per trovare quella forza. Sempre NAM MYOHO RENGE KYO

(commento dell' 8 settembre 2014)

Frase dal Gosho - 11 novembre 2015

"Il daimoku del Sutra del Loto è la torre preziosa e la torre preziosa è Nam-myoho-renge-kyo. Al momento l’intero corpo dell’Onorevole Abutsu è composto dei cinque elementi di terra, acqua, fuoco, vento e spazio. Questi cinque elementi sono anche i cinque caratteri del daimoku. Perciò Abutsu-bo è la torre preziosa stessa, e la torre preziosa è Abutsu-bo stesso. Al di fuori di questa consapevolezza tutto il resto è inutile."

Dal Gosho "La torre preziosa" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 264)

martedì 10 novembre 2015

Io sono la torre preziosa

«Recita Nam-myoho-renge-kyo con questa convinzione. Allora, il luogo dove vivi o reciti Daimoku è il luogo della Torre Preziosa». Una folgorazione! Mi piace, ma che significa?

Dicembre 1991. Sono presidente di una cooperativa di produzione, ci occupiamo di impiantistica industriale. A causa di incomprensioni io, mia moglie Bruna e le nostre due figlie molto piccole, siamo dovuti scappare da Salerno, la nostra città perché la malavita locale ci ha "imposto" il fallimento. Arrivo in Toscana fallito e sconfitto.
Mio fratello, riesce a trovarci una casa in campagna, a modico affitto.
Ci trasferiamo e quell'inverno... non lo scorderò mai! La neve ci costringe, date le ristrettezze, a bruciare nel camino alcuni mobili per scaldarci e per mangiare cerchiamo erbe nei campi.
Ci inventiamo un nuovo lavoro: vendere "abusivamente" bigiotteria per strada. Arrivo a rompere il salvadanaio delle mie figlie per mettere cinquemila lire di benzina. Dopo qualche giorno distruggo la macchina e così, per poterci procurare il materiale da commerciare, devo a recarmi a Salerno almeno una volta la settimana e per paura di ritorsioni, sono costretto a viaggiare di notte.
19 dicembre 1991. È domenica e mentre ritorno in Toscana, alla stazione di Salerno, sul treno si siede accanto a me una ragazza, Sonia, che comincia a raccontarmi di come una pratica giapponese le abbia cambiato la vita. Parliamo fino a Roma dove lei scende per recarsi appunto a una riunione. Mi scrive una strana frase e mi regala un intraducibile libretto verde. La frase è Nam-myoho-renge-kyo. «Prova a recitarla - mi dice - e vedi se succede qualcosa». Ho ripetuto quella frase fino all'arrivo a casa.
Una volta a casa decido di provare. Mi sento pieno di energia e mi alzo tutte le mattine alle sei. Recito per circa un'ora e tento di leggere quel libretto verde. Ci metto delle ore, ma «è il minimo per avere un effetto», mi aveva detto lei. Un giorno mi telefona e mi invita a una riunione, la prossima volta che vado a Salerno. Forse del Buddismo non mi importava più di tanto, ci vado per rivederla. E ci ritorno altre volte e quando dopo un po' mi dice di non illudermi sul suo conto e che se m'interessa cambiare la vita devo sfidarmi, ho un moto d'orgoglio e decido di cambiarla, questa benedetta vita.
Dopo qualche mese mi rompo una gamba e devo rimanere fermo. Ormai è un anno che recito da solo. «Possibile che vicino al mio paese non ci sia nessuno che faccia questa pratica?». Ne parlo a diverse persone e così un giorno mi viene a trovare un certo Sivio, che mi invita a una riunione.
Febbraio 1992. L'entusiasmo di questi ragazzi mi contagia e faccio del mio meglio per raggiungere gli scopi del gruppo. La situazione economica e familiare precipita: le mie figlie devono mangiare, hanno bisogno di scarpe, c'è da pagare la retta all'asilo e l'affitto di casa: come faccio?
Marzo 1992. Da Firenze mi vengono a trovare Gianfranco e Stefano e quel giorno rimarrà sempre nella mia memoria perché mi danno uno scossone da cataclisma nucleare. Inizio a recitare così tanto che rompo juzu in quantità industriale. 
Settembre 1993. Partecipo a una riunione per principianti dove viene spiegato il Gosho La Torre Preziosa: «Perciò Abutsu-bo è la Torre Preziosa stessa, e la Torre Preziosa è Abutsu-bo stesso. Senza questa consapevolezza tutto il resto è inutile [...]. Tu stesso sei un vero Budda che possiede le tre virtù dell'Illuminazione. Recita Nam-myoho-renge-kyo con questa convinzione. Allora, il luogo dove vivi o reciti Daimoku è il luogo della Torre Preziosa» (SND, 4, 212). Una folgorazione! Mi piace, ma che significa?
19 ottobre 1993. Ricevo il Gohonzon, il primo nella mia città, e subito dopo mi viene affidata la responsabilità di un gruppo che due mesi dopo diventa un settore. Chiedo un consiglio nella fede e mi incoraggiano a perseverare, così insieme a molti compagni nella fede recitiamo ancora di più dedicando anche intere domeniche alla recitazione del Daimoku.
Il lavoro di ambulante non fa più per me e decido di mettermi a fare l'idraulico, avendo avuto esperienza nel campo dell'impiantistica. Comincio a fare piccoli lavoretti che però non mi permettono di avere una situazione economica stabile ma continuo a recitare Daimoku e a fare attività per gli altri.
Luglio 1994. Siamo a una riunione, tra non molto si dovrebbe partire per il corso estivo, ma non ce l'ho fatta a pagare il bollettino: ho un sacco di problemi, devo pagare gli affitti arretrati, l'assicurazione della macchina, le bollette ecc. «Allora al corso non ci vai!», mi sento rispondere. Mi arrabbio perché mi aspetto di essere commiserato. Tornato a casa recito Daimoku per far sbollire la collera e perché voglio andare fino in fondo. Nel frattempo mi arriva una telefonata per fare un lavoro di riparazione e la cifra per questo lavoro è la stessa che occorre per il corso! Insieme a Bruna decidiamo di destinarla al corso. Da quel giorno inizio a lavorare con costanza, riesco a pagare tutte le scadenze e metto da parte una piccola somma per portare le mie figlie al mare. Provo una gratitudine incredibile e determino di non smettere mai di praticare, cosa che continuo a fare ancora oggi.
Marzo 1997. Nasce la nostra terza figlia, una ventata di energia nuova. Contemporaneamente nasce il settore e, nel frattempo si dimettono i responsabili di capitolo per problemi vari. Ci troviamo a far fronte a una situazione difficile. Comunque di persone che hanno deciso di realizzare kosen-rufu ce ne sono tante e insieme cominciamo a dar forma a una nuova attività, fatta di incontri e di... scontri!
Aprile 2007. Sono passati dieci anni. Anni di sofferenze, esperienze e crescita a livello personale e per l'organizzazione buddista. Ad aprile 2007, organizziamo la mostra sui Diritti umani. È un successo: diciottomila presenze! Il 18 maggio, giorno della chiusura, un forte dolore al petto mi ferma il respiro; contemporaneamente avverto un dolore al braccio sinistro e poi più nulla. I dolori riprendono però, sempre e solo di notte. I medici la chiamano angina da decubito o instabile, vado avanti qualche mese e convivendo col dolore e recitando Daimoku, arrivo a settembre. Stufo di questa situazione chiedo al mio medico curante di andare a fondo e lui mi prescrive un esame più approfondito, la scintigrafia. Porto i risultati al cardiologo il quale mi chiede quando ho avuto l'infarto. «Ma io non ho mai avuto un infarto», gli rispondo. «Impossibile - mi dice - risulta dalla necrosi rilevata dalla scintigrafia». Faccio altri accertamenti e mi riscontrano tre chiusure delle coronarie. D'urgenza mi fanno un'angioplastica; è il 22 dicembre 2007 e mentre sono convalescente in ospedale il direttore della banca con cui ho rapporti di lavoro mi chiede il rientro immediato dello scoperto di conto. Come posso affrontare un altro fallimento e in queste condizioni? Per fortuna ho una moglie straordinaria e insieme determiniamo di rafforzare la nostra fede. Nel giro di pochi giorni riusciamo ad avere un fido presso un'altra banca e, cosa veramente mistica un prestito che ci permette di chiudere i conti precedenti. Da quel giorno la situazione lavorativa si è trasformata.
Ottobre 2011. Sto scrivendo la mia sofferta esperienza e mi accorgo dei cambiamenti radicali avvenuti. Le presenze alle riunioni sono più di quattrocento; insieme a mia moglie abbiamo fondato una società, ho tre dipendenti e un meraviglioso nipotino, Dario. Sono nonno, padre, marito e sono orgoglioso di esserlo. Adesso penso che la "torre preziosa" si sia materializzata nella mia vita. Ripenso sempre alle persone che mi hanno incoraggiato ad andare avanti: un omino con gli occhiali spessi e un altro con un kimono liso che ha donato la sua vita ed è morto in carcere. Penso a un altro ancora che sta continuando a portare avanti, ispirato dai primi due e dalla fede, l'insegnamento di un monaco giapponese coraggioso. Grazie maestri, sono un uomo grazie a voi. (C. P.)(dati modificati)

Frase dal Gosho - 10 novembre 2015

"Quindi il miglior modo per conseguire la Buddità è quello di incontrare un buon amico. Dove può condurci la nostra saggezza? Se abbiamo abbastanza saggezza da distinguere il caldo dal freddo, dovremmo cercare un buon amico. Ma incontrare un buon amico è la cosa più difficile. Per questo il Budda l’ha paragonata alla probabilità per una tartaruga con un occhio solo di trovare un tronco galleggiante con una cavità della misura giusta per contenerla, o alla difficoltà di calare un filo dal cielo di Brahma e farlo passare attraverso la cruna di un ago posto sulla terra. Inoltre, in quest’ultima epoca malvagia, i cattivi compagni sono più numerosi dei granelli di polvere della terra, mentre i buoni amici sono meno del terriccio che può stare su un’unghia."

Dal Gosho "I tre maestri del Tripitaka pregano per la pioggia" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 531)

lunedì 9 novembre 2015

La fede è uguale alla vita quotidiana #3

In qualunque caso, se vogliamo che la nostra giornata sia costruttiva è essenziale iniziarla bene la mattina e mantenere un ritmo appropriato nelle attività quotidiane. Chi vuole diventare un individuo eccellente dovrebbe sempre rispettare questo principio. Un brano della Raccolta degli insegnamenti orali afferma: «Ora Nichiren e i suoi seguaci, che recitano Nam myoho renge kyo, sono le persone che “dimorano nello stesso luogo del Tathagata”. Perciò, Fu Ta-shih dice nel suo commentario: “Mattina dopo mattina ci svegliamo con il Budda, sera dopo sera andiamo a dormire con il Budda”.»

Noi, come discepoli di Nichiren, recitiamo Nam myoho renge kyo e mettiamo in pratica questo brano. Perciò non c’è dubbio che ognuno di noi effettivamente si alzi e vada a dormire con il Budda.
Per vivere in maniera corretta, in accordo con l’eterno principio di creare la più significativa delle esistenze, la pratica di recitare gongyo mattina e sera è fondamentale e vitale. Recitare un gongyo vigoroso la mattina è particolarmente importante. Come dice la Raccolta degli insegnamenti orali, “Mattina dopo mattina ci svegliamo con il Budda”. Non esiste un Budda “dormiglione”!
Essere sconfitti di mattina significa essere sconfitti per l’intera giornata. Essere sconfitti tutti i giorni alla fine causerà la sconfitta della nostra intera esistenza. Per contro, se iniziate la mattina con vigore, farete costanti progressi e le vostre giornate saranno soddisfacenti. Se fate continui e costanti progressi basati su un gongyo mattina rigenerante, nel corso del tempo la vostra vita diventerà più soddisfacente e alla fine risulterà vittoriosa.
Perciò, la cosa importante è vincere su voi stessi la mattina e cominciare ogni giornata con rinnovata energia. Questo è vero in particolare per i giovani: iniziare così la mattina è la fonte del loro sviluppo e della loro vittoria in ogni campo.
Nichiren cita sei cause di malattia, una delle quali è la “assunzione impropria di cibo e di vivande”. Come si dovrebbero correggere le proprie abitudini alimentari scorrette? Come si dovrebbe controllare il proprio desiderio di mangiare più del necessario? Il modo in cui mangiate riflette il vostro carattere e il vostro livello di intelligenza. Da un punto di vista medico, è consigliabile non mangiare nelle tre ore prima di andare a dormire. Nel caso in cui prima di andare a dormire abbiate molta fame, vi suggeriamo di mangiare almeno cibi a basso contenuto calorico, come le verdure.

Frase dal Gosho - 9 novembre 2015

"Benché numerose, le persone del Giappone difficilmente realizzeranno qualunque cosa, poiché hanno uno stesso corpo, ma diversa mente. Al contrario, sebbene Nichiren e i suoi discepoli siano pochi di numero, poiché hanno lo spirito di "diversi corpi, stessa mente", realizzeranno sicuramente la loro grande missione di propagare ampiamente il Sutra del Loto. Un solo scroscio di pioggia spegne molti fuochi ruggenti, e una singola verità dissolve molte forze malvagie»"

Dal Gosho "Diversi corpi, stessa mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 550)

domenica 8 novembre 2015

Frase dal Gosho - 8 novembre 2015

"Domanda: Nel capitolo “Espedienti” del primo volume del Sutra del Loto si legge: «Il vero aspetto di tutti i fenomeni può essere compreso e condiviso solo tra Budda. Questa realtà consiste di: aspetto, natura, […], e della loro coerenza dall’inizio alla fine». Cosa significa questo passo? Risposta: Esso significa che gli esseri viventi e i loro ambienti nei Dieci mondi, dall’inferno, il più basso, alla Buddità, il più elevato, sono tutti, senza eccezioni, manifestazioni di Myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 339)

sabato 7 novembre 2015

Frase dal Gosho - 7 novembre 2015

"«Dopo la mia estinzione, nell’ultimo periodo di cinquecento anni, dovrai diffonderlo in tutto Jambudvipa e non permettere mai che [la sua diffusione] sia interrotta, né dovrai permettere ai demoni malvagi, alla gente demoniaca, agli esseri celesti, ai draghi, agli yaksha, o ai demoni kumbhanda di prendere il sopravvento!» [...] Dal momento che la predizione del sutra non fu fatta invano, è certo che tutto il popolo del Giappone reciterà Nam-myoho- renge-kyo!"

Dal Gosho "Ripagare i debiti di gratitudine" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 659)

venerdì 6 novembre 2015

Il Gohonzon 3/5

È l’oggetto di culto per chi pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin. Quale è il suo significato? Che funzione ha? Perché serve un oggetto di culto? Perché si custodisce con tanta devozione?

Chi va con lo zoppo…
Nichiren trasmise la sua condizione vitale di Budda nell’oggetto di culto. Recitando Daimoku davanti al Gohonzon, quest’ultimo agisce da causa esterna permettendoci di manifestare la nostra Buddità, anche se non ne siamo sempre consapevoli.
Una lettera scritta da una persona che ci ama è in grado di risvegliare in noi lo stesso sentimento. Anche la musica o la poesia è in grado di farci rivivere la condizione vitale del suo autore. Altrettanto si può dire per i quadri, le opere d’arte in generale o le opere architettoniche: esse attivano in noi precise condizioni o stati vitali.
Tornando ogni giorno, mattina e sera, di fronte alla vita di Nichiren, manifestiamo sempre più la sua stessa mente, cioè la stessa condizione vitale.
Il desiderio del Daishonin, come del resto quello dei Budda che lo hanno preceduto, era che tutte le persone potessero ottenere il suo stesso stato vitale, diventando forti, coraggiose e felici. Analogamente Shakyamuni manifestava nel Sutra del Loto il «desiderio di rendere tutte le persone uguali a me». Il loro scopo fondamentale, in altre parole, era quello di permettere a tutte le persone di ottenere il supremo stato vitale della Buddità. Iscrivendo il Gohonzon, Nichiren diede lo strumento per realizzare questa fusione tra il maestro e il discepolo, per ottenere la sua stessa mente, superando in questo modo, per altro, ogni possibile problema di trasmissione dell’insegnamento tra il fondatore e i seguaci.
Un vecchio proverbio recita: «Chi va con lo zoppo impara a zoppicare». Attraverso il nostro contatto quotidiano con la vita illuminata di Nichiren, grazie all'incessante relazione con la Buddità espressa nel Gohonzon, la nostra tendenza vitale dominante si stabilizza pian piano sul mondo di Budda. È proprio come un ago che avvicinato a una calamita si magnetizza o, per usare un esempio caro al Daishonin, come il rovo che, crescendo in un campo di canapa, “impara” a crescere dritto.

(di Lodovico Prola)