giovedì 31 dicembre 2015

Chi è un Budda?

Nell’immaginario collettivo il termine “Budda” evoca spesso l’immagine di un essere sovrumano, sereno, lontano dalle cose terrene, che – attraverso la meditazione – è entrato nello stato di “nirvana”, una condizione che gli permetterà di fuggire dalle continue sofferenze del mondo, frutto di illusioni e desideri umani. Questa immagine non riflette la vera realtà della vita di Shakyamuni, il fondatore del Buddismo che visse in India circa 2500 anni fa. Egli fu un essere umano dotato di profonda compassione che aveva rifiutato gli eccessi dell’ascetismo e dell’attaccamento ai desideri, che aveva costanti contatti con le persone e che voleva che tutti condividessero la verità alla quale si era illuminato.
Il significato di “Budda” è “Illuminato” (letteralmente in sanscrito “risvegliato”), o “colui che è illuminato alla realtà ultima”. Con una certa approssimazione possiamo definire Illuminazione come la condizione di completa consapevolezza e saggezza, attraverso cui la verità profonda della vita nella sua complessità può essere completamente compresa e apprezzata. Qualsiasi essere umano risvegliato a essa può essere chiamato Budda.

Molte scuole buddiste, però, hanno insegnato che si può arrivare all’Illuminazione solo dopo un difficile e straordinariamente lungo processo condotto vita dopo vita. Al contrario, il Sutra del Loto – considerato l’ultimo e più alto insegnamento di Shakyamuni – spiega che la Buddità è già potenzialmente presente in tutte le vite. Questa scrittura sostiene la più assoluta uguaglianza tra gli esseri umani, sottolineando che persino nella vita di una persona in apparenza dominata da numerosi aspetti negativi esiste il gioiello grezzo della natura di Budda. Questa non ci è concessa da nessuno né esiste qualcuno che possa giudicare se la “meritiamo” o meno.

Come l’oro nascosto in una borsa sporca, o i fiori del loto che sbocciano da uno stagno fangoso, dobbiamo prima di tutto credere nell’esistenza della nostra natura di Budda, quindi risvegliarla e svilupparla, o – per usare un termine del Daishonin “lucidarla”.
Nel Buddismo di Nichiren questo processo si realizza attraverso la fede e la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, la Legge mistica contenuta nel Sutra del Loto. La Buddità, però, non è una condizione statica alla quale si arriva e dove ci si può adagiare una volta per sempre, ma è un’esperienza dinamica: un percorso caratterizzato da continuo sviluppo e scoperta. Man mano che questa condizione viene rafforzata si diventa sempre meno governati dall’egoismo, dalla collera e dalla stupidità (i “tre veleni”) e aumenta la capacità di cambiare completamente se stessi e uscire indenni anche dalle peggiori tempeste.
Quando siamo illuminati alla vera e immutabile natura della vita universale possiamo cavalcare gioiosamente le onde delle difficoltà, creando valore a partire da qualsiasi situazione. In questo modo fiorisce il nostro “vero io” e riusciamo a trovare dentro di noi infinite riserve di coraggio, compassione, saggezza e forza vitale. Ci accorgiamo di diventare più attivi e sentiamo crescere una profonda libertà interiore. Inoltre, sperimentando un sentimento di crescente unione con l’universo, svanisce quel senso d’isolamento e alienazione esistenziale che provoca sofferenza. Diminuisce il nostro attaccamento al “piccolo io” egoistico e alle differenze, e si sviluppa sempre più la consapevolezza dei profondi legami reciproci con tutte le altre forme di vita. Gradualmente la nostra esistenza si apre agli altri, e cominciamo a desiderare anche la loro felicità. È facile credere che tutti possediamo gli stati più bassi descritti negli insegnamenti buddisti (Inferno, Avidità, Animalità, Collera), ma è molto più difficile credere che possediamo la Buddità.
La lotta per sviluppare e rafforzare sempre più questo stato nella nostra vita comporta sempre dei grandi risultati: scrive Daisaku Ikeda: «[La Buddità] è la gioia delle gioie. Nascita, vecchiaia, malattia e morte cessano di essere sofferenze, diventando parte della gioia di vivere. La luce della saggezza illumina l’intero universo, respingendo l’innata oscurità della vita. Lo spazio vitale del Budda si unisce e si fonde con l’universo. Il nostro io diventa l’universo stesso, e in un singolo istante il flusso vitale si espande fino ad abbracciare tutto ciò che è passato e tutto ciò che sarà in futuro. In ogni momento del presente, l’eterna forza vitale dell’universo si riversa come una gigantesca fonte di energia».

Frase dal Gosho - 31 dicembre 2015

"Il Gran Maestro Miao-lo afferma: «Sappiate che nella nostra vita e nel suo ambiente in un singolo istante vi sono tremila regni. Perciò, quando si raggiunge la via del Budda, ci si mette in armonia con questo principio fondamentale, e la nostra vita, corpo e mente, in un singolo istante pervade l’intero regno dei fenomeni»"

Dal Gosho "l'oggetto di culto per l'osservazione della mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 326)

mercoledì 30 dicembre 2015

Latente...


"Gettare il seme di Nam Myoho Renge Kyo è una forma fondamentale di incoraggiamento, perchè risveglia il potere del coraggio e della speranza che esistono profondamente nella vita di ognuno e ne attiva l'infinita forza latente". D. I.

Anonimo ha detto...

dossier le storia del budda

Casualmente (anche se il caso non esiste) oggi parlavo con un amico della pratica... ora a casa ho cercato qualcosa e siete capitati voi!
Grazie a voi! un abbraccio!

(commento del 29 marzo 2015)

Frase dal Gosho - 30 dicembre 2015

"Come lo specchio del Sutra del Loto ritrae una persona che nel malvagio mondo dell’ultima epoca crede negli insegnamenti del Sutra del Loto esattamente come sono esposti nel sutra? È una persona che nelle vite passate ha già fatto offerte a centomila milioni di Budda."

Dal Gosho "La conferma del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 983)

martedì 29 dicembre 2015

La metà riconciliata

Il potere del Daimoku scioglie un nodo che, fino ad allora, aveva negativamente influenzato sin dall'infanzia le relazioni con le donne.

Quattro anni fa venne a fare da baby-sitter alle mie figlie, Renata, che poi è diventata mia grande amica e responsabile di gruppo. Comprese che stavo attraversando un periodo di sofferenza e così mi parlò della pratica buddista. Di lì a poco la mia compagna, con la quale avevo avuto due figlie, mi lasciò. Io, che già venivo da un divorzio precedente con un figlio, mi ritrovai un'altra volta immerso in una grande sofferenza ma, deciso a mettermi totalmente in discussione, chiesi a Renata di poter partecipare alla prima riunione.
Dal giorno dopo ho cominciato a recitare Nam-myoho-renge-kyo mattina e sera. Così facendo, la sofferenza della separazione cominciò a trasformarsi, tanto che recitavo sinceramente per la felicità della mia ex compagna e sono riuscito a parlarle anche del Buddismo. Intanto i colleghi e gli amici notavano stupiti un forte cambiamento in me e nel mio modo di pormi verso di loro. Stavo cominciando a trasformare il mio carattere collerico, testardo e prepotente grazie a un Daimoku costante e determinato. Faccio risalire in parte questi aspetti così negativi del mio carattere a un conflitto personale con le donne, che non riuscivo altro che a considerare non degne di fiducia e di stima, pur amandole. La causa di ciò l'ho sempre associata a due eventi contemporanei che hanno segnato la mia vita: a nove anni sono stato vittima di abusi sessuali da parte di un'amica di famiglia e ho vissuto da spettatore un rapporto adultero da parte di mia madre.
Dopo sei mesi di pratica conobbi una nuova compagna, anche lei buddista, con la quale ho vissuto un'importante relazione che mi ha aiutato a comprendere il valore del rispetto verso le donne e quanto io desiderassi far luce su questo conflitto interiore. In questa situazione mi assunsi la piena responsabilità di quanto accadeva, non lamentandomi e sforzandomi invece di migliorare, con atteggiamento di gratitudine.
Due anni fa, purtroppo, la madre delle mie due figlie si ammalò gravemente. Insieme ai miei compagni di fede, cominciammo a sostenerla con tanto Daimoku. Dopo un po' di tempo fortunatamente tutto si è risolto nel migliore dei modi e da poco meno di un anno anche lei ha cominciato a praticare, cosa che era un mio grandissimo desiderio. Poco tempo prima anche mia figlia maggiore, aveva iniziato a partecipare con me alle riunioni e a recitare Daimoku.
Quest'anno, mia madre si è ammalata di una malattia degenerativa incurabile con un decorso spaventosamente rapido. Questo ha fatto nascere in me un forte desiderio di starle vicino fino all'ultimo istante di vita. All'ospedale abbiamo recitato Daimoku insieme. Ero fuori città quando è arrivata una telefonata di mia sorella che mi pregava di rientrare immediatamente perché la situazione stava precipitando. Le ho risposto che sarei corso subito, e lei con sorpresa mi ha detto: «Aspetta che mamma vuole parlarti». In un ultimo momento di lucidità, mi ha chiesto di ricordarle quella frase che spesso ripetevamo insieme durante quei giorni. Abbiamo recitato Nam-myoho-renge-kyo tre volte insieme al telefono e ci siamo salutati così prima che entrasse serenamente in coma.
Questa situazione mi ha portato a ristabilire un rapporto con mia sorella che si era totalmente interrotto da dieci anni a causa della mia arroganza e della mia indisponibilità. Da quando ho iniziato a praticare avevo più volte tentato di riavvicinarmi a lei, anche spinto dal desiderio dei miei figli di vedere la famiglia riunita. Attraverso il Daimoku siamo riusciti a trasformare il nostro conflitto tanto che adesso ci sentiamo e ci vediamo regolarmente.
Da un anno sono responsabile di gruppo e insieme al mio corresponsabile abbiamo consegnato cinque Gohonzon, facendo così nascere un nuovo gruppo. In particolare questa attività mi ha aiutato a capire quanto sia importante dedicarci alla felicità degli altri per diventare felici noi stessi.
Inoltre, sto vivendo un ulteriore beneficio concreto: in trentacinque anni di carriera lavorativa - sono un attore - non mi è mai capitato di partecipare alla realizzazione di ben quattro diverse fiction contemporaneamente e tutte con ruoli importanti.
Il grande obiettivo di adesso è che tutti i miei cari possano praticare questo Buddismo per trasformare, come insegna Nichiren, il veleno in medicina. (E. M.)(dati modificati)

Frase dal Gosho - 29 dicembre 2015

"Il quinto volume contiene il cuore di tutto il Sutra del Loto poiché rivela che la figlia del re drago conseguì la Buddità nella sua forma presente. Devadatta rappresenta l’aspetto spirituale dell’illuminazione, la figlia del re drago l’aspetto fisico. Il principio del conseguimento della Buddità nella propria forma presente non appare in nessun altro degli insegnamenti predicati durante tutta la vita del Budda."

Dal Gosho "Persecuzione con spade e bastoni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 855)

lunedì 28 dicembre 2015

Praga "Città dai cento campanili"

Jaroslav Fric - Fondatore dell'Associazione Creativa Ceca SCARS (Scienza - Arte - Percezione)

La bellissima città vecchia di Praga è conosciuta come "Città dai cento campanili". Molti sono gli edifici in stile gotico, rinascimentale e barocco che mi ricordano la sua lunga storia; tuttavia la città mi diede la sensazione di essere fredda e melanconica. Perfino il cielo verso cui i campanili si innalzavano sembrava melanconico. Quando visitai la Repubblica Socialista Cecoslovacca per la prima volta nell'ottobre del 1964, ero profondamente cosciente delle catene invisibili che legavano i cuori dei suoi abitanti. Lo potevo vedere sui loro volti.

Volai in Cecoslovacchia partendo da Parigi con la compagnia aerea cecoslovacca. La partenza del volo venne ritardata di quaranta minuti. Seduti nell'aereo immobile, aspettando, senza nessuna spiegazione da parte del personale di bordo sulle cause, i passeggeri iniziarono a irritarsi. Infine, tre uomini che sembravano essere rappresentanti governativi della Cecoslovacchia, presero posto con tutta tranquillità. Appena si furono accomodati l'aereo iniziò a rollare. Il contrasto che si evidenziò tra questi funzionari arroganti e l'espressione di rassegnazione e disgusto presente sul viso dei passeggeri, era un testimone muto della situazione in cui versava la società cecoslovacca.

Frase dal Gosho - 28 dicembre 2015

"[...] il recipiente rappresenta i nostri corpi e le nostre menti. Le nostre menti sono come un recipiente e anche le nostre bocche e i nostri orecchi lo sono. Il Sutra del Loto è l’acqua del Dharma della saggezza del Budda. Ma quando quest’acqua viene versata nella nostra mente, noi la rovesciamo o ci tappiamo gli orecchi con le mani per non ascoltarla. Oppure la sputiamo dalla bocca per non recitarla. In tali casi siamo simili a recipienti rovesciati o chiusi da un coperchio. E ancora, pur avendo un po’ di fede, se incontriamo cattive influenze, la nostra fede si indebolisce o l’abbandoniamo, oppure la manteniamo un giorno e l’abbandoniamo per un mese. In tali casi siamo come recipienti che perdono acqua."

Dal Gosho "Lettera ad Akimoto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 900)

domenica 27 dicembre 2015

Frase dal Gosho - 27 dicembre 2015

"Adesso sono fermamente convinto, deciso a sopportare qualsiasi avversità e, avendo realizzato le predizioni del Budda, non ho il minimo dubbio. [...] Dall’inizio non mi sono mai preoccupato di cosa poteva succedere a me personalmente, ma ho promesso che, qualunque cosa mi fosse capitata, non avrei mai abbandonato la fede e che, se avessi conseguito la Buddità, avrei guidato all’illuminazione tutti voi. Ma per voi che non conoscete il Buddismo come Nichiren e che inoltre siete credenti laici con proprietà, moglie e figli e dipendenti, sarà estrema- mente difficile [non abbandonare la fede]. Per questi motivi, vi ho sempre detto di fingere di ignorare [il mio insegnamento]. Qualunque cosa succeda, siate certi che io non vi abbandonerò e non vi trascurerò mai."

Dal Gosho "Lettera a Misawa" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 794)

sabato 26 dicembre 2015

Frase dal Gosho - 26 dicembre 2015

"Un fuoco brucia piu` alto quando si aggiungono dei ceppi, e un forte vento fa gonfiare il gura. I rami del pino secolare si piegano e si contorcono invecchiando. Il devoto del Sutra del Loto e` come il fuoco e il gura, mentre le sue persecuzioni sono come i ceppi e il vento. Il devoto del Sutra del Loto e` il Budda della vita eterna; non c'e` da stupirsi che la sua pritica sia ostacolata, proprio come i rami del pino sono piegati o spezzati. D'ora in avanti dovresti ricordarti sempre le parole: E` difficile mantenere la fede in questo Sutra"

Da "La difficolta` di mantenere la fede" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 154)

venerdì 25 dicembre 2015

Il Daimoku del Sutra del Loto

Come abbiamo visto, anche se uno manca di conoscenza, finchè recita Nam-myoho-renge-kyo eviterà i cattivi sentieri.
È come il fiore del loto che si volge al sole pur non avendo una mente che lo guidi, o come il platano, che cresce grazie al rumore del tuono, benché non abbia orecchie per udirlo.
Noi siamo come il loto e il platano, e il Daimoku del sutra del Loto è come il sole o il tuono.
Si dice che legandosi addosso un pezzo di corno di rinoceronte e immergendosi nell’acqua, l’acqua rimanga lontana dal corpo almeno cinque piedi.
Si racconta inoltre che una sola foglia dell’albero di sandalo potrà annullare per un raggio di 40 yojana l’odore disgustoso dell’albero di eranda.
Il nostro cattivo karma può essere paragonato all’albero di eranda o all’acqua e il Daimoku del Sutra del Loto al corno di rinoceronte o alla foglia dell’albero di sandalo.
I diamanti sono così duri che non esiste materia in grado di tagliarli, tuttavia lo si può fare con un corno di montone o con un guscio di tartaruga.
I rami dell’albero di nyagrodha sono così robusti che persino i più grandi uccelli vi si possono appollaiare senza spezzarli.
Ma l’uccello sarto che pure fa il nido sulle ciglia di una zanzara, è capace di romperli.
Il nostro cattivo karma è paragonabile al diamante o all’albero nyagrodha, e il Daimoku del sutra del Loto al corno di un montone o all’uccello sarto.
L’ambra attira la polvere e la calamita le particelle di ferro; il nostro cattivo karma è come la polvere e il ferro, e il daimoku del sutra del Loto è come l’ambra o la calamita.
Considerando ciò, dovremmo recitare sempre Nam-myoho-renge-kyo.

Nichiren Daishonin

Il Daimoku del Sutra del Loto, SND, 5, 28-29

Frase dal Gosho - 25 dicembre 2015

"Domanda: Se l’entità di tutti gli esseri viventi è la Legge mistica nella sua totalità, anche le azioni e gli effetti nei nove mondi, dal mondo d’inferno a quello dei bodhisattva, sono entità della Legge mistica? Risposta: Il mistico principio che è la natura essenziale dei fenomeni, presenta due aspetti: un aspetto impuro e un aspetto puro. Quando opera l’aspetto impuro, si parla di illusione, quando opera l’aspetto puro, si parla di illuminazione. Illuminazione è il mondo di Buddità, illusione è il mondo degli esseri comuni. Benché questi due aspetti, illuso e illuminato, siano due fenomeni differenti, entrambi sono funzioni di un unico principio, cioè della natura essenziale dei fenomeni o vero aspetto della realtà. [...] Lo stesso vale per il mistico principio del vero aspetto della realtà. Il mistico principio del vero aspetto della realtà è uno, ma se incontra cattive influenze si manifesta come illusione, se incontra buone influenze si manifesta come illuminazione. Illuminazione significa illuminazione alla natura essenziale dei fenomeni e illusione è l’oscurità [cioè l’ignoranza di essa]."

Dal Gosho "L’entità della Legge mistica" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 370)

giovedì 24 dicembre 2015

Il coraggio

Sviluppare la qualità del coraggio è essenziale per qualunque traguardo si voglia raggiungere nella vita. In ogni tipo di impresa è necessario avere coraggio per poter agire e, indipendentemente dall’ambito considerato, di solito sono le persone coraggiose che raggiungono i propri obiettivi e realizzano i propri sogni.
Ma il coraggio non è necessariamente un comportamento eroico in un momento di pericolo: può anche essere lo sforzo costante e discreto di fare ciò che riteniamo giusto.
Nel Buddismo il coraggio, o l’audacia, sono estremamente apprezzati. In una delle sue lettere Nichiren esorta così i suoi seguaci: «Non dovresti sentire la minima paura nel cuore.[...] è la mancanza di coraggio che gli impedisce di conseguire la Buddità» (I tre ostacoli e i quattro demoni, RSND, 1, 568). Il Buddismo nasce dagli insegnamenti di Shakyamuni circa 2.500 anni fa e la dottrina di Nichiren si basa specificamente sui principi del Sutra del Loto. Il Sutra del Loto insegna che ogni individuo ha un potenziale infinito e che, attraverso una pratica sincera, ognuno può manifestare questo potenziale per far sbocciare la propria enorme creatività e contribuire ad arricchire la società.
Anche se razionalmente sappiamo di avere grandi possibilità, se non abbiamo il coraggio di agire in base a questa consapevolezza, il nostro potenziale rimarrà inespresso. Il Buddismo insegna anche che gli sforzi che facciamo per allargare e sviluppare la nostra vita si scontreranno inevitabilmente con delle resistenze, sia interne sia esterne, a volte molto forti. Ma è perseverando nonostante gli ostacoli e sconfiggendoli che siamo in grado di schiudere il forziere delle nostre possibilità e di manifestare la nostra illuminazione innata.
Questo processo ovviamente richiede coraggio, ma anche fede. La pratica buddista è un esercizio costante di fede (che in ultima analisi vuol dire fiducia in noi stessi) in mezzo alla dura realtà quotidiana. Inoltre si basa sulla comprensione che la trasformazione positiva della nostra vita trasformerà analogamente la più vasta rete della vita di cui siamo parte.
Gli insegnamenti Buddisti danno molta importanza alla saggezza ed è evidente quanto la semplice mancanza di saggezza sia la causa di molti dei problemi che affliggono l’umanità, sia a livello locale, sia globale. Spesso però è una più fondamentale mancanza di coraggio che impedisce alle persone, e soprattutto a chi ha un ruolo di vertice, di agire secondo coscienza; quindi è la mancanza di coraggio all’origine di gran parte della sofferenza non solo degli individui ma anche delle società.
Strettamente legata all’esercizio del coraggio è la convinzione: convinzione nel diritto e nella possibilità di ciascuno di noi e degli altri di essere felici, liberi e realizzati. Questa convinzione è la base della giustizia sociale ed è il concetto centrale su cui si fonda il Buddismo. È l’impegno forte e risoluto verso questa idea che rende il Budda intrepido.
Il Buddismo considera perciò il coraggio come un elemento essenziale dell’agire compassionevole per aiutare gli altri, oltre che fattore indispensabile per riuscire a cambiare la nostra vita.
Molte persone vivono paralizzate dalla paura, apparentemente incapaci di fare un solo passo per sbloccare una situazione o per manifestare il proprio autentico potenziale. Il grado e il tipo di difficoltà variano da persona a persona e ciò che a qualcuno può sembrare semplice può essere percepito da altri come schiacciante e insormontabile. Ma il processo per raccogliere il coraggio necessario ad agire è sempre lo stesso, indipendentemente dalla portata del problema.
Inoltre, man mano che attingiamo a questa risorsa di coraggio nella vita quotidiana, affrontando intrepidamente le sfide immediate, trasformiamo positivamente non solo la nostra vita, ma anche l’ambiente in cui viviamo.
Le potenzialità trasformative del coraggio sono sempre presenti dentro e intorno a noi. Come dice Daisaku Ikeda: «Le piccole cose sono importanti. Ciò che può sembrare un piccolo atto di coraggio è comunque coraggio. L’importante è la volontà di fare ancora un altro passo».

Frase dal Gosho - 24 dicembre 2015

"«Sia l'essere vivente sia il suo ambiente manifestano sempre Myoho-renge-kyo». [...] Spiegazioni così precise non lasciano spazio a dubbi. Quindi, l'intero regno dei fenomeni non è diverso dai cinque caratteri di Myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 339)

mercoledì 23 dicembre 2015

Reale...


"La fede nel Sutra del loto non è un'astratta teoria ma deve metterci in grado di attingere concretamente alla saggezza pratica necessaria a vincere nella vita reale". D. I.

Ale ha detto...

dossier le storia del budda

Questo blog, incontrato per caso mi ha dato spunti e riflessioni per continuare a praticare nella certezza che la felicità arriverà!

(commento del 16 marzo 2015)

Frase dal Gosho - 23 dicembre 2015

"«Dopo la mia estinzione dovrebbe abbracciare e sostenere questo sutra. Tale persona sicuramente, senza alcun dubbio, conseguirà la via del Budda». Pertanto, coloro che diventano discepoli di Nichiren e credenti laici devono rendersi conto della profonda relazione karmica che condividono con lui e propagare il Sutra del Loto con il suo stesso atteggiamento."

Dal Gosho "Lettera a Jakunichi-bo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 883)

martedì 22 dicembre 2015

Sonata a quattro mani #2/2

La voglia di vincere

Ho cominciato a praticare il Buddismo nell’agosto 2000. Mi avevano già parlato del Buddismo un anno prima, ma non avevo iniziato perché rifiutavo l’idea di aver bisogno di altri mezzi per risolvere i miei problemi al di fuori del buon senso e della buona volontà. Nonostante questo incoraggiavo a praticarlo altre persone che soffrivano. Per quanto riguardava me, a soli ventiquattro anni, ero ormai convinta che nella mia vita ci sarebbe stata soltanto sofferenza, ed ero così abituata che ormai mi sembrava normale. Qualsiasi scontro e litigio, anche se non mi riguardava direttamente ma interessava persone a me vicine, era capace di scatenare in me la disperazione più assoluta, sconforto e autocommiserazione. Qualunque legame, sia con i miei familiari sia con le poche altre persone con cui riuscivo a parlare un po’, era basato sul mio bisogno di affetto, sulla continua ricerca del modo in cui compiacerli e sul senso di colpa, perché tutto ciò che potevo fare sembrava non bastare mai. Ho sempre cercato comunque di sfruttare tutte le mie risorse e tutte le mie forze per capire e per risolvere i continui conflitti tra i miei genitori e con una delle mie sorelle, e per poter aiutare, in qualche modo mia madre che soffriva di disturbi nervosi. Ormai però non riuscivo più ad andare avanti.

Frase dal Gosho - 22 dicembre 2015

""Continua a praticare senza mai abbandonare la fede fino all’ultimo istante della vita e quando giungerà quel momento, ammira! Quando salirai sulla vetta della perfetta illuminazione e guarderai attentamente in ognuna delle quattro direzioni, con tua grande meraviglia vedrai che l’intero regno dei fenomeni è la Terra della Luce Tranquilla: il terreno è fatto di lapislazzuli, gli otto sentieri sono delimitati da cordoni dorati, dal cielo piovono quattro tipi di fiori e una musica risuona nell’aria. Tutti i Budda e i bodhisattva si dilettano carezzati dalle brezze di eternità, felicità, vero io e purezza. Si avvicina rapidamente il momento in cui anche noi saremo enumerati nella loro schiera. Ma se la nostra fede è debole, non giungeremo mai in quel luogo meraviglioso."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 675)

lunedì 21 dicembre 2015

Intuizione

Tuttavia, guardare ogni cosa sotto una luce positiva o con buona volontà non significa agire con leggerezza e ingenuità, permettendo agli latri di abusare della nostra natura benevola. Significa avere la saggezza e l' intuizione di indirizzare gli eventi in una direzione positiva, osservandoli nella luce migliore e mantenendo insieme una visione costantemente nitida della realtà. La fede e gli insegnamenti del Buddismo ci permettono di sviluppare queste qualità, ed esse diventano un tesoro inestimabile che vale nella vita più di ogni altra ricchezza.

Estratto da La lotta per l'umanità, discorso tenuto in occasione della riunione generale della SGI presso il Centro della natuta e della cultura, Miami, 23 giugno 1996

Frase dal Gosho - 21 dicembre 2015

"Si dice che il volo dell’uccello azzurro annunci l’apparizione della Regina Madre dell’Ovest e che il canto di una gazza predìca l’arrivo di un ospite. [Allo stesso modo ci sono presagi che annunciano l’avvento dei quattro bodhisattva]. Tutti coloro che si considerano miei discepoli sappiano che questo è il tempo giusto per l’apparizione dei quattro bodhisattva. Perciò, non abbandonate mai la fede, anche a costo della vita. Toki, Saburo Saemon-no-jo, Kawanobe, Acharya Yamato e il resto di voi, gentiluomini e preti, dovete leggere fra di voi questa lettera e prestare ascolto. In questa epoca impura, dovete sempre parlare fra di voi e non smettere mai di pregare per la prossima vita."

Dal Gosho "Il devoto del Sutra del Loto incontrerà persecuzioni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 399)

domenica 20 dicembre 2015

Frase dal Gosho - 20 dicembre 2015

"Il precetto di non uccidere esseri viventi è il primo fra tutti i vari precetti. I cinque precetti iniziano da quello che proibisce di togliere la vita e anche gli otto precetti, i dieci precetti, i duecentocinquanta precetti, i cinquecento precetti, i dieci maggiori precetti del Sutra della Rete di Brahma, i dieci illimitati precetti del Sutra della Ghirlanda di fiori e i dieci precetti del Sutra della Collana di gioielli cominciano tutti con il precetto di non uccidere. E la prima delle tremila sanzioni proibite dal Confucianesimo è la pena capitale. La ragione è che «persino i tesori di un intero sistema maggiore di mondi non valgono quanto il corpo e la vita», il che significa che nemmeno tutti i gioielli e i tesori che colmano un intero sistema maggiore di mondi possono uguagliare il valore di una vita."

Dal Gosho "Lettera ad Akimoto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 905)

sabato 19 dicembre 2015

Frase dal Gosho - 19 dicembre 2015

Tuttavia c’è una differenza se si recita il daimoku e allo stesso tempo si va contro l’intento di questo sutra. Nella pratica di questo sutra ci sono vari stadi [e di conseguenza varie forme di offesa]. [...] Le cattive cause sono quattordici: 1) arroganza; 2) negligenza; 3) opinioni personali errate; 4) comprensione superficiale; 5) attaccamento alle illusioni e ai desideri; 6) non [voler] comprendere; 7) non credere; 8) mostrare ripugnanza aggrottando le sopracciglia; 9) covare dubbi; 10) offendere la Legge; 11) disprezzare; 12) odiare; 13) invidiare; 14) serbare rancore"». Queste quattordici offese si applicano sia al clero che ai laici, quindi devi guardarti da esse."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670)

venerdì 18 dicembre 2015

La legge causale della vita

Spero che tu legga ripetutamente questa lettera insieme alla moglie di Toshiro. Il sole disperde l’oscurità, per quanto sia profonda. Il cuore di una donna può essere paragonato all’oscurità, e il Sutra del Loto al sole. Un bambino talvolta può non riconoscere sua madre, ma una madre non dimentica mai suo figlio. Il Budda Shakyamuni può essere paragonato alla madre e la donna al bambino. Se due persone si desiderano ardentemente, allora non si separeranno mai. Ma se una persona ne desidera ardentemente un’altra e l’altra non prova la stessa cosa allora esse saranno unite in certi momenti, ma separate in altri.
Il Budda può essere paragonato a colui che desidera sempre l’altro ardentemente e la donna a colui che non prova questo desiderio. Ma se desideriamo davvero ardentemente il Budda Shakyamuni, come potrebbe mai non rivelarsi a noi? Potete chiamare una pietra “gioiello”, ma ciò non la rende tale. Potete chiamare un gioiello “pietra”, ma rimane un gioiello. Nella nostra epoca, le dottrine del Nembutsu e delle altre sette basate sugli insegnamenti provvisori del Budda sono tutte come pietre. Le persone possono dire che il Nembutsu è uguale al Sutra del Loto, ma questo non li rende realmente uguali. E le persone possono offendere il Sutra del Loto, ma ciò non cambia il suo valore più di quanto chiamare un gioiello pietra cambi il valore del gioiello.
In passato, in Cina, regnava un sovrano malvagio, chiamato imperatore Huitsung1. Sviato da alcuni preti taoisti, egli distrusse le statue buddiste e i sutra, e obbligò tutti i preti e le monache a ritornare alla vita secolare, senza che nessuno si opponesse. Fra i preti ce ne fu solo uno, chiamato Saggio Dottore Fa-Tao, che rifiutò di farsi intimorire dall’ordine imperiale. Per questo motivo fu sfregiato in viso ed esiliato nella regione a sud del fiume Yangtze. 
Io sono nato in un’epoca in cui i governanti ripongono la loro fede nella setta Zen, che è completamente eretica come i preti taoisti, e anch’io, come Fa-tao, ho incontrato molte difficoltà. Voi due donne siete nate come persone comuni e ora vivete a Kamakura (sede del governo militare), e credete nel Sutra del Loto senza preoccuparvi degli sguardi indiscreti o del pericolo che ciò può rappresentare per la vostra vita. Questo è a dir poco straordinario. Posso solo immaginare la vostra fede come un gioiello magico, che quando viene immerso nell’acqua torbida la pulisce. Siete come chi, quando un saggio insegna qualcosa di nuovo, crede a ogni sua parola e afferra così la verità. È perché il Budda Shakyamuni e i bodhisattva Fugen, Yakuo e Shukuoke2 dimorano nel vostro cuore? Il Sutra del Loto afferma che le persone di tutto il mondo sono in grado di credere nel Sutra grazie all’aiuto del bodhisattva Fugen3. La donna è come il glicine, l’uomo è come il pino. Il glicine non può vivere nemmeno per un momento se separato dal pino che lo sorregge. 
E ora, in questa epoca così turbolenta, in cui non hai nemmeno servitori sui quali contare, hai mandato tuo marito qui sull’isola di Sado. Questo dimostra che la tua fede è più solida della terra e gli dèi terreni devono sicuramente saperlo. La tua fede è più alta del cielo e gli dèi celesti Bonten e Taishaku, devono esserne consapevoli.
Il Budda insegnò che le persone, sin dal momento della loro nascita, sono accompagnate da due messaggeri, chiamati Dosho e Domyo4, che li seguono da vicino proprio come la loro ombra, e non li lasciano mai, nemmeno per un istante. A turno, essi riferiscono al Cielo le azioni buone e quelle cattive, sia grandi che piccole, senza tralasciare il minimo dettaglio. Perciò il Cielo deve già essere a conoscenza della tua grande fede. Come è incoraggiante!
Nichiren
(Nuovo Rinascimento, giugno 1998)

Frase dal Gosho - 18 dicembre 2015

"La potente spada del Sutra del Loto deve essere brandita da un coraggioso nella fede. Allora egli sarà forte come un demone armato di una mazza di ferro. Io, Nichiren, ho iscritto la mia vita in inchiostro di sumi, perciò credi profondamente nel Gohonzon. Il volere del Budda è il Sutra del Loto, ma l’anima di Nichiren non è altro che Nammyoho- renge-kyo."

Dal Gosho "Risposta a Kyo’o" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 365)

giovedì 17 dicembre 2015

Il Bodhisattva Mai Sprezzante

Il cuore umano è capace sia di grande nobiltà che di violenta brutalità. La capacità di saper indirizzare il nostro cuore è una delle caratteristiche che ci distinguono dagli altri animali.
Tante sono le occasioni della vita quotidiana in cui osserviamo le nobili attitudini dello spirito umano, per esempio nella volontà di un genitore di sacrificare il proprio agio personale per il bene del figlio, o in un improvviso atto di gentilezza fra perfetti estranei: uno sforzo, uno slancio altruistico per la felicità degli altri. Tuttavia, in quello stesso cuore possono agitarsi le oscure correnti della rabbia, del fanatismo, del risentimento e della disapprovazione. Per comprendere l’orribile misura di questi impulsi, basta guardare le esperienze delle persone comuni catturate nell’inferno pervasivo della guerra.
In definitiva, è solo l’orientamento del nostro cuore a determinare se le società che creiamo saranno caratterizzate dalla gioia e dalla dignità o devastate dal conflitto, dalla paura e dalla disperazione.
Il Buddismo analizza la doppia valenza della vita nel modo seguente: insegna che tutti, senza eccezione, posseggono una natura buddica illuminata, che dà origine a un potenziale positivo illimitato e che può rendere meravigliosa la nostra esperienza di vita. Allo stesso tempo, c’è una realtà altrettanto fondamentale nella vita di ognuno, l’illusione o ignoranza, che dà origine alla malvagità.
È l’illusione, infatti, che non permette alle persone di rendersi conto di possedere capacità di profonda virtù, ma anche di profonda malvagità. Come possiamo indirizzare la vita verso il suo potenziale positivo e creativo? Questa questione dovrebbe essere il nocciolo dell’etica e della religione. Il Sutra del Loto, che nel Buddismo di Nichiren Daishonin è l’insegnamento che coglie l’essenza dell’Illuminazione del Budda, ci offre una risposta apparentemente semplice, racchiusa nella storia del Bodhisattva Mai Sprezzante.
Si tratta di un bodhisattva vissuto nel lontano passato, la cui pratica era quella di inchinarsi con riverenza di fronte a chiunque incontrasse e lodarne l’inerente natura di Budda. Tuttavia ciò provocava come risposta solo violenze e insulti. Le affermazioni di Mai Sprezzante mettevano senza dubbio alla prova le loro convinzioni sulla natura della vita di segno negativo, profondamente radicate. Tali reazioni, comunque, non riuscirono mai a smuovere le sue convinzioni: semplicemente egli si ritraeva a distanza di sicurezza e ripeteva l’inchino, onorando il potenziale positivo dei suoi persecutori. Col passare del tempo l’umanità di Mai Sprezzante brillò a tal punto che coloro che lo avevano disprezzato divennero suoi discepoli, e così poterono entrare nel sentiero per ottenere essi stessi’Illuminazione. Nichiren scrive «Il cuore di tutti gli insegnamenti della vita del Budda è il Sutra del Loto, e il cuore della pratica del Sutra del Loto si trova nel capitolo “Mai Sprezzante”. Cosa significa il profondo rispetto per le persone del Bodhisattva Mai Sprezzante per la gente? Il vero significato dell’apparizione in questo mondo del Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti, sta nel suo comportamento da essere umano» (I tre tipi di tesori, RSND, 1, 756).
Mentre il Buddismo è stato spesso visto come una filosofia astratta, nella pratica è ben lontano dall’esserlo. La natura di Budda non viene descritta in termini teorici ma viene mostrata dal comportamento di questo umile bodhisattva. Un Budda non è un essere straordinario ma una persona profondamente consapevole del potenziale positivo racchiuso in sé e negli altri, che lotta per far sì che tutti possano manifestarlo.
Nichiren chiarisce che rispettare gli altri, come viene esemplificato nelle azioni del Bodhisattva Mai Sprezzante, costituisce l’essenza della pratica buddista, oltre ad essere per gli esseri umani il modo corretto di comportarsi. Questo rispetto non si limita a un semplice riguardo nei confronti degli altri, è un atto coraggioso di impegnare attivamente la nostra umanità.
Anche se è semplice nella sua formulazione, nella pratica un tale atteggiamento rappresenta il percorso più impegnativo. Del resto, lo sforzo di cui si parla è esattamente quell’energia primaria in grado di determinare una trasformazione in positivo della società. Come scrive il presidente della SGI Daisaku Ikeda: «La chiave per far fiorire l’umanità di cui parla il Buddismo sta nella convinzione incrollabile nella bontà della gente e nella dedizione a coltivare questa bontà in se stessi e negli altri».

Frase dal Gosho - 17 dicembre 2015

"Il Budda afferma: «Non abbiate paura di elefanti impazziti. Abbiate paura dei cattivi compagni! Perché? Perché un elefante impazzito può distruggere il vostro corpo ma non distrugge la vostra mente, mentre un cattivo compagno può distruggere il corpo e la mente. Un elefante impazzito distrugge un solo corpo, mentre un cattivo compagno può distruggere innumerevoli corpi e menti. Un elefante impazzito distrugge solo un corpo impuro e puzzolente, un cattivo compagno può distruggere sia un corpo puro sia una mente pura. Un elefante impazzito può distruggere il corpo fisico, ma un cattivo compagno distrugge il corpo del Dharma. [...] »"

Dal Gosho "Risposta a Hoshina Goro Taro" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 140)

mercoledì 16 dicembre 2015

Una cosa sola


Quando percepiamo che la nostra vita e la legge mistica sono una cosa sola sperimentiamo l'eternità della vita e da noi scaturisce un'energia illimitata. Niente può distruggere questo: qualsiasi cosa accada, godiamo di una condizione di completa libertà. D. I.

Anonimo ha detto...

dossier le storia del budda

Grazie di cuore.

(Commento del 10 dicembre 2014)

Frase dal Gosho - 16 dicembre 2015

"Poiché il Sutra del Loto è difficile da credere, il Budda per farci prendere fede in esso, diventa un figlio, un genitore o una moglie. Però voi non avete figli e vivete da soli come marito e moglie. Il sutra afferma: «Gli esseri che ci vivono [in questo triplice mondo] sono tutti miei figli». Stando così le cose, il Budda Shakyamuni, signore degli insegnamenti, deve essere per voi due un padre compassionevole e io, Nichiren, vostro figlio [...] Le buone cause che avete posto nelle vite passate sono grandi."

Dal Gosho "Risposta al prete laico di Ko" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 435)

martedì 15 dicembre 2015

Sonata a quattro mani #1/2

La voglia di ascoltare

Avevo frequentato le riunioni per diversi mesi, ma senza iniziare a praticare il Buddismo, perché ritenevo di non averne bisogno. Dopo tutto io stavo fondamentalmente bene: i miei genitori, i miei nonni e mio fratello erano in salute, la situazione economica della mia famiglia era buona, stavo per laurearmi in medicina e da vari anni frequentavo con passione una scuola di psicanalisi. Certo, avere la possibilità di studiare insieme ad altri il Buddismo era per me una bella occasione per approfondire ulteriormente la conoscenza dell’essere umano, e ritenevo che mi sarebbe comunque servito, insieme allo studio delle altre religioni e della filosofia, anche per la mia formazione professionale. Inoltre le riunioni di discussione erano incontri piacevoli e occasioni per conoscere belle persone; ma a che scopo avrei dovuto ripetere una frase, sempre la stessa, e autosuggestionarmi in quel modo? Dovevo però riconoscere di avere un problema: soffrivo perché alcune persone a me molto care stavano male e io non riuscivo assolutamente a trasmettere loro l’atteggiamento gioioso e attivo che a me era capitato in sorte di avere nella vita. Anzi: più cercavo di far stare bene quelle persone e più stavano male, ed io ero arrivato persino ad essere arrabbiato con loro perché continuavano a stare male nonostante tutti i miei sforzi per aiutarle.
Dunque ho iniziato a praticare il Buddismo nell’agosto dell’99 da un giorno all’altro, recitando Gongyo e un’ora di Daimoku e studiando con l’intenzione di utilizzare la pratica come mezzo per migliorare le mie capacità di ascoltare e incoraggiare gli altri. I primi anni mi sono serviti per rendermi conto di essere sempre stato estremamente impaziente, e quindi violento, proprio con le persone a me più care. Ma la svolta decisiva è avvenuta nel giugno dell’anno scorso, quando la mia ex corresponsabile di gruppo, da tempo depressa, si è suicidata. Decisi allora di recitare ogni mattina Gongyo e due ore di Daimoku per cento giorni, decidendo con tutto me stesso di diventare una persona in grado di sostenere chi soffre così tanto da desiderare di togliersi la vita. Poi dall’inizio di quest’anno fino all’arrivo del presidente Ikeda ho recitato ogni giorno tre ore di Daimoku con lo scopo di terminare la specializzazione in psichiatria, che avevo iniziato dopo la laurea in medicina, e cominciare a lavorare privatamente come psichiatra e psicanalista. 
Queste le cause, ora veniamo agli effetti.
Dopo un breve periodo si è verificata una svolta decisiva per il mio lavoro: un professore di psichiatria, che aveva uno dei più importanti studi privati della mia città, doveva lasciare l’attività. Ho rilevato immediatamente quello studio. Poi l’11 luglio ho dato gli ultimi esami di specializzazione e il giorno dopo ho iniziato a lavorare con decine di pazienti che fino a quel momento erano stati in cura da quel professore. Sono circa sei mesi che lavoro nel mio nuovo studio e mi trovo molto bene e, nel frattempo, sono diventato responsabile dei giovani uomini, cosa che mi ha reso molto felice, perché tenevo tanto ad assumermi la responsabilità di dedicarmi alle persone della mia città.
Ma l’esperienza più bella di questo ultimo anno di pratica è stata un’altra. In primavera, mentre recitavo per il lavoro, feci molto Daimoku con Anna, una ragazza di 28 anni affetta da linfoma (che le aveva ormai invaso il midollo osseo). In quel periodo, anche molti amici recitavano Daimoku per lei. Un giorno la convinsi a darmi una sua foto, e permettermi di copiare sul retro due sue poesie per mandarle al presidente Ikeda. Anna ha fatto il trapianto del midollo osseo il 7 maggio scorso. Ikeda ha ricevuto la foto e le poesie, e le ha risposto con una poesia. Le due poesie di Anna sono state pubblicate sul Seikyo Shimbun e dopo aver letto quell’articolo, un intero capitolo in Giappone ha deciso di dedicare parte delle sue attività ad Anna, e le ha inviato regali e lettere di incoraggiamento. Infine, dopo la mia partecipazione a una riunione di scambio tra italiani e austriaci a Vienna, la mia esperienza e le poesie di Anna sono state pubblicate sul periodico dell’associazione austriaca della Soka Gakkai.
La prima poesia è stata scritta nel 1989, prima che Anna iniziasse a praticare:

La vita / instancabile controversia /
insanabile incomprensione /
instancabile ricerca di consolazioni /
di illusioni / d’amore.

La seconda è stata scritta nell’aprile di quest’anno, ovvero nel periodo in cui stava recitando dalle sei alle dieci ore di Daimoku al giorno per lottare contro il linfoma:

Io comunque vado fino in fondo. /
Se non sono abbastanza forte, bene; /
Se invece lo sono, bene; / in ogni caso
ho vinto.

A proposito, a metà ottobre Anna ed io siamo andati a vivere insieme. Adesso è mia intenzione continuare a lottare per la pace e, in particolare, facendo riferimento a un’inclinazione che mi caratterizza e sulla quale ho preferito non dilungarmi qui, contribuire, in tutti i modi possibili, a liberare i rapporti umani da qualunque forma di gelosia. (R. A.)(dati modificati)

Frase dal Gosho - 15 dicembre 2015

"...in Cina vissero due medici chiamati Huang Ti e Pien Ch'üeh e in India i medici Detentore d'Acqua e Jivaka. Essi furono i tesori dei loro tempi e i maestri dei medici delle epoche successive, ma non erano nemmeno lontanamente paragonabili alla persona che chiamiamo Budda, un medico straordinario. Questo Budda rivelò la medicina dell'immortalità: gli attuali cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. Egli insegnò che questi cinque caratteri sono la buona medicina per le malattie della gente di Jambudvipa."

Dal Gosho "La buona medicina per tutti i mali" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 833)

lunedì 14 dicembre 2015

Impermanenza

Niente rimane uguale per due momenti consecutivi. Eraclito sosteneva che non possiamo mai bagnarci due volte nello stesso fiume. Confucio, osservando la corrente, disse: "Scorre incessantemente, giorno e notte". Il Budda ci ha esortato a non limitarci a parlare dell'impermanenza, ma ad usarla come strumento per aiutarci a penetrare profondamente nella realtà e ottenere una visione interiore liberatoria. Potremmo essere tentati di dire che la sofferenza esiste perché le cose sono impermanenti.
Ma il Budda ci ha incoraggiato a dare un ulteriore sguardo. Senza l'impermanenza la vita non sarebbe possibile. Come potremmo trasformare le nostre sofferenze se le cose non fossero mutevoli? Come potrebbe tua figlia trasformarsi in una splendida, giovane donna? Come potrebbero migliorare le condizioni del mondo? Abbiamo bisogno della mutevolezza perché ci sia giustizia sociale e speranza.

Se tu soffri, non è perché le cose sono impermanenti. Soffri perché credi che le cose siano durevoli. Se muore un fiore, tu non soffri molto, perché capisci che i fiori sono impermanenti, ma non riesci ad accettare l'impermanenza della tua amata, e soffri profondamente quando lei ti lascia.

Se guardi a fondo dentro all'impermanenza, farai del tuo meglio per renderla felice proprio ora, in questo momento. Consapevole dell'impermanenza, diventi positivo, amorevole e saggio. Impermanenza significa "buone nuove". Senza impermanenza, nulla sarebbe possibile. Con l'impermanenza, ogni porta è lasciata aperta per il cambiamento.


L'impermanenza è uno strumento per la nostra liberazione. (Thich Nhat Hanh)

Frase dal Gosho - 14 dicembre 2015

"Nel passato il Bodhisattva Mai Sprezzante sostenne che tutti gli esseri umani hanno la natura di Budda, che abbracciando il Sutra del Loto avrebbero conseguito sicuramente la Buddità e che disprezzare una persona è disprezzare il Budda stesso. La sua pratica era di venerare tutti. Egli venerava anche coloro che non credevano nel Sutra del Loto perché anch’essi avevano la natura di Budda e un giorno avrebbero potuto credere nel sutra. A maggior ragione devi venerare i monaci e i laici che abbracciano il sutra."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670)

domenica 13 dicembre 2015

Frase dal Gosho - 13 dicembre 2015

"Dal più remoto passato fino a ora non hai fatto che soffrire invano le pene di innumerevoli esistenze. Perché non provi, anche solo per una volta, a piantare i meravigliosi semi che conducono all’eterna e immutabile Buddità? Sebbene nel presente tu possa gustare appena una minima parte delle gioie eterne che ti attendono nel futuro, di certo non dovresti spendere sconsideratamente il tuo tempo inseguendo fama e profitto, che sono fugaci come il lampeggiare di un fulmine o la rugiada mattutina. [...] Recita Nam-myoho-rengekyo con un’unica mente ed esorta gli altri a fare la stessa cosa; questo resterà il solo ricordo della tua vita presente in questo mondo umano."

Dal Gosho "Domande e risposte riguardo all’abbracciare il Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 58)

sabato 12 dicembre 2015

Frase dal Gosho - 12 dicembre 2015

"Un passo del capitolo “Maestro della Legge” recita: «Se [dopo la mia morte] uno fra questi uomini o donne devoti [sarà in grado di trasmettere segretamente il Sutra del Loto a una sola persona, anche solo una frase, allora sappi che] egli o ella è l’inviato del Tathagata». [...] Tu sei un credente laico e perciò fai parte degli “uomini devoti” [descritti nel sutra]. Colui che ascolta anche una sola frase o un solo verso del sutra e lo imprime indelebilmente nel suo cuore è come una nave capace di attraversare il grande mare di nascita e morte."

Dal Gosho "Una nave per attraversare il mare della sofferenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 29)

venerdì 11 dicembre 2015

Proposta di pace

Dal 1983, il 26 gennaio di ogni anno – in commemorazione del giorno della fondazione della Soka Gakkai Internazionale – Daisaku Ikeda invia una “Proposta di Pace” alle Nazioni Unite e a personalità di tutto il mondo.
Al centro del suo pensiero si trovano riflessioni sulla pace, sulla convivenza degli esseri umani nel pianeta, sul rispetto per l’ambiente e per ogni forma di vita, sull’abolizione delle armi nucleari, della guerra e della violenza, sul rafforzamento delle Nazioni Unite.
Ecco alcuni pensieri dalla Proposta di pace del 2002.

“Lo scopo del terrorismo è precipitare la popolazione nell'angoscia e nella confusione, alimentando la paura e la sfiducia: per questo è essenziale non soccombere mai a simili emozioni. Dobbiamo far emergere la forza dello spirito umano in misura ancora maggiore, per superare le dimensioni della minaccia che abbiamo davanti.
Come dice un vecchio detto, più scura è la notte, più vicina è l'alba. Ma la porta su una nuova era non si aprirà di sua spontanea volontà. Tutto dipende da noi, dalla nostra capacità di affrontare direttamente tutte le implicazioni connesse con questa tragedia, di risollevarci da essa senza sentimenti di sconfitta, ma di considerarla anzi un'opportunità senza precedenti per trasformare il corso della storia umana.
È arrivato il momento di affrontare quest'impresa estremamente difficile con un grande speranza e dignità. Come affermava uno dei grandi della letteratura tedesca, Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), anche dalle imprese più difficili, se si ha fede e profondo coraggio, si esce vincitori”.

(Dalla Proposta di pace 2002 di Daisaku Ikeda - L'alba di una civiltà globale / L'umanesimo della Via di Mezzo - Buddismo e società n. 93)(foto e contributo di Giulietta)

Frase dal Gosho - 11 dicembre 2015

"Accettare è facile, continuare è difficile. Ma la Buddità si trova nel mantenere la fede. Colui che abbraccia questo sutra dovrebbe essere pronto a incontrare difficoltà. È comunque certo che "conseguira` rapidamente l’insuperata via del Budda". "Mantenere la fede" vuol dire serbare nel cuore Nam-myoho-renge-kyo, il principio più importante per tutti i Budda delle tre esistenze."

Dal Gosho "La difficoltà di mantenere la fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 417)

giovedì 10 dicembre 2015

Il Bodhisattva

In senso letterale, il Bodhisattva è un essere vivente (sattva) che aspira all’Illuminazione (bodhi) conducendo pratiche altruistiche. L’ideale del Bodhisattva, in quanto individuo che cerca l’Illuminazione per se stesso e per gli altri, è centrale nella tradizione buddista mahayana, e la compassione – vale a dire la condivisione empatica delle sofferenze altrui – è il suo tratto distintivo.
Nel sutra Vimalakirti si delinea la figura del Bodhisattva identificandola con quella del discepolo laico Vimalakirti che, ammalato, così rispose a una domanda sulla causa della sua malattia: «Poiché gli esseri sono malati, il Bodhisattva è malato. La malattia del Bodhisattva nasce dalla sua grande compassione». Si ritiene che i Bodhisattva facessero quattro voti per manifestare la determinazione di operare per la felicità degli altri: «Per quanti esseri senzienti ci siano, io faccio il voto di salvarli. Per quanto inesauribili siano le passioni, io faccio il voto di dominarle. Per quanto infiniti siano gli insegnamenti, io faccio il voto di studiarli. Per quanto immensa sia la verità del Budda, io faccio il voto di conseguirla».

Il sentiero del Bodhisattva non deve esser visto come un impegno distaccato dal mondo, un percorso che possono fare solo persone con particolari doti di compassione o saggezza, ma – al contrario – una condizione vitale presente nella vita di noi persone comuni. Lo scopo della pratica buddista è di rafforzare quello stato vitale affinché la compassione diventi la base di tutte le nostre azioni.
Oltre alla compassione, i voti dal Bodhisattva riguardavano il dominio di sé, lo studio e l’ottenimento della saggezza. Nessuno di questi, però, viene perseguito in astratto o con l’unico scopo di migliorarsi o dare prestigio a se stessi: alla base di tutti questi sforzi c’è sempre la determinazione di togliere la sofferenza dalla vita degli altri esseri viventi, sostituendola con la felicità.
Per chi pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin la via del Bodhisattva è rappresentata da due aspetti inscindibili, che si rinforzano a vicenda: la “pratica per sé” e “la pratica per gli altri”. La pratica per sé è la recitazione quotidiana di Nam-myoho-renge-kyo (il Daimoku del Sutra del Loto) e di alcuni brani chiave del Sutra. Lo scopo di questa pratica è rivoluzionare la propria vita interiore e sviluppare coraggio, saggezza, compassione e grande vitalità o forza vitale, altrimenti definite le “qualità del Budda”.

All’inizio della loro pratica buddista molte persone possono essere motivate dal desiderio di realizzare la felicità personale, di superare una malattia o di vincere qualche altra sfida apparentemente insormontabile. Ma, durante questo percorso, il loro stato vitale si espande fino a sviluppare naturalmente un profondo interesse per la felicità altrui. Così, anche grazie alla percezione del legame profondo esistente tra tutti gli esseri viventi, intraprendono azioni compassionevoli, come quella di condividere con gli altri le intuizioni del Buddismo, in modo che tutti possano attingere alle stesse risorse interiori che esistono nella loro vita.
I Bodhisattva sono naturalmente impegnati nella società, lottano attivamente per cambiare loro stessi e per fare del mondo un posto migliore e più umano per tutti. Ciò spiega perché i membri della Sgi si sforzano di diventare parte attiva nella società e di dare il massimo contributo in famiglia, nel lavoro e nella propria comunità.

Frase dal Gosho - 10 dicembre 2015

"Miei discepoli, credete a ciò che dico e osservate ciò che succederà. Tutte queste cose accadono non perché io sia una persona venerabile, ma perché il potere del Sutra del Loto è supremo. Se io elogio me stesso, tutti penseranno che sono presuntuoso, ma, se mi umilio, disprezzeranno il sutra. Più alto è il pino, più lunghi sono i rami di glicine [che da esso pendono]. Più profonda la sorgente, più lungo il corso del fiume. Che fortuna, che gioia! In questa terra impura io sono l’unico a godere di felicità e di gioia."


Dal Gosho "Il santo conosce le tre esistenze della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 572)

mercoledì 9 dicembre 2015

Fare

Fare tutto ciò che posso e' normale.
Fare al di la' delle mie capacita' e' una sfida.
Dove finiscono le mie capacita'
comincia la mia fede.
Una fede forte vede l'invisibile,
crede l'incredibile e ...riceve l'impossibile. (D. I.)


Cinzia ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao, sono Cinzia, ho 61 anni e vivo in Versilia. Pratico il Buddismo di Nichiren da 25 anni e posso affermare senza ombra di dubbio che ha cambiato e sta cambiando tuttora la mia vita, perciò desidero dire in particolar modo a coloro che hanno dubbi in mezzo alle difficoltà, che stanno perdendo la fiducia, che sono stanchi di lottare... non mollate, avanzate a testa bassa anche con solo un briciolo di forza... è vero, l'inverno si trasforma in primavera, SEMPRE.

(Commento del 24 novembre 2014)

Frase dal Gosho - 9 dicembre 2015

"Il Sutra del Loto è il bastone che sostiene tutti i Budda delle tre esistenze quando decidono di aspirare all'illuminazione. Dovresti tuttavia affidarti a Nichiren e farne il tuo bastone e il tuo pilastro. Se usiamo un bastone non cadremo lungo gli scoscesi sentieri di montagna o sulle strade accidentate e se ci prendono per mano non inciamperemo. Nam-myoho-renge-kyo sarà il tuo bastone nella montagna della morte."

Dal Gosho "Le spade del bene e del male" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 400)

martedì 8 dicembre 2015

Come in uno specchio

Qualcosa in me si era sciolto, anche se non bastava a trasformare il mio atteggiamento verso mio padre e verso la malattia di mio fratello. Ma era un buon inizio. Dobbiamo andare davanti al Gohonzon così come siamo, col cuore sincero.

Ho incontrato la pratica nel 2000 e ho ritrovato nei princìpi buddisti molto di quello in cui credevo già da adolescente. Non avevo particolari problemi, o almeno così pensavo.
Nei primi due anni di pratica non sono stato molto assiduo, né ho ricevuto i cosiddetti "benefici del principiante". Però continuavo, per testardaggine perché il Daimoku mi dava energia.
Intanto avevo conosciuto una persona arrogante, codarda, presuntuosa, insicura, pedante, cerebrale al punto da non riuscire più a lasciar emergere i propri sentimenti, priva di gratitudine nei confronti della vita e dei propri genitori. Questa persona mi stava rovinando la vita, ma non lo ammettevo. Questa persona ero io.
Il primo grande beneficio era proprio questo: riuscire a vedere cosa mi stava avvelenando, per poterlo cambiare. In sei anni ho imparato a trasformare i miei difetti davanti al Gohonzon, accettandoli come parti di me e arrivando a provare compassione per quella persona che si era dovuta barricare dietro questi atteggiamenti per difendersi. Ma da cosa? Questo non lo capivo, ma volevo iniziare la mia rivoluzione umana.

Frase dal Gosho - 8 dicembre 2015

"Perciò la preghiera di un praticante del Sutra del Loto [otterrà risposta] come l’eco risponde al suono, come l’ombra accompagna il corpo, come la luna si riflette sull’acqua limpida, come uno specchio raccoglie la rugiada, come un magnete attira il ferro, come l’ambra attrae la polvere, come uno specchio limpido riflette il colore delle cose"

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 302)

lunedì 7 dicembre 2015

Ritorno a se stessi

John Neumeier - Direttore e Coreografo Capo del Balletto di Amburgo

Il mondo è pieno di persone che fingono, il che rende ancora più meraviglioso il fatto, raro, di incontrare persone davvero genuine.
La performance del Balletto di Amburgo fu perfetta. Ogni momento era pieno di bellezza, una meravigliosa combinazione di immobilità, movimento ed energici salti. Una tale perfezione si ottiene solo attraverso un duro allenamento. Che incredibile sforzo "dietro le quinte" deve averla prodotta! Quante paia di scarpe deve aver consumato ogni ballerino nel padroneggiare la sua arte!
"Rifiuta il compromesso", dice Masashi Miura, tra i principali critici letterari giapponesi e redattore capo di una rivista di danza. "In uno spettacolo egli non ammette nemmeno un secondo fuori tempo, un centimetro fuori posizione. Nelle sue tournée internazionali, richiede alla sua compagnia il triplo delle normali prove". John Neumeier, direttore e capo coreografo del Balletto di Amburgo, è spesso definito un genio raro, per le sue coreografie arditamente innovative. È umile, coscienzioso, un vero gentiluomo. Ma la sua passione per il balletto è fortissima.

Frase dal Gosho - 7 dicembre 2015

"Cosa significa myo (mistico)? È semplicemente la misteriosa natura della nostra vita di istante in istante, che la mente non riesce a comprendere e le parole non possono esprimere. Guardando la nostra mente in ogni singolo istante, non percepiamo né colore né forma per verificare che esiste. Eppure non possiamo nemmeno dire che non esiste, poiché molti pensieri differenti sorgono di continuo. Non possiamo né ritenere che la mente esista né che non esista. È una realtà inafferrabile che trascende sia le parole sia i concetti di esistenza e di non esistenza. Non è né esistenza né non esistenza, e tuttavia manifesta le proprietà di entrambe. È la mistica entità della Via di mezzo che è l’unica vera realtà. Myo è il nome dato alla misteriosa natura della vita e ho quello attribuito alle sue manifestazioni. Renge, che significa fiore di loto, simboleggia la meraviglia e il mistero di questa Legge. Se comprendiamo che la nostra mente, o vita, in questo istante è myo, allora comprenderemo che essa è la Legge mistica anche negli altri istanti."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

domenica 6 dicembre 2015

Frase dal Gosho - 6 dicembre 2015

"C’era una volta in India un re chiamato Ashoka il Grande che governava su un quarto del paese di Jambudvipa. [...] Indagando sulle vite passate di questo grande sovrano, scopriamo che all’epoca del Budda Shakyamuni, vivevano due ragazzi chiamati Virtù Vittoriosa e Invincibile, i quali offrirono al Budda una torta di fango. [Grazie a quest’azione, Virtù Vittoriosa, il maggiore dei due,] rinacque nell’arco di cento anni come un grande sovrano. Benché il Budda sia degno di rispetto, paragonato al Sutra del Loto è come una lucciola accanto al sole o alla luna. La superiorità del Sutra del Loto rispetto al Budda Shakyamuni è grande quanto la distanza fra il cielo e la terra. Se fare offerte al Budda produce tali benefici, fare offerte al Sutra del Loto ne produrrà di ben più grandi."

Dal Gosho "I due tipi di fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 798)

sabato 5 dicembre 2015

Frase dal Gosho - 5 dicembre 2015

"È raro nascere umani. Il numero di coloro che sono dotati di un corpo umano è piccolo come la quantità di terra che può stare su un’unghia. E mantenere in vita un corpo umano è difficile come per la rugiada restare sull’erba. Ma è più importante vivere un solo giorno con onore piuttosto che vivere sino a centoventi anni e morire in disgrazia. Vivi in modo che tutte le persone di Kamakura lodino Nakatsukasa Saburo Saemon-no-jo per la devozione al suo signore, al Buddismo e per il suo rispetto e attenzione nei confronti degli altri. Più preziosi dei tesori di un forziere sono i tesori del corpo e prima dei tesori del corpo vengono quelli del cuore. Dal momento in cui leggerai questa lettera sforzati di accumulare i tesori del cuore!"

Dal Gosho "I tre tipi di tesori" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 755)