domenica 31 gennaio 2016

Frase dal Gosho - 31 gennaio 2016

"Siamo funestati dalle rivolte all’interno del nostro stesso paese, il territorio pullula di ladri e banditi, e dall’estero arrivano i nemici ad attaccarci; non pensiamo ad altro che agli scontri armati. Il cuore delle persone è privo di pietà filiale ed esse considerano i propri genitori alla stregua di estranei. I preti e le monache, che abbracciano idee errate, litigano fra loro come cani e scimmie. A causa dell’assenza di pietà e compassione, le divinità celesti hanno cessato di proteggere il nostro paese. [...] Come dobbiamo essere grati che, in un mondo del genere, ci sia qualcuno che, grazie a qualche buon karma accumulato nel passato, è desideroso di prestare sostegno ai devoti del Sutra del Loto! Dobbiamo esserne veramente grati!"

Dal Gosho "Sulle tre calamità" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume II, pag. 753)

sabato 30 gennaio 2016

Frase dal Gosho - 30 gennaio 2016

"Per chi raccoglie la propria fede e recita Nam-myoho-renge-kyo con la profonda consapevolezza che adesso è l’ultimo momento della sua vita, il sutra proclama: «Quando la loro vita giungerà al termine, esse saranno accolte dalle mani di mille Budda che le libereranno da ogni paura e impediranno loro di cadere nei cattivi sentieri dell’esistenza». Che felicità! È impossibile trattenere lacrime di gioia sapendo che non uno o due, non cento o duecento, ma mille Budda verranno ad accoglierci con le braccia aperte."

Dal Gosho "L’eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 190)

venerdì 29 gennaio 2016

Le coraggiose parole di un Budda

Shakubuku: Un cuore donato senza riserve

Il presidente Toda disse che quando facciamo shakubuku, e un problema secondario se il nostro interlocutore ci ascolta o meno. Ci insegnò anche che l'azione di invitare alle riunioni di discussione e parlare del Buddismo in se per se permette di accumulare un'immensa buona fortuna. Nessuna persona può aprire la strada dell'eterna felicità senza relazionarsi alla Legge Mistica. Proprio per questo la cosa più importante è "parlare".

Il 10 giugno del 1946, immediatamente dopo la fine della guerra mondiale, Toda disse, in un discorso che in seguito sarebbe diventato molto famoso: "Regaliamo a tutti i popoli del mondo la Felicità che sgorga infinita, facendo abbracciare loro questa Legge mistica, senza preoccuparsi se la accetteranno o meno. Questo traboccante spirito dello shakubuku e la vera anima della Soka Gakkai. L'azione di shakubuku e di per se "coraggio".

La compassione è indubbiamente importante, ma essendo comuni mortali, difficilmente viviamo questa condizione vitale. Proprio per questo il coraggio è importante, perchè ci conduce alla compassione. Facciamo appello a tutto il nostro coraggio col Daimoku. la sorgente per far emergere il nostro coraggio e la forza della fede e del Buddismo.
Il coraggio è vittoria!
La codardia è sconfitta!
Nella vita, dopo tutto, c'è solo l'uno o l'altro.

Frase dal Gosho - 29 gennaio 2016

"Non credo che Shariputra, Maudgalyayana e gli altri grandi ascoltatori della voce abbandonerebbero i praticanti che lodano uno qualsiasi degli insegnamenti esposti dal Budda nella sua vita, [...] Perciò non può esserci alcun dubbio che tutte le persone dei due veicoli proteggeranno i praticanti del Sutra del Loto. Persino umili animali sanno ripagare i loro debiti di gratitudine. Un uccello, l’oca selvatica, adempie i doveri filiali verso la madre quando quest’ultima è sul punto di morire. E la volpe non dimentica la sua collinetta. Se perfino gli animali agiscono così, a maggior ragione devono farlo gli esseri umani."

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 299)

giovedì 28 gennaio 2016

I Dieci Mondi

L’interesse principale del Buddismo riguarda il nostro stato vitale: la gioia o la sofferenza che possiamo sperimentare in ogni singolo istante dell’esistenza. Ciò accade sempre attraverso l’interazione tra condizioni esterne e tendenze interiori. La stessa situazione – per esempio uno stesso posto di lavoro – vissuta da qualcuno come tormento costante, per un’altra persona può essere fonte di soddisfazione.
Scopo della pratica buddista è quello di rafforzare lo stato interiore, in modo da affrontare e trasformare le situazioni più difficili e negative.
Basandosi sul Sutra del Loto, il Gran Maestro T'ien-t'ai – studioso buddista cinese del sesto secolo – sviluppò un sistema per classificare le esperienze umane in dieci stati o “mondi”. L’insegnamento dei dieci mondi fu adottato ed elaborato da Nichiren Daishonin, che evidenziò la natura intima e soggettiva di questi mondi: «Per prima cosa – si legge in un suo scritto – alla domanda di dove si trovino esattamente l’Inferno ed il Budda, un sutra afferma che l’Inferno esiste sotto terra ed un altro dice che il Budda risiede a occidente. Ma, a un attento esame, risulta che entrambi esistono nel nostro corpo alto cinque piedi».

Quali sono i Dieci mondi? In ordine dal più basso e negativo verso il più alto e desiderabile, troviamo: Inferno, una condizione di disperazione nella quale si è completamente sopraffatti dalla sofferenza; Avidità, lo stato in cui si è dominati dal desiderio illusorio che non potrà mai venire definitivamente appagato; Animalità, una condizione basata sugli istinti; Collera, stato caratterizzato dal bisogno irrefrenabile di prevaricare e dominare gli altri, convinti della propria bontà e saggezza. Questi quattro mondi vengono definiti i Quattro cattivi sentieri per la distruttiva negatività che li contraddistingue.
Continuando, l’Umanità è uno stato di tranquillità, nel quale appare la capacità di ragionare e dare giudizi sereni. Pur essendo alla base della nostra identità di esseri umani, questa condizione comunque vive di un fragile equilibrio e facilmente scivola verso uno dei mondi bassi quando appare una situazione negativa. Cielo è lo stato di gioia tipico che nasce dopo aver realizzato un desiderio o evitato una sofferenza. I mondi fin qui illustrati sono a volte definiti i Sei mondi inferiori: la loro caratteristica è quella di essere fondamentalmente reazioni alle mutevoli situazioni esterne. In essi si sperimenta una mancanza di vera libertà e autonomia.
Quelli che il Buddismo definisce i Quattro mondi nobili rappresentano lo sforzo di vivere con integrità, libertà interiore e compassione. Il mondo di Apprendimento descrive la condizione di aspirazione verso l’Illuminazione. Realizzazione indica la capacità di percepire la vera natura dei fenomeni. Questi ultimi sono talvolta chiamati i Due veicoli in quanto le persone che manifestano questi stati sono parzialmente illuminati e liberi da alcuni desideri illusori. Da un altro punto di vista questi mondi possono essere molto incentrati sul proprio ego tanto che, in molte scritture, il Budda ammonisce le persone dei Due veicoli per il loro egoismo e autocompiacimento.
Il mondo di Bodhisattva è lo stato di compassione nel quale superiamo i limiti dell’egoismo e ci adoperiamo per il benessere degli altri. Il Buddismo mahayana in particolare enfatizza la figura del Bodhisattva come ideale del comportamento umano. La Buddità è lo stato di perfezione e assoluta libertà, in cui si assapora un senso di unità con la forza vitale fondamentale dell’universo. Una persona nello stato di Buddità riesce a sperimentare qualsiasi fenomeno – comprese le inevitabili prove rappresentate dal malattia, invecchiamento e morte – come un’opportunità di gioia e appagamento. Lo stato vitale interiore della Buddità si manifesta attraverso l’impegno altruistico e le azioni del Bodhisattva.

Frase dal Gosho - 28 gennaio 2016

"[Nel Sutra del Loto è scritto:] «Le persone che avevano udito la Legge dimorarono in varie terre del Budda, rinascendo di continuo insieme ai loro maestri » e «Se una persona sta vicino ai maestri della Legge, conseguirà rapidamente la via dell’illuminazione. [...] Quando il capitolo “Devadatta” afferma che «ovunque nasceranno potranno sempre udire questo sutra», a chi altro pensi che si riferisca, se non a te? Infatti, il passo immediatamente precedente dice: «In epoche future se uomini o donne devoti… ». Gli «uomini devoti» sono i laici che abbracciano il Sutra del Loto. Sforzati ancor di più nella fede!"

Dal Gosho "Sulle cinque festività stagionali" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume II, pag. 351)

mercoledì 27 gennaio 2016

Adoperarsi...


Assumere il compassionevole impegno di adoperarsi per la felicità di tutte le persone è il primo passo verso il conseguimento della buddità. (D. I.)

Elena ha detto...

dossier le storia del budda

Grazie... Elena

(commento del 9 maggio 2015)

Frase dal Gosho - 27 gennaio 2016

"Il Buddismo è ragione e la ragione vincerà sul tuo signore. Per quanto tu possa amare tua moglie e non voglia separarti da lei, quando morirai questo desiderio sarà vano. Per quanto tu sia affezionato al tuo feudo, alla tua morte esso passerà comunque nelle mani di altri. Per tutti questi anni hai conosciuto la prosperità, devi smettere di preoccuparti del tuo feudo. Come ti ho già detto, devi essere cento, mille, diecimila, milioni di volte più prudente di prima."

Dal Gosho "L’eroe del mondo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 745-746)

martedì 26 gennaio 2016

Il punto d'incontro

Famiglia P. - Roma

a cura di Laura Gilardi

Praticare il Buddismo diventa il collante per riunire caratteri e stili differenti all'interno di una famiglia di Roma.
«Far tornare la pace in famiglia fu uno dei primi obiettivi» racconta Franca. «E adesso troviamo sempre un punto d'incontro» le fa eco Massimo.

Redazione: Chi ha iniziato a praticare per primo?

MARINA: Ho iniziato io nel 1989 perché volevo aiutare mio marito, anche se mia sorella Anna aveva conosciuto il Gohonzon prima di me. Era gravemente malato, aveva un'epatite cronica attiva che si era trasformata in cirrosi e così provai a recitare Daimoku per risolvere questo problema. Poi la malattia non è stato più il mio principale obiettivo. Ricevevo molti benefici, infatti, soprattutto riguardo ai rapporti con la mia famiglia: capii che tutto dipendeva da me, anche il comportamento degli altri e che potevo concretamente cambiare le cose che non andavano nella mia vita.

Redazione: Quindi tu sei stata un po' la pioniera della famiglia. In che modo hai messo al corrente i tuoi familiari della tua nuova fede?

Frase dal Gosho - 26 gennaio 2016

"Se vi preoccupate anche solo un po' della vostra sicurezza personale, dovreste prima di tutto pregare per l'ordine e la tranquillità in tutti e quattro i quadranti del paese"

Dal Gosho "Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 25)

lunedì 25 gennaio 2016

Nina: i miei ricordi

di Giulietta

Avevo incontrato il buddismo da pochi mesi e cominciavo a familiarizzare con una pratica assolutamente diversa da quanto avessi mai conosciuto prima. Quando una mia amica buddista mi propose di iniziare a frequentare i meeting, accettai volentieri, perchè mi sentivo pronta e da quel momento ci andai assiduamente.
Cominciavo a conoscere le cinque o sei persone dello zadankai, facevo domande, iniziavo a capire.
Poi venni a sapere che una compagna di fede avrebbe aperto la sua casa per delle recitazioni: si poteva passare da lei in determinate fasce orarie per recitare assieme. Il motivo: le era stato diagnosticato un tumore al polmone. Decise di chiedere aiuto agli amici buddisti, perchè le fossero vicini nella lotta alla sua malattia. Cominciai così a frequentare la sua casa e fu così che conobbi Nina.
All'inizio restavo un po' in disparte, perchè Nina, praticando da molti anni, conosceva tante persone che le si stringevano intorno. Lei voleva guarire. Diceva di avere tante cose da fare per kosen rufu, che doveva studiare, fare shakubuku. Soprattutto voleva essere un esempio per tutti noi e la sua determinazione era così forte e la sua fede così potente da essere sempre disponibile ad incoraggiare chiunque. Inoltre sosteneva che avremmo dovuto vincere “assieme”. Per la sua grinta la chiamavamo spesso “la leonessa”, anche per la chioma dorata e gli splendidi occhi verdi.

Frase dal Gosho - 25 gennaio 2016

"Ora, all'inizio dell'Ultimo giorno della Legge, io, Nichiren, per primo ho propagato in tutto Jambudvipa i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo, che sono il cuore del Sutra del Loto e l'occhio di tutti i Budda. Durante gli oltre duemiladuecento anni passati dalla morte del Budda, nessuno li ha mai propagati, nemmeno Mahakashyapa, Ananda, Ashvaghosha, Nagarjuna, T'ien-t'ai, Miao-lo o Dengyo. Miei discepoli, serrate le fila e seguitemi e sarete superiori a Mahakashyapa o Ananda, a T'ien-t'ai o Dengyo! Se tremate di fronte alle minacce dei padroni di queste isolette [e abbandonate la fede], come potrete affrontare la ben piu` terribile collera di Yama, re dell'inferno? Se vi proclamate messaggeri del Budda, ma lasciate spazio alla paura, nessuno sara` piu` disprezzabile di voi."

Dal Gosho "Le azioni del devoto del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 679)

domenica 24 gennaio 2016

Frase dal Gosho - 24 gennaio 2016

"I grandi carri trainati dai buoi bianchi descritti nel Sutra del Loto sono i carri su cui viaggiamo noi e gli altri devoti del Sutra del Loto. Sono descritti dettagliatamente nel capitolo “Similitudine e parabola” del Sutra del Loto, ma, quando Kumarajiva tradusse il passo del sutra, abbreviò il testo originale e quindi la descrizione non è completa. Il testo sanscrito proveniente dall’India descrive molto più dettagliatamente gli ornamenti dei carri e altre cose del genere ed elenca anche i sette tipi di gemme: ascoltare l’insegnamento corretto, credere in esso, osservare i precetti, meditare, praticare assiduamente, rinunciare ai propri attaccamenti e riflettere su se stessi. [...] Le persone che mi seguono viaggeranno su questi carri fino al Picco dell’Aquila e io, Nichiren, a bordo dello stesso tipo di carro, verrò ad accoglierle. "

Dal Gosho "I grandi carri trainati dai buoi bianchi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume II, pag. 918)

sabato 23 gennaio 2016

Frase dal Gosho - 23 gennaio 2016

"Riguardo alla parola myo di Myoho-renge-kyo, il Bodhisattva Nagarjuna commenta nel Trattato sulla grande perfezione della saggezza che essa “può trasformare il veleno in medicina”. E il Gran Maestro T’ien-t’ai dice: «Ma quando il Sutra del Loto predice che queste persone [dei due veicoli] alla fine conseguiranno la Buddità, il veleno si trasforma in medicina». Anche se si verificassero calamità, si possono trasformare in fortuna."

Dal Gosho "Gli dèi proteggono il luogo della pratica" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume II, pag. 630)

venerdì 22 gennaio 2016

Mai più in soffitta

Questo è l’insegnamento più importante. È l’insegnamento che i desideri terreni sono Illuminazione e le sofferenze di vita e morte sono nirvana.

Dal Gosho I desideri terreni sono Illuminazione

Da 18 anni vivo da single in una città diversa da quella dei miei genitori e della mia famiglia di origine e le occasioni d’incontro fra noi, ormai da molto tempo, si limitano alle feste canoniche: Pasqua, Natale e ad alcuni giorni trascorsi insieme durante le vacanze estive. Negli ultimi dieci anni, cioè da quando ho iniziato a praticare il Buddismo, i rapporti tra noi sono notevolmente cambiati, trasformandosi da dichiaratamente o velatamente conflittuali, in reciproco rispetto e amore.
Ma, nonostante da anni non attribuissi ai miei genitori né la responsabilità dei miei problemi, né quella della loro risoluzione e provassi gratitudine nei loro confronti, il desiderio che fossero felici e che la nostra relazione lo fosse, era ancora superficiale e saltuario.
Ero spesso insofferente durante i nostri incontri, non credevo di potermi divertire con loro, li consideravo troppo anziani e diversi da me, così non vedevo l’ora di andar via e trascorrevo il tempo pensando alle persone che avrei visto successivamente e in altri luoghi.
Durante le ultime vacanze di Natale, il clima si prevedeva teso, litigioso e sicuramente poco divertente per interessi diversi legati all’eredità e per una recente separazione coniugale in famiglia. Questa volta, però, prima di partire mi sono fermata a riflettere: quei giorni erano le mie vacanze e il desiderio di vivere allegramente e serenamente era diventato un vero bisogno, inoltre non potevo permettermi di sprecare un’occasione importante, una delle tre all’anno.
Non volevo più pensare che la mia fosse una visita di cortesia e che poi nei giorni successivi, chissà dove, come e quando mi sarei divertita.
Come ben descrive lo scrittore Borges: «…riflettei che ogni cosa, a ognuno accade precisamente, precisamente ora. Secoli e secoli, e solo nel presente accadono i fatti, innumerevoli uomini nell’aria, sulla terra e sul mare, e tutto ciò che realmente accade, accade a me…»
A casa dei miei, nei primi anni di pratica avevo incontrato notevoli difficoltà a recitare tanto da dovermi ricavare un posticino in soffitta, gradualmente però ho conquistato terreno, riuscendo a praticare senza sotterfugi.
Certamente non potevo chiamare tutti a raccolta per un vigoroso Gongyo, proposte del genere in precedenza avevano sortito inconcludenti discussioni, ma potevo fortemente desiderare la felicità di tutti, me compresa, e recitare per tutti.
Grazie a un Gongyo deciso, sereno e convinto sostenuto dal desiderio sincero della mia felicità e di quella degli altri, l’effetto è stato vivere sei giorni a tavola in nove, serenamente e con gioia, senza stupide discussioni al limite del litigio, dissolvendo vecchi rancori, senza alcun desiderio di scappare. Il rapporto familiare da allora è notevolmente migliorato e si è approfondito.
Il desiderio che ora sento profondamente è che la tensione verso la felicità e serenità nostra e di chi ci circonda si estenda a tutto il mondo, illuminandoci costantemente sulla vera natura delle cose. 
(di Teresa Caldarola)

Frase dal Gosho - 22 gennaio 2016

"Quando era ancora un essere comune che osservava il precetto che proibisce la menzogna, al Budda Shakyamuni cavarono un occhio, strapparono la pelle, lacerarono la carne, succhiarono il sangue, spolparono le ossa, massacrarono i figli e portarono via la moglie. Ma, in tutti quegli innumerevoli kalpa, egli non disse mai una bugia. E quando, per i meriti che si era guadagnato, egli diventò un Budda, dichiarò che «nemmeno uno mancherà di conseguire la Buddità». Cioè, insegnò che, di coloro i quali pronunciano anche una sola volta le parole Nam-myoho-renge-kyo, nemmeno uno mancherà di conseguire la Buddità."

Dal Gosho "Nemmeno uno mancherà di conseguire la Buddità" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 1017)

giovedì 21 gennaio 2016

I Dieci Fattori

In alcune tradizioni buddiste il Budda è presentato come un essere sovrumano, le cui capacità e saggezza vanno decisamente oltre la portata della gente comune. Il Sutra del Loto rivela invece che non esiste separazione tra la vita di un Budda e quella di una persona comune.
Il Budda è una persona che ha manifestato e perfezionato il suo stato vitale interiore al punto che le qualità di saggezza, compassione, energia vitale e coraggio sono pienamente realizzate. Nichiren Daishonin spiegò questo principio affermando: «Quando una persona è illusa, è chiamata essere comune, quando è illuminata è chiamata Budda».
Il Sutra del Loto presenta i Dieci fattori per definire la realtà fondamentale della vita. Nel secondo capitolo Hoben (Espedienti) si legge: «La vera entità di tutti i fenomeni può essere compresa e condivisa solo tra Budda. Questa realtà consiste di: aspetto, natura, entità, potere, azione, causa (interna), relazione, effetto (latente), retribuzione e della loro coerenza dall’inizio alla fine».
I Dieci fattori sono comuni a tutti gli esseri viventi, in ognuno dei Dieci stati vitali, da Inferno a Buddità. «Dire che tutti gli esseri dei Dieci mondi possiedono i Dieci fattori – spiega Daisaku ikeda – equivale a dire che, visti con l’occhio del Budda, non c’è alcuna differenza tra la vita del Budda e la nostra vita. L’Illuminazione di tutte le persone, quindi, è certezza».

I Dieci fattori forniscono una sorta di guida per analizzare le componenti essenziali che costituiscono la vita intera.
Nessuno può dire di non avere un "aspetto", altrimenti sarebbe invisibile. Allo stesso modo, nessuno può sostenere di non avere una personalità, o energia, o di non compiere alcuna attività. Fin tanto che siamo vivi, manifestiamo i Dieci fattori. Tutti abbiamo un’identità fisica costituita dalla nostra fisionomia, postura e così via ("aspetto") e una "natura" (gli aspetti invisibili del carattere come l’irascibilità, la gentilezza o la riservatezza). La nostra "entità", (o identità fondamentale), è composta invece dall’inseparabilità di questi due aspetti.
Il "potere" è la forza o energia vitale potenziale che ci permette portare avanti le cose, e l’"azione" è l’impulso che si produce quando viene attivato questo potere latente. La "causa (interna)" consiste nelle possibilità inerenti alla nostra vita e nelle tendenze karmiche interiori: la direzione che abbiamo creato attraverso i pensieri, le parole e le azioni fatti in passato. La "relazione" è la causa esterna che favorisce, provoca e attiva la causa interna. L’"effetto (latente)" è il risultato prodotto simultaneamente nella profondità della vita a seguito di questa interazione, mentre la "retribuzione" è il risultato visibile dall’esterno che appare col tempo. La "coerenza dall’inizio alla fine" significa che tutti questi nove fattori operano in perfetta armonia nell’esprimere il nostro stato vitale di momento in momento. Nel caso di un tumore, per esempio, la "causa (interna)" potrebbe essere il "potenziale" genetico che fa sviluppare la malattia. Attraverso l’azione di una causa esterna – uno stile di vita malsano, stressante, l’esposizione a radiazioni o altro, la "miccia" genetica viene innescata (effetto latente), fino a moltiplicarsi (effetto manifesto) manifestando i sintomi. Il processo prosegue attraverso i restanti fattori portando la persona a cadere in una grande sofferenza (stato d’inferno). Ma la stessa poi – decidendo di affrontare la malattia e di guarire – può sperimentare addirittura uno stato di gioia, che si manifesterà in modo coerente ed armonico attraverso tutti i Dieci fattori.
I Dieci fattori possono essere usati come uno schema per analizzare una data situazione. Osservandola attraverso questa prospettiva può risultare più facile individuare la radice di una sofferenza e innescare – attraverso la pratica buddista – un processo di trasformazione positiva. I Dieci fattori fanno parte del più ampio impianto teorico denominato "Tremila regni in un singolo istante di vita" (ichinen sanzen).

A un livello più profondo, Nichiren Daishonin spiega che i Dieci fattori sono la manifestazione della fondamentale, creativa e compassionevole vita dell’universo, che egli espresse come Legge mistica o Myoho-renge-kyo. Vedere in ogni fenomeno la manifestazione della Legge mistica della vita vuol dire percepire ciò che il Sutra del Loto chiama il "vero aspetto di tutti i fenomeni".
Questa verità non giustifica un atteggiamento passivo verso la vita. Non è corretto affermare che una persona è un Budda così com’è, anche se non fa sforzi o non si impegna a migliorarsi. Limitarsi a dire che la realtà, con i suoi problemi e sofferenze, è di per sé la vera entità che manifesta la vita illuminata dell’universo non porta ad alcun miglioramento nella vita delle persone o della società.
Il "vero aspetto" dovrebbe piuttosto essere interpretato come un potenziale da realizzare. Nichiren Daishonin insegnò che non è sufficiente essere consapevoli a livello teorico del vero aspetto delle nostre vite, al contrario esortava i suoi discepoli a impegnarsi nella pratica buddista calandosi profondamente nella realtà in cui vivevano, senza estraniarsi da essa. È trasformando noi stessi e il nostro ambiente, evidenziandone il potenziale positivo, che riveliamo il vero aspetto di tutti i fenomeni – lo stato di Buddità – nella nostra vita.

Frase dal Gosho - 21 gennaio 2016

"E se indaghiamo sulla radice della sofferenza inflitta alle persone, scopriamo che essa deriva dai tre veleni di collera, avidità e stupidità. Attraverso i due sentieri delle illusioni e dei desideri, e della sofferenza si crea il karma. E il sentiero del karma è ciò che ci lega al regno di nascita e morte. Siamo come uccelli chiusi in una gabbia. Come possono questi tre sentieri, delle illusioni e dei desideri, del karma e della sofferenza, essere chiamati le tre cause che conducono alla Buddità? [...] vorrei semplicemente citare le parole del Bodhisattva Nagarjuna, il tredicesimo successore del Budda e fondatore del lignaggio del Gran Maestro T’ien-t’ai, che, nello spiegare la parola myo, o meraviglioso, nei termini di myoho dice che è «come un grande medico in grado di trasformare il veleno in medicina»."

Dal Gosho "Cosa significa udire per la prima volta il veicolo del Budda" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume II, pag. 698)

mercoledì 20 gennaio 2016

Il vento

Il segreto per far volare gli aquiloni è di aspettare il vento. Quando questo inizia a soffiare, date uno strattone alla corda per farlo alzare dalla folata, mentre iniziate a correre controvento. Ricordate che anche quando incontrate dolori o difficoltà nella vita, queste vi daranno la possibilità di crescere e volare verso l'alto, come il vento contrario per l'aquilone.

D. Ikeda, Nuova Rivoluzione Umana, vol. 6

Alex ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao, bellissimo blog! Pratico da circa tre mesi, grazie alla mia ragazza che ha insistito tanto, ma mi sono avvicinato alla pratica non tanto per la sua insistenza, ma perchè ho visto che gli effetti della pratica sulla sua persona... quale miglior Shakubuku?

Alex da Cuneo

(commento del 16 aprile 2015)

Frase dal Gosho - 20 gennaio 2016

"La grande lanterna che rischiara la lunga notte delle sofferenze di nascita e morte, la spada affilata che spezza l'oscurità fondamentale inerente alla vita, non è altro che il Sutra del Loto."

Dal Gosho "Confronto fra il Sutra del Loto e gli altri sutra" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 922)

martedì 19 gennaio 2016

La sorgente sotto di me

Avevo ventisei anni, ero vedova, sola, ma con una forza e una gioia che sgorgava dalla mia vita grazie al Daimoku. Dedicavo tutto il mio tempo al lavoro e all'attività buddista e il dolore derivato dai continui problemi si trasformava invariabilmente in felicità.

Un cioccolatino con una dedica speciale: Nam-myoho-renge-kyo. È così che alcuni anni fa, grazie ai miei amici Gino e Maria, ho "scoperto" il Buddismo. All'epoca avevo venticinque anni e una depressione che mi portavo dietro da tanto tempo. Cioccolatino a parte, mi colpì il loro atteggiamento positivo e il loro modo d'essere, tanto che decisi di intraprendere la mia rivoluzione umana. Un inizio a spron battuto, tre ore di Daimoku al giorno con un risultato da lasciare senza fiato: un lavoro e la fine della mia depressione.
Gli anni precedenti l'incontro con Nam-myoho-renge-kyo erano stati segnati dalla sofferenza. Sono cresciuta in orfanotrofio fino all'età di dodici anni. Di mio padre nemmeno l'ombra e mia madre, poverissima e sola, mi ha cresciuta senza amore. Nei suoi confronti ho covato a lungo odio e rancore. Abbandonata a me stessa, non riuscii nemmeno a completare le scuole dell'obbligo e, come se non bastasse, un ragazzo approfittò di me. Non capivo più chi ero e soprattutto che cosa mi era successo.

Frase dal Gosho - 19 gennaio 2016

"In sostanza, l’entità di Myoho-renge è il corpo fisico che i discepoli e i seguaci di Nichiren, che credono nel Sutra del Loto, hanno ricevuto dai loro genitori alla nascita. Queste persone che, scartando onestamente gli espedienti, hanno fede unicamente nel Sutra del Loto e recitano Nam-myoho-renge-kyo, trasformeranno i tre sentieri delle illusioni e i desideri, del karma e della sofferenza nelle tre virtù del corpo del Dharma, della saggezza e dell’emancipazione. La triplice contemplazione e le tre verità si manifesteranno immediatamente nella loro mente e il luogo in cui vivono diventerà la Terra della Luce Eternamente Tranquilla."

Dal Gosho "L’entità della Legge mistica" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 373)

lunedì 18 gennaio 2016

Sintonia

Praticare è una questione di sintonia. Non si tratta di recitare questo o quel mantra, oppure di fare questa o quella meditazione. Naturalmente la tecnica scelta riveste la sua importanza: non è privo di valore - tanto per fare un esempio banale - ripetere a lungo e con partecipazione mentale "pace, pace", oppure "amore", oppure "volontà": ognuna di queste parole rappresenta un mondo, un'intenzione, una concezione di vita. La concentrazione sull'una o sull'altra tenderà a portarci in una specifica direzione, a sperimentare ed elaborare la nostra vita in quel senso. Ecco perché non tutte le tecniche, non tutti i mantra, non tutte le preghiere sono uguali, come qualcuno sostiene! Si tratta di medicine differenti, con indicazioni, posologie e - magari - anche controindicazioni ed effetti collaterali diversi. Ritorniamo, però, alla sintonia di cui scrivevo all'inizio: praticare un determinato tipo di meditazione non è soltanto un atto formale, meccanico; piuttosto è la ricerca di una giusta tensione interiore, di una sintonia appunto. All'inizio, quando si apprende una determinata tecnica, si è molto concentrati nell'imparare e si entra naturalmente in accordo con l'intenzione della pratica: a ciò contribuisce il fascino della scoperta, il mistero insito in ciò che si sta abbracciando. Poiché, però, si cambia continuamente, man mano che si diventa esperti si perde la freschezza del principiante e le cose rischiano di isterilirsi: l'esperienza accumulata e la conoscenza, come sempre, tendono a distruggere la spontaneità e la vita. A questo punto l'allievo progredito può diventare rigido, fanatico: per cercare di non perdere quello che crede di avere acquisito, comincia a lottare con i suoi sentimenti negativi, con i dubbi, con la noia, magari senza neanche rendersene conto. La sua rigidità può arrivare a coinvolgere i rapporti con gli altri, si manifesta nel voler imporre loro proprio quelle convinzioni che egli stesso sta perdendo: in questo gioca un ruolo importante la paura. Come sempre la chiave è la consapevolezza. Rendendosi consapevoli di tutto questo meccanismo mentale, il praticante può dirigersi nella direzione dell'approfondimento della sua pratica e della ricerca di una sintonia più intima con essa, meno formale e più sostanziale. Quella sintonia, in questa fase, è in sé illuminazione...

via | Maurizio

Frase dal Gosho - 18 gennaio 2016

"Il Sutra del Loto non e` altro che la scrittura in cui Shakyamuni afferma di aver ottenuto l'illuminazione in un passato piu` lontano di gohyaku-jintengo e predice che Shariputra e altri discepoli diventeranno Budda nel futuro. [...] Inoltre si afferma che il devoto del Sutra del Loto ricevera` la protezione degli innumerevoli bodhisattva della Terra, dei bodhisattva Monju e Kannon, di Bonten e Taishaku, degli dei del sole e della luna, dei quattro Re Celesti e delle dieci dee. Non esiste quindi altro modo di ottenere la Buddita`, perche' il Sutra del Loto e` la scrittura che rivela la verita` del passato e del futuro."

Da "Lettera ai preti del Seicho-ji" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 12)

domenica 17 gennaio 2016

Consiglio regionale, la medaglia d’argento a Daisaku Ikeda

Firenze - Il Consiglio regionale conferisce la medaglia d’argento a Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai internazionale. La cerimonia di conferimento è fissata per lunedì 18 gennaio alle ore 11 nella sala Gonfalone di palazzo Panciatichi, in via Cavour 4 a Firenze. A consegnare la medaglia sarà il presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani. 
Daisaku Ikeda, giapponese, è un filosofo buddista, educatore nonché scrittore e poeta. Come presidente della Soka Gakkai e poi della Soka Gakkai Internazionale si è dedicato alla diffusione della pace e del miglioramento individuale attraverso il Buddismo di Nichiren Daishonin, fondando istituti di ricerca sulla pace e l’educazione in tutto il mondo.

Frase dal Gosho - 17 gennaio 2016

"Nel Significato profondo T’ien-t’ai stabilì i cinque princìpi maggiori di nome, entità, qualità, funzione e insegnamento e, alla luce di questi, spiegò il potere e l’efficacia dei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. Descrivendo il terzo dei cinque princìpi maggiori, la qualità del Sutra del Loto, egli scrive: “Quando si tira la corda principale di una rete, non c’è alcuna maglia che non si muova e, quando si solleva un lembo del vestito, non c’è filo del vestito che non si sollevi”. Il significato di questo passo è che, con la sola pratica della fede in Myoho-renge-kyo, non ci sono benefici che non si ottengano, e non c’è buon karma che non cominci a operare. È come il caso della rete da pesca: benché la rete sia composta di innumerevoli piccole maglie, quando si tira la corda principale della rete, non c’è una maglia che non si muova. O come il caso di una veste: sebbene la veste sia fatta di innumerevoli fili sottili, quando se ne solleva un lembo, non ci sono fili che non siano sollevati."

Dal Gosho "Conversazione fra un santo e un uomo non illuminato" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 120)

sabato 16 gennaio 2016

Frase dal Gosho - 16 gennaio 2016

"Il Sutra del Loto afferma: «[Le dottrine che essi predicheranno] non saranno mai contrarie alla vera realtà». T’ien-t’ai spiega che questo significa: «Nessuna cosa che riguardi la vita o il lavoro contrasta in alcun modo con la vera realtà». Saggio non è chi pratica il Buddismo prescindendo dalle questioni mondane, ma chi comprende perfettamente i princìpi che governano il mondo."

Dal Gosho "Il kalpa della diminuzione" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 995)

venerdì 15 gennaio 2016

Difficoltà o oppurtunità?

Scrive Nichiren: "Dopotutto nessuno può evitare i problemi, nemmeno i santi o i saggi" (SND, 4, 157).
Il Daishonin afferma che nessuno in questo mondo può eludere le difficoltà. Possiamo sperare di non incontrare mai niente e nessuno che ci faccia soffrire, ma questa alla luce dell'insegnamento buddista è solo un'illusione derivante dalla propria oscurità fondamentale.
"La realtà quotidiana è costellata da una infinita serie di problemi, ma con la ferma convinzione che la nostra vita è Myoho-renge-kyo dovremmo affrontarli tutti con coraggio e con l'incrollabile certezza che riusciremo a vincere qualsiasi difficoltà e a diventare senza dubbio felici. Quando manteniamo una fede profonda basata sulla convinzione che «io sono Myoho-renge-kyo» possiamo affrontare qualsiasi problema con coraggio. La chiave per la vittoria nella vita sta nel riuscire a tirar fuori il coraggio: di fronte agli ostacoli non è di una timidezza esitante che abbiamo bisogno, ma del coraggio di sfidarli" (BS, 119, 41).

Frase dal Gosho - 15 gennaio 2016

"Al momento l'intero corpo dell'Onorevole Abutsu è composto dei cinque elementi di terra, acqua, fuoco, vento e spazio. Questi cinque elementi sono anche i cinque caratteri del daimoku. Perciò Abutsu- bo è la torre preziosa stessa, e la torre preziosa è Abutsu-bo stesso. Al di fuori di questa consapevolezza tutto il resto è inutile. È la torre preziosa adornata dai sette tipi di gemme: ascoltare l'insegnamento corretto, credere in esso, osservare i precetti, meditare, praticare assiduamente, rinunciare ai propri attaccamenti e riflettere su se stessi. Potresti pensare di aver fatto offerte alla torre preziosa del Tathagata Molti Tesori, ma non è così. Le hai offerte a te stesso. Tu stesso sei un Tathagata da sempre illuminato e dotato dei tre corpi. Dovresti recitare Nam-myoho-renge-kyo con questa convinzione."

Dal Gosho "La torre preziosa" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 264)

giovedì 14 gennaio 2016

La trasformazione dei desideri

Gli insegnamenti di Nichiren Daishonin puntano quindi alla trasformazione del desiderio, più che alla sua eliminazione. Desideri e attaccamenti alimentano la strada verso l’Illuminazione. Come viene ricordato: «Ora Nichiren e i suoi discepoli che recitano Nam-myoho-renge-kyo (…) bruciano la legna dei desideri e contemplano il fuoco della saggezza illuminata». Con lo stesso spirito, il Sutra del valore universale dichiara: «Anche senza estinguere i loro desideri terreni o negare i cinque desideri, essi possono purificare tutti i loro sensi e sradicare tutte le loro azioni malvagie».

L’interpretazione del Daishonin ha l’effetto di divulgare, umanizzare e rendere “democratico” il Buddismo. In altre parole, facendo delle aspirazioni, dei sogni e delle frustrazioni quotidiane il “carburante” del processo di Illuminazione, Nichiren apre la strada della pratica buddista a coloro che, per tradizione, ne erano esclusi perché desideravano continuare ad avere un ruolo attivo nel mondo.

Non è quindi una coincidenza che questa interpretazione dei desideri dovesse avere un ruolo centrale nella tradizione mahayana del Buddismo, con la sua enfasi sul ruolo dei praticanti laici. Per coloro che vivono nella realtà mutevole e stressante della vita quotidiana, tali sfide diventano uno stimolo molto più efficace verso la pratica buddista di quanto non lo sia uno scopo astratto di “illuminazione” realizzato attraverso il distacco da tutti i desideri e gli attaccamenti.

Superare i problemi, realizzare obiettivi a lungo accarezzati – questa è la sostanza della vita d’ogni giorno, da cui ricaviamo un senso di realizzazione e felicità. Il presidente Ikeda ha sottolineato l’importanza di non eliminare i nostri attaccamenti, ma di comprenderli a fondo e, quindi, utilizzarli.

Le esperienze di pratica dei membri della Soka Gakkai descrivono spesso eventi e cambiamenti che, a prima vista, sembrano incentrati sul lato materiale della vita. Ma questi “benefici” rappresentano solo una parte della storia. Il Buddismo distingue i benefici della pratica in "”visibili” ed “invisibili”. Un nuovo lavoro, la vittoria su una malattia, un matrimonio felice e così via non devono esser visti separati da un processo profondo, spesso doloroso, di presa di coscienza e trasformazione interiore. Il grado di motivazione generata dai desideri può dare una tale intensità alla nostra pratica da produrre risultati di maturazione spirituale. Bonno soku bodai, letteralmente: “I desideri terreni sono illuminazione”, è un principio chiave del Buddismo di Nichiren Daishonin. Attraverso la nostra pratica buddista, anche l’impulso più banale e illusorio può essere trasformato in qualcosa di più ampio e nobile, e i nostri desideri si liberano in modo molto naturale dal loro egocentrismo fino ad ampliarsi comprendendo le nostre famiglie, gli amici, la comunità e, in definitiva, tutto il mondo. In questo modo, la natura del desiderio si trasforma profondamente: da materiale diventa esigenza di vivere una vita spiritualmente più appagante.

Come afferma Daisaku Ikeda: «Credo nell’esistenza di un altro tipo di desiderio umano: io lo chiamo il desiderio fondamentale, e credo che sia la forza che sospinge attivamente tutti gli altri desideri umani nella direzione della creatività. È la fonte di tutte le energie motrici intrinseche alla vita; essa rappresenta anche il desiderio di unire la propria vita alla vita dell’universo e a trarre da esso l’energia vitale».

Frase dal Gosho - 14 gennaio 2016

"Poiché non c’è cosa più preziosa della vita, se la si dedica a praticare il Buddismo, si consegue sicuramente la Buddità. Chi è pronto a dare la propria vita, perché dovrebbe lesinare altri tesori per la Legge buddista? D’altra parte, chi esita a offrire al Buddismo i propri beni materiali, come potrà dare la vita che ha un valore di gran lunga maggiore?"

Dal Gosho "Lettera da Sado" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 266)

mercoledì 13 gennaio 2016

Riconoscere...


Non saremmo mai potuti diventare ciò che siamo senza l'aiuto e il sostegno di molte persone. Riconoscere profondamente questo è a nostra volta sforzarci per gli altri con un profondo apprezzamento per tutta l'assistenza che abbiamo ricevuto è il significato originale di ripagare il debito di gratitudine. (D. I.)

Paola ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao sono Paola di Vittorio Veneto (TV), ho iniziato a praticare da circa tre mesi e pian piano mi sto aprendo a nuova vita! Grazie

(commento del 3 aprile 2015)

Frase dal Gosho - 13 gennaio 2016

"Un tralcio di glicine, avvolgendosi intorno a un pino, può salire nell’aria fino a mille hiro e un airone può viaggiare diecimila ri perché può contare sulle proprie ali. Non è con le loro sole forze che sono in grado di compiere queste imprese. Ciò si applica allo stesso modo al caso del prete Jibu-bo. Anche se egli è come un tralcio di glicine, poiché si arrampica sul pino del Sutra del Loto può scalare la montagna della perfetta illuminazione. Poiché può fare affidamento sulle ali dell’unico veicolo, può librarsi nel cielo della Luce Tranquilla. Con simili ali è un prete che può recare conforto non solo ai suoi genitori e nonni ma anche ai suoi parenti fino alla settima generazione! Che donna fortunata sei a possedere questo splendido gioiello!"

Dal Gosho "Le offerte per gli antenati defunti" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 729)

martedì 12 gennaio 2016

Il racconto dei miei primi tre mesi di pratica

Finalmente mi sono deciso a mettere mano a carta e penna. In quest’ultimo periodo sono successe troppe cose, decisioni, prese di coscienza troppo importanti per lasciarle in disparte. Scrivere mi aiuterà a monitorare un cammino che spero mi porterà alla felicità.
Fino ad ora non ho mai voluto scrivere perché temevo che qualcuno potesse leggere le mie riflessioni, lati di me che solo io conoscevo. Ora non dico che la situazione si sia ribaltata ma mi sento più sicuro e forse potrei io stesso un giorno far leggere ad altri questi pensieri. In questi ultimi mesi, settimane e giorni sono stato molto male.
Sempre più spesso mi ritrovavo a piangere per la profonda insoddisfazione sul lavoro e per il fatto di non intravedere ora concretamente la possibilità di costruire una vita affettiva, di amore e condivisione con un’altra persona.
Fino a due settimane fa queste crisi si manifestavano solamente il mattino e la sera quando, prima di iniziare la giornata o la sera quando mi fermavo, avevo la possibilità di riflettere. Poi è successo anche sul lavoro e quindi mi sono deciso ad andare a fare una visita specialistica. Un amico tempo fa aveva avuto problemi analoghi e me ne aveva parlato (cosa che mi aveva fatto molto piacere) per cui gli ho chiesto a chi si era rivolto. Così il 3 settembre scorso sono andato dallo psicanalista. Ho parlato liberamente per circa tre quarti d’ora rispondendo alle sue domande. Diagnosi: depressione che può essere (o va) curata. Tornando a casa in macchina tuttavia ripensandoci mi dissi: «...e se buttassi tutte le medicine nel cesso e provassi a uscirne con le mie gambe?». In altre occasioni della vita mi sono trovato in momenti molto tristi e ne sono uscito. Prendere quelle medicine voleva dire una piccola, o meglio, una grande sconfitta.
Voglio provare. Devo trovare il mio equilibrio. Questi pensieri si intrecciavano con alcune sensazioni/concetti che Martin mi aveva trasmesso sul Buddismo. Non so nulla di questa religione ma quel poco che ho percepito mi ha trovato in perfetta sintonia.
Anche lui mi ha detto di aspettare ad iniziare con le medicine come anche alcuni altri amici. Mi consigliò di provare a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Ero molto imbarazzato a prendere questa iniziativa. Mi sentivo molto a disagio al pensiero di fare una cosa senza sapere quello che facevo. Anche se lui mi diceva di non razionalizzare troppo, io avevo bisogno di trovare un aggancio.
Sabato mattina, sfogliando dei numeri arretrati del Nuovo Rinascimento, ho buttato l’occhio su un articolo che diceva che occorrono quindici anni di pratica per raggiungere la felicità. Come il tempo che occorre ad un piccolo seme per diventare una grande pianta.
Questo pensiero mi mise subito in angoscia: quindici anni per essere felice. Poi però ho “stoppato” i miei pensieri: felicità non è solo punto di arrivo, felicità è nascita, crescita, cambiamento. Un equilibrio fra la propria natura ed il mondo che la ospita. Dietro Nam-myoho-renge-kyo, da quanto avevo intuito ci stava qualche cosa di analogo; un desiderio di equilibrio/rispetto tra la persona ed il mondo sia in ambito spaziale che temporale. Questo è quello che voglio anch’io e così ho recitato Nam-myoho-renge-kyo.
È durato solo cinque minuti, ma sono stati momenti molto intensi con sensazioni forti.
Nella mia mente si è formata l’immagine di un bambino che veniva messo fuori dalla porta di casa/città; la porta si chiudeva dietro le sue spalle e lui doveva camminare da solo. Non c’era angoscia o smarrimento in tutto questo. Solo una sensazione di leggero vacillamento dovuto al fatto di dover stare da solo sulle proprie gambe.
Così mi sentivo io, avevo eliminato tutti i “puntelli” che mi sostenevano, mi ero “denudato” ed ora, per quello che ero, dovevo cominciare la mia storia.
Era una bella sensazione, nonostante l’incertezza delle gambe, e la “nudità”, sentivo che mi aspettava qualche cosa di bello.
Ora non riesco ad andare avanti a scrivere. Rifletto e sorrido lasciando correre nella mente le immagini. Credo che questa sia la strada, mi auguro che le gambe “tengano” perché la felicità passa per di qua. (E. R.)

Frase dal Gosho - 12 gennaio 2016

"il Sutra dell’Osservazione della mente come la terra afferma: «Se vuoi conoscere le cause del passato, guarda gli effetti del presente; se vuoi conoscere gli effetti del futuro, guarda le cause del presente»."

Dal Gosho "L'apertura degli occhi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 252)

lunedì 11 gennaio 2016

Una frase: il Daimoku

Perché recitiamo una frase, Nam Myoho Renge Kyo, per raggiungere la buddità?

Per rispondere a questa domanda è necessario innanzitutto specificare che cos'è un mantra. La parola deriva dal sanscrito ed è composta da manas (mente) e dalla radice tra (proteggere). Quindi possiamo dire che, secondo le pratiche religiose e yogiche dell'Oriente, la ripetizione di un suono o di una serie di suoni, cioè di una litania, di una formula, ha lo scopo di proteggere la mente. Da che cosa? In genere in Oriente si intende dalle forze negative, dagli attaccamenti, dalle illusioni. Naturalmente bisogna vedere quali suoni hanno questo potere, senza dimenticare l'eventuale significato delle parole che si pronunciano. Ad esempio, anche in italiano, le parole hanno una vibrazione, diciamo, una "risonanza" psichica, una forza suggestiva, che va anche oltre il loro uso corrente. Come diceva un mio caro amico, se ripetessimo molte volte la parola "pace" concentrandoci su di essa e utilizzandola come mantra, sicuramente produrremmo una certa pacificazione interiore anche se in un primo momento non ne fossimo del tutto coscienti: qualcosa accadrebbe comunque e probabilmente nel nostro ambiente si produrrebbe un effetto pacificante. Allo stesso modo, ripetendo "odio" con la tecnica del mantra ne avremmo sicuramente degli effetti negativi, disturbanti, perché la parola - per il suo significato, per il suo uso comune - ha un potere che, ripetendola e concentrandoci su di essa, potremmo attivare.

Questo per tutte le parole, e particolarmente per quelle più evocative di significati universali. Su questo principio, in fondo, si basano le preghiere, le litanie, i "rosari" di tutte le religioni: la mente si focalizza sul suono, su certe parole, e viene indirizzata in un certo senso. Se poi le preghiere utilizzate vengono ripetute per anni, secoli, millenni, diventano molto potenti, si caricano della forza psichica di tutte le persone che le hanno pronunciate e le pronunciano. Diciamo che gli orientali conoscono molto bene questo principio, l'hanno sperimentato e utilizzato scientificamente, per esempio nello Yoga.

Ogni religione, però, "carica" le sue preghiere di aspettative connesse con lo scopo che si prefigge: nel cristianesimo, in genere, si cerca il colloquio con Dio, la sottomissione alla Sua volontà, eccetera; in Oriente, invece, si cerca la liberazione dall'illusione, l'identificazione in Dio (induismo) o il raggiungimento dello stato di Buddha, l'Illuminazione.

In quest'ultimo contesto si situa il Daimoku e la riforma di Nichiren nell'ambito del buddismo giapponese: invece di prefiggersi come obiettivo la salvezza tramite l'abbandono ad una forza redentrice divina, ad un Salvatore (come nel mantra Namu-Amida-Butsu della scuola Jodo), Nichiren ha ben chiaro il senso dell'Illuminazione come dedizione alla Legge Mistica del Sutra del Loto, il che è precisamente il significato del mantra Nam Myoho Renge Kyo. Recitare Daimoku, dunque, è una tecnica mantrica che protegge, indirizza e libera la mente al fine del raggiungimento di questo obiettivo: la realizzazione del senso profondo del Sutra del Loto e della sua Legge.

[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 11 gennaio 2016

"Poiché io ho esposto questo insegnamento, sono stato esiliato e quasi ucciso. Come dice il proverbio: «Un buon consiglio irrita l’orecchio». E tuttavia non sono scoraggiato. Il Sutra del Loto è il seme, il Budda il seminatore e la gente il campo."

Dal Gosho "Gli elementi essenziali per conseguire la Buddità" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 664)

domenica 10 gennaio 2016

Frase dal Gosho - 10 gennaio 2016

"Questo Gohonzon è l’essenza del Sutra del Loto, l’occhio di tutte le scritture. È come il sole e la luna nel cielo, come un grande re sulla terra. È come il cuore in un essere umano, come il gioiello che esaudisce i desideri fra gli altri tesori, come il pilastro di una casa."

Dal Gosho "Abbracciare e mantenere la fede nel Gohonzon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 556)

sabato 9 gennaio 2016

Frase dal Gosho - 9 gennaio 2016

"Non c’è niente che superi la capacità della Legge di far nascere, far crescere, far maturare e far prosperare. [...] Concepire il desiderio di ricercare la via attraverso il potere della Legge equivale a nascere. Seguire la Legge dall'inizio alla fine equivale a essere allevato. Raccogliere il supremo frutto della Buddità equivale a raggiungere la maturazione. Apparire in diverse forme nel mondo fenomenico per la salvezza degli altri equivale a prosperare. Sebbene questi quattro stadi differiscano l'uno dall'altro, si basano tutti sulla Legge»."

Dal Gosho "Gli impareggiabili benefici della Legge" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 864)

venerdì 8 gennaio 2016

Se potessi avere… 20 minuti al giorno

Almeno venti minuti al giorno, da soli o in compagnia, la mattina o la sera, fermi o in movimento, ognuno scelga a suo piacimento. L’essenziale è farlo sempre, l’ottimo sarebbe volentieri e con passione. Sì, esatto: stiamo parlando dello studio del Buddismo. A volte può sembrare soltanto una cosa in più da fare, ma non dimentichiamoci che nel Buddismo il principio della trasformazione è fondamentale. Trasformare il negativo in positivo, il brutto in bello, il pesante in leggero, lo sforzo in gioia profonda. Perché non proviamo a fare lo stesso con lo studio? Proviamo a farlo insieme partendo da un’analisi del nostro quotidiano.
Nell’arco di una giornata una persona vive la propria realtà che prende forme diverse momento dopo momento. Lavorare, spostarsi, comunicare, riflettere, svagarsi, riposarsi sono alcune delle azioni che scandiscono la nostra giornata in un ritmo di continui scambi. Da questi scambi noi, quotidianamente impariamo. Che ce ne rendiamo conto oppure no, ciò che facciamo o è frutto di qualcosa che ha già imparato, o è volto ad apprendere qualcosa di nuovo.
Si può quindi dire che il solo fatto di vivere coinvolge le persone in un inarrestabile processo di apprendimento e di studio. Divenire consapevoli del valore di questa ricerca, che permea la vita di ogni giorno, ci permette di trarre una maggior quantità di informazioni utili e preziose e di ottenere una migliore qualità della vita e dei rapporti che la costituiscono. Tutto questo non è dato gratuitamente ma piuttosto è l’effetto prodotto da una presa di coscienza consapevole e profonda del fluire nella realtà, è frutto di una costante applicazione dello sforzo verso la realizzazione di kosen-rufu e dell’Illuminazione.

Frase dal Gosho - 8 gennaio 2016

"Per te che sei un laico, la cosa più importante è recitare unicamente Nam-myoho-renge-kyo e sostenere i preti. Devi inoltre insegnare agli altri secondo le tue capacità, come dice il sutra. Quando questo mondo ti fa tribolare, recita Nam-myoho- renge-kyo ricordando che, se le sofferenze in questa vita sono penose, quelle nella prossima vita possono essere molto peggiori; quando sei felice, recita Nam-myoho-renge-kyo ricordando che la felicità in questa vita non è che un sogno dentro un sogno, e che la vera felicità è quella che si trova nella pura terra del Picco dell’Aquila."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 674-675)

giovedì 7 gennaio 2016

Desideri e illuminazione

Chi si avvicina per la prima volta all’insegnamento di Nichiren Daishonin potrebbe rimanere sorpreso dal suo punto di vista sui desideri. Sembra che esso contraddica l’immagine ascetica del Buddismo. In effetti esistono scuole e tradizioni che sottolineano la necessità di eliminare desideri e attaccamenti.

È chiaro che una vita totalmente governata dai desideri è infelice. Nelle scritture buddiste questo tipo di vita è simboleggiato da “demoni affamati” con teste gigantesche e bocche enormi, ma con le gole tanto strette da impedire qualsiasi soddisfacimento. Il Budda Shakyamuni aveva offerto questa terribile immagine metaforica per impressionare le persone e distoglierle dai loro attaccamenti, compreso quello alla propria esistenza fisica: voleva trasmettere il principio che la vera felicità non consiste in quell’attaccamento.

L’espressione giapponese bonno, che indica le tendenze profondamente radicate che ci legano ai desideri, viene spesso tradotta come “desideri terreni”, ma poiché in esse sono compresi sentimenti come odio, arroganza, animalità, diffidenza e paura, la traduzione “istinti illusori” potrebbe, in alcuni casi risultare più appropriata.

Ma è davvero possibile eliminare i desideri?
Questi, dopo tutto, sono sentimenti umani naturali, e allo stesso tempo un aspetto essenziale e necessario alla vita. Il desiderio, per esempio, di proteggere noi ed i nostri cari ha ispirato molte innovazioni – dall’aggregazione in società alla costruzione di abitazioni, all’uso del riscaldamento. Allo stesso modo, il desiderio di comprendere il posto dell’essere umano nell’universo ha portato allo sviluppo della filosofia, della letteratura e del pensiero religioso. I desideri sono parte integrante di noi e di ciò che vogliamo diventare.

In tal senso, l’eliminazione di ogni desiderio non è, in effetti, né possibile, né desiderabile. Se ci liberassimo completamente del desiderio, finiremmo per minare la volontà stessa di vivere, sia sul piano individuale sia su quello collettivo.

Frase dal Gosho - 7 gennaio 2016

"una sola parola di questo Sutra del Loto è come il gioiello che esaudisce i desideri e una sua singola frase è il seme di tutti i Budda. Si può trascurare il fatto che la capacità di comprensione degli ascoltatori fosse matura o no. Era giunto il tempo di esporlo. Come afferma il Sutra del Loto: «Adesso è il momento giusto in cui devo insegnare risolutamente il grande veicolo»"

Dal Gosho "La scelta del tempo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 480)

mercoledì 6 gennaio 2016

Ogni cosa...


Il vero potere della legge mistica è la sua capacità di abbracciare ogni cosa, di usare positivamente qualsiasi cosa, di trasformare ogni cosa nella direzione del bene e di dare nuova vita a tutto. (D. I.)

Loredana ha detto...

dossier le storia del budda

Più volte ho aperto il vostro blog alla ricerca di materiale o spunti di riflessione su vari argomenti... grazie!
Ah! sono Loredana buddista da sei anni. Vi abbraccio.

(commento del 2 aprile 2015)

Frase dal Gosho - 6 gennaio 2016

"«Quando la pratica progredisce e aumenta la conoscenza, i tre ostacoli e i quattro demoni emergono in maniera disorientante, facendo a gara per interferire. […] Non dovete farvi influenzare né spaventare da loro. Se vi fate influenzare da loro, sarete trascinati nei sentieri del male. Se vi fate spaventare, vi sarà impedito di praticare il corretto insegnamento». Questa spiegazione non si applica solo a Nichiren, ma è anche una guida per i suoi discepoli. Imparatela rispettosamente e trasmettetela come verità di fede alle generazioni future."

Dal Gosho "Lettera ai fratelli" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 446)

martedì 5 gennaio 2016

Io sono il mio ambiente

Recito ore di Daimoku intercalate da pianti disperati, sentendo però che ogni Nam-myoho-renge-kyo porta con sé un enorme sollievo. Qualcosa dentro mi spinge a reagire, a percepire tutto non più come una cosa enorme e inaffrontabile, ma come qualcosa che posso risolvere e vincere.

Pratico il Buddismo dal 2002 e lavoro in banca da circa otto anni. Pochi mesi fa l'assetto della mia filiale viene totalmente rivisitato e noto che tutte le persone accanto a me legano bene tra loro e formano un bel gruppo coeso. Mi sento esclusa, anche se vedo che il principale collante tra di loro è rappresentato dallo scherno e dal parlare male degli altri. Io non ho mai amato questo tipo di atteggiamento, soprattutto perché spesso ne sono stata vittima, quindi inizio a estraniarmi, ricadendo nella mia tendenza a "sentirmi diversa e mai parte del gruppo". Decido così di recitare Daimoku per creare armonia e unità. Le cose anziché migliorare peggiorano e da sguardi e "mezze frasi" comincio a pensare che i miei colleghi stiano iniziando a deridermi alle spalle. Cerco di convincermi che sia solo una proiezione delle mie paure, dovute alla mia infanzia: da piccola infatti sono stata picchiata, emarginata e schernita dai miei coetanei. Piangevo da sola nella mia stanza, contorcendomi dal dolore e odiando me e il mio corpo, pensando di essere cattiva, sbagliata e diversa. Con questo fardello irrisolto sulle spalle continuo a recitare Nam-myoho-renge-kyo, pensando che tutto sia solo frutto delle mie paure.