lunedì 29 febbraio 2016

Come vengono visti i desideri dai buddisti della Soka Gakkai Internazionale?

I desideri fanno parte integrante di noi stessi. Se dovessimo liberarci completamente dalla facoltà di desiderare, mineremmo alla radice la nostra voglia di vivere sia come individui che come collettività.
Gli insegnamenti di Nichiren Daishonin pongono l’accento sulla trasformazione, piuttosto che sull’eliminazione, dei desideri. Desideri e attaccamenti vengono visti come carburante per l’Illuminazione. Per chi vive nel mezzo di questa realtà stressante, in continuo mutamento, queste sfide sono effettivamente uno sprone a un maggiore impegno nella pratica buddista. Attraverso la pratica, la vita naturalmente si sviluppa e i desideri, che prima erano puramente egoistici e indirizzati verso una felicità passeggera, si trasformano per abbracciare anche la felicità degli altri e persino quella del mondo intero. (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 29 febbraio 2016

"Certamente il re, i sudditi e tutti gli abitanti del paese desiderano la pace del mondo e la stabilità del paese. Il paese può raggiungere la prosperità attraverso la Legge buddista e la Legge si dimostra degna di rispetto in virtù delle persone che l'abbracciano."

Dal Gosho "Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 19)

domenica 28 febbraio 2016

Frase dal Gosho - 28 febbraio 2016

"Se consideriamo che sicuramente diventeremo Budda, non c'è niente di cui lamentarsi. Anche se tu diventassi la moglie dell'imperatore, a cosa ti servirebbe? Anche se rinascessi in cielo, che scopo ci sarebbe? Tu seguirai la strada della figlia del re drago, sarai pari alla monaca Mahaprajapati. Che felicità! Che felicità! Recita Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "L'arco e la freccia" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 586)

sabato 27 febbraio 2016

Frase dal Gosho - 27 febbraio 2016

"È scritto che coloro che abbracciano il daimoku del Sutra del Loto saranno protetti dalla Madre dei Fanciulli Demoni e dalle dieci fanciulle demoni. Assaporeranno la felicità del re di saggezza Ardente di Desideri e godranno della fortuna del re celeste Vaishravana. Ovunque tua figlia possa saltare e giocare, non le accadrà niente di male; potrà andare in giro senza paura come il re leone."

Dal Gosho "Risposta a Kyo'o" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 365)

venerdì 26 febbraio 2016

Il Buddismo nella mia vita quotidiana

di Giulietta

Circa quindici anni fa ho iniziato a svolgere attività di volontariato presso un'associazione che si occupa di problemi al femminile. Mi piacevano il servizio di ascolto e la possibilità di aiutare donne in difficoltà tanto che ancora adesso continuo a farlo. Due anni fa la presidente e la vicepresidente mi convocarono a fine estate e mi dissero “in coro” che erano preoccupate per me, perché avevo modalità aggressive durante le riunioni e nelle mail che inviavo, tanto che c'erano state delle lamentele e loro se ne facevano portavoce. Fu come una doccia fredda: chiesi prove di quanto affermavano, ma non me ne fu fornita nessuna, perché “non era quello il luogo né il momento”. Me ne andai profondamente offesa. Molti aspetti non funzionavano in associazione e spesso prendevo posizione per farli emergere e cercare una soluzione o per far chiarezza quando le situazioni erano confuse, così cominciai a pensare di aver dato fastidio a qualcuna. Ma ero pur sempre una volontaria attiva di vecchia data e non potevo accettare quelle accuse senza approfondire. Feci un' indagine fra le volontarie, ma non trovai alcuna conferma a quelle critiche. Sicuramente a volte ero molto diretta, ma non sono mai stata offensiva. Considerai tutto molto ingiusto, come se fosse stato ignorato quanto avevo dato all'associazione in tanti anni. Avrei voluto vendicarmi, perché c'era stata solo critica e il mio impegno non era stato riconosciuto: ciò mi aveva provocato grande sofferenza e profonda delusione, per cui stavo davvero precipitando verso i mondi più bassi, come l'inferno e la collera.
Intervenne però il buddismo ad aiutarmi, come se dovessi trovare una bussola per cambiare direzione. Avevo ricevuto il Gohonzon due anni prima di incontrare questa sofferenza. Recitai per scegliere il comportamento da adottare: considerai di lasciare l'associazione, anche se mi spiaceva per le donne che seguivo, o di “curare il mio orticello”, cercando di dare un senso a quanto era accaduto, secondo quanto dice il buddismo di “trasformare il veleno in medicina”. Dopo aver applicato ancora la strategia del Sutra del Loto, prima di ogni altra cosa, inaspettatamente giunsi a provare addirittura riconoscenza per quelle persone che così ferocemente mi avevano attaccata, perché mi resi conto di essere stata a volte arrogante, troppo critica con alcune persone, sempre pronta all'attacco, senza vedere quello che c'era di buono. Ci misi un po' a capirlo e a riconoscermi in questo comportamento, ma ciò mi permise di restare in associazione in modo sereno, continuando a svolgendo il mio servizio. Stavo molto meglio psicologicamente, mi sentivo libera e scaricata di certe responsabilità che mi ero assunta in modo arbitrario, sconfinando anche nell'ambito di altre volontarie. Pensando a quanto era migliorato il mio stato vitale, ricordai quel passo del Sutra del Loto che dice: ”Quelli che credono nel Sutra del Loto sono come l'inverno, che si trasforma sempre in primavera. Non ho mai visto né udito di un inverno che si sia trasformato in autunno, né ho mai sentito di alcun credente del Sutra del Loto che sia rimasto un comune mortale”.
Intanto proseguivo con entusiasmo nell'attività buddista. Non mi fu difficile realizzare che non si può essere felici da soli, ma solo aiutando gli altri a diventarlo, contribuendo a diffondere quella straordinaria religione della speranza che è il buddismo di Nichiren Daishonin. Offrii casa per gli zadankai e mi impegnai nella loro preparazione con le responsabili del mio gruppo. Non mi lasciavo scappare occasioni per fare shakubuku e iniziavo sempre trasmettendo il cambiamento nella mia vita da quando praticavo: più andavo avanti con la pratica e con lo studio, più provavo gratitudine per aver incontrato il buddismo. Quando mi veniva proposto qualcosa (attività Diamante, cantare nel coro, andare a far visite a casa, fare offerte per kosen rufu, organizzare recitazioni...), cercavo di svolgere tutto nel modo migliore e così mi sentivo immersa nella missione della mia vita. Nel dicembre del 2015 mi fu anche proposta la responsabilità di gruppo, che accettai con gioia!
Nel frattempo in associazione le cose si modificarono ancora: il fatto nuovo si è presentato poche settimane fa. In seguito alle dimissioni della coordinatrice per le “relazioni con il pubblico”, membro del direttivo, mi hanno contattata la presidente, poi la vice (persone diverse da quelle dell'anno precedente) e infine la coordinatrice dimissionaria per pregarmi di accettare la carica, perché ero la persona più adatta in quanto da molti anni in associazione e con le caratteristiche richieste per questo ruolo. Confesso di essere rimasta molto stupita da questa proposta: la situazione paradossale era che da persona aggressiva ora venivo vista adatta ad un ruolo di relazioni. E' anche vero che il tempo e la pratica mi hanno resa una persona diversa, più riflessiva e meno pronta a puntare il dito: ora riconoscevo i benefici “invisibili”, la mia rivoluzione umana era iniziata.
Ero comunque restia a farmi coinvolgere nuovamente, ma mi resi disponibile, perché la richiesta era stata sincera e da più fronti. La situazione si era profondamente trasformata, da quella convocazione in cui mi ero sentita sotto processo.
Fui eletta all'unanimità.
La pratica mi aveva aiutato a fare chiarezza nella mia vita e mi ero resa conto che la fragranza interna aveva ottenuto protezione esterna.
Ma non è finita qui: la persona che da “presidente” mi aveva attaccata e che ora ha un ruolo in un settore definito, ha compiuto delle azioni inopportune, di cui i membri del direttivo si sono resi conto, con conseguenze negative per l'associazione, tanto da richiedere un intervento per contenerla. Quindi verrà presto convocata da presidente e vice. Non voglio entrare in questa dinamica e non la sento come una “vendetta” per quanto ho vissuto per causa sua, ma ho capito che il principio di causa ed effetto non sbaglia, che tutto deve partire da noi, perché ognuno può trasformare il suo cammino, aiutato da una fede incrollabile, coerenza e compassione. Ho imparato anche che ci vuole “pazienza”, perché l'esperienza che ho raccontato si è svolta nell'arco di un anno e mezzo, durante il quale ho continuato a vivere, superando la sofferenza senza avere fretta e con impegno in ciò che stavo portando avanti, fiduciosa che la situazione si sarebbe risolta. Come dice Sensei:”Qualsiasi difficoltà si manifesti, sforzatevi con tenacia e pazienza. Mantenendo la speranza nel cuore, è importante comprendere il tempo, creare il tempo e attendere il tempo in cui raccoglierete il frutto dei vostri sforzi. Arriverà sicuramente il tempo della vittoria”. (foto di Giulietta)

Frase dal Gosho - 26 febbraio 2016

"L’essenza di ciascun sutra è contenuta nel titolo. Per esempio, l’India è un paese formato da settanta stati i cui confini si estendono per novantamila ri; eppure le persone, gli animali, le piante, le montagne, i fiumi e la terra delimitati da quei confini sono tutti inclusi nella singola parola India. [...] I nostri contemporanei considerano i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo solo come un titolo, ma sbagliano: quei cinque caratteri sono l’essenza, cioè il cuore del Sutra del Loto."

Dal Gosho "«Questo è ciò che io ho udito»" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pagg. 762-764)

giovedì 25 febbraio 2016

Il Karma

Il concetto di karma in senso buddista viene spesso frainteso anche in oriente, dove ha una lunga storia ed è tuttora presente in numerose culture.
In passato questo principio è stato usato in modo negativo per far sì che i membri svantaggiati della società accettassero le condizioni di vita che si trovavano ad affrontare. Secondo questa interpretazione “rivolta al passato” loro stessi ne erano stati gli artefici, e la sofferenza presente non era che la conseguenza di azioni negative che avevano posto nel passato.

Così, giudicandosi riprovevoli e colpevoli della propria situazione, molti venivano presi da un senso di impotenza. Questa però è una distorsione del significato buddista di karma. Accettare l’idea del karma non significa vivere oppressi dalla colpa e con l’incertezza di non conoscere le cause passate della propria infelicità, ma al contrario significa avere fiducia che il destino è nelle nostre mani e che abbiamo il potere di trasformarlo al meglio in ogni momento.

Karma, letteralmente, significa “azione”. Indica il funzionamento universale di un principio di causalità simile a quello di cui parla la scienza, secondo cui ogni cosa nell’universo esiste all’interno di uno schema di causa ed effetto: “per ogni azione, c’è una reazione uguale e contraria”. La differenza tra la causalità delle scienze naturali e il principio buddista del karma è che quest’ultimo non si limita alle cose che possono essere viste o misurate: esso si riferisce anche gli aspetti invisibili o spirituali della vita, alle sensazioni o alle esperienze di felicità o miseria, gentilezza o crudeltà. In un discorso pronunciato nel 1993, Daisaku Ikeda ha detto a questo proposito: «Il concetto buddista di relazione causale differisce in modo fondamentale dal tipo di causalità che, secondo la scienza moderna, governa il mondo naturale oggettivo in quanto separato dalle preoccupazioni individuali dell’essere umano. Il rapporto di causalità, nell’ottica buddista, abbraccia la natura in senso più lato, comprendendo tutta l’umana esistenza. Per spiegare meglio la differenza, poniamo che sia accaduto un incidente o un disastro. Applicando la teoria di causalità meccanicistica si può indagarne e chiarirne le dinamiche, ma nulla si saprebbe sul perché proprio certi individui siano rimasti coinvolti nel tragico evento. Anzi, la visione meccanicistica rifiuta a priori tali domande esistenziali». Al contrario, il concetto buddista di causalità risponde proprio a queste pregnanti domande.

Originariamente la parola sanscrita karma indicava attività o funzione, ed era correlata a verbi che significavano semplicemente “fare”. Secondo il Buddismo, noi creiamo il karma su tre livelli: attraverso i pensieri, le parole e le azioni. Le azioni, ovviamente, hanno un impatto maggiore delle parole. Allo stesso modo, quando diamo voce alle nostre idee, ciò crea un karma più pesante rispetto al solo pensarle. Tuttavia, poiché sia le parole sia le azioni hanno origine nei pensieri, anche il contenuto di ciò che sentiamo e pensiamo è di cruciale importanza.

Possiamo immaginare il karma come il cuore della nostra personalità, come l’insieme delle tendenze radicate impresse nel punto più profondo della nostra vita. I cicli di causa ed effetto vanno oltre l’attuale esistenza: determinano il modo in cui iniziamo questa vita (le nostre particolari circostanze al momento della nascita) e continuano dopo la nostra morte. Lo scopo della pratica buddista è di trasformare la nostra principale tendenza vitale per realizzare pienamente il nostro potenziale umano in questa vita e oltre. Come afferma un antico testo buddista: «Se vuoi capire le cause del passato, guarda i risultati che si manifestano nel presente. E se vuoi capire quali risultati si manifesteranno nel futuro, guarda le cause poste nel presente».

Il karma quindi, come ogni cosa, è in costante divenire: creiamo il nostro presente e il nostro futuro attraverso le scelte che facciamo in ogni momento. Sotto questa luce, l’insegnamento del karma non incoraggia alla rassegnazione, ma restituisce il potere di diventare protagonisti nello svolgimento della propria vita. (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 25 febbraio 2016

"[...] per quanto una persona possa essere ignorante e le sue offerte misere, se sono indirizzate a chi sostiene la verità, allora il suo merito sarà grande. Quanto è più vero questo nel caso di persone che in tutta sincerità fanno offerte al corretto insegnamento! Oltre tutto, oggi viviamo in tempi difficili, nei quali la gente comune può fare ben poco. Eppure, nonostante tu sia così occupato, nella tua autentica sincerità mi hai inviato, qui sulle montagne, germogli di bambù della varietà moso come offerte al Sutra del Loto. Sicuramente stai gettando dei buoni semi in un campo di fortuna e, quando ci penso, le lacrime sgorgano senza posa dai miei occhi."

Dal Gosho "Il corpo e la mente delle persone comuni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 1006)

mercoledì 24 febbraio 2016

Il sole...

Scrive Ikeda nel Mondo del Gosho – "L’apparizione del mondo di Buddità è come il sorgere del sole. Quando il sole sorge a est, le stelle che brillavano così vividamente nel cielo notturno svaniscono immediatamente. In realtà non hanno cessato di esistere, sono soltanto diventate invisibili. Ma così come la luce delle stelle e della luna sembra svanire quando sorge il sole, quando facciamo emergere lo stato di Buddità nella nostra vita cessiamo di soffrire per gli effetti negativi di ogni singola offesa passata". (D. I.)

Giuseppe Redaelli ha detto...

dossier le storia del budda

Buongiorno, avete costruito davvero un bel sito! Non sono un praticante buddhista, ma di certo un simpatizzante e, da studioso, amo leggere di concetti ed esperienze di appartenenti alle più diverse confessioni... 
Su suggerimento di una cara amica della Soka Gakkai di Tokyo, sto per avviare un piccolo "esperimento-daimoku"... vediamo come va!

Buona estate a tutti!

(commento del 4 agosto 2015)

Frase dal Gosho - 24 febbraio 2016

"Non pensare mai che qualcuno degli ottantamila sacri insegnamenti di Shakyamuni o qualcuno dei Budda e bodhisattva delle tre esistenze e delle dieci direzioni sia al di fuori di te. La pratica degli insegnamenti buddisti non ti solleverà affatto dalle sofferenze di nascita e morte a meno che tu non percepisca la vera natura della tua vita. Se cerchi l’illuminazione al di fuori di te, anche eseguire diecimila pratiche e diecimila buone azioni sarà inutile, come se un povero stesse giorno e notte a contare le ricchezze del suo vicino, senza guadagnare nemmeno mezzo centesimo."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

martedì 23 febbraio 2016

Cammineremo insieme

Ci sono problemi che si vedono e altri che non si vedono. La malattia di A. era davanti agli occhi di tutti, ma solo dopo aver risolto problemi più nascosti, quel che sembrava un sogno sta diventando realtà. Insieme al gusto per la vita.

A. ora ha quasi sei anni. Già dai suoi primi giorni di vita alcuni indizi avevano insospettito me e L. circa il suo stato di salute. A tre mesi il bambino non riusciva a concentrare lo sguardo, si muoveva poco, non sorrideva e non rispondeva agli stimoli.
Inutilmente il pediatra ci rassicurava. Ci ripeteva che A. si sarebbe ripreso: era nato prematuro e quindi occorreva più pazienza. Tuttavia L. continuava a preoccuparsi, tanto da essere giudicata una madre ossessiva. Infine decidemmo di sottoporre nostro figlio a una visita specialistica: venne riscontrata una lesione cerebrale, da cui derivava una tetraparesi spastica.
Iniziò un penoso periodo in cui non facevamo altro che consultare un medico dopo l’altro. Nessuno ci dava speranze. Addirittura vennero diagnosticate altre patologie: ischemia al cuore e anemia mediterranea. Successivamente un elettroencefalogramma (ECG) diede un esito diverso e si scoprì che non c’era alcun problema al cuore. Ulteriori accertamenti esclusero l’anemia.

Frase dal Gosho - 23 febbraio 2016

"Il daimoku del Sutra del Loto è la torre preziosa e la torre preziosa è Nam-myoho-renge-kyo. Al momento l’intero corpo dell’Onorevole Abutsu è composto dei cinque elementi di terra, acqua, fuoco, vento e spazio. Questi cinque elementi sono anche i cinque caratteri del daimoku. Perciò Abutsu-bo è la torre preziosa stessa, e la torre preziosa è Abutsu-bo stesso. Al di fuori di questa consapevolezza tutto il resto è inutile."

Dal Gosho "La torre preziosa" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 264)

lunedì 22 febbraio 2016

A quale tradizione buddista appartiene la Soka Gakkai Internazionale (SGI)?

I membri della SGI abbracciano il Buddismo di Nichiren Daishonin, un prete giapponese del 13° secolo, e seguono una pratica basata sul Sutra del Loto così come l’ha formulata lo stesso Daishonin.
Nella tradizione del Buddismo mahayana il Sutra del Loto viene considerato da molti come la massima espressione degli insegnamenti di Shakyamuni – il risvegliato, Siddharta Gautama, il Budda nato nell’odierno Nepal circa 2.500 anni fa – per il suo messaggio onnicomprensivo che tutti gli esseri viventi possiedono la natura di Budda. L’immagine del loto, il cui puro fiore cresce in uno stagno melmoso, sta a significare che le persone possono sviluppare lo stato vitale illuminato proprio nel bel mezzo dei problemi e delle battaglie quotidiane. Il Daishonin aveva studiato a fondo tutti i testi disponibili e tutte le varie scuole buddiste dei suoi tempi, prima di arrivare a concludere che il vero intento compassionevole di Shakyamuni era racchiuso nel Sutra del Loto.
Oggi i membri della SGI studiano le lettere e i trattati di Nichiren Daishonin, le sue analisi del Sutra del Loto, oltre al Sutra stesso e ai commenti del presidente della SGI Daisaku Ikeda. (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 22 febbraio 2016

"Se uno è amico di una persona, ma manca della compassione di correggerla, in realtà è un suo nemico"

Dal Gosho "L'apertura degli occhi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 259)

domenica 21 febbraio 2016

Frase dal Gosho - 21 febbraio 2016

"Perciò, quando recitiamo una volta Myoho renge kyo, con questo singolo suono chiamiamo e manifestiamo la natura di Budda di tutti i Budda, di tutte le esistenze, di tutti i bodhisattva e gli ascoltatori della voce, di tutte le divinità come Brahma, Shakra e re Yama, il sole, la luna e le miriadi di stelle, di tutti gli dèi celesti e terreni, di tutti gli abitanti dell’inferno, degli spiriti affamati, animali, asura, esseri umani e celesti e di tutti gli altri esseri viventi. Questo è un beneficio immenso, incalcolabile."

Dal Gosho "Come coloro che inizialmente aspirano alla via possono conseguire la Buddità attraverso il Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 789)

sabato 20 febbraio 2016

Frase dal Gosho - 20 febbraio 2016

"Myo significa perfettamente dotato. [...] Nell'espressione "perfettamente dotato", "dotato" si riferisce al mutuo possesso dei Dieci mondi, mentre "perfetto" significa che, dal momento che c'è il mutuo possesso dei Dieci mondi, allora ciascuno dei mondi contiene tutti gli altri mondi, il che indica che è "perfetto""

Dal Gosho "L’apertura degli occhi" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 224)

venerdì 19 febbraio 2016

Tra la gente

Lode allo spirito umano, cantato dalla gente, echeggia alto nel pulito cielo blu.
Abbiamo trionfato! Abbiamo raggiunto una vittoria ferma e duratura!
Come in un avvincente romanzo, noi abbiamo lottato e ci siamo sforzati di vincere con uno spirito di lotta appassionata, per il bene dei grandi principi di verità e giustizia, per i sorrisi dei nostri nobili compagni di fede e fratelli.
Abbiamo affrontato il mare mosso e i violenti temporali. Uno dopo l'altro, abbiamo sconfitto ed esposto tutti i nefasti piani contro di noi, così da poter vedere questo magnifico giorno, e questa gloriosa alba del 68° anniversario della fondazione della Soka Gakkai (1998).
Congratulazioni! Grazie, a ognuno di voi!
I nostri sforzi risoluti nel diffondere la Legge mistica per tutto il globo, in 128 nazioni e paesi, rimarranno scritti nella storia di tutti i tempi. I benefici che realizzeremo, dal conseguimento di questa vittoria, sono incommensurabili e senza limiti. Come il Daishonin sicuramente ci pregherebbe di fare!
Il grande Mahatma Gandhi una volta raccontò questa storia a suo nipote:

Frase dal Gosho - 19 febbraio 2016

"Il mondo di Buddità è il più difficile da dimostrare, ma, dato che possiedi gli altri nove mondi, devi credere di avere anche la Buddità. Non avere dubbi. Spiegando il mondo umano, il Sutra del Loto dice: «I Budda […] desiderano aprire la porta della saggezza del Budda a tutti gli esseri viventi». Il Sutra del Nirvana afferma: «Si dice che coloro che studiano gli insegnamenti del grande veicolo, benché abbiano l’occhio degli esseri comuni, possiedono l’occhio del Budda». Se le persone comuni nate nell’Ultimo giorno della Legge possono credere nel Sutra del Loto è perché il mondo di Buddità è presente nel mondo umano."

Dal Gosho "L’oggetto di culto per l’osservazione della mente istituito nel quinto periodo di cinquecento anni dopo la morte del Tathagata" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 318)

giovedì 18 febbraio 2016

Il concetto Buddista di Unità (Itai Doshin)

Il Buddismo pone un accento molto forte sui legami umani che formano il contesto in cui gli insegnamenti (la Legge o Dharma) vengono praticati e trasmessi. Si può paragonare questa rete di connessione ai fili che vengono intrecciati in un tessuto, dove l’ordito verticale corrisponde ai legami maestro-discepolo e la trama orizzontale alle relazioni di sostegno reciproco fra credenti.
Anche se il valore più elevato va riconosciuto all’insegnamento in sé e per sé – e infatti il Daishonin rammenta spesso ai suoi seguaci di “seguire la Legge e non la persona” – i suoi scritti sono pieni di riferimenti all’importanza di sviluppare e mantenere un’armoniosa unità. In una lettera si legge: «[…] i discepoli di Nichiren, preti e laici, recitino Nam-myoho-renge-kyo con lo spirito di “diversi corpi, stessa mente”, senza alcuna distinzione fra loro, uniti come i pesci e l’acqua» (L’eredità della Legge fondamentale della vita, RSND, 1, 190).
Questa lettera fu scritta nel periodo in cui una piccola comunità di discepoli di Nichiren stava affrontando una dura persecuzione da parte delle autorità feudali. Il Daishonin incoraggiò i suoi seguaci a non perdere la speranza, benché fossero in pochi, scrivendo: «Quando fra le persone prevale lo spirito di “diversi corpi, stessa mente”, esse realizzeranno tutti i loro scopi, mentre se hanno uno “stesso corpo e diverse menti” non possono ottenere niente di notevole» (Diversi corpi, stessa mente, RSND, 1, 550).
L’espressione usata da Nichiren: “diversi corpi, stessa mente” è composta da quattro caratteri cinesi che si possono anche interpretare “con corpi diversi ma uguali nello spirito”. È fondamentale notare che il tipo di unità cui si tende non è un uniformarsi meccanico, imposto dall’esterno con la coercizione, ma pone al centro il rispetto per le qualità uniche e irripetibili di ogni individuo (“diversi corpi”). Come sottolinea il presidente Ikeda, un’unità di questo tipo nasce quando le persone fanno tesoro dell’insostituibile unicità di ogni individuo, cercando di tirare fuori il meglio da ciascuno.
Al contrario, l’espressione “diversi corpi, diverse menti” denota una situazione di totale disunità, mentre “stesso corpo e stessa mente” si ha quando non vi è libertà di pensiero e l’individuo con le sue capacità uniche non viene affatto considerato, una condizione che non può che sfociare nel totalitarismo.
L’espressione “stessa mente” non significa che si debba adottare un modo uniforme di pensare o di valutare le cose; piuttosto, si punta a condividere l’impegno, profondamente sentito a livello individuale, di realizzare un obiettivo o un ideale comune. Offre un modello di solidarietà fra persone che lavorano per cambiare il mondo in positivo, dove ognuno ha una missione unica che soltanto lui o lei può realizzare, il proprio speciale contributo da dare. Lo spirito di sincera e spontanea collaborazione per un ideale comune crea l’ambiente adatto nel quale ogni persona può realizzare pienamente i propri talenti e qualità specifiche.
Nei primi anni quaranta, mentre il Giappone era sotto il dominio del totalitarismo fascista, il presidente fondatore della Soka Gakkai Tsunesaburo Makiguchi criticò il dogma ufficiale prevalente dell’ “abnegazione di sé per il bene comune” che veniva usato per giustificare il sacrificio cieco a supporto dello sforzo bellico. «La negazione di sé – scrisse – è una menzogna. La vera via consiste nel ricercare la felicità per sé e per tutti gli altri». Dichiarò che l’organizzazione si sarebbe dedicata a mettere ogni individuo in grado di sviluppare le proprie capacità specifiche, per contribuire al fiorire di una società veramente umana.
Makiguchi notò inoltre che le persone malvagie in realtà riescono facilmente a creare solidarietà se a unirle sono interessi materiali o politici. Le persone di buona volontà, essendo spiritualmente più autosufficienti, tendono a sottovalutare l’importanza di stare unite. La storia è piena di tragici esempi in cui il fallimento della collaborazione fra persone di buona volontà ha ceduto il campo alle forze dell’odio e della distruzione. È chiaro altresì che solo un’ampia base di persone che s’impegnano per realizzare un futuro più umano potrà metterci in grado di affrontare le sfide del nuovo secolo.
L’ideale buddista di “diversi corpi, stessa mente” offre una visione di unità nella diversità, un’unità di individui autonomi che s’impegnano nell’autoriforma, nella sollecitudine verso gli altri e nel rendere possibile un futuro migliore. (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 18 febbraio 2016

"Il Sutra del Loto offre un mezzo segreto per condurre tutti gli esseri viventi alla Buddità: esso vi conduce una persona del regno d’inferno, una del regno degli spiriti affamati e così via per ognuno dei nove regni dell’esistenza, aprendo così la strada del conseguimento della Buddità a tutti gli esseri viventi."

Dal Gosho "Lettera a Horen" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 456)

mercoledì 17 febbraio 2016

Curare...



Toda spesso diceva: "La malattia è una funzione della natura, allo stesso tempo gli esseri umani posseggono dentro di sé il potere di curare i loro stessi mali è come quando superiamo un ripido pendio per raggiungere nuovamente la pianura". (D. I.)

Anonimo ha detto...

dossier le storia del budda

Grazie mille!
Pratico da tredici anni, ma non ero mai entrata nel sito Panta Rei. A parte l'uso personale che ne farò, penso che quotidianamente lo girerò alle amiche a cui ho parlato della pratica.

(commento del 3 luglio 2015)

Frase dal Gosho - 17 febbraio 2016

"Quindi il miglior modo per conseguire la Buddità è quello di incontrare un buon amico. Dove può condurci la nostra saggezza? Se abbiamo abbastanza saggezza da distinguere il caldo dal freddo, dovremmo cercare un buon amico. Ma incontrare un buon amico è la cosa più difficile. Per questo il Budda l’ha paragonata alla probabilità per una tartaruga con un occhio solo di trovare un tronco galleggiante con una cavità della misura giusta per contenerla, o alla difficoltà di calare un filo dal cielo di Brahma e farlo passare attraverso la cruna di un ago posto sulla terra. Inoltre, in quest’ultima epoca malvagia, i cattivi compagni sono più numerosi dei granelli di polvere della terra, mentre i buoni amici sono meno del terriccio che può stare su un’unghia."

Dal Gosho "I tre maestri del Tripitaka pregano per la pioggia" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 531)

martedì 16 febbraio 2016

Rivoluzione silenziosa

Ero felice, però mi sentivo anche in colpa: non era così che avrei voluto realizzare questo obiettivo. Sentivo però di dovermi assumere la responsabilità della mia vita fino in fondo o non sarei mai cresciuto.

Ho ventotto anni e pratico il Buddismo da cinque. Il mio obiettivo iniziale era semplicemente quello di non fare il servizio militare, non potendo più ottenere il rinvio, dato che avevo interrotto gli studi universitari. Tutti i giorni recitavo un po', ma di nascosto, poiché ero dubbioso della reazione che avrebbe potuto avere mio padre.
Ben presto iniziai a frequentare il Centro culturale di Milano e a fare attività nel gruppo Leonardo, avendo così l'occasione di ascoltare tante esperienze di altri giovani. Il termine ultimo per l'arrivo della fatidica "cartolina" passò e non ricevetti la chiamata per partire militare. Meraviglioso! Decisi perciò di continuare a praticare, anche se quello che mi aveva colpito di più era il mio cambiamento interiore. Cominciai a recitare Daimoku per trovare il coraggio di perseguire ciò che realmente desideravo e decisi di realizzare qualcosa che avevo sempre coltivato un po' di nascosto e cioè scrivere musica. Pertanto mi iscrissi a un corso di composizione: finalmente mi sentivo coerente con me stesso.

Frase dal Gosho - 16 febbraio 2016

"Come i fiori sbocciano e producono frutti e la luna appare e invariabilmente diventa piena, come la lampada diventa più luminosa quando vi si aggiunge olio e le piante e gli alberi prosperano con la pioggia, così gli esseri umani prosperano immancabilmente se pongono buone cause."

Dal Gosho "Il terzo giorno dell'anno nuovo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 899)

lunedì 15 febbraio 2016

Come funziona la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo?

I membri della SGI parlano spesso dell’impatto positivo che Nam-myoho-renge-kyo (Daimoku), ha sulla loro vita, una cosa difficile da comprendere e che si può capire solo sperimentandola in prima persona. Per questo motivo, spesso chi inizia a praticare viene incoraggiato/a a recitare Daimoku anche pochi minuti, ma costantemente per un certo periodo di tempo.
Nichiren Daishonin, un prete vissuto nel 13° secolo, stabilì la pratica di recitare Nam-myoho-renge-kyo (il titolo del Sutra del Loto) dopo aver compreso che in questo sutra è contenuta la più profonda verità del Buddismo, e cioè che ogni persona, senza eccezioni, possiede il potenziale per raggiungere la Buddità.
Il titolo del Sutra del Loto, nella lettura giapponese del titolo cinese, è Myoho-renge-kyo. Attraverso la sua recitazione – preceduta da Nam, che in sanscrito significa “devozione” al messaggio essenziale in esso contenuto – attiviamo lo stato di Buddità nella nostra vita. Come scrisse Nichiren Daishonin, «l’anima di Nichiren non è altro che Nam-myoho-renge-kyo». Egli considerava Nam-myoho-renge-kyo la Legge mistica, il principio naturale che regola il funzionamento della vita in tutto l’universo, la Legge alla quale tutti i Budda si sono illuminati e il vero aspetto di ogni singola esistenza; perciò concluse che invocare ripetutamente la Legge rappresentasse il sentiero diretto per l’Illuminazione. Piuttosto che una preghiera rivolta a un essere superiore, la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo è dunque l’espressione della determinazione dello spirito umano che ricerca l’armonia con il ritmo stesso dell’universo. Continuando in questa pratica con determinazione, riusciamo a far emergere dall’interno della nostra vita il suo potenziale più elevato.
Quando invochiamo la Legge mistica ispiriamo le persone intorno a noi a lottare per realizzare un modo di vivere più creativo, compassionevole ed elevato. Questo innesca un “circolo virtuoso” di reciproco incoraggiamento volto a celebrare l’infinito valore e dignità della vita umana. (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 15 febbraio 2016

"«Sia l'essere vivente sia il suo ambiente manifestano sempre Myoho-renge-kyo». [...] Spiegazioni così precise non lasciano spazio a dubbi. Quindi, l'intero regno dei fenomeni non è diverso dai cinque caratteri di Myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 339)

domenica 14 febbraio 2016

Frase dal Gosho - 14 febbraio 2016

"Il Sutra del Loto è il re dei sutra, autentico e corretto sia nella lettera sia nella teoria. I suoi caratteri sono il vero aspetto di tutti i fenomeni e questo vero aspetto è la Legge mistica (myoho). È chiamata Legge mistica perché rivela la relazione di mutua inclusione tra un singolo istante di vita e tutti i fenomeni. È questa la ragione per cui questo sutra è la saggezza di tutti i Budda."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 3)

sabato 13 febbraio 2016

Frase dal Gosho - 13 febbraio 2016

"Più profonde sono le radici, più rigogliosi crescono i rami; più lontana è la sorgente, più lungo è il corso del fiume. Tutti gli altri sutra hanno radici poco profonde e corsi brevi, mentre il Sutra del Loto ha radici profonde e una sorgente lontana. Per questo il Gran Maestro T’ien-t’ai affermò che il Sutra del Loto sarebbe sopravvissuto e si sarebbe diffuso anche nella malvagia ultima epoca."

Dal Gosho "Più lontana la sorgente, più lungo il corso del fiume" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 836)

venerdì 12 febbraio 2016

L’alba dopo il tramonto

di Maddalena Bonaiuti

"Sulle montagne nevose vive un uccello chiamato Kankucho che la notte si lamenta, torturato dal freddo pungente, e decide che la mattina seguente si costruirà il nido. Ma quando si fa giorno, se ne dimentica e dorme riscaldato dai tiepidi raggi del mattino. Così, senza costruirsi il nido, continua a lamentarsi vanamente per tutta la vita. Lo stesso è vero per le persone. Quando cadono nell’inferno e soffocano fra le fiamme, desiderano rinascere come esseri umani e giurano di rinunciare a tutto per servire i tre tesori e ottenere l’Illuminazione nella prossima vita. Ma, nelle rare occasioni in cui capita loro di rinascere sotto forma umana, i venti della fama e della fortuna soffiano violenti e la lampada della pratica buddista si spegne facilmente".

Dal Gosho Lettera a Niike

L’ignavia, l’inettitudine, l’abbandonarsi all’ozio, il vivere alla giornata, soventemente sono attitudini generate da cause ben più profonde che dalla semplice pigrizia. Molto spesso in esse si nasconde una esistenza provata dalla sofferenza, impaurita e sfiduciata.
Mi viene in mente, a proposito, un bellissimo romanzo di Goncarov dove il protagonista Oblomov, trascorre la sua esistenza tra pisolini e manicaretti lasciando andare in rovina tutte le sue proprietà. Egli rifiuta tutto ciò che è vita reale e ama invece i sogni, la poesia, le favole, la tranquillità. In questa atmosfera molto poetica e a tratti anche molto comica Oblomov, a un certo punto, si confessa con il suo migliore amico: «Sai, Andrej, alle volte ho l’impressione che la mia vita sia cominciata al tramonto… Dal primo momento che ho acquistato coscienza di me stesso, ho sentito che mi stavo spegnendo. Ho cominciato a spegnermi in ufficio scribacchiando inutili scartoffie, mi sono spento con gli amici ascoltando il loro maligno e freddo chiacchierare, mi sono spento con Aglaja immaginandomi di amarla e poi ancora sperperando la vita e l’intelligenza in sciocchezze… Troppo tempo è rimasta chiusa dentro di me una luce che cercava l’uscita… Ma non ha mai potuto liberarsi: ha soltanto bruciato la sua prigione e alla fine si è spenta. In questo modo sono passati vent’anni e io non ho più voglia di svegliarmi».
Io sono sempre stata affetta dalla “malattia” dell’ignavia: iniziavo sempre cose nuove senza portarne a termine neanche una. Anche nella pratica, per parecchi anni, il mio più grosso limite è stato quello di non riuscire ad affrontare i problemi fino in fondo cioè, fino a vedere il veleno trasformarsi in medicina.
Iniziare la corsa verso una meta ed, al momento in cui sopravvengono affaticamento, sofferenza, noia, cambiare strada verso qualcosa di più facile, qualcosa che riesce meglio. Questo era il mio gioco preferito.
Indubbiamente ritrovarsi faccia a faccia con il proprio karma è tutt’altro che piacevole ma, sulla mia vita, sette anni di “mezze” vittorie hanno avuto un effetto di gran lunga peggiore. Daisaku Ikeda nel Diario giovanile scrive: «Devo diventare un uomo in grado di riconoscere i miei limiti e cambiarli, altrimenti sarò un miserabile per tutta la vita». Ecco, io posso dire di aver provato cosa significa sentirsi un “miserabile”.
La mia vita si era indebolita. Fondata su molti sogni e ben poche certezze, manifestava solo una grande insicurezza e soprattutto mi faceva sentire impotente di fronte alla sofferenza dei miei amici e dei miei familiari. Fu comunque un’occasione per iniziare a recitare Daimoku con atteggiamento “risoluto” e per prendere delle serie decisioni. Chiedendo un consiglio capii che per vincere l’insicurezza dovevo costruire grandi vittorie in ogni campo sfidando i miei limiti uno a uno.
Iniziai la sfida dal punto che io amavo meno: l’università.
“Reimparando” a utilizzare Gongyo mattina per determinare e Daimoku, invece che la fuga, per superare le difficoltà in due anni ho realizzato quello che poco tempo prima non avrei neanche osato sperare: cinque esami alla sessione di giugno ’92, tesi da undici punti e laurea a pieni voti a giugno ’93 ed infine, quest’anno, l’abilitazione professionale.
La gioia che ho sperimentato scoprendo che dentro di me esiste la voglia e la capacità di realizzare i miei sogni è stata indescrivibile e ogni qualvolta la mia tendenza al rilassamento si ripresenterà avrò un’esperienza dalla quale attingere un grande incoraggiamento.
Vorrei concludere ricordando un prezioso suggerimento di Daisaku Ikeda: «Gli uomini sono deboli. Ma diventano forti quando vivono con un senso di missione». Mantenere un costante spirito di sfida è sicuramente più facile quando nella nostra vita coltiviamo la consapevolezza che realizzare grandi esperienze é il maggior contributo che possiamo offrire alle altre persone. (Nuovo Rinascimento, maggio 1998)

Frase dal Gosho - 12 febbraio 2016

"In quest’epoca, per una donna, cambiare il karma immutabile con la pratica del Sutra del Loto è naturale, come per il riso maturare in autunno e per il crisantemo fiorire in inverno. Quando io pregai per mia madre, non solo ella guarì dalla sua malattia, ma la sua vita fu prolungata di quattro anni. Ora anche tu ti sei ammalata e, come donna, è più che mai opportuno che tu cerchi di credere fermamente nel Sutra del Loto e vedere cosa farà per te."

Dal Gosho "Il prolungamento della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 848)

giovedì 11 febbraio 2016

La Gratitudine

Le nostre vite sono sostenute da una complessa rete intessuta degli sforzi e della considerazione di innumerevoli persone. Tutte quelle azioni quotidiane – invisibili – che altri compiono sono solo alcuni dei numerosi elementi che sostengono la nostra esistenza quotidiana, dal cibo che mangiamo ai prodotti e agli oggetti che usiamo. Di momento in momento, l’ambiente naturale sostiene e rende possibile la vita. La gratitudine è il gioioso riconoscimento di questa realtà.
Anche se l’asserzione “rendersi conto della propria fortuna” potrebbe sembrare banale, quando veniamo messi alla prova, la gratitudine per ciò che di buono c’è nella nostra vita ci fa stare con i piedi per terra e ci fornisce una base per affrontare e superare le difficoltà. In questo senso la gratitudine ci fornisce la chiave per schiudere una più vasta e gratificante prospettiva di vita. Sentimenti di gratitudine sono sempre accompagnati da un più elevato stato vitale e dall’ampliamento delle nostre prospettive di vita. E più la nostra vita si espande, più profondo diventa il nostro senso di gratitudine, tanto da nutrire apprezzamento perfino per i problemi che ci troviamo ad affrontare.
Il presidente della SGI Daisaku Ikeda fa appello ai giovani affinché intraprendano ardue sfide per crescere. Essere in grado di voltarsi indietro e apprezzare le proprie lotte è segno di vittoria morale. Essere capaci di accogliere con gratitudine persino le prove più severe, radicati nel profondo convincimento della vittoria finale, è espressione della condizione vitale di assoluta libertà del Budda.
Ecco perché il prete buddista del XIII secolo Nichiren poté affermare di provare la più profonda gratitudine per Hei no Saemon-no-jo, il reggente che lo perseguitò e che attentò alla sua vita. Fu proprio grazie alle persecuzioni di Hei no Saemon che Nichiren fu in grado di provare la forza delle sue convinzioni, facendo scaturire dall’interno profonda forza e senso di missione.
Le lettere di Nichiren ai suoi discepoli iniziano quasi sempre con una dettagliata e accorata espressione di ringraziamento per le loro offerte ed il loro sostegno. Citando vari esempi dalla storia, Nichiren descrive la gratitudine come una componente essenziale della nostra umanità. Daisaku Ikeda la definisce l’essenza stessa del Buddismo.
Al contrario l’ingratitudine è una conseguenza dell’arrogante illusione che siamo totalmente separati gli uni dagli altri e da ciò che ci circonda. Perdere di vista la realtà della nostra interdipendenza ci rende facili prede degli impulsi distruttivi dell’odio e dell’invidia. Nichiren illustra tre categorie di persone dalle quali dipendiamo e per le quali dobbiamo provare gratitudine. Queste sono, nel linguaggio del tempo: il sovrano, il maestro e il genitore. La nostra gratitudine verso i genitori è fondamentale, perché è tramite loro che siamo nati e che siamo connessi con la più grande rete dell’esistenza. Il maestro, nel contesto del Buddismo, si riferisce specificamente alla propria guida nella fede e nella vita. In un senso più ampio si riferisce al più vasto ruolo dell’educazione nella vita umana e a tutto ciò che contribuisce a formare il carattere attraverso un’influenza positiva. Il sovrano, nel contesto contemporaneo, si riferisce alla società in sé.
In questo senso sovrano, maestro e genitore fungono da sostegno alla vita. Possono anche rappresentare la compassionevole natura fondamentale dell’universo, il principale impulso evolutivo della vita che la fa muovere verso la realizzazione del suo pieno potenziale.
Conservare un senso di apprezzamento mette le nostre vite in collegamento con questo impulso. Agire in base a questo senso di apprezzamento – ripagare i debiti di gratitudine – significa agire in accordo con il ritmo stesso dell’universo. Sforzarsi di sviluppare il proprio carattere, sostenere ciò che accresce la vita e opporsi a ciò che la sminuisce, intraprendere azioni basate su un coraggioso spirito umanitario – questo è ciò che dà piena espressione alla nostra umanità ed innata dignità della vita. Questo può essere considerato il vero spirito della religione, ed è lo scopo essenziale del movimento della SGI che s’incentra sulla questione di cosa ognuno di noi possa fare in ogni momento per il bene di chi ci sta intorno. La pace e la trasformazione della società cominciano dal mettere in pratica questo spirito nel nostro ambiente circostante. (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 11 febbraio 2016

"L’uovo di un uccello all’inizio contiene solo acqua, ma da questa acqua, senza l’intervento di nessuno, si sviluppano un becco, due occhi e tutto il resto e infine un uccello che vola nel cielo. Anche noi, benché abbiamo un corpo vile chiuso nel guscio dell’ignoranza, covati dalla recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, sviluppiamo il becco delle trentadue caratteristiche maggiori del Budda e le piume degli ottanta segni minori e possiamo volare nel cielo del vero aspetto di tutti i fenomeni e della realtà di tutte le cose."

Dal Gosho "Lettera a Niiike" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 914)

mercoledì 10 febbraio 2016

Trottola...

"Oggi, nell’Ultimo giorno della Legge, è ancor più difficile vivere un’esistenza veramente umana perché siamo circondati da molti influssi negativi. Per questo dobbiamo sforzarci continuamente nella nostra pratica buddista. Quando una trottola smette di girare, cade. È stabile soltanto finché ruota ad alta velocità. Non è l’esser nati umani che ci rende davvero tali, ma lo sforzo tenace che facciamo per vivere da esseri umani".
Il mondo di Umanità è un trampolino di lancio, una possibilità. Solo se coltiviamo la Buddità riusciamo a manifestare pienamente il nostro potenziale umano. (D. I.)

Anonimo ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao vi ringrazio per aver creato questo blog, pratico il Buddismo di Nichiren dal 2011 ed è inutile dire i benefici che ho ricevuto che sono tanti e notevoli. Posso solo incoraggiare chiunque di non mollare mai perché alla fine tutto si realizza. 
Vi ringrazio per avermi dato la possibilità di esprimere questo pensiero.
Ciao a tutti.

(commento del 1 giugno 2015)

Frase dal Gosho - 10 febbraio 2016

"Ma, anche se può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, non accadrà mai che la preghiera di un praticante del Sutra del Loto rimanga senza risposta"

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 283)

martedì 9 febbraio 2016

Le nostre conquiste

Lottavo e continuavo a recitare Daimoku finché, pochi giorni dopo, le lacrime si trasformarono in una grande gioia e i giorni vissuti insieme a Francesco diventarono ricordi di valore da trasmettere ai ragazzi.

Ho iniziato a praticare a ventiquattro anni. Ero superba, ribelle e dedita a ogni forma di trasgressione. Rifiutavo l'idea di una vita normale; un lavoro stabile, un matrimonio con figli mi sembravano cose scontate e senza valore. Ero appassionata di viaggi e una volta diplomata in lingue iniziai a girare il mondo da sola vivendo come girava la fortuna. Tornata da un viaggio nelle Filippine, però, mi sentii come svuotata, non sapevo più dove andare. Erano anche sorti grossi problemi in famiglia, dato che avevano scoperto che il mio modo di vivere non era proprio "legale". Fu allora che mio fratello mi parlò del Buddismo. Cominciai subito a praticare assiduamente e siccome nostro padre non voleva, lo facevamo di nascosto, con la complicità di mia madre.
Quando mi sposai con Francesco ero al quarto mese di gravidanza e fu una gioia per tutti. Lui praticava già da un anno e aveva il Gohonzon e la nostra casa divenne un punto di riferimento per le attività. Il 2 maggio divenni membro e l'8 maggio nacque Nicola. Dopo due mesi ero di nuovo incinta, stavolta di due gemelli. Dopo quattro mesi scoprimmo che mio marito era sieropositivo. Fu un duro colpo, ma era tardi per qualunque cosa, potevamo solo aver fiducia nella Legge mistica e proteggere la vita dei bambini. I gemelli sono nati sani a marzo  e, cosa più importante, nessuno di noi quattro era stato contagiato dal virus HIV. Nel frattempo, il nucleo di cui facevo parte ed ero responsabile era diventato un settore di trentacinque persone e di pari passo imparavo ad apprezzarmi ogni giorno come mamma e come donna.

Frase dal Gosho - 9 febbraio 2016

"La potente spada del Sutra del Loto deve essere brandita da un coraggioso nella fede. Allora egli sarà forte come un demone armato di una mazza di ferro. Io, Nichiren, ho iscritto la mia vita in inchiostro di sumi, perciò credi profondamente nel Gohonzon. Il volere del Budda è il Sutra del Loto, ma l’anima di Nichiren non è altro che Nammyoho- renge-kyo."

Dal Gosho "Risposta a Kyo’o" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 365)

lunedì 8 febbraio 2016

Che tipo di preghiera fanno i fedeli della Soka Gakkai Internazionale (SGI)?

Nichiren Daishonin, un prete buddista vissuto in Giappone nel 13° secolo, elaborò la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, una pratica che permette a tutte le persone di mettersi in armonia con il Dharma, o più semplicemente con la vita dell’universo, sperimentando saggezza, coraggio, forza vitale e compassione.
La preghiera dei fedeli della Soka Gakkai Internazionale consiste dunque nella recitazione di Nam-myoho-renge-kyo (Daimoku) e di alcune parti del Sutra del Loto (Gongyo), e ha l’effetto di far emergere la natura di Budda potenzialmente presente in tutte le vite. La pratica, quindi, fa fiorire il nostro “vero io” e manifestare le qualità della natura di Budda che ci permettono di affrontare il cambiamento personale, di trasformare la nostra vita e di contribuire alla felicità degli altri, con un impatto positivo anche nella comunità in cui viviamo.
Solitamente si prega a casa, da soli o con altri, la mattina e la sera. Nei paesi dov’è presente un’organizzazione appartenente alla SGI, membri e ospiti si incontrano regolarmente 1 o 2 volte al mese in riunioni chiamate “riunioni di discussione” dove è possibile studiare e scambiare esperienze. (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 8 febbraio 2016

"Sviluppa sempre più la tua fede fino all’ultimo momento della tua vita, altrimenti avrai dei rimpianti. Per esempio, il viaggio da Kamakura a Kyoto dura dodici giorni: se viaggi per undici giorni e ti fermi quando ne manca uno solo, come puoi ammirare la luna sopra la capitale? Qualunque cosa accada, rimani vicino al prete che conosce il cuore del Sutra del Loto, continua a imparare sempre più da lui i princìpi del Buddismo e prosegui il viaggio della fede."

Dal Gosho "Lettera a Niiike" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 911)

domenica 7 febbraio 2016

Frase dal Gosho - 7 febbraio 2016

"Rafforza la tua fede ancora di più. Il ghiaccio è fatto di acqua, ma è più freddo dell’acqua; il colore blu si ottiene dall’indaco, ma, quando qualcosa viene ripetutamente tinta in questo, assume un colore più intenso di quello della pianta di indaco. Benché il Sutra del Loto sia sempre uguale, se tu continui a rafforzare la fede, il tuo colore sarà più intenso di quello degli altri e riceverai più benefici di loro."

Dal Gosho "La supremazia della Legge" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 547)

sabato 6 febbraio 2016

Frase dal Gosho - 6 febbraio 2016

"Ascoltando la voce si può conoscere la mente di una persona perché l’aspetto fisico rivela quello spirituale. Spirito e materia sono in essenza una cosa sola, ma si manifestano in due fenomeni distinti. Così la mente del Budda trova espressione nelle parole scritte del Sutra del Loto. Queste parole scritte sono la mente del Budda in forma differente. Perciò, chi legge il Sutra del Loto non deve ritenere che sia fatto di mere parole scritte, perché quelle parole sono la mente del Budda."

Dal Gosho "L’apertura degli occhi di immagini dipinte o in legno" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 75)

venerdì 5 febbraio 2016

Piccoli Budda crescono

Jigyo Keta

Fili sottili uniscono i destini di uomini e donne che spesso neanche si conoscono, legati da una trama invisibile che fa sì che anche una lieve perturbazione in un punto qualunque nell’universo, prima o poi, venga registrata ovunque. Alcune maglie di questa rete sono facilmente riconoscibili: con certe persone e certi luoghi il legame è evidente ed è qui che il potenziale umano può prendere forma e esprimersi al meglio.
Dal concetto di jigyo keta si possono trarre preziosi insegnamenti per ampliare la visione su questa fitta rete di legami. Jigyo è la pratica per sé e formalmente consiste nella recitazione quotidiana di Daimoku e Gongyo. Insieme sono l’unico rito che caratterizza il Buddismo di Nichiren Daishonin. Keta è invece la pratica per gli altri e genericamente consiste nel fare conoscere agli altri il Gohonzon e nell’impegnarsi ad incoraggiare altri fedeli ad approfondire la fede nell’esistenza della condizione vitale della Buddità nella propria vita.

Frase dal Gosho - 5 febbraio 2016

"Credi nel Gohonzon, il supremo oggetto di culto in tutto Jambudvipa. Rafforza costantemente la tua fede e ricevi la protezione di Shakyamuni, di Molti Tesori e dei Budda delle dieci direzioni. Impegnati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio non può esservi Buddismo. Devi non solo perseverare tu, ma anche insegnare agli altri. Sia la pratica che lo studio sorgono dalla fede. Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o un solo verso".

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 342)

giovedì 4 febbraio 2016

Fede e Ragione

La fede e la ragione molto spesso sono collocate in campi totalmente separati e opposti, e molti considerano qualsiasi tipo di credenza – in particolare quella religiosa – come una paralisi della ragione: una sorta di stampella intellettuale.
Attualmente l’idea di una netta contrapposizione tra fede e ragione, caratteristica del pensiero moderno, sta subendo un processo di revisione.
Filosofi del XX secolo come Ludwig Wittgenstein e Josè Ortega y Gasset hanno rilevato che ogni persona vive, agisce e pensa all’interno di un sistema di convinzioni che è anche inconscio e senza il quale sarebbe impossibile qualsiasi pensiero o azione. «Le nostre convinzioni – scrive Ortega y Gasset – stanno già operando nel profondo della vita nel momento in cui cominciamo a pensare qualcosa». La ragione, in questo senso, è fondata sulla "fede", sulla nostra convinzione. Se la fede è la base della vita, non abbiamo davvero la possibilità di scegliere se credere o no: possiamo però scegliere in cosa credere e quale sarà la sostanza del nostro credere.
All’interno della tradizione buddista, il rapporto tra fede e ragione è stato oggetto di intense indagini. Pur sostenendo che l’Illuminazione del Budda non può essere compresa o espressa completamente attraverso la ragione e il linguaggio, il Buddismo ha sempre sostenuto l’importanza sia della fede sia della ragione.
L’Illuminazione del Budda può trascendere la sfera razionale, ma non è irrazionale, né fa resistenza a un’indagine razionale.

La fede, nel Buddismo, è infatti alla base di un processo d’indagine che utilizza non solo le facoltà analitiche, ma anche quella saggezza intuitiva che si trova nella parte spirituale più profonda dell’essere umano. L’erudizione e la conoscenza sono porte sulla saggezza, ma è questa, poi, che ci rende capaci di usare il sapere nel modo più umano e ricco di valore. La confusione tra conoscenza e saggezza è probabilmente la radice delle aberrazioni presenti nelle nostre società.

Nichiren Daishonin sviluppò ed espose i suoi insegnamenti in modo razionale: era famoso per la sua erudizione e la disponibilità ai dibattiti. Molte delle sue scritture più importanti hanno la forma dialettica di domanda e risposta, attraverso la quale egli presentava le questioni, le analizzava e risolveva i dubbi. Sraddha, prasada e adhimukti sono tre termini sanscriti tradotti nel Sutra del Loto come “fede” (o “convinzione”). Sraddha, definita come il primo stadio della pratica buddista, significa “suscitare la fede” ed anche “avere curiosità riguardo a”. In tal senso il termine evoca il senso di meraviglia che pare essere alla radice di ogni sentimento religioso.
Prasada esprime l’idea di purezza e chiarezza. Si potrebbe dire che, nella prospettiva del Buddismo, il vero scopo della fede sia quello di purificare la mente in modo da far risplendere la saggezza interiore.
Adhimukti letteralmente significa “intenzione”: la direzione della propria mente o della volontà. Si manifesta nell’atteggiamento mentale di approfondire la comprensione, coltivare e purificare la vita nella prospettiva di arrivare al sublime stato di prasada. In questo modo la fede purifica la ragione, la rafforza e la eleva, fungendo da motore per un processo di continuo auto-miglioramento. Daisaku Ikeda ha definito la fede come “una mente aperta alla ricerca, un cuore puro e uno spirito versatile”.

I concetti sopra esposti hanno come opposto bhakti, un altro termine sanscrito che indica la fede. Bhakti, originariamente, significava “diventare parte di”, e indica un tipo di fede associata alla pratica di assimilazione a una divinità trascendente. Questo termine non viene praticamente mai usato nei testi buddisti.

Nella nostra epoca è opinione comune che l’intelletto sia una facoltà a sé stante, che opera in modo indipendente dal sentimento o dalle convinzioni. Ma sta diventando sempre più evidente che molte delle tendenze attuali – ad esempio gli sforzi per esercitare un dominio tecnologico sulla natura – poggiano su giudizi di valore o convinzioni molto soggettive e parziali. È necessario avviare un processo di avvicinamento tra fede e ragione, applicandolo a tutti gli aspetti della società e dell’essere umano. Sarebbe l’inizio di un tentativo di ristabilire l’integrità della comunità umana, per secoli lacerata dagli estremi di una ragione artificiosamente separata dalla fede e di un assurdo e pericoloso fanatismo religioso. Tale sintesi dovrebbe realizzarsi attraverso un dialogo basato sul reciproco rispetto, privo del desiderio di voler stabilire un dominio sull’altra parte, ma pieno dello spirito di apprendere e di addentrarsi nei più profondi e ricchi giacimenti di verità. Ciò sarà possibile solo se tutte le parti in gioco avranno come obiettivo la felicità di tutti esseri viventi e dell'ambiente dove vivono. (foto di Silvano Bottaro)

Frase dal Gosho - 4 febbraio 2016

"L’insegnamento che Nichiren sta ora propagando può apparire limitato, ma è in realtà molto profondo. E questo perché va ancora più in profondità degli insegnamenti di T’ien-t’ai, Dengyo e gli altri. Consiste dei tre punti importanti del capitolo “Durata della vita” dell’insegnamento originale. Praticare solamente i sette caratteri di Nam-myoho-renge-kyo può apparire limitato, tuttavia, poiché essi sono il maestro di tutti i Budda delle tre esistenze, la guida di tutti i bodhisattva delle dieci direzioni e l’insegnamento che permette a tutti gli esseri viventi di raggiungere la via del Budda, in realtà è profondo."

Dal Gosho "Le illusioni e i desideri sono illuminazione" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 281)

mercoledì 3 febbraio 2016

Eternità...


Per un Budda - per chi si è risvegliato alla legge mistica e percepisce l'eternità della vita - nascita, invecchiamento, malattia e morte, costituiscono il ritmo fondamentale e sono pervase dalla fragranza delle quattro nobili virtù di eternità, felicità, vero io e purezza. (D. I.)

Enrico ha detto...

dossier le storia del budda

Grazie per tutti gli incoraggiamenti giornalieri che ci aiutano e ci fanno stare bene.

Grazie enrico

(commento del 13 maggio 2015)

Frase dal Gosho - 3 febbraio 2016

"Ma, anche se può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, non accadrà mai che la preghiera di un praticante del Sutra del Loto rimanga senza risposta."

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 306)