giovedì 31 marzo 2016

La Torre Preziosa

Il Sutra del Loto, considerato nella tradizione mahayana l’insegnamento nel quale il Budda rivela la pienezza della sua Illuminazione, è la descrizione, largamente allegorica, dell’interazione del Budda Shakyamuni con una grande assemblea di discepoli. Nel capitolo undicesimo del Sutra si legge che una magnifica “Torre Preziosa” emerge improvvisamente dalla terra. È talmente imponente da sconcertare gli astanti ed è adorna di sette tipi di gioielli. Il termine “Torre” è la traduzione di stupa, una struttura a forma di cupola che – tradizionalmente – veniva eretta per ospitare le reliquie del Budda.
Non appena l’assemblea attonita alza lo sguardo, dall’interno della torre si ode una voce che loda Shakyamuni attestando la verità del suo insegnamento. Shakyamuni apre la torre e al suo interno appare il Budda Molti Tesori che visse e morì in un tempo incalcolabilmente remoto.
Shakyamuni spiega che questa torre preziosa appare nell’universo ovunque si predichi il Sutra del Loto, poi entra nella torre e si siede al fianco di Molti Tesori. La torre e l’intera assemblea si sollevano nello spazio dove, nella “Cerimonia nell’Aria”, si manifestano altri eventi straordinari. Tutto ciò non è che la spiegazione, attraverso simboli e metafore, dell’incommensurabile natura di Budda inerente alla vita di tutti gli esseri viventi.
Nel Buddismo, l'Illuminato (il Budda) rappresenta l’ideale di sviluppo e perfezione massima dell'essere umano. Shakyamuni, con la sua grande compassione, saggezza e coraggio, incarna questo ideale, diventando un modello per i suoi seguaci. Dopo la sua morte però, l'insegnamento si ammantò di misticismo e si cominciò a considerare la Buddità come un obiettivo praticamente irrealizzabile, separato dalla realtà concreta, semmai in contrasto con la banalità dell’esistenza umana.
Gli insegnamenti di Nichiren Daishonin (1222-82) invece si basano sulla premessa, contenuta nel Sutra del Loto, che la Buddità è una parte integrante della vita di tutte le persone e che noi siamo in grado di manifestarla così come siamo. L’emergere dalla terra della Torre Preziosa può essere interpretato come la spiegazione dell’effettiva relazione fra l’ideale impalpabile della Buddità e la vita di tutti i giorni.
Per Nichiren la Torre Preziosa simboleggia la realtà ultima, che egli identificò con Nam-myoho-renge-kyo. Il Budda Molti Tesori rappresenta il mondo di Buddità. Questa sublime realtà è eterna e sempre esistita, ma si manifesta solo in determinate condizioni. Il Budda Shakyamuni qui rappresenta un Budda mortale, o la Buddità attiva e manifesta in questo transitorio mondo reale. L’atto di Shakyamuni di sedersi accanto a Molti Tesori rappresenta il fatto che questi due aspetti del Budda, quello eterno e quello transitorio, sono in realtà la stessa cosa.
In una lettera ai suoi seguaci, Nichiren Daishonin spiega dove si trova questa realtà ultima, essa esiste nella profondità della vita di tutte le persone. Egli scrive: «Nell'Ultimo giorno della Legge non esiste altra torre preziosa che gli uomini e le donne che abbracciano il Sutra del Loto» (RSND, 1, 264).
Gli attributi e le caratteristiche del Budda esistono già nella vita di ciascun individuo: l’intento del Sutra del Loto e la missione di coloro che lo abbracciano è attivarle dalla profondità della vita e portarle nel mondo. Il Sutra del Loto mette in connessione queste due realtà. Il Daishonin formulò la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo come mezzo per praticare il Sutra del Loto – per permettere alla torre preziosa di emergere dalla nostra vita. Come strumento per questa pratica, iscrisse un mandala – il Gohonzon – che dipinge la Cerimonia nell’Aria in caratteri cinesi, ed è la rappresentazione della natura di Budda presente in tutte le cose.
Nichiren Daishonin descrive i sette tipi di gioielli che adornano la torre preziosa, come le virtù di: «ascoltare l'insegnamento corretto, credere in esso, osservare i precetti, meditare, praticare assiduamente, rinunciare ai propri attaccamenti e riflettere su se stessi» (ibidem, 264). Molto significativamente, queste qualità non attengono alla figura di un Budda maestoso, ma piuttosto ad una persona che lotta per ottenere la Buddità. Ed è proprio attraverso lo sforzo e la lotta che le caratteristiche della natura di Budda, insita nella nostra vita, si manifestano.
Vedere la torre preziosa vuol dire riconoscere la nostra innata natura di Budda, vuol dire sostenere ed avere consapevolezza della grande dignità della nostra vita e di quella degli altri. Essenzialmente è proprio la fede nella natura innata di Budda ciò che distingue un “Budda” da un “comune mortale”.
Come scrive il Presidente della Soka Gakkai Internazionale Daisaku Ikeda: «La “torre adornata dei sette tipi di gioielli” è il grande e nobile aspetto originale della nostra vita.”

(dalla rivista SGI Quarterly luglio 2012 )
Fonte: sgi-italia

Frase dal Gosho - 31 marzo 2016

"Per chi raccoglie la propria fede e recita Nam-myoho-renge-kyo con la profonda consapevolezza che adesso è l’ultimo momento della sua vita, il sutra proclama: «Quando la loro vita giungerà al termine, esse saranno accolte dalle mani di mille Budda che le libereranno da ogni paura e impediranno loro di cadere nei cattivi sentieri dell’esistenza». Che felicità! È impossibile trattenere lacrime di gioia sapendo che non uno o due, non cento o duecento, ma mille Budda verranno ad accoglierci con le braccia aperte."

Dal Gosho "L’eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 190)

mercoledì 30 marzo 2016

Felicità in questo mondo

C'è felicità e felicità.
Ce n'è una fuggevole e relativa, perché legata a qualcosa fuori di noi, E ce n'è un'altra, indistruttibile e assoluta, che si trova dentro ognuno. Non in un altro mondo lontano dalla realtà di tutti i giorni, o in un'altra vita. Non riservata a pochi, ma neppure facile da ottenere senza sforzi. E' la chiave d'accesso a una nuova dimensione umana. Dà un altro senso al tempo e all'esistenza.
Si chiama Buddità"

Atzeni Lello ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao mi chiamo Carmelo, bellissimo blog, io sono praticamente un buddista in erba, non conoscevo il buddismo ma grazie ad una amica ne sono rimasto affascinato mi piace e sto cercando di imparare il più possibile, sempre con lei sono andato al Kaikan è stato bellissimo recitare e ci sono andato anche altre volte. Pratico Gongyo la mattina sicuramente la mia pronuncia nel recitare e ancora molto disordinata ma spero di perfezionarmi col tempo, ora sto leggendo il più possibile mi piace, sento che in me sta cambiando qualcosa, sto bene voglio essere felice e poter rendere felice chi mi e vicino. Grazie! NMRK

(commento del 19 novembre 2015)

Frase dal Gosho - 30 marzo 2016

"Nell’ottavo volume del Sutra del Loto si legge: «I loro desideri saranno appagati e nell’esistenza presente saranno ricompensati con la fortuna». Vi si afferma inoltre: «Nell’esistenza presente otterrà una ricompensa visibile per queste azioni» [...] Se ci fosse anche una sola menzogna nel Sutra del Loto, in cosa potremmo riporre fede?"

Dal Gosho "Fortuna in questa vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 583)

martedì 29 marzo 2016

Cambiare si può

Essendo chiuso tra quattro mura non era facile trovare la serenità necessaria per attendere che gli eventi mutassero, senza poter fare niente di concreto a parte recitare Daimoku e risvegliare dentro di me una profonda fede e la fiducia di poter realizzare i miei scopi.

Ho iniziato a praticare nel 1984 perché ero alla ricerca della felicità e il Buddismo mi dava quello che cercavo. Cambiai tanti aspetti negativi del mio carattere, realizzai molti obiettivi e impegnai tutte le mie energie nell'attività per gli altri e nella ristrutturazione del Centro culturale di Firenze; ma, senza rendermene conto, ero profondamente tormentato da dubbi e incertezze. Dopo dieci anni iniziò un lento declino: recitavo sempre meno Daimoku giustificandomi con il troppo lavoro; problemi di relazione con i miei compagni e rancori di vario genere mi portarono a isolarmi e a smettere di praticare. Passai gli anni seguenti dedicandomi al lavoro, fino a che nel 1998 conobbi una donna tossicodipendente. Pensando di avere la capacità di farla uscire dalla droga, ne rimasi coinvolto io.
Il mio stato psichico e fisico peggiorò e nel 1999 mi trasferii in Colombia, diventando un narcotrafficante che esportava cocaina in Italia. Alla fine del 2000 venni arrestato in Italia con l'accusa di dirigere un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti; in più ero tossicodipendente. Fu un duro colpo per la mia famiglia; in particolare per mio padre, medico, la delusione fu grandissima.

Frase dal Gosho - 29 marzo 2016

"Non devono esserci discriminazioni fra coloro che propagano i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo nell’Ultimo giorno della Legge, siano essi uomini o donne: se non fossero Bodhisattva della Terra, non potrebbero recitare il daimoku. Dapprima solo Nichiren recitò Nam-myoho-rengekyo, ma poi due, tre, cento lo seguirono, recitando e insegnando agli altri. La propagazione si svilupperà così anche in futuro. Non vuol dire ciò “emergere dalla terra”?"

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 341)

lunedì 28 marzo 2016

In che modo la Soka Gakkai Internazionale (SGI) offre il proprio contributo alla società?

In senso ampio, si può dire che la SGI promuova attivamente la pace, la cultura e l’educazione, basandosi sul rispetto della dignità della vita e sul convincimento che gli esseri umani abbiano un infinito potenziale positivo. In particolare, tre sono i modi in cui la SGI offre il suo contributo alla società. Il più significativo è lo sforzo che milioni di fedeli fanno nell’ambito della famiglia, nel luogo di lavoro e nella società per promuovere i loro ideali, risolvere i conflitti e favorire lo sviluppo di persone capaci.
Inoltre, nei singoli paesi di appartenenza, i gruppi locali attuano progetti che riguardano l’ambiente, gli scambi culturali, mostre e dibattiti sulla nonviolenza. A livello internazionale, la SGI sostiene le Nazioni Unite, con sedi a New York, Ginevra e Vienna. È attiva nell’educazione con particolare attenzione ai temi che riguardano la pace, il disarmo, i diritti umani e lo sviluppo sostenibile. Contribuisce con aiuti umanitari in caso di disastri naturali e partecipa a dibattiti interreligiosi. È inoltre impegnata a livello locale in vari network e, attraverso partnership, in Organizzazioni Non Governative, sia a livello nazionale che internazionale.
Dal momento che la SGI considera le armi nucleari una minaccia per il diritto alla vita in quanto tale, nel 2007 ha inaugurato il “Decennio per l’abolizione del nucleare” (People’s Decade for Nuclear Abolition, in Italia “Campagna Senzatomica”, www.senzatomica.it), un’iniziativa che ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e attivare una rete globale di persone che si dedicano a realizzare un mondo libero dalle armi nucleari attraverso la trasformazione dell’animo umano.

Frase dal Gosho - 28 marzo 2016

"Tu non hai figli né fratelli su cui si possa contare. Hai solo i tuoi due feudi. Questa vita è come un sogno, nessuno può esser certo di vivere fino a domani. Anche se tu dovessi diventare il più misero dei mendicanti, non disonorare il Sutra del Loto."

Dal Gosho "Ammonimento contro l’attaccamento al proprio feudo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 731)

domenica 27 marzo 2016

Frase dal Gosho - 27 marzo 2016

"«Quanto a Myoho-renge-kyo, si chiama Myoho-renge-kyo il principio per cui la natura di Budda di noi persone comuni, la natura di Budda di Brahma, Shakra e delle altre divinità, la natura di Budda di Shariputra, Maudgalyayana e degli altri ascoltatori della voce, la natura di Budda di Manjushri, Maitreya e degli altri bodhisattva, e la mistica Legge che è l'Illuminazione dei Budda delle tre esistenze, sono una sola identica cosa»"

Dal Gosho "Come coloro che inizialmente aspirano alla via possono conseguire la Buddità attraverso il Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 789)

sabato 26 marzo 2016

Frase dal Gosho - 26 marzo 2016

"Cina c’è una cascata chiamata la Porta del Drago. Le sue acque precipitano da un’altezza di cento piedi, più rapide di una freccia scagliata da un forte arciere. Si dice che un gran numero di carpe si raccolgano nel bacino sottostante sperando di risalire la cascata e che quella che riuscirà nell’impresa si tramuterà in un drago. Tuttavia, non una sola carpa su cento, su mille o anche su diecimila riesce a risalire la cascata, nemmeno dopo dieci o venti anni. Alcune sono trascinate via dalle forti correnti, altre cadono preda di aquile, falchi, nibbi e civette, e altre ancora vengono pescate con le reti, con i cesti e a volte perfino con i dardi, dagli uomini che si allineano su entrambe le rive della cascata larga dieci cho. Tale è la difficoltà per una carpa di diventare un drago. [...] Conseguire la Buddità non è più facile che per gli uomini di basso rango accedere ai circoli di corte o per una carpa risalire la Porta del Drago."

Dal Gosho "La Porta del Drago" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 890)

venerdì 25 marzo 2016

La zampata dell' Illuminato

Io non sono un Budda. Senza saperlo è questa la frase che rivolgo a me stesso quando non penso di poter essere felice in ogni circostanza. Io no, non sono un Budda. Io non godo della forza di vita che un Budda può avere anche di fronte alle circostanze più difficili. Gli altri sì ma io no.
Le cose si fanno difficili e io retrocedo, mi chiudo nel mondo che mi domina. Sia esso l’Inferno o la Collera: rimango lì. Mi chiedo, chiedo agli altri, chiedo alle cose di dimostrarmi che non è quella la mia vera natura. Solo allora sarò un Budda. E se nessuno risponde, se il mio grido disperato non ha eco, allora no. Non sono un Budda. Questa è una storia che conosco alla perfezione, è il punto di partenza da cui tutto nasce. Inizia da qui ogni mia esperienza di fede. Da quando giro la clessidra e inizio una corsa con il tempo. Quello del mio dolore, quello delle mie sfide. Giro la clessidra o, meglio, la vita mi gira la clessidra e mi sfida: vediamo quanto impieghi a ricordarti che sei un Budda. È da quando viene girata la clessidra che inizia la mia sfida. Delle volte aspetto che l’ultimo granello scenda per decidere. A volte lascio che la vita giri per me più volte il contatore del tempo. Eppure so, o ricordo, che altre volte ho fermato il tempo e ho tirato fuori la mia energia prima che si esaurisse la caduta di sabbia nel vetro. Magari – se me lo ricordo – mi lamento: «Perché questa volta non fermo il tempo?». Il viaggio della fede ha per me questo ritmo tra credere e non credere. Troppo spesso la dottrina dei benefici la modulo sulla base di un’attesa, non di una scelta. Impiego tempo a dirmi «basta». Ci metto un po’ a distrarre la mia vita da questa coazione a ripetere. Mi sembra persino ingiusto che accada, almeno quanto ingiusto il fatto di aver bisogno di rideterminare. Sembra quasi che la condizione di Buddità debba essere fissa e automatica. Che io la debba aver conquistata una volta per tutte. E che questa volta non tocchi a me ma a lei riprodursi. Devo campare di rendita.
La ragione di tutta la mia lentezza, la pena di ogni mia battaglia nasce da qui. Da quanto io abbia potere di credere che sta a me, che creda di essere io un Budda e non che un Budda debba entrare in me come un alieno e io semplicemente ripetere le sue mosse, dire le sue cose. Ma non accade. E, se accade, ormai è chiaro che l’alieno, per quanto dica cose giuste, nel modo più convincente, non cambierà. Tutto resterà com’è.
Purtroppo per me la strada per la ricerca dei benefici o per la soluzione delle sofferenze è passata spesso per questo percorso angusto e tortuoso. Strade sbagliate, decise a mente, della cui inutilità mi accorgevo solo dopo. La fede, ora lo so, non è un dato acquisito. La fede non è una volta e poi sempre uguale. Come uguale non è la vita. Come il tempo: sempre diverso. La mia esperienza è stata per tante volte questa. Aspettare il momento in cui non ne puoi più, in cui il tempo è diventato un macigno da buttarsi addosso. Non è come andare alle olimpiadi, come aspettare la sfida finale: intrepidi e competitivi. È davvero solo un modo per finire a lottare sull’orlo di un precipizio. Avere il bisogno di vedere sotto un ripido crinale, temere di caderci. Come in un film d’azione in cui bisogna aspettare l’ultima scena per vedere l’eroe salvo e il cattivo al posto suo, nel baratro. Ma in questo, se ci pensate, non c’è nulla di eroico. È solo non credere e poi, solo poi, credere. È avere aspettato tanto, troppo, per ricordarsi che sì, sei un Budda. Anche questa volta.
Cambiare la propria vita, sconfiggere il proprio karma, non dovrebbe essere come un gioco-stillicidio del gatto col topo, specie se il topo è molto più grande di noi “non Budda”. Perché attendere allora a dare la zampata dell’illuminato? Credo che la sfida mia e di chi come me aspetta la lotta sull’orlo del precipizio – chi in definitiva pensa di poter vincere almeno una volta combattendo solo con le proprie capacità umane – sia quella di credere prima che sotto di noi sprofondi un abisso di cui intravediamo la fine rovinosa. Come se ci fosse bisogno di un aiuto esterno che nelle storie della nostra scuola “greco-romana” era rappresentato dall’intervento divino. Insomma, credo che fare questa dilazione, aspettare a tirare fuori l’umanità perfetta di un Budda, sia un gesto di arroganza («sono un eroe, un semidio, non un Budda!»), di oscurità, illusione e, prima ancora, di grande debolezza. (R. C.)

(tratto da Buddismo e Società n. 159)

Frase dal Gosho - 25 marzo 2016

"«I sapienti sanno percepire l’origine delle cose, come i serpenti conoscono la via dei serpenti». Se il cielo è sereno, la terra è illuminata. Similmente, se si conosce il Sutra del Loto si può comprendere il significato degli affari di questo mondo."

Dal Gosho "L’oggetto di culto per l’osservazione della mente" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 336)

giovedì 24 marzo 2016

La giovinezza

Il Buddismo affronta la realtà delle “quattro sofferenze” di nascita, invecchiamento, malattia e morte ma, come commenta il presidente della Soka Gakkai Internazionale Daisaku Ikeda, «È importante ricordare che invecchiare e andare avanti negli anni non significano necessariamente la stessa cosa...
Ci sono sicuramente molte persone che, col passare degli anni, diventano più vigorose ed energiche, più aperte e tolleranti, e vivono con maggiore sicurezza e libertà».
Queste persone rimangono giovani, sviluppando e mantenendo la speranza, l’entusiasmo, l’ottimismo e la lungimiranza, dimostrando di non aver perso lo smalto col passare degli anni. Invece, purtroppo, ci sono persone persino più giovani che hanno già perso la speranza e sembrano invecchiate prima del tempo.
Forse, suggerisce Ikeda, per essere veramente giovani è necessario ripartire e rideterminare con freschezza, ogni volta, fino all’ultimo istante di vita. Nel Sutra del Loto troviamo l'insegnamento necessario per sperimentare quest’espansione, o “estensione”, della nostra vita: impegnarsi per il benessere e la felicità degli altri.
Il Sutra del Loto è assolutamente unico fra le scritture buddiste, assicura a chi lo mette in pratica che potrà trovare vita e giovinezza eterne e che la felicità si trova affrontando e superando le prove e le sfide della vita reale, non in un qualche paradiso dopo la morte. Sviluppando e approfondendo la compassione per gli altri, è possibile ottenere uno stato vitale interiore che tocca l’eternità e sembra trascendere la morte. Shakyamuni descrive le caratteristiche della sua illuminazione come uno stato eterno e durevole di costante vitalità e ringiovanimento: il suo desiderio è che tutti possano sperimentare una condizione vitale così elevata. La questione allora è: come possiamo ottenere lo stesso stato vitale eternamente giovane e vitale?
Il Sutra del Loto offre il modello del Bodhisattva Mai Sprezzante che, con il suo atteggiamento di rispetto, cercava di risvegliare le persone che incontrava alla loro innata natura di Budda, anche se veniva schernito e vilipeso per quest'azione. Attraverso tale comportamento egli ottenne la condizione illuminata del Budda. La stessa condizione possiamo raggiungerla impegnandoci personalmente e compiendo azioni per la felicità degli altri e nostra.
Nichiren Daishonin, che nel 13° secolo fondò il suo insegnamento buddista basato sul Sutra del Loto – oggi praticato dai membri della SGI – riteneva che il desiderio di contribuire alla propria felicità e a quella degli altri fosse un desiderio fondamentale che tutti condividiamo a un livello più profondo: desiderio che i nostri problemi e preoccupazioni non ci permettono di percepire.
Quando ci impegniamo con tutto il cuore per “ricordare” o riportare alla coscienza questo voto o desiderio profondo e ci sforziamo di dare il nostro contributo, possiamo far sgorgare dalla nostra vita risorse prima sconosciute: coraggio, saggezza e compassione, in altre parole la Buddità. Ciò non significa che la nostra vita fisica si debba necessariamente allungare, vuol dire che quando ci risvegliamo e ci sintonizziamo su questa profonda compassione, la qualità della nostra vita si innalza così tanto che in un singolo istante può scaturire un’immensa gioia e siamo pervasi da energia e vitalità infinite.
Grazie a questo risveglio, le persone che prima erano schiacciate dal peso della sofferenza possono cominciare a vivere in una prospettiva di autodeterminazione, con compassione e creatività. È questo, e non il semplice e spesso passivo passare dei giorni o degli anni, ciò che il Buddismo intende per uno stato vitale in cui si può godere di eterna giovinezza.

(dalla rivista SGI Quarterly ottobre 2009)

Fonte: sgi-italia

Frase dal Gosho - 24 marzo 2016

"Accettare è facile, continuare è difficile. Ma la Buddità si trova nel mantenere la fede. Colui che abbraccia questo sutra dovrebbe essere pronto a incontrare difficoltà. È comunque certo che "conseguira` rapidamente l’insuperata via del Budda". "Mantenere la fede" vuol dire serbare nel cuore Nam-myoho-renge-kyo, il principio più importante per tutti i Budda delle tre esistenze."

Dal Gosho "La difficoltà di mantenere la fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 417)

mercoledì 23 marzo 2016

L' albero

"Allora cos'è il beneficio invisibile? Possiamo paragonarlo alla crescita di un albero. Anche se guardate un albero giorno dopo giorno, non noterete alcun cambiamento. Ma se lo osservate dopo cinque, dieci o vent'anni, vi accorgerete che è diventato alto e robusto. Analogamente, se continuate a praticare questa fede per cinque, dieci o vent'anni, il vostro karma sparirà e voi cambierete il vostro destino, accumulerete fortuna e otterrete fantastici benefici. Questo è ciò che significa beneficio invisibile, ed è il vero beneficio del Buddismo del Daishonin."

estratto da LA NUOVA RIVOLUZIONE UMANA Vol.8 pag 63

Stefano ha detto...

dossier le storia del budda

Ora ti ho scoperto, ora non ti mollo più.
Un brillante portale di buddità.
Grazie infinite per tutti i tuoi sforzi.

Stefano | 26 anni | Napoli

(commento del 14 ottobre 2015)

Frase dal Gosho - 23 marzo 2016

"Tutti i caratteri di questo sutra, senza eccezione alcuna, sono Budda viventi di perfetta illuminazione, ma noi, guardandoli con gli occhi delle persone comuni, vediamo solo dei caratteri. Per esempio, gli spiriti affamati vedono il fiume Gange come fuoco, gli esseri umani come acqua e gli esseri celesti come amrita. L’acqua è sempre uguale, ma appare diversamente secondo la retribuzione karmica di ognuno."

Dal Gosho "Risposta al prete laico Soya" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 431)

martedì 22 marzo 2016

La terra della luce tranquilla

La drammatica esperienza della perdita quasi totale della vista le ha fatto scoprire la capacità di vedere non solo il mondo fisico, ma anche la sofferenza delle persone. E da lì partire per sostenere gli altri e per costruire una terra del Budda.

Tutto era iniziato nel 1996. Una mattina appena alzata, senza nessun preavviso, ebbi improvvisamente il distacco di retina totale con lesione profonda e la conseguente perdita della vista da un occhio, mentre l'altro risultava seriamente compromesso. Le conseguenze furono molto gravi, non solo la privazione della vista, ma anche la perdita del lavoro, in quanto facevo la decoratrice su ceramica da moltissimi anni... un dramma!
La conseguenza immediata fu una profonda disperazione che mi portò alla depressione. Non accettavo questo gravissimo deficit visivo, che i medici definirono un "handicap permanente". La mia esistenza cambiò in un attimo e diventò un problema fare qualsiasi cosa, anche la più banale. Obbligata a portare gli occhiali scuri, non potevo leggere né guidare. Una parte della mia vita stava scivolando via. Anche il mio fidanzato, con cui stavo felicemente insieme da otto anni e con il quale condividevo la grande passione per il ballo, appesantito da questa situazione mi lasciò, e così anche gli amici piano piano si defilarono; due anni dopo anche la mia mamma, per me unico conforto, venne a mancare: non avevo più voglia di vivere.
Infatti, proprio a causa della mia incapacità di reagire mi ritrovai successivamente a combattere altre malattie, come una operazione al fegato e due ernie al disco non operabili. Ero diventata l'ombra di me stessa, arrivando a pesare solo quarantaquattro chili. La mia vita si svolgeva ormai negli ospedali e fu inevitabile ricorrere a tranquillanti e antidepressivi. Ma un giorno incontrai un amico che vedendomi così distrutta mi accompagnò a una riunione buddista. Era il 12 ottobre del 1999, che poi scoprii essere la ricorrenza dell'iscrizione del Dai-Gohonzon... fu un bellissimo inizio! Mi rasserenai immediatamente avvertendo la gioiosità dei partecipanti e il giorno dopo iniziai a recitare Daimoku.
Fu come se la mia vita esplodesse di calore, di gioia, di luce che allontanava le ombre, dandomi la possibilità di vedere oltre. I benefici della pratica non tardarono a manifestarsi. Da persona triste e deperita ero rifiorita, il cambiamento era visibile agli occhi di tutti e tante persone mi chiedevano cosa mi stesse accadendo.
Ormai pensavo a guarire e a non farmi sconfiggere dal demone della malattia. In maniera del tutto naturale smisi di fare uso degli psicofarmaci e decisi di affrontare la vita vincendo sulle difficoltà grazie alla preghiera. In breve tempo riacquistai parte della vista e ciò mi consentì di poter leggere senza l'ausilio della lente d'ingrandimento. L'oculista rimase attonito constatando l'aumento delle diottrie e non si rendeva conto di come fosse stata possibile una tale trasformazione.
Grazie a questa esperienza mi sono resa conto di quante persone avessero bisogno d'incoraggiamento per non sentirsi soli ed emarginati nel loro dolore. Mi precipitavo a raccontare la mia esperienza a chiunque avesse un problema di salute, incoraggiandoli ad avere fiducia nel Gohonzon. Così facendo sette persone hanno iniziato a praticare e hanno ricevuto il Gohonzon. Provo una profonda gratitudine per la persona che mi ha parlato del Buddismo di Nichiren Daishonin e rabbrividisco al pensiero che lui, quel giorno, avrebbe potuto non fermarsi a parlare con me.
Ho ricevuto il Gohonzon il 7 novembre 2000 e nonostante siano passati diversi anni, conservo fortemente la consapevolezza che non avrei potuto farcela senza la preghiera, la fede, il sostegno dei compagni di fede e senza le frasi di Gosho che mi hanno accompagnato lungo questo percorso di rinascita che si è concretizzato fisicamente attraverso la guarigione, ma che ha agito più profondamente consentendomi di aprire gli occhi per far emergere la mia Buddità e riconoscerla negli altri. (G. G.)(dati modificati)

Frase dal Gosho - 22 marzo 2016

"Sappiate che la nostra vita e il suo ambiente sono l'entita` di ichinen sanzen. Percio`, secondo questo principio quando raggiungiamo la Buddita`, la nostra vita pervade l'intero universo sia fisicamente che spiritualmente"

Da "Il vero oggetto di culto" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1, pag. 234)

lunedì 21 marzo 2016

Perché la Soka Gakkai Internazionale (SGI) si definisce un’organizzazione laica?

La SGI non ha preti o templi, ma una leadership laica e dei centri culturali. Ognuno pratica quotidianamente a casa propria e anche le “riunioni di discussione” che si svolgono su base locale hanno luogo nelle case dei membri, i quali vivono e lavorano nell’ambito della società, integrando la pratica nel ritmo della loro vita quotidiana.
Fino al 1991 la Soka Gakkai e la SGI erano affiliate alla scuola Nichiren Shoshu, ma nel novembre di quell’anno c’è stata una drastica scissione. Ora i membri della SGI sentono che il desiderio di Nichiren Daishonin di rendere tutte le persone in grado di manifestare la loro natura di Budda si realizza meglio attraverso un’organizzazione laica che agisce nelle comunità locali.

Frase dal Gosho - 21 marzo 2016

"In sostanza, l’apparizione della torre preziosa indica che quando udirono il Sutra del Loto i tre gruppi di ascoltatori della voce percepirono per la prima volta la torre preziosa dentro la loro vita. Adesso i discepoli e i seguaci laici di Nichiren stanno facendo lo stesso. Nell’Ultimo giorno della Legge, non esiste altra torre preziosa che gli uomini e le donne che abbracciano il Sutra del Loto. Perciò ne consegue che coloro che recitano Nam-myoho-rengekyo, qualunque sia la loro condizione sociale, sono essi stessi la torre preziosa, e allo stesso modo sono essi stessi il Tathagata Molti Tesori. Non esiste altra torre preziosa che Myoho-renge-kyo. Il daimoku del Sutra del Loto è la torre preziosa e la torre preziosa è Nam-myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "La torre preziosa" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 264)

domenica 20 marzo 2016

Frase dal Gosho - 20 marzo 2016

"Riguardo alle preghiere, vi sono preghiere visibili con risposte visibili, preghiere visibili con risposte invisibili, preghiere invisibili con risposte invisibili e preghiere invisibili con risposte visibili. Tuttavia, la cosa essenziale è che, se hai fede in questo sutra, tutti i tuoi desideri si realizzeranno nell’esistenza presente e in quella futura."

Dal Gosho "Lettera al prete laico Domyo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 665)

sabato 19 marzo 2016

Frase dal Gosho - 19 marzo 2016

"Se non fosse per la presenza del capitolo “Durata della vita” fra tutti gli insegnamenti di Shakyamuni, questi sarebbero come un cielo senza sole e senza luna, come un regno senza re, come montagne e mari senza tesori, come una persona senza anima. Cioè, se non fosse per il capitolo “Durata della vita”, tutti i sutra sarebbero senza significato. L’erba senza radici non vive a lungo, il fiume senza sorgente non scorre lontano, [...] Nam-myoho-renge-kyo, il cuore del capitolo “Durata della vita”, è la madre di tutti i Budda delle dieci direzioni e delle tre esistenze."

Dal Gosho "L’essenza del capitolo “Durata della vita”" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 161)

venerdì 18 marzo 2016

"Come promette il Budda"

di Manuela Vigorita

Non c’è da cercare chissà dove. I benefici sono ovunque. Attorno e dentro di noi. In questo preciso istante. È una promessa del Budda.
«Questo sutra può salvare tutti gli esseri viventi. Questo sutra può liberare gli esseri viventi dalle sofferenze e dai tormenti. Questo sutra può arrecare grandi benefici a tutti gli esseri viventi ed esaudirne i desideri, proprio come una fresca e limpida fonte può soddisfare tutti coloro che sono assetati. È come un fuoco per chi ha freddo, una veste per chi è nudo, come una carovana di mercanti che trova una guida, un bambino che trova la madre, qualcuno che trova una barca per attraversare l’acqua, un ammalato che trova un medico, come chi trova una lampada nell’oscurità, un povero che trova un tesoro, un popolo che trova un sovrano, un mercante in viaggio che trova la via per il mare, è come la torcia che fa svanire l’oscurità. Può liberare gli esseri viventi da tutti i disagi, tutte le malattie e le sofferenze. Può sciogliere i vincoli della nascita e della morte» (SDL, 383).
C’è un universo colmo di bene pronto ad aprirci le porte, ovunque noi siamo. Dal preciso momento in cui cominciamo a recitare Nam-myoho-renge-kyo per la prima volta. «Se una persona riesce ad udire questo Sutra del Loto – continua il brano – se lo copia personalmente o lo fa copiare da altri, i benefici che ne otterrà saranno tali che neppure la saggezza del Budda potrebbe mai finire di calcolarne la portata» (Ibidem).

Frase dal Gosho - 18 marzo 2016

"Più l’oro viene scaldato tra le fiamme e più vivo sarà il suo colore; più una spada viene affilata, più tagliente diventerà. Più una persona loda le virtù del Sutra del Loto, più i suoi benefici aumenteranno. Ricorda che i ventotto capitoli del Sutra del Loto contengono solo pochi passi che esprimono verità, ma moltissime parole di lode."

Dal Gosho "I benefici del Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 601)

giovedì 17 marzo 2016

La durata della vita e il voto del Bodhisattva

La tradizione Buddista offre, in linea di massima, due prospettive per comprendere il concetto di durata della vita. Da un certo punto di vista tutto, dalla nascita alla morte, viene determinato dal karma, cioè dagli effetti delle cause poste nell’esistenze passate e in quella presente. Ne consegue che se una vita virtuosa crea le condizioni per rinascere in circostanze favorevoli e godere di una vita lunga e felice, azioni distruttive o dannose diminuiscono la vitalità, abbreviando il tempo in cui un essere umano può godere della vita.
Molte scuole buddiste perseguono il fine di purificarsi dal karma per sfuggire al ciclo di nascita e morte, perché la nascita in questo mondo impuro è considerata di per sé una forma di sofferenza.
Secondo un altro punto di vista, la vera gioia non consiste semplicemente nell’essere in grado di evitare o sfuggire alle sofferenze, bensì nell’aiutare gli altri a liberarsi dalle proprie. In altre parole, il valore più grande nella vita si trova nel desiderio di vivere e adoperarsi per il bene degli altri. Il Buddismo chiama questo desiderio “il voto del Bodhisattva”, ed è questa la motivazione che determina il corso e la natura stessa di una vita.
Il voto del Bodhisattva può essere descritto come l’impulso originale della vita. La pratica Buddista ci consente di “ricordare” questo voto e di imprimerlo nella nostra vita ancor più profondamente.
Il sedicesimo capitolo del Sutra del Loto “Durata della vita”, alcuni brani del quale vengono recitati ogni giorno dai membri della Soka Gakkai di tutto il mondo, chiarisce come la natura di Budda – la legge universale o dharma alla quale il Budda si risvegliò – sia inerente a tutti gli esseri viventi. Questa natura di Budda è l’essenza della vita stessa e risvegliarsi ad essa vuol dire risvegliarsi alla natura eterna della vita.
In quest’ottica, la nostra essenza originale è pura e incontaminata, ma noi assumiamo consapevolmente un karma negativo scegliendo di nascere in circostanze difficili. Così, affrontando e superando svariate prove sia sul piano fisico sia su quello psicologico, i bodhisattva riescono a dare speranza agli altri esseri umani. Mostrando la prova del potere intrinseco di superare tali difficoltà, essi aprono una strada che anche altri possono seguire. Proprio per questo, saranno in grado di offrire un reale sostegno a chi si trova in difficoltà simili alle loro.
Così, in ogni esistenza, i bodhisattva si risvegliamo nuovamente al loro voto originale e abbracciano gioiosamente qualunque prova si presenti. Grazie a questa consapevolezza, la vita si trasforma da ciclo di sofferenza in missione. Attraverso tale consapevolezza, persino una vita breve può creare un valore grande e duraturo nella vita delle persone con le quali è interconnessa.
Per esempio, la morte precoce di un bambino può ispirare i genitori a riflettere profondamente, e infine imprimere un significato più profondo alla loro esistenza.
Il valore di una vita, quindi, non dipende semplicemente dalla sua durata temporale, ma dall'impegno rivolto alla propria e alla felicità degli altri.
Piuttosto che un semplice convincimento intellettuale, questo risveglio alla natura eterna della nostra vita può essere percepito come un senso di fiducia profonda, con cui affrontiamo le sfide che inevitabilmente e costantemente si presentano. Tale consapevolezza non ci solleva dalla difficile realtà di vita e morte, ma permette di affrontarla con coraggio e fiducia sempre nuovi.
Come insegna Nichiren Daishonin: saremo in grado di ripetere il ciclo di vita e morte sul terreno sicuro della nostra intrinseca natura illuminata. Credere nella natura eterna dell'esistenza non vuol dire che la nostra esistenza presente perda di significato, al contrario il Buddismo la considera estremamente unica e preziosa e insegna che dobbiamo sforzarci di vivere il più a lungo possibile.
Ogni nuovo giorno deve rappresentare un’opportunità per contribuire alla società e vivere in modo nobile. Ed è proprio quando ci dedichiamo a questo ideale che possiamo conferire dignità al nostro essere “umani”, allungare la durata della vita e godere dell’esistenza più soddisfacente e significativa possibile.

(dalla rivista SGI Quarterly Ottobre 2012)

Fonte: sgi-italia

Frase dal Gosho - 17 marzo 2016

"Il potente guerriero, il generale Li Kuang, la cui madre era stata divorata da una tigre, scagliò una freccia contro una pietra, scambiandola per la tigre, e la freccia vi si conficcò fino alle piume. Ma quando si rese conto che si trattava di una pietra, non riuscì più a perforarla. In seguito a ciò divenne noto come il generale Tigre di Pietra. Lo stesso è successo a te: sebbene i nemici siano in agguato, forse la tua risoluta fede nel Sutra del Loto ha sventato le loro persecuzioni prima ancora che si verificassero? Comprendendo questo, devi rafforzare la tua fede più che mai."

Dal Gosho "Il generale Tigre di Pietra" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 846)

mercoledì 16 marzo 2016

La vittoria

Il Buddismo è una lotta per essere vincitori, nella vita e negli sforzi che facciamo per raggiungere kosen rufu. La felicità è il premio per questi sforzi. La pace mondiale non è altro che il trionfo dell' umanesimo.
La vittoria inizia sconfiggendo le proprie debolezze. La vittoria si realizza nella vita di una persona il cui sforzo è determinato e sincero.

estratto da LA NUOVA RIVOLUZIONE UMANA pag. 123 del vol. 5

Barbara Bucci ha detto...

dossier le storia del budda

Buongiorno. Sono un'italiana che vive in Inghilterra da un paio di mesi. Non conosco il buddismo ma un'amica me ne ha parlato e mi sono ritrovata qui a leggere di voi. Mi serve aiuto per ritrovare l'energia che ultimamente mi sta abbandonando per via delle difficolta quotidiane che incontro da quando ho deciso di trasferirmi all'estero.

(commento del 9 ottobre 2015)

Frase dal Gosho - 16 marzo 2016

"... da tutto cio` si vede chiaramente che la perfetta conoscenza del passato e del futuro e` una caratteristica della natura del saggio. Il Budda Shakyamuni predisse accuratamente il futuro prossimo dichiarando che sarebbe entrato nel nirvana entro tre mesi. Come si puo` dubitare della sua predizione di un futuro lontano in cui kosen-rufu sarebbe stato realizzato nell'ultimo periodo di cinquecento anni? Come si puo` intuire cio` che e` distante guardando quello che e` vicino, cosi` si puo` prevedere il futuro osservando il presente. Questa e` la "coerenza dall'inizio alla fine"."

Da "Il saggio conosce le tre esistenze della vita" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 54)

martedì 15 marzo 2016

La scintilla della determinazione

Un’intera famiglia alle prese con una malattia che non perdona. Due voci raccontano, passo dopo passo, una catena di eventi: dai primi sintomi del male ad un capovolgimento finale per tutti quanti.

L.: Ho sentito parlare per la prima volta di Buddismo nell’96, quando mio fratello si è avvicinato a questa pratica. La persona che gliene aveva parlato era un ragazzo del quartiere che anch’io conoscevo. Dopo qualche mese mio fratello smise di praticare e di Buddismo in famiglia non si sentì più parlare.
Io sono cresciuto in un quartiere di periferia. Si usciva con gli altri ragazzi per fare qualche piccolo furto, si frequentavano sempre cattive compagnie. Fortunatamente a diciotto anni mi sposai, mio suocero aveva un bar e mi prese a lavorare con sé. Il bar era in una zona “calda” della città così, mio malgrado, continuai ad avere contatti con persone “di un certo tipo”. Però ero tranquillo, avevo una famiglia, un lavoro sicuro, tutto girava bene. A dire la verità, con mia moglie non eravamo molto in armonia, ognuno di noi cercava di prevaricare sull’altro, e io ero irascibile, a volte alzavo le mani, tornavo a casa tardi la notte. Ci era nato un bambino, R., che alla fine dell’96, all’età di cinque anni, iniziò ad avere delle febbri continue. Lo ricoverammo per delle analisi approfondite e l’esito fu agghiacciante: leucemia mieloblastica, il tipo peggiore. Mi cadde il mondo addosso, non potevo nemmeno dire la verità a mia moglie perché era nuovamente incinta e temevo per la sua reazione.
Intanto la malattia peggiorava, non si riusciva a trovare una terapia adatta e le cellule tumorali proliferavano, gli cadevano i capelli, era molto dimagrito, pieno di buchi per le flebo.

Frase dal Gosho - 15 marzo 2016

"Poiché il Sutra del Loto è difficile da credere, il Budda per farci prendere fede in esso, diventa un figlio, un genitore o una moglie. Però voi non avete figli e vivete da soli come marito e moglie. Il sutra afferma: «Gli esseri che ci vivono [in questo triplice mondo] sono tutti miei figli». Stando così le cose, il Budda Shakyamuni, signore degli insegnamenti, deve essere per voi due un padre compassionevole e io, Nichiren, vostro figlio [...] Le buone cause che avete posto nelle vite passate sono grandi."

Dal Gosho "Risposta al prete laico di Ko" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 435)

lunedì 14 marzo 2016

In che modo la Soka Gakkai Internazionale coopera con le altre religioni?

La SGI è impegnata in tutto il mondo nella costruzione di dialoghi interreligiosi basati sulla convinzione dell’importanza di trovare un cammino comune per tutte le religioni e risolvere insieme i complessi temi che riguardano gli esseri umani. I membri della SGI partecipano regolarmente al “Parlamento delle religioni del mondo” e ad altri forum interreligiosi.
Daisaku Ikeda, nella prefazione all’edizione italiana della Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, scrive: «Inoltre, continuando a percorrere questo cammino di dialogo e reciproco miglioramento, ogni fede potrà manifestare il proprio valore intrinseco, contribuendo alla creazione di un sodalizio di “religioni per l’essere umano” in grado di trasformarsi nella forza più grande per la realizzazione della pace nel mondo» (RSND, 1, xi).

Frase dal Gosho - 14 marzo 2016

"La vecchia volpe non dimentica la collinetta in cui è nata, e la tartaruga bianca ripagò il favore ricevuto da Mao Pao. Persino gli animali conoscono la gratitudine, a maggior ragione dovrebbero conoscerla gli esseri umani. [...] A maggior ragione chi si dedica al Buddismo non dovrebbe dimenticare i debiti di gratitudine verso i genitori, verso i maestri e verso il paese. Ma, per ripagare questi grandi debiti, deve assolutamente studiare e comprendere a fondo il Buddismo e diventare un sapiente. "

Dal Gosho "Ripagare i debiti di gratitudine" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 614)

domenica 13 marzo 2016

Frase dal Gosho - 13 marzo 2016

"Dunque, se è per il Sutra del Loto, non ci si dovrebbe mai tirare indietro qualunque cosa accada. Il Budda, «con voce sonora si rivolse alle quattro categorie di credenti dicendo: “Chi è capace di predicare diffusamente il Sutra del Loto della Legge meravigliosa in questo mondo di saha?”». Tutti pensarono «Io, io», ma il Budda per ben tre volte ammonì monache e laiche che, se desideravano ripagare il loro debito di gratitudine nei confronti di tutti i Budda, avrebbero dovuto perseverare di fronte a qualsiasi cosa per propagare il Sutra del Loto in questo mondo di saha dopo la sua morte."

Dal Gosho "Risposta alla monaca laica Myoho" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 980)

sabato 12 marzo 2016

Nel nome del buddismo, il rispetto della vita in un mondo di pace

A Modena, centinaia di praticanti mettono quotidianamente a disposizione del prossimo ogni energia e una fede dalle origini tanto antiche quanto profonde.
di Cesare Carbonieri

Tra le religioni che in città vantano oggi la maggior crescita, quella buddista occupa sicuramente una posizione di particolare rilievo. Nata oltre 2500 anni fa per opera di Goutama Siddharta (Shakyamuni), la sua filosofia si è evoluta nel corso dei secoli secondo i dettami di due grandi famiglie: l'hinayana, estesasi principalmente nel sud-est asiatico con l'obiettivo di procrastinare nel tempo i principi originari del fondatore, e la mahayana, radicatasi soprattutto in Estremo Oriente grazie anche agli ulteriori, non meno importanti insegnamenti di altri maestri.

In questo quadro, nel 13° secolo prende piede la scuola del monaco giapponese Nichiren Daishonin fatta propria, ad inizio '900, dal pedagogista Tsunesaburo Makiguci, primo presidente della Soka Gakkai (Società per la creazione di valore), e dai suoi successori Josei Toda e dall'attuale Daisaku Ikeda. Presente in tutto il mondo, e riconosciuta dalle Nazioni Unite, l'associazione vede in Italia oltre 100mila aderenti ed alcuni centri culturali localizzati a Milano, Firenze, Roma e Bologna. Ciononostante, l'attività dei praticanti viene svolta perlopiù presso comuni abitazioni private in cui gruppi, mediamente numerosi, si riuniscono per momenti di studio, discussione e recitazione.

Nella preghiera (Gongyo), ci si impegna liberamente, dinnanzi a una pergamena denominata Gohonzon, con la lettura di una breve parte del Sutra del Loto a cui si aggiunge la recitazione ritmica del Daimoku (Nam Myoho Renge Kyo),cioè l'invocazione della Legge di Causa ed Effetto perno su cui ruota l'esistenza di ogni essere senziente e chiave fondamentale verso l'illuminazione, lo stato di massima consapevolezza. A differenza delle confessioni mono e politeiste, il buddismo non contempla la figura di un Dio creatore ma, per quanto non possa definire la sua matrice teologica, rimane pur sempre una religione, prospettando una nuova, e auspicabile migliore condizione terrena sia in questa vita che nelle prossime. Prerogativa, comunque, di tutti i membri è la risoluzione dei propri problemi quotidiani, passaggio essenziale per giungere, partendo da se stessi, all'edificazione di un mondo più felice ed armonioso.

"Personalmente - dichiara Raffaele Cresia responsabile di Hombu della Soka Gakkai modenese - ho cominciato a praticare nel 1980 e da allora ho visto un progressivo aumento dei partecipanti, attualmente circa 400. Molto variegata è la composizione interna: le donne rappresentano il 60% del totale, parecchi sono i giovani e altrettante le professioni dalle intellettuali alle manuali. Dato, questo, non secondario essendo il nostro buddismo privo di preclusioni anche nei confronti di qualsiasi tipo di idealità purché improntata alla pace nel mondo." Il dialogo è per i fedeli della filosofia di Nichiren Daishonin un fattore essenziale nei confronti di chiunque.

"In primo luogo - ribadisce Cresia - poniamo l'accento sulle difficoltà individuali e per questo siamo continuamente impegnati a sostenere quanti vivono in una situazione di sofferenza data da malattie, indigenza economica, questioni affettive tali da impedire la piena appropriazione delle potenzialità naturali." Una forma, questa, di volontariato molto concreta che non può non essere da valido esempio per quanti intendono intraprendere il cammino di una vera rivoluzione umana.

Frase dal Gosho - 12 marzo 2016

"Coloro che abbracciano il Sutra del Loto non dovrebbero, per nessun motivo al mondo, insultarsi l'un l'altro, perché chi ha fede nel Sutra del Loto diventerà sicuramente un Budda e chi offende un Budda commette una grave colpa"

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670)

venerdì 11 marzo 2016

"Sentire di essere quel mare"

di Gianna Mazzini

Beneficio in giapponese si dice kudoku.
Con kudoku si intende “purificazione dei sensi”.
Come si purificano i sensi?
Pregando.
La realtà è il risultato delle cose che accadono e del nostro modo di leggerle.
Il Buddismo ci offre, per comprenderla, la teoria delle nove coscienze, che dice che ciascuno, ciascuna di noi entra in contatto con la realtà attraverso nove modi.
I primi cinque sono rappresentati dai sensi: sono la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto e il gusto. Si entra in contatto col mondo così: guardando quel che ci circonda, i visi, i colori, le forme; sentendo i suoni, le parole, i rumori, il silenzio; annusando l’aria, gli odori; toccando con le mani, con il corpo, con la pelle; gustando i sapori, i cibi e le amarezze. Poi c’è, più forte dei sensi, il sesto senso, la coscienza, che ha la capacità di organizzare queste informazioni e orientarle.
Più forte della sesta coscienza è la settima, la mente, cioè tutti i pensieri che continuamente la attraversano e sistemano quelle sensazioni in idee e concetti.

Frase dal Gosho - 11 marzo 2016

"Il denaro serve per vari scopi, a seconda delle nostre necessità. Lo stesso vale per il Sutra del Loto: esso sarà una lanterna nell’oscurità o una barca per una traversata. A volte sarà acqua e a volte fuoco. Per questo il Sutra del Loto ci assicura «pace e sicurezza nell’esistenza presente e […] circostanze favorevoli nelle successive»"

Dal Gosho "Le spade del bene e del male" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 401)

giovedì 10 marzo 2016

L'Illuminazione delle donne

In alcuni sutra buddisti precedenti il Sutra del Loto era scritto che le donne non potevano ottenere la Buddità: «Anche se gli occhi dei Budda delle tre esistenze dovessero cadere al suolo – recita un sutra – nessuna donna di alcun regno dell’esistenza potrebbe mai ottenere la Buddità».
Questa era la visione sulle donne che prevaleva nell’India del quinto secolo a.C.: venivano considerate più o meno proprietà dei loro mariti. Si dice, tuttavia, che in risposta alle richieste di una zia e di altre donne, Shakyamuni permise loro di diventare monache e di condurre una pratica monastica dopo aver stabilito otto regole che avrebbero dovuto seguire. Secondo Hajime Nakamura, studioso della cultura indiana: «L’apparire (nel Buddismo) di un ordine di monache fu un’evoluzione straordinaria nella storia del mondo religioso. A quell’epoca non esistevano analoghi ordini religiosi femminili in Europa, né in Nord Africa, o in tutta l’Asia. Il Buddismo fu la prima cultura a produrne uno».
Nei secoli seguenti, però, cominciarono a riaffermarsi opinioni differenti sulle donne, e s’instaurò la credenza che, per ottenere la Buddità, le donne dovessero rinascere come uomini, conducendo continue e gravose pratiche. In questo modo l’ordine di monastico femminile declinò fino quasi a scomparire.

Nichiren Daishonin, al contrario, fu un fermo sostenitore dell’uguaglianza tra uomini e donne. Egli scrisse: «Non devono esserci discriminazione tra coloro che propagano i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo nell’Ultimo Giorno della Legge, siano essi uomini o donne». Questa fu una dichiarazione rivoluzionaria per un tempo in cui le donne erano quasi totalmente dipendenti dall’uomo: le “tre obbedienze” imponevano che una donna giapponese dovesse prima obbedire ai genitori, poi al marito e, durante la vecchiaia, al figlio maschio. Nichiren inviò lettere di incoraggiamento a numerose discepole attribuendo a molte di loro il titolo di Shonin (santa). La forza nella fede, il coraggio e l’indipendenza mostrato da queste donne lo colpì profondamente. Scrisse a Nichimyo Shonin: «Non ho mai udito di una donna che abbia percorso mille ri alla ricerca del Buddismo (come hai fatto tu) … Tu sei la più grande devota del Sutra del Loto fra tutte le donne del Giappone. Perciò […] ti darò il nome di santa Nichimyo».

Nel dodicesimo capitolo del Sutra del Loto intitolato Devadatta, Shakyamuni mostra l’ottenimento della Buddità delle donne, rivelando come una bambina drago di otto anni riuscisse a ottenere rapidamente quella condizione attraverso il Sutra del Loto. In questo modo viene chiarito il principio che si diventa Budda mantendo la forma presente, e allo stesso tempo vengono totalmente rovesciate le credenze dell’epoca riguardo l’Illuminazione delle donne che poteva essere ottenuta solo dopo aver condotto faticose ed estenuanti pratiche. La bimba-drago ha una forma animale, è femmina ed è giovanissima: è quasi scandaloso che fosse lei la prima in assoluto a dimostrare l’immediato ottenimento della Buddità.
Il Daishonin sottolinea: «…Tra i principi del Sutra del Loto, quello dell’ottenimento della Buddità per le donne è il più importante». In un’altra lettera scrive: «Quando io, Nichiren, leggo Sutra diversi dal Sutra del Loto, non provo il minimo desiderio di diventare una donna. Alcuni Sutra condannano le donne come messaggere dell’inferno, alcuni le paragonano a grandi serpi, altri ad alberi piegati e contorti e un sutra le descrive persino come persone che hanno bruciato il seme della Buddità. […] Solo nel Sutra del Loto si legge che le donne che abbracciano questo Sutra, non solo sono superiori a tutte le altre donne, ma eccellono su tutti gli uomini». Nichiren fece il voto di condividere il messaggio di speranza del Sutra del Loto con tutte le donne del Giappone.

Il Buddismo considera le distinzioni di genere, razza ed età come arricchimento sia per ogni singola persona, sia per la società umana nel suo complesso. Il Sutra del Loto viene definito talvolta come l’insegnamento della non-discriminazione, poiché rivela che lo stato di Buddità è inerente a tutti i fenomeni. «L’obbiettivo principale – scrive Daisaku Ikeda – è che uomini e donne diventino felici come esseri umani. Diventare felici è lo scopo fondamentale, tutto il resto è un mezzo. Il punto fondamentale della “dichiarazione dei diritti delle donne” che appare nel Sutra del Loto è che ogni persona ha il potenziale innato e il diritto di realizzare uno stato vitale di assoluta felicità».

Se non c’è differenza tra uomini e donne in termini di capacità nell’ottenerla, perché entrambi i generi sono egualmente manifestazioni della realtà fondamentale, Daisaku Ikeda, pensando ad alcune peculiarità dell’essere femminile, auspica addirittura che il secolo a venire sia un “secolo delle donne”. Nella Proposta di pace del 2001 scrive: «Sono certo che nel XXI secolo l'entrata in scena delle donne avrà una portata che andrà al cuore della civiltà umana, e si rivelerà più importante e vitale dell'ottenimento della parità legale ed economica». E ancora: «Con le donne come capofila, quando ogni singolo individuo sarà consapevole e impegnato, saremo in grado di impedire che la società ricada in una cultura della guerra, e potremo sviluppare e concentrare le nostre energie per la creazione di un secolo di pace».

Fonte: sgi-italia

Frase dal Gosho - 10 marzo 2016

"È raro nascere umani. Il numero di coloro che sono dotati di un corpo umano è piccolo come la quantità di terra che può stare su un’unghia. E mantenere in vita un corpo umano è difficile come per la rugiada restare sull’erba. Ma è più importante vivere un solo giorno con onore piuttosto che vivere sino a centoventi anni e morire in disgrazia. Vivi in modo che tutte le persone di Kamakura lodino Nakatsukasa Saburo Saemon-no-jo per la devozione al suo signore, al Buddismo e per il suo rispetto e attenzione nei confronti degli altri. Più preziosi dei tesori di un forziere sono i tesori del corpo e prima dei tesori del corpo vengono quelli del cuore. Dal momento in cui leggerai questa lettera sforzati di accumulare i tesori del cuore!"

Dal Gosho "I tre tipi di tesori" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 755)

mercoledì 9 marzo 2016

Beneficio...

In altre parole continuò, beneficio invisibile significa manifestare, attraverso la pratica del Buddismo del Daishonin, una forza vitale e una saggezza illimitate, forgiare il carattere, compiere la propria rivoluzione umana e costruire una felicità indistruttibile.

estratto da "La Nuova rivoluzione Umana" pag 63 del vol. 8

Linda ha detto...

dossier le storia del budda

Sono Linda e ho messo mezz'ora buona a capire dove dovevo postare il mio saluto, imbranata è dire poco...
Non ho mai praticato nulla di decente, e voglio cominciare adesso.
Abbiate pazienza, mi troverete qua spesso.
Un abbraccio

(commento del 9 settembre 2015)

Frase dal Gosho - 9 marzo 2016

"Si dice che se il maestro ha un buon discepolo, tutti e due otterranno il frutto della Buddità, ma se il maestro alleva un cattivo discepolo, entrambi cadranno nell’inferno. Se maestro e discepolo non hanno la stessa mente, non realizzeranno nulla. [...] Dovreste sempre conversare insieme per liberarvi dalle sofferenze di nascita e morte e raggiungere la pura terra del Picco dell’Aquila dove potrete annuire l’uno all’altro e parlare con un’unica mente."

Dal Gosho "Fiori e frutti" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 808)

martedì 8 marzo 2016

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La vita in un lampo

Una frazione di secondo e il mondo può letteralmente crollare addosso. Un incidente in cui si rischia la vita può però trasformarsi in un momento di radicale cambiamento, in una folgorazione su quale sia il senso dell’esistenza.

Ho conosciuto il Buddismo di Nichiren Daishonin nel 1995 grazie a mia sorella. A quell’epoca avevo circa quindici anni e nella mia regione,  c’erano pochissimi buddisti. Iniziai a recitare saltuariamente e a partecipare alle riunioni, più per gioco che per reale interesse. I piccoli benefici che ottenevo mi convinsero, tuttavia, della validità di questo Buddismo, ma decisi che avrei praticato solo di fronte a un problema più grande della mia pigrizia.
Nell’98, all’età di diciotto anni, notai uno strano gonfiore al collo; dopo alcuni esami i medici dissero che probabilmente si trattava di linfoma di Hodgking in uno stadio avanzato ed occorreva un immediato ricovero per cure ed ulteriori accertamenti. Naturalmente fui tenuto all’oscuro di tutto; solo alcuni mesi dopo scoprii che si trattava di un tumore maligno alle ghiandole del collo e del petto. La mia vita cambiò di colpo: in ospedale iniziai una serie di analisi dolorosissime, scomparve l’allegria e piombai in uno stato di angoscia senza fine. Nonostante ciò, quando alcuni responsabili di Firenze mi consigliarono di recitare otto ore di Daimoku al giorno, risposi che dovevano essere impazziti. Mi resi conto solo in seguito di non avere altra scelta e dopo l’incisivo incoraggiamento di un responsabile nazionale iniziai la vera lotta contro questa devastante malattia.

Frase dal Gosho - 8 marzo 2016

"Una donna che fa offerte a questo Gohonzon attira la felicità in questa vita, e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà da ogni lato, a destra e a sinistra, davanti e dietro. Come una lanterna nell'oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti circonderà e ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada."

Dal Gosho "Il reale aspetto del Gohonzon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 738)

lunedì 7 marzo 2016

Perché i membri della la Soka Gakkai Internazionale (SGI) considerano Daisaku Ikeda il loro maestro?

Molti membri della SGI considerano Daisaku Ikeda come il loro maestro per la profondità della sua comprensione del Buddismo, e per i suoi continui sforzi di incoraggiare gli altri ad approfondire la loro comprensione e acquisire la capacità di diventare felici attraverso la filosofia e la pratica del Buddismo.
Ikeda sottolinea spesso come lui stesso debba tutto al suo maestro, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda (1900-1958), che a sua volta considerava come suo mentore Tsunesaburo Makiguchi (1871-1944), fondatore della Soka Gakkai. La tradizione di tramandare gli insegnamenti da maestro a discepolo, o da insegnante a studente, ha una lunga storia nel Buddismo e rappresenta un coraggioso cammino di scoperta di sé e non di imitazione o adulazione. Per definire le rispettive funzioni del maestro e del discepolo si potrebbe dire che il ruolo del maestro è di puntare verso un obiettivo e mostrare i mezzi più efficaci per raggiungerlo, mentre quello del discepolo è di lottare per realizzare questo ideale, su una scala ancora maggiore di quella realizzata dal maestro. I membri della SGI parlano di impegno condiviso di maestro e discepolo nel loro scopo comune di diffondere i principi pacifici del Buddismo in tutto il mondo.
Il profondo legame che unisce maestro e discepolo, e in particolare la relazione fra i primi tre presidenti della Soka Gakkai, ha sostenuto lo sviluppo dell’organizzazione. Ogni presidente ha ampliato la visione del suo predecessore, sviluppando con cura un movimento in grado di raggiungere e abbracciare le persone più diverse contribuendo al loro empowerment.