sabato 30 aprile 2016

Frase dal Gosho - 30 aprile 2016

"Né la pura terra né l’inferno esistono al di fuori di noi; entrambi si trovano soltanto nel nostro cuore. Chi è risvegliato a questo è chiamato Budda, chi è illuso è chiamato persona comune. Il Sutra del Loto ci risveglia a questa verità e chi abbraccia il Sutra del Loto comprenderà che l’inferno stesso è la Terra della Luce Tranquilla."

Dal Gosho "L’inferno è la Terra della Luce Tranquilla" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 403)

venerdì 29 aprile 2016

il Buddismo e la poesia

Inafferrabile la vita, come rondine in volo. Eppure, a tratti, sembra di intravederne il disegno. In genere sono istanti, preziosissimi istanti. Dagli occhi è come se togliessi un velo, ma si sa, di fronte alla luce si rischia l’accecamento. La fatica mi avvolge, spesso lo scoramento. È la paura di vivere. È la scelta del passo indietro per paura del fallimento.
Se dovessi sintetizzare all’estremo, l’amore smisurato che nutro per la poesia nasce proprio dalla volontà di contrastare un siffatto approccio verso la vita.
Mario Luzi, a proposito della funzione della poesia e riferendosi a Rimbaud, parlava di fenditura o diaframma “quasi” colmati.
Per me la poesia è proprio questo, un tentativo estremo, temerario e determinatissimo di ricongiunzione. L’espressione pura, persino ingenua e commovente, della volontà di colmare una distanza, e in questo caso, la distanza che ci separa, che separa tutti noi, dalla nostra più autentica natura.
Da quando ho avvertito nella mia vita questa incombenza, da quando ho affidato al Gohonzon questa mia volontà colmatrice, la mia vita è cambiata. Letteralmente rivoluzionata. Da subito, accanto a un aroma indescrivibile, come la brezza di marzo, sono emerse prove durissime, a tratti laceranti. Brividi di un inverno che non voleva desistere alla primavera.
Ma la poesia della vita ha prevalso. Come una scultura, emergeva attraverso la determinazione del togliere per arrivare all’essenza, alla luce appunto.
E allora ho capito che siamo noi a frapporci al sorgere del sole, a ritardare inconsapevolmente l’urgenza della luce. Lo siamo, ad esempio, quando usiamo il pallottoliere per valutare gli effetti della nostra pratica. Lo siamo quando mettiamo la testa sotto il cuscino di fronte a cambiamenti che si rendono necessari. Lo siamo, soprattutto, quando tratteniamo la forza incessante e calma del nostro Daimoku. Noi, con le mani, a trattenere il fiume della vita,allettato dal mare.
Praticare il Buddismo di Nichiren Daishonin ha significato per me scegliere consapevolmente di diventare adulto trattenendo la purezza del bambino. Accettare il dolore della vita come viatico necessario verso la felicità. Ecco un nuovo anello di congiunzione che avverto tra Buddismo e poesia: sapore di felicità che non si culla di contemplazione ma si alimenta di azioni necessarie per tutti. I benefici che ho ottenuto attraverso la pratica, anche quelli in apparenza futili, sono stati una potente molla attraverso cui rimpolpare la mia fede di valore e di volontà di cambiamento, rinsaldarla di altruismo e di apertura nei confronti del mondo.
La volontà del poeta è di vivere la propria solitudine di inquilino del mondo in una sorta di dissolvenza che tende a fondersi con il tutto, una solitudine che varca consapevolmente la soglia della propria individualità per approdare a un noi di cui torna a far parte integralmente. (M. S.)

(tratto da Buddismo e Società n. 159)

Frase dal Gosho - 29 aprile 2016

"Un uomo arrogante sarà sopraffatto dalla paura di fronte a un forte nemico, come il superbo asura che si rimpicciolì e si nascose in un fiore di loto nel lago della Frescura quando fu redarguito da Shakra. Persino una sola parola o frase dell’insegnamento corretto, se è adatta al tempo e alle capacità delle persone, permetterà di raggiungere la via mentre, anche studiando mille sutra o diecimila trattati, non si conseguirà la Buddità se questi insegnamenti non si accordano con il tempo e le capacità delle persone."

Dal Gosho "Lettera da Sado" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 267)

giovedì 28 aprile 2016

Il significato di Nam-Myoho-Renge-Kyo

Chi viene in contatto con la pratica religiosa della SGI, all’inizio può rimanere colpito dall’accento che si pone su Nam-myoho-renge-kyo. Può sembrare che tutto inizi e finisca con questa singola frase, ma ciò è semplicemente il riflesso dell’importanza che lo stesso Daishonin (1222-82) le attribuiva.
Come scrisse egli stesso: «L’anima di Nichiren non è altro che Nam-myoho-renge-kyo». Evidentemente considerava Nam-myoho-renge-kyo la Legge mistica, il principio naturale che regola il funzionamento della vita in tutto l’universo, la Legge alla quale tutti i Budda si sono illuminati e il vero aspetto di ogni singola esistenza; perciò concluse che invocare ripetutamente la Legge rappresentasse il sentiero diretto per l’Illuminazione.
La voce
Molti associano la pratica religiosa buddista al silenzio e alla meditazione, ma la recitazione a voce alta di alcune parti degli insegnamenti del Budda ha assunto un ruolo d’importanza vitale nella storia del Buddismo. Dar voce alle proprie più intime convinzioni e dedicarsi alla preghiera è un atto pubblico di grande intensità. L’enfasi posta su una pratica sonora, contrapposta a una meditazione nel silenzio, riflette un’istanza di fondo del Buddismo di Nichiren Daishonin. Anziché rivolgersi semplicemente all’esplorazione del proprio mondo interiore, la pratica religiosa è indirizzata a manifestare il potenziale più alto insito in ogni persona, in relazione e per il bene degli altri esseri umani e di tutta la società. Il Daishonin cita spesso il detto di un precedente filosofo buddista: «La voce svolge il lavoro del Budda».

Frase dal Gosho - 28 aprile 2016

"Questo Gohonzon è l’essenza del Sutra del Loto, l’occhio di tutte le scritture. È come il sole e la luna nel cielo, come un grande re sulla terra. È come il cuore in un essere umano, come il gioiello che esaudisce i desideri fra gli altri tesori, come il pilastro di una casa."

Dal Gosho "Abbracciare e mantenere la fede nel Gohonzon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 556)

mercoledì 27 aprile 2016

Solo...


Solo chi affronta quotidianamente la dura realtà della vita è in grado di comprendere anche gli altri che si trovano nella stessa condizione. (D. I.)

Gian Luca ha detto...

dossier le storia del budda

Grazie di tutto, vi seguo ogni giorno!

(commento del 18 gennaio 2016)

Frase dal Gosho - 27 aprile 2016

"Dal più remoto passato fino a ora non hai fatto che soffrire invano le pene di innumerevoli esistenze. Perché non provi, anche solo per una volta, a piantare i meravigliosi semi che conducono all’eterna e immutabile Buddità? Sebbene nel presente tu possa gustare appena una minima parte delle gioie eterne che ti attendono nel futuro, di certo non dovresti spendere sconsideratamente il tuo tempo inseguendo fama e profitto, che sono fugaci come il lampeggiare di un fulmine o la rugiada mattutina. [...] Recita Nam-myoho-rengekyo con un’unica mente ed esorta gli altri a fare la stessa cosa; questo resterà il solo ricordo della tua vita presente in questo mondo umano."

Dal Gosho "Domande e risposte riguardo all’abbracciare il Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 58)

martedì 26 aprile 2016

Questioni di cuore

Era proprio il cuore a non funzionare e non solo come muscolo. Non si sentiva amata, ma doveva imparare ad amare. Voleva avere accanto un uomo che la amasse e ha trovato l’amore in un rapporto ricostruito.

Luglio 2004 – Se penso al passato mi chiedo: «Ma tutto questo è veramente successo a me?». E l’oggi è come un risveglio. Un mattino luminoso. Sono una donna felice con un uomo che mi ama e una figlia meravigliosa. Insieme abbiamo riscoperto il valore di una famiglia. Una famiglia per kosen-rufu. Tutto questo lo devo al mio incontro con la pratica buddista. Sembra essere trascorsa un’eternità da quel giorno e sono soltanto sette anni.
Un pomeriggio del 1997 – La sala è affollata, ma per quanto ami la musica classica la mia testa non riesce a seguire il concerto. Poi un foglietto tra le mie mani da un’amica. “Nam-myoho-renge-kyo”, questo quanto vi è scritto. Ma a ripeterle queste strane parole, di chissà quale lingua, fanno smettere di piangere. Ho quarantadue anni e la consapevolezza di sentirmi una nullità sprofondata nel baratro della solitudine. Tanto da desiderare spesso di farla finita. Sposata da 21 anni, da mio marito non ho mai ricevuto una carezza, tranne i momenti di intimità, rarissimi ormai da molto tempo. Mentre per mia figlia diciannovenne, sento di non essere una buona madre. Dal 1985, dopo essere stata operata al cuore per una protesi valvolare, avevo giurato che nella mia vita avrei fatto soltanto ciò che mi avrebbe reso felice. Dopo aver ottenuto degli ottimi piazzamenti in vari premi letterari, amante della poesia e delle attività culturali in genere avevo dato vita con altri amici, a un gruppo letterario all’interno di un’associazione. Con loro avevo pubblicato cinque libri e, come addetta alle pubbliche relazioni dell’associazione, avevo organizzato conferenze, mostre, dibattiti, incontri con scrittori, convegni e premi letterari per i ragazzi degli istituti superiori della nostra città. Nonostante gli sforzi profusi il fallimento di tanta attività arrivava con incomprensioni e battibecchi culminati nelle mie dimissioni.

Frase dal Gosho - 26 aprile 2016

"Perciò la preghiera di un praticante del Sutra del Loto [otterrà risposta] come l’eco risponde al suono, come l’ombra accompagna il corpo, come la luna si riflette sull’acqua limpida, come uno specchio raccoglie la rugiada, come un magnete attira il ferro, come l’ambra attrae la polvere, come uno specchio limpido riflette il colore delle cose"

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 302)

lunedì 25 aprile 2016

Il benessere dell'umanità.

Il Dottor Lim Chong Yah - Un eminente economista asiatico

Ciò che una persona ha realizzato è importante. Ma forse ancora più importante é ciò che una persona ha cercato di realizzare nella vita. Quando chiesi al dottor Lim Chong Yah, durante la sua visita presso l'Università Soka nel 1995, perché decise di diventare un economista, egli replicò semplicemente: "Volevo porre fine alla povertà. Ad oggi ci sono troppe persone povere nel mondo ed io volevo scoprirne il perché. Perché esistono paesi poveri? Cosa possiamo fare per loro? Queste erano le domande a cui desideravo trovare una risposta".
Quando istituii l'Università Soka, creai il motto della scuola: "Per quale motivo si dovrebbe coltivare la saggezza? Che tu possa sempre farti questa domanda!". Naturalmente, provai un forte sentimento di riconoscenza verso l'impegno del dottor Lim.
Cercare di irrompere nell'oscurità della povertà, di lottare con la determinazione che il proprio lavoro non è finito fino a quando una sola persona continua a soffrire per la povertà e la miseria, questo è lo spirito che anima gli studiosi che si occupano genuinamente del benessere dell'umanità.
Nella lingua giapponese la parola economia si traduce con keizai, ma è l'abbreviazione del termine keisei saimin, che significa portare ordine nel mondo e salvare le persone. Con questo interesse verso il benessere della popolazione, il dottor Lim ha sicuramente portato avanti lo sviluppo dell'economia nel pieno rispetto del significato più vero e originale del termine.

Frase dal Gosho - 25 aprile 2016

"Quando veneriamo il Myoho-rengekyo che è nella nostra vita come oggetto di culto, la natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla nostra recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e si manifesta. Questo si intende per “Budda”. Per fare un esempio, quando un uccello in gabbia canta, gli uccelli che volano liberi nel cielo sono richiamati e si radunano intorno a lui. E quando gli uccelli che volano nel cielo si radunano, l’uccello in gabbia cerca di uscire fuori. Così, quando con la bocca recitiamo la mistica Legge, la nostra natura di Budda viene richiamata e immancabilmente emergerà. La natura di Budda di Brahma e di Shakra, richiamata, ci proteggerà e la natura di Budda dei Budda e dei bodhisattva, richiamata, gioirà. Questo intendeva il Budda quando disse: «Se qualcuno potrà sostenerlo [questo sutra] anche solo per breve tempo, certo io ne gioirò e così faranno tutti gli altri Budda»"

Dal Gosho "Come coloro che inizialmente aspirano alla via..." (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 789)

domenica 24 aprile 2016

Frase dal Gosho - 24 aprile 2016

"Non c'è vera felicità se non quella di avere fede nel Sutra del Loto. Questo si intende con «pace e sicurezza nell'esistenza presente e nasceranno in circostanze favorevoli nelle successive». Non permettere mai che le avversità della vita ti preoccupino, nemmeno i santi o i saggi possono evitarle. Recita Nam-myoho-renge-kyo e bevi sakè solo a casa con tua moglie. Quando c'è da soffrire, soffri; quando c'è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Come potrebbe non essere questa la gioia senza limiti della Legge?"

Dal Gosho "Felicità in questo mondo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 607)

sabato 23 aprile 2016

Frase dal Gosho - 23 aprile 2016

"Ciò che chiamiamo fede non è niente di straordinario. Aver fede significa riporre fiducia nel Sutra del Loto, in Shakyamuni e Molti Tesori, nei Budda e bodhisattva delle dieci direzioni, negli dèi celesti e nelle divinità benevolenti, e recitare Nam-myoho-renge-kyo, così come una donna ama il marito, come un uomo dà la vita per sua moglie, come i genitori rifiutano di abbandonare i figli o un figlio rifiuta di lasciare la madre."

Dal Gosho "Il significato della fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 920)

venerdì 22 aprile 2016

Cambiare me

[...] Il presupposto fondamentale del Buddismo è che tutto, ma proprio tutto, comincia dall'io. Se c'è attrito, difficoltà o frustrazione in qualche aspetto della vita, allora il posto dove cercarne la causa è all'interno della nostra vita. Per quanto possa essere difficile da accettare, capire cosa nei nostri pensieri, parole o azioni ha fatto sorgere il problema, è il vero significato del prendersi la responsabilità della propria vita. Questo è, bisogna ammetterlo, un presupposto scomodo, difficile da digerire. Ma il grande aspetto positivo di questo presupposto è che se la causa si trova dentro di noi, allora anche la soluzione è alla nostra portata. Invece di: "Se solo lui o lei cambiasse...", si comincia a pensare. "Che azione posso fare, cosa posso cambiare in me per risolvere il problema?" [...]

da: Il buddista riluttante di William Woollard (ed. esperia)

Frase dal Gosho - 22 aprile 2016

"Noi esseri comuni siamo incatenati dal karma negativo, da illusioni e desideri, e dalle sofferenze di nascita e morte. Ma grazie alle tre potenzialità innate della natura di Budda – la Buddità innata, la saggezza per percepirla e le azioni per manifestarla – noi possiamo rivelare senza dubbio i tre corpi del Budda: il corpo del Dharma, il corpo di ricompensa e il corpo manifesto. Il Gran Maestro Dengyo afferma: «Grazie al potere del Sutra del Loto della Legge meravigliosa, essi possono farlo nella loro forma presente». Si sta riferendo all’esempio della figlia del re drago, che conseguì la Buddità mantenendo la sua forma di rettile attraverso il potere del Sutra del Loto. Non dubitare minimamente di ciò."


Dal Gosho "L'unica frase essenziale" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 821-822)

E se non realizzo? ... Divento felice

Ho iniziato a praticare per un uomo, tredici anni fa. Volevo il fidanzato. Un obiettivo impossibile, fino a quel momento la mia vita sentimentale era inesistente. Avevo trentasei anni e avevo avuto solo storie brevissime. Studiavo ancora alle spalle di mamma e papà, qualche lavoretto, tanti debiti. Nessun rapporto d’amore serio, solo tante avventure; crisi di panico e agorafobia condivano il tutto. Questa era la mia vita nel 2000 e io ho iniziato a praticare solo perché un ennesimo uomo mi aveva detto «non ti amo». Per fortuna, me lo disse!
Dal 2000 a oggi mi sono laureata, ho iniziato a lavorare subito e ho ricevuto il Gohonzon nel dicembre 2001, insieme alla prima vera occasione di impiego con stipendio fisso su cui contare. In questi anni ho affrontato un tumore grazie al quale ho approfondito la mia fede e ho scoperto la mia tendenza distruttiva che non mi faceva godere della vita, ma più di ogni altra cosa ho iniziato a esprimere le mie infinite capacità: ho risolto i miei debiti e ho avuto un contratto a tempo indeterminato in una grande azienda, alla bella età di quarantatré anni, ma soprattutto non ho più avuto timore a riconoscermi dei talenti e a tirarli fuori avendo il coraggio di affermarli.
Il lavoro e la fortuna accumulata con il Daimoku e l’attività mi hanno permesso di comprare, dopo soli tre anni, una casa nel centro di Roma, un sogno impossibile per una donna single, di quarantasei anni, priva di basi economiche solide alle spalle.
E in tutto questo tempo io ho continuato a praticare sempre per un fidanzato. Alcune volte parlavo con il Gohonzon, e a ogni nuova vittoria gli dicevo: «Hai sbagliato di nuovo il tiro, io pratico per un uomo».
E invece il Gohonzon sapeva. Ho capito in questi anni, passo dopo passo, che in realtà avevo bisogno di realizzare quell’io forte e consapevole che Sensei ci spinge a costruire, e ora so che non sarei stata felice con un fidanzato al mio fianco se non avessi trasformato la mia dipendenza da tutto e da tutti.
Ero un tappetino, soprattutto per gli uomini, ora sono serena, felice e realizzata nella mia vita in tutti i suoi aspetti. Ma soprattutto non ho più paura, perché ho scoperto che posso farcela a superare le inevitabili sofferenze che la vita mi porta, superandole conla gioia e la certezza che «al di là del muro, c’è sempre una distesa sconfinata».
Il Gohonzon mi ha portato e continua a portarmi verso la mia vera felicità, e mentre io mi ostinavo a praticare per un uomo lui dialogava direttamente con la mia Buddità e mi traghettava verso quello che veramente desideravo e di cui non ero consapevole.
Non mi sono affidata subito, ma esperienza dopo esperienza ho costruito quella fede che mi faceva accogliere ciò che arrivava con la certezza che fosse per la mia felicità.Ho compreso che solo con la fede possiamo capire la lingua parlata dal Gohonzon e dal Budda.
Continuo ancora a praticare per un fidanzato, perché voglio superare quel limite che sento nel mio cuore e che non mi fa amare pienamente gli altri. Non penso più che voglio realizzare un beneficio ma la trasformazione di quel pezzetto di karma che sta lì e mi fa sentire incapace proprio in quell’ambito.
In questo momento pratico per sentire il desiderio di condividere la mia vita con un compagno, e sono sicura che vincerò anche su questa chiusura, perché la mia rivoluzione umana passa sicuramente anche da qui. (L. N.)

(tratto da Buddismo e Società n. 159)

giovedì 21 aprile 2016

Il concetto di mente o cuore

Mente, cuore, o anche vita. Tre parole che nella lingua italiana possono indicare concetti molto diversi ma che in giapponese spesso corrispondono, in particolare nei testi buddisti, allo stesso carattere giapponese: kokoro (o shin, la seconda lettura dello stesso carattere).

Kokoro o shin, in generale, indica contemporaneamente sia la mente sia tutte le attività umane di cui essa sarebbe il centro, non solo quindi il pensiero e la volontà ma anche i sentimenti.

Per esempio, nel principio buddista di shikishin funi (non dualità di corpo e mente) shin (mente) è utilizzato in opposizione a shiki (corpo) – cioè tutto ciò che ha forma e colore, ossia l'aspetto fisico dell'esistenza – e indica quindi ciò che non ha né forma né colore, l'aspetto mentale e psichico della vita.

Si tratta, dunque, di tutte le funzioni mentali come la fede o la fiducia, la determinazione, il coraggio, la compassione, ecc., espressioni con cui questo termine spesso viene tradotto.

Anche se in italiano viene reso a volte con il termine "cuore", non risulta che vada mai interpretato nel senso di "sede dei sentimenti" separata dalla "mente" come "sede del pensiero", ma piuttosto in termini di "vita" che può essere profondamente diretta verso la Legge o verso l'errore. Prendiamo per esempio la seguente affermazione di Daisaku Ikeda: «Buddismo è vincere o perdere, ma cosa esattamente ci permette di vincere? È il nostro cuore, la nostra mente. Tutto dipende dal fatto che il nostro cuore si trovi dalla parte della Legge corretta e non dell'errore. Quando il Daishonin afferma che il Buddismo riguarda la vittoria o la sconfitta sta riferendosi a questa lotta che avviene nel profondo del nostro cuore» (MDG, 2, 287). Il termine qui tradotto con cuore e con mente è sempre kokoro.

Il Grande dizionario della filosofia buddista fornisce la seguente definizione di kokoro o shin: «"La mente principale che dà luogo alle funzioni mentali". Termine usato in relazione a "corpo" nel principio di non-dualità di corpo e mente (shikishin funi)».

Lo stesso dizionario offre anche i seguenti approfondimenti: «Il Gran maestro T'ien-t'ai, nel quinto volume di Grande concentrazione e visione profonda, parla di tremila regni in un singolo istante di pensiero e chiarisce il principio secondo cui una singola mente compenetra perfettamente l'intero mondo dei fenomeni. Il Gran maestro Miao-lo eredita questo insegnamento ed espone, tra i "dieci principi di non-dualità", il principio secondo cui l'aspetto fisico e quello mentale o psichico della vita sono non-duali (shikishin funi). Inoltre Nichiren Daishonin nella Raccolta degli insegnamenti orali dice: "L'insegnamento fondamentale ci dice che forma e mente non sono due cose". [...]

Nel quinto volume di Grande concentrazione e visione profonda si trova scritto: "Una singola mente è dotata dei dieci mondi. Poiché un mondo a sua volta è dotato di dieci mondi, ci sono cento mondi. Poiché un mondo è dotato di trenta regni, in cento mondi esistono tremila regni. Questi tremila regni in un istante indivisibile sono tutti presenti in una singola mente. Se non c'è una mente allora il discorso è chiuso, ma se c'è una mente anche estremamente debole, essa allora è dotata dei tremila regni. Non si può dire che una singola mente preceda tutti i fenomeni e che questi vengano dopo di essa, né si può dire che tutti i fenomeni precedano una singola mente e che questa venga dopo di essi. [...] Se una singola mente generasse tutti i fenomeni, allora sarebbe trascendente. Se invece una singola mente includesse tutti i fenomeni nello stesso momento allora sarebbe immanente. Ma non si può dire né che sia trascendente né che sia immanente. Quel che si può dire è che la mente è tutti i fenomeni e che tutti i fenomeni sono la mente. Essa non è né trascendente né immanente, non è una con i fenomeni né è diversa da essi. Ciò è estremamente oscuro, misterioso e profondo [...]". In questo caso singola mente e mente in un singolo istante vengono usati col significato di vita».

Dunque qui "mente" ha il significato di "vita". Perché?

Secondo il Buddismo mahayana, e in particolare nella scuola di Vasubandhu (la scuola della Mente come unica realtà), la vita era definita in termini di flusso di istanti di coscienza, o di mente, legati da un rapporto causale. Fintanto che questo flusso è oscurato dall'ignoranza continuerebbe a portare con sé i semi del karma passato che, in qualità di cause e quindi di potenzialità in esso impresse, continuerebbero a determinare il nostro futuro. In questi termini, "mente" intesa come flusso di istanti di coscienza indicherebbe il cumulo delle cause, o semi, della produzione di tutti i fenomeni, ossia la sorgente fondamentale dalla quale sorgono tutti i fenomeni (l'ottava coscienza, la coscienza deposito o alaya).

T'ien tai eredita questo concetto e, in Grande concentrazione e visione profonda, interpreta il termine sanscrito citta, di cui kokoro o shin è la traduzione in cinese, come proveniente dalla radice del verbo ci, accumulare, e lo spiega in termini di "nucleo degli aggregati combinati che formano un essere vivente".

Frase dal Gosho - 21 aprile 2016

"Porta avanti la tua fede nel Sutra del Loto. Se ti fermi a metà strada non potrai mai far scaturire il fuoco dalla pietra focaia. Fai sgorgare il potere della fede così che tutti gli abitanti di Kamakura, umili e potenti, e tutta la gente del Giappone, parlino di te come di «Shijo Kingo, Shijo Kingo della scuola del Loto». Una cattiva fama si diffonderà in lungo e in largo, ma una buona reputazione andrà anche più lontano, specialmente se è una reputazione di devozione al Sutra del Loto."

Dal Gosho "Le illusioni e i desideri sono illuminazione" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 283)

mercoledì 20 aprile 2016

L'infinito...


L'infinito stato vitale della Buddità può essere descritto come una condizione in cui la libertà, l'apertura e l'armonia della vita vengono realizzate pienamente. (D. I.)

Vincenzo Grande ha detto...

dossier le storia del budda

Ciao sono Vincenzo, conosco la pratica da più di 15 anni, adesso ho scoperto questo blog e vi seguirò ogni giorno con la speranza di ricominciare, ho 50 anni sposato e ho perso il lavoro e sono con i miei genitori... che vergogna! 
Ciao, cari saluti a tutti.

(commento del 10 gennaio 2016)

Frase dal Gosho - 20 aprile 2016

"La funzione del fuoco è bruciare e dare luce. La funzione dell’acqua è lavare la sporcizia. Il vento spazza via la polvere e infonde la vita nelle piante, negli animali e negli esseri umani. La terra produce le piante e gli alberi, e il cielo provvede all’umidità che reca nutrimento. Anche i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo operano così: sono le funzioni benefiche dei Bodhisattva della Terra, discepoli del Budda nella sua vera identità."

Dal Gosho "L’eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 191)

martedì 19 aprile 2016

Libera, finalmente

Schiava di un rapporto sentimentale infelice, dell’eroina e delle proprie paure. Ma da un passato difficile, una volta superato, può nascere la forza di guidare altre persone lungo la stessa strada.

Sin da ragazzina avevo sempre cercato qualcosa di motivante per la mia vita e le avevo provate un po’ tutte. Un’adolescenza difficile mi aveva lasciato dentro una grande rabbia che di norma scagliavo contro me stessa. Dopo l’attività politica, il frikkettonaggio, le droghe più o meno leggere approdai al matrimonio e di lì a poco nacque il mio primo figlio, Simone. In questo periodo di vita coniugale cominciai ad avere la netta sensazione che la fortuna, che bene o male mi aveva sempre accompagnata nelle mie esperienze di vita, mi avesse definitivamente abbandonata.
Quando, finalmente, un amico mi parlò del Buddismo ero disperata, con un marito tossicodipendente e violento dal quale, nonostante fossi già legalmente separata, non riuscivo a staccarmi definitivamente, sommersa dai debiti e con un lavoro precario e sottopagato, un figlio da crescere in un ambiente familiare tutt’altro che sano e i miei genitori che non ne potevano più delle mie vicissitudini. Gli aspetti peggiori della situazione erano comunque la rassegnazione con la quale la sopportavo e l’assoluta mancanza di fiducia in me stessa. Per di più, nonostante me ne vergognassi terribilmente, non riuscivo a liberarmi del tutto dalla dipendenza dall’eroina.
Quando il mio amico mi consigliò semplicemente di provare a recitare Daimoku non ebbi la forza di fare obiezioni, al punto in cui ero arrivata non mi restava che tentare. Dopo una settimana, con grande sforzo, cominciai a far Gongyo, ma fin dal primo Daimoku mi ero sentita più positiva e con più voglia di vivere. Nel giro di un’altra settimana dimenticai completamente l’eroina e mi allontanai definitivamente da mio marito.

Frase dal Gosho - 19 aprile 2016

"Un fuoco brucia più alto quando si aggiungono dei ceppi e un forte vento fa gonfiare il kalakula. Il pino vive diecimila anni, perciò i suoi rami si piegano e si contorcono. Il devoto del Sutra del Loto è come il fuoco e il kalakula, mentre le sue persecuzioni sono come i ceppi e il vento. Il devoto del Sutra del Loto è il Tathagata la cui durata della vita è incommensurabile; non c'è da stupirsi che la sua pratica sia ostacolata, proprio come i rami del pino sono piegati o spezzati. D'ora in avanti, ricorda sempre le parole: "Questo sutra è difficile da sostenere"."

Dal Gosho "La difficoltà di mantenere la fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 417)

lunedì 18 aprile 2016

Viltà e paura

Quando abbiamo paura, anche le più piccole cose sembrano insormontabili. La viltà e la paura tolgono la forza di vivere fino in fondo. Allora si finisce col perdere nella vita. Leonardo da Vinci scrisse che gli ostacoli non l’avevano mai fatto arrendere, perché li aveva superati con il massimo sforzo. Se il cuore è debole – diceva – le sofferenze rimangono come sono.
Nel Buddismo si spiega che anche il Budda si può ammalare, ma ha sempre il cuore sano. Ha un cuore sempre allegro, grande, capace di abbracciare tutti. È pieno di speranza. Io desidero che tutte le persone siano felici. Se non diventiamo felici, allora per quale scopo viviamo? Avendo nel cuore un grande ideale, avendo obiettivi, quando avanziamo possiamo scrivere le pagine della lunga e profonda storia della nostra vita. Solo superando grandi sofferenze e ostacoli otteniamo la gioia infinita e la vittoria di una vita piena di realizzazione. (D. I.)

Frase dal Gosho - 18 aprile 2016

"Ognuno di voi deve raccogliere il coraggio di un leone e non soccombere di fronte alle minacce di chicchessia. Il leone non teme nessun altro animale e così neppure i suoi cuccioli. [...] Rafforzate la vostra fede giorno dopo giorno e mese dopo mese. Se la vostra determinazione cala anche solo un po’, i demoni prenderanno il sopravvento."

Dal Gosho "Le persecuzioni che colpiscono il santo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 885)

domenica 17 aprile 2016

Frase dal Gosho - 17 aprile 2016

"Sulle Montagne Nevose vive un uccello chiamato uccello che soffre il freddo il quale, torturato dal freddo pungente, grida che la mattina seguente si costruirà un nido. Ma quando si fa giorno trascorre le ore dormendo, riscaldato dai tiepidi raggi del sole del mattino, senza costruirsi il nido. Così continua a lamentarsi vanamente per tutta la vita. Lo stesso è vero per le persone. Quando cadono nell’inferno e soffocano tra le sue fiamme, anelano a rinascere come esseri umani e fanno voto di mettere da parte tutto il resto per servire i tre tesori e ottenere l’illuminazione nella prossima vita. Ma, anche nelle rare occasioni in cui capita loro di rinascere sotto forma umana, i venti della fama e del profitto soffiano violenti e la lampada della pratica buddista si spegne facilmente. Senza scrupolo essi sperperano le loro ricchezze per cose inutili, ma lesinano anche il più piccolo contributo al Budda, alla Legge e all’ordine buddista."

Dal Gosho "Lettera a Niiike" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 911)

sabato 16 aprile 2016

Frase dal Gosho - 16 aprile 2016

"Il Buddismo insegna che la fragranza interna otterrà protezione esterna. Questo è uno dei suoi princìpi più importanti. Il Sutra del Loto dice: «Nutro per voi un profondo rispetto» e il Sutra del Nirvana dice: «Tutte le creature viventi possiedono la natura di Budda». Il risveglio della fede nel Mahayana di Ashvaghosha afferma: «Poiché la Legge vera e costante permea continuamente la sua stessa vita esercitandovi la sua influenza, le illusioni spariscono istantaneamente e il corpo del Dharma si manifesta». Il Trattato sugli stadi della pratica dello Yoga del Bodhisattva Maitreya contiene un’affermazione simile. Ciò che è nascosto si trasforma in virtù manifesta."

Dal Gosho "I tre tipi di tesori" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 752)

venerdì 15 aprile 2016

Sono in pieno cammino

Negli ultimi mesi mi si è misticamente manifestata la possibilità reale di cambiare lavoro per svolgere un ruolo per cui stavo praticando da anni, ma di cui non avevo fatto menzione a nessuno perché temevo l’impossibilità del mio desiderio. Avrei inoltre potuto svolgere quel lavoro a pochi passi da casa mia risparmiandomi molte ore del tempo che quotidianamente trascorro nel traffico cittadino. Si stava realizzando tutto così come l’avevo sempre sognato, e mi sono sforzata ancora di più per praticare correttamente e per sentire davanti al Gohonzon, oltre che nella mia vita, che quel beneficio era assolutamente alla mia portata.
Ma quel posto non è diventato mio e, poco alla volta, ho iniziato a sentire una grande disperazione nel cuore. Desideravo cambiare il mio modo di guardare quella situazione ma non ci riuscivo. Avevo improvvisamente perso la fiducia che mi faceva sentire “perfettamente dotata”.
Poco a poco però, continuando a recitare Daimoku davanti al Gohonzon, ho percepito che anche la mia disperazione e il mio scoraggiamento erano degni e avevano un significato prezioso, pur se io ancora non sapevo quale fosse; e ho preso coscienza che la mia sofferenza non era contingente ma aveva radici molto antiche.
Solo quando non ho avuto più paura di sentirlo, ho capito che quel dolore rappresentava per me una grande occasione, e a un certo punto ho avuto il desiderio, quasi l’urgenza, di andare oltre e realizzare la mia vita. Ora posso dire che quella sofferenza è stata, in realtà, una mia grande alleata nel periodo più critico di quei giorni perché mi ha fatto capire quanto avessi lasciato che gli altri decidessero per me mentre io stavo rinunciando; la mancata realizzazione del mio obiettivo lavorativo si era trasformata in uno zenchishiki, un “buon amico” che mi ha permesso di sviluppare una fede che fino a quel momento non avevo ancora sperimentato. Ho capito che nel pericolo di sentirmi sconfitta avevo cercato soluzioni ragionate solo perché non ero riuscita ad abbandonarmi completamente al potere del Daimoku. Mi ero convinta che quel lavoro fosse il mio beneficio ma in realtà, chiudendomi in un’unica soluzione, mi stavo perdendo le infinite possibilità che graziealla mia natura illuminata posso, invece, manifestare, e ho potuto intuire con chiarezza e con coraggio quanto molto dipendesse da me: «Il corso della nostra esistenza è determinato da come reagiamo, cosa decidiamo e facciamo, nei momenti più bui», dice Sensei (D. Ikeda, Giorno per giorno, Esperia, 9 agosto).
Mentre scrivo non ho ancora realizzato un cambiamento visibile, ma ciò che sta cambiando profondamente è il mio cuore. È una trasformazione lenta, fatta di lotte, di pause e di ricadute, ma non importa. Ciò che conta è sentire che se ho il Gohonzon nella mi a vita non c’è nulla che io devo temere. L’assoluta fiducia di arrivare alla meta mi fa sentire in pieno cammino. Questo tipo di atteggiamento è, senza alcun dubbio, un beneficio. Quindi vado avanti sforzandomi di migliorare gli aspetti di me, del mio lavoro e del mio ambiente in generale contribuendo alla felicità degli altri e fiduciosa nelle parole del Daishonin che ora mi dicono: sii sicura che la ricompensa grande deve ancora venire (cfr. Virtù invisibile e ricompensa visibile, RSND, 1, 806). (A. D’O.)

(tratto da Buddismo e Società n. 159)

Frase dal Gosho - 15 aprile 2016

"Poiché il Buddismo è stato gradualmente sovvertito, anche il mondo secolare è precipitato nella corruzione e nel caos. Il Buddismo è come il corpo e la società come l’ombra. Quando il corpo si piega, si piega anche l’ombra. Come sono fortunati i miei discepoli che, seguendo la vera intenzione del Budda, entreranno naturalmente nel grande mare della saggezza omnicomprensiva!"

Dal Gosho "Confronto fra il Sutra del Loto e gli altri sutra" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 923)

giovedì 14 aprile 2016

La morte e l' eternità della vita

Il Buddismo, fin dai suoi esordi, ha evidenziato l’importanza di un chiaro confronto con la realtà della morte che, insieme alla nascita, alla malattia e alla vecchiaia, viene definita come una delle quattro sofferenze fondamentali dell’esistenza umana.
Per questo motivo, il Buddismo è stato spesso associato a una visione pessimistica della vita. Ma è vero il contrario.
Dal momento che la morte è inevitabile, qualsiasi tentativo di ignorare o evitare questo fondamentale aspetto connaturato alla vita ci condanna a una visione superficiale dell’esistenza stessa. Una chiara e corretta consapevolezza della natura della morte può farci vivere invece senza paura, con forza, chiarezza di propositi, e gioia.
Secondo l’insegnamento del Budda l’universo è un’entità vivente infinita, nella quale si ripetono incessantemente i cicli di vita e morte individuali. Noi stessi sperimentiamo questi cicli ogni giorno: dei circa 60 trilioni di cellule che compongono il nostro corpo, milioni ne muoiono e altrettanti si rinnovano attraverso il processo metabolico. La morte quindi è un aspetto necessario del processo vitale: rende possibile il rinnovamento e una nuova crescita. Dopo la morte, le nostre vite ritornano al vasto oceano della vita, proprio come una singola onda si alza e si abbassa nella vastità del mare. Attraverso la morte, gli elementi fisici del nostro corpo, così come la forza vitale fondamentale che sostiene l’esistenza individuale, ritornano e sono “rigenerati” nell’universo. Idealmente, la morte può essere intesa come un periodo di riposo o un sonno ristoratore che segue gli sforzi e le lotte della giornata.
Il Buddismo sostiene la persistenza di una continuità oltre i cicli di nascita e morte che costituiscono le nostre vite, in tal senso, eterne. Come scrisse Nichiren Daishonin: «Quando esaminiamo la natura della vita con assoluta illuminazione, notiamo che non c’è un inizio che segni la nascita, e neanche nulla che denoti la morte».

Nel quinto secolo d. C, il grande filosofo indiano Vasubandhu sviluppò l’insegnamento delle Nove coscienze, che fornisce una spiegazione dettagliata dell’eterno funzionamento della vita. In questo sistema, i primi cinque livelli di coscienza corrispondono ai sensi e il sesto integra le percezioni sensoriali in immagini coerenti e formula giudizi sul mondo esterno. Il settimo livello corrisponde al mondo interiore e spirituale: la consapevolezza del sé e il relativo attaccamento hanno origine in questa coscienza, così come la capacità di distinguere il bene dal male.
Ancora più in profondità esiste l’ottava coscienza, che contiene l’energia potenziale, positiva e negativa, creata dai nostri pensieri, parole e azioni. Questo potenziale di energia, o tendenza vitale profonda, viene chiamata karma.
Al contrario di altre tradizioni orientali, il Buddismo non considera immutabile il karma. La nostra energia karmica, che i testi buddisti descrivono come la “corrente impetuosa” dell’ottava coscienza, interagisce con gli altri livelli di coscienza, ed è a questo livello profondo che gli esseri umani esercitano un’influenza reciproca l’uno sull’altro, sul loro ambiente e sulla vita nel suo complesso.
È inoltre a questo livello che si mantiene la continuità dell’esistenza attraverso i cicli continui di nascita e morte. Quando moriamo, l’energia potenziale che rappresenta il “bilancio karmico” di tutte le nostre azioni (creative e distruttive, egoiste e altruiste) continua a fluire in questa coscienza. È questo karma che dà forma alla situazione in cui l’energia potenziale delle nostre vite torna a manifestarsi, attraverso la nascita, come una nuova singola vita. Infine c’è un nono livello di coscienza che è la vera sorgente della vita cosmica: essa abbraccia e sostiene anche il funzionamento dell’ottava coscienza. Lo scopo ultimo della pratica buddista è quello di stimolare e risvegliare questa coscienza fondamentalmente pura, che ha il potere di trasformare completamente anche i flussi di energia negativa radicati nei livelli di coscienza più superficiali.

Il tema della vita e della morte è talmente fondamentale nella nostra esistenza che le risposte che ci diamo modellano la nostra visione di ogni cosa. Per questo, una nuova comprensione della natura della morte (e dell’eternità della vita) può aprire nuovi orizzonti per tutta l’umanità, facendo sgorgare fonti di saggezza e compassione prima inutilizzate. 

Frase dal Gosho - 14 aprile 2016

"La saggezza del Budda è talmente meravigliosa che egli può sapere quante gocce di pioggia cadono in questo sistema maggiore di mondi, per esempio, in un periodo di sette giorni o di due volte sette giorni, eppure è scritto che i benefici ottenuti da una persona che reciti anche una sola parola del Sutra del Loto sono l’unica cosa che non può conoscere."

Dal Gosho "La recitazione dei capitoli “Espedienti” e “Durata della vita”" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 60-61)

mercoledì 13 aprile 2016

Quando...


Quando maestro e discepolo condividono lo stesso voto e la stessa voglia di combattere diventano una sola cosa, questa è l'essenza dell'inseparabilità di maestro e discepolo nel Buddismo di Nichiren Daishonin. (D. I.)

Manola ha detto...

dossier le storia del budda

Buona sera a tutti...
Domenica ho preso il Gohonzon... felice di aver iniziato questo percorso in questo mondo meraviglioso... devo ringraziare mio fratello che mi ha portato a scoprirlo...
Grazie!

(commento del 31 dicembre 2015)

Frase da Gosho - 13 aprile 2016

"Vi siete intrattenuto con un amico nella stanza delle orchidee e vi siete raddrizzato come l’artemisia che cresce fra la canapa. Se vorrete riflettere seriamente su questi problemi e porrete fede unicamente in queste mie parole, allora i venti soffieranno gentilmente, le onde saranno calme e ben presto godremo di raccolti generosi. «Ma il cuore di una persona con il tempo può mutare, e la natura di una cosa può alterarsi con ciò che la circonda. Proprio come l’immagine della luna nell’acqua viene scossa dalle onde, o come i soldati all’avanguardia sono impauriti dalle spade del nemico, così, sebbene in questo momento diciate di credere nelle mie parole, ho paura che poi finirete per dimenticarle. «Ora, se prima di tutto vogliamo garantire la sicurezza del paese e pregare per le nostre esistenze, presenti e future, dobbiamo affrettarci a esaminare la situazione e porvi rimedio il più presto possibile."

Dal Gosho "Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 24)

martedì 12 aprile 2016

Un segreto solo mio

Una violenza subita e poi sepolta nella memoria riaffiora grazie al potere del Daimoku. Un percorso a ritroso per sciogliere la causa di un profondo disagio.

Quando venni a contatto con il Buddismo, ormai diversi anni fa, il mio cuore era circondato da un muro, che mi impediva di vivere come una qualsiasi ragazza di ventitré anni. Un tarlo, di natura indecifrabile, mi teneva compagnia da tantissimo tempo e una grandissima sofferenza, che mi portavo dietro dall’età di dodici anni, aveva determinato una visione molto particolare della realtà. Rinnegavo la mia femminilità, non tolleravo la debolezza e, addirittura, consideravo questi aspetti della vita come un handicap.
La mia vita era, a dir poco, disastrosa soprattutto per quanto riguardava i rapporti con gli altri: non avevo amicizie femminili, vivevo e pensavo come un uomo. Ricordo che il mio unico obiettivo era quello di sfidare il mondo ma, soprattutto, sfidare gli uomini.
Quando iniziai a praticare il mio interesse era concentrato sull’aspetto sentimentale: la mia soddisfazione maggiore era corteggiare i ragazzi, farli innamorare e abbandonarli. Conobbi ben presto un ragazzo che, oggi, non ho dubbi a riconoscere come uno shoten zenjin. Mi parlava di amore, di dolcezza, di futuro insieme. Non accettò il mio gioco e quando volli lasciarlo, perché innamorato di me, lui contrattaccò con una corte spietata.
In quel periodo recitavo tantissimo Daimoku e sentivo progressivamente nascere dentro di me il desiderio di aprirmi agli altri: così quando mi proposero di far parte del gruppo byakuren accettai senza esitare neppure un attimo, non immaginandomi, neanche lontanamente, quanto questa attività mi avrebbe in seguito aiutata.
Iniziò un periodo di grande dolore: nonostante l’amore folle di quel ragazzo soffrivo come un cane e non riuscivo a capire il perché. Il suo amore invece di rendermi tranquilla mi rempiva di inquietudine: era come se qualcuno volesse carpirmi un segreto che era solo mio. Più recitavo e più la sicurezza, che mi caratterizzava e non mi aveva mai abbandonato, cominciava a vacillare.
Un giorno, durante la mia terza ora di Daimoku, chiesi profondamente scusa al Gohonzon, senza capire inizialmente il motivo per cui lo facessi. Perchè stavo così male? Perchè volevo fuggire da questo ragazzo che mi parlava di tenerezza?
E fu come se qualcosa si rompesse dentro, il muro che circondava il mio cuore crollò improvvisamente ed un dolore fortissimo investì il mio corpo.
Scoppiai a piangere e di colpo i ricordi riaffiorarono... rividi immagini terribili che il mio istinto di sopravvivenza aveva nascosto nei meandri dell’inconscio: davanti ai miei occhi apparve il volto violento di un ragazzo che a dodici anni trafugò la parte migliore di me, sentii sulla mia pelle il dolore delle percosse ed un profondo senso di solitudine. Compresi finalmente cosa mi aveva condotto, di colpo, ad abbandonare le bambole e a smettere di credere al principe azzurro.
Piansi, piansi per parecchio tempo. Ora capivo il perché della mia durezza, il perché di tanta rabbia: avevo rimosso per tanto tempo dalla memoria questa terribile violenza, ora era giunto il momento di rimuovere questa macchia nerissima dalla mia vita. Ma io chi sono? Mi ripetevo. Se non avessi avuto questa esperienza, come sarei diventata?
Il mio più grande sostegno, in quel periodo di profonda crisi di identità, furono il Daimoku e l’attività buddista. Sapevo che solo mettendo la mia vita a disposizione degli altri potevo imparare ad amare e a conoscere finalmente un mondo nuovo, senza dover dimostrare o nascondere niente a nessuno. Scoprii così piano piano che ero una persona dolcissima e tenerissima, a cui piacevano da impazzire le rose ed i tramonti. Venne fuori una nuova femminilità e cominciai a prendermi cura della mia vita.
Nel frattempo il ragazzo innamorato mi lasciò, perché non si sentiva abbastanza forte da condividere con me un così pesante fardello.
Nonostante i timori e le difficoltà ricominciai da capo: semplicemente rinacqui. In quel periodo mi ripetevo continuamente una frase di Ikeda che diceva: «Io credo nella tua vittoria, il Daimoku sarà la tua forza trainante. Avanza, avanza e basta: il tempo parlerà». Ed io continuai ad avanzare, a desiderare di ritornare ad essere libera, di riappropriarmi di ciò che mi era stato rubato. Continuai a credere agli incoraggiamenti dei responsabili che mi sostenevano tantissimo, agli insegnamenti buddisti ed al Gohonzon, imparando a fidarmi di lui come un bambino si affida alla madre.
Oggi a distanza di anni posso dire di aver cambiato o meglio cancellato la macchia nera nella mia vita, una macchia che correva il rischio di negarmi alla vita stessa. Ora il mio più grande obiettivo è imparare ad amare sempre di più, sviluppando una la mia storia profonda compassione, capace di abbracciare tutto...
Ho avuto il coraggio di guardare in faccia il mio violentatore: nel suo viso ho visto la disperazione di una grande sofferenza, io la mia l’ho lasciata alle spalle ormai da tempo.
Oggi infatti, finalmente, posso parlare d’amore e di romanticismo a un uomo, senza sfidarlo e ho uno stuolo di amiche e compagne di avventura con le quali confrontarmi e crescere. (F. T.)

Frase dal Gosho - 12 aprile 2016

"La vecchia volpe non dimentica la collinetta in cui e` nata, e la tartaruga bianca ripago` il favore ricevuto da Mao Pao. Persino gli animali conoscono la gratitudine, a maggior ragione dovrebbero conoscerla gli esseri umani. [...] Ma per ripagare questi grandi debiti (chi si dedica al Buddismo) deve assolutamente studiare a fondo la Legge buddista e diventare un saggio"

Da "Ripagare i debiti di gratitudine" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 2, pag. 115)

lunedì 11 aprile 2016

Il beneficio di tutte le pratiche del Budda

Secondo la visione di Nichiren Daishonin il Daimoku - cioè il mantra Nam Myoho Renge Kyo - contiene in sé i benefici di tutte le pratiche e di tutte le azioni meritorie del Buddha e dei Buddha nelle tre esistenze di passato presente e futuro. Detta così questa affermazione può essere incomprensibile, o quasi. Vediamo di capire meglio... Il beneficio supremo delle pratiche mistiche del Buddha è, naturalmente, l'Illuminazione - che possiamo definire come uno stato di perfetta integrazione con la vita e con la realtà. Secondo la tradizione buddista il raggiungimento di tale traguardo è stato possibile al Buddha Shakyamuni grazie a numerosissime pratiche protratte nel corso di moltissimo tempo e comuni a tutti coloro che perseguono il "risveglio". Ad esempio Siddharta si impegnò in una approfondita ricerca filosofica, si immerse in avanzati stati meditativi e sperimentò tecniche ascetiche molto rigorose. Si dice anche che nelle vite precedenti avesse già praticato innumerevoli volte il sacrificio di sé come Bodhisattva, vale a dire offrendo sé stesso o la propria vita per gli altri - perfino per la salvezza di animali in difficoltà. Certo, questo tipo di percorso, così lungo e difficile, e che sfocia nel grande mare dell'illuminazione, sembra l'appannagio di un uomo per certi versi divino, oppure di individui fuori dal comune. Però, particolarmente per il buddhismo Mahayana, il beneficio ottenibile con queste pratiche straordinarie è accessibile a tutti gli esseri viventi perché tutti hanno in sé il potenziale dell'illuminazione, ognuno possiede in sé la buddità: la grande realizzazione del Buddha è che tutte le ricerche portano a scoprire qualcosa che si possiede già, e le parabole del Sutra del Loto ne offrono precisa indicazione. Per questo Nichiren Daishonin ci regala un gioiello prezioso e di inestimabile valore, una sintesi di tutti i percorsi compiuti da Shakyamuni, una pratica che li condensa in una unica grande medicina capace di guarire l'oscurità fondamentale, l'illusione: la recitazione di Nam Myoho Renge Kyo. Poiché il Daimoku risveglia il potenziale innato presente nei nostri cuori, esso risulta adatto per ogni tipo di difficoltà, ed è applicabile a tutti gli aspetti della nostra vita, proprio in quanto ognuno di essi può essere illuminato dalla luce della buddità - cioè della consapevolezza, della coscienza, dell'integrazione degli opposti in una sintesi superiore e risolutiva. Non esistono aspetti "inferiori" o "indegni" della nostra vita che non possano servire a dipingere quel meraviglioso affresco del nostro proprio sviluppo, della nostra crescita individuale e collettiva in qualità di esseri umani. Nam Myoho Renge Kyo, dunque, contiene il beneficio e i benefici di tutte le pratiche del Buddha. Si, semplicemente per questo: perché ne è il punto di arrivo, la sintesi. Nam Myoho Renge Kyo significa aprirsi e attivamente affidarsi alla vita universale.
[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 11 aprile 2016

"Il Sutra del Loto afferma: «[Le dottrine che essi predicheranno] non saranno mai contrarie alla vera realtà». T’ien-t’ai spiega che questo significa: «Nessuna cosa che riguardi la vita o il lavoro contrasta in alcun modo con la vera realtà». Saggio non è chi pratica il Buddismo prescindendo dalle questioni mondane, ma chi comprende perfettamente i princìpi che governano il mondo."

Dal Gosho "Il kalpa della diminuzione" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 995)

domenica 10 aprile 2016

Frase dal Gosho - 10 aprile 2016

"Nel passato il Bodhisattva Mai Sprezzante sostenne che tutti gli esseri umani hanno la natura di Budda, che abbracciando il Sutra del Loto avrebbero conseguito sicuramente la Buddità e che disprezzare una persona è disprezzare il Budda stesso. La sua pratica era di venerare tutti. Egli venerava anche coloro che non credevano nel Sutra del Loto perché anch’essi avevano la natura di Budda e un giorno avrebbero potuto credere nel sutra. A maggior ragione devi venerare i monaci e i laici che abbracciano il sutra."

Dal Gosho "Le quattordici offese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 670)

sabato 9 aprile 2016

Frase dal Gosho - 9 aprile 2016

"Quelli che credono nel Sutra del Loto sono come l’inverno, che si trasforma sempre in primavera. Non si è mai visto né udito, sin dai tempi antichi, di un inverno che si sia trasformato in autunno, né si è mai sentito di alcun credente del Sutra del Loto che sia diventato un essere comune. Un passo del sutra dice: «Fra coloro che ascoltano la Legge, nemmeno uno mancherà di conseguire la Buddità»."

Dal Gosho "L’inverno si trasforma sempre in primavera" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 477)

venerdì 8 aprile 2016

E la vita risponde

«Ogni lotta si trasforma in beneficio. Per favore siate profondamente convinti di questo. Possiamo rivoluzionare noi stessi unicamente sfidando le nostre sofferenze e difficoltà. Per questo continuiamo a lottare». Sono parole di Daisaku Ikeda pubblicate dalla rivista della divisione giovani italiana Il volo continuo.
Quando penso alla domanda: «…e se non realizzo?», la prima cosa che mi viene in mente è: se me la pongo ho poca fede e tanti dubbi. La “responsabilità” del Gohonzon è scoprire il modo di farci comprendere cosa sia giusto per la nostra vita, ed è questo in cui credo.
Il mio pensiero è che si realizzi sempre, anche non in modo “specifico” o “manifesto”. Il tempo che intercorre fra la domanda, o determinazione, e la risposta, ha un ruolo fondamentale: ci consente di cogliere segnali di cui fare tesoro mentre continuiamo a sfidarci, di percepire il bene e i benefici che arrivano in ogni caso, le piccole o grandi prove concrete.
La sfida è opportunità. Il presidente Ikeda ci esorta a lottare per i nostri sogni, ad affrontare ogni subdola paura spronandoci a contrapporle il coraggio, a non restare immobili nella sofferenza ma agire per rialzarci proprio là dove ci sembra di essere caduti. A cosa serve disperarci? Ogni sogno senza azione è un’illusione. Ho imparato cominciando a fare il necessario, poi quello che è possibile. E a un tratto mi sono trovata a fare ciò che credevo impossibile.
Il “beneficio manifesto” sta tardando? Continuo a sfidarmi perché il potere immenso del Gohonzon protegge, porta sempre benefici e quindi fortuna (il bene), e con la spada affilata della fede squarcio l’oscurità. Anzi non la chiamo nemmeno più così, la definisco “penombra”… E, come ci insegna il Daishonin, mi impegno a “trasformare il veleno in medicina”. Il futuro lo costruiamo quando tutto sembra difficile.
Certo, il “beneficio visibile” forse è ciò che vorremmo e subito, tuttavia essere buddisti significa trasformare noi stessi e l’ambiente che ci circonda, sviluppare compassione, saggezza, sentire la nostra Buddità.
Accolgo quindi i “benefici invisibili”, ringrazio per il sorriso di una persona che mi sembrava nemica. Imparo ad affidarmi e fidarmi del Gohonzon ed è tanto, soprattutto quando sembra che manchino troppe cose per riuscire a essere felice qui e ora.
Ho imparato che il “beneficio invisibile”, manifestandosi con una pratica sincera,fa in modo che ogni aspetto della vita possa avere le caratteristiche della Buddità, rendendomi gioiosa nel mio stato vitale. Nichiren insegna che questo è il fine della nostra pratica buddista, proprio questa categoria di benefici. Le risposte materiali servono, eccome, viviamo in un mondo dove paghiamo anche l’aria che respiriamo e non è nemmeno sana… Ma il devoto del Sutra del Loto ha salde radici, costruisce una vita forte e solida. Solo così sto riuscendo a superare le difficoltà per arrivare a una felicità intoccabile e, soprattutto, aiutando gli altri a fare lo stesso.
Va da sé che la domanda: «…e se non realizzo?» si superi eliminandola dalla nostra mente, chemente perché nasce dagli arrovellamenti, dal dubbio, e il dubbio ci blocca, rallenta la risposta, indebolisce la nostra pratica e la fede. Ciò non toglie che mentre perseveriamo a sfidarci fino al traguardo che consideriamo vittoria o “beneficio manifesto”, possiamo trovare nuova forza in noi rideterminando, con la certezza che arriverà ciò che è giusto per la nostra vita.
Ho scelto di andare avanti con il cuore, mi affido al Daimoku, al Gohonzon, quindi alla mia vita. E la vita risponde. Sempre. (P. Z.)

(tratto da Buddismo e Società n. 159)

Frase dal Gosho - 8 aprile 2016

"Ora, se desideri conseguire la Buddità, devi solo ammainare i vessilli dell’arroganza, mettere da parte il bastone della rabbia e dedicarti esclusivamente all’unico veicolo del Sutra del Loto. Fama mondana e profitto sono orpelli della presente esistenza; arroganza e pregiudizio sono catene nella futura esistenza. Dovresti vergognarti di queste cose! E dovresti anche averne paura!"

Dal Gosho "Domande e risposte riguardo all’abbracciare il Sutra del Loto" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 51)

giovedì 7 aprile 2016

Il mondo di collera

Il desidero di imparare dagli altri e la capacità di introspezione sono le qualità che ci identificano come esseri umani, i mezzi grazie ai quali ci sviluppiamo e diventiamo più felici. Ma cosa accade quando perdiamo o trascuriamo di coltivare tali qualità? La terrificante conseguenza è quello che il Buddismo descrive come il mondo di Collera.
La parola “collera” ci fa venire in mente una persona che perde il controllo, si arrabbia o peggio si infuria, ma questa può essere la reazione naturale e a volte necessaria alle situazioni che s’incontrano; tale collera infatti potrebbe essere positiva, per esempio quando è diretta contro l’ingiustizia o l’irresponsabilità. C’è una differenza fra tutto ciò e il mondo di Collera, caratterizzato dall’ossessione verso il proprio ego, come viene descritto nella teoria buddista. La Collera è uno dei dieci stati vitali che, secondo il concetto buddista dei dieci mondi, sono inerenti a tutte le persone. Li sperimentiamo in tempi e modi diversi, a seconda della nostra risposta alle varie situazioni e in relazione all’intensità della nostra motivazione interiore a lottare per migliorare noi stessi. Essi sono: Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità, Cielo, Apprendimento, Realizzazione, Bodhisattva e Buddità.
La caratteristica principale del mondo di Collera è l’invidia, cioè il non poter tollerare l’idea che qualcuno sia in qualche modo superiore a noi, è l’ardente bisogno di sentirsi superiori agli altri, la convinzione di essere fondamentalmente migliori degli altri.
Come descrive un testo buddista: «Dal momento che coloro i quali sono nel mondo di Collera desiderano sempre essere superiori a chiunque altro e non possono sopportare di essere inferiori ad alcuno, essi sminuiscono e disprezzano gli altri ed esaltano se stessi, come un falco che vola e guarda il mondo dall’alto. Allo stesso tempo, apparentemente, cercano di mostrare le virtù di benevolenza, giustizia, correttezza, saggezza e lealtà».
Nichiren, che nel XIII secolo fondò in Giappone il Buddismo praticato dai membri della SGI, caratterizzò la Collera come “perversione” a causa del forte divario fra il mondo interiore e quello esteriore di chi è nello stato di Collera. La forte competitività viene mascherata da un comportamento virtuoso e ossequioso, studiato appositamente per suscitare quel riconoscimento da parte degli altri, così essenziale per il proprio senso di superiorità. L’aggressività delle persone in questo stato nasconde la loro insicurezza. Arroganza, disprezzo per gli altri, una vena fortemente critica e un potente impulso verso il conflitto o la competizione sono tutti aspetti attraverso cui si manifesta il mondo di Collera nella nostra vita. Le conseguenze possono essere disastrose, quando nelle sue spire vengono catturate persone in posti di potere e di autorità, o quando questo stato vitale predomina nella società. Come dice il presidente della SGI Daisaku Ikeda, a chi è in questo stato «tutto appare come un mezzo o uno strumento per realizzare i propri impulsi e desideri egoistici. In proporzione inversa alla misura di questa tronfia arroganza, l’esistenza degli altri – popoli, cultura, natura – risulta minuscola e insignificante. Perciò far del male o persino uccidere gli altri, considerati privi di ogni valore, diventa una cosa assolutamente irrilevante. È questo stato mentale che approverebbe l’uso delle armi nucleari… le persone in questo stato vitale sono cieche, non soltanto alle orrende sofferenze provocate dalle loro azioni, ma alla vita umana in sé e per sé».
Il movimento della Soka Gakkai si propone di trasformare la società attraverso la trasformazione del cuore dell’individuo, basandosi sulla comprensione delle dinamiche e delle profonde interconnessioni fra le persone, la società e l’universo stesso.
Mentre tutti lottano per essere felici, le persone nel mondo di Collera, i cui sforzi sono indirizzati nella direzione sbagliata, vengono trascinate sempre più a fondo, nella miseria e nella solitudine. Comunque, paradossalmente, la consapevolezza di sé e dell’importanza della propria vita, caratteristica del mondo di Collera, è la porta d’accesso all’empatia verso gli altri. Lo spiccato senso del proprio ego può fornire una base per comprendere quanto sia preziosa ogni vita, e per condividere quanto possa essere difficile condurre un’esistenza felice in questo mondo.
La chiave per trasformare il mondo di Collera consiste nel diventare padroni di quell’energia, un tempo rivolta a vincere sugli altri, e indirizzarla a vincere su se stessi. Si comincia semplicemente avendo l’umiltà di rispettare e ammirare ciò che è degno di lode negli altri.

Frase dal Gosho - 7 aprile 2016

"Potremmo chiederci perché mai ciò che avevano detto tardi ad avverarsi. Ma, anche se può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, non accadrà mai che la preghiera di un praticante del Sutra del Loto rimanga senza risposta. Se i bodhisattva, gli uomini e gli esseri celesti, gli otto tipi di esseri non umani, i due santi, le due divinità celesti e le dieci fanciulle demoni mancassero, anche in una sola occasione, di venire a proteggerlo, sarebbero colpevoli anzitutto di aver mostrato disprezzo nei confronti di Shakyamuni e degli altri Budda [...] Anche se un praticante non è veramente tale, se è privo di saggezza, ha un corpo impuro o non è dotato delle virtù che derivano dall’osservanza dei precetti, se recita Nam-myoho-renge-kyo essi lo proteggeranno sicuramente. Non si getta via l’oro solo perché la borsa che lo contiene è sporca"

Dal Gosho "Sulle preghiere" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 307)

mercoledì 6 aprile 2016

Quando...

Quando ci dedichiamo a realizzare la nostra missione di Bodhisattva della terra, la nostra vita, soggetta alle quattro sofferenze di nascita, invecchiamento, malattia e morte, viene pervasa dalle nobili virtù di eternità, felicità, vero io e purezza e diveniamo capaci di liberaci dalle dolorose catene delle sofferenze di nascita e morte. (D. I.)

Luisa ha detto...

dossier le storia del budda

Un saluto caloroso, ci sono anche io.
Luisa

(commento del 17 dicembre 2015)

Frase dal Gosho - 6 aprile 2016

"Adesso sono fermamente convinto, deciso a sopportare qualsiasi avversità e, avendo realizzato le predizioni del Budda, non ho il minimo dubbio. [...] Dall’inizio non mi sono mai preoccupato di cosa poteva succedere a me personalmente, ma ho promesso che, qualunque cosa mi fosse capitata, non avrei mai abbandonato la fede e che, se avessi conseguito la Buddità, avrei guidato all’illuminazione tutti voi. Ma per voi che non conoscete il Buddismo come Nichiren e che inoltre siete credenti laici con proprietà, moglie e figli e dipendenti, sarà estrema- mente difficile [non abbandonare la fede]. Per questi motivi, vi ho sempre detto di fingere di ignorare [il mio insegnamento]. Qualunque cosa succeda, siate certi che io non vi abbandonerò e non vi trascurerò mai."

Dal Gosho "Lettera a Misawa" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 794)

martedì 5 aprile 2016

Una brutta esperienza per cambiare

La mia famiglia non era esattamente un modello di unità e di armonia.
Io avevo un atteggiamento di rifiuto, quasi di estraneità nei confronti di mio marito e di mia figlia, e riversavo tutto il mio affetto sui miei genitori a cui ero attaccatissima. Purtroppo a breve distanza persi prima mia madre e poi mio padre. Mentre ero ancora intontita da questa sofferenza firmai l’atto di acquisto di una società che era stata proposta come un affare a me e a mio marito. Acquisto incauto, fatto senza un preciso inventario. Un mese dopo il curatore fallimentare mise i sigilli ed io dovetti consegnare le chiavi e i registri. Poco tempo dopo venni prelevata all’alba dai carabinieri e condotta in carcere dove ci restai diciannove giorni. Per me, una persona colta e di buona famiglia era inaccettabile trovarmi ritrovarmi in una cella con drogate e prostitute: cos’avevo a che fare io con questa gente?
Addossai tutte le colpe a mio marito, portandogli rancore e nutrendo per lui un odio profondo. La sentenza al processo di primo grado fu un bel colpo: quattro anni di reclusione ad entrambi per bancarotta fraudolenta. Ero nella disperazione più nera; e fu proprio in quel periodo che mia sorella e mia nipote mi parlarono del Buddismo. Iniziai subito a praticare, facevo molto Daimoku e partecipavo a tutte le riunioni; il risultato fu che decisi di riprendere gli studi universitari – interrotti quando nacque mia figlia – e mi iscrissi a Scienze Politiche. Riuscii a seguire le lezioni e superai vari esami con la media del 28.
Arrivò il giorno del processo d’appello. La sentenza stavolta cancellò tre anni di carcere; restava da scontare un anno che speravo di evitare con un giudizio positivo della Cassazione. Non fu così: venni nuovamente arrestata e rinchiusa in carcere. I primi giorni sono stati terribili: pregavo e piangevo, e volevo andarmene subito. Non si può immaginare in quali condizioni ho recitato; non riuscivo a sentire la mia voce talmente era alto il volume della televisione, sempre sintonizzata su Videomusic. Però dopo una settimana, quando ho deciso di fare quattro ore di Daimoku al giorno, ho capito che avevo una missione da compiere là dentro. Ho iniziato a parlare del Buddismo, in termini molto generali, alle dieci ragazze che dividevano con me il “camerone”; qualcuna ascoltava, qualcuna si girava dall’altra parte, qualche altra ne voleva sapere di più.
Un giorno mia sorella mi portò la notizia che il giudice aveva fissato la data dell’udienza per decidere sulla mia richiesta di affidamento al servizio sociale. Sul momento mi sono lamentata perché speravo in una decisione più sollecita, ma dopo il Daimoku ho capito che questa era la possibilità di cambiare una volta per tutte, il veleno in medicina. Le mie quotidiane cinque ore di Daimoku erano piene di gioia; ora sapevo perché ero in quella situazione: avevo offeso la Legge mistica in maniera gravissima. Per la prima volta mi resi conto che quella cella poteva essere la terra del Budda; questo grazie al fatto che leggevo in continuazione Felicità in questo mondo. Con le altre detenute ho stabilito dei contatti umani che difficilmente potrò cancellare dalla mia vita. Passavo da una cella all’altra, cenavo con loro e facevo interminabili partite a carte; ogni giorno cercavo nei miei giornali e libri di Buddismo delle frasi di incoraggiamento per loro. Qualcuna incominciò a recitare, tutte evitavano di disturbarmi mentre facevo Gongyo. Io le aiutavo a mantenere i contatti con i familiari scrivendo per loro lettere a casa, mi chiedevano consigli e grazie a loro ho potuto aprire la mia vita ed eliminare l’arroganza dal mio cuore; non guardavo più le altre detenute dall’alto in basso, ma come persone che soffrivano come me e sentivo di avere iniziato la mia rivoluzione umana. Inoltre non soffrivo più d’ansia, e l’insonnia e gli incubi erano spariti.
La mia domanda di uscire dal carcere e scontare la pena in affidamento al servizio sociale fu accettata. Ho terminato di scontare la pena ed ho riacquistato piena libertà; ho anche ricevuto la responsabilità di un gruppo. Anche mio marito è stato scarcerato, ed ora entrambi desideriamo rafforzare la nostra unione stabilendo un nuovo rapporto prima impensabile, e parlando di ogni cosa. Inoltre ho determinato di utilizzare al massimo la mia esperienza di vita carceraria per tutti quelli che ancora ne soffrono. (L. E.)