giovedì 30 giugno 2016

Unicità di corpo e mente

Secondo una concezione materialistica il mondo fisico, proprio perché tangibile e misurabile, rappresenta l’unica “realtà”. Altre tradizioni di pensiero ritengono invece illusoria quella dimensione e considerano come verità ultima il mondo spirituale.
Nel Buddismo la vita è un’unità indissolubile di aspetti fisici e spirituali. Ogni fenomeno, materiale o spirituale, visibile o invisibile, è manifestazione della stessa Legge fondamentale universale – o causa prima della vita – definita Myoho-renge-kyo da Nichiren Daishonin. Entrambi gli aspetti sono assolutamente inseparabili e di uguale importanza. Questo principio è espresso in giapponese col termine shiki shin funi. Shiki si riferisce a tutti i fenomeni fisici, compreso il corpo umano. Shin definisce quelli spirituali, invisibili, compresa la ragione, le emozioni e la volontà. Funi letteralmente significa “due ma non due”.

Nichiren Daishonin scrive a uno dei suoi seguaci: «Una persona può conoscere i pensieri di un altro ascoltandone la voce. Ciò avviene perché l’aspetto fisico rivela quello spirituale, ma questi aspetti, che sono uno nella sostanza, si manifestano come due aspetti distinti».
Lo stato d’animo di una persona si rivela nel suo aspetto fisico: il vissuto interiore di qualcuno che si trovi in uno stato gioioso e ottimistico si può leggere nel suo viso, o anche nella sua andatura. Allo stesso modo un portamento sofferente e il viso teso di una persona oppressa dal dolore comunicano il suo tormento interiore. Le manifestazioni più evidenti sono il riso e il pianto, segnali visibili dei nostri sentimenti interiori.

Frase dal Gosho - 30 giugno 2016

"Al momento l'intero corpo dell'Onorevole Abutsu è composto dei cinque elementi di terra, acqua, fuoco, vento e spazio. Questi cinque elementi sono anche i cinque caratteri del daimoku. Perciò Abutsu- bo è la torre preziosa stessa, e la torre preziosa è Abutsu-bo stesso. Al di fuori di questa consapevolezza tutto il resto è inutile. È la torre preziosa adornata dai sette tipi di gemme: ascoltare l'insegnamento corretto, credere in esso, osservare i precetti, meditare, praticare assiduamente, rinunciare ai propri attaccamenti e riflettere su se stessi. Potresti pensare di aver fatto offerte alla torre preziosa del Tathagata Molti Tesori, ma non è così. Le hai offerte a te stesso. Tu stesso sei un Tathagata da sempre illuminato e dotato dei tre corpi. Dovresti recitare Nam-myoho-renge-kyo con questa convinzione."

Dal Gosho "La torre preziosa" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 264)

mercoledì 29 giugno 2016

Decisione

«Qual è la ragione della mia vita?». La domanda è difficile, ma ogni essere umano dovrebbe porsela. La risposta potrà servirgli a indirizzare meglio le proprie energie. Ma anche ad essere felicemente fiero di vivere.

«Il potere di una decisione chiara ci permette di utilizzare al meglio i nostri sforzi e le nostre capacità personali, una decisione che trae origine dalla fede»

Sul Salice Spiangente ha detto...

Sono stata praticante di questo Buddismo, e tra l'altro ho partecipato a numerosi meeting della mia zona, per circa due anni. Eravamo, proprio, una bel gruppetto! Non dimenticherò mai quei meeting cosi' intensi e caldi, perché nella recitazione sentivo un energia sollevarsi attorno. Come qualcosa che ci avvolgeva!
E poi, il momento di raccontare le proprie esperienze e i benefici maturati dalla pratica.
Ora il piccolo gruppo buddista non c'è piu', per via dei responsabili membri, che non riescono, più a farlo, per vari motivi... chissà in futuro, magari, il gruppo si ristabilirà di nuovo e saremo tutti insieme ancora.
Il mantra ce l'ho sempre nella mia testa come se se fosse una infinita preghiera che non si spegne, mai.
Pensando al Gohonzon stasera, sono arrivata qui.
E' stata molto positiva la mia esperienza in quel gruppo. Venivo da un periodo, buio, e tosto, l'accoglienza e la pratica mi hanno aiutata moltissimo a superare le mie enormi difficoltà nella vita.
Un grande salutone a tutti!

(commento del 18 ottobre 2010)

Frase dal Gosho - 29 giugno 2016

"In generale, che i discepoli di Nichiren, preti e laici, recitino Nam-myohorenge- kyo con lo spirito di “diversi corpi, stessa mente”, senza alcuna distinzione fra loro, uniti come i pesci e l’acqua, questo si chiama eredità della Legge fondamentale della vita. In ciò consiste il vero scopo della propagazione di Nichiren. Se è così, anche il grande desiderio di un’ampia propagazione potrà realizzarsi. Ma se qualcuno dei discepoli di Nichiren distrugge l’unità di “diversi corpi, stessa mente” sarà come chi distrugge il proprio castello dall’interno."

Dal Gosho "L’eredità della Legge fondamentale della vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 190)

martedì 28 giugno 2016

Realtà quotidiana

Il Buddismo cerca di spiegare la realtà della vita quotidiana. Non la presenta mai secondo un ideale utopistico, o una visione astratta. Ne dà un quadro talmente reale da toccarlo quasi con mano. E' un'analisi ricca e dettagliata della vita umana, costruite sulla base di osservazioni e percezioni, ma anche su ispirazioni di alcune persone eccezionalmente dotate e illuminate che chiamiamo Budda. Non è un approccio scientifico ma si possono tracciare molti paragoni con le osservazioni scientifiche; infatti non è un caso che la moderna sociologia si interessi a molte delle conclusioni a cui è arrivato il Buddismo sull'essenza della vita umana. [...] (foto di Silvano Bottaro)

da: Il buddista riluttante di William Woollard (ed. esperia)

Frase dal Gosho - 28 giugno 2016

"Il sole è radioso e la luna è luminosa. Anche le parole del Sutra del Loto sono radiose e luminose, come l'immagine del viso in uno specchio limpido o l'immagine della luna sull'acqua pura. Perciò, come può la dichiarazione del Tathagata "nell'esistenza presente saranno ricompensati con la fortuna" e "nell'esistenza presente otterrà una ricompensa visibile per queste azioni" essere vera per tutti tranne che per te, Nanjo Shichiro Jiro? Il Budda dichiarò che le sue parole non si sarebbero mai rivelate false, neanche in un'era in cui il sole sorga ad ovest o in un tempo in cui la luna spunti dal suolo. Non può quindi esserci il minimo dubbio che lo spirito del tuo defunto padre sia ora in presenza del Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti, e che tu stesso riceverai grandi benefici in questa vita. Com'è meraviglioso, come è splendido!"

Dal Gosho "Fortuna in questa vita" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 583-584)

lunedì 27 giugno 2016

Il profondo significato della recitazione del Daimoku

La recitazione del daimoku è la base di tutto l'insegnamento del Daishonin. Il suo Buddismo, a differenza delle scuole buddiste ufficiali del suo tempo, non si basava sul culto di una specifica divinità o Budda; ciò che il Daishonin stabilì fu il mezzo per realizzare l'ideale del Sutra del Loto, l'ottenimento dell'illuminazione da parte di tutte le persone. Egli insegnò che attraverso la pratica di recitare Nam myoho renge kyo è possibile attivare la nostra e manifestarla nello stato vitale di Buddità.
Nel Buddismo di Nichiren vi sono due aspetti del daimoku: il daimoku della fede e il daimoku della pratica. Il primo riguarda l'aspetto spirituale della nostra pratica e consiste essenzialmente nella battaglia che ha luogo nel nostro cuore per contrastare la nostra condizione interiore illusa, detta oscurità. E una battaglia contro le forze negative e distruttive interiori per aprire un varco nell'oscurità che avvolge la natura di Budda e far emergere la condizione vitale della Buddità grazie al potere della fede.
Il daimoku della pratica riguarda invece l'azione specifica di recitare Nam myoho renge kyo e di insegnarlo agli altri, gli sforzi che compiamo, con le parole e con le azioni, per la nostra felicità e per quella degli altri, che sono la dimostrazione tangibile della nostra battaglia interiore contro l'illusione e la negatività
Quando recitiamo Nam myoho renge kyo stiamo recitando il nome della natura di Budda che esiste nella nostra vita e in quella degli altri, e al tempo stesso la stiamo risvegliando. Quando la fede vince sul dubbio e sulle illusioni interiori, il potere della natura di Budda viene risvegliato dal suono del daimoku e si manifesta spontaneamente nella nostra vita.
Il punto essenziale che differenzia il Buddismo del Daishonin dalle altre scuole buddiste del suo tempo è l'aver stabilito questo mezzo concreto per conseguire la Buddità. Dalla prima volta che proclamò Nam myoho renge kyo fino al momento della morte Nichiren si impegnò ardentemente per insegnare questo supremo sentiero per l'illuminazione a tutte le persone della sua terra.

(tratto da: Il conseguimento della Buddità in questa esistenza - esperia edizioni)

Frase dal Gosho - 27 giugno 2016

"Sappi che è il potere della Legge buddista quello che permette alle divinità del sole e della luna di ruotare intorno ai quattro continenti. I sutra della Luce dorata e dei Sovrani sono espedienti che conducono al Sutra del Loto. In confronto al Sutra del Loto sono come il latte di fronte al ghee o come il metallo di fronte a pietre preziose. Ma, pur essendo inferiori, essi permettono alle divinità celesti di ruotare intorno ai quattro continenti. Quanto maggiore sarà il potere di queste divinità se assaggiano il dolce ghee del Sutra del Loto!"

Dal Gosho "Consacrazione di una statua del Budda Shakyamuni fatta da Shijo Kingo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 611)

domenica 26 giugno 2016

Frase dal Gosho - 26 giugno 2016

"Il potente guerriero, il generale Li Kuang, la cui madre era stata divorata da una tigre, scagliò una freccia contro una pietra, scambiandola per la tigre, e la freccia vi si conficcò fino alle piume. Ma quando si rese conto che si trattava di una pietra, non riuscì più a perforarla. In seguito a ciò divenne noto come il generale Tigre di Pietra. Lo stesso è successo a te: sebbene i nemici siano in agguato, forse la tua risoluta fede nel Sutra del Loto ha sventato le loro persecuzioni prima ancora che si verificassero? Comprendendo questo, devi rafforzare la tua fede più che mai."

Dal Gosho "Il generale Tigre di Pietra" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 846)

sabato 25 giugno 2016

Frase dal Gosho - 25 giugno 2016

""Con un'unica mente desiderano vedere il Budda" può essere letto così: osservare il Budda con un'unica mente, concentrare la propria mente sul vedere il Budda e quando si guarda la propria mente, percepire che essa è il Budda. Avendo ottenuto il frutto della Buddità, cioè i tre corpi eternamente inerenti, potrei essere superiore persino a T'ient'ai e a Dengyo, e superare anche Nagarjuna e Mahakashyapa. Il Budda scrisse che si deve diventare maestri della propria mente e non lasciare che la mente sia la propria maestra. Per questo ti ho sempre esortato a essere disposto a dare anche il tuo stesso corpo e a non risparmiare mai la tua vita per il Sutra del Loto."

Dal Gosho "Lettera a Gijo-bo" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 345)

venerdì 24 giugno 2016

La preghiera, una spada affilata

di Daisaku Ikeda

Toda soleva dire: «Ciò che importa è che ogni persona trabocchi di energia e faccia emergere una forza vitale effervescente». Come responsabili, quando nel corso di una riunione offriamo un incoraggiamento, dovremmo nutrire il forte desiderio di ispirare le persone a prendere la decisione di agire in prima persona. Dovremmo parlare con una voce chiara e piena di fiducia, capace di toccare il cuore. Nichiren Daishonin scrive: «Myo significa rivitalizzare, rivitalizzare significa resuscitare» (Il Daimoku del Sutra del Loto, SND, 5, 45). Noi che recitiamo e sosteniamo la Legge mistica, riusciamo sempre ad attingere a una fresca riserva di forza vitale, facendo pulsare in noi l'energia della giovinezza. Se non ci riusciamo, non stiamo davvero praticando la Legge mistica. Qual è la chiave per conseguire una vittoria? Innanzitutto la preghiera.
Kosen-rufu è una lotta tra il Budda e i demoni. Solo la preghiera, solo la spada affilata della Legge mistica può sconfiggere le funzioni negative della vita. Più la situazione è complessa e impegnativa, più è importante che la preghiera sia il punto di partenza. Un'altra cosa importante è l'azione. Agendo, muoviamo la realtà nella direzione del risultato per il quale stavamo pregando. Quando preghiera e azione si combinano, possiamo vincere i demoni e promuovere il nostro movimento di kosen-rufu. La strategia è altresì vitale. Lo statista Chuko K'ung-ming, uno degli eroi del Romanzo dei tre regni, disse: «Il saggio perfeziona la propria strategia prima di una battaglia, assicurandosi la vittoria in anticipo. Lo stolto, invece, si getta nella lotta senza alcuna strategia e poi cerca una via d'uscita».

 (NR n° 366 Gennaio 2007)

Frase dal Gosho - 24 giugno 2016

"Ti insegnerò come diventare facilmente un Budda. Insegnare qualcosa a un altro è come oliare le ruote di un pesante carro così che possano girare, o come far galleggiare una barca sull'acqua così che possa procedere senza difficoltà. Il modo per diventare facilmente un Budda non è niente di straordinario: è come dare dell'acqua a un assetato in tempo di siccità, come dare del fuoco a una persona intirizzita dal freddo o come dare a un altro l'unico esemplare che si possiede di qualcosa, oppure offrire in elemosina ciò da cui dipende la propria vita."

Dal Gosho "Il ricco Sudatta" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 963)

giovedì 23 giugno 2016

Tre grandi Leggi segrete

(Giapp: sandai-hiho): le dottrine fondamentali dell’insegnamento di Nichiren Daishonin. Esse sono l’oggetto dell’insegnamento originale, il daimoku dell’insegnamento originale e il santuario dell’insegnamento originale.
Qui “insegnamento originale” si riferisce all’insegnamento di Nam myoho renge kyo e non all’insegnamento originale del Sutra del Loto, ovvero ai suoi ultimi quattordici capitoli.
Nichiren (1222-1282) stabilì tre principi essenziali per permettere alle persone dell’Ultimo giorno della Legge di conseguire la Buddità. Essi sono chiamati segreti perché sono impliciti nel testo del capitolo Durata della vita del Tathagata (il sedicesimo) del Sutra del Loto e rimasero nascosti o sconosciuti finché Nichiren non li rivelò. Nichiren li considerava insegnamenti di importanza vitale che il Budda Shakyamuni trasmise al bodhisattva Pratiche Superiori nel capitolo Poteri sovrannaturali del Tathagata (il ventunesimo) del sutra. Egli considerava la propria missione la stessa del bodhisattva Pratiche Superiori.
Le tre grandi leggi segrete rappresentano la comprensione di Nichiren della Legge mistica cui si era illuminato, in una forma che tutte le persone potessero praticare e grazie alla quale guadagnare l’accesso alla Buddità inerente alla proprio vita. Egli associava le tre grandi Leggi segrete ai tre tipi di insegnamento formulati nel Buddismo: precetti, meditazione e saggezza.

Frase dal Gosho - 23 giugno 2016

"[...] le supposizioni arbitrarie [su come andranno le cose] non servono: se la tua preghiera avrà risposta oppure no, dipende dalla tua fede. Non è assolutamente colpa di Nichiren [se non ottieni risposta]. Quando l'acqua è limpida, la luna vi si riflette. Quando soffia il vento, gli alberi si agitano. La nostra mente è come l'acqua: una fede debole è come l'acqua torbida, una fede risoluta è come l'acqua limpida. Gli alberi sono come i princìpi e il vento che li agita è come la recitazione del sutra. Questo devi comprendere."

Dal Gosho "Risposta alla monaca laica Nichigon" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 957)

mercoledì 22 giugno 2016

Kosen Rufu

«È civile chi è consapevole della propria missione nella vita», scriveva Tolstoj. Una vita priva di tale consapevolezza equivale a vagare senza meta. Ma, al contrario, una vita dedicata alla pace nel mondo è degna del massimo rispetto.

«Qual è la felicità più grande per un essere umano? Dare il proprio contributo al progresso dell’umanità»

Isabella ha detto...

Non sono Buddista, ma vorrei diventarlo. Vorrei riuscire a comprendere questo meraviglioso mondo che ben lungi assomiglia al mio, desidero ottenere un vero Amor proprio, non sempre mi porto rispetto perché la mia accondiscendenza ed esagerata paura di far del male al prossimo mi impedisce di VEDERE! A volte capita che, pur non volendo, del male ne creo comunque, perché la mia accondiscendenza mi rende a volte schiava delle situazioni, per poi non riuscire a liberarmene e far "bel viso a cattiva sorte". Non è proprio il modo giusto per vivere bene la propria Vita, neanche per il bene di chi mi sta accanto. Oggi per la prima volta ho letto fra le vostre pagine, ed ogni giorno leggerò il Gosho quotidiano. Vorrei sedermi di fronte al mio punto sul muro e poter non avere paura di Vedere chi sono... ce la metterò tutta, so che è sofferenza, la provo e ne traggo lezione... fino a che vedrò e capirò! Grazie!

(commento del 17 ottobre 2010)

Frase dal Gosho - 22 giugno 2016

"Vi siete intrattenuto con un amico nella stanza delle orchidee e vi siete raddrizzato come l'artemisia che cresce fra la canapa. Se vorrete riflettere seriamente su questi problemi e porrete fede unicamente in queste mie parole, allora i venti soffieranno gentilmente, le onde saranno calme e ben presto godremo di raccolti generosi. «Ma il cuore di una persona con il tempo può mutare, e la natura di una cosa può alterarsi con ciò che la circonda. Proprio come l'immagine della luna nell'acqua viene scossa dalle onde, o come i soldati all'avanguardia sono impauriti dalle spade del nemico, così, sebbene in questo momento diciate di credere nelle mie parole, ho paura che poi finirete per dimenticarle. «Ora, se prima di tutto vogliamo garantire la sicurezza del paese e pregare per le nostre esistenze, presenti e future, dobbiamo affrettarci a esaminare la situazione e porvi rimedio il più presto possibile."

Dal Gosho "Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 24)

martedì 21 giugno 2016

Il dondolio della pratica

Perché alcune persone tendono a dondolarsi mentre recitano?

I motivi del "dondolamento" possono essere molteplici, sicuramente differenti da persona a persona, e bisogna sempre tenere presente che qualsiasi interpretazione non è che una supposizione! Tuttavia si può osservare come in alcune forme religiose, ad esempio l'ebraismo, il movimento sia considerato un fattore indispensabile, cioè una parte integrante della preghiera, tanto quanto in altre si reputa essenziale l'immobilità.
Potremmo dire che la preghiera è sempre un tentativo di uscire dal circolo vizioso del proprio "piccolo io", delle proprie limitazioni. Se ci si muove durante la recitazione, dunque, è probabile che intimamente si avverta di essere in una condizione statica, di immobilità negativa, rimanendo prigionieri della propria mente, delle proprie idee ecc., e perciò si cerca nel movimento la risoluzione di questa stasi. Se, al contrario, si preferisce l'immobilità nella meditazione, allora forse vuol dire che nella vita ci si agita convulsamente, cercando con affanno una soluzione che invece sarebbe possibile trovare fermandosi e calmandosi.
C'è, inoltre, una possibile interpretazione psicanalitica: dondolandosi si ha la sensazione di rientrare nelle braccia materne, nel grembo, cullandosi e affidandosi all’archetipo genitoriale.
Va, comunque, ricordato che nella nostra pratica del buddismo di Nichiren Daishonin durante la recitazione viene consigliato un atteggiamento composto, evitando il più possibile movimenti e distrazioni proprio perché è essenziale concentrarsi sul Gohonzon e sul rituale. E' altresì importante, però, non essere rigidi osservando le regole in modo troppo severo e formalistico. Le regole sono delle indicazioni, non dei vincoli assoluti: ognuno deve poter vivere la propria pratica con la massima naturalezza.

[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 21 giugno 2016

"È raro nascere umani. Il numero di coloro che sono dotati di un corpo umano è piccolo come la quantità di terra che può stare su un’unghia. E mantenere in vita un corpo umano è difficile come per la rugiada restare sull’erba. Ma è più importante vivere un solo giorno con onore piuttosto che vivere sino a centoventi anni e morire in disgrazia. Vivi in modo che tutte le persone di Kamakura lodino Nakatsukasa Saburo Saemon-no-jo per la devozione al suo signore, al Buddismo e per il suo rispetto e attenzione nei confronti degli altri. Più preziosi dei tesori di un forziere sono i tesori del corpo e prima dei tesori del corpo vengono quelli del cuore. Dal momento in cui leggerai questa lettera sforzati di accumulare i tesori del cuore!"

Dal Gosho "I tre tipi di tesori" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 755)

lunedì 20 giugno 2016

Insegnamento

Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dal tempo senza inizio e ottenere sicuramente la suprema illuminazione in questa esistenza, devi cogliere la mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi. Questa verità è Myoho renge kyo. Di conseguenza recitare Myoho renge kyo ti permetterà di cogliere questa mistica verità innata in tutti gli esseri viventi.

In cosa consiste un'esistenza davvero significativa? Cos'è la vera felicità? Il Buddismo di Nichiren Daishonin è un insegnamento pieno di speranza che ci permette di forgiare una condizione di felicità insuperabile e indistruttibile e di condurre una vita di supremo valore, aiutando nel contempo anche gli altri a fare la stessa cosa.
Tutti hanno il potenziale per conseguire la Buddità e inoltre possono acquisire questa suprema condizione così come sono, certi di riuscire a farlo in questa vita. Il Buddismo di Nichiren Dalshonin espone con chiarezza questo meraviglioso sentiero per l'illuminazione.
Il profondo insegnamento del conseguimento della Buddità in questa esistenza esposto dal Daishonin fu un'idea rivoluzionaria che sovvertì completamente il pensiero buddista dominante; a tutt'oggi continua a brillare come un principio in grado di trasformare radicalmente la nostra epoca spalancando le porte a un futuro luminoso per il mondo nel XXI secolo.

(tratto da: Il conseguimento della Buddità in questa esistenza - esperia edizioni)

Frase dal Gosho - 20 giugno 2016

"Nichiren è il solo che abbia iniziato a realizzare la missione dei Bodhisattva della Terra. Potrebbe addirittura essere uno di loro. E se Nichiren è un Bodhisattva della Terra, non lo sono anche i suoi discepoli e sostenitori laici? Il sutra afferma: «Se [dopo la mia morte] uno [fra questi uomini o donne devoti] sarà in grado di trasmettere segretamente il Sutra del Loto a una sola persona, anche solo una frase, allora sappi che egli o ella è l’inviato del Tathagata. È stato inviato dal Tathagata a proseguire la sua opera». A chi altri, se non a noi, possono riferirsi queste parole?"

Dal Gosho "Il vero aspetto di tutti i fenomeni" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 341)

domenica 19 giugno 2016

Frase dal Gosho - 19 giugno 2016

"L’essenza di ciascun sutra è contenuta nel titolo. Per esempio, l’India è un paese formato da settanta stati i cui confini si estendono per novantamila ri; eppure le persone, gli animali, le piante, le montagne, i fiumi e la terra delimitati da quei confini sono tutti inclusi nella singola parola India. [...] I nostri contemporanei considerano i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo solo come un titolo, ma sbagliano: quei cinque caratteri sono l’essenza, cioè il cuore del Sutra del Loto."

Dal Gosho "«Questo è ciò che io ho udito»" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 762-764)

sabato 18 giugno 2016

Frase dal Gosho - 18 giugno 2016

"In un passo del Sutra del Loto si legge che è «il più difficile da credere e il più difficile da comprendere». Molti vengono a conoscenza di questo sutra e lo accettano ma, quando sorgono grandi ostacoli, proprio come gli era stato annunciato che sarebbe accaduto, pochi lo ricordano e lo tengono bene in mente. Accettare è facile, continuare è difficile. Ma la Buddità si trova nel mantenere la fede. Colui che abbraccia questo sutra dovrebbe essere pronto a incontrare difficoltà. È comunque certo che «conseguirà rapidamente l’insuperata via del Budda». “Mantenere la fede” vuol dire serbare nel cuore Nam-myoho-rengekyo, il principio più importante per tutti i Budda delle tre esistenze."

Dal Gosho "La difficoltà di mantenere la fede" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 417)

venerdì 17 giugno 2016

Il valore della preghiera

di Mitsuhiro Kaneda

Nichiren Daishonin dice: «Se la tua preghiera avrà risposta oppure no, dipende dalla tua fede. Non è assolutamente colpa di Nichiren [se non ottieni risposta]» (Risposta a Nichigon-ama, SND, 7, 211)

Noi veniamo in contatto col Gohonzon tramire i quattro poteri:
il potere del Budda
il potere della Legge
il potere della fede
il potere della pratica
I primi due appartengono al Gohonzon, che è fuori e dentro di noi, e gli altri due sono propri dell'essere umano.
I due poteri del Gohonzon sono assoluti, vasti come l'universo, infiniti, senza limiti e sono attivati dai nostri due poteri relativi, quello della fede e quello della pratica. Il potere del Budda consiste nel giuramento di salvare tutto il genere umano e di far diventare ogni persona uguale a lui. Nel potere della Legge sono contenuti incommensurabili benefici, saggezza, forza vitale e tutto quello che serve per raggiungere l'Illuminazione.
Il presidente Toda diceva: «Se il potere della nostra fede e della nostra pratica è uguale a uno oppure a cento, produrrà un equivalente potere del Gohonzon».
Il presidente Ikeda nel primo volume della Nuova rivoluzione umana scrive che tutto dipende dalla forza della nostra fede e della nostra pratica: «Se prendiamo, per esempio, una campana gigantesca e la colpiamo con un grande batacchio, essa produrrà un suono forte e duraturo. Se invece tentiamo di colpirla con un fiammifero emetterà solamente un suono debole e di breve durata».
In Risposta a Kyo'o, il Daishonin scrive: «Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora, che cosa non può essere realizzato?» (SND, 4, 150) e nel Gosho La mistica vera causa, non ancora tradotto: «Recita Nam-myoho-renge-kyo con forte fede e allontanando gli altri pensieri, allora il tuo corpo di comune mortale diverrà il corpo del Budda» (GZ, 872).
Nichiren Daishonin afferma che, semplicemente, con forte fede e allontanando altri pensieri, la recitazione di Daimoku di fronte al Gohonzon è la base per raggiungere l'Illuminazione nella vita quotidiana.
Il presidente Ikeda afferma: «Preghiamo per kosen-rufu, preghiamo per cambiare il nostro destino o per qualsiasi desiderio, credendo nel Gohonzon, preghiamo con tutti noi stessi. In questa pratica è compreso tutto quello che serve nella vita quotidiana (saggezza, forza vitale ecc).
La base è la preghiera, essa è come le radici di un albero, il resto è come le foglie al vento».
(NR n° 311 Settembre 2004)

Frase dal Gosho - 17 giugno 2016

"Si dice che i buoni consigli irritano gli orecchi e che una buona medicina ha un sapore amaro. [...] Anche se si usano parole dure, se esse aiutano una persona, devono essere considerate parole veritiere e gentili, mentre le parole gentili, se danneggiano una persona, sono da ritenersi ingannevoli e dure."

Dal Gosho "Il Maestro del Tripitaka Shan-wu-wei" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 157)

giovedì 16 giugno 2016

Simultaneità di causa ed effetto

Il Buddismo – in generale – insegna che la legge di causa ed effetto sottende il funzionamento di tutti i fenomeni. Pensieri, parole e azioni positive creano effetti positivi e portano alla felicità. D’altro canto pensieri, parole e azioni negative, ovvero tutto ciò che in qualche modo offende la dignità della vita, conducono all’infelicità. Questo – in estrema sintesi – è il principio generale del karma.
Negli insegnamenti buddisti precedenti al Sutra del Loto, la pratica religiosa è vista come un percorso di cambiamento graduale. Partendo da una condizione fondamentalmente imperfetta, il comune mortale – attraverso sforzi diligenti per accumulare cause positive ed evitare quelle negative – compie un processo di trasformazione della propria vita indirizzandola verso uno stato di perfezione assoluta: la Buddità.
Nichiren Daishonin, partendo da quanto viene rivelato nel Sutra del Loto, insegna che il conseguimento della Buddità è invece governato da una causalità più profonda che offre una visione radicalmente diversa dell’essere umano e del conseguimento della Buddità. In tale prospettiva, illusione e Illuminazione – il comune mortale e il Budda – sono due manifestazioni della vita, che di per sé è neutra. Anche se la condizione umana “di base” è intrisa di illusione, manifestare la Buddità non richiede un mutamento fondamentale di tale natura; in effetti la convinzione stessa che la Buddità sia in qualche modo lontana dalla realtà quotidiana è di per sé un’illusione.

Frase dal Gosho - 16 giugno 2016

"Per tutti coloro che credevano nel Sutra del Loto ma non riuscivano a credere del tutto, il quinto volume espose il cuore dell’intero sutra, la dottrina del conseguimento della Buddità nella propria forma presente. Era come se un oggetto nero fosse diventato bianco, come se la lacca nera fosse diventata simile a neve, come se una cosa sporca fosse diventata pulita e pura o il gioiello che esaudisce i desideri fosse stato gettato nell’acqua torbida [per renderla limpida]. Vi si narra di come la fanciulla drago divenne Budda nella sua forma di serpente. E a quel punto nessuno poteva più dubitare che tutti gli uomini potessero conseguire la Buddità. Per questo affermo che l’illuminazione delle donne viene esposta come modello."

Dal Gosho "Il sutra della vera riconoscenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 827)

mercoledì 15 giugno 2016

Futuro

Dal giorno della nascita in poi, l’essere umano affronta una lunga serie di cambiamenti. Anche il Buddismo ne propone uno e il più radicale: il cambiamento interiore. Che si raggiunge coi piccoli grandi passi della fede, della pratica e dello studio.

Le azioni quotidiane della pratica buddista dipingono il nostro futuro.

Anonimo ha detto...

Io credo di essere giunto alla mia personalissima conclusione che praticare "funziona" (passatemi questo verbo piuttosto volgare) per il semplice fatto che il Nam-myoho-renge-kyo lo puoi anche spiegare scientificamente ma alla fine lo senti. E' sentirlo dentro che fa la differenza. Grazie

(commento del 28 agosto 2012)

Frase dal Gosho - 15 giugno 2016

"I ciechi non possono vedere i caratteri di questo sutra; gli occhi delle persone comuni li vedono come caratteri, gli uomini dei due veicoli vi vedono il vuoto, i bodhisattva li vedono come innumerevoli insegnamenti. I Budda riconoscono in ciascun carattere un aureo Budda Shakyamuni. Questo è il significato del passo: «[Chi sostiene questo sutra], starà sostenendo il corpo del Budda»."

Dal Gosho "Risposta al prete laico Soya" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 431)

martedì 14 giugno 2016

Aprire gli occhi

Che ne pensi di chi recita con gli occhi chiusi: fa "bene" o "male"?

Nelle discipline mistiche indiane, nello Yoga in particolare, la concezione prevalente è che durante la meditazione si debbano chiudere le porte dei sensi: gradualmente, nella concentrazione, si raggiunge un sempre maggiore distacco (Pratyahara) dal dato sensibile, così da riuscire a percepire quello che sta oltre l'illusione dei sensi. L'idea sottostante è che il mondo fenomenico così come lo conosciamo è superficiale, apparente, non sostanziale, limitato e ci distrae dall'esperienza del nostro Vero Sé. La Verità, la Coscienza e la Beatitudine (Sat-Cit-Ananda) si raggiungono eliminando le distrazioni, spingendo lo sguardo all'interno di sé stessi e cercando una visione superiore: gli occhi vengono chiusi per superare la percezione limitata delle cose, quella degli occhi fisici, e la concentrazione si sposta verso il "terzo occhio", cioè la visione trascendente e unitaria.
Questa, però, non è l'unica tecnica e concezione che lo Yoga ha prodotto: in questa disciplina e anche nel Buddhismo esistono tecniche meditative dove gli occhi sono semi-chiusi, lo sguardo è concentrato sulla punta del naso oppure volto verso il basso, rilassato, senza focalizzarsi su nulla in particolare. Lo scopo è quello di cercare uno stato interiore crepuscolare, che non sia né volto all'interno né all'esterno, che non sia né sonno né veglia, né attività né quiete, e lì, in quella dimensione limite al di là degli opposti (Samsara e Nirvana) ricercare l'illuminazione.
Esistono poi delle forme di preghiera o di meditazione che utilizzano oggetti esterni sui quali portare lo sguardo: da quelle devozionali che si concentrano sull'immagine di una divinità a quelle tantriche che fanno uso di Mandala. Il Buddhismo di Nichiren Daishonin utilizza quest'ultimo strumento di concentrazione.
Il Mandala generalmente è una visione simbolica del Cosmo, dell'Ordine Universale, della Legge Mistica o Realtà Fondamentale. In sé, naturalmente, è un oggetto, un pezzo di stoffa o di pergamena dipinto. Però come simbolo allude ad una verità archetipica. Concentrarsi su di esso significa cercare di percepire profondamente e interiormente ciò che rappresenta, al di là della sua forma oggettuale. L'Apertura degli Occhi di cui si parla nel Buddhismo, dunque, indica l'impegno a vedere oltre l'illusione, a raggiungere l'Illuminazione. La recitazione di Nam-Myoho-Renge-Kyo è tutta fondata sulla possibilità di percepire la Realtà Fondamentale. La voce (=il suono, l'energia vitale, l'intenzione) esprime concretamente la dedizione a questo compito e gli occhi (=la visione, la comprensione, la coscienza) si concentrano sul simbolo che quella Realtà rappresenta.

In sintesi: Daimoku e Gongyo si recitano rivolti al Gohonzon con gli occhi bene aperti. Fare diversamente non è "male", però al fine apprezzare pienamente il senso e l'effetto di questa forma di Buddhismo lo sguardo va concentrato sul Mandala, rappresentando così concretamente, anche con l'atteggiamento e con il gesto, il Buddha che percepisce e vede con chiarezza la Verità Universale.

[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 14 giugno 2016

"Alla fine della sua vita, l’Onorato dal Mondo di Grande Illuminazione disse addolorato: «Ora sto per entrare nel nirvana. L’unica cosa che affligge il mio cuore è il re Ajatashatru». Allora il Bodhisattva Kashyapa gli chiese: «Dato che la compassione del Budda è imparziale, la tua amarezza nel lasciare questo mondo dovrebbe nascere dalla compassione per tutto il genere umano. Perché fai una distinzione per il re Ajatashatru?». Il Budda rispose: «Supponi che una coppia abbia sette figli e uno di loro si ammali. Per quanto i genitori amino allo stesso modo tutti i figli, si preoccupano di più per quello malato». [...] Il Budda considera tutti gli esseri viventi come suoi figli. E, fra questi, l’uomo malvagio che uccide i propri genitori e diventa un nemico del Budda e dei sutra è come il figlio malato."

Dal Gosho "L’inverno si trasforma sempre in primavera" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 476)

lunedì 13 giugno 2016

L'eternità della vita

Dal senziente all'insenziente

[…] Ogni giorno nel nostro corpo muoiono decine di milioni di cellule e ne nascono altrettante per sostituirle. Come abbiamo già detto, il corpo umano contiene qualcosa come sessanta trilioni di cellule costantemente sottoposte il ciclo continuo di nascita e morte. Senza questo ciclo continuo la vita umana non potrebbe sussistere. Possiamo quindi dire che la morte in un incalcolabile numero di cellule è uno dei fattori che rendono possibile la vita.
La vita e la morte di un individuo sono questioni di ordine superiore rispetto alla vita e alla morte delle cellule. L'esistenza umana è il processo di armonizzazione, integrazione e organizzazione della vita e della morte di cellule e organi. È uno stato in cui l'energia vitale fluisce copiosamente e unifica in ogni istante tutte le funzioni inerenti al corpo. E l' organismo vivente, che è un'unità integrata di funzioni fisiche e spirituali, è in grado anche di esercitare un'influenza sull'esterno.
La vita umana si esprime sia attraverso il corpo sia attraverso la mente. I nostri elementi fisici e spirituali, operando in armonia e in equilibrio, integrano il nostro essere agendo allo stesso tempo sull'ambiente esterno. Secondo il Buddismo la vita è formata da tre corpi: il corpo di manifestazione, il corpo di retribuzione e il corpo della Legge. Le funzioni che armonizzano la formazione e la distribuzione delle cellule che governano il metabolismo, corrispondono al corpo di manifestazione. Ma il corpo di manifestazione non è soltanto il corpo fisico propriamente detto, bensì è l'intero sistema che forme controlla l'aspetto fisico della vita. Come le cellule degli organi, pur possedendo un ciclo vitale separato, si uniscono armonicamente per formare il corpo umano, così vari aspetti della nostra vita fisica si integrano per formare il corpo di manifestazione.

Frase dal Gosho - 13 giugno 2016

"Ho offerto preghiere al Gohonzon di Myoho-renge-kyo. Anche se questo mandala ha solo cinque o sette caratteri, è il maestro di tutti i Budda delle tre esistenze, è il sigillo che garantisce l’illuminazione a tutte le donne. Sarà una lanterna per la strada dell’aldilà e un buon cavallo che ti porterà oltre le montagne della morte. È come il sole e la luna nel cielo, come il monte Sumeru sulla terra. È una nave per attraversare il mare delle sofferenze di nascita e morte, è il maestro che guida tutte le persone alla Buddità e all’illuminazione."

Dal Gosho "Offrire preghiere al mandala della Legge mistica" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 367)

domenica 12 giugno 2016

Frase dal Gosho - 12 giugno 2016

"Quando una persona è illusa è chiamata essere comune, quando è illuminata è chiamata Budda. È come uno specchio appannato che brillerà come un gioiello se viene lucidato. Una mente annebbiata dalle illusioni derivate dall’oscurità innata è come uno specchio appannato che, però, una volta lucidato, sicuramente diverrà limpido e rifletterà la natura essenziale dei fenomeni e il vero aspetto della realtà. Risveglia in te una profonda fede e lucida con cura il tuo specchio notte e giorno. Come dovresti lucidarlo? Solo recitando Nam-myoho-renge-kyo."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 4)

sabato 11 giugno 2016

Frase dal Gosho - 11 giugno 2016

"Sviluppa sempre più la tua fede fino all’ultimo momento della tua vita, altrimenti avrai dei rimpianti. Per esempio, il viaggio da Kamakura a Kyoto dura dodici giorni: se viaggi per undici giorni e ti fermi quando ne manca uno solo, come puoi ammirare la luna sopra la capitale? Qualunque cosa accada, rimani vicino al prete che conosce il cuore del Sutra del Loto, continua a imparare sempre più da lui i princìpi del Buddismo e prosegui il viaggio della fede."

Dal Gosho "Lettera a Niiike" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 911)

venerdì 10 giugno 2016

La città fantasma

Supponiamo che un gruppo di ragazze e ragazzi, stufi di vivere in città puzzolenti di smog, dove le persone sono aggressive e non ci sono spazi verdi per camminare liberamente, decidano di inseguire un sogno. Non un sogno televisivo, non un premio della pubblicità, ma il sogno di arrivare in una città ricca di nuovi tesori. Hanno trovato un’indicazione su piccoli ritagli di giornale incollati negli angoli delle vie, c’è un numero di telefono con accanto il nome della guida: Leone. Il biglietto dice: «Vi prometto di farvi accedere a una terra dove gli esseri viventi affamati e assetati si saziano con la pioggia della giustizia e i palazzi risplendono meravigliosamente illuminati dalla luce della benevolenza».
I ragazzi leggono il biglietto e ne sono affascinati. Non è mai capitato loro di trovare qualcuno che li chiami verso palazzi grandiosi che brillano di solennità e virtù, adorni come mai li avrebbero immaginati!
Non si conoscono tra di loro: alcuni sono arrivati da paesi lontani con i genitori speranzosi di nuove opportunità, sempre a correre da una parte all’altra della città per mettere insieme pochi denari per la sopravvivenza. Altri vengono da famiglie benestanti: anche i loro genitori sono sempre di corsa da un’attività all’altra, da un supermercato a un outlet. A scuola ognuno lotta per fare mostra di sé con nuovi accessori o vestiti alla moda; a casa sono in guerra con i fratelli e i genitori per allargare i propri spazi e avere di più, sempre di più. Hanno perso ogni gioia e persino l’idea della gioia, costretti ad affrontare la sofferenza e il dolore privi di maestri e guide. Possiedono oggetti rari e giocattoli costosi, ma quando leggono le parole del biglietto gettano tutto via e si recano nel posto indicato. L’appuntamento è di domenica pomeriggio; le ragazze e i ragazzi arrivano alla spicciolata: in tutto sono sedici, tra i dieci e i diciotto anni.
Il luogo è un piccolo cortile a cui si accede da un portone anonimo su una via piuttosto trafficata. Al centro del cortile è piantato un bell’alberello di media grandezza, verde brillante per le foglioline appena nate che si alternano a fiori celesti già sbocciati che spruzzano la chioma di azzurrino. Sotto l’albero c’è una panchina di pietra, in cima allo schienale vi è scolpita una testa di leone bella e fiera; ai lati, dove si poggiano le mani, due draghi dagli occhi sporgenti e la bocca spalancata sembrano in procinto di divorare chicchessia.
Seduto sulla panchina, a gambe incrociate, vi è un signore vestito di bianco intento a leggere con un accenno di sorriso che si increspa sulla bocca. La cosa straordinaria è una brezza leggera che si leva di tanto in tanto, fa cadere dall’albero una pioggerellina lieve di fiorellini celesti e porta via quelli appassiti, al posto dei quali ne cadono di nuovi.
Le ragazze e i ragazzi sono colpiti dall’atmosfera di tranquillità che pervade il cortile, si accomodano e cominciano a conoscersi: quando è chiaro che non verrà più nessuno, si rivolgono alla guida. Egli appunto si chiama Leone e propone loro un viaggio verso un luogo che custodisce preziosi tesori. Avverte i giovani: non sarà un percorso semplice, incontreranno varie difficoltà ma in ultimo il premio li ripagherà. Mentre Leone, il maestro, parla, giunge la sera e il giardino si illumina come d’incanto: ogni angolo rifulge di una luce brillante, insolita, che adorna il cortile come non è stato mai visto prima. La guida seduta sulla panchina sembra assisa su un trono di leone, circondato da esseri celesti, re dei draghi intenti a riverirlo. Sono le statue che abbellivano il giardino e che ora, con lo sfavillio di cento, mille lucine, sembrano prendere vita per ascoltare la voce di Leone. I ragazzi, esultando di gioia, sperimentano uno stato d’animo vissuto assai raramente, così decidono di intraprendere il viaggio che si prefigura straordinario.
Il giorno della partenza arriva presto e i giovani si trovano pronti con i loro zaini riempiti di ogni necessità. Per giorni e giorni camminano fermandosi la sera presso rifugi lungo la via. Le scorte si assottigliano e la strada diventa sempre più impervia. I boschi si diradano fino a che il paesaggio diventa deserto e selvaggio, veramente spaventoso, e la via ardua e pericolosa. I ragazzi, che prima viaggiavano di buon accordo, cominciano a discutere sempre più aspramente. Leone, guida dotata di vasta saggezza e acuta di comprensione, è perfettamente a proprio agio, preparato a condurli lungo questo irto cammino. Ma il gruppo di ragazzi, dopo aver percorso un certo tratto di strada,comincia a scoraggiarsi e interpella la guida dicendo: «Siamo completamente esausti e pure spaventati. Non ce la facciamo a proseguire oltre. Dato che resta ancora una lunga distanza da percorrere, ora preferiremmo tornare indietro».
Leone, uomo dalle molte risorse, pensa dentro di sé: «Che peccato che rinuncino ai molti rari tesori che stanno cercando e ora desiderino tornare indietro!». Così usa i suoi poteri mistici per creare una grande città dove il gruppo possa riposarsi e recuperare le forze. Le ragazze e i ragazzi allora si affrettano ed entrano nella città fantasma dove finalmente si sentono sereni. Per diversi giorni condividono gli spazi e iniziano a dialogare. Grazie alla paziente guida di Leone ogni litigio diventa una discussione che apre soluzioni impreviste. I parchi e i viali vengono curati e la città sembra un giardino. Dopo il duro lavoro della giornata, la sera i sedici ragazzi si vestono da antichi principi e principesse e nelle piazze improvvisano danze e giochi.
A quel punto il maestro Leone fa svanire la città fantasma e dice al gruppo: «Ora dovete ripartire, la terra dei tesori non è lontana. La grande città di poco fa non era altro che un miraggio che ho evocato per farvi riposare».
Così le ragazze e i ragazzi, allegri e pieni di vita, intraprendono di nuovo il viaggio; ma, dopo pochi giorni, con loro grande meraviglia, si rendono conto di essere tornati al punto di partenza: alle proprie case da cui erano partiti! Leone spiega loro che i tesori tanto desiderati li avevano trovati: la fiducia in se stessi, l’amicizia, il dialogo, l’amore per la natura. Questi tesori andavano ora mostrati nella loro grigia città perché quei palazzi risplendessero in modo meraviglioso, adorni come mai erano stati prima.
I giovani ritornano con i cuori traboccanti di gioia, tutti provano un senso di pace e tranquillità perché sanno di poter contare su se stessi e sugli amici. Ora sono consapevoli che in qualsiasi circostanza possono usare la loro ricchezza interiore e sperimentare la gioia più grande, perché in ogni persona è racchiuso l’infinito potenziale dell’universo e ogni luogo può diventare la terra dei tesori!

(liberamente ispirato al settimo capitolo del Sutra del Loto La parabola della città fantasma, SDL, 151) 
(tratto da Buddismo e Società n. 159)

Frase dal Gosho - 10 giugno 2016

"Il primo di tutti i tesori è la vita stessa. È scritto che nemmeno i tesori dell’intero sistema maggiore di mondi possono uguagliare il valore del proprio corpo e della propria vita. Persino tutti i tesori di un intero sistema maggiore di mondi non possono sostituire la vita. [...] Alcuni hanno moglie, figli, seguito, possedimenti, oro, argento o altri tesori, a seconda della loro condizione. Altri non possiedono nulla. Comunque, che uno sia ricco o no, niente è più prezioso del tesoro che chiamiamo vita. Per questo motivo gli uomini del passato che furono chiamati santi e saggi offrirono la loro vita al Budda, e in seguito divennero Budda."

Dal Gosho "L’offerta del riso" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 997)

giovedì 9 giugno 2016

Saggezza

Il Budda è rappresentato come un essere umano dotato di profonda saggezza e l’idea di saggezza è centrale nel Buddismo. Ma allo stesso tempo il concetto stesso di saggezza può risultare vago e inafferrabile. Come si diventa saggi? La saggezza è qualcosa che si può sviluppare attivamente, o si deve solo aspettare di acquisirla man mano che si va avanti con l'esperienza e con l’età? E ancora: “conoscere” significa avere “saggezza”?

Josei Toda, il secondo presidente della Soka Gakkai, affermò che la confusione tra conoscenza e saggezza è uno degli errori più grandi della società moderna. Egli paragonava il rapporto tra conoscenza e saggezza a quello tra una pompa e l’acqua. Una pompa che non tiri fuori acqua (cioè conoscenza senza saggezza) serve a ben poco. Con ciò non voleva negare l’importanza della conoscenza, ma chiarire che la conoscenza può essere utilizzata per generare sia un’enorme distruzione sia un profondo bene. Quando la saggezza agisce nella nostra vita ci mette in grado di superare il limite del nostro pensiero abituale per farci approdare a una prospettiva inedita e olistica di ogni situazione. Diventiamo capaci di dare una valutazione ampia dei fatti e di percepire l’essenza di una questione prendendo così una direzione sicura verso la felicità. Il Buddismo, inoltre, paragona la saggezza a uno specchio limpido che riflette perfettamente la realtà così com’è. Ciò che viene riflesso nello specchio della saggezza è il legame e l’interdipendenza della nostra vita con il tutto. Questa saggezza disperde le illusioni che provocano separazione e ci risveglia a un senso di empatia con tutti gli esseri viventi.

Ciò che fa emergere la saggezza nella vita individuale è la compassione: secondo il Buddismo infatti l’universo e la vita stessa sono manifestazioni della compassione che, intrecciando i fili di tutti i fenomeni interdipendenti, favorisce e nutre la vita in ogni sua diversa, prodigiosa manifestazione. Lo scopo della vita umana, dunque, è quello di partecipare attivamente al compassionevole funzionamento dell’universo, arricchendo e intensificando il dinamismo creativo della vita. Agendo con compassione, l’esistenza individuale si accorda con la forza vitale universale e così riusciamo a manifestare la nostra inerente saggezza. L’azione di incoraggiare e sostenere gli altri ci risveglia a un’identità più grande e libera, che supera i ristretti confini dell’ego. Saggezza e compassione sono quindi inseparabili.

Centrale alla pratica buddista è il dominio di sé, lo sforzo di “diventare padroni della propria mente”. Quest’idea significa che più profondamente lottiamo per sviluppare uno spirito altruistico, più emerge in noi la saggezza del Budda e più facilmente possiamo quindi guidare ogni aspetto della vita (il nostro sapere, i nostri talenti e le nostre peculiarità caratteriali) verso il fine di creare felicità per noi stessi e per gli altri. Parlando all’Università di Tribhuvan in Nepal nel 1995, Daisaku Ikeda, ha affermato: «Essere padroni della propria mente significa coltivare la saggezza che abbiamo nei più intimi recessi delle nostre vite, che emerge copiosamente solo quando siamo mossi da una compassionevole determinazione al servizio dell’umanità». È l’essere umano stesso che deve cambiare per far sì che la storia di noi umani e di quanto ci circonda, invece di essere dominata dalla separazione e dal conflitto, sia re-indirizzata verso la pace, seguendo l’implicita etica del rispetto per la sacralità di ogni forma di vita. La comprensione buddista della saggezza compassionevole può fornire una forte base per tale trasformazione.

Frase dal Gosho - 9 giugno 2016

"Quando si giunge al capitolo “Durata della vita” dell’insegnamento originale, demolendo l’idea che Shakyamuni conseguì la Buddità per la prima volta [in India], vengono demoliti anche gli “effetti” dei quattro insegnamenti. [...] vengono distrutti per rivelare la causa e l’effetto dei Dieci mondi dell’insegnamento originale. Questa è la dottrina della causa originale e dell’effetto originale. Essa insegna che i nove mondi sono presenti nel mondo di Budda senza inizio e il mondo di Budda è presente nei nove mondi senza inizio: questo è il vero mutuo possesso dei Dieci mondi, i veri cento mondi e mille fattori, i veri tremila regni in un singolo istante di vita."

Dal Gosho "L’essenza del capitolo “Durata della vita”" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 160)

mercoledì 8 giugno 2016

Come l'acqua

Come una goccia sull’altra forma uno specchio d’acqua, anche la fede si costruisce accumulando numerose esperienze.
Le azioni basate sulla fede non sono mai inutili, sono come il flusso d’acqua costante che, sebbene di portata modesta, riuscirà col tempo ad aprirsi un varco nella roccia. A patto di non arrestarsi mai.

Darksecretinside ha detto...

Quando mi avvicinai alla pratica, era il periodo più brutto della mia vita... cominciato molti, molti anni prima...
In quel periodo, incontrai moltissimi buddisti, persone anche 20 anni più grandi di me, io avevo 15/17 anni. Scoprii quanto mi accumunavano dei concetti, dei modi di pensare che tenevo per me da sempre, solo qualche volta li esternavo con i soli risultati di essere definita "particolare".
Mi avviai alla pratica, andai alle riunioni ma svenivo costantemente. Il mio Karma così catastrofico mi rendeva tutto il marcio che andava espiato (ma era così catastrofico che non si poteva reggere) brutte cose accadevano con la gente, in famiglia e ciò che era fragile, s'infrangeva inesorabilmente. Era impressionante ciò che mi accadeva appena cominciavo con il Daimoku. Era come una parola magica, ciò che volevo veniva a me immediatamente ed impressionatamente.
Un giorno conobbi una signora, una ex insegnante in pensione buddista che, guardandomi acquistare incenso in un bazar etnico, esordì con queste parole: "Tu lo sai che nel medioevo, chi bruciava incenso, veniva messo al rogo? "Sono impazzita perchè la signora di me non sapeva nulla e non sapeva quanto me.
Stavo troppo male e dovetti smettere per via dei costanti svenimenti. Ho un energia ed una forza che va aldilà ed ho anche una indiscussa fede in Dio come ti spiegai precedentemente. Oggi questi due parallellismi convivono in armonia con me. "Il mio seme" è vigile e recettivo e non riesco a scindermi. Non posso credere a Dio, all'anima, pregare e fare Daimoku, mi dissero... e così abbandonai ai tempi. Ma conservo quel libriccino e quello che io chiamo "l'omino" in un telo, il tutto mi fu regalato e sono felice d'aver incontrato nella mia vita il cammino nella quale, da sempre, inconsapevolmente vivo.
Grazie delle testimonianze. Mi fa piacere ascoltare storie/esperienze. 
Ho 2 meravigliosi, unici, amici uno da 18 anni, l'altro da 10 e sono omosessuali. Credo che in amicizia, non abbia mai trovato di più meraviglioso e che non abbia mai amato tanto un amico/a, come amo loro e come loro amano me!

(commento del 23 giugno 2009)

Frase dal Gosho - 8 giugno 2016

"[Nel Sutra del Loto è scritto:] «Le persone che avevano udito la Legge dimorarono in varie terre del Budda, rinascendo di continuo insieme ai loro maestri » e «Se una persona sta vicino ai maestri della Legge, conseguirà rapidamente la via dell’illuminazione. [...] Quando il capitolo “Devadatta” afferma che «ovunque nasceranno potranno sempre udire questo sutra», a chi altro pensi che si riferisca, se non a te? Infatti, il passo immediatamente precedente dice: «In epoche future se uomini o donne devoti… ». Gli «uomini devoti» sono i laici che abbracciano il Sutra del Loto. Sforzati ancor di più nella fede!"

Dal Gosho "Sulle cinque festività stagionali" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume II, pag. 351)

martedì 7 giugno 2016

Avere paura non serve a niente

Nel mondo di saha è impossibile far cessare i venti della sofferenza. L'unica strada è diventare forti. Grazie al potere del Daimoku, più grande è il problema o il dolore che sperimentiamo, più grande la felicità in cui possiamo trasformarlo. Per questo motivo chi recita Nam-myoho-renge-kyo non teme niente.
La vita è piena di lotte e sofferenze di ogni tipo: la malattia, nostra o dei nostri cari, la morte, difficoltà finanziarie, problemi di relazione, la frustrazione di non riuscire ad avere quello che desideriamo... I problemi sono inevitabili. Sono una realtà della vita da cui non possiamo prescindere.
La pratica del Buddismo di Nichiren, la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, ci permette di trasformare positivamente tutte queste sofferenze in accordo con il principio di "trasformare il veleno in medicina", dove il veleno della sofferenza viene trasformato nella medicina della gioia. E secondo il principio per cui "i desideri terreni sono Illuminazione", la sofferenza diventa Illuminazione e felicità. Più grande è il problema o il dolore che sperimentiamo, più grande la felicità in cui possiamo trasformarlo: questo è il potere del Daimoku. Per questo motivo chi recita Nam-myoho-renge-kyo non teme niente. Avere paura non serve a niente.

Daisaku Ikeda

Tratto da:
La saggezza per creare la pace e la felicità
Seconda parte: La rivoluzione umana - quarta puntata
Buddismo e Società n.175
(Marzo-Aprile 2016)

Frase dal Gosho - 7 giugno 2016

"Il Sutra del Loto ci insegna: "Vita dopo vita essi rinacquero sempre con i propri maestri nelle terre del Budda di tutto l'universo" e "Se qualcuno avvicina un maestro della Legge, otterra` presto la condizione di bodhisattva. Se segue questo maestro e studia sotto la sua guida, sara` in grado di vedere tanti Budda quanti sono i granelli di sabbia del fiume Gange"

Da "Ammonimenti contro la calunnia" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 100)

lunedì 6 giugno 2016

A piccoli grandi passi

Il termine myoyaku si traduce come beneficio invisibile e consiste nel cambiamento positivo della vita interiore dell’individuo realizzato attraverso la fede e la pratica del Buddismo. È il Daimoku che permette di pulire la vita in profondità e, non a caso, il Daishonin, nel Raggiungimento della Buddità in questa esistenza, parla di lucidare lo specchio della propria vita e, in un altro scritto, definisce i benefici invisibili come la purificazione dei sei sensi (vista, udito, olfatto, gusto, tatto e coscienza). Tutte indicazioni alquanto interessanti che servono a sottolineare quanto, per i buddisti, sia importante l’interiorità dell’individuo (è, infatti, il punto di partenza per qualsiasi cambiamento dell’ambiente).
In altre parole praticare il Buddismo significa pulire e mettere ordine nella propria vita, alimentando un processo estremamente naturale – chiamiamolo pure di purificazione – che, proprio perché naturale, non avviene dall’oggi al domani ma in modo lento e graduale, tanto da risultare evidente solo dopo qualche anno di pratica, come sostiene anche il presidente della SGI Ikeda: «Pur praticando ogni giorno assiduamente come l’acqua che scorre, una persona può anche non vedere benefici immediati, ma col tempo la sua vita diventa esattamente come desidera».
Ogni cambiamento interiore, seppur piccolissimo e ai nostri occhi addirittura trascurabile, ha infatti, inevitabilmente, una risonanza, un effetto nel mondo fenomenico: questo è quello che si può definire beneficio visibile (ken’yaku). E dopo un certo tempo di pratica una persona sperimenta, come conseguenza di una maggiore espansione della propria condizione vitale e magari senza neanche aver espresso delle precise preghiere per il raggiungimento di taluni obiettivi concreti, un effettivo miglioramento della condizione materiale della vita (relazioni interpersonali, lavoro, situazione finanziaria).
È comunque vero che per essere felice ognuno di noi ha bisogno di realizzare sia benefici invisibili che visibili, e che entrambi sono importanti. Ma è opportuno ricordare, per meglio capire e spiegare il funzionamento di questo Buddismo, che essi sono strettamente correlati al potere che ognuno di noi riesce ad attivare nella propria vita.


(NR 206 del 1999)

Frase dal Gosho - 6 giugno 2016

"Quando tutte le persone reciteranno Nam-myoho-renge-kyo, il vento non spezzerà i rami o le fronde, né la pioggia cadrà così forte da rompere una zolla. Il mondo diverrà come era ai tempi di Fu Hsi e Shen Nung. Nella loro esistenza presente le persone saranno libere dalla sfortuna e dai disastri e impareranno l’arte di vivere a lungo. Verrà il tempo in cui sarà rivelata la verità che per la persona e per la Legge non c’è vecchiaia né morte. Non ci può essere il minimo dubbio sulla promessa del sutra di «pace e sicurezza nell’esistenza presente»."

Dal Gosho "La pratica dell’insegnamento del Budda" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 347-348)

domenica 5 giugno 2016

Frase dal Gosho - 5 giugno 2016

"Un comune mortale e` un Budda e un Budda e` un comune mortale. Questo e` esattamente il significato di ichinen sanzen e della frase: "il tempo trascorso da quando ho ottenuto l'illuminazione e` sconfinato e illimitato"

Da "L'esilio di Izu" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 255)

sabato 4 giugno 2016

Frase dal Gosho - 4 giugno 2016

"Il Sutra del Loto è il re dei sutra, autentico e corretto sia nella lettera sia nella teoria. I suoi caratteri sono il vero aspetto di tutti i fenomeni e questo vero aspetto è la Legge mistica (myoho). È chiamata Legge mistica perché rivela la relazione di mutua inclusione tra un singolo istante di vita e tutti i fenomeni. È questa la ragione per cui questo sutra è la saggezza di tutti i Budda."

Dal Gosho "Il conseguimento della Buddità in questa esistenza" (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 3)