Il potere di una parola

Quando ci arrabbiamo, comunque, siamo pronti a iniziare le nostre frasi con un "tu": «Tu hai fatto questo» oppure «Tu fai sempre questo». In una sessione di domande e risposte una donna una volta ha chiesto al mio mentore, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, come gestire un problema che stava avendo con suo marito. Con l'andare dei giorni l'uomo era tornato sempre più tardi dal lavoro, finché alla fine aveva iniziato a non tornare per niente a casa. Il signor Toda le rispose con gentilezza: «Per caso lo tormenta sempre e si lamenta quando lui torna a casa? Gli chiede con rabbia: "Dove sei stato ieri? E il giorno prima?". In questo modo è sicuro che lui si sente a disagio. Invece, cerchi di accoglierlo con calore. Gli prepari un buon pasto e, quando attraversa la soglia, gli dica: "Vieni a mangiare qualcosa. Ti ho preparato un piatto speciale". Se farà così, lui desidererà tornare a casa. Forse ora non lo desidera per il modo in cui lei lo tratta quando rientra. Se mia moglie mi torchiasse costantemente chiedendomi: "Dove sei stato? Perché non sei venuto a casa?" neanch'io vorrei tornare a casa. Domani, quando suo marito tornerà dal lavoro, gli prepari quella cena. Non pensi che debba essere un pasto costoso: se non ha abbastanza denaro gli prepari del cibo casalingo e glielo offra con calore sincero. Si fidi di me: funzionerà. Ci provi da domani. Quando lei si lamenta, lo irrita e lo critica, ottiene solo il risultato di allontanarlo di più». Desidero chiarire che il presidente Toda non stava dichiarando che il comportamento del marito doveva essere scusato. Sapeva però che il vero obiettivo della donna non era averla vinta sul marito. Anche se avesse avuto l'ultima parola in una discussione, questo non avrebbe portato suo marito a trattarla meglio.

di Daisaku Ikeda Estratto da: La misteriosa attività della mente umana (BS n° 120 Gen-Feb 2007 )
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