Principi fondamentali: Nam-myoho-renge-kyo

La recitazione di Nam-myoho-renge-kyo è la pratica buddista istituita dal Daishonin per condurre tutte le persone all'Illuminazione.
Dopo aver approfondito le diverse scuole buddiste dell'epoca alla luce della verità alla quale egli stesso si era risvegliato, Nichiren giunse alla conclusione che l'unico insegnamento in grado di far ottenere la Buddità alle persone comuni nell'Ultimo giorno della Legge era contenuto nel Sutra del Loto.
Il 28 aprile del 1253 proclamò per la prima volta la grande Legge di Nam-Myoho-renge-kyo di fronte a una piccola folla di persone riunite al tempio Seicho-ji. Da quel giorno la sua vita fu una lotta impavida per propagarne i sette caratteri, attraverso un succedersi ininterrotto di difficoltà e persecuzioni.
Ne Il conseguimento della Buddità in questa esistenza, inviato due anni dopo a un suo discepolo, Nichiren Daishonin scrive: «Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dal tempo senza inizio e ottenere sicuramente la suprema Illuminazione in questa esistenza, devi cogliere la mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi. Questa verità è Myoho-renge-kyo. Di conseguenza recitare Myoho-renge-kyo ti permetterà di cogliere questa mistica verità innata in tutti gli esseri viventi» (RSND, 1, 3; cfr. SND, 4, 3).
"Liberarsi dalle sofferenze di nascita e morte sopportate dal tempo senza inizio" è la questione centrale dell'esistenza umana e lo scopo originario di ogni religione. L'insegnamento istituito dal Daishonin si distacca da quelli precedenti perché rivela all'interno della vita dell'individuo l'illimitato potere per risolvere tutte le sofferenze al livello fondamentale.

Il nome della Legge
Il primo passo compiuto dal Daishonin per aprire questo grande sentiero dell'Illuminazione fu di "chiamare per nome" la Legge mistica. Per far sì che le persone potessero percepire e concretizzare nella propria vita la «mistica verità innata in tutti gli esseri viventi», Nichiren le diede il nome di Myoho-renge-kyo.
Myoho-renge-kyo è il titolo in cinese del Sutra del Loto, ma il Daishonin fu il primo a identificarlo come l'essenza del sutra stesso, il nome del "vero aspetto di tutti i fenomeni" al quale il Budda si era illuminato. «Myo è il nome dato alla misteriosa natura della vita e ho quello attribuito alle sue manifestazioni. Renge, che significa fiore di loto, simboleggia la meraviglia e il mistero di questa Legge» (Ibidem, 4). Comprendere che la nostra vita, in ogni istante, è myo, continua Nichiren, «è il mistico kyo, o sutra».
Il passo successivo fu di istituire la pratica del Daimoku (che significa recitare il titolo o essenza di un sutra) facendo precedere alla verità universale di Myoho-renge-kyo la parola nam (una variante fonetica di namu), che significa "dedicare la propria vita a". Secondo il Daishonin, recitare ad alta voce Nam-myoho-renge-kyo rappresenta dunque la determinazione e il voto di dedicare la propria vita alla verità della Legge fondamentale di Myoho-renge-kyo, cioè di vivere basandosi su di essa.

La natura di Budda dell'universo
Spiega Nichiren Daishonin: «Quando veneriamo Myoho-renge-kyo che è nella nostra vita come oggetto di culto, la natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla nostra recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e si manifesta. Questo si intende per "Budda". Per fare un esempio, quando un uccello in gabbia canta, gli uccelli che volano liberi nel cielo sono richiamati e si radunano intorno a lui. E quando gli uccelli che volano nel cielo si radunano, l'uccello in gabbia cerca di uscir fuori» (Come coloro che inizialmente aspirano alla via..., RSND, 1, 789; cfr. SND, 8, 34).
Quando la nostra voce recita Nam-myoho-renge-kyo collega la nostra vita con la Legge mistica che pervade tutti i fenomeni dei tremila regni, e ha il potere di richiamare la natura di Budda presente in tutti gli esseri viventi. «Perciò - scrive Nichiren - quando recitiamo una volta Myoho-renge-kyo, con questo singolo suono richiamiamo e manifestiamo la natura di Budda [...] di tutte le esistenze, [...] di tutte le divinità [...] il sole, la luna e le miriadi di stelle, [...] di tutti gli abitanti dell'inferno, degli spiriti affamati, animali, asura, esseri umani e celesti e di tutti gli altri esseri viventi. Questo è un beneficio immenso, incalcolabile» (Ibidem).

Illusione e Illuminazione
La pratica istituita dal Daishonin non contempla il culto di una divinità esterna all'essere umano, ma fornisce il mezzo concreto per mettere in grado ogni persona di manifestare la propria natura illuminata così com'è, nell'esistenza presente.
Non si tratta quindi di raggiungere l'Illuminazione in un lontano futuro, ma di intraprendere una lotta interiore costante, attimo dopo attimo, fra le due alternative di rivelare la nostra innata natura illuminata oppure farsi dominare dall'oscurità fondamentale e dall'illusione: «Una mente annebbiata dalle illusioni derivate dall'oscurità innata è come uno specchio appannato che però, una volta lucidato, sicuramente diverrà chiaro e rifletterà la natura essenziale di tutti i fenomeni e il vero aspetto della realtà. Risveglia in te una profonda fede e lucida con cura il tuo specchio notte e giorno. Come dovresti lucidarlo? Solo recitando Nam-myoho-renge-kyo» (Il conseguimento della Buddità in questa esistenza, RSND, 1, 4; cfr. SND, 4, 5).
Questo sforzo costante di perfezionare la nostra vita costituisce il nucleo essenziale della pratica buddista insegnata dal Daishonin.
Per spiegare questo punto il presidente Ikeda distingue due differenti aspetti del Daimoku: il Daimoku della fede e il Daimoku della pratica. «Il primo riguarda l'aspetto spirituale della nostra pratica e consiste essenzialmente nella battaglia che ha luogo nel nostro cuore per contrastare la nostra condizione interiore illusa, od oscurità. È una lotta contro le forze negativee distruttive interiori per aprire un varco nell'oscurità che avvolge la natura di Budda e far emergere la condizione vitale di Buddità grazie al potere della fede.
Il Daimoku della pratica riguarda invece l'azione specifica di recitare Nam-myoho-renge-kyo e di insegnarlo agli altri, gli sforzi che compiamo, con le parole e con le azioni, per la nostra felicità e per quella degli altri, che sono la dimostrazione tangibile della nostra battaglia interiore contro l'illusione e la negatività interne» (Buddismo e società, n. 119, p. 15).

Non cercare mai la Legge al di fuori di te
Infine, l'avvertimento più importante del Daishonin rispetto all'ottenimento dell'Illuminazione mediante la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo riguarda il fatto che non dobbiamo mai considerare la Legge come qualcosa di esterno a noi perché, in tal caso, regrediremmo a quella divisione fra Budda e persone comuni che si trova negli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto.
«Tuttavia, se reciti e credi in Myoho-renge-kyo ma pensi che la Legge sia al di fuori di te stai abbracciando non la Legge mistica ma un insegnamento inferiore» ammonisce il Daishonin (RSND, 1, 3; cfr. SND, 4, 4). "Insegnamenti inferiori" sono quelli che non conducono all'Illuminazione, neanche praticando vita dopo vita per l'eternità. Raggiungere la Buddità in questa esistenza sarebbe dunque impossibile: «Perciò, quando invochi myoho e reciti renge devi sforzarti di credere profondamente che Myoho-renge-kyo è la tua vita stessa» (Ibidem).
Ricercare la Legge mistica al di fuori di noi equivale a evadere dalla responsabilità della nostra vita.
Per esempio, se recitiamo Daimoku ma ci lamentiamo o accusiamo sempre gli altri o il nostro ambiente per ciò che ci accade, stiamo evitando la sfida di affrontare la nostra oscurità interiore, e così facendo ricerchiamo l'Illuminazione al di fuori di noi.
Il Daishonin spiega che non possiamo raggiungere l'Illuminazione senza un cambiamento nella nostra vita, al livello del nostro cuore o mente.
Per quanto difficile possa apparire la circostanza che ci troviamo ad affrontare, essa non è che un riflesso della nostra vita interiore. Solo cambiando noi stessi a un livello più profondo possiamo iniziare a migliorare la nostra situazione.
Josei Toda soleva dire: «Dovete essere pienamente convinti che Nam-myoho-renge-kyo è la vostra vita stessa!»; e poi: «Propagare la Legge mistica nell'Ultimo giorno significa credere fermamente che la vostra vita non è altro che Nam-myoyho-renge-kyo!».
Ognuno ha dentro di sé il potere di cambiare, e quando comprendiamo questa verità possiamo fare emergere tale potere in qualunque luogo, momento o situazione. Qualsiasi ostacolo incontriamo nel corso della nostra pratica non dovremmo mai arretrare di un solo passo, non dovremmo esserne spaventati o sorpresi. È importante coltivare nel cuore una profonda fiducia nel fatto che il potere della Legge mistica, Myoho-renge-kyo, può trionfare su tutto.

Buddismo e Società n.135 - luglio agosto 2009 - a cura di Alessandra Fornasiero
stampa la pagina

Commenti